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Elogio breve, sentenzioso e piccato dei best-seller. Quanti li leggono?

Ci sono: la più spietata assassina del Reich, Sanna Berling che è ‘tornata in servizio’, la detective Vanessa Franck, il commissario Teresa Battaglia, l’ex Navy Seal Matthew Keating, il detective Frankie Loomis, l’ex SAS Nick Stone, l’ispettore Leo Caldas, il commissario Bordelli, i fratelli Corsaro avvocato uno giornalista l’altro, il maresciallo Ernesto Maccadò, lo psichiatra, il commissario Berté, il commissario Aldani affiancato da una giovane poliziotta dell’UACV di Roma. Non sono gli Stati Generali del Crimine con per special guest qualche efferrato omicida glamour, con un piede in cella e l’altro sul red carpet per la migliore interpretazione di sé stesso, è invece una selezione dei personaggi gettonati dei ‘grandissimi bestseller’ raccolti in un fascicolo di consigli sugli acquisti uscito in allegato a una rivista che leggo: allegato a gratis, pensa la fortuna.

La malvagità esasperata vende bene, stuzzica facilmente l’immaginazione e anche la libido, è il motore ideale per le narrazioni niente male, basta glassarle con l’eroe contraddittorio che alla fin fine ci ricorda che se il bene non vince sempre per lo meno partecipa tutte le volte, e il formato più azzeccato ça va sans dire è il thriller – ça-va-sans-dire è il tipico detto di chi ha smesso di aggiornarsi dopo aver letto Gaston Leroux e essersi fatto l’opinione di aver così già preso il meglio del genere  – che sicuramente sarà: scandinavo o più generalmente nordico, esplosivo, ad alta tensione, che “merita davvero di essere letto”, col cold case, sconvolgente e psicologico, storico, page turner, mozzafiato d’altronde cosa c’è di più mozzafiato di un autore “da 850.000 copie vendute in Italia”?

Un autore “da 3 milioni di copie vendute in Italia”, ecco cosa! E se ce ne fosse uno “che ha conquistato il mondo”? Quando li leggevo io andavano forte i legal, ma la parola deve essere diventata invisa a prescindere. Vanno molto le bambine scomparse, meglio specializzarsi in figlie rapite. E a chi sospetta della spocchia a braccia: ho riletto tra me e me, incantandomene, per decine di volte la frase “ospedale psichiatrico a Reykjavik”; non ho contato le sillabe, spero formi un verso perfetto da sbattere in faccia ai puristi. Sciocco chi crede che solo sui delitti molto lambiccati o molto splatter (e dove lo mettiamo il demoniaco?, per ascendere le classifiche compie miracoli) si costruiscono i successi editoriali: vuoi mettere una bella saga familiare alla ottocentesca con appena due secoli di ritardo principalmente estetico?

Non può mancare l’autrice “che con i suoi romanzi ha cambiato l’esistenza a migliaia di persone”, con la morale fin dalle prime due righe di quarta di copertina: “A volte bisogna accettare di perdersi per ritrovarsi.” Troppa hybris? Il titolo Il potere di credere in te, per esempio, quante volte è stato già usato senza scendere mai sotto la milionata di copie, a prescindere? Neanche a dire che l’autore è Corrado Guzzanti, no, è di un coach di successo ed è il suo primo libro pubblicato in Italia, “dopo aver riscosso un enorme successo in patria”, e vorrei pure vedere. Tutta pagina per il claim: Dopo “Lo psichiatra”, “L’ossessione”.

Il titolo che chiuderà la trilogia, agghiacciante, quale potrà mai essere se non La parcella? Solo se staccata in un ospedale psichiatrico a Reykjavik: e – urlo! – la marca da bollo ce la metti tu. Nutro particolare interesse per le autrici che si sono fatte le ossa o i follower su Wattpad (una ne ha 430.000, l’altra vanta “oltre 6 milioni di letture complessive”: ma non so se per il conteggio delle view su Wattpad valga lo stesso criterio che sugli altri social, e la stessa durata media di attenzione prevista): le accomuna un certo svolgimento della trama che prevede un fratellastro tenebroso con il quale vuoi non vuoi si finisce senza mutandine.

Nuovi mestieri suggeriti per inserirli nelle brevi note biografiche da autore di libri a sette cifre e con tutte e ventuno le lettere dell’alfabeto adoperate però senza stressarle troppo: self made man, video producer, ex-presidente degli Stati Uniti. “Scrittore e ex presidente degli Stati Uniti” di sé stesso non lo aveva ancora detto nessuno, mi pare, naturalmente dichiarando per seconda l’attività di cui si va meno fieri.

Antonio Coda

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