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“Non sentono più niente, ma hanno una gran voglia di sentire tutto”. Lo stalker, lo slave, il toyboy: tre incredibili racconti erotici di Massimiliano Parente

Guardo il programma Striscia la notizia, passa l’immagine di un uomo affacciato alla finestra con attaccato alle ante verdi lo striscione “Sto diventando cieco”, altro che arcobaleni e tricolori, e mi sento immediatamente nell’atmosfera parentiana perciò leggo la raccolta breve Tre incredibili racconti erotici per ragazzi – Con tre disegni di Gipi (La nave di Teseo+): i disegni di Gipi sono bellissimi e il titolo con il sottotitolo copre quasi la stessa lunghezza del terzo dei racconti, Toyboy, l’unico con per protagonista un ragazzo, un toyboy con il pene “lungo nove centimetri a riposo, sedici a in erezione”, perché i protagonisti dei racconti sono mica incredibili, sarebbero normalissimi se se ne potesse parlare: lo stalker della celebrità (racconto: Stalker) ha “passato i quarant’anni”, lo slave con la padrona ciabattona (racconto: Slave) è un banchiere di cinquantadue che vive con la mamma, e anche nel terzo racconto non manca una signora “troppo vecchia”.

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Cosa spinge Massimiliano Parente, autore di un’opera certamente impegnativa e molto scritta cioè sorvegliata nel linguaggio qual è la Trilogia dell’inumano, a mandare a stampa una tripletta di racconti che neanche si discosta chissà quanto dal tenore e dal contenuto di molti suoi pezzi apparsi su il Giornale su cui scrive e la cui lettura insomma non porta via più tempo di quanto ne richieda una sveltina da soli o in compagnia? La scrittura di Parente, per chi come me lo ha letto quasi tutto dall’inizio (Incantata o no che fosse, ES, 1998) a questa fine, sembra stia ricercando una semplificazione nella sintassi che non è una sua banalizzazione, più un processo di mimetizzazione, utilizza calchi pop, apparentemente infantilistici, per mostrare dall’interno una società che continua a essere più fantozziana di quanto si vorrebbe (vedi il pugno in faccia alla celebrità tettona che lo si trova in casa a braghe calate, nel racconto Stalker; il colpo con la mazza di baseball nello scantinato, nel racconto Slave). Al di sotto dell’inevitabile effetto comico che correda qualsiasi cosiddetta perversione sessuale se vissuta dall’interno con il giusto distacco, con il necessario ottundimento che evita di cadere nelle profondità intellettualistiche e dunque nel ridicolo, si sente la disperazione compassata di Parente verso il risaputo finale di partita che tocca a tutti e che perciò questi tutti cercano di non affrontare, distraendosi con altro, fosse accanirsi con un account twitter con le tette grandi che non avrà visto King Kong o un amore bidiessemme o il mestiere del puttano che frutta qualche quattrino in più di quello del runner ma non minori inconvenienti.

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Parente applica alla composizione dei suoi libri quel senso di vanità che Proust riconobbe nella disgregazione dell’alta-società che reputandosi esclusiva credeva di essere esclusa dal declino che invece è alle porte per tutti, quel vero orrore che Parente associa al naturale processo di invecchiamento e quindi di annichilimento: nei Tre incredibili racconti erotici per ragazzi le staffilate più crudeli per pietas che non vuole dire il suo nome sono destinate ai vecchi. Pensiero dello stalker rispetto al farla finita per amore non corrisposto: “Come il giovane Werther, solo che io ho passato i quarant’anni, non ho tutto quel tempo, tutta quella pazienza di essere giovane, tutta quella voglia di suicidarmi. C’è un’età anche per i gesti estremi, i vecchi che si suicidano fanno tristezza”. Pensieri dello slave dopo l’omicidio della mamma rispetto al quale nessuno farà domande approfondite: “È un classico, e nessuno fa troppe indagini, sono vecchi”. Pensiero del toyboy che si definisce stupido nella speranza che tanto basti per convivere con la decisione, economica, di smettere di sentirsi, a proposito del doverla leccare alla sua signora: “In ogni caso è come una spugna del deserto che, una volta bagnata, torna subito secca, perché le donne dopo una certa età si seccano. Non sentono più niente, ma hanno una gran voglia di sentire tutto”.

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C’è una coerenza in più nel fatto che in questi racconti per ragazzi non ci siano quasi ragazzi: ai giovani della gioventù non frega nulla, così come è degli uomini liberi il lusso di potersene fregare della libertà. È quando viene a mancarti che t’accorgi dell’infinita preziosità di quel bene gratuito che è l’ossigeno, che morale del Covid… Ma siamo la specie che continuiamo a essere e, proustianamente, possiamo amare solo quello che ci viene tolto, come le libertà che non sapevamo fossero tali, o che perdiamo, come la gioventù.

Antonio Coda

*In copertina: Helmut Newton, “Heart Attack”, 1990

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