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Cesare Cases vs. Arno Schmidt. 2° round tra il critico arruffone e lo scrittore anarchico

La recensione di Cases dell’ottobre 1954 a Leviatano (1949) e a I profughi (1953) si chiudeva con un’accusa a Schmidt di complicità col nemico e con un appello all’organizzazione come unica via di resistenza. Su questo secondo punto il recensore tuttavia si esprime meglio cinque mesi dopo con una lettera aperta al “Contemporaneo”, settimanale culturale del PCI che nel suo programma caldeggiava il “passaggio dal neorealismo al realismo”, ma secondo lui non abbastanza: “La grandezza di Lenin sta nell’aver compreso che alla formidabile regìa del capitalismo monopolistico occorreva contrapporne una altrettanto organizzata e potente”, mentre il settimanale sta riducendosi a una “Fiera Letteraria” leggermente più a sinistra – e lui ci scrive ancora solo perché, “per quanto mi consta, l’industria culturale del ‘Contemporaneo’ non dipende dal capitalismo monopolistico”.

Quanto a Schmidt, Cases aveva girato entrambi i testi a Bobi Bazlen, consulente Einaudi ancora per poco, che a capodanno 1955 sentenzia: “Un miscuglio piuttosto sgradevole di grande intelligenza, cattivo gusto, sperimentalismo ingenuo e vera necessità di esprimersi. Lettura faticosissima […]. Le mie forze vorrei spenderle meglio”. Cases invece qualche forza la spende ancora, schedando a fine 1957 Die Gelehrtenrepublilk [La repubblica dei dotti]: “La prima parte è migliore della seconda. Il solito Schmidt apocalittico, pieno di humour nero e intraducibile”.

Da più di un anno Cases era consulente Einaudi a stipendio fisso per la letteratura tedesca, in un quadro complicato dall’entrata sul mercato editoriale di un concorrente altrettanto a sinistra: la Feltrinelli, che presto mise a segno due colpi internazionali: Il dottor Živago nel 1957 e Il gattopardo nel 1958. Nonostante l’appello leninista a centralizzare la regia anticapitalistica, le due case editrici cominciarono così a combattersi in libera concorrenza, soprattutto nel settore della letteratura tedesca. Un esempio fra tanti: il 12 novembre 1958 Cases segnala a Calvino l’inchiesta romanzata del giornalista Erich Kuby su una escort di lusso: “Bellissimo, si legge in un fiato. Lanciatelo bene, con donne nude in copertina (ma veramente sexy, BB[ardot] o MM[onroe], non i soliti nudi di Renoir) perché va lanciato come libro pornografico. Lo è abbastanza perché non si possa dire che truffate, e invece il lettore si sorbisce un trattato sull’essenza del neocapitalismo tedesco che vale il Capitale. Dovete rifarvi di Živago su Rosemarie, e venderne altrettante copie”, ossia vendicare l’onta all’Urss colpendo la Brd – ma, subito tradotto, Rosemarie sarà un flop.

La concorrenza si fece accanita al volgere del decennio, quando in Feltrinelli giunse con funzione analoga un vero giovane (28 anni contro 40), Enrico Filippini. E mentre Cases è ancora concentrato sul passaggio dal neorealismo al realismo, l’altro registra il passaggio sulla scena letteraria tedesco-occidentale dal realismo allo sperimentalismo, si assicura i diritti di Mutmassungen über Jakob [Congetture su Jacob], romanzo dell’esordiente Uwe Johnson insignito nel 1960 col prestigioso Fontane-Preis, lo traduce egli stesso e lo fa uscire nell’ottobre 1961: è un successo, incrementato dal fatto che nel frattempo il secondo romanzo di Johnson Das dritte Buch über Achim [Il terzo libro su Achim] ha vinto il prestigiosissimo Prix international de littérature alla sua seconda edizione (Beckett e Borges ex aequo alla prima, Gadda alla terza) superando Pasolini e Robe-Grillet.  

Reazione stizzita di Cases in una scheda dell’11 settembre 1961 su Achim: “Speriamo che il libro l’abbia già preso Feltrinelli” (che lo pubblicò nel 1963, tradotto da Filippini). E il 16 febbraio 1962, su Manfred Esser, Duell: “Fate suonare tutte le campane di Torino, perché il momento è solenne. Per la prima volta vi raccomando caldamente un tedesco garantito giovane (nemmeno 24 anni). Non sarà un grande scrittore e forse nemmeno uno scrittore, ma è uno che ha capito che per dire che la Germania di Bonn è un luogo impossibile non c’è bisogno di scrivere centinaia di pagine illeggibili. […] Questo giovane è riuscito a estrarre il succo da tutta questa letteratura autocritica tedesca che, interessante come contenuti, era però impossibile nella forma. Lo ha fatto sempre sullo stesso piano, cioè quello del documento più che dell’arte vera e propria, che manca del tutto, ma a me sembra già moltissimo. Propongo di pubblicarlo con una fascetta antifeltrinelliana: ‘il primo leggibile sulle due Germanie’”. Uscirà nel 1966, altro flop.

Invece Feltrinelli insiste pubblicando nel marzo 1962 un’antologia significativamente intitolata Il dissenso, sottotitolo “19 nuovi scrittori tedeschi”, tra cui Arno Schmidt con un brano dal romanzo Der steinerne Herz [Il cuore di pietra] (1956). Cases ripara allora in giugno su Das Atelier, antologia tedesca di “20 giovani autori” (tra cui il non garantito giovane Schmidt con il racconto del 1960 Windmühlen [Mulini a vento]), “simile al malloppo pubblicato da Feltrinelli, ma con una scelta molto migliore e col vantaggio che si tratta quasi sempre di inediti. Non è che il contenuto mi entusiasmi […], tuttavia si può tener presente se si vuole effettivamente fare quel ‘Menabò’ progettato da Vittorini” (intende un numero della rivista Einaudi fondata nel 1959, di ritmo pressoché annuale e taglio monografico).

Nell’ottobre 1962 Feltrinelli pubblica la traduzione di Die Blechtrommel [Il tamburo di latta] (1959), romanzo d’esordio di Günter Grass già bestseller internazionale, che bissa tosto il successo di Congetture di Johnson. E Cases tenta di recuperare terreno opzionando autori ancora liberi: diversi titoli di Peter Weiss (il più “brechtiano” e meno “avanguardista” dei nuovi) e Anfrage [Inchiesta] di Christian Geissler, già schedato il 31 maggio 1960: “La polemica contro la Germania di Bonn è priva di qualsiasi compromesso, nessun giovane tedesco che abbia letto è mai andato così lontano. […] Nel complesso il libro ha ben poco del romanzo. È un pamphlet pieno di citazioni testuali di nazisti e postnazisti […]. Per noi iniziati è un libro molto interessante, ma mi domando se lo sia altrettanto per un pubblico generico che non si occupa di quanto succede nella Germania di Bonn. […] Tradurlo è opera buona, ma non credo che sia un buon affare. Forse come Saggio si potrebbe vendere”.

Soprattutto Cases opziona i due testi di Schmidt che conosceva dal 1954, Leviatano e I profughi, e fa tradurre il primo a Rosanna Berardi Paumgartner (figlia del musicologo austriaco Bernhard Paumgartner, il cui Mozart Einaudi aveva tradotto nel 1945 e ristampato più volte). Solo che, richiesto nella primavera 1964 se pubblicare questo o Anfrage, scrive: “Sarebbe meglio fare il Geissler, perché nel corso del prossimo anno Mondadori pubblicherà certamente il Vicario di Hochhuth, e il Geissler è molto simile (come intenti) e potrebbe infilarsi sulla scia del successo che il Vicario certamente avrà. Ma forse per questo basterà che sia pubblicato all’inizio del’65”.  Invece Feltrinelli lo brucia sul tempo, pubblicando il dramma anticlericale nell’autunno 1964 con grande scandalo. Passato il santo, non restò che dirottare su Schmidt: ma su cosa precisamente di Schmidt?

Bisogna sapere che Leviatano (1949) e I profughi (1953) sono in realtà due raccolte: la prima, oltre al romanzo breve da cui mutua il titolo, contiene i racconti Gadir ed Entymesis ovvero Q.V.O.; la seconda, oltre al romanzo breve da cui mutua il titolo, il racconto Alessandro o Che cos’è la verità? I due romanzi, in quanto centrati sull’attualità, premevano maggiormente all’autore, che solo su richiesta dell’editore vi aggiunse i racconti ambientati invece nella tarda Antichità, tanto da venire definiti “ellenistici”. Ovviamente l’impostazione ideologica era la stessa dei romanzi brevi, ma smorzata dalla distanza storica e in qualche modo priva dei lati negativi stigmatizzati da Cases, il quale ora fa quadrare il cerchio: riunisce i tre racconti, vi aggiunge previa opzione l’unico altro ellenistico scritto da Schmidt, Kosmas oder Vom Berge des Nordens [Cosma o Il monte del Nord] (1955), li fa tradurre tutti da Emilio Picco e li fa uscire a marzo 1965 col titolo comprensivo Alessandro o della verità. Stranamente nella paginetta finale di presentazione non viene menzionato il Fontane-Preis vinto dall’autore l’anno prima, mentre gli vengono attribuiti inesistenti “studi universitari di matematica e astronomia”.

Ciliegina sulla torta, a Cases si presenta l’occasione di riciclare il romanzo breve Leviatano, alla cui traduttrice affianca Picco. Dal 1963 Vittorini, sciolto ormai dal connubio con Calvino, aveva aperto “Il Menabò” ai contributi della neoavanguardia italiana, da Pagliarani a Sanguineti a Porta, e ai primi assaggi di prosa sperimentale tedesca in vista di un numero monografico che stentò a decollare fino a quando ne affidò la cura a Magnus H. Enzensberger, che il pubblico italiano conosceva da Poesie per chi non legge poesia (1964), antologia feltrinelliana ideata da Franco Fortini.

Il n. 9 de “Il menabò” uscì nel luglio 1966 con un’ampia introduzione del curatore dal titolo Letteratura come storiografia (si legge qui) , la quale poggia, senza nominarla, su una distinzione fondamentale proposta da Schmidt all’uscita de I profughi, e presenta nove autori avversi al realismo imperante nell’immediato dopoguerra tedesco, emblematicamente rappresentato da Heinrich Böll.

L’unica recensione significativa fu quella, anonima, uscita due mesi dopo su “Quaderni Piacentini”…

(continua)

Dario Borso

Il 1° round è qui. Il combattimento è previsto in tre round.

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