28 Marzo 2022

Alla Russia di Putin preferisco quella di Barbara Alberti

C’è la Russia dell’immondo guerrafondaio Vladimir Putin e c’è la Russia di Barbara Alberti, e noi scegliamo la seconda. Barbara Alberti è un gobbo che spia Majakovskij da un buco nella parete della sua stanza, o una vecchia gattara e cagnara innamorata di Majakovskij, oppure è Ljuda, la sorella di Vladimir Majakovskij, o ancora il gobbo Nikita, una spia innamorata che vaga nel mondo letterario e quindi rivoluzionario russo, cercando i Poeti. Altrimenti Barbara Alberti è Gheràsim, il servitore dell’ormai morto conte Tolstoj, o forse è Gengis Khan, il re dei topi, che rosicchia il manoscritto di Guerra e pace, oppure è Tolstoj stesso, o la sua moglie gelosa, o la spia Valentin, o magari, passando da un libro all’altro, è Margherita Margherita, detta Mama, che si salva gridando i versi di Marina Cvetaeva a un ubriaco che non la ascolta, o è il figlio di Asia, Chico, che cita Marx e Gramsci e Cvetaeva prima ancora di essere nato, oppure è Judith, una bambina ebrea che riscrive la storia di Maria di Nazareth nell’orrore della follia nazista, o è proprio Maria di Nazareth, una donna ribelle che “ci spinge alla rivolta, al sogno, all’impossibile, seduti sulla fine del mondo come se fosse l’inizio” – come scrive Barbara Alberti.

La Russia di Barbara Alberti è una rivoluzione e un gioco letterario, che comprende il Majakovskij di Gelosa di Majakovskij e il Tolstoj di Sonata a Tolstoj, due biografie in rivolta che rileggono la vita e l’opera dei grandi attraverso gli occhi degli ultimi, dei disperati. La poesia di Barbara Alberti è povera e ribelle come le sue storie, come i suoi personaggi. Quanto è lontana dalla triste Russia grigia di questi giorni! Come vorremmo poter dimenticare Putin e far tornare in vita Majakovskij e Cvetaeva! In Ucraina, sotto le bombe russe, sono morti centinaia di bambini, e la poesia è lontana. Che Vladimir Putin sia maledetto. Noi – che altro possiamo fare? – cerchiamo di salvare la nostra pena nella Russia di Barbara Alberti, fra le pagine dei suoi libri amati, che lasciano spazio ai sogni, perché “qui la paura è tanta, sta per scoppiare il mondo con noi dentro”, e solo sognando e leggendo o tuttalpiù scrivendo e rivoltandoci all’orrore della realtà possiamo farci coraggio e non dimenticare i morti.

Edoardo Pisani