22 Settembre 2023

“Dare un calcio alla realtà”. Ode ad Alessandro Gori, dissacratore di poesie

Donna

essere sensazionale
ripeto
sensazionale
sarà una fissa mia
ma mi rimangono troppo bene
la pelle speciale
gli occhi che anticipano i sorrisi
quei capini che calano stanchi quando è sera
quelle ditine nervose che scartano i boeri
quel cappellaccio da pensionato
e poi i nomi
giulia stefania ludovica
ludovica un paio di coglioni

Smontare la poesia e rimontarla buttandoci dentro di tutto; i tic, la sabbia, i ghiaccioli La Bomba, le ansie e le abitudini frullandole con attualità, pose, luoghi comuni, plastica come succedeva con quelle buste sorpresa che vendevano nelle edicole quarant’anni fa. Ma non si tratta affatto di una raccolta à la page del tipo Nelle Galassie Oggi come Oggi di Scarpa, Nove e Montanari uscita nei primi anni del nuovo millennio e che riprendeva i testi di celebri canzoni colte (da Lou Reed ai Pink Floyd) ritraducendole in chiave comica.

Qui, nella prima raccolta di poesie dello scrittore Alessandro Gori, Canzoniere dei parchi acquatici, c’è lo spiazzante esodo della vita che ci manda a cagare. Se con i suoi racconti (tra i suoi fan più accaniti c’è anche Matteo Garrone) tentava di superare la morte da destra con abile incastro tra fascinazioni fantasiose e puro dramma (leggete l’incipit di Veleno per topi) con le poesie invece si butta in sorpasso a sinistra, quello giusto, con lo stile di un uomo arrivato che prova a dare il primo morso allo Stecco Ducale della Sammontana.

La crosta miniale di cioccolato, appena spaccata, regala la semplice estasi rassicurante di un fiordilatte che mai passerà di moda nei secoli.

Le poesie del Gori sono esattamente così. Pura glassa minimal che ci regala una sicurezza addirittura lisergica creando un soppalco per contrastare amabilmente e senza sforzi le brutture e le rovine del mondo traghettandoci in un luogo altro, senza riserve e nemmeno senza indiani.

Ehi!

tu
che per strada
dai un calcio
a una lattina
quello che
stai facendo
davvero
è dare un calcio
alla realtà

Ci sono donne da amare, scorpioni in libera uscita a Napoli, soldati, aquile, gente fluida, capannoni, parchi acquatici e delfinari. C’è la massa che consuma produce e crepa. Il contemporaneo fatto di trap e smartphone si fonde con Macario e gli anni Sessanta, con i nonni e le caramelle di una volta, come a suggellare una mappa di una piccola Odissea privata costantemente alla deriva.

Smartphone

bello
sarebbe

spegnere la tv

scordarsi lo smartphone

per un’ora

e andare a parlare

coi nostri figli

solo di cosa vogliono parlare i nostri figli?

dell’avanspettacolo di erminio macario

e renato rascel

e allora

seppur dolorosamente

lo smartphone

me lo tengo ben stretto

e si arrangino da soli

Alessandro Gori, scrittore e sotto certi punti di vista comico, lo puoi amare o detestare. Detestare perché è più bravo di te, amare per la sua sensibilità disarmante, per il suo sguardo attentissimo, per come cura il dettaglio di una poesia, di un testo o di una passeggiata a Milano Marittima che frequenta da quando è nato ed è l’unico luogo in cui riesce lentamente a sfuggire dalle grinfie della morte che comunque lo attende, paziente, oltre il buio della pineta.

Soldati
poesia per sarajevo

a volte penso
che
noi stiamo come le foglie
almeno un po’
come foglie in autunno
sugli alberi
attaccate ai rami
appiccicate e avvinte
cangianti d’un cremisi nitor
noi
caduchi
appesi come foglie
provvisori
fugaci instabili
temporanei transitori momentanei
passeggeri brevi
perituri
noi siamo come l’edera
dove si attacca muor
noi
precarie foglie
su rami soccombenti
a simboleggiare
la caducità stessa
di noi (purtroppo) soldati
appesi alla vita
come foglie a iniqui rami
una sorta
di metafora

Fabrizio Testa

Gruppo MAGOG