“Non sono mai andato a letto con una donna pensando di non poterla amare”. Il sesso secondo i Surrealisti. Rivoluzionari nell’arte, puritani sotto le lenzuola

Posted on Gennaio 31, 2020, 8:55 am
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Dal 1928 al 1932 i surrealisti organizzano dodici sedute, a porte chiuse, in cui si concedono di discutere nella forma più libera che conoscono sulla sessualità. André Breton tiene un archivio scritto di ogni seduta, annota i nomi dei partecipanti e il fluire della conversazione. L’Archivio del Surrealismo. Ricerche sulla sessualità (stampa ES, cura José Pierre, traduce Giancarlo Pavanello) ha il carattere dell’inchiesta e c’è una volontà abbastanza marcata di attenersi strettamente all’interrogazione sul proprio rapporto col sesso, partendo da una dimensione puramente soggettiva per cercare di giungere a una dimensione oggettiva, tirare le somme delle esperienze di ciascuno. Ricordiamoci che il sesso era oggetto di dialogo accettato solo in ambito medico oppure nei salottini borghesi, a porte chiuse, rigorosamente tra uomini. Così pareva, così ci hanno raccontato.

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Attualmente sull’argomento sessualità pare che siamo tutti bene informati, tutti sappiamo come funziona un rapporto sessuale, siamo stati istruiti sui rischi, sulla contraccezione. Benissimo. Ma ora che sappiamo i minimi dettagli e i nomi delle singole parti che compongono i nostri organi sessuali, ora che abbiamo dato un nome, siamo davvero poi in grado di pronunciarlo nel nostro quotidiano senza svilirlo? Siamo capaci di confrontarci in modo libero e libertario con il nostro prossimo sulla sessualità? E cosa ancora più importante: questa sapienza “anatomica” che abbiamo, ci porta poi a una maggiore consapevolezza dell’amore? O rimaniamo sempre e solo sull’interessante – anche desiderabile ma alla fine superficiale – concetto di nudo?

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I surrealisti tentano in queste dodici inchieste di spremersi le reciproche confessioni per cogliere il segreto del nucleo caldo dell’amore. Il sesso per i surrealisti non è mai solo sesso, il concetto di amore interferisce continuamente. Ora siamo abituati a dividere i piani, a scorporare il piacere sessuale dal coinvolgimento sentimentale. Siamo istruiti, ma emotivamente sterili. Nei surrealisti il continuo oscillare dei piani rende comprensibile come questa distinzione, un secolo fa, non era possibile. Anzi, era motivo di vergogna confessare lo sfasamento dei piani. Per quello esistevano i bordelli o la masturbazione. Ma la donna era vista come donna, come essere altro dall’uomo, una creatura da scoprire, passando per tutti gli stadi intermedi dal desiderio all’amore. Anche solo il desiderio sessuale verso una donna era concesso e indirizzato in virtù del veicolo sentimentale. Era quindi giustificato da questo.

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Prima domanda (che poi verrà ripetuta anche ai nuovi partecipanti di ogni seduta): in che misura e come un uomo si rende conto del godimento della donna mentre fanno l’amore? La prima domanda riguarda l’attenzione verso l’altro. L’elemento della fiducia emerge subito: secondo Breton l’uomo è capace di capire sempre in modo totalmente soggettivo il piacere della donna nella misura in cui si fida di lei, misura della fiducia che è correlata a quanto l’uomo ama la donna. Amore, fiducia e sesso. Completamente mischiati. Parrebbe quindi che questa inchiesta sulla sessualità potrebbe chiamarsi anche inchiesta sull’amore. A un certo punto Breton chiede se l’amore tra i due dovrebbe sempre essere reciproco. E qui si aprono i varchi. La tesi più gettonata è che deve essere tale, altrimenti manca la fiducia, altrimenti tutto finisce più in fretta.

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Raymond Queneau chiede “Cosa significa amare una donna?” – e io mi chiedo, ma non stavamo parlando di sessualità? – e alla fine nessuno sa rispondere. Ve lo ripeto, nessuno sa rispondere. Allora di tutta questa inchiesta il significato ultimo è la ricerca di questa risposta attraverso l’analisi della sessualità. Dal nostro approccio alla sessualità sappiamo definire i “sintomi” dell’amore?

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Provocazione femminile: Breton chiede come viene vista la provocazione da parte di una donna se l’uomo non è sicuro che ci sia di mezzo un sentimento. Per la maggiore la risposta è di disapprovazione. L’erotismo quindi viene concesso al solo patto di una debolezza d’amore. Perché lo sappiamo tutti che quando si ama si è deboli, passeggiamo sereni con il torace completamente aperto, disposto alle infezioni come alle scosse elettriche. Siamo rianimati o siamo pronti alla morte?

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Il pudore: è Benjamin Péret a porre questa problematica. Anche qui il piano morale salta addosso a quello puramente sessuale. Il primo pudore che conosciamo è insito nella originaria relazione con l’altro, ovvero nella crescita e quindi coi genitori. Il pudore ci viene impresso come un marchio a fuoco in età in cui la distinzione tra pudore indotto e pudore della nostra persona non è assolutamente formata. Questo è il primo attimo in cui ci viene tolta la libertà. La libertà ha sempre un limite che è l’altro. Luis Aragon ad esempio dice che la prima percezione cosciente di pudore l’ha avuta la prima volta che ha amato. Per Marcel Noll invece il pudore è un sentimento molto alto e nasce dalla sensazione di sentirsi non compresi e inferiori. Sta nella spinta violenta che l’altro è capace di infliggerci, nella totale assenza di controllo, nel predominio del giudizio.

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Godimento ed eiaculazione: nella quinta seduta si accende una certa smania di dire il soggettivo perché l’uomo conscio del proprio corpo, della propria fisicità, pretende che questo sia ripetibile in altri uomini, che il meccanismo del piacere sia fondamentalmente unico. Il corpo invece mostra infinite sfumature del piacere, ognuno gode a suo modo, si esalta per cose diverse. Nessun corpo è uguale all’altro, nella nudità siamo tutti uguali da lontano, rosa insetti verticali che smaniano di sapere. Ma da vicino ogni corpo rivela territori unici, mappe da inseguire, gole da scavare con le dita nella pelle. E questi surrealisti iniziano a discordare su questo tema: il piacere può essere indipendente dal raggiungimento del culmine, ma l’eiaculazione necessita del piacere. E nel sogno? Per i surrealismi la dimensione onirica è tanto importante quanto quella della realtà, nel sogno si abitano le possibilità che al risveglio si trascinano nella tela, si prendono i mostri per i capelli, si finiscono le allucinazioni iniziate nel buio. E allora la visione erotica nel sogno striscia fino al risveglio, ci lascia umidi e incerti, e così arriviamo alla creazione, all’ambiguo che sta nel surrealismo.

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Monogamia: in questo tema amore e sessualità sfiorano il territorio della morale. Sembra assurdo ma per la maggiore la risposta è che se si ama si è monogami, anzi è una condizione necessaria all’amore. Effettivamente il discorso è un discorso di energie: se l’amore è una luce, ci si rende conici, ci si rende imbuti ospitali e tutto converge ad accogliere questa luce. Abbiamo bisogno delle pareti strette dell’imbuto per focalizzarci, per avere un unico punto di vista, un’unica accecante ossessione. Chi rovescia l’imbuto viene svuotato del proprio contenuto, si disperde, alla fine si sfinisce. Ma forse chi si rovescia ha in realtà bisogno di proteggersi, a volte ci sono luci troppo forti, a volte ci sono luci che bruciano e che non restano.

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Alla sesta seduta – finalmente – Antonin Artaud espone il problema che per tutta la lettura mi ha assillato senza darmi tregua “Se si mescola l’amore a una inchiesta sulla sessualità, questa inchiesta non ha alcuna ragione d’essere”. Breton è sconvolto “Perché volete separarli?”, ecco quindi che viene esasperata l’apparente distanza tra sessualità, amore e moralità. Il sesso è un veicolo dell’amore, se non tale quanto meno di un tentativo di amore. Da qui l’evento morale della sessualità: il piacere è una condizione di espressione di un moto sentimentale, un ponte tra desiderio e volontà. Un ponte che ci si può giustificare solo in questo modo, che ci rende assolti nell’inchiesta della nostra moralità. Per Breton l’amore è al di sopra di tutto “lo ritengo lo stato di cose più disperato e più disperante che esista”, quindi il sesso è una patto di resa, si è schiavi e dominatori insieme, tutto è mescolato, l’amore è disperante, ci rende disperati e quindi fluidi, totalmente spersonalizzati. In questo stato tutto è possibile, il sesso viene accettato, liberato. All’ottava seduta però Breton si confessa “Non sono mai andato a letto con una donna pensando di non poterla amare. Naturalmente, mi sono ingannato molto spesso”. E questa frase espone all’aria tutta la contraddizione dell’inchiesta, la polvere sbuca fuori dal tappeto.

Clery Celeste

*In copertina: Salvador Dalì in una fotografia di Philippe Halsman, “Nude Popcorn”, 1949