06 Settembre 2026

L’amore ingiusto, l’amore illogico

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo… 

(Mt 18,15-20)

“Perché quando c’è unanimità nella preghiera, è come se il Signore stesso fosse presente e giudicasse in mezzo alla comunità”.

(Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo, Qiqajon, 1995)

Se il Vivente non fosse qui, tra me e l’altro, proprio qui, tra le faccende del mio mondo, in questo groviglio di colpe commesse e torti inflitti, se non fosse qui, vivo, la solitudine del confronto a due sarebbe un processo senza appello. La vittima, con sguardo apparentemente mite, potrebbe affondare i denti nella giugulare del colpevole chiamando bacio di riconciliazione il colpo di grazia. Liberaci Signore dal male, anche da quello che può drammaticamente tramutare la vittima in carnefice.

Se il Vivente non fosse presente, se vittima o colpevole, in verità profonda, non sentissero come sacramentale l’atto del perdono, tutto si risolverebbe nell’umiliazione perpetuata dal “giusto” sul “peccatore”.

Tremendo il male inflitto da chi dice d’aver perdonato il tradimento, e lo dice e lo ridice all’infinito, senza dimenticarlo mai, appellandosi al diritto canonico, coinvolgendo sante guide spirituali, estenuando la sua vendetta di umiliazione in umiliazione.

Sentire il Vivente vivo, qui, presente, rende quasi impossibile il gesto dell’ammonizione solitaria al mio carnefice. Quando mai i miei occhi sapranno guardarlo come il Crocifisso ha guardato i suoi assassini? Penso a quella volta in cui sono stato corretto, quando il colpevole sono stato io: cercavo misericordia e trovavo solo spietata verità. Non sentii Cristo nel senso di fallimento radicale che mi tolse il fiato per mesi.

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…se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni…

Ascoltare, essere ascoltato, non è solo questione di diritti e di doveri, non siamo in ambito giuridico, non solo l’urgenza di riparare i torti nell’illusione di poter ripartire. Se il Vivente è davvero in mezzo a noi l’ascolto è quello della preghiera. La correzione fraterna prevede che la vittima preghi le sue parole, che le carichi d’Altrove, che sia una salmodia commossa e sofferta rivolta all’Eterno. Il carnefice deve sentirsi pregato. Questo lo scandalo. “Perdona loro perché non sanno…”. Nessun equilibrio da ripristinare, solo raccogliere dalle tenebre del male la possibilità mistica del divino incontro. 

Cristianamente si dovrebbero abitare le ferite solo per la nostalgia di Colui che si è fatto ferita pur di stare nella nostra carne.

 Chiamare uno o due testimoni. Avere il dono di conoscere due amici che, in preghiera, abbiano a cuore come me il colpevole. Miracolosa congiunzione astrale. Trovare qualcuno che non abbia fretta di schierarsi con la vittima, di ergersi a difensore dell’ortodossia. Trovare qualcuno che mantenga il segreto per non umiliare il carnefice. Se il Vivente non fosse vivo sarebbe pura utopia.

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Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

Se non ascolterà, solo se non ascolterà, ecco la Comunità. L’altro giorno un amico mi diceva che uno dei segni per accorgersi che un’istituzione è in declino è quando verifichiamo che non ha più i mezzi per proteggere gli innocenti. Come chi nel Vangelo riconosce in Cristo l’Innocente ma, ammanettato dal proprio potere, declina il giudizio in condanna. 

Il rapporto con il colpevole è quindi, in fondo, una possibilità che ci è concessa per verificare la nostra fede nella presenza del Vivente, dell’Innocente vivo tra noi. Accusati, feriti, uccisi, risorti in Cristo. Trasfigurare il torto subito in Passione. Vertiginosa possibilità, dono enorme e spaventoso concesso alla nostra fragilità.

Chi commette la colpa ha il diritto di poter perdere la faccia davanti a un’istituzione così evangelica da saper anche estromettere. Credo che uno dei vertici della violenza sia l’essere perdonato senza verità, essere corretto senza preghiera, essere riammesso in una chiesa che si crede abitata dallo Spirito ma che non crede nella sua presenza. Il perdono in quel caso è solo la maschera di un malefico ricatto. Non si è buoni perché si include: senza Cristo la navata può diventare una cella.

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In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

Non è questione di correzione fraterna, non è l’applicazione di regole comunitarie che illudano di poter costruire comunità vicine alla perfezione, non è nemmeno l’illusione che l’enormità del perdono possa essere regolata da una norma: è che la colpa subita o commessa chiama all’urgenza di tenere legato il cielo e la terra. Vangelo è che la carne è viva per il solo motivo di mostrare la prossimità dell’Eterno.

“Non di competizione, non di alternativa all’interno della storia, ma di animazione interna al cammino storico, fino alle prospettive che superano la storia e che si identificano con l’eterna comunione con quel Dio che sarà un giorno Tutto in tutti”.

(Ernesto Balducci, Il mandorlo e il fuoco, Borla, 1984)

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In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro. 

Non può limitarsi a umana giustizia quella che scaturisce dall’accordo nella preghiera. Non l’equilibrio di chi ancora si illude che la perfezione possa essere segno di conversione. Non la facciata restaurata di comunità che diventano luoghi falsamente paradisiaci per garantire un rifugio di pace agli affaticati della vita. Non la sospetta santità degli esangui, dei finti angelicati, dei disincarnati. Non l’accordo umano ma con il Vivente, nel Vivente: qualunque cosa richiesta, qualunque cosa concessa avrà a che fare con lo squilibrio di un amore ingiusto, illogico e sproporzionato.Evangelico.

Benedetta sia la colpa del nemico se mi costringe a chiedermi se credo ancora che Lui sia in mezzo. 

Alessandro Deho’

*Ogni settimana, ogni volta che ci sarà urgenza, Alessandro Deho’ prenderà spunto dalla lettura evangelica per avviare una riflessione fuori via, stonata, forse inutile. Lui dice, “balbettio”, dice “balbuziente”, dice di una inadeguatezza che fa lava, su cui fare leva; insieme abbiamo detto, come dice la Bibbia, “impacciato di bocca”: ma è proprio lì, dove la parola depone l’elmo e ogni verbo è vergine per eccesso di senso, nudo, inappropriato, che vogliamo stare.

*In copertina: un disegno di Guercino, “Studio per il Martirio di San Bartolomeo”

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