Roberto Zaccaria: l’Italia non può diventare il parcheggio dei migranti. L’Europa deve aiutarci

Intervista al presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati sulla situazione libica. Bisogna sostituire i centri di detenzione con centri di accoglienza. E aiutare la popolazione locale. Minniti? Non poteva fare altro. L'Europa ci lascia soli

Posted on Novembre 16, 2017, 4:44 pm
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Cominciamo con il video sulla Cnn dei migranti banditi all’asta… “Preciserei un paio di cose, però”. Prego. “Intanto, che non è chiaro da dove vengano quelle riprese. Non è detto che siano girate da giornalisti, probabilmente sono girate da ‘fiduciari’. Intendo dire che questi fatti non avvengono ‘ufficialmente’ nei campi di detenzione libici, dove la vita, ad ogni modo, è bestiale, ma in una delle infinità di luoghi controllati da milizie locali, da milizie di trafficanti, scollegati dal governo centrale”. Detto questo… “Detto questo, la situazione libica è inaccettabile. Noi siamo certi che bisogna creare una alternativa alle possibilità di guadagno legate al traffico dei migranti, che bisogna creare in Libia dei luoghi di identificazione e dei centri di accoglienza, abolendo i centri di detenzione”. Lui è Roberto Zaccaria, professore ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico presso l’Università di Firenze (lo trovate qui), già Presidente della Rai dal 1998 al 2002, già deputato della Repubblica dal 2004 al 2013 (prima per la Margherita, poi per L’Ulivo, infine per il PD); noi è il CIR, il Consiglio Italiano per i Rifugiati, una onlus nata su iniziativa delle Nazioni Unite per difendere i diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo, di cui Zaccaria, dal 2014, è il presidente. In merito alle ‘rivelazioni’ della Cnn, rimbalzate sui media planetari, che hanno dato avvio al consueto, scurrile gioco dello scaricabarile, dove improvvisamente, improvvisandosi alfieri del bene comune, le istituzioni si svegliano dal sonno della bella addormentata accorgendosi che nel resto del mondo si soffre e si muore, Zaccaria è uno dei pochi che valga la pena ascoltare. Per due ragioni. Primo. Il CIR è una delle poche organizzazioni umanitarie che in Libia c’è. E che dalla Libia, mentre molti si davano alla fuga, è rimasta. “Siamo in Libia dal 2008, chiamati dall’Unhcr. Da allora abbiamo un ufficio a Tripoli, con 7 persone che vi lavorano, 2 ‘internazionali’ e 5 locali. L’anno scorso eravamo indecisi se restare o meno, ma vista la situazione delicata e strategica della Libia, il paese dove passa il 90% dei migranti e dei rifugiati che dall’Africa si muove verso l’Europa, abbiamo ritenuto che bisognasse esserci. Rilanciando. Con i nuovi progetti in atto lavoreranno nel nostro centro circa 15 persone”.

Roberto Zaccaria

Già Presidente della Rai, Roberto Zaccaria è dal 2014 presidente del CIR

Uno dei progetti del CIR riguardava proprio i centri di detenzione… “sì, nel passato ci andavamo. Adesso parteciperemo a un nuovo bando, perché per andare nei centri di detenzione bisogna avere un titolo di legittimazione. Il problema, però, è che oltre ai centri di detenzione bisogna occuparsi anche alla popolazione libica, offrendo serie alternative all’insussistenza e all’indifferenza”. La seconda ragione per cui vale la pena ascoltare Zaccaria è che lui sa come si fa. Sulla questione dei rifugiati e dei migranti in Libia non sciorina parole ‘politiche’, ma ha in testa una pratica precisa. “Dobbiamo creare centri di accoglienza, organizzare i flussi migratori e dare lavoro alla popolazione locale, che nell’accoglienza può trovare un vero sostegno economico”. In questo modo, si corrodono i guadagni della ‘tratta’. “E si cominciano a costruire corridoi umanitari”. Un lavoro che non si fa in due giorni… “ma non si può ragionare in un’altra prospettiva. Bisogna lavorare in maniera organica con i governi locali, con l’Unhcr, con l’Onu, per ricreare le infrastrutture di un paese che possa essere la sede di sosta dei migranti e dei rifugiati, nella prospettiva di affinare procedure per farli arrivare legalmente in Europa”. Ecco, proprio l’Europa pare essere l’anello debole della filiera. L’Europa che se l’è presa con il Ministro Minniti per la gestione dei flussi migratori. “Beh, cosa avrebbe dovuto fare Minniti? Ha preso atto che l’Europa non gli dava molto ‘spago’ e ha tentato una trattativa con la Libia. A questo punto, però, è bene partire da alcuni dati salienti. Il Governo Gentiloni, come il Governo Renzi, ritiene che sia necessario salvare le persone che tentano l’avventura in mare. Benissimo. Ma quando i migranti arrivano in Italia, l’Europa ci intima che in Italia devono restare. Questo non è possibile, l’Italia non può diventare un ‘parcheggio’ di rifugiati o di migranti. Attualmente abbiamo in accoglienza 200mila persone: alcuni di loro affrontano processi di integrazione, o sono inseriti nel lavoro. Probabilmente possiamo reggere fino a 250mila persone. E poi?”. Già, e poi? “Torno ai dati. Quanti migranti o richiedenti asilo ci sono in Libia? Nessuno lo sa. Le stime parlano di oltre 500mila persone. Potrebbero essere tra le 600 e le 700mila. Alcuni dicono che sono almeno un milione di persone. In Turchia ci sono 2 milioni e 500mila persone. Come facciamo? O tutti insieme ci facciamo carico di governare i flussi entro corridoi umanitari, di non incoraggiare la traversata in mare alla ventura, accogliendo in condizioni umanamente dignitose i migranti, oppure cadiamo nella retorica di dare la colpa all’uno o all’altro dei protagonisti in campo. L’Europa deve decidere quante persone può accogliere all’anno, 2 milioni, ad esempio, e governare razionalmente i flussi. Dando la precedenza, va da sé, alle fasce deboli, ai minori, alle donne in gravidanza, e lavorando, tra l’altro, a rientri volontari assistiti”. Cosa vuol dire? “Significa che io ti aiuto a riavviare una attività economica nel tuo paese, con un primo, importante, investimento. Insomma, l’Europa non può aiutarci a salvare le vite dei migranti per poi farli sbarcare in Italia e stop. Dobbiamo rendere razionali i flussi migratori, senza farli governare dai taglieggiatori ma da organizzazioni umanitarie deputate”. Sotto la presidenza di Zaccaria, il CIR ha lavorato in modo capillare sulla ‘comunicazione’, promuovendo, tra le altre cose, il progetto Alda Merini. Il concerto con Giovanni Nuti, Monica Guerritore e altri (tra gli altri, il 2 novembre scorso, al ‘Duse’ di Bologna c’era Roberto Vecchioni). “Il problema che mi sono posto è come comunicare il fenomeno migratorio. Scegliendo il concerto di Alda Merini, seguito da un pubblico di migliaia di persone, il CIR promuove una poetessa che ha raccontato gli ‘ultimi’, e tra gli ultimi ci sono anche i migranti e i rifugiati. Al termine del concerto, spesso, le persone mi avvicinano chiedendo come possono dare una mano al CIR. Beh, i modi sono svariati, donare il proprio lavoro, parlare della nostra attività. L’ultimo di questi modi è donare del denaro”. Poi Zaccaria cita la poesia della Merini, Una volta sognai, “Una volta sognai/ di essere una tartaruga gigante/ con scheletro d’avorio/ che trascinava bimbi e piccini e alghe/ e rifiuti e fiori/ e tutti si aggrappavano a me”. Così, allora, all’improvviso, sembra pure vero, sembra oro, l’utopia terrosa, che con una poesia si può sanare il mondo, si può estirpare il male.

Davide Brullo