La poesia del sommo Robert Graves in morte di Nelson (che leggete qui) ci spiega molto di UK, Brexit, servizi segreti (il Parlamento, d’altronde, non è il salotto del Cappellaio Matto)

Posted on Aprile 13, 2019, 9:48 am
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È di qualche giorno fa la notizia ufficiale che gli Inglesi a passeggio tra Buckingham e St James’ Park conoscevano già. Incastonato tra un pub listato di colonnine nere (del nero classico, fuligginoso, non luttuoso) e un più semplice Starbucks, c’era una sede del GCHQ, General Communication Headquarter, vale a dire del Servizio di Sua Maestà. Ora dismessa e resa di pubblica evidenza.

Non stupisce la facilità con la quale in UK ci si libera del proprio passato. Più che sdoganamento del Servizio lassù è trasparenza. Le Carré può scrivere i suoi romanzi da cinquant’anni senza dare troppa noia. E questa apertura mentale british è l’opposto delle corti bizantine e dei visir a parlamentare ascoltati dal sultano nascosto dietro le grate.

Questa trasparenza genera potenzialità di trasformazione: cedi una delle sedi storiche del Servizio (gli interni li vedete qui) e porti avanti un’altra battaglia, fragorosa e in sottotono: quella in Parlamento. Nel giorno in cui UK mostra al suo popolo misto cosa ha tenuto nascosto per più di sessant’anni, in Parlamento May è sottoposta a un fuoco di domande alle quali risponde spiegando che oltre a UE vi sono altre ricorrenze, e su scala planetaria: NATO e simili. Quando hai toccato palla per due secoli e su scala mondiale non la molli facilmente, la mentalità imperiale.

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Veniamo a noi, alle poesie. Oltre a romanzi che hanno fatto epoca come Secret Agent di Conrad, che stagiona da un secolo, abbiamo poesie più recenti sul tema dell’identità profonda degli inglesi. La poesia è di Robert Graves, il titolo 1805, quando morì a Trafalgar il Visconte Nelson. Morte circonfusa di applausi in patria, ma bizzarra perché il colpo di fucile francese che lo finì era partito a bocce ferme, quando le sorti dello scontro navale erano segnate. Di qui due storie.

Uno. Agiografia, Nelson sulla colonna davanti ai musei e via discorrendo. Due. Una cosa che in Italia si chiama complottismo e che in Inghilterra è senso comune, storia riposta e pragmatica di come si agisce, una nozione così diffusa che anche Graves la sa spiegare in versi poetici. A dire che la morte di Nelson non può trarre in inganno gli smaliziati inglesi, capaci di mentire anche a se stessi. Capaci di scontrarsi in Parlamento a viso alto, oggi, perché sanno che il loro destino non si è mai giocato sulla terraferma.

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La poesia di Graves dice comunque che: 

Ai sontuosi funerali del Visconte Nelson
Mentre la folla si azzuffava e urlava vicino St Paul,
Un Generale sussurrava a un Ammiraglio:

“Uno dei Suoi colleghi, Sir, notava oggi
Che la dipartita di Nelson, benché da compiangersi,
Non capita inopportunamente, in certo senso”.

“Una spina nel fianco” fu la risposta –
“Un vero inaffidabile, stessa concentrazione che un passerotto,
Mai ho dovuto spiare uno come quel curioso nanerottolo”.

Un braccio solo aveva quel ficcanaso, vanesio come una pollastrella,
E pure un intrigante in politica estera,
Dava il suo cuore in pegno all’accompagnatrice dell’ambasciatore.

Osava darci lezioni su nostro Signore il Mare, e poi
Trattava chi lo applaudiva come un uomo d’onore
E giocava alla cavallina con gli aspiranti guardiamarina!

Abbiamo provato ad abbassarlo di grado, ma anzi è salito ancora,
E quando colpì Napoleone sul Nilo
Divenne troppo eroe perché lo potessimo toccare.

Ha sentito quella storia del cieco di Copenaghen?
Lo abbiamo allacciato alle sottane di Mamma Parker,
Per Dio, se ne è liberato e ha strappato per sé la gloria!”

“E poi”, si lamentava il Generale, “quasi venti
Navi catturate o affondate da lui a Trafalgar –
E questo scrive la cara finis alla storia”

“Cara abbastanza. I mari sono dell’Inghilterra ora.
Quelle debolezze del compagno non Ci tormenteranno più,
È morto con somma reputazione, lo concedo”.

“E Sir, il segreto delle sue vittorie?”
“Nel suo modo familiare, fuori dal Servizio, Sir, Ha fatto
innammorare di sé tutta la flotta, dannazione ai suoi occhi!”.

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Cartesio diceva che l’invidia è il sentimento dell’uguaglianza male utilizzato. Gli Inglesi sono gelosi del continente e così lo superano in patriottismo. I politici non si fanno amare e si mantengono perfidi (sono classe che esegue) per non farsi sommergere.

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Ma in Graves c’è anche il discorso politico, la ruling class che si difende dal Dio Individuale. In UK questa classe esiste e lavora al Parlamento. Solo che qui in Italia quella piccola scatola con le poltroncine verdi viene fatta passare per il salotto del Cappellaio Matto. E poi via, anche il birraio vicino St James’ Park sapeva che quel portone nero sull’ammattonato rosso chiaro non portava dal Bianconiglio, ma da MI6. Dove la classe opera per difendere la democrazia dalle velleità dei mattacchioni autonomi. Ne vedremo delle belle. Brexit è già finita senza troppi dolori. Da noi? Cameriere, metti il Cinque, voglio sentire l’intervista a Corona!

Andrea Bianchi

*In copertina: Robert Graves (1895-1985) al lavoro