10 anni fa moriva Jim Carroll. Secondo Patti Smith (e secondo Simone Cattaneo) uno dei poeti americani più estremi. Ma da noi è il niente…

Posted on Aprile 19, 2019, 6:30 am
8 mins

Come è ovvio, gli davo retta. Non solo. Gli davo ragione. Insomma. Con lui parlavo di Herzog – però di Saul Bellow preferiva Il dono di Humboldt, per via di Delmore Schwartz, il poeta degenerato dalla solitudine. Era felice che gli avessi consigliato Isaac B. Singer, eravamo certi dell’assoluta bellezza di Chiamalo sonno, mi svezzò a Denis Johnson, gli dichiarai il mio amore per Cormac McCarthy – che amava a metà – e Thomas Wolfe, che si ostinava a non capire. Poi, dopo aver discettato per qualche tratto su Hubert Selby Jr. e sui romanzi di Leonard Cohen – mi pareva che li esaltasse oltremodo – mi disse, leggiti Jim Carroll e non rompere le palle, è un genio. Obbedii. All’epoca lo pubblicava Frassinelli. Leggiti il suo libro sommo, ma ricordati che nasce come poeta, mi disse lui, Simone Cattaneo. Il “libro sommo” è Jim entra nel campo di basket. Per specificare che non si trattava di un libro di qualche vecchia gloria della Nba – eppure, Jim era un vero fenomeno della pallacanestro, irlandese duro, bellezza rimbaudiana, da angelo malato, ha calcato il parquet insieme a sua eternità Kareem Abdul-Jabbar, il titano da 38mila e passa punti – Frassinelli appiccica la didascalia: “Diario di un adolescente nelle strade di New York”. Un anti-Giovane Holden, fate conto, Jim è la risposta sadica e disperata a Salinger, il genio del basket che s’intossica di sesso, si prostituisce, si fa di droga, precipita in un delirio da film di Martin Scorsese. Il libro, per la cura di Tiziana Lo Porto, fu riedito qualche anno fa da minimum fax. Ora non v’è traccia, Jim Carroll è scomparso dal parterre dell’editoria italica, che idioti.

*

Le date e i riferimenti mi ghiacciano. Jim Carroll nato il primo agosto di 70 anni fa, è morto l’11 settembre del 2009. Simone Cattaneo, che riteneva Jim un idolo, è morto due giorni prima. Patti Smith diceva che Jim Carroll “era universalmente riconosciuto come il miglior poeta della sua generazione”. In effetti. Jim è sostanzialmente poeta. Nasce alla poesia precocissimo, neanche ventenne, nel 1967, con Organic Trains. Seguono altre sei raccolte di versi, tra cui The Book of Nods, Fear of Dreaming, Void of Course. Nel 1994 pubblica 8 Fragments of Kurt Cobain. Questa è l’ultima stanza:

Se sono non ti fossi conficcato in un coma a Roma…
saremmo andati a Firenze
a vedere negli occhi dei ritratti di Bellini e di Raffaello
dentro cui, forse,
avresti trovato un limite alla bellezza
dove è iniziato tutto…
Non importa che tu ti sia sentito tradito
questo è il prezzo
della spietata passione di un giovane artista
che comincia con un bacio
e finisce in una maledizione.

*

Ovviamente, delle poesie di Jim Carroll in Italia non si sa niente. E non si sa più niente di lui, pubblicato in forma sporadica – Paura di sognare e Jim ha cambiato strada, sempre Frassinelli – ormai un oggetto quasi introvabile, a dieci anni dalla morte. Non si sa nulla di uno che fu icona negli Usa: lavora per Andy Warhol, è osannato da Jack Kerouac, legge Rainer Maria Rilke ed è preso, prima, come un Rimbaud, poi, “giovanissima star del basket degli anni Sessanta, studente in una scuola d’élite, privata, nell’Upper West Side di Manhattan, artefice di una vita scombinata che fondeva sport, droga e poesia, quando, nel 1978, fu pubblico The Basketball Diaries, venne considerato un autore di culto, un nuovo Bob Dylan” (così William Grimes, nel ‘coccodrillo’ pubblicato sul New York Times). Nel 1995 il suo libro – cioè la sua vita, scandita dal 1963 al 1966 – diventa un film con Leonardo Di Caprio, Mark Wahlberg e Juliette Lewis (da noi è passato come Ritorno dal nulla). Nel frattempo, Patti Smith lo istiga a fondare un gruppo e a scrivere canzoni: come The Jim Carroll Band il nostro pubblica il primo album, Catholic Boy, nel 1980, e va avanti fino a Runway, nel 2000. Spesso è stato paragonato a Lou Reed, piaceva tanto a Keith Richards, ma Jim rimase, sempre e comunque, un poeta.

*

Figlio della contraddizione, partorì una fede torturata di dubbi e visse a precipizio. Nel 2010 è uscito un romanzo postumo, The Petting Zoo. La bellezza tormentata di Jim Carroll si sfibrò, negli anni: sembrava voler scomparire, farsi fiato, lettera, nulla. Ha avuto un funerale cattolico presso la Our Lady of Pompeii Church, al Greenwich Village. “Darei chissà che cosa per un cracker, adesso. Sento la luce che entra dalla finestra farmi male agli occhi: è come schizzarsi di liquido di sottaceti. Che cosa vuol dire? Fuori è una bella giornata di giugno, probabilmente c’è un sacco di gente che sta prendendo il diploma. Dalla finestra della camera da letto vedo i Chiostri con i suoi milioni di dollari in arte medioevale. Devo andare a vomitare. Vorrei solo essere puro…”. Così finisce Jim entra nel campo di basket. La spasmodica ricerca della purezza, cercare nella carogna il puro, nella melma il candore, nel nulla l’unghia cangiante di Dio. Jim era così. Simone pure. (d.b.)

***

Pubblichiamo una poesia tratta da “Organic Trains”, la prima raccolta di Jim Carroll (Penny Press, 1967):

È meraviglioso essere costantemente maledetti
dalla sera
è una sera meravigliosamente strana. Ti assorda
e ti permette di camminare lungo le travi che mangiano
oggetti arancioni e di udire voci criptiche
dalle finestre degli hotel che dicono “esisto”
e non facciamo altro che camminarci incontro verso altre

oscurità
mentre l’aria è graffiata dai nostri fantasmi.
Poteri che mantengono l’aria umida
la guidano come tu guidi i miei sentimenti.
Tutto avvizzisce semplicemente in una mano
per ore
fino al restaurato e nostalgico finale
libero dalla mutilazione totale che scolora rosa e blu
e silenzio, come una disposizione al raro, e poi
benché tu lo disprezzi, non ti fermi mai
ne chiedi, ancora.
In ogni caso, nonostante il respiro, non nego il fato
che passa attraverso di me con penetrazione fallica.
Non accetti mai ciò che impari in forma di fantasma
ti fissi solo sull’opinione che hai di te
e “tocchi”.

Jim Carroll