“Con te la poesia diventa coraggio, fierezza”. L’epopea poetica di René Char

Posted on Marzo 15, 2021, 7:20 am
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“Certo, dobbiamo scrivere poesie, tracciare con inchiostro silenzioso la furia e i singhiozzi del nostro stato d’animo mortale, ma non basta. Sarebbe ridicolo, insufficiente”. Così René Char, nel 1941, all’amico Francis Curel. I recenti avvenimenti politici, la guerra, il nazismo, Vichy, pretendono, a suo dire, il silenzio dello scrittore e l’azione segreta dell’uomo. Smobilitato durante l’armistizio del 1940, dopo aver combattuto in Alsazia, Char si unisce alla Resistenza con il nome di “Capitaine Alexandre”; rispetto all’“incrollabile esibizionismo” mostrato da “troppi intellettuali”, preferisce non pubblicare durante il tempo dell’occupazione. Ciò non gli impedisce, tuttavia, di scrivere, di ragionare intorno a un libro che si collochi sotto l’ombra dell’“esaltante alleanza” tra furore e mistero: “pare solenne, ma è una città di granai e mette insieme queste due parole”, spiega a Gilbert Lely il 15 ottobre del 1941.

Dal 1940 la vita si è fatta dura. Char si ritira a L’Isle-sur-le-Sorgue, poi a Céreste, nell’Alta Provenza; sulla parete della sua stanza una riproduzione del Prigioniero di Georges de La Tour e una fotografia di Arthur Rimbaud a sedici anni; sul tavolo una scatola blu, rotonda, piatta, che a volte contiene proiettili, altre volte tabacco. Le poesie assomigliano agli aforismi di Eraclito.

In un taccuino che porta sempre con sé, scrive una serie di appunti; segnala la morte degli amici, come quella di Roger Bernard, abbattuto da una SS, nel raggio di una mitragliata in cui stava anche lui. Emerge da queste pagine una tensione paradossalmente contemplativa. “Queste note non catturano nulla dall’amor proprio, dal racconto, dal motto o dal romanzo. Un fuoco d’erba sarebbe stato il più esatto editore”. Nel luglio del 1944, Algeri. Char nasconde il taccuino dei giorni di resistenza. Entra in contatto con la rivista “Fontaine”, per cui scrive diverse poesie, nonché con “Chaiers d’Art” e “L’Eternelle Revue”, create da Eluard in clandestinità. A settembre ritrova il taccuino, che si appresta a distruggere, non prima di aver selezionato alcune parti, che intitola Feuillets d’Hypnos. Cerca di mettere un po’ d’ordine nel “suo modo di vedere e di sentire, che si è macchiato, con riluttanza, di un po’ di sangue”.

Char pare in sintonia con il tragico ottimismo della Grecia presocratica. “L’entusiasmo per la vendetta è sostituito da una sorta di panico accalorato di non sprecare alcun momento, di ridare valore, in tutta fretta, alla meraviglia della vita, a quel prodigio che è la vita umana nella sua relatività”.  Raccoglie le poesie scritte nel 1938. Nel novembre del 1944, tramite l’amico Henri Parisot, il manoscritto di Seuls demeurent arriva nelle mani di Raymond Queneau, che decide di pubblicarlo per Gallimard. La raccolta è molto apprezzato, tanto che Julien Gracq, il 15 luglio 1946, scrive: “ha gettato un’ombra su quasi tutto ciò che è apparso dopo la guerra”.

Char conquista nuovi lettori: Saint-John Perse, Braque e soprattutto Albert Camus, che gli chiede di poter pubblicare i suoi Feuillets d’Hypnos, nel giugno del 1946, nella collezione ‘Espoir’. Nel maggio del 1947 il poeta pubblica Poème pulvérisé per le Éditions Fontaine, e riceve un biglietto eloquente da Gaston Gallimard, “mi spiace di non averlo pubblicato io”. In settembre, Char riprende in un solo volume, Fureur et mystère, i testi che ha scritto, editi o meno, dal 1938. Includendo le prose di Feuillets d’Hypnos, Char ricorda che il centro e la giustificazione del suo lavoro poetico è un sentiero che attraversa la Resistenza e sfocia nella vita. Camus scrive, immediatamente, che “Fureur et mystère sono ciò che di più assoluto ci ha dato la poesia francese dopo Illuminations e Alcools”. Per la nuova generazione di poeti, Char diventa un “alleato sostanziale”, come lo sono stati per lui Rambaldo di Vaqueiras, William Blake, Osip Mandel’stam, Boris Pasternak.

Amaury Nauroy

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Scegliendo di pubblicare “Feuillets d’Hypnos” nella collezione ‘Espoir’ che aveva creato per la NRF, Albert Camus incontra René Char nel 1946. È l’inizio di una grande amicizia, come testimonia la corrispondenza scambiata dai due tra 1946 e 1959. In occasione della pubblicazione di “Fureur et mystère”, René Char decide di dedicare “Feuillets d’Hypnos” a Camus.

Albert Camus a René Char, Parigi, 21 settembre 1948

Mio caro amico,

ho le bozze di Fureur et mystère. Una parola sola per dirti la mia gioia, per dirti che è il più bel libro di poesie uscito in quest’epoca malaugurata. Con te la poesia diventa coraggio, fierezza. Finalmente, aiuta a vivere.

Non volevo lasciarti così velocemente (quanto mondo in quella piccola isola!), ma sono stato felice di essere stato con te questa estate. Mi ha commosso la dedica, la mia amicizia ti sarà fedele.

Albert Camus

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René Char ad Albert Camus, L’Isle, 27 settembre 1948

Caro amico,

grazie del pensiero, ricevuto con affetto. Sei uno dei rari la cui approvazione mi aiuti a lavorare, ad andare avanti. Fureur et mystère è anche un tuo libro. Non vedo l’ora di vederti, di venire a Parigi per farti visita. Quanto al resto, detesto Parigi, eppure, tutto ciò che c’è di importante è attratto da quella calamita… A presto, con tutto il cuore, tuo,

René Char