11 Febbraio 2025

“Sterrare le profondità del cuore”. Il Trattato della Vita Nascosta

Non può esistere una vita senza addestramento. 

Acquisire destrezza: essere desti. 

Adescare all’addestramento: l’osservazione individuale è un preludio. Ci vuole un altro, già addestrato, perché sia addestramento – e non: vagabondaggio, bondage con noi stessi. 

Addestramento, cioè: attenzione. Attendere. Se non si è desti, destri all’attendere, capaci nella tenda, la luce sfuma in falò, ogni ombra sarà lupercale, rea di morso. 

Si è destri, soprattutto, a se stessi – esiste un io: tramite addestramento questo io è sbriciolato nell’opera. Un io che può essere vanga e secchio, albero e pietra, falco e fiore. Un io fiorisce in tutt’altro – altrimenti, secca, marcisce. Marcitura infeconda. 

Se la destrezza è individuale, la legge è universale – per quel misero universo detto ‘genti’. 

La legge è ciò che è letto – lettura che penetra l’atto. Lettura conforme, che forma. Legge: lettura che prevede atti. La legge è sempre rituale: l’uomo compie dei gesti per restare eretto a se stesso, per piantumare di sé il cielo. Si dice: armonia. 

Disarmonia vuol dire: divinizzare la legge. 

La legge: parola che lega. Parola a cui rispondere – il disobbediente si relega all’esilio e se ne assume il rischio. 

Esiste una destrezza nell’esilio. 

La legge prima di essere letta è scritta. La legge riguarda una grammatica: è parola a cui obbedire, è parola con efficacia. Come si fa? 

Legge: parola di Dio rivolta all’uomo? Verbo d’uomo spartito tra uomini?

Ad ogni modo: legge scritta non si tocca. Quello scritto ha una sacralità. Come una formula magica – più di una magia. È parola che lega, quella della legge – incantesimo, fattura. Chi scrive le leggi sia il più abile degli scrittori. 

Non ho detto: indottrinare. Non ho detto: indovinare. Non ho detto: intrattenere. 

Parola che addestra. 

Legge: parola a cui obbedire. 

Obbedienza che equivale a dedizione. Legge come dedica. 

Legge rituale: questi gesti – con destrezza perfezionati – faranno apparire Dio. Questi gesti sono il cibo di Dio. 

Irrituale: uno Stato esiste a patto che si rispetti la legge. Rotto il patto, rotte le dighe: la massa, in ululato, divori se stessa. 

La legge passa – è primaverile – l’addestramento resta, stagiona in saggezza. 

Quando la legge interiore coincide con quella esteriore e con quella superiore – armonia. Si vive nel fruscio – come se non essere vivi: immortali. Cioè: in veglia. 

Non ci si annulla – al contrario: si è nell’esubero. Nell’esorbitante.

In Oriente: ossessione nell’orientare la propria vita. Assurge a mania la legge. Il punto non è di mera ‘gestione’: gesto che altrimenti diventa andirivieni, gesticolio inerte. Legge che non attecchisce nel chiostro del cuore fomenta inganno, impostura, tradimento. 

Anche chi trasgredisce la legge, vi obbedisce – per trasgredire è implicito l’abbandono all’obbedienza.

Anche Laozi, mitico autore del Daodejing arpiona la legge. È vero: egli fa il vuoto – predica la via che non afferma né esibisce, pratica il “non-agire” – ma è in quel vuoto che risuona la legge, che è impresso, impressionante, il suo canto, lo stigma. Legge oltre la legge: super-legge. Legge che leggenda autentica. 

E prima di lui, l’antico libro divinatorio, l’I-ching. Legge: legare l’io ai voleri del Cielo, avvinghiare il fato. 

“Nel valutare fino in fondo l’ordinamento del mondo esteriore e nel sondare la legge della propria natura fino nella sua più profonda essenza, essi [i santi saggi] arrivarono a comprendere il fato… Pertanto essi stabilirono il Senso del cielo e lo chiamarono lo scuro e il luminoso. Stabilirono il Senso della terra e lo chiamarono il cedevole e il deciso. Stabilirono il Senso dell’uomo e lo chiamarono: amore e rettitudine”.

La legge regola i legami tra cielo, terra e uomo. Ménage a trois.  

Che poi la legge divenga gestione delle masse è altro. Secondo alcuni, i popoli vanno gestiti con la carezza, secondo altri con la cavezza. Alcuni predicano pietà e onorificenze, altri punizioni e decime – in entrambi i casi, i popoli sono la biada dei potenti.

Tra i testi meno noti lo Yin Chih Wen promulga una legge in radura, a rasentare lo spiffero e il breve. Ideato, a dire di chi sa, nel XVII secolo, dice della morte, del digiuno, del trattare con i buoi e con i semplici, con la formica e con il fuoco; dice dell’ombra, dell’ombreggiatura del male, dell’orfano e del cuore in vedovanza. È dunque un addestramento – destrezza nel riconoscere il compito. Compitare il compito. 

Paul Carus – tedesco, spinoziano, emigrato negli Usa, autore di The Gospel of Buddha e di un Essay on the Origin of Christianity, lettore di Goethe, Kant e Nietzsche; nella sua vastissima corrispondenza appaiono i nomi di Nikola Tesla e Tolstoj, Edison e John Dewey – ha curato la prima traduzione in lingua occidentale, in inglese, dello Yin Chih Wen, nel 1906. Ha tradotto il fascicolo come “Il Trattato della Via Nascosta”; insieme a lui, a saggiare l’originale, Daisetsu Teitaro Suzuki autore del notissimo Saggi sul Buddhismo Zen

“La parola chih è usata sia come verbo che come sostantivo. Significa ‘determinare’ e ‘sollevare’, ma anche ‘principio’, ‘regola’, ‘metodo’, ‘via’. La parola yin vuol dire ‘in segreto’, nell’accezione di ‘inosservato’, cioè ‘senza ostentazione’. Trasmette l’idea di qualcosa che possiede un senso profondo, misterioso, nascosto. Insieme, yin chih, definiscono la via silenziosa del Cielo, che realizza, infallibilmente e invisibilmente, i fini della dispensazione divina, se assecondata con timore reverenziale e stupore… Come il Cielo permette al sole di splendere sul bene e sul male, senza attendersi ricompensa alcuna, così l’uomo dovrebbe compiere atti di misericordia e generosità con spirito imparziale, senza secondi fini, senza sperare in premi, senza desiderio di lode”.

Paul Carus

Per certi tratti, lo Yin Chih Wen ricorda il libro biblico dei Proverbi o la Sapienza: corazzarsi di norme, però, non tramuterà l’azzurro in pioggia. Piuttosto, armare in un vaso questa vita che oscilla tra polvere e verme – fare del corpo un albero – un adulterio di rami. Alla sua ombra, verrà il nido, nidificheranno le gemme – i frutti, ad ogni modo, non sono da sfruttare, non sono cosa nostra, ma nutrimento per chi resta. 

Direi: il Trattato della Vita Nascosta. Di una via inattesa. Cacciagione sia ogni nostro gesto. 

Dire di noi: ha fatto come andava fatto. Vivere, cioè, senza tributi, senza attributo. Tentati soltanto da ciò che trema, da quello stesso tentare. 

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Yin Chih Wen

Dice il Potente: 

diciassette generazioni incarnato come eccelso funzionario e mai ho oppresso popolo, mai soggiogato i sottoposti. Li ho aiutati nella sfortuna, li ho estratti dalla povertà; compassione dell’orfano ho avuto; perdono nella trasgressione; esuberante nella pratica delle segrete virtù, in armonia con ciò che detta il Cielo. Se siete capaci di addestrare il vostro cuore, come ho fatto io, il Cielo sarà fecondo di benedizioni. Queste sono dunque le leggi che elargisco all’uomo:

Chi vuole espandere il campo della gioia, cominci a sterrare le profondità del proprio cuore.

Pratica la benevolenza quando puoi, lascia il merito tra le erbacce.

Beneficia le creature; beneficia il popolo.

Pratica il bene: acquista gloria.

Resta onesto come il Cielo nel condurre affari.

Compassionevole, appassionato, lo stato deve essere devoto alla salvezza del popolo.

Che il cuore sia vasto e imparziale.

Sii fedele e onesto verso il sovrano. Obbediente e affettuoso verso i genitori. Amichevole e corretto con i fratelli. Sincero con gli amici.

Lascia che adorino l’Uno, che riveriscano la Costellazione del Nord, mentre altri si inchinano al Buddha recitando i sutra.

Discorrendo di moralità e rettitudine, converti astuti e calunniatori. Predica con i libri e i miti, illumina ignoranti e ottenebrati.

Soccorri chi è in difficoltà con la stessa prontezza con cui aiuti un pesce in secca. Libera gli uomini dal pericolo con la stessa abilità con cui sciogli il passerotto dalla trappola.

Pietoso con gli orfani, amico delle vedove – rispetta gli anziani, aiuta i poveri.

Conserva vestiti e vettovaglie per aiutare gli umili e gli affamati.

Munifico con le bare perché il corpo morto di un povero non sia esposto ai corvi.

Costruisci cimiteri per chi muore in solitudine.

Filantropia per i bambini che non vanno a scuola.

Se sei ricco, aiuta i parenti; se il raccolto del vicino è fallato, aiutalo a rimettersi.

Costruisci templi, distribuisci medicine per alleviare la sofferenza dei malati. Dona acqua a chi ha sete.

Accendi lanterne che levino il timore della notte. Finanzia i barcaioli perché traghettino chi ha bisogno.

Acquista animali per liberarli.

Astieniti dalla carne.

Quando cammini, stai attento a vermi e formiche.

Sii cauto con il fuoco.

Non catturare uccelli nelle reti, non avvelenare le acque.

Non macellare il bue che ara il tuo campo.

Non complottare per ottenere la proprietà altrui.

Nessuna invidia ti alteri.

Compi il tuo dovere con umiltà.

Sversa l’odio, perdona la malizia.

Non sobillare per avere averi di altri. 

Non muovere all’amore moglie altrui. 

Non rovinare la decenza del vicino. 

Non insinuarti tra liti coniugali. 

Non istigare i fratelli al duello. 

Non instillare nel figlio ardore contro il padre.

Non infliggere il tuo potere per rabbuiare il buono. 

Non industriarti per i ricchi ingannando chi soffre. 

Se compiuto con umiltà il tuo compito è mirabile. 

Sotterra in aura di silenzio il male, opera soltanto il bene.

Bocca non dica ciò che il cuore nega. 

Non abbeverare la lingua in parole improprie. 

Taglia i rovi che ostruiscono la via; rimuovi la pietra dal sentiero. 

Reintegra a te ciò che da secoli è contaminato: rifallo intatto. 

Costruisci ponti che decine, centinaia, migliaia di migliaia di uomini sappiano attraversare.  

Che la tua opera si conformi al Cielo, che il tuo dire sia sempre umano. 

Gli antichi siano sempre nel tuo sguardo – anche quando pranzi, anche quando guardi dalla finestra. 

Quando sei solo, all’ombra della coperta: scopriti integro. 

Astieniti dal male! Così arretreranno le maliziose stelle e avrai sul petto astri speciali. 

Il bene viene su un carro trainato da molti cavalli; la fortuna ti accoglie come una massa di nubi. 

Chi vive nel cuore della silente via non accumula nulla perché tutto possiede. 

*In copertina: un fotogramma da Ashes of Time, film di Wong Kar-wai del 1994

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