L’editoriale al poeta: “E non vantarsene”, la poesia-manifesto di Giancarlo Sissa. Con una modesta proposta: i poeti rinuncino al nome, lascino parlare la poesia, nuda, in mano al lettore. Ammutinamento dell’io
“Morirò come una nuvola, bella, bianca, piena di nulla”: Charles Wright, l’Orfeo con il banjo che scoprì la poesia leggendo Pound a Sirmione
“Ma io non so morire”. L’ingiustificato oblio di Massimo Ferretti, un grande poeta senza padrini e senza patria
“Ho come un’ombra nell’angolo di un occhio”: a vent’anni dall’esordio di Annalisa Teodorani, poetessa in dialetto, nella tradizione di Baldini, Pedretti, Guerra
“Nei miei versi è la mia resurrezione”: se volete essere inondati di luce, leggete l’epistolario tra Christian Tito e Luigi di Ruscio
“A Mosca mi elogiavano per ogni verso che scrivevo”: su Vladislav Chodasevič, il poeta della notte europea, del candore nella tragedia
Peter Hille e Thierry Metz: due santi della poesia
Si scrive per trovare un nome anche all’orrore. Sulla poesia di Hilde Domin, una pietra fredda, bellissima
“Siamo nuvole di probabilità”: sulla poesia di Lucianna Argentino, un canzoniere d’amore in sintonia con Canova
Xi Jinping festeggia la Repubblica Popolare sfoggiando i missili: ma i poeti dove sono? Da Bei Dao a Yang Lian e Can Xue, anche noi dimentichiamo i grandi artisti cinesi (in esilio)
“Io devo consolare e cibarmi dell’altrui pena”. Schianto nella poesia di David Maria Turoldo, il “viandante metafisico”
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