Gianluca Barbera ribadisce: non bisogna vergognarsi, uno scrittore vuole vendere tanti libri e guadagnare il giusto. Davide Brullo rilancia: lo scrittore scrive per qualcuno che vivrà tra mille anni (o che è già morto)
Pagano fino a 5mila euro per pubblicare i propri articoli “scientifici”. Sulla giungla dell’editoria accademica e su un infallibile sistema per fare “carriera” (che fa comodo a tutti)
“Ho sput@@nato i meccanismi dell’editoria. Vanno a caccia di personaggi, non di poeti”: Gabriele Galloni, dopo essersi finto una poetessa e aver avuto diverse importanti proposte di pubblicazione, racconta a Matteo Fais come ha gabbato tutti
“Andare contro lo slam poetry è da reazionari e troppe riviste sono servili alla gerontocrazia poetica”: Gabriella Montanari risponde alle posizioni avanzate da Matteo Fantuzzi
“No, quella su Instagram non è poesia: non si scrive per un pollice alzato, ma per restare. Per questo, leggo Sbarbaro e obbedisco a un vuoto sconosciuto”: dialogo con Matteo Bianchi
“Non invitare Altaforte è un favore fatto a Salvini. Comunque, io sto con la Murgia, il PD dovrebbe arruolarla al posto del Commissario Zingaretti”: parla l’editore Guaraldi, che alla “cultura di destra” ha dedicato un libro pionieristico, 45 anni fa
“L’italiano prosciugaticcio di certi romanzi contemporanei mi lascia perplesso, noi siamo gente folle, è con il Barocco che abbiamo fatto il cu*o al mondo”: dialogo eccentrico con Fabrizio Patriarca
Il mondo dell’editoria italiana è pieno di “cattiveria atroce”, gratuita, inutile, meschina. Forchielli definisce tali imprenditori miserabili disperati, io dico che è bene imitare il Giappone e perseguire l’armonia
“Alcuni pezzi di Montanelli non hanno nulla da invidiare a Truman Capote e chi si scaglia contro Indro, semplicemente, non lo conosce”: Paolo Di Paolo parla del cattivo maestro con Matteo Fais
L’autore che mette il proprio nome in copertina spesso è solo una marca. Anzi, una marchetta. L’opera richiede una dedizione totale, ma oggi vince – lo sapeva già Paul Celan – la loggia dei manager editoriali
150 anni fa, il romanzo più grande di sempre: “Guerra e pace” (appendice sulla crisi devastante che colpì Lev Tolstoj)
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