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“Non dubitare di te stesso”. Su una poesia di Rudyard Kipling

Come non credere al destino, se spesso libri introvabili mi cercano (o, meglio, mi aspettano), trovandomi stupito ed esterrefatto, pronto a sfogliarli e a portarli via con me?

Difatti, poche settimane fa mi è capitato tra le mani, chissà dove, a metà prezzo, un libro del quale non avrei mai detto! Si tratta delle poesie di Rudyard Kipling, pubblicate nell’aprile del 1989 da Mondadori, per la cura di Franco Buffoni.

E, tra queste, ne spicca una che del dubbio ne fa vanto o, per meglio dire, saggezza. Come a dire che se nel mondo non ci ponessimo domande, forse faremmo bene a imparare a farcele. La poesia in questione s’intitola SE…, ed il vecchio proprietario della silloge ha voluto proprio evidenziarla, sicuramente per dare un messaggio al fortunato, futuro, acquirente del suo libro. Non potevo non notarla, tanto ha voluto aprire quelle pagine, magari leggendo e rileggendo chissà quante volte proprio quella poesia.

E manco a farlo apposta, è una poesia che mi è venuta in aiuto nel momento più opportuno, e tutt’ora mi soccorre. Sì perché sono sonnambulo come quel Pasternak annientato dal regime. Sono provato, piuttosto mezzo esaurito, da vari smacchi editoriali, mie scritture infinite, e soprattutto dalla cura imprescindibile ‒ opportuna, quanto snervante ‒ per mia madre.

Ciò nonostante, eccola di nuovo ‒ sempre! ‒ la poesia che salva da qualsiasi circostanza, quasi fosse una preghiera, un offrire non distratto ma circoscritto, certo, per il bene mio, e fors’anche di tutti:

Se riesci a non perdere la testa, quando tutti intorno
La perdono, e se la prendono con te;
Se riesci a non dubitare di te stesso, quando tutti ne dubitano,
Ma anche a cogliere in modo costruttivo i loro dubbi;
Se sai attendere, e non ti stanchi di attendere;
Se sai non ricambiare menzogna con menzogna,
Odio con odio, e tuttavia riesci a non sembrare troppo buono,
E a evitare di far discorsi troppo saggi…

Come fossero questi versi un incoraggiamento piovuto dal cielo; e invece li ha scritti Kipling, un grandissimo scrittore, che non sapevo essere poeta. Ma di quelli, tra l’altro, che insinuano il dubbio, la domanda, per farci sentir vivi, in un mondo che spesso è il contrario di quello che pensavamo fosse.

Dunque, le sue parole corroboranti mi danno forza. E so che, nel tempo, daranno pure buoni frutti; o, almeno, questo spero. Anche se per ora il livore, come un umore ballerino, continua a insinuarsi a tratti nel mio cervello, sbalestrando a volte il cuore.

Eppure:

Se sai piegarti a ricostruire, con gli utensili ormai tutti consunti,
Le cose a cui hai dato la vita, ormai infrante;

Se di tutto ciò che hai vinto sai fare un solo mucchio
E te lo giochi, all’azzardo, un’altra volta,
E se perdi, sai ricominciare
Senza dire una parola di sconfitta;
Se sai forzare cuore, nervi e tendini
Dritti allo scopo, ben oltre la stanchezza,
A tener duro, quando in te nient’altro
Esiste, tranne il comando della Volontà…

Dunque, dal 1895 (l’anno nel quale ha scritto la sua poesia) Kipling oggi parla a me, come a tutto il mondo. Il suo messaggio è inequivocabile, potente: sprona!

Se né amici né nemici riescono a ferirti,
Pur tutti contando per te, ma troppo mai nessuno;
Se riesci a occupare il tempo inesorabile
Dando valore a ogni istante della vita,
Il mondo è tuo, con tutto ciò che ha dentro,
E, ancor più, ragazzo mio, sei Uomo!

Come a dire, che esiste soltanto un azzardo inestinguibile da provare sempre sulla propria pelle, ed è quello di diventare uomo; di comportarsi come un uomo; di essere quell’uomo che febbrilmente cavalca, tentando inutilmente di domare, il minotauro.

Giorgio Anelli

 

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