12 Maggio 2020

“Come le sfingi immense e sole, rivelano sogni infiniti”. Una poesia di Charles Baudelaire, “I gatti”, tradotta da Giorgio Anelli

Nella poesia “I gatti” che ho tradotto ‒ conficcata all’interno di quel folgorante libro che porta il titolo di I fiori del maleCharles Baudelaire ci dà una lezione magistrale su cosa può fare o, meglio, esprimere la potenza di una metafora. Difatti, se a prima vista sembrerebbe che il poeta voglia parlare unicamente del gatto, caro e sempiterno amico di molti cantori; a una lettura più attenta e godibile non sfuggirà che Baudelaire sfrutta la malia del suo linguaggio, per parlarci degli innamorati e degli intellettuali. I quali, parimenti simili a gatti, si fanno moine e ostentano forza tra di loro. S’impossessano della casa, pensando unicamente a se stessi: freddi e impassibili. Amanti del sapere, e di ogni forma di piacere, sono silenziosi e ombrosi. Tanto che l’oscurità, come gl’inferi, li vorrebbero accanto a sé, “se potessero piegarsi come archi”. Come i gatti ‒ gli amanti e i poeti, simili a sfingi ‒ non possono far altro che atteggiarsi, immersi in vorticose solitudini e sogni senza fine. Essi creano, inebriati e storditi dall’amore e dalla conoscenza, tanto che i loro occhi rilucono mistici d’un ordito aureo. (Giorgio Anelli)

*

I gatti

Gli amanti infuocati e i saggi intransigenti
Amano parimenti, nel pieno della vita,
I gatti dolci e vigorosi, gloria della casa,
Che come loro sono insensibili e indolenti.

Affezionati alla scienza come alla sensualità,
Setacciano il silenzio e le spaventose tenebre;
L’Erebo li avrebbe assoldati quali becchini,
Se potessero trasformare il loro orgoglio.

Si atteggiano a nobili pose
Come le sfingi immense e sole,
Che rivelano sogni infiniti;

I lombi fertili sono ebbri di scintille magiche,
E delle trame d’oro, simili a sabbia fine,
Risplendono vagamente le loro mistiche pupille.

Charles Baudelaire

*traduzione di Giorgio Anelli

 

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