“C’è una vita, c’è la firma
della pietra sulla tempia,
c’è la tempia, c’è la forma
della testa: madre Roma
– c’è la Storia che divora
una storia: un’altra storia”
da una visione di Fabrizia Sabbatini e Edoardo Piazza
Il mistero propriamente detto non appartiene alle persone scomparse. Il mistero è che le persone compaiano alla vita. Leggendo Patrick Modiano ci si fanno i conti; lo sparire anzi è un aiuto, una sollecitazione insperata, per essere costretti a ragionarci su: perché le persone compaiono nella nostra vita, così come noi compariamo nella loro e nella nostra allo stesso modo?
Occorre decidere se sia corretto parlare di nuovo-romanzo-di-Patrick-Modiano parlando di Inchiostro simpatico, per Einaudi, nella traduzione di Emanuelle Caillat: ha un nome, la traduttrice, che si presta benissimo per apparire anche all’interno di una delle storie di Modiano e non solo sul frontespizio, un’apparizione fugace, un nome perfetto per figurare in uno degli appunti non-parlanti ritrovati sull’agenda di Noëlle Lefebvre.
Il cacciatore e la cacciata, questa volta (anche questa volta?) sono Jean e Noëlle. Una caccia lentissima, durata decenni, senza apparenti spargimenti di sangue o atti violenti, senza concitazioni, più che una caccia un’ossessione perché senza un’ossessione che la faccia formicolare la vita rischia di diventare troppo alla svelta una morta appendice: “Temo che questa ricerca dia l’impressione che io le abbia dedicato molto tempo – già quasi ottanta pagine –, ma non è esatto.”
Un romanzo nuovo perché cronologicamente successivo ai precedenti, secondo un ordine di stampa, ma basterà dire che nel romanzo appare Roma – la città che tutto conserva – per dire che non è un altro dei romanzi parigini di Modiano, di quella Parigi che evapora, in cui è così facile perdersi, dimenticarsi, incontrarsi per caso una volta e mai più?
Basta cambiare gli indirizzi e i nomi dei personaggi – sempre sfuggenti, sempre fumosi, anonimi fino a diventare inquietanti, minacciosi araldi dell’insignificanza di tutti – e appena appena la trama debole delle relazioni occasionali per aver scritto un romanzo nuovo? Nei romanzi di Modiano succede sempre così poco, qualcuno sparisce e le indagini, del tutto a titolo personale di chi se le narra, non fanno che allargare il vuoto che lascia, gli indizi semmai depistano, le piccole ricerche portano lontano, provocano altre imprevedibili collisioni minime che a loro volta genereranno chissà quale altre insondabili sparizioni, ma questa volta in Inchiostrosimpatico succede anche meno. È proprio il caso di dire che non è successo niente di che, e il mistero diventa ancora più mostruoso: come si fa a vivere la vita che è un niente di che?
La formula della salvezza cioè la possibilità di un senso da dare alle cose per Modiano sta non nel segno lasciato ma in tutto il vuoto che per fortuna lo circonda: “Ma per quanto tu possa scrutare con la lente d’ingrandimento i particolari di una vita, vi rimarranno per sempre segreti e punti di fuga. E ciò mi sembrava il contrario della morte.” Che gran dono ci fa chi sparisce lasciandoci così la possibilità di ricercarlo e perché accontentarsi di un Santo Graal o nientedimeno del Tempo Perduto quando si può andare alla ricerca di Noëlle? Chi vuoi che si metta alla ricerca di Noëlle se non tu? Quando sparisce una Noëlle, una donna che non è la Donna ma proprio soltanto lei, Noëlle, in quanti vuoi che si mettano sulle sue tracce? Gli amici e gli amanti si arrenderanno per primi, poi lentamente anche i genitori, se Modiano gliene ha dati e quasi mai gliene dà; si arrendono pure i figli, e qualche volta Modiano gliene ha dati. Chi resta a cercare Noëlle, Noëlle che neanche sapeva qualcuno la stesse ricercando, che qualcuno abbia continuato a cercarla (certo, blandamente ma non per questo meno ossessivamente) attraverso i decenni e i paesi e i cataloghi fotografici, se non Jean al quale bastò avvertire il fantasma di un ricordo sepolto e probabilmente fantastico sentendo il suono di quel nome, Noëlle Lefebvre?
Il suono del nome basta di per sé ad aizzare la ricerca: il Santo Graal è per tutti, Noëlle Lefebvre è soltanto per Jean. Leggi Inchiostro simpatico di Modiano e aspetti che l’oblio faccia un passo indietro perché riemerga il nome della Noëlle Lefebvre della tua di vita: “Oppure accadrà in modo naturale, tutto diventerà leggibile da un giorno all’altro. Basta lasciare scorrere il tempo.”
Io l’indizio sulla mia Noëlle l’ho ritrovato nella descrizione di Sancho Lefebvre – Modiano non ha mai più di un dettaglio o due per i suoi protagonisti inconsapevoli, per i suoi protagonisti che alle volte non occupano più di una pagina, un paragrafo, una frase – poiché non sapevo che il diastema, la distanza tra due denti vicini, fosse chiamato anche denti della fortuna: è un modo di dire m’è sembrato di capire proprio della lingua francese: dents du bonheur. La Noëlle cercata e trovata della mia vita ha i dents du bonheur e per scoprirlo dovevo leggere Inchiostro simpatico: adesso la sua bocca ha un affascinante tocco di Modiano, gliel’ho ritrovata uguale e diversa, e si sa cos’è la bocca per chi la ama: è più che Roma, è Parigi.
D’accordo, e la novità? Scrive Patrick-Jean-Modiano “Secondo il motore di ricerca, in Francia ci sarebbero diverse Noëlle Lefebvre, ma nessuna corrisponde a quella che riceveva le lettere al fermoposta. Meglio così, altrimenti non ci sarebbe più motivo di scrivere un libro. Basterebbe ricopiare le frasi che compaiono sullo schermo, senza fare nessuno sforzo di immaginazione.” Lasciamo alla contemporaneità la frenesia di registrare, catalogare, fissare mortiferamente ogni cosa, lasciamole la sua ansia di totalità, le nevrosi che s’architetta per rimuovere il terrore si risappia la sua impotenza di fondo. Per continuare a perdere e a perdersi c’è la letteratura, per ricordarci in tutta simpatia che la vita sta più in quello che ti lascia sconsideratamente andare che in quello che ti avvinghia paurosamente a sé.