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Fate l’amore e andate a farvi fo**ere. 24 tesi sul Misantropocene

Ho comprato una poesia a tre euro. Me la sono fatta spedire e la spedizione è costata altri due euro, complessivamente l’ho pagata cinque euro. La poesia è #Misantropocene. 24 tesi, dei poeti Joshua Clover e Juliana Spahr, nella traduzione di Lorenzo Mari, stampata da Modo Infoshop. Sono fiero, fierissimo, di aver comprato questa poesia, della sua traduzione, della sua edizione: un librino stampato, non so se del tutto confezionato a mano, ne ha tutte le caratteristiche. La mia copia, della collona fotocopie, è la ventinovesima.

Leggerlo m’ha messo voglia di fare qualcosa di funesiano, di commentare il testo con un testo non dico altrettanto esteso – e non sarebbe difficile, si tratta di ventiquattro paragrafi più o meno brevi – ma replicandone la formula. Per corrispondergli. Ho ricevuto #Misantropocene. 24 tesi in una piccola busta da lettere color acquamarina. Vado dietro alla voglia di replicare alla lettera con una lettera, come accade tra chi si ama al punto da volersi mandare parole a busta chiusa, come proiettili da far fiorire in vaso.

Ecco le mie ventiquattro valutazioni sulle ventiquattro tesi di Joshua Clover e Juliana Spahr.

Prima valutazione. In cima a tutto i due poeti ci mandano tutti a farci fottere. Mi sembra bellissimo. È un inno all’amore.

Seconda. A me non piaceva essere Saffo dai capelli viola e dal sorriso di miele ma dopo aver letto di Saffo dai capelli viola e dal sorriso di miele voglio essere Saffo anche io e cantare le lodi di Anattoria ma solo se Anattoria ha i capelli acquamarina e il sorriso di mirtillo

Terza. In una poesia in un librino così piccolo non può mancare una nave di stazza Malaccamax. Misantropocene malaccamaxiano.

Quarta. Parlare di felicità all’interno del misantropocene, come una nave di stazza Malaccamax in una boccia di pesci acquamarina. Per farla esplodere dal di dentro.

Quinta. La malinconia occidentale non è il misantropocene ma sono dell’idea che non parleremmo di misantropocene se non ci fosse la malinconia occidentale: se non ci fosse la malinconia occidentale non avrei speso cinque euro per una poesia sul misantropocene, felice di leggerla.

Sesta. “Una fontana di cesio freddo nelle profondità della terra.” A cold caesium fountain deep underground. Una poesia, come è una poesia il Nobel alla fisica al fisico teorico Giorgio Parisi affascinato dalla bellezza della complessità, affascinante come le bilance atomiche.

Settima. Nessuno parlava di antropocene poi d’un tratto tutti parlano di antropocene. Matteo Meschiari durante un incontro alla libreria La confraternità dell’uva, io l’ho guardato su YouTube, vado a memoria, ha detto che l’antropocene è il giardino del vicino in fiamme. Il misantropocene sei tu che vedi il giardino del vicino andare in fiamme e t’addolori perché ti manca un’amaca nel tuo di giardino, non tanto per goderti lo spettacolo della casa del vicino ridotta in cenere, è che ti sembrava un sogno avere un giardino, io non ho un giardino, nel mio monolocale e mezzo ho a stento un balconcino di ringhiera, ma il sogno di avere un giardino diventa immediatamente un incubo se non hai un’amaca e se dal vicino arriva puzza di combustione, di ustione, di troppi fumi acri.

Ottava. Joshua Clover & Juliana Spahr mandano a farsi fottere tutti coloro che vivono “nei condomini con un nome di giardino”. Chi altri? Quelli che vivono nei boschi verticali? Nelle piscine oblique? Nei sotterranei all’ultimo piano?

Nona. #Misantropocene. 24 tesi mi diverte molto. Mi piace la sua grinta iconoclasta. Mi piace non avere nulla contro gli abitanti di Passy ma mandare anche loro al Paese dove se ci vai ti Fottono. Adesso voglio a ogni costo avere un banjo rock. Per Clover e Spahr il banjo rock deve avere lo stesso ascendente che su di me ha avuto la lettera acquamarina.

Decima. Una prece per il topo saltatore del New Mexico. Mi fa simpatia ma non la simpatia che mi fa il geomide di yelm. Non potrei resistere all’estinzione del geomide di yelm. Passi il topo saltatore ma il geomide di yelm no, lui no. Il culmine del misantropocene sarà l’estinzone del geomide di yelm.

Undicesima. Nella poesia non manca l’autoriflessione: Clover & Spahr (ma cosa ha scritto Clover? Cosa Spahr? Dodici tesi ciascheduno?) criticano la loro stessa posizione, la loro stessa invettiva, la velleità dello sfanculatore, l’atto declamatorio e dopante della poesia che ricorre al dada di un banjo rock. Aggredire chi ricorre al pronome indefinito ciascheduno è consentito. #Misantropocene. 24 tesi è dada e punk.

Dodicesima. Cioè: Twelfth of all. L’antropocene è di tutti. Il misantropocene per chi se la passa peggio degli altri.

Di #Misantropocene. 24 tesi c’è stato un primo reading. Era il 13 giugno del 2014. Al reading parteciparono Ben, Natalie, Andrew, Juliana, Brian, Wendy, Joshua, Jeune e Ali, da qualche parte a Oakland, California. E questa era la tredicesima valutazione delle ventriquattro tesi misantropoceniche.

Quattordicesima. Joshua Clover e Juliana Spahr sentono il meritorio bisogno all’interno del loro componimento poetico di mandare al Paese dove se ci vai ti Fottono l’omofobia per chi la prova verso il banjo rock e/o una lettera acquamarina.

Numero quindici. Dove ci sono le “favelas studentesche”. Dove i migranti economici battono da sempre sul tempo i migranti climatici. Si può provare a dire il misantropocene con la foto dell’agente di polizia statunitense a cavallo che aggredisce un migrante haitiano per impedirgli di entrare negli Stati Uniti e il migrante haitiano ha una sportina per mano, le sportine contengono cibarie in vaschette d’alluminio. Due sportine acquamarina. Il misantropocene nel lavoro giornalistico di Nello Scavo.

Numero sedici. Clover & Spahr lamentano che non è più come quando gli studenti erano solo quello, studenti, e i lavoratori solo quello, lavoratori, ma dei miei nipoti c’è chi sia lavora sia studia ed è molto stanco, e scontento, ma più felice di quanto sappia di essere felice, e c’è chi non lavora e non studia e crede la vita sarebbe bella se si potesse fare a meno per sempre dello studio e del lavoro e, a dirla tutta, mi sembra felice altrettanto.

Diciassettesima. Questa tesi era intraducibile e infatti Lorenzo Mari ha dovuto inserire una nota per provare a renderne il senso. La malinconia occidentale proviene dai muri linguistici quando nessuno si preoccupa di buttarli giù.

Diciottesima. È la tesi più lunga. Appaiono i geomidi di yelm. Il contrario del misantropocene sono i geomidi di yelm.

Forse è la diciannovesima la tesi più lunga, non la diciottesima.  Vi appare una galleria d’arte sobriamente illuminata di Zurigo ma quello che io non mi spiego è il passaggio “l’ultimo anno o due sono stati caratterizzati dall’impossiiblità delle persone di stare insieme nella stessa stanza che ti andassero a genio o no” perciò mi aspetto che #Misantropocene. 24 tesi sia stata letta una prima volta nel 2014 ma poi riscritta, aggiornata, altrimenti nel 2013 e forse anche nel 2012 a Oakland, California, era già successo un lockdown di cui non ci eravamo accorti e questo è il problema della diciannovesiva valutazione sulle ventiquattro tesi sul Misantropocene.

Ventesima. Gridare guerra al misantropocene, ah che liberazione. Anche solo gridare va bene.

Numero ventuno. La ventunesima tesi mi fa pensare a Apocalisse nel deserto (Lektionen in Finsternis) del 1992, di Werner Herzog.  In Sentieri nel ghiaccio, del 1974, nel suo taccuino mistico di cammino a piedi fino a Parigi, Herzog scrive: “Una gran beatitudine si diffonde e dalla beatitudine si genera ora una cosa mostruosa.” È la descrizione del mio sentire leggendo #Misantropocene. 24 tesi

Numero ventidue. Per sabotare il misantroponece bisogna fare l’amore nelle cabine elettriche o con le cabine elettriche.

Numero ventitré. Il misantropocene finirà quando per ricevere poesia in carta da lettere acquamarina non ci sarà bisogno di pagare qualcuno perché te la spedisca. Quando il Nobel della letteratura a Gurnah non farà dire “E a Kundera? E a McCarthy? E al mio scrittore preferito?” ma farà dire “E a Anattoria?”.

Ventiquattresima. Come riportato da Lorenzo Mari a conclusione dei suoi tre consigli in apertura di traduzione, il testo originale di #Misanthropocene. 24 Theses può essere scaricato gratuitamente a questo sito.

Antonio Coda 

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