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Le Carré difeso dai suoi accusatori. L’ex agente-scrittore non perde smalto

“Penso che un metro di misura valido potrebbe essere questo: a che cosa saremmo disposti a rinunciare?” riprese Helen. “Per esempio, sarei disposta a rinunciare a Shamus? E tu, saresti disposto a rinunciare alla giumenta reale e ai due rampolli? Perché vedi, Cassidy, noi, facendo questi discorsi, mettiamo sullo stesso piano amore e disastro.”

Questo loop da anni Settanta che si presenta come un dialogato femminile appartiene a una pagina di mezzo di un libro di le Carré in cui non si parla di spionaggio, nessun personaggio è coinvolto nei Servizi segreti o scoperti, e soprattutto emerge l’autore David Cornwell. Il titolo non tragga in inganno: Ingenuo e sentimentale amante è una sperequazione schilleriana, un indebito compromesso dove la poesia antica (ingenua) di le Carrè cessa di essere spionistica e il gergo in forza di questa defaillance stilistica protratta per quattrocento pagine si fa sentimentale e moderno, di marca insomma libera da curricula pregressi nel Foreign Office.

Ingenuo e sentimentale amante (1971) chiude la serie dei romanzi brevi, estrosi, introflessi del primo le Carré segnando lo stigma periodizzante dei quarant’anni anagrafici: divorzio, matrimonio con l’editor e seconda vita con annessa, nuova produzione torrentizia. Dopo Ingenuo e sentimentale amante, effettivamente, inizia il vero e proprio ciclo di Smiley. Tradotto in termini paritetici per i dottori (di qualsiasi corso di laurea) italiani che leggono Montalbano e trovano negli arancini, o nelle arancine che siano: il ciclo di Smiley è l’analogo, per l’inglese che ha perso l’Impero negli anni Settanta, di quel senso di vita ‘segreta’ italiana, del suo ritmo inevitabilmente lento, collassato in andropausa da certezze vista mare con chiacchierate al telefono con Livia. Ma le Carré è tautologicamente le Carré perché dietro di sé ha l’Impero, ha una manciata d’anni di Servizio prima all’MI6 – esteri – e poi all’MI5 – interni londinesi. Di qui la supremazia dei libri che resistono, e non ne abbia a male Sellerio che mantiente comunque un primatuccio estetico per copertina e filigrana di carta rispetto ai libri di le Carrè stampati in UK dai suoi editori originali.

Ora, scansato l’equivoco, è il momento di tornare su le Carré per una serie di coincidenze dovute a commemorazioni e periodiche folgorazioni di critici colpiti sulla via della Casa Bianca dal feroce antiamericanismo dell’ultimo le Carré: quello che post-1989, ecco una data durevole, si scaglia contro la concezione unica, monifisita per intenti pervasivi, direi, degli Stati Uniti rimasti appunto padroni del mondo. Fine del gioco con gli amichetti del KGB, e allora che senso ha continuare a scrivere di Smiley?

Le Carré chiaramente ha dovuto cambiar pelle dopo il 1989, ha cessato di sviscerare Smiley – una delle sue proiezioni nel prospetto del capo anziano dei Servizi, appassionato di letteratura tedesca, la stessa che John studiò nel college prima di esser precettato a qualche party d’ambasciata – e si è rimesso con più distacco e minor riserbo a parlare di suo padre, di quel Ronnie che l’ha reso quel che era: uno spione.

Ronnie era mercante d’armi tra Panama e il Regno Unito negli anni Quaranta. Un corsaro rivierasco elevato al cubo, con in più quel tanto di charme dovuto all’estrazione dai ceti mediobassi. Le Carré ne ha parlato con il giusto tono in un’articolessa uscita più di vent’anni fa sul New Yorker e tradotta anche in italiano in un libretto che porta in copertina Ronnie, mio padre. Il pezzo originale suonava Al tribunale di Ronnie e ha passaggi eloquenti:

How I got out from under Ronnie, if I ever did, is the story of my life. Falling out of love with your father is like falling out of love with anyone else. The body count just gets too high. There was Sir Eric, there were more Sir Erics. There was Ronnie’s own family, who, after his father’s death, he robbed rotten. There was Sherborne, and a lot of spotty adolescence and moral posturing—my own—and being told by my deeply religious housemaster that I had to choose between God and the Devil. (For Devil, read Ronnie.) To swing my vote he steered me toward a whispering Anglican Franciscan monk called Algy, whose mission was to win public-school souls for the monastic life. In my recollection, Algy is the Christian equivalent of the secret Communist recruiters who threw their net over the likes of Kim Philby in the thirties.

C’è della musica che va persa: Come mi sono liberato da Ronnie, se mai vi sono riuscito, è la storia della mia vita. Disamorarsi dal proprio padre è come disamorarsi in ogni altra occasione. Il conto da pagare al corpo è semplicemente troppo salato. Fu la volta di Sir Eric, fu la volta di innumerevoli Sir Eric. Fu la volta della famiglia di Ronnie che, dopo la morte di suo padre, divenne un ladruncolo. Fu la volta di Sherborne, di un’adolescenza maculata da posture morali – la mia adolescenza – e fu l’ora in cui mi fu detto dai miei assai devoti insegnanti che dovevo scegliere tra Dio e il Diavolo. (Con Diavolo, si legga Ronnie). Lui per influenzare la mia scelta mi fece deviare verso un monaco francescano anglicano dalla voce fioca, di nome Algy, la cui missione fu di farmi preferire la vita monastica a quella delle scuole di eccellenza. Nel mio ricordo, Algy è l’equivalente cristiano dei reclutatori comunisti che gettavano la loro rete su gente come Kim Philby negli anni Trenta.

Sono righe degne di attenzione: il padre affiliato ai comunisti (quanti ricordi di lui trovò nei fascicoli della Stasi John, negli anni Novanta, mentre su di sé che spione lo era per mestiere c’era una pagina sola); il padre che lo incanala verso il sacerdozio senza riuscirvi; il padre, infine, paragonato ai professori comunisti che circuirono John negli anni universitari, anche loro senza esito.

Pagine rese sempre in modo azzoppato da una resa in italiano dei libri di le Carré: pazienza. Vien solo da sorridere allora leggendo che anche gli anglofoni prendono svarioni e si mostrano capaci di scrivere articoli sul The cooling of le Carré in cui tutto si dice meno la cosa che interessa – quanta malizia – e cioè che The Cooling è una bozza di romanzo rinvenuta un mesetto fa e che uscirà a breve, postumo.

Ma il riso grosso è semmai trovare su giornali marcatamente rossicci come il fatto elogi di saggi (non romanzi: proprio saggi) sulla figura di Smiley accostata, senti senti, a le Carré che in quanto autore si sarebbe rifugiato nell’ombra romanzesca del protagonista di molti suoi romanzi. Che dire: pensare che il saggio porta la benedizione di Massolo che risulta essere una delle teste d’uovo della vecchia ‘agenzia’, come la si chiama grazie a D’Alema. Così va sempre, pur di gettar fango sui Servizi inglesi. Si mette la penna in mano al secondo ‘giornalista’ che capita di incrociare, se è ‘autore televisivo’ meglio ancora – e si esaurisce il giochino.

Peccato. Sorry, John.

Eri capace di passaggi ignoti alla critica:

All’improvviso Cassidy ebbe coscienza, per quanto vaga, di un profondo bisogno di protezione. Helen parlava di quel disastro come un bambino avrebbe potuto parlare di economia mondiale; e infatti gli dava un senso di pace che era come un armistizio dopo una lunga guerra. Intuiva in lei, pur non riuscendo ancora a toccarla con mano, una capacità di sincera solidarità che fino a quel momento, nelle sue isolate peregrinazioni, che erano state un lungo tentativo di vivere da solo, gli era parsa impossibile.

Helen gli sorrideva e Cassidy seppe che anche lui sorrideva. E guardandola si rese conto che a essere un disastro era il passato, non il futuro: e gli parve di vedere le vuote città autunnali, i cupi magazzini, le strade deserte davanti al cofano dell’automobile, e si rese conto che erano null’altro che luoghi in cui invano aveva cercato Helen.

“Ti amo” disse Cassidy.

“Magnifico” fece Helen concisa. “I miei sentimenti per te sono gli stessi”

Ricordarsi che entrambe le figure a dialogo parlano da sposate con terzi e quarti non presenti; e che non è poi da spendere la parola “spionaggio” per scrivere un romanzo sul tradimento.

Andrea Bianchi

 

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