02 Dicembre 2020

Tra le nuvole, con Constable

A volte le cose meritano una sepoltura secolare – lo spazio di una vita umana è misero per soppesare l’arte.

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La scoperta. “Quattro disegni finora sconosciuti di John Constable erano nascosti in un groviglio di lettere, poesie, indovinelli e fiori essiccati che costituivano un album di famiglia realizzato alla fine del XVIII secolo”. L’album è aggraziato: in copertina ci sono scene buffe – preludio al ‘fumetto’ – di uomini a cavallo.

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Che bella la tradizione degli “album di famiglia”, specie di antro dei segreti, la geologia di una stirpe, diario d’ozio, di festa, di scherzo. L’astuccio che mostra scheletri, promesse sospese, baci in forma di fiore. Una famiglia, forse, esiste proprio in virtù dell’album – i legami, si sa, esistono per essere slogati, slegati. Sotheby’s manda all’asta l’album con un prezzo di partenza di 24mila sterline. Per un paio di secoli quello è stato l’album della famiglia Mason di Colchester – botola dei ricordi, trabocchetto, wunderkammer. Qualcosa di spudorato lo disincastra dagli anni.

L’album di famiglia dove per due secoli sono rimasti nascosti schizzi e disegni di John Constable

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John Constable, riassunto per tutti, è tra i massimi artisti inglesi di sempre, “con William Turner, il maggior paesista” (questa è la Treccani): nato nel Suffolk, nel 1776, figlio di un mercante di cereali, muore a Londra, nel 1837. Alieno – per i carati del carattere – alla fama, fece scalpore, dal 1824, a Parigi: ispirò, per il talento con cui dava vita agli alberi, ai fiumi, all’abulia del vento, Géricault e Delacroix, che lo imitarono.

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Gli esperti dicono che i disegni ritrovati di Constable poco ci dicono del suo talento: il più bello è l’inchiostro di un deserted cottage, del 1797. I disegni, cioè, appartengono al giovane Constable, non ancora educato dalla Royal Academy, realizzati nelle pause dal lavoro al mulino. Proprio per quello, però, hanno un vigore più ingenuo e vivo: vi trascolora la vita, bionda. In Constable – lo dicono gli studiosi d’arte – resiste sempre una distanza tra i disegni e gli schizzi, più potenti, sperimentali, imbizzarriti, e la virtù pittorica, cauta, chiara, appagata.

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Credo che il 1822 sia l’anno cardine della pittura inglese. Per un anno, a Hampstead, Constable si dedica ai “Cloud Study”. Disegna le nuvole. L’anno prima lo seducevano i cieli. I grandi artisti hanno l’ossessione per i fenomeni atmosferici: vogliono bloccare il mutamento. La pioggia, il mare, la neve. Le nuvole. Scoprire il punto segreto in cui tutto è immoto, eterno; avere uno scampolo di mondo per sé. Le nuvole riproducono lo svolgimento e il crollo delle civiltà: torri che si distruggono, città in assedio – mimano le montagne e gli incendi. A volte appaiono in forma di drago – altre in branco di cani. C’è chi vi vede il suggerimento di un amore – chi il profilo fluviale di sé. Le nuvole annuvolano specchi – e castelli in aria. Constable era affascinato dall’inconsistente, dall’ineffabile; il 7 ottobre del 1822 il pittore dichiara a un amico, “ho realizzato circa 50 studi accurati di cieli piuttosto ampi”. I cieli tolerably large: qual è la “tolleranza” del cielo? E l’intollerabile? Naturalmente, il cielo si può solo studiare: Constable tiene per sé il genio delle nubi, “Nessuno degli studi realizzati tra il 1821 e il 1822 è usato in un dipinto compiuto”, ci avvisa la Tate.

John Constable, Rainstorm over the Sea, 1824-28

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Forse disegna le nuvole perché il quadro sparisca – perché lui, il pittore, si frastagli in boato.

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“Alzandomi ho visto un lungo sottile dritto fiume di nuvole bianche e opache le quali rotolavano giù lungo il letto del Clwyd da dove potevo seguire con lo sguardo la valle giù fino al mare, alte forse due volte il campanile del duomo. Il loro profilo saliva e ricadeva regolarmente in gronde basse e poco profonde o rigonfi simili ai nodi teneri di un bambù”. Nei suoi diari il poeta Gerard Manley Hopkins descrive di continuo le nuvole: “Estratti sulle nuvole” è il titolo dato a quei taccuini nell’edizione Guanda delle Poesie e prose scelte. Hopkins fa con il linguaggio ciò che Constable fa con il pennello; anche le poesie di GMH, in effetti, restano allo stadio di studi, di schizzi, di brutali disegni, saranno scoperte dopo la sua morte. Alcune cose, le grandi, hanno bisogno del credito del tempo, della scomparsa del creatore, per accadere – così le nuvole, che sembrano fugaci, rivelano la il loro corpo, forse, dopo secoli. Sono come la scrittura cifrata di Dio. (d.b.)  

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