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Il pallonetto/ Signore & signori, è il giorno di Antonio Conte. Audace, camaleontico, ambizioso fino all’infingardo. Duttile. Come l’acqua

Tutto ritorna immancabilmente a sé: il tempo, le cose, le persone.

E se è vero che l’acqua ha forma – la forma del contenente – ed è la più potente delle sostanze, in quanto più adattabile, allora ci sono un paio di squadre che dovrebbe iniziare a temere l’eterno ritorno del (ex) capitano Antonio Conte.

Uomo tenace, audace, ambizioso fino all’infingardo. Camaleontico, duttile e resiliente, adattabile – appunto come l’acqua –: tutte dimostrazioni della sua infinita forza.

È passato da una sponda all’altra non senza strascichi. Ma si sa, nel tempo delle bandiere ammainate, la sceneggiata lascia il posto alla scena: il palcoscenico esige la divorazione del tutto e caga non più personaggi d’Autore ma uomini da battuta pronta, centometristi dal fiato corto, dal vocio tracotante. Lo spettacolo esige questo, che non è arte – ovvero l’abilità a togliere, a persuadere, ad attendere e colpire –; lo spettacolo esige colpi di scena subitanei, impetuosi, brucianti. Lo stimolo del ventre, più che dell’intelletto.

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Nella sua regolarità dominante, sfamiamo ancora lo stomaco ingordo di Trimalcione, per il divin volere di Petronio. Osserviamo la regolarità dominante dell’Inter, che si mangia il Milan come una zuppetta autunnale (quello stesso Milano che ne prenderebbe 3 pure dal vicino di casa, e di cuore, Monza), la regolarità dominante di Ciro Immobile, mentre tutti, o quasi, si chiedono quando lo spirito dell’eterno prenderà vita nella Juve di Sarri.

Lui, Maurizio Sarri, altra bomba da bomboniere e santini, saltato da Napoli, dove è nato e dove si è realizzato come uomo, alla Juve passando per la Londra bene del West Side, continua ad affermare che non vi sarà il Napoli di Sarri nella Juve, che non ci sarà questa volta nessun eterno ritorno dell’eguale. Chi è, dunque, costui, che nega la necessità storica, che nega le regole del cosmo?

Un folle. O una divinità. Se divinità sarà, di certo non era immaginabile che si manifestasse in tuta e sigaretta. Se divinità sarà, attenderemo ancora il ritorno – questa volta sportivo – dell’iconoclastia.

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Forse sarà pure vero, e lui non sarà né divino né manico, o li sarà entrambi: per ora, però, vincere con un gol di scarto, in casa, contro il Verona, è poca cosa. Speriamo, per la vivacità del campionato, che stia togliendo, persuadendo, attendendo per colpire, come un cazzotto di Montale, come un fermo immagine rosso di sangue di Scorsese, come un fendente di Leonida.

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Quando ricevette la domanda su Marotta, appena passato all’Inter, Nedved rispose secco “non è mai stato un vero juventino”. E se questo può passare a livello di dirigenti, la questione diventa fangosa in merito a chi la maglia l’ha indossata per segnare ed esultare.

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Efialte di Trachis voleva combattere. I suoi commilitoni non glielo permisero. Lui andò dal nemico, l’esotica e inavvicinabile Persia. Si accasciò, si inginocchiò, convertì la sua lealtà per un grammo di visibilità, per un poco di spettacolo. Cambiò lingua, bandiera, branco, sangue. Gli inarrivabili Spartani soffrirono, in 300 perirono. Erano più forti e furono sconfitti da un traditore. Efialte sconfisse Leonida. I nuovi venuti, quelli dell’Est (ma non era la Cina), assaggiarono l’Occidente.

Sembra che tutto ritorni, ancora. Con iraconda, funesta, monolitica tragicità.

Godiamoci uno dei drammi più tesi del panorama. Ci sarà molto sangue.

Jonathan Grassi

*Qui ascoltate le parole di Conte dopo il derby; su Sky Sport le ultime novità sul campionato italiano di calcio

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