14 Novembre 2024

“In che concetto Dio tiene i poveri pazzi?”: Alda Merini, Varese e un libro da dedicare alla mamma

Quando sono solo e/o triste mi rifugio spesso nella città giardino. Questo è il soprannome che prende Varese, ma non starò certo qui a spiegarvi il perché del nomignolo.

Ha più importanza ‒ piuttosto ‒ forse dire che Varese è stata un tempo lo scenario ideale ‒ meglio sarebbe dire: la metafora ‒ per un racconto scritto a quattro mani insieme a Sandro Bonvissuto. Ma anche di questo non darò ulteriore notizia, e nemmeno il titolo del racconto.

A me interessa, casomai, sottolineare l’effetto benefico che ha questa città nei miei confronti.

In più occasioni, difatti, alcune città assurgono a culla, epicentro dell’anima, luogo di conforto. Dove altri trovano smarrimento e confusione, alcuni ritrovano ristoro. Non so dirvi il perché, ma tant’è.

Così m’imbatto in libri nuovi a poco prezzo: uno tra gli altri: L’altra verità. Diario di una diversa, di Alda Merini; pubblicava Scheiwiller. Ne cito uno stralcio:

“Un giorno in giardino incontrai un prete. Ero sola e gli chiesi in che concetto Dio tenesse i poveri pazzi.

«Mah» rispose quello, «che volete, figliola. I pazzi non sono responsabili».

«Mah», proseguii io, «se Dio ha dato il libero arbitrio perché scegliessimo il bene ed il male, perché ce l’ha tolto con la pazzia?».

Il prete rimase confuso e se ne andò borbottando, ma a me quel concetto mi rodeva dentro: perché un folle non può più essere padrone della sua volontà?

Mi chetavo solo quando pensavo a quanto fossi ignorante su questa materiaˮ.

Se sono solo, è perché riconosco la mia condizione di poeta e il destino che ne consegue. Se sono triste, invece, è perché vedo mia madre combattere forse l’ultima partita. Tuttavia, lei ancora m’insegna con l’esempio a lottare, a lottare, lottare.

Ma non sono solo brutte notizie, le mie. Pochi giorni fa mi hanno avvisato che il libro che ho curato su Cristina Campo, è stato tradotto in Francia. L’ho detto a mia madre, che ha avuto quasi un sussulto di gioia e orgoglio. Le ho fatto vedere sul telefono la splendida copertina che fa risaltare ancor di più il pregio di questo libro…

Sarò forse un pazzo: irresponsabilmente, ora, dedico il libro delle “Ottanta poetesse per Cristina Campoˮ, tradotto in Francia, alla mia cara mamma.

Giorgio Anelli

Gruppo MAGOG