18 Settembre 2026

Interrogando il cielo. Quando la musica è la lingua degli dèi 

La gran cassa in fondo che batte come i morti batterebbero alle porte delle case dei vivi negli inverni senza luce nel cielo, quando anche la luna è nera. Poi la suona, un sorna, un antico strumento a fiato cinese a doppia ancia, che implora il cielo. Una preghiera disperata. Terrore e furore. L’orchestra è un organismo unico, respira allo stesso ritmo, una precisione tale che amplifica tutte le vibrazioni che si spandono nella sala, rimbalzando di fila in fila. 

Questioning the Sky è lo splendido pezzo del giovane compositore cinese Li Shaosheng che è stato interpretato magnificamente dalla orchestra Wuxi Symphony Orchestra qualche domenica fa, il 23 agosto, a Forlì, dentro al Duomo. Diretta dal Maestro Daye Lin, con il tenore Xue Haoyin e alla suona la virtuosa Zhang Qianyuan. Il tutto è stato possibile dall’organizzazione di Emilia Romagna Festival, nello specifico grazie alla figura del Maestro Massimo Mercelli, presidente e direttore artistico di ERF. 

Questioning the Sky è stravolgente, ogni parte dell’orchestra ha un compito preciso e assoluto, potrebbero essere divisi e resi autonomi ma uniti formano un corpo che si espande, la musica ha tentacoli lunghissimi e invisibili, vi incatenano. Questa orchestra quando suona il pezzo è come un mostro dalla cui gola escono molte voci, la moltitudine della personalità di un individuo che prende spazio, ogni gradazione di disperazione per ogni strumento. I musicisti sono impassibili, perfetti. La vibrazione prodotta dagli strumenti si allarga e vi entra nel corpo. Sarete invasi da questa supplica al cielo. Da una domanda urlata fino allo stremo a un Dio che non sappiamo se esiste oltre le nuvole, se ci ascolta, se nel dolore rimane solo il suicidio come fine definitiva oppure neanche la morte smette l’esistenza. Se dopo il trapasso ritornassimo di nuovo in una ruota che schiaccia e cigola? 

Ero in seconda fila e la voce della suona mi ha trascinato completamente per terra, mi sono ritrovata liquida come un lago che ha rotto gli argini e si disfa in tutta la campagna attorno. Quando il pezzo è finito mi sono girata verso gli altri spettatori perché appena il direttore ha chiuso il brano si è avvertito qualche secondo di sospensione, tutti erano stravolti. Chi piangeva, chi era rimasto incantato a fissare l’orchestra. Nessuno ne è uscito “illeso”.

Siamo abituati forse a ritmi spettacolari, a esplosioni di suoni ma la presenza della suona è effettivamente fondamentale in questo brano. Il suono è antico e sembra una supplica, la disperazione di una donna che ha visto morire il proprio figlio, un urlo verticale di battaglia dove i confini tra i mondi si sfaldano e i vivi sconfinano nei morti. In effetti la suona è uno strumento usato in Cina in ambito rituale, per riti positivi che riguardano i vivi come i matrimoni ma anche per riti più oscuri che riguardano i morti, come maledizioni e funerali. Il suono che produce è come se guidasse l’intera orchestra a elevare le note fino al cielo. 

Il ritmo sale, si velocizza e sembra esplodere. Ti aspetteresti che le corde dei violini saltassero, che le pelli dei tamburi si aprissero come le tombe al giorno dell’apocalisse. Tutto si solleva verso il cielo, forse gli stessi musicisti e il direttore d’orchestra se li guardi bene si sono elevati, suonano fluttuando fino al soffitto barocco del Duomo. Non sono più umani. Gli spartiti sono nuvole dense di inchiostro, promettono vento e grandine sulle teste degli spettatori. Questioning the Sky non è un brano che vi lascerà illesi, vi serviranno diversi minuti per riprendervi dalla tempesta di suoni. La suona è una corda di dolore, vi tiene in tensione tutto il tempo, fino a dove la musicista si spingerà col fiato? Quale nota sarà il limite dell’esplosione dei polmoni? Come fa in quel suo corpo così piccolo a veicolare tanta forza? 

La musica classica, che sia contemporanea o antica, non smette mai di creare il miracolo e il mistero. Per i musicisti è tecnica, fatica, ossessione e studio. Ma per chi – come me – la ascolta è un sacro concedere di farsi invadere, la pelle non può fermare la vibrazione degli strumenti, si ripercuote cellula dopo cellula fino alle spire del DNA. La musica ti cambia. La musica è la lingua che parlano gli Dèi. 

Anche le altre composizioni del maestro sono bellissime, ma questa è un capolavoro. È qualcosa che fonde tradizione, moderno e rituale. In calce, lascio il link dell’esibizione dell’orchestra per poterla ascoltare su Youtube; non è la stessa cosa che avere i musicisti davanti a voi, ma, credetemi, anche così si può apprezzare la potenza. Interrogando il cielo vi strappa dalla terra e vi porta in un assoluto senza densità.

Questa è la magia della musica: vi fa uscire dal corpo restando su una poltrona. 

Clery Celeste

Link al brano: https://www.youtube.com/watch?v=8Ly_NLWcLVw

*In copertina: Musiciste cinesi, scultura in terracotta di epoca Tang

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