02 Maggio 2021

L’esapsalmo di Pasqua delle Chiese ortodosse. Sei traduzioni in forma di sonetto à la Racine

Come scriveva il grande teologo russo Pavel Florenskij, martire della barbarie rivoluzionaria e autore del fulgido saggio Le porte regali, la liturgia ortodossa è “la sintesi delle scienze”. Tutto in un tempio ortodosso è infatti essenziale e ha un preciso senso sacro, in cui l’uomo è nobilitato dalla bellezza.

L’essenzialità è fondamentale tanto quanto la bellezza. Ma questa essenzialità mette assieme diversi elementi. L’architettura; il profumo degli incensi; lo splendore delle icone; i gesti rituali che vi vengono compiuti; l’omelia che è proferita dal celebrante; e ovviamente le parole del canto sacro; ogni cosa ha significato, e a maggior ragione se ne ha l’evidenza in occasione delle celebrazioni che scandiscono le date più importanti, e in primis la Pasqua, la quale ha nel calendario, per gli ortodossi, un valore simbolico ancor più grande del Natale, rispetto alla cui data fissa cade quest’anno il 2 maggio.  

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Nel corso della liturgia d’avvicinamento alla Pasqua, nella Veglia delle Chiese ortodosse a un certo punto il lettore, ricevuta la benedizione, a luci spente, si reca nel centro della navata della chiesa e qui proclama a gran voce il “gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà”.

Nel mentre il sacerdote celebrante, sito fiori dalla magnifica iconostasi, di fronte alle sante porte regali chiuse, a simboleggiare la condizione e pentimento degli uomini, recita le preghiere del Lucernario, e si fa così “avvocato” del popolo di Dio invocando la benedizione e il perdono dei peccati.

È la fine della Veglia di Tutta la Notte. Il nuovo giorno sta per avere inizio, si attende la Resurrezione, che l’accensione delle luci evidentemente rievoca per i fedeli presenti. Il lettore incaricato recita in una lenta salmodia la serie di sei canti del cosiddetto esapsalmo tipico delle Chiese ortodosse d’Oriente.

L’esapsalmo comprende per la precisione i salmi numero 3, 37 e 62 (ovvero quelli del pentimento e del timore), e i salmi 87, 102 e 104 (ovvero quelli della liberazione e di gloria), qui presentati in una nuova versione in lingua italiana di Alfonso Zadro, vostro servitore, che firma anche questa presentazione.

In questa traduzione, il Salmista incontra la forma poetica del sonetto, come nei versi degli inni spirituali composti da Racine, il quale, come Pascal, studiò presso le Scuole di Port-Royal, l’abbazia giansenista fondata nel 1626 e oggetto delle persecuzioni descritte nel compendio storico firmato dallo stesso autore di Berenice (traduzione di Mario Escobar per Einaudi), e nella pièce di Henry de Montherlant, in cui è narrato un singolo episodio della lunga e tragica querelle fomentata dalla gelosia dei Gesuiti, allora autentici padri padroni delle “influenze” sul secolo, la quale però (e infatti la facciamo breve e ci fermiamo), ci porterebbe troppo lontani dalla filocalia – “l’amore della bellezza”.

Se si avesse – ma non l’abbiamo, sebbene alcuni di noi dispongano, per quanto possibile, dello spirito innato d’esser sempre altrove per salvarsi l’anima, se anche questo è mai possibile, – il dono dell’ubiquità, nella città meno italiana d’Italia, Trieste, a poca distanza l’una dall’altra, tra la meravigliosa Piazza Grande e l’austero molo San Carlo, l’una e l’altro grigi, tra mare e terra, di un sublime grigio, si potrebbero udire questi salmi, in greco, nella chiesa di San Nicolò, sulla riva adriatica, e in serbo, nella chiesa della Santissima Trinità e di San Spiridone Taumaturgo, a un passo da quella cattolica, dedicata a Sant’Antonio Taumaturgo, l’una e l’altra tra cielo e terra, candide e cristianamente edificate, sempre rivolte a orinte, fermamente a oriente, fermamente rivolte verso il salvatore – “lontano come l’oriente”.

Lo si avesse – ma non l’abbiamo, sebbene alcuni di noi dispongano, per quanto possibile, dello spirito innato d’esser sempre altrove per salvarsi l’anima, se anche questo è mai possibile, – nella città meno italiana d’Italia, si potrebbero udire questi sei salmi, e respirare così qualcosa di dolce e virile a un tempo, tra corpo risorto e mirofore in estasi per la sorpresa, antitesi delle parole che impestano l’aria delle desolanti lande della penisola, laddove abbondano al contrario le parole ambigue o false, o taciute, e non per rispetto ma per disonore e omertà, e una bruttezza endemica, e l’inciviltà con sapevole, per dirla col Piovene in Viaggio in Italia, di contro a una civiltà in gran parte endemica e inconsapevole, questa tragicomica nazione, fermamente rivolta verso il grottesco – “prole che è a occidente”.

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Salmo 3

Signore, contro di me sono insorti

A dirmi che io in Te salvezza alcuna

Troverò, e gli avversari son molti,

Ma alto il capo mi tieni e la postura.

Ho gridato e tu vieni come ho chiesto

Dalla tua santa montagna, Signore

Mia gloria in cui dormo e mi desto,

Mio sostegno e scudo liberatore.

Io non temo, sei Tu la protezione —

Per fronteggiare quest’orda del male

Che tremenda mi circonda e mi assale.

Lévati, oh mio Dio, mia salvazione —

Ai miei nemici Tu spezzagli i denti

E me benedici, e le Tue genti.

*

Salmo 37

Signore, stammi vicino e correggi

L’inceder mio nel buio dei peccati —

Son chiodi nelle ossa conficcati:

Il mio corpo grave e stanco sorreggi.

Cammino lontano dalla Tua luce

E son piegato fino a esser rotto —

Ma il mio desiderio non s’è ridotto:

Di Te rimpiango la perduta pace.

A chi mi vuol male e a chi mi ha ingannato

Io sono sordo, nella debolezza;

A calunnie e parole d’odio, muto.

Iniquo, inquieto, inadeguato

Mi dico e ti affido la mia salvezza;

A Te mi volgo in cerca d’aiuto.

*

Salmo 62

Mio Dio, per Te io veglio sin dall’alba;

Ho fame e l’anima di Te assetata:

Son terra arida, desertificata.

— Conta solo la Tua misericordia.

Ho visto la Tua forza e la Tua gloria;

La Tua icona al tempio, l’ho contemplata:

Da un banchetto l’anima è saziata.

— Ti lodano con gioia le mie labbra.

Sempre innalzerò le mani a lodarti;

Di notte penso a Te nel mio giaciglio

E resto ore e ore a meditarti.

Vieni in soccorso alle grida figliali;

Dammi riparo sotto le Tue ali

Perché in Te l’anima mia ha un appiglio.

*

Salmo 87

Oh mia salvezza, Signore mio Dio,

Che la mia preghiera ti giunga pura,

Perché l’anima mia è nella sventura,

In questa notte in cui in pena grido.

Mi sento ormai sul bordo della fossa,

Prossimo ai sepolti da Te lontani,

A quei morti sfuggiti alle Tue mani,

Che nel buio altro non sono che ossa.

Dai più cari la mia sorte mi ha escluso:

La famiglia e la compagna per prime;

L’idea della Tua ira ora mi opprime.

Nelle tenebre mi trovo rinchiuso:

Per troppo soffrire ho lo sguardo spento;

Fa’ un miracolo per il mio tormento.

*

Salmo 102

Anima mia, benedici il Signore,

Ché il suo nome santo ci benedice!

Non dimenticare i suoi benefici,

Perché ti guarisce, Lui, da ogni male!

I peccati nella tomba perdona;

D’amore corona con tenerezza.

L’oppresso protegge, e il vecchio colma;

Rinnova la giovinezza e sorregge.

La sua volontà è compassione

Dal cielo, per noi che in terra viviamo

Con fugacità che è propria di un fiore:

Impero lontano come l’oriente,

Padre di una prole che è a occidente,

Per la sua pietà lo benediciamo!

*

Salmo 142

Odi oh Signore questo mio pregare:

Tu che sei giusto ai miei appelli dà ascolto;

Me, servitore tuo non giudicare:

Non c’è un sol uomo che sia senza torto.

Il nemico mio perduto mi vuole:

Mi getta al suolo sognandomi morto;

È spaurito in questo buio il mio cuore:

Lo sento angusto e il mio respiro è corto.

Ricordo ogni tua azione e il passato,

E mentre le mani a te io protendo,

Che il volto Tuo non mi sia celato.

In questa mia afflizione, nel mattino,

Possa Tu mostrarmi qual è il cammino,

Forza e rifugio dammi oh Dio stupendo

*traduzioni di Alfonso Zadro

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Sulla filocalia e l’ortodossia

Nicodemo l’Agiorita, Macario di Corinto, Φιλοκαλία, Venezia, 1782, tr. it. Filocalia, a cura di M. Benedetta Artioli e M. Francesca Lovato (Comunità di Monteveglio), 2 voll., Gribaudi, Milano, 1982.

Idem, tr. it. Φιλοκαλία. Testi di ascetica e mistica della Chiesa orientale, a cura di Giovanni Vannucci, 3 voll., Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1963, 1998.

Placide Deseille, La Spiritualité orthodoxe et la philocalie, Bayard, Montrouge, 1997, Alban Michel, Parigi, 2003, tr. it. La spiritualità ortodossa e la filocalia, a cura di Claudio Masi, Borla, Roma, 2000.

Olivier Clément, L’Autre Soleil: Quelques notes d’autobiographie spirituelle, Stock, Parigi, 1975, tr. it. L’altro sole. Autobiografia spirituale, a cura di Mimmi Cassola, Jaka Book, Milano, 1978.

Olivier Clément, Corps de mort et Corps de gloire: petite introduction à une théopoétique du corps, Desclée de Brouwer, Parigi, 1995. (Tra gli altri testi del teologo francese e di fede ortodossa.)

Antoine Arjakovskij, Qu’est-ce que l’orthodoxie, “Folio” Gallimard, Parigi, 2013. (L’autore è uno storico francese di religione ortodossa di tendenza “unitaria”)