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“Siamo ospiti in una specie di benevolo campo di concentramento. La morte? È ciò che dona alla vita il suo sapore speciale”. Intervista a Fernando Savater

Fernando Savater è tra i più noti pensatori e divulgatori di oggi. Spagnolo, classe 1947, influenzato da Nietzsche, Cioran e Spinoza, si è occupato spesso di letteratura. L’ultimo libro tradotto in italiano, l’anno scorso, da Passigli, s’intitola “Il mio Stevenson”; l’ultimo libro pubblicato in patria è “La peor parte. Memorias de amor” (2019). Ha scritto di “Borges” (Laterza), di “Detectives, mostri e fantasmi”, di “Luoghi lontani e mondi immaginari”, di “Pirati e altri avventurieri” (tutti Passigli). Il primo libro filosofico, importante, “Nihilismo y acción” è uscito nel 1970, cinquant’anni fa. Tra i testi tradotti in Italia ricordiamo: “Contro il separatismo”, “Piccola bussola etica per il mondo che viene”, “La vita eterna”, editi da Laterza e “I dieci comandamenti nel XXI secolo”, per Mondadori.

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Che cos’è l’estate?

Il ricordo della felicità dell’infanzia. La spiaggia, una delle forme della felicità più persistenti della mia vita, il tempo per la lettura, libera. A pensarci bene, nulla di davvero gioioso è capitato durante le mie estati.

Che cos’è questa estate?

Cosa cupa. C’è qualcosa di sinistro nelle precauzioni, nelle mascherine, nella vigilanza permanente. Siamo ospiti in una specie di benevolo campo di concentramento.

Cos’è la morte?

Sono un grande lettore di Spinoza, il quale ha detto che l’uomo libero non ha altro a cui pensare che la morte. La morte è ciò che dona alla vita il suo sapore speciale.

Chi è il suicida?

Uno che ha fretta. Il miglior argomento contro il suicidio è: devi avere pazienza. Il suicida non ha pazienza, non la concede, vuole tutto, ora.

Che cos’è un cavallo da corsa?

Un’opera d’arte vivente. È fatto per l’uomo che corre, e correre non è un’imposizione. Sarebbe bene pensare a ciò che sogna un cavallo da corsa. Credo che la maggior parte dei cavalli da corsa sia consapevole del proprio compito, della vittoria, della sconfitta. Ho visto cavalli depressi dopo una sconfitta.

Cos’è un animalista?

Io sono un animalista. Rimprovero ad alcuni ultra animalista dei nostri tempi di non vedere gli animali come animali, ma come uomini travestiti. In fondo, essi vogliono uccidere l’animale. Ma la benedetta immortalità degli animali è che non sono soggetti a doveri, e dunque non hanno diritti. Avere dei diritti li costringerebbe ad avere dei doveri e si scoprirebbero incasinati, come noi.

Chi è un buonista?

Una persona che si gloria della propria visione del mondo. Una visione oggettiva del mondo, di norma, non ci rende felici, al contrario, porta ansia, paura, delusione… Il buonista è chi crea una visione compiacente del mondo, uno che si assolve.

Cosa sono le droghe? E il sesso? E l’alcol?

Le droghe sono una esperienza con la tua coscienza. Avere una coscienza significa misurarla, metterla alla prova, tentarla. La persona che non mette alla prova la propria coscienza non è un essere umano. Naturalmente, una cosa è alterare la coscienza, un’altra è distruggerla. Il sesso è legato alla nostra natura di esseri scaturiti da una forza che non conosciamo. Per questo l’idea dell’autodeterminazione del genere mi sembra una stupidaggine. Credere di poter determinare il proprio sesso è come credere di poter decidere della propria età o della propria statura. Ci sono barbari che dicono a un bambino di sei anni che può scegliere se essere di un sesso o di un altro. Questo è un atto distruttivo nei riguardi di una personalità. Manca l’alcool… non è semplice. Diciamo che un conto è sorseggiare un fresco txakoli a pranzo, un altro bere diversi whisky di notte…

Cos’è un predicatore?

Uno che non conosce la verità della sua vita, ma quella degli altri. Il che è molto fastidioso, soprattutto quando costui detiene un potere.

Quelli dell’ETA erano predicatori oltre che assassini?

Avevano predicatori che giustificavano e vendevano la propria mercanzia. Il membro dell’ETA si limita a essere un assassino, si esprime con il crimine, non ha altro discorso che “questo è ciò che è, obbedisci o muori”. È un domatore. Il terrorista vuole domare la società e usa la frusta. Poi ci sono gli altri, quelli che abbelliscono il panorama con discorsi patriottici e moralistici che giustificano la violenza. Questi sono i peggiori. Un terrorista mi spaventa. Uno che giustifica il terrore mi disgusta.

Cos’è la filosofia?

L’arte di porsi domande che non hanno risposta ma che danno avvio ad altre domande. Domande che non riguardano ciò che faccio, ma ciò che sono. Questa è la differenza con la scienza.

Cerchiamo sempre alibi perché la colpa sia degli altri…

È una tendenza naturale. Il miglior amico dell’uomo è il capro espiatorio. Riusciamo sempre a dare la colpa all’altro.

Che ne sarà di noi?

Ecco: questo è un quesito filosofico. Qualunque sia la risposta, continueremo a chiederci: che ne sarà di noi? La risposta dipende dal carattere e dalla postura di ognuno. Credo: niente di buono. Personalmente, sono pessimista, ne sento la condanna. Invece, in pubblico, credo che la società si salverà.

Borja Hermoso

*L’intervista a Fernando Savater è stata pubblicata in forma completa su “El País”; la fotografia di Savater in copertina è tratta da qui

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