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Vigdis e Ljot: la storia di un amore ostinato, irreversibile

La saga di Vigdis di Sigrid Undset viene ripubblicata da Utopia edizioni, 2021. Personalmente sentivo il bisogno di ritrovare in libreria una saga medievale come questa, la storia di un amore ostinato e irreversibile. Spesso sta nel primo atto del guardare il pre-sentimento dell’intera storia. Quando guardiamo qualcuno, l’atto proprio del vedere avviene perché l’altro ci ha già in qualche modo chiamati e in questo primo sguardo esiste già tutta la storia. Siamo guardati dalle cose nella stessa misura in cui noi pensiamo di avere l’assoluto potere di guardarle.

Il giovane e coraggioso Ljot, nipote di Veterlide che era un mercante nei fiordi orientali dell’Islanda, durante un viaggio approda insieme allo zio in un fiordo dove vengono accolti dal possidente di quelle terre, il ricco Gunnar. Durante il banchetto di benvenuto l’impenetrabile Ljot vede e viene visto da Vigdis, la giovane e bella figlia di Gunnar. Ljot si sedette a sua volta in modo da poter vedere Vigdis. Un attimo dopo Vigdis gli lanciò un’occhiata furtiva: i loro occhi si incontrarono e la fanciulla distolse lo sguardo arrossendo. Ma subito dopo tornò a fissarlo con tale intensità che questa volta toccò a Ljot abbassarli”. Guardarsi negli occhi è un atto di forza, da bambini si gioca molte volte a chi ride prima, perché gli occhi sono liquidi e sono specchi. Negli occhi che stiamo guardando a volte ci viene restituito il nostro destino e a volte ci viene rubato. Dobbiamo prestare attenzione a ciò che si guarda, a quanto si viene guardati.

La saga di Vigdis è dunque il racconto di un amore che non si placa con l’offesa, un amore che non si sfibra col tempo. Quello a cui assistiamo è un amore tremendamente ostinato, quasi ostile a sé stesso. Due giovani incapaci reciprocamente di essere coscienti della potenza dentro gli sguardi, incapaci di dominare le forze, incapaci di gestire la passione si incontrano. Così l’amore si trasforma in possessione, la possessione porta al suo interno l’offesa e la violenza. Ljot tramuta il suo coraggio e le sue virtù guerresche in violenza, l’amore viene offeso. Vigdis ne uscirà distrutta e disonorata, porterà nel grembo un seme che contro la sua volontà crescerà e vivrà, sarà il figlio del rancore e del rimpianto.

Non sta a me raccontarvi la storia intera, bellissima e tremenda, di Vigdis e Ljot, per quello vi consiglio di leggere il libro. In questa saga c’è tutta la potenza dell’amore, nella sua versione diritta e nella sua versione rovesciata. La forza di un sentimento non si esaurisce nel compiersi di un atto, non si placa nel tempo e non si piega a niente. L’amore se praticato porta all’estremo bene, ma l’amore offeso porta all’estremo odio. Tutto è ugualmente proporzionale. Questa saga spiega come l’energia di una emozione possa invertire di rotta, come questa spada di luce possa al tempo stesso illuminare o accecare. I grandi amori non vivono sempre felici e contenti, questo appartiene alle fiabe. La saga di Vigdis racconta come sia possibile in modo così facile invertire la rotta, dall’amore al rancore il passo è di una brevità sconcertante. Questo avviene perché chi incontra un nucleo di energia così enorme non ha la maturità di modellarlo, di dargli una forma tale da poter essere tenuto nel palmo della mano. Ljot investe in pieno quel nucleo, lo smembra senza coscienza. Ma se un amore, se quel nucleo incandescente, è destinato a durare in eterno allora anche le sue declinazioni al contrario sono destinate a tale durata. Ed ecco che il senso della durata di una vita si può sviluppare nell’assenza e nella privazione. Vigdis e Ljot vivranno una vita di assenza reciproca, l’amore occupa quindi il tempo dello sguardo e in quella frazione di secondo dura, si conserva come un seme mai sbocciato per tutta la vita. Nella memoria e nel ricordo si annida quel fuoco, dove il presente esiste solo per ricordare costantemente il passato, il futuro deve arrivare solo per placare quella sete, quell’atroce rimpianto.

Una storia d’amore non convenzionale, nessun “vissero felici e contenti”, una storia che vi incollerà alle pagine di questo libro. L’amare coniugato diritto e coniugato al contrario. Perché gli sguardi sopravvivono all’atto del vedere, come diceva Valerio Magrelli, sono aste dentro una stanza. Formano labirinti, uscirne a volte non è contemplato, non è proprio nemmeno desiderato.

Clery Celeste

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