20 Dicembre 2024

“Adam”: l’opera prima (e ultima) di Gboyega Odubanjo, il poeta nell’abisso

Un paio di mesi fa hanno eletto la decina del “T.S. Eliot Prize”, tra i massimi riconoscimenti della poesia in lingua inglese. Il premio esiste dal 1993, assegna gloria e soldi (non pochi: 25mila sterline), è andato ai più vertiginosi poeti del regno anglofono (ad es. Paul Muldoon, Les Murray, Ted Hughes, Anne Carson, Carol Ann Duffy, Seamus Heaney…). Tra i finalisti, quest’anno, spicca Adam, libro d’esordio di Gboyega Odubanjo, edito dalla Faber, la casa editrice forgiata da King Eliot. Adam – uscito la scorsa estate – è un poemetto, dalla scrittura scaltrita, scolpita in metropolitano slang; se ne parlerà a lungo: per il tema, il tono, la tragedia.

Così ne descrive – per così dire – il soggetto, il suo autore:

“Il 21 settembre del 2001 fu scoperto nel Tamigi, vicino al Tower Bridge, al centro di Londra, il corpo tumefatto di un ragazzo di colore: indossava un paio di pantaloncini arancioni da ragazza. Il ragazzo non indentificato, appellato Adam dagli agenti della polizia, aveva tra i quattro e gli otto anni. Ciò che segue non può che essere una storia di acqua e di offerta. Il sole splende e ci riuniamo perché il fiume lo consente. Nessun applauso irrori questa danza. Entriamo, inabissiamoci: con e come Adam”.

Del libro hanno scritto in tanti; dicendo, in sostanza, che Gboyega Odubanjo ha coniugato i miti del Genesi a quelli della cultura Yoruba, propria dei suoi ascendenti. Il linguaggio, scombinato, che sconfina nel gergo portuale, porta alle estreme conseguenze gli esiti del primo Eliot – appunto –, quello del “Prufrock” e della Waste Land, che mesce, per scorticature, il colto e il volgare, le ninfe e le segretarie, Tiresia e l’operaio, l’aulico e il plebeo. L’idea del poemetto – di un concept book, per così dire – o del romanzo in frammenti lirici è tipico della lirica anglosassone: l’hanno praticato in tanti, da William Carlos Williams a Ted Hughes, da Alice Oswald a Simon Armitage. In questo caso, “Adam”, il nuovo Adamo, è l’incancrenito simbolo di una umanità in disarmo, in disastro. Adam, in questo caso, è il sinistro pentagramma di una caduta che è divenuta sbriciolamento; più Apocalisse che Genesi ne irrora i lirici rioni.

Resta da dire della tragedia. Gboyega Odubanjo è annegato nell’agosto del 2023. Invitato al Shambala Festival, il grande, pittoresco evento artistico che si svolge nel Northamptonshire, è stato trovato morto, in un lago. Le indagini hanno accertato l’accidentalità della morte; dicono che il poeta si sia immerso dopo una serata di festa. Scomparso dal 25 agosto, il corpo è stato ritrovato sei giorni dopo, tra le acque. Sei giorni: espiazione d’alghe, esubero del canto, inno al sepolcro vuoto.

Nato a Londra nel 1996, studi alla University of East Anglia, dottorato in scrittura creativa presso la University of Hertfordshire, Odubanjo lavorava da tempo ad Adam, il libro d’esordio. Che il poeta abbia condiviso la “morte per acqua” – Death by Water direbbe Eliot – del suo giovane protagonista conferisce un’aura enigmatica al lavoro lirico; quasi che consuonare, a volte, volesse dire affogare, mettersi in tono sponsale con le acque, rifulgere, cioè rifiutarsi di emergere – per diventare stigma e coltello, il totem dell’urlo.

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Genesi

e iddio disse     a mia immagine farò l’uomo
che mi somigli l’uomo               uomo pari a me
uomo pari a luce e uomo impari nella tenebra
poderoso sia qualsiasi cosa faccia      sia buono
              disse dio           gli sia sgualdrina l’arto              
e gamba per scalciare               e lingua per dire
sperperi denaro l’uomo             disse
              gli sia concesso mare cielo bosco
e un’ostrica di terra da cui possa vedere
e l’uomo disse               eccomi              e giurò
              e l’uomo disse               mostrati

*

Breve storia dell’Est

al principio.
eravamo marea da ogni dove venuti.
vite in bottiglia. germogliavamo in minime stanze.
cardamomo nella credenza sopra i bagel.
sei penny facevo nell’arioso giorno. poi venne l’indipendenza.
poi la guerra. ancora guerra. attraccò su me e i miei.
le donne erigono rifugi per i nostri spettri. costruivamo ford
per guidarle fino alla fonte della città. che ci facessero entrare.
allora era facile. certo non andava tutto liscio.
basta saper fare a pugni, ci dicevamo. non ha senso fottere
le ruote di un poveraccio se il proprietario se la spassa
con la sua quattro porte. ma poi una improvvisa dolcezza ti placa.
il padrone di casa s’incazza e trovi un’altra casa.
polenta accanto a farina di manioca. lavori
dove puoi. qualcuno ha lasciato una coscia di agnello al pub.
questo è eden. il luogo dove sorge il sole.
gli sviluppatori lo dicono barcellona sul tamigi. dicono
che a dagenham leo è ancora vivo. fa freddo le patatine sono
gelide e il furgone dei gelati continua a girare in tondo e ridiamo.

nessuno ha disfatto le valige.

per qualcuno l’estremo est è l’ovest. non ci sono campanelli.

continuiamo a muoverci. siamo quasi al punto da cui siamo partiti.

Gboyega Odubanjo (1996-2023)

*

Rewilding

era la stagione delle piogge e pioveva. il vecchio russava. il fiume era come un bambino scomparso un bambino ovunque. a est era ovunque perché si erano convinti che non esistesse. esistevano nuove costruzioni e nuove rotatorie. pensavano che il fiume fosse soltanto una fiaba. quindi pianificavano i loro viaggi al dettaglio senza sapere da dove venissero. ma pioveva e pioveva perché la gente era dimentica di sé. il fiume decise di raccontare ancora una volta la sua storia. diceva che al principio erano le acque. da un lato tu. dall’altro lato tu. la gente lo prese per un enigma. ciascuno rivendicava un sé. il fiume accoglie gli uomini nella loro integrità. accoglie i vestiti che indossano e quello a cui si aggrappano. ma il fiume non ha arpioni.

*

Punto di rottura

ci attendono giorni di pioggia grazie     al corpo di un bambino
non identificato di età compresa tra i quattro e i sette anni
è stato                nel fiume per circa dieci giorni prima che un passante
si accorgesse di lui       lo stomaco di quel bimbo africano conteneva
frammenti di fave e pagliuzze d’oro l’esperto dei kew gardens
              afferma che il senza testa        senza arti infante è       nigeriano
un numero crescente dilaga nel mondo           arrivano
capre arrestate per rapine a mano armata direbbe il primo ministro
torso di maschio           bimbo di cinque o sei anni di qualcuno figlio
              ragazzo a cui occorre assegnare presentabile nome
dopo attente riflessioni             si crede abbia flottato per dieci giorni nel fiume
appello fatto a familiari visti i pantaloncini da bimba indossati dal bimbo
il passante ha visto adam         comportamento sospetto sul tamigi
segnalare alle autorità              in altri notiziari

*

Àbíkú Adam

lo chiamammo al principio. gli implorammo di restare
ma non voleva sentirci. andava e tornava e quando
rientrava voleva carne e zucca. ogni volta nuovi tagli.
c’è chi dice che camminasse sulle acque chi giura
che sapesse inabissarsi. poco tempo dopo la guerra
venne nelle case dei vincitori intonando
su una mbira la propria miserabile sorte e la propria solitudine
un giorno al mercato vide un miserabile come lui
e lo seguì presso l’albero della seta dov’erano radunati
i bambini – perché anche lui era un bambino – tutti con le sue
esatte cicatrici e ossessioni e si scambiarono i morti come biglie.

*

La legge di Adamo

dal giorno ventuno di settembre del duemila e uno
              ogni persona febbricitante       sarà detta cittadino
ogni persona che sia suddito o alieno
se dall’eccellente carattere
              e possiede sufficiente conoscenza di uno o due idioletti
sarà un uomo felice
              il brigatista di stato non avrà responsabilità
su questo mondo         soggetto alle disposizioni
              di un wahala del sottosuolo
ogni persona nata all’interno di questa geografia
di questo el dorado d’infrastrutture
              canti all’unisono           libero e cinico
e lugubre reh teh teh
              tutti intonino all’unisono
insegnate scolaretto scolaretta
inabissatevi in questo canceroso tribalismo                 pregno
di maleodoranti saghe e di una gaga gargantua
              mescoliamoci
io e te non necessitiamo di un rango
i requisiti di cittadinanza devono
ottenersi tramite frode
ci basti essere compos mentis reh teh teh
seguaci della politica alleluia
e pensiamo      in riferimento ad esso                al vero
spauracchio
la lingua inglese sia liquidata denigrata quod erat demonstrandum
              reh teh teh
sguazziamo in questo itterico blu         nascondiamo i fatti
ogni persona riconosciuta in questa interpolazione di democrazia
in questa dimostrazione del grido questo economico
pantano e catalessi      lo sia da questa data

Gboyega Odubanjo

*In copertina: “Albion”, un’opera di William Blake

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