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Rivista avventuriera di cultura & idee
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Cristina Campo
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Il nostro nome è un ricamo sul niente, noi siamo altrove. Non sono gli altri che ci rendono poeti, ma la poesia. Per una collana imperdonabile di poesie senza poeti
L'Editoriale
Roman Beat Generation
“C’è una vita, c’è la firma della pietra sulla tempia, c’è la tempia, c’è la forma della testa: madre Roma – c’è la Storia che divora una storia: un’altra storia”
da una visione di Fabrizia Sabbatini e Edoardo Piazza
“Amo il Suo viso e non posso più sopportare che non sia in pace”. Escono le lettere di Alejandra Pizarnik, meravigliose. Mancano solo quelle di Cristina Campo…
Poesia
La voce assoluta della musica italiana: in memoria di Giuni Russo
Cultura generale
“Noi che viviamo senza fine”. Con Maria Antonietta le storie miracolose di donne imperdonabili. Da Cristina Campo a Emily Dickinson, da Etty Hillesum a Sylvia Plath e Antonia Pozzi, il genio di sparire e il coraggio di essere antipatiche (contro le nostre misere ambizioni)
L'Editoriale
“Discendere dentro il proprio cuore”. Alieni al tempo, prediligiamo la via dei folli… Cristina Campo e i “Racconti di un pellegrino russo”, il libro insostituibile
L'Editoriale
“E scrissi il mio volere sulle stelle”: su T.E. Lawrence. Amato da Cristina Campo, Forster e Malraux, fece di tutto per disintegrare il suo nome
Letterature
L’arte è una malia per sonnambuli e l’artista è reduce dalla lotta con l’angelo. All’assedio del castello: una mostra con Cristina Campo come talismano
L'Editoriale
“Ci sono follie che ridestano sorgenti creative altrimenti inconoscibili”: dialogo con Eugenio Borgna su poesia e malattia
Politica culturale
“La vita, qualche volta, si ritira come un ragno”: Cristina Campo e quel testo imperdonabile, “una delle più grandi prose che mano abbia tracciato”
Letterature
“Dio è l’imperdonabile e Cristina Campo la mia preferita, la custode del mistero”: dialogo con Maria Antonietta
Letterature
“Molti vivono al margine del loro destino”: le lettere (inedite) di Cristina Campo ad Alejandra Pizarnik
Letterature
“Nella rude solitudine dell’arte”: reportage dalla casa-studio di Giancarlo Sangregorio, lo scultore che mutò il Ticino nell’Altaj. In appendice, le sue poesie (e un incontro con Cristina Campo)
L'Editoriale
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