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“Non so chi sei” di Cristina Portolano è il libro per gli addetti ai lavori su Tinder: “parla del corpo, lo rende plastico, sensuale e rude, erotico e ripugnante insieme”

Un libro di fumetti per entrare e sguazzare un po’ nel mondo delle chat di incontri online; Cristina Portolano in Non so chi sei (pubblica Rizzoli Lizard, 2017) è un ottimo primo approccio, con tanto di illustrazioni a tematica sessuale, se avevate ancora dei dubbi. Quello di Portolano è sicuramente uno stile grafico riconoscibile, ha una sua decisa firma nel tratto morbido e incredibilmente manifesto. Cristina in Non so chi sei riesce a essere esplicita con pochissime mosse grafiche, inoltre i colori sono ridotti all’osso, nero – bianco e le sfumature del rosa. Un libro davvero gustoso che affronta con apparente leggerezza il difficile tema della conoscenza, dell’incontro con l’altro attraverso il primo filtro digitale. Il racconto – in parte anche autobiografico – è in chiave femminile, narra la storia di una ragazza lesbica che ha appena terminato una lunga storia d’amore con la sua compagna e che si approccia al mondo di Tinder per la prima volta, cercando di trovare la sua dimensione sessuale anche nel rapporto con l’altro sesso. Il racconto-fumetto è articolato in cinque sezioni: non so chi sei, entusiasmo, dipendenza, noia e rifiuto. Ricalca esattamente, in linea teorica generale, tutte le fasi di una classica relazione, ma questa volta è una relazione con l’applicazione Tinder.

Il libro inizia subito senza compromessi, non avete nessuna mamma-autrice che vi dà la pappa imboccandovi verso la realtà della sessualità online. Insomma la prima vignetta vi metterà un po’ in crisi, primo perché probabilmente la maggior parte delle signorine non ha assolutamente idea di cosa stia succedendo, secondo perché anche ne avesse idea dubito che abbia tentato una pratica. E quindi per svelarvi solo la prima illustrazione abbiamo un uomo e una donna, nudi che fanno sesso, ma la donna è dietro e l’uomo si appoggia al muro tentando i novanta gradi, la donna lo penetra. No, non è un transessuale. Ha una cintura che si chiama strap-on dildo. In sintesi è l’apoteosi del proibito per la nostra cara e irreprensibile società cattolica: la donna attraverso questa protesi di pene finto penetra l’uomo. Alla prima pagina c’è una donna che domina in una autonomia totale il piacere anale maschile in un atto di sottomissione quasi eroico e ribalta duemila anni di regole e privazioni. Ma facciamo un passo indietro dopo questo inizio col botto, anzi con la botta.

Scaricare un’applicazione di incontri online è fare un passo di fiducia sicuramente verso degli sconosciuti, è un mettere alla prova anche la propria capacità intuitiva. Ma prima di tutto è un tentare di superare i pregiudizi che gli altri ci vomitano addosso e che noi stessi a volte ci sentiamo in diritto e in dovere di darci, ci castriamo prima ancora di fare qualcosa, se questo qualcosa devia leggermente dallo standard. La Portolano scrive questo libro nel 2017 e pare pubblicato oggi stesso, con tutta la reclusione a cui siamo costretti l’unica modalità per uscire dal proprio giardino privato è probabilmente quella di scaricarsi una applicazione come Tinder, cercare due foto carine che ci rappresentino e impegnarsi per scrivere una descrizione della nostra personalità e delle nostre intenzioni in meno di 300 parole. Insomma auguri a chi non è dotato di sintesi. Nel capitolo Entusiasmo la Portolano spiega alla perfezione la fatica che si prova nel capire le diverse tipologie di approccio online, come funziona banalmente l’app, come è opportuno rispondere, o come si può approfondire la conoscenza dopo qualche parola scambiata. Ogni realtà ha le sue regole e Tinder non evade sicuramente dallo standard, insomma l’app di incontri e di libertà che ha le sue regole, quasi un ossimoro. E per sopravvivere o semplicemente per ottenere ciò che si vuole vanno imparate e applicate.

La conoscenza passa soprattutto dal corpo, è il corpo che – come dice Sandor Marai – custodisce il segreto. Non so chi sei è un libro che parla del corpo, che lo rende plastico, sensuale e rude, erotico e ripugnante insieme. Un libro questo che spiega come in una ipotesi di sessualità veramente libera sia possibile sperimentare le potenzialità del proprio corpo. In una giostra di tentativi relazionali la protagonista si scontra con la necessità di capire chi è lei stessa, non so chi sei forse non è rivolto solo all’altro. Non sappiamo veramente chi siamo finché qualcuno non ci si para davanti, finché qualcuno non ci costringe ad ammettere le nostre ossessioni, i nostri desideri. Proviamo sull’altro la nostra personalità, siamo sempre il test di qualcuno in fondo.

“E non hai paura di essere giudicata?” chiede l’amica alla protagonista: Non so chi sei sfonda le porte del giudizio e di ciò che socialmente è raccomandabile, essere su una app è paragonabile a fare la parte del pesce al mercato ittico. Tu non sai chi ti sta guardando, sei il pesce immobile con l’occhio vitreo riempito di pixel, non sai chi ha screenshottato il tuo profilo per mandarlo all’amico di turno prendendoti in giro. Ma se hai deciso di farti un profilo Tinder ti faccio i miei complimenti, hai il coraggio di esporti fuori dal tuo giardino sicuro. Apri quel cancello.

“E che tipi ci trovi? E come ti sembrano, non hai paura?”. Gli stessi che incontri nella vita reale ma non lo sai, e prima di scaricare Tinder nemmeno lo sospettavi. Come l’amica del cuore, fidanzata perfettamente da una vita, un vero manuale di serietà e responsabilità. E poi scopri che lei e il fidanzato si sono conosciuti anni prima in una chat di incontri, ma erano altri tempi, sono sempre altri tempi quando si tratta degli altri. Nel libro di Cristina Portolano gli aspetti toccati sono davvero tanti, dalla difficoltà di dichiararsi presente in una chat agli amici di sempre, al giudizio che imponiamo a noi stessi, alla differente e molteplice tipologia di approccio. Non sempre Tinder è per il sesso, il tutto sta nell’essere bravi a scegliere una modalità di comunicazione tale da incoraggiare chi vuole solo rapporti sessuali a breve durata o da scoraggiarli in breve tempo.

La selezione naturale non tarda ad arrivare, è anzi probabilmente molto più veloce che nella realtà. L’altro di punto in bianco spesso smette proprio di risponderti, sei nel mezzo di una conversazione e crolla tutto l’apparato di corteggiamento. Se infatti siamo noi stessi storie la nostra capacità di raccontarci, la capacità narrativa è dunque una delle cose più importanti in questo momento piegato al digitale. Come in un romanzo, se non sappiamo appassionare il lettore, se non sappiamo tirargli fuori i desideri allora abbiamo perso la partita, non abbiamo fatto il giusto match.

Leggete Cristina Portolano e smettete di giudicare chi usa Tinder, raccontarsi al mare nero del web è una cosa seria. Ci vuole coraggio. E poi le illustrazioni sono davvero interessanti, riderete dell’assurdità di certi incontri, in altri invece vi riconoscerete, proverete pietà e compassione, vedrete molti nudi e molte posizioni. Non so chi sei è per chi vuole leggere qualcosa di diverso e che tagli trasversalmente il tema dell’incontro con l’altro, smontando per pezzo per pezzo tutte le cose che non vi dite, un libro che rende i vostri segreti un fumetto.

Clery Celeste

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