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La costituzione è un testo sacro. Salviamola! Sul seminario di Mauro Scardovelli

Si è appena concluso il meraviglioso seminario “La rivoluzione costituzionale – Sacrofano ’21” a cura di Mauro Scardovelli, promosso da Unialeph. Utilizzo la parola meraviglia non a caso: la meraviglia infatti è un sentimento di stupore e inquietudine che si genera una volta che l’uomo, soddisfatti i bisogni primari, comincia a porsi domande sull’esistenza e sul rapporto tra sé e il mondo. Ed è esattamente questo che Scardovelli ha creato nel suo seminario, un senso di meraviglia costante che ha permesso ai partecipanti – anche online come me – di riappropriarci della comune origine umana.

Mauro Scardovelli è un bambino, propone quindi un incontro dove comunica con la modalità tipica dell’infanzia: la verità infatti è una cosa semplice e la possono capire anche i bambini e gli idioti. Basta guardare qualche video su youtube di Scardovelli per capire che la verità è un concetto elementare, essenziale e l’utilizzo di simboli e disegni è il primo passo per riappropriarcene. Non sto a nominare le lauree e le specializzazioni di Mauro, che sono parecchie e comunque importanti, ma non è un “bollino” che definisce la qualità di uomo straordinario. Questa viene definita dalla capacità di amare, di provare empatia, compassione, di avere coraggio (dal latino “cor habeo” – avere cuore), di saper ridere e commuoversi. Scardovelli ha incentrato il seminario sull’analisi e sulla ri-educazione degli articoli della costituzione italiana, un testo che oggi viene ignorato e imbrattato continuamente, un testo che dovremmo considerare sacro. Articolo per articolo ha dimostrato, assieme agli intellettuali invitati, che la costituzione italiana insegna ad essere umani, ad avere consapevolezza di cosa vuol dire “pieno sviluppo della persona umana” che passa prima di tutto attraverso l’amore.

Ma il pieno sviluppo della persona umana non si ottiene con l’elenco delle competenze mentali acquisite, col il titolo e l’etichetta, perché senza amore non siamo nessuno: quindi buttate pure nel cesso le vostre lauree, specializzazioni e master vari. Dobbiamo fare rieducazione delle emozioni di base dell’essere umano: provare gioia, felicità e trasmetterle a chi si ha di fianco, e Mauro ha fatto fare degli esercizi pratici di trasmissione della gioia, che non solo sono da sperimentare nel singolo contenitore del seminario. La gioia è una emozione che va praticata spesso.

Con questo convegno Scardovelli realizza un sogno che ho da sempre: quello di vedere un gruppo di intellettuali veri, ovvero persone che coniugano la capacità mentale alla intelligenza emotiva, che sono quindi esseri umani pienamente sviluppati, insieme capaci di dialogare con uno stesso sistema linguistico comune che è il cuore. Perché per creare un gruppo che abbia coesione non ci possiamo basare sulla sola intelligenza mentale, che è per sua natura settoriale e quindi tendente alla divisione, ma dobbiamo creare un sistema di comunicazione basato su ciò che ci rende parte di una stessa specie, ovvero la capacità emotiva empatica. Condividere le stesse emozioni è la base della coesione: questo significa integrità, porta all’unità. Ma l’intento di Mauro non è solo quello di incontrarsi, è quello di creare una sinergia tra persone che continui anche dopo questo convegno. Il problema di riunire degli intellettuali è che spesso diventa tutto una gara di ego, dove l’io vuole prevalere, senza capire però che l’io spogliato fino all’osso non esiste senza la relazione.

Il “risorgimento” che sta già avvenendo e su cui Mauro lavora da tempo è prima di tutto un risorgimento individuale, è l’uomo singolo che nella sua solitudine, che dentro se stesso impara a ridare il nome alle cose, a esercitare la capacità di meravigliarsi. Senza questo fondamentale passaggio qualsiasi collettività – comunità diventa inesistente, resta solo un agglomerato di facciata che sussiste su un palco e che finisce per frantumarsi poco dopo appena “il sipario si chiude”. La verità infatti viene trasmessa realmente quanto più una persona è integra, quanto più ha consapevolezza di chi è, da dove viene e dove vuole andare. Se ti conosci profondamente, se hai permesso alla tua anima di fare il viaggio negli inferi e ritornare, se senti il tuo corpo interamente e sai dove batte il cuore allora sei un essere umano perfettamente sviluppato e la comunicazione che intraprendi sarà all’insegna della condivisione e non del frazionamento.

Questo è possibile anche grazie all’inclusione del principio femminile presente in ognuno di noi, e non sto parlando delle comunità LGBT o del DDL Zan, sto parlando del fatto che ogni essere umano è composto da una parte maschile e da una parte femminile e che entrambe vanno portate in alto, condivise e accolte dentro di noi. La società – per come la conosciamo – è invece profondamente intrisa del maschile senza femminile: segue infatti le caratteristiche della figura del mito di Giasone. Un uomo che desidera continuamente il potere, che è disposto a tradire le sue promesse e la donna – Medea – che ha smembrato se stessa per il suo amore. Stiamo seguendo un essere senza alcuna integrità, dominato dall’ossessione per il trono, che non è affatto una guida. Potremmo invece seguire la femminilità di Medea, capace di rispondere senza obliquità al proprio cuore, disposta a fare a pezzi se stessa e a chiedere scusa, fiera del suo essere “selvaggia”, fiera di appartenere a una società originaria rudimentale e per questo comprendente il femminile, simile al primo paradiso.

Da qui Scardovelli e i relatori hanno proposto una attenta analisi e critica del neoliberismo, modello sociale ed economico che è fondato sulla individualizzazione e competizione più totale e che porta a una deriva drammatica poiché presuppone lo smembramento e la frammentazione sociale ma soprattutto interna. Dobbiamo ammettere che siamo tutti malati di neoliberismo, siamo tutti infetti. Il neoliberismo inizia infatti dalla scuola dove al bambino viene detto che non è portato per la matematica, ad esempio, e il piccolo tenderà a sviluppare per tutta la sua vita la convinzione che non è in grado di applicarsi a quella specifica materia con successo. Niente di più falso, esistono qualità e talenti innati anche specifici ma non è corretto escludere un individuo nella sua più tenera età dal sperimentare parti di se stesso. In questo modo il bambino si frammenta al suo interno, smette di comunicare e si indirizza verso un solo flusso. Quando invece l’essere umano è un insieme. Ma chi non sviluppa se stesso nel proprio insieme diviene una persona inconsapevole delle proprie immense capacità e diventa dominabile, da sovrani di noi stessi diventiamo schiavi. Ecco che l’intelligenza mentale possiamo anche inserirla nel frullatore, un paio di mele e farci un bel frullato. Il mentale non serve a nulla se non lo associate al cuore. Siamo solo un agglomerato di conoscenze incapaci di trasmissione, un professore che si annoia mentre si ascolta quando spiega agli allievi. Questa è la società neoliberista, riprendiamoci il cuore.


Il sistema imprigiona in una gabbia sempre più stretta e “viviamo una intera vita a tentare – come dice Tiziana Alterio – di ritornare a una dimensione collettiva, a una piena realizzazione umana. Questo avviene quando qualcuno è consapevole di chi è e si mette a disposizione dell’altro.” Ricordo per esempio il mio primo giorno di scuola quando avevo sei anni: mi hanno messo un grembiule, ero uguale a tutti gli altri, tutti uno stesso colore divisi in rosa e azzurro, e quello che mi faceva distinguere di più dagli altri era che ero una femmina con i capelli corti da maschio. E un senso devastante di costrizione: mi è stato detto che quello, in prima fila vicino alla finestra, era il mio banco, che dovevo stare seduta e arginare la mia energia in meno di un metro cubo di spazio. Che non potevo parlare, non potevo condividere la gioia con chi avevo di fronte e che per parlare dovevo chiedere il permesso a una persona che aveva una autorità, capace di fare il bello e il cattivo tempo. Talmente tanto che quella maestra ha deliberatamente ignorato il momento in cui venivo picchiata da un’altra bambina perché questa era figlia di una famiglia nobile, quindi non si poteva colpevolizzare. Io che venivo da un paesino di campagna ero inutile, non degna di ascolto.

“Salvate i bambini togliendoli dalla scuola” dice sempre la Alterio e io lo sottoscrivo. Perché la scuola può avere un valore importante ma non questa che abbiamo prodotto negli ultimi anni, fatta di maestre esaurite che sono sommerse da moduli e programmi da compilare. L’unico programma da diffondere è l’insegnamento dell’amore. Perché la cosa più importante non è il contenuto ma l’emanazione di questo.

Un solo punto oscuro: al convegno ci sono stati due medici, uno che è intervenuto in collegamento in diretta e uno presente. Ma la domanda che ci siamo posti è stata: dove sono finiti tutti i medici? Anche tra i presenti non c’era nessun medico. Forse sono tutti impegnati a correre in ospedale seguendo codici e codicilli, ad applicare protocolli come fossero marchi da imporre alle bestie senza alcuna comprensione dell’uomo e della sua meravigliosa unicità. Diteci dove sono i medici, perché nel riappropriarci della costituzione ne abbiamo bisogno, di quelli che non mettono il camice solo perché vestono un ruolo ma che lo sono dentro e che non smettono mai di esserlo. Per dirla come ha detto Paolo Renati (se non sapete chi è dovreste davvero conoscerlo): “i protocolli sono carta, questo uomo che ho davanti è una vita. C’è una medicina che esiste per la persona che è unica e irripetibile”.

Scardovelli però non è tutto filosofia ma è un uomo pratico, ecco perché ha riunito intellettuali proveniente da diversi ambiti di competenza: per creare un terreno di relazione completo, di ampio respiro e soprattutto pratico. Al seminario infatti partecipano economisti, giuristi, medici, direttori di televisioni indipendenti, giornalisti e psicologi. Perché la parola quando viene pronunciata con coscienza non si disperde nell’aria ma diviene azione. Ridare un nome alle cose, imparare a respirare, a ridere e ad agire. Mauro mette insieme queste menti meravigliose che stanno dentro a uomini meravigliosi, ecco dove sta la soluzione. Da un raggio di competenze diverse si trova un comune sistema comunicativo.

In principio fu la parola e dalla parola si deve ripartire. La narrazione della verità è possibile solo quando creiamo una nuova lingua, senza aspettare che la precedente crolli.

Clery Celeste

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