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“E intimò che di lui non dicessero ad alcuno”. Gesù è fonte di ambiguità, è sempre frainteso, è una consegna

Proprio perché è per tutti, Gesù non è per “gli uomini”. È per l’uomo. La sua presenza è fonte di ambiguità, per gli uomini, fomenta dissidi. “Chi dicono gli uomini che è il figlio dell’uomo?”, chiede Gesù (Mt 16, 13). Gesù si consegna agli uomini, come si consegnerà ai soldati, alla fine. Gesù è una consegna – è per consegnarsi. “Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri ancora Geremia o uno dei profeti”, gli rispondono i discepoli. Nonostante non sia imprevista – da tempo si attende il Messia – la figura di Gesù crea sconcerto, la sua anomalia è troppo forte, va indottrinata nella tradizione: egli non è chi è, è uno dei profeti. Uno tra i tanti profeti passati su questa terra.

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Gesù è sempre frainteso – sembra che anche questo sia traccia del suo mistero, del suo operare. Lì lo credono il Battista, Elia o uno dei profeti; durante il martirio e la Croce è scambiato per un profeta, per un re, per un discepolo di Elia (ancora).

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D’altronde, non vuole essere compreso, sfugge al nome, alla classificazione, alle classifiche tra dèi e taumaturghi. “E intimò che di lui non dicessero ad alcuno” (Mt 8, 30). Gesù deve persistere nella domanda.

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Quando Gesù impone la sua domanda, è diventato un uomo delle folle: dopo la morte del Battista, ha compiuto molti gesti. La duplicazione dei pani e dei pesci, il cammino sulle acque, le guarigioni e gli insegnamenti. La folla è famelica di miracoli: non ne capisce il senso, brama il risultato. Anche sadducei e farisei “per metterlo alla prova” vogliono vedere dei segni. Logorato dalle folle e dai viaggi, dalle richieste, spesso Gesù si ritira nei deserti, solo, alieno anche ai discepoli. Fa del dubbio il metodo per precisare la missione.

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Il cuore del cristianesimo è nell’interrogativo che lacera i millenni, ne è la lebbra: “Ma voi, invece, chi dite che io sia?” (Mc 8, 29; Mt 16, 15; Lc 9, 20). S’è mai visto un dio riassumersi in una domanda, consegnarsi alla risposta della creatura? Nel Primo Testamento, Dio si rivela nel nome impronunciabile; ora Gesù è in una domanda e in un’intimidazione (non dite ad alcuno di me). Testimoniare non significa rivelare. Nel carisma di alcune particelle (ma, invece), la distanza singolare tra chi segue Gesù e gli “uomini”.

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La domanda non è una rinuncia, ma una culla. Alla domanda non c’è altra risposta che quella data da Simone, cioè Pietro. “Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, il vivente” (Mt 16, 16). Non esiste altra formula per entrare in quella domanda, sempre aperta, in movimento – quella domanda è il ritmo, la danza di Cristo. Le altre possibili risposte – Gesù è un riformatore sociale, un maestro spirituale, una guida per forgiare un mondo migliore, colui che ci insegna ad amare il prossimo, un guaritore – sono appassionate ma approssimative, si riferiscono alla personalità di ognuno, infine sono false. Ogni risposta che diverge da quella di Pietro è quella degli “uomini” che pensavano Gesù come un profeta, un capopopolo, un sapiente. Gesù è Cristo, il Messia, l’Unto, il Figlio che ha vinto la morte. Il resto pertiene a un atteggiamento di curiosità, lo studio di una storia affascinante, un fatto culturale.

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Non conta, qui, stabilire l’antichità del versetto, “Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Ecclesia e le porte dell’Ade non prevarranno su di essa” (Mt 16, 18), ma la sua sostanza nell’opera di Gesù. Sulla pietra si fonda una casa; la pietra può essere usata come altare sacrificale, come scannatoio. Una pietra si può incidere, può essere ‘miliare’; con una pietra si attua la lapidazione. Chiamarsi Pietro è una responsabilità. Il compito di Pietro è “legare” e “sciogliere”; allo stesso modo, Gesù chiede di sciogliere alcuni legami per crearne altri. Non si segue Gesù come ci si iscrive a un master: chi lo segue di sé stesso sceglie di sciogliere il nome. Gesù viene come segno di contraddizione per dividere le famiglie (“Sono venuto a dividere l’uomo da suo padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, nemici dell’uomo saranno i suoi familiari”, dice, poco prima, Mt 10, 35-36) e costituire una nuova famiglia, l’Ecclesia. Chiunque accede alla domanda di Gesù è in quella famiglia – ogni identità intimidisce. (d.b.)

*In copertina: Rembrandt, “Testa di Cristo”, 1600 circa

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