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Test troppo difficili (e 72% dei candidati bocciati): i Sindacati insorgono… Tranquilli, in Italia troveremo il modo di premiare gli inadeguati

Asino

Una delle notizie che più mi ha colpito dell’estate appena tramontata è datata 8 settembre e la dobbiamo all’edizione bolognese del Corriere della Sera. Ecco il titolo dell’articolo: “‘Test troppo difficile’ Bocciati più di 7 su 10 al concorso per i nidi. Sindacati pronti al ricorso”. La sintesi del pezzo è nei numeri apocalittici: su 1.304 candidati sono stati ammessi all’orale in 364, con una bocciatura del 72% per chi ha tentato di entrare in graduatoria. E addirittura tra i bocciati sono moltissimi quelli che lavorano da anni per l’amministrazione: 100 su 216 educatori. Come se non bastasse questa strage dei 94 educatori in possesso dei requisiti di anzianità per la riserva del 40% hanno superato la prova solo in 40.

Cialtroni o vittime? Chissà. L’unica certezza in questi casi è il tempestivo intervento sindacale. “Nel mirino dei sindacati – si legge infatti subito dopo – un test troppo difficile: 40 quesiti a cui rispondere in 40 minuti, alcuni dei quali, denunciano diverse educatrici, non erano nemmeno pertinenti. ‘La prova – accusa il sindacato Adi – nonostante i tanti pedagogisti del Comune, è stata affidata a una ditta esterna di Torino’. E adesso, oltre a numerose educatrici precarie che resteranno senza lavoro, ‘c’è anche un problema di gestione del servizio: con una graduatoria così snella non si riusciranno a coprire le esigenze di tutti i nidi’, dicono Cisl e Cgil”.

Lo so, state pensando, Mengoli ti piace vincere facile. È vero, un po’ populista e qualunquista lo sono sempre stato, figurarsi adesso, che il popul-qualunquismo rappresenta la base della principale filosofia d’Occidente e non solo.

Boh, lasciamo pure il beneficio del dubbio che i minuti fossero davvero troppo pochi e che le domande non pertinenti non riguardassero aspetti fondativi della cultura personale di un cittadino consapevole e non solo di un addetto ai lavori che nel suo mestiere può plasmare e influire pesantemente sul carattere di bimbi dai 6 mesi ai 3 anni di età, e diamo pure per scontato che nel Paese dei campanilismi, un torinese – e magari pure juventino! – possa avercela con i bolognesi e fargli domande impossibili, però devo dirvelo: per certi ruoli così delicati, l’inadeguatezza è nemica non solo del singolo ma alla lunga anche di intere generazioni, quindi ben vengano test severi e bocciature a grappolo.

Sono parole troppo dure? Sono affermazioni non suffragate dalla conoscenza diretta della questione? Sì, può essere tutto. Ma tranquilli, in Italia tutto si sistema e di sicuro presto arriveranno test più semplici, adeguati all’inadeguato. E, ovvio, con il sindacato che avrà comunque qualcuno nel mirino. Se non altro, il buon senso.

Michele Mengoli

www.mengoli.it

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