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	<title>Darwin Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Mon, 16 Oct 2023 04:14:18 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Vivendo senza sepoltura”. Storia lirica di Lorine Niedecker</title>
		<link>https://www.pangea.news/lorine-niedecker-ritratto-poesie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 04:14:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Darwin]]></category>
		<category><![CDATA[Inediti]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutto ruota intorno a un luogo. Blackhawk Island, Wisconsin, Stati Uniti d’America. Un alveare di case, tra rivi palustri e laghi. Il più vicino si chiama Mud Lake; il più grande Koshkonong. “Le sorelle Brontë avevano le brughiere, io ho le mie paludi”, dirà lei, più avanti. Figlia di un pescatore, capace – per un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Tutto ruota intorno a un luogo. Blackhawk Island, Wisconsin, Stati Uniti d’America. Un alveare di case, tra rivi palustri e laghi. Il più vicino si chiama Mud Lake; il più grande Koshkonong. <strong>“Le sorelle Brontë avevano le brughiere, io ho le mie paludi”, dirà lei, più avanti. Figlia di un pescatore,</strong> capace – per un po’ – nel commercio, <strong><a href="http://jacketmagazine.com/18/penb-nied.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lorine Niedecker</a></strong> nasce in quel lato remoto di Usa nel 1903, e fa di quei luoghi, ruvidi, rurali, la ragione totemica della sua poesia. È figura astrale e selvatica, Lorine: lega il culto del selvaggio, i lari barbarici, i fuochi rupestri, al ‘modernismo’ pronunciato dagli artisti che ama, Ezra Pound, H.D., Virginia Woolf. <strong>Colto dal solito estro, William Carlos Williams disse che Lorine Niedecker era “l’Emily Dickinson della nostra epoca”. Didascalia sviante:</strong> Lorine ha uno sguardo da entomologo nei riguardi delle quotidiane afflizioni umane; Emily, semmai, è cupa teologa, colta da ironia mistica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="631" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/71Tuc9PmCL-631x1024.jpg" alt="" class="wp-image-97353" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/71Tuc9PmCL-631x1024.jpg 631w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/71Tuc9PmCL-185x300.jpg 185w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/71Tuc9PmCL-600x973.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/71Tuc9PmCL.jpg 666w" sizes="(max-width: 631px) 100vw, 631px" /></figure>



<p>Non le fu facile la vita. Studiò per un po’ – finché il papà aveva soldi – al Beloit College, è impiegata presso la Fort Atkinson Library. La Grande Depressione le leva lavoro e marito: nel 1928 aveva sposato, per costrizione sociale, più che altro, e rito della vita immobile, un collaboratore del padre; ne risultò un matrimonio infelice, sigillato dal divorzio. <strong>Fu Louis Zukofsky, pimpante discepolo di Pound, il mentore – e l’aguzzino – di Lorine.</strong> Lei gli inviò dei versi, lui ne fu ammirato, infiammato – cominciò a farle da maestro, la invitò a casa sua, a New York. La passione per la lirica si mutò in amorosi sensi: Lorine resta incinta di Zukofsky, lui, spiazzato, non vuole rinunciare alla carriera letteraria, la obbliga ad abortire. Lei accetta, si separano. Ritornata nel Wisconsin, Lorine scrive, con levigatezza orafa, si occupa della madre, afflitta da sordità, nella piena della sconfitta esistenziale (il marito la tradisce con la vicina). Per sopravvivere, Lorine fa di tutto: sceneggiatrice per la radio, stenografa, correttrice di bozze per un giornale locale. Fa la donna delle pulizie in un ospedale. Chiama servizio l’umiliazione, crede che sia necessaria alla sua ricerca lirica; che la sua bellezza – obliqua, un poco marziana – si sciupi, non le importa, anzi.</p>



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<p><strong>Il primo libro di poesie, <em>New Goose</em>, esce che lei ha più di quarant’anni, nel 1946.</strong> Il secondo, <em>My Friend Tree</em>, è pubblico nel 1961. Profonde crisi agitano la scrittura di Lorine, che sceglie, per anni, il reclusorio del silenzio. Nel 1949 comincia a scrivere una serie di testi <em>For Paul</em>, dedicate al figlio che nel frattempo Zukofsky ha avuto dalla nuova compagna, Celia Thaew. Zukofsky le intima di non pubblicare nulla.</p>



<p>L’unione, nel 1963, con l’industriale Albert Millen la tranquillizza sotto l’aspetto economico: sapeva vivere di nulla, Lorine, in adorazione delle sue paludi, palustre perfino la sua anima, impasto di luce e fango. Morirà nel 1970, l’ultimo giorno dell’anno, per una emorragia cerebrale. Negli ultimi anni, uno stuolo di poeti aveva riconosciuto in lei una maestra. Così la ricorda Basil Bunting:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Secondo il giudizio di molti, è la poetessa più interessante che l’America abbia mai prodotto. Il suo lavoro era austero, privo di ornamenti, fisso su ritmi elementari e su una concisione miliare, tanto che a tanti pareva eccentrico, troppo spoglio, nudo. Morì quando cominciava ad essere amata”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Naturalmente, l’opera di Lorine Niedecker non è mai approdata in Italia; in Francia, l’editore José Corti – lo stesso di Julien Gracq – la pubblica con enfasi: “chi oggi lavora per il suo pieno riconoscimento la annovera, a ragione, tra i poeti più grandi del secolo”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="667" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/51oTIpPxZ2L._AC_UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-97354" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/51oTIpPxZ2L._AC_UF10001000_QL80_.jpg 667w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/51oTIpPxZ2L._AC_UF10001000_QL80_-200x300.jpg 200w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/51oTIpPxZ2L._AC_UF10001000_QL80_-600x900.jpg 600w" sizes="(max-width: 667px) 100vw, 667px" /></figure>



<p>Poco prima di morire, Lorine aveva elaborato un’antologia dei versi che riteneva migliori, <em>My Life by Water</em>. Che buffo: il titolo è l’opposto della celebre lassa della <em>Waste Land</em> di T.S. Eliot, <em>Death by Water</em>. Nell’acqua non si muore, si può vivere: bisogna apprendere la provvidenza subacquea, la missione anfibia – e rivolgersi alle branchie oculari, semmai.</p>



<p>**</p>



<p><em>Linneo in Lapponia</em></p>



<p>Niente degno di nota<br>tranne un’Andromeda<br>dalle quadrangolari radici –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le pendici degli stivali<br>della mia truppa</p>



<p>sono bagnate: devi nuotare<br>negli androni della chiesa<br>o essere tassato – fioriscono<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; seminagioni di seni<br>dalle foglie</p>



<p>Mattina di matta nebbia –<br>vedo soltanto<br>le traccia del mio andare. Porto<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; con me<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la chiarezza.</p>



<p>*</p>



<p>Ha vissuto – estati infanti<br>a piedi nudi<br>poi anni senza denaro<br>né calore</p>



<p>presso il fiume – via dalla piena<br>raggiunse la chiatta, il cane,<br>la donna, ma perse la figlia –<br>preludio</p>



<p>a una piantagione d’alberi. Seppellì carpe<br>all’ombra delle rose<br>dove l’erba è statuaria<br>e sfocia in ringhio di palude.</p>



<p>Ai banchieri di collina<br>aprì le taniche del vino.<br>Desiderava che l’unica figlia<br>trovasse impiego in banca</p>



<p>le diede una fonte certa<br>di sostentamento –<br>un discorso unto<br>la palustre fermezza.</p>



<p>*</p>



<p>Ho sposato</p>



<p>nella nera notte del mondo<br>per la calura<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;o per il riposo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; alla clausura –<br>qualcuno.</p>



<p>Con lui mi sono nascosta<br>dalle armi a lunga gittata.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Mettemmo le gambe<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nell’armadio, la testa<br>nel comodino.</p>



<p>Feritoia di luce<br>alba priva di uccelli –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; incomprensibile<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ho pensato<br>lui si mise a bere</p>



<p>troppo.<br>Ho detto</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; mi sono sposata<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; vivendo senza sepoltura.<br>Pensai –</p>



<p>*</p>



<p><em>Selvaggio</em></p>



<p>Tu sei il solo uomo<br>tu sei il mio altro paese<br>e trovo difficile procedere</p>



<p>sei il fico d’india<br>la tempesta improvvisa e violenta</p>



<p>il torrente che solleva il fiume<br>per sollevare il cervo ferito.</p>



<p>*</p>



<p><em>Darwin</em></p>



<p>I</p>



<p>Il suo sacro<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ostinato<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; pensare alle<br>cose</p>



<p>non tutto è “delirio<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di gioia”<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; come nelle foreste<br>del Brasile</p>



<p>“Le specie non sono<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (pare la confessione<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di un assassinio)<br>immutabili”</p>



<p>Spesso era quieto<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nel Porto Desiderio della malattia<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; recluso dalla specie<br>al tavolo da biliardo</p>



<p>Riguardo all’Uomo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; “Credo che l’Uomo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sia nella stessa circostanza<br>degli altri animali”</p>



<p>II</p>



<p>Cordigliere da ascendere – picchi<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; andini “rovinati come<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la crosta di una<br>torta spaccata”</p>



<p>Vento gelido<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; rude altitudine, rischio<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; i cileni consigliano la cipolla<br>per via della mancanza di respiro</p>



<p>Diventa pesante:<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; i minatori delle Ande trasportano<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; carichi imponenti: non è ammesso<br>fermarsi per prendere fiato</p>



<p>Ossa fossili presso Santa Fé<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;il morso del ragno brucia<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; febbre<br>curata da una vecchia</p>



<p>“Cara Susan…<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sono affamato<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; del suono<br>del pianoforte”</p>



<p>III</p>



<p>FitzRoy è sbalordito –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; conchiglie sulle cime delle montagne!<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le leggi della mutazione<br>montano i mari</p>



<p>senza il buon capitano<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che non lo ammette<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la terra potrebbe essersi inarcata dai mari<br>finché – davanti ai suoi occhi</p>



<p>terremoto –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la baia di Talcahuana si prosciuga –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l’acqua diventa muraglia<br>dall’oceano</p>



<p>sei secondi<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; per demolire una città<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; è il volere di Dio?<br>non resta che pregare</p>



<p>e ora le Galápagos –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; orrida lava nera<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la riva bollente<br>gli brucia i piedi</p>



<p>attraverso gli stivali<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; vita rettile<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Melville, più tardi<br>dirà che il suono primordiale è un sibilo</p>



<p>migliaia di mostruose tartarughe<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;si muovono verso le acque<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; granchi dal bagliore di sangue<br>cacciano le zecche dal dorso delle lucertole</p>



<p>cormorani privi di volo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; creature dei freddi mari –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; pinguini, foche<br>qui, nelle tropicali acque</p>



<p>un inferno per FitzRoy<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; paradisiaco rebus per Darwin<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che comincia ad adattarsi<br>ai concetti puzzle</p>



<p>IV</p>



<p>Anni di sbilanciato equilibrio<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; probabilità<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sono malato, disse<br>i libri procedono lenti</p>



<p>studiò piccioni<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; crostacei, lombrichi<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; semi estratti<br>dallo sterco degli uccelli</p>



<p>portare a casa la Drosera –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; vide gli insetti intrappolati<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nei suoi tentacoli – pianta<br>che secerne il suo segreto</p>



<p>acido acuto affine<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; a fluido digestivo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di animale! Anni<br>prima di pubblicare</p>



<p>scrisse a Lyell: non dimenticare<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di inviarmi la carcassa<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; del tuo gatto africano mezzosangue<br>una volta morto</p>



<p>V</p>



<p>Ricordo che disse<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; quelle notti tropicali sul mare –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ci sedemmo a parlare<br>sopra i boati</p>



<p>nella Tierra del Fuego<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; i ghiacciai splendono trascendenti<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tenue blu in basso<br>(simile) al mare indaco</p>



<p>(A proposito: Carlyle<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; riteneva ridicolo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che a qualcuno importasse<br>che il ghiacciaio</p>



<p>si muovesse più veloce<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; o più lento<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; o per nulla)</p>



<p>Darwin</p>



<p>salpò<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; dalla Baia della Buona Sorte<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; alla carcassa<br>conclusione:</p>



<p>l’universo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; non è ideato dalla bruta forza<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ma progettato da leggi</p>



<p>restano i dettagli<br>sulla meccanica del caso<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; “permetti a ogni uomo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; di sperare e credere<br>in ciò che può”</p>



<p>*</p>



<p>Orrore: svegliarsi di notte<br>e scoprire un soffio di luce nel nulla.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il tempo è bianco<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;le zanzare mi bucano<br>ho speso la mia vita nel nulla.</p>



<p>Il pensiero mi tortura. Come stai mio Niente<br>caracollo in giro con la moglie di Qualcuno.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ronzio e bruciore<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; è tutto ciò che conosco<br>nel nulla ho speso la mia vita.</p>



<p>Imbottito, impasticcato, pallido e gonfio<br>sollevo cose per la casa –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tappeti, stoviglie<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; panche, pesci<br>passo la mia vita nel nulla.</p>



<p><strong><em>Lorine Niedecker</em></strong></p>
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		<title>“La Rivelazione non sia costretta dalle tesi”. Emily Dickinson vs. Charles Darwin</title>
		<link>https://www.pangea.news/dickinson-darwin-poesie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 05:36:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Darwin]]></category>
		<category><![CDATA[Emily Dickinson]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il poeta non è un’avanguardia – è l’avvenire. La poesia non si fa conoscenza – i poeti che filosofeggiano sono maniaci della noia –, approda, semmai, nello sconosciuto, in ciò che nessuno considera. Confida nell’inaffidabile, nell’infinito, nell’informe. Dal momento che l’opera di un poeta, per chi vuole il confort, sconforta, ci si getta nella sua [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il poeta non è un’avanguardia – è l’avvenire. La poesia non si fa <em>conoscenza</em> – i poeti che filosofeggiano sono maniaci della noia –, approda, semmai, nello sconosciuto</strong>, in ciò che nessuno considera. Confida nell’inaffidabile, nell’infinito, nell’informe. Dal momento che l’opera di un poeta, per chi vuole il confort, sconforta, ci si getta nella sua biografia, agile alla fiction.</p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-74482 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/03/libro1-29-197x300.jpg" alt="" width="282" height="429" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro1-29-197x300.jpg 197w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro1-29-673x1024.jpg 673w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro1-29-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro1-29.jpg 768w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" />Nell’amazzonica bibliografia che riguarda Emily Dickinson, va recentemente sommato un nuovo libro. Lo ha scritto Martha Ackmann, s’intitola <a href="https://marthaackmann.com/books/these-fevered-days/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>These Fevered Days</em></strong></a> e racconta i dieci giorni essenziali che “hanno fatto Emily Dickinson”. Uno di questi è il 6 febbraio 1848. Emily ha 17 anni, “è una giovane studente al Mount Holyoke Female Seminary” e si scontra contro la direttrice, Mary Lyon. “Ciò che Emily ha fatto – o meglio, non ha fatto – quel giorno ha modellato il pensiero per il resto della sua vita, informando anche la sua poesia”. In sostanza: <strong>“Quando Miss Lyon chiede alle sue alunne che intendano professarsi cristiane di levarsi in piedi, Emily è l’unica a rimanere seduta. È il primo ‘no’ pubblico a chi minacci la sua libertà interiore”</strong> (Marisa Bulgheroni nella <em>Cronologia</em> al ‘Meridiano’ Mondadori che raduna <em>Tutte le poesie</em> della Dickinson). Carino. Restiamo però nella palude consueta che connette vita a opera – la vita diviene, va, ma è meno enigmatica dell’opera, immobile, un totem, inesplicabile.</p>
<p>*</p>
<p>Più interessante, piuttosto, il contributo di Michelle Kohler, che ha curato per la Cambridge University Press un volume <a href="https://www.cambridge.org/core/books/new-emily-dickinson-studies/0C15214DAC33ABFC4E054FB37CF4F678" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>The New Emily Dickinson Studies</em></strong></a> (2019). Il suo articolo, in particolare, si ferma sui rapporti tra la Dickinson e la teoria di Darwin, o meglio, lo sconvolgimento scientifico ed epistemologico che il darwinismo ha comportato. La lingua della Dickinson, cioè, racconta, per i futuri – versi scagliati come una fioriera di fuochi – il ‘mondo nuovo’ – gli Usa che trovano consapevolezza letteraria autonoma – e il modo nuovo di concepire il mondo. Gli studi della Kohler sono divulgati in forma di articolo su “JStor Daily” come <em>How Emily Dickinson Wrestled with Darwinism </em>(sotto la traduzione).</p>
<p>*</p>
<p><strong>Alcune poesie del ‘canone Dickinson’ pare scaturiscano dal ‘clima’ di lotta intellettuale seguito alla pubblicazione de <em>L’origine delle specie </em>(1859).</strong> Ad esempio, la numero 180 (qui nella traduzione di Silvio Raffo):</p>
<p>Come se un piccolo fiore artico<br />
dall’orlo del polo vagando<br />
scendesse le latitudini<br />
finché stordito giungesse<br />
a continenti d’estate –<br />
a firmamenti solari –<br />
a luminose, nuove folle di fiori –<br />
a uccelli di una lingua a lui straniera!<br />
Dico, se questo fiore<br />
vagasse fino all’Eden –<br />
cosa accadrebbe poi?<br />
Niente! soltanto,<br />
ciò che ne deducete!</p>
<p>*</p>
<p>Secondo la Kohler, il dilemma tra rivelazione e evoluzionismo la Dickinson lo svolge in una poesia del 1872, la 1241 del ‘canone’, questa:</p>
<p>Il lillà è una pianta molto antica<br />
ma ancor di più<br />
il lillà del firmamento<br />
sopra il colle stanotte –<br />
Il sole concludendo la sua corsa<br />
affida quest’ultima pianta<br />
alla contemplazione – non al tatto –<br />
fiore dell’Occidente –<br />
Una corolla è l’Ovest –<br />
il calice è la terra –<br />
i semi rilucenti della capsula<br />
le stelle – lo scienziato della fede<br />
è soltanto all’inizio dell’indagine –<br />
sovrasta la sua sintesi<br />
la flora impenetrabile<br />
all’analisi del tempo –<br />
“Non ha occhio veduto” è forse cosa<br />
normale per il cielo<br />
ma la rivelazione mai non sia<br />
costretta dalle tesi –</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-74483 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/03/libro2-36-189x300.jpg" alt="" width="292" height="463" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro2-36-189x300.jpg 189w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro2-36-644x1024.jpg 644w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro2-36.jpg 855w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" />La poesia – qui nella versione di Silvio Raffo – è stata tradotta anche da Mario Luzi (es. “C’è al di sopra della sintesi/ la flora inattaccabile/ dall’analisi del tempo./ Occhio non ha veduto è possibile/ sia norma per un cieco,/ ma la Rivelazione/ non sia di tesi prigioniera”). La grandezza della Dickinson va in galassie metaforiche, non arginabili nel contrasto <em>Revelation</em> vs. <em>theses</em>. Il grado ‘filosofico’ della Dickinson, pensatrice efficace, d’acciaio – <strong>nel 1857 accade il distratto incontro con Emerson, su cui aleggia nebbia onirica: “Forse in quell’occasione Emily, di cui nessuno segnala la presenza, commenta: ‘Sembrava venire dalla terra in cui hanno origine i sogni’”</strong> – è marcato da Wallace Stevens, poeta d’efficacia trascendente, traslucida, dickensoniana. D’altronde, la pista critica che studia i rapporti tra l’opera della Dickinson e la scienza è aperta da tempo (es. Robin Peel, <em>Emily Dickinson and the Hill of Science</em>, 2010).</p>
<p>*</p>
<p>I tormenti della scienza entrano in brandelli di epistolario, pur frantumati in una lingua che spiazza, che spazza ogni conforto esegetico – per fortuna. Nel 1861 allo “sconosciuto”: “La fede di Tommaso nella Anatomia era più forte della sua fede nella fede”. Quanto al resto, basti la descrizione – siamo nell’aprile del 1862 – con cui la Dickinson si cede a Thomas W. Higginson: “Canto come il Ragazzino quando passa vicino al Cimitero – perché ho paura – Mi chiede dei libri che amo – I miei poeti sono – Keats – e i Browning. I miei prosatori – Ruskin – Sir Thomas Browne – e l’Apocalisse. <strong>Sono andata a scuola – ma nel modo in cui l’intende lei – non ho avuto un’istruzione. Da bambina, avevo un amico, che mi ha insegnato l’Immortalità – ma essendosi arrischiato ad andarle troppo vicino, lui stesso – non ha più fatto ritorno – Subito dopo è morto il mio Maestro – e per parecchi anni il Vocabolario – è stato il mio unico compagno”</strong> (cito dalla traduzione delle <em>Lettere</em> di Barbara Lanati, Einaudi, 1982).</p>
<p>*</p>
<p><strong>Tutto della Dickinson è lì, in effetti, nel calibrare il barometro che lega <em>Immortality</em> a <em>Lexicon</em>. </strong>Il resto, è il dolce, incauto precipizio in una mente più vasta di un continente e della sua deriva. Sapeva, della clausura, il fiore, del claudicante il risorto. (d.b.)</p>
<p>***</p>
<p><strong><em>Come Emily Dickinson ha lottato contro il Darwinismo</em></strong></p>
<p>Emily Dickinson non passa mai di moda. Una nuova biografia, firmata da Martha Ackmann, è appena uscita. Il film, <a href="https://www.wildnightswithemily.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Wild Nights With Emily</em></strong></a>, una commedia biografica, è attualmente in streaming. L’ovvio cliché della mistica zitella del New Englad che ha optato per la clausura è stato messo da lato per indagini molto più sfumate e interessanti della mente della Dickinson. Aveva, ad esempio, grande interesse per la filosofia del suo tempo.</p>
<p>Come spiega la studiosa Michelle Kohler, “Negli studi più recenti, la Dickinson è vista come curiosa di astronomia, geologia, botanica, filosofia, e del darwinismo – studiosa per diletto, che scorreva discorsi scientifici e filosofici, vi si confrontava più che soccombere al proprio isolamento”. In particolare, la Kohler esplora in <em>The Apparatus of the Dark: Emily Dickinson and the Epistemology of Metaphor</em>, come le “discipline scientifiche” abbiano attecchito nella poesia della Dickinson, nelle sue ricche metafore. <strong>Gli anni più prolifici della Dickinson, in effetti, coincidono con le “profonde controversie” che riguardano il senso della “conoscenza”.</strong> La poetessa, avida lettrice dello <em>Springfield Daily Republican </em>– guidato da un amico, Samuel Bowles – di <em>Scribner’s, Harper’s</em>, dell’<em>Atlantic Monthly</em>, era consapevole di questi dibattiti intellettuali.</p>
<p>“Sulla scia della pubblicazione de <em>L’origine delle specie</em>, nel 1859, da parte di Darwin, comprendere non significava soltanto esprimere fatti e vocaboli specifici, ma essere immersi nella loro rovina”, scrive la Kohler. “Questa destabilizzazione, questa rovina è stata tanto inquietante perché le ricerche scientifiche e accademiche non erano ancora distinte così nettamente dalla teologia”.</p>
<p>L’eredità teologica del Puritanesimo era forte. Il metodo di ricerca, negli Stati Uniti dei primi decenni del XIX secolo – il metodo empirico o “baconiano” – presupponeva una “creazione immutabile e intelligente” ad ordinare l’universo. <strong>La nozione darwiniana di “un mondo contingente, retto dal caso” contempla un altro modo di pensare. Il darwinismo, scrive la Kohler, “può produrre concetti mutabili e contingenti che riguardano una probabile conoscenza più che la Verità”. </strong></p>
<p>Per la Dickinson, vissuta nel pieno di questo conflitto intellettuale, ciò significò una transizione. Era cresciuta nell’unico approccio che dominava la scienza: la verità è una entità fissa rappresentata dall’ordine divino. Darwiniani come Asa Gray e altri ingaggiarono un vigoroso dibattito contro i Baconiani (incluso almeno un amico influente della famiglia Dickinson) sulle riviste del New England.</p>
<p><strong>La Kohler legge le poesie della Dickinson dal 1860 come interventi in “questa vasta e costante valutazione culturale della verità e dei metodi che la producono”. </strong>Studiare “le implicazioni che ha l’opera della Dickinson con la scienza e i suoi metodi significa quindi studiare il suo impegno nei riguardi dell’ampio smantellamento di qualsiasi nozione epistemologica stabile o nozione fissa di verità, sia essa scientifica o teologica”. Se le poesie della Dickinson sono ellittiche e disorientanti lo sono anche perché i tempi lo erano. <strong>“Ciò su cui si focalizza la Dickinson è rivedere nel linguaggio i concetti di rivelazione e di verità”,</strong> scrive la Kohler, suggerendo l’assoluta contemporaneità della poetessa.</p>
<p><strong><em>Matthew Wills</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/dickinson-darwin-poesie/">“La Rivelazione non sia costretta dalle tesi”. Emily Dickinson vs. Charles Darwin</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Perché la New Age mi fa dormire? I New Agers scambiano il logos per logorrea e le loro incaute teorie funzionano bene come scioglilingua</title>
		<link>https://www.pangea.news/perche-la-new-age-mi-fa-dormire-i-new-agers-scambiano-il-logos-per-logorrea-e-le-loro-incaute-teorie-funzionano-bene-come-scioglilingua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 10:17:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1928 un brillante filosofo/logico di Vienna, Rudolf Carnap, pubblicò Der logische Aufbau der Welt, “La struttura logica del mondo”. Dieci anni prima, Ludwig Wittgenstein aveva ideato il suo profondamente criptico Tractatus Logico-Philosophicus, l’ultimo libro filosofico. Carnap e altri esponenti del circolo viennese rielaborarono il messaggio di Wittgenstein. Verso la conclusione dell’opera citata (183. Razionalismo?) [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1928 un brillante filosofo/logico di Vienna, Rudolf Carnap, pubblicò <em>Der logische Aufbau der Welt, “</em>La struttura logica del mondo”.</strong> Dieci anni prima, Ludwig Wittgenstein aveva ideato il suo profondamente criptico <em>Tractatus Logico-Philosophicus, </em>l’ultimo libro filosofico. Carnap e altri esponenti del circolo viennese rielaborarono il messaggio di Wittgenstein. Verso la conclusione dell’opera citata (183. Razionalismo?) inserì:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>RIFERIMENTI. Wittgenstein ha chiaramente formulato l’orgogliosa tesi dell’onnipotenza della scienza razionale, così come l’umile intuizione relativa alla sua importanza nella vita pratica: per una risposta che non può essere espressa, anche la domanda non può essere espressa. Il problema non si pone. Se si può fare una domanda, allora vi si può rispondere… (…) Wittgenstein riassume la portata del suo trattato nelle seguenti parole: “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere.”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quel famoso aforisma, che conclude il trattato, avrebbe dovuto essere interpretato come una confessione di umiltà gnostica, non come un’orgogliosa tesi dell’onnipotenza di una scienza razionale. Basta prestare attenzione a tutte le implicazioni dell’opus. Giusto due aforismi prima di quello finale, infatti, Wittgenstein afferma: “C’è davvero dell’inneffabile. Esso mostra sé, è il mistico.” (6.522)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-66161 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/03/mina-libro-192x300.jpg" alt="" width="145" height="227" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/mina-libro-192x300.jpg 192w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/mina-libro-768x1199.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/mina-libro-656x1024.jpg 656w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/mina-libro-1320x2061.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/mina-libro.jpg 1543w" sizes="(max-width: 145px) 100vw, 145px" />Tutto ciò risale a un secolo fa: perché dovrebbe interessarci ancora? Perché le implicazioni del razionalismo, del positivismo, del determinismo, del riduzionismo, e del meccanicismo hanno invaso il globo come una peste.</strong> Non si deve biasimare Wittgenstein: ha trasceso la sua epoca, sebbene l’abbia epitomizzata usando e sviluppando i suoi strumenti, da poco riscoperti e perfezionati, quelli della logica. (Una evidente obiezione al suo <em>Tractatus</em> è l’uso dell’aforisma e un criterio di classificazione altamente soggettivo al posto di un testo strutturato più sistematicamente. Perché mai dovremmo sventrare la logica attraverso un assortimento di aforismi criptici?) I suoi meno dotati seguaci, attraverso il loro fraintendimento storico, partirono per la tangente (sbagliata.) E questo solo nel campo della logica. In tutti i rami della conoscenza, il determinismo è venuto e se n’è andato, o piuttosto, sarebbe dovuto andarsene, ma non lo ha fatto, è rimasto, e ha permeato il mondo, coadiuvato dall’amplificazione del suo più fedele alleato, il progresso economico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Segue un irrispettosamente succinto riassunto di alcuni dei colpi che avrebbero dovuto decretare la fine del determinismo, del meccanicismo, del riduzionismo, del darwinismo, etc. Coloro che hanno familiarità con tali sviluppi scientifici, non leggano questa sezione. </strong>Coloro che non ne hanno, possono usarla come un invito ad approfondire la lettura degli scienziati citati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La geometria euclidea è stata surclassata da quella non-euclidea, le cui principali figure furono: Nikolai Ivanovich Lobachevski (1973 -1856); János Bolyai (1802- 1860); e Bernhard Riemann (1826-1866).</strong> Se il riconoscimento di Lobachevski e Bolyai è postumo, l’accettazione della geometria non euclidea avvenne sotto l’influenza delle idee di Riemann, nel 1866, di Eugenio Beltrami nel 1868, e di Felix Klein nel 1871. Nel 1927 Werner Heisenberg (1901-1976) pubblicò il suo principio di indeterminazione. La sua radicale reinterpretazione dei concetti base largamente newtoniani della meccanica applicata alle particelle atomiche nel contesto della teoria quantistica avrebbe dovuto sferrare il colpo di grazia alla meccanica di Newton. (E lo fece, in effetti. Tuttavia, la nozione di tempo come mera durata è ancora cardinale, ad esempio, per il mondo finanziario, con ripercussioni di proporzioni globali).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il positivismo logico era stato ferito nel suo nucleo – la sua coercizione vero/falso e conseguente tacita aderenza al principio di bivalenza – dalla scoperta di Jan Łukasiewicz (1878-1956) della logica trivalente già nel 1917</strong>, nota bene: prima del trattato di Wittgenstein. Seguirono una logica a molti valori (e calcoli multivalore), aiutata dal fiorire della scuola di logica di Varsavia, della cui nascita Łukasiewicz è indirettamente responsabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne la selezione naturale e la concezione del mondo darwiniana, accoppiata al moderno approccio biologico molecolare convenzionale, che insiste sul fatto che, quando si conoscerà la sequenza del DNA di qualsiasi organismo, allora tutto sarà manifesto, sta diventando evidente, come suggeriscono, fra gli altri Brian Goodwin e Gunther Stent, che la morfogenesi e lo sviluppo possono essere visti come un sistema dinamico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La teoria del caos sta appena uscendo allo scoperto</strong>, gradualmente guadagnando terreno fra biologi, matematici e filosofi.</p>
<p style="text-align: justify;">Riassumendo, tutti i suddetti sviluppi, in rami diversi ma sempre più interconnessi della conoscenza, puntano al fatto <strong>che il mondo, la vita, e la vera essenza dell’essere, l’ontologia, debbano essere reinterpretati e re-investigati con un approccio interamente nuovo</strong> (o interamente revivalista). Gli organismi non sono mere raccolte di parti, come geni, molecole e i vari componenti dei loro organi. E, soprattutto, sono vivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La prodigiosa proliferazione di asfalto, blocchi di cemento, edifici e grattacieli in tutto il mondo; il processo in atto e senza precedenti di deforestazione e totale desertificazione; l’omogeneizzazione culturale che il mondo ha subito, nell’interesse di una sottocultura globale</strong>, taglia unica, con la quale soppiantare le precedenti culture multiple – tutto ciò sembra essere un inarrestabile processo di spaventosa grandezza distruttiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Più di centocinquanta anni fa Karl Marx aveva predetto, in vera e propria tradizione oracolare sebbene nelle sembianze di moderno scienziato della storia, che il mondo si sarebbe mosso, in uno spasmo dialettico, verso un proletariato internazionale globale. Il ventesimo secolo, secondo le sue predizioni, avrebbe dovuto annunciare e confermare la nascita di un proletariato mondiale senza classi, internazionale, transnazionale e sopra nazionale.</strong> Ma il comunismo ha fallito platealmente, nonostante gli sforzi tenaci e vigorosi che i vari regimi hanno esercitato per tenerlo in vita, a nonostante le decine e decine di milioni di vite umane sacrificate al suo altare. L’umanità è regredita verso l’adorazione degli dei e, ciò che è peggio, se c’è stata una sola e dominante tendenza nel ventesimo secolo, è stata il nazionalismo. Le previsioni di Marx si sono rivelate sbagliate e il suo determinismo storico&#8230; difettoso, per coltivare l’arte dell’eufemismo.</p>
<p><figure id="attachment_66162" aria-describedby="caption-attachment-66162" style="width: 215px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-66162" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/03/gmdsphoto-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/gmdsphoto-215x300.jpg 215w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/gmdsphoto.jpg 300w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" /><figcaption id="caption-attachment-66162" class="wp-caption-text">Guido Mina di Sospiro ha da poco pubblicato per Ponte alle Grazie &#8220;Sottovento e sopravvento&#8221;</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma centinaia di milioni di persone, dall’Unione Sovietica alla Cina, da Cuba al Vietnam, hanno preso parte, volenti o nolenti, in questo colossale esperimento: dimentica la tua proprietà (se ce l’hai) – la tua religione – i tuoi costumi – i tuoi istinti&#8230; Probabilmente come reazione, stiamo assistendo al riemergere di istinti tribali a lungo dimenticati</strong>, mentre permangono scenari da incubo dal lato oscuro dell’umanità: pulizia etnica, guerre di religione etc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le società androcratiche, di libero mercato e consumistiche, capitanate e ispirate dagli Stati Uniti, sono riuscite a far sembrare il mondo tutto uguale, </strong>applicando concetti di ampia portata che sono apparentemente di casa ovunque, poiché fanno appello a una componente della psiche umana alla quale la maggior parte di noi non sembra in grado di rinunciare: l’avidità. Un osservatore extraterrestre, dopo una completa valutazione del mondo, potrebbe commentare che esso appare come una mistura freudiana e adleriana, un ribollire d’istinti base provocati da pulsioni sessuali e di potere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fra queste principali e, sebbene differenti, ugualmente distruttive forze, c’è una particolare classe di esseri umani: i simpatizzanti della New Age.</strong> Come si possono caratterizzare?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>New Age, da un punto di vista solidale</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggigiorno le religioni abramiche si occupano di questioni molto poco ermetiche, mentre la massoneria è solo una di tante confraternite. In un certo senso, ciò è andato a vantaggio della tradizione ermetica, che adesso non si trova più sul limitare di altre istituzioni. <strong>Infatti, è diventata una chiesa per conto suo, e ha sviluppato la sua parte più essoterica nel movimento New Age.</strong> Uno sguardo retrospettivo alla storia conferma la diagnosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Al pari dell’ermetismo rinascimentale, che sperava di restaurare pace al mondo cristiano e la ragione all’umanità belligerante, <strong>il movimento New Age è ecumenico, non dogmatico e pacifista. Come gli alchimisti, che pensavano che tutta la materia fosse sulla via di diventare oro, i New Agers si dedicano alla trasformazione personale e alla realizzazione del potenziale latente in ciascuno.</strong> Le scienze occulte fioriscono, certamente nelle loro modalità meno profonde, in sistemi di divinazione (tarocchi, rune, I Ching), nell’astrologia, nella scienza delle piante (medicina delle erbe) e delle pietre (cristalli). Così come Paracelso attraversò l’Europa chiacchierando con boscaioli e vecchie sagge, i New Agers ricercano la saggezza dei popoli indigeni, a cui danno valore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come tutte le manifestazioni essoteriche, la New Age ha i suoi aspetti sfortunati. Ma al suo peggio è stupidotta piuttosto che malvagia</strong>, e al nostro osservatore extraterrestre sembrerebbe la più umanistica ed ecologica di tutte le religioni attuali. Inoltre, offre porte non sono sigillate dal dogma o dall’autorità religiosa attraverso le quali pochi auto-selezionati possono passare per ottenere una conoscenza più profonda.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>New Age, da un punto di vista ostile</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se la New Age riguarda principalmente il risveglio, perché mi fa dormire? Quelle copertine lucenti con disegni kitsch; <strong>quella musica da ascensore riciclata con titoli pomposi; e soprattutto quei profeti, o illuminati, o qualsiasi cosa siano, col loro catechismo nuovo fiammante</strong> – mi fanno dormire.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutta buona fede partecipo a un seminario. Eccomi dinnanzi all’illuminato, che chiacchiera. La prima impressione che mi assale è un grande torpore. Ma non mi posso addormentare, sarebbe maleducato. <strong>Così ascolto. E cosa sento? Una stupenda quantità di ovvie assurdità. Pensandoci, non è semplice ammassare così tante stupidaggini in così poco tempo.</strong> È una cosa degna di nota di per sé, se non esattamente degna di lode.</p>
<p style="text-align: justify;">Imparo che ci reincarniamo 84.ooo.ooo volte; che ho dell’ectoplasma nero che fuoriesce dalla mia bocca; che alcuni di noi stanno per vedere le luci ultraviolette; che siamo osservati da extraterrestri con un terzo occhio (mi chiedo da quale occhio?) etc. etc. <strong>Sebbene la sospensione dell’incredulità sia una <em>conditio sine qua non,</em> c’è anche una curiosa infusione di pseudo-scienze, cosicché i termini sono presi in prestito liberamente dalla fisica, dalla chimica, dalla biologia, etc. Se non altro, funzionano egregiamente come scioglilingua.</strong> Abbondano le frasi fatte, immagino perché non c’è un correttore grammaticale che avvisi l’illuminato: “Frase fatta, usare con parsimonia”. Il <em>logos</em> è confuso con la <em>logorrea</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Prospera anche un sentimentalismo del tipo più infimo, e dispiace perché sembrerebbe esserci spazio per l’umorismo. Ad esempio, da un catalogo di libri New Age, ecco un titolo azzeccatissimo: <em>Dai la colpa alle tue vite precedenti.</em> Tale libro esiste davvero. Dovrebbe essere un best-seller fra i perdenti, e posso già immaginare il secondo volume: <em>Punta tutto sulla tua prossima vita!</em></p>
<p style="text-align: justify;">È tutto qui? Sono circondato da perdenti? Mentre sedevo in mezzo a loro, la canzone di Beck continuava a frullarmi in mente col suo maligno ritornello: “Sono un perdente, amore, allora perché non mi uccidi?” Tutti i New Agers hanno forse un tremendo bisogno di psicoanalisi?  Stanno tutti cercando una via di salvezza psichica ed emozionale? Se fosse questo il caso, allora, in forza della compassione, sono costretto a rispettare i loro erronei tentativi, e tacere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A ben pensarci, i New Agers, per quanto kitsch siano, sono fra i migliori rappresentanti della società occidentale. Perché, almeno, loro avvertono che qualcosa non va. Sfortunatamente, sembrano accorgersene solo quando qualcosa va terribilmente storto nella loro vita.</strong> Allora cercano un rimedio e, avendo rifiutato la religione cattolica, se sono cattolici, la zingara che legge i tarocchi o il palmo della mano, e lo psichiatra, confluiscono in questa nuova genia di ciarlatani, cioè persone che dispensano frasi fatte rimescolate in guisa di saggezza trascendentale. E allora, com’è che la fanno franca? La fanno franca perché coloro che partecipano ai loro seminari e leggono i loro libri sono per la maggior parte gente disperata pronta a credere a tutto e abbracciare qualunque idea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci siamo passati tutti nella nostra vita, impotenti nelle grinfie della depressione. Quando niente va come dovrebbe andare, qualsiasi antidolorifico capace di alleviare la nostra sofferenza è il benvenuto. </strong>In un tale stato di profondo abbattimento, non solo si ottiene automaticamente la sospensione dell’incredulità, ma il futuro illuminato crederà più di ciò che si può realisticamente credere. E tuttavia l’Altro possiede il senso dell&#8217;umorismo e, se lo si avvicina in modo così disarmante, è probabile non si riuscirà mai a vendergli una polizza di assicurazione sulla vita. L’Altro ha anche bisogno di noi, ma non s’interessa di coloro i quali, avendo rinunciato a un atteggiamento critico, sono pronti a credere a qualsiasi cosa. L’Altro snobba tali persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Coloro di voi che non hanno mai letto un libro tipicamente New Age ne devono comprare almeno uno e rendersi conto da soli di cosa intendo. Di solito la prefazione informa frettolosamente il lettore che l’Autore è stato magistralmente guidato da tale o talaltro (uno spirito, una reincarnazione, una voce divina) e che lui o lei <em>deve</em> comunicare un messaggio, anzi, <em>il</em> messaggio. Comincia poi una litania di regole. Sono elencate nel più canonico ordine causale, cioè, da A segue B; da B, C, e così via. <strong>Sembra che la Rivelazione, il Messaggio consista nella lista della spesa. Solo che, al posto delle carote, del pane e del prezzemolo, la lista è composta da frasi fatte prese in prestito da un potpourri mal digerito di religioni/pseudoscienze comparate</strong>, compilate da sfogliatori di libri di seconda classe.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte, coloro la cui vita è apparentemente in ordine, che abbondano in soddisfazioni familiari e professionali, che sono normali e in salute, raramente sentono il bisogno di avvicinarsi a ciò che, di fatto, è sepolto in profondità dentro ciascuno di noi<strong>. E poi ci sono le masse, coloro che guardano cinque ore di televisione al giorno, e sono bombardati da incessanti spot pubblicitari, una media di 21.000 all’anno negli Stati Uniti; coloro che hanno ormai l’encefalogramma piatto</strong> e, sebbene ancora funzionali a livello fisico e psichico, sono in effetti diventati dei manichini.</p>
<p style="text-align: justify;">Finché, un giorno, uno di tali manichini viene trovato, legato, imbavagliato e strangolato in uno stanzino o in uno scantinato. Alla fine, i parenti normali e sani, eccezionalmente risvegliati dal loro letargo che dura da una vita, vengono a sapere dalla polizia che il loro caro non è stato ucciso, bensì è morto di morte autoerotica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Guido Mina da Sospiro</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*Guido Mina di Sospiro è l’autore, tra l’altro, di “L’albero” (Rizzoli, 2002), “La metafisica del ping-pong” (Ponte alle Grazie, 2016) e “Sottovento e sopravvento” (Ponte alle Grazie, 2017).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(L’articolo è tradotto dall’inglese da Patrizia Poli; originalmente pubblicato su “Reality Sandwich”)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/perche-la-new-age-mi-fa-dormire-i-new-agers-scambiano-il-logos-per-logorrea-e-le-loro-incaute-teorie-funzionano-bene-come-scioglilingua/">Perché la New Age mi fa dormire? I New Agers scambiano il logos per logorrea e le loro incaute teorie funzionano bene come scioglilingua</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Fu un genio e ha avuto tutti contro”: Nicola Crocetti ci parla di Nikos Kazantzakis (e dell’“Ultima tentazione” che fece tremare la Chiesa)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Nov 2018 05:21:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Indimenticabile il viso iconico di Willem Dafoe, quel Gesù ligneo, di catastrofica bellezza, moribondo d’amore, appena scolpito dal pennello del Mantegna, da una intuizione aurorale di Bramante. Il film di Martin Scorsese, L’ultima tentazione di Cristo, è in sala trent’anni fa, nel 1988, riferendosi al romanzo più discusso di Nikos Kazantzakis, L’ultima tentazione, pubblicato prima [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Indimenticabile il viso iconico di Willem Dafoe, quel Gesù ligneo, di catastrofica bellezza, moribondo d’amore, appena scolpito dal pennello del Mantegna, da una intuizione aurorale di Bramante. <strong>Il film di Martin Scorsese, <em>L’ultima tentazione di Cristo</em>, è in sala trent’anni fa, nel 1988, riferendosi al romanzo più discusso di Nikos Kazantzakis, <em>L’ultima tentazione</em>, pubblicato prima in Germania, poi in Grecia, nel 1955, nonostante la scomunica della Chiesa Ortodossa.</strong> Ciò che disturba del libro di Kazantzakis – in anticipo su altre riletture evangeliche, ad esempio quella di José Saramago, <em>Il Vangelo secondo Gesù Cristo </em>– è l’autorevolezza di uno scrittore che fa della storia di Gesù “confessione dell’uomo che lotta”, epopea di un Figlio turbato dal dubbio, sfrenato nell’incedere perfino nel golgota dell’inquietudine.<strong> “Con la sua pubblicazione, ho compiuto il mio dovere: il dovere di un uomo che ha lottato molto, che molto è stato amareggiato nella vita e molto ha sperato”. C’è quasi una sintonia testamentaria tra l’autore e il suo libro, definitivo: </strong>Kazantzakis, che intervistò Mussolini e fu sedotto da Lenin (ma presto, con “l’ascesa di Stalin, rimase deluso dal socialismo reale dell’Unione Sovietica”), che ha tradotto Dante e Machiavelli, Goethe e Nietzsche e Darwin e gli omerici in neogreco, <strong>muore nel 1957, quando gli è sottratto per malia il Premio Nobel per la letteratura, “per un voto… assegnato ad Albert Camus”.</strong> Pubblicato da Frassinelli in concomitanza con l’uscita del film di Scorsese, ora <em>L’ultima tentazione </em>torna nella “prima traduzione dal greco” per mano di Gilda Tentorio e di Nicola Crocetti, il massimo esperto di letteratura greca contemporanea, <a href="http://www.crocettieditore.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per la Crocetti</a>, che ha già in catalogo i libri più importanti del romanziere più importante della Grecia moderna (da <em>Zorba il greco </em>a <em>Francesco</em>). Ciò che affascina di Kazantzakis, <strong>autore di una oceanica <em>Odissea </em>in 33.333 versi, “una titanica impresa che vuol essere la continuazione dell’omonimo epos omerico” (tradotta integralmente da Crocetti</strong>), è la gloria del linguaggio, la fede nella letteratura come via di scampo – e di battaglia e di resistenza, non certo di fuga – dalla sudditanza della Storia, dell’imperialismo ideologico. <strong>“Dentro di me coesistono le forze tenebrose e antichissime del Maligno, umane e preumane; dentro di me coesistono le forze luminose di Dio, umane e preumane; e la mia anima è stata l’arena dove questi due eserciti si sono incontrati e scontrati”.</strong> L’uomo, enigma sospeso in grido, è sancito dalla contraddizione. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-64105 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/tentazione-cristo-197x300.jpg" alt="tentazione cristo" width="139" height="212" />Kazantzakis: ci spieghi sommariamente la sua importanza nella letteratura neogreca?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente ritengo Nikos Kazantzakis il più importante scrittore della Grecia contemporanea. Un genio innovatore, della letteratura e della lingua greca. <strong>Uno degli scrittori più prolifici, e direi rivoluzionari, del suo Paese. I greci, in particolare le istituzioni, non lo hanno mai amato, per varie ragioni, soprattutto per la sua eterodossia religiosa e politica. Caso unico al mondo, tutte le istituzioni di concerto – Chiesa ortodossa, uomini politici, scrittori (questi per invidia), giornalisti e la potente Accademia di Atene – hanno boicottato in ogni modo possibile la sua candidatura al premio Nobel negli anni Cinquanta,</strong> scrivendo lettere e raccomandazioni all’Accademia di Stoccolma perché <em>non</em> gli venisse assegnato il Premio, in quanto “scrittore comunista e corruttore dei giovani”. Cose entrambe false. Kazantzakis non era comunista, era uno spiritualista, mi verrebbe da dire un prete mancato. La seconda accusa, poi, è la stessa che fu fatta a Socrate&#8230; Dico caso unico al mondo perché tutti i Paesi hanno sempre fatto carte false per promuovere i propri autori, e mai per boicottarli.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando, nel 1956, il Nobel per la Letteratura fu assegnato ad Albert Camus, questi scrisse una lettera a Kazantzakis, in cui affermava che lui lo avrebbe meritato “cento volte di più”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con <em>Zorba il greco</em>, <em>L’ultima tentazione</em> è il romanzo più noto di Kazantzakis. Che idea di religiosità viene a galla?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sua idea di religiosità è espressa meglio, più che ne <em>L’ultima tentazione</em>, nella sua biografia di San Francesco, dove c’è un’adesione totale, direi quasi un’immedesimazione con il santo di Assisi, che per Kazantzakis costituiva un paradigma morale e spirituale. <em>L’ultima tentazione</em> esplora l’aspetto umano di Cristo, e si interroga su quello che sarebbe stato se egli non fosse morto sulla croce ma avesse portato fino in fondo la sua “missione di uomo”. <strong>Anche qui, una visione eterodossa della storia e dei Vangeli, ma l’idea di uno scrittore, ispirata a una spiritualità estrema, quasi integralista.</strong> Del resto, voi di <em>Pangea</em> lo dite molto bene: “Contro la religione come bonifica sociale e pia custodia delle impellicciate convinzioni dei fedeli”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Questo libro non è una biografia, è una confessione dell’uomo che lotta”, scrive l’autore. Un libro, però, messo all’Indice dalla Chiesa cattolica. Perché?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’immagine dell’“uomo che lotta”, per elevarsi moralmente e spiritualmente, riassume tutta la filosofia di Kazantzakis e la sua idea di religiosità<strong>. Il libro è stato prima condannato dalla Chiesa Ortodossa, poi messo all’Indice dalla Chiesa Cattolica. La Chiesa Ortodossa aveva dei conti in sospeso con Kazantzakis, e si vendicò nel modo più anticristiano possibile, impedendo che la sua salma fosse esposta nella cattedrale di Atene (privilegio riservato perfino agli uomini politici e alle attricette)</strong>, e che fosse tumulata in un cimitero. Infatti la sua tomba si trova sui Bastioni Martinengo di Iraklion, a Creta, con un’epigrafe da lui stesso dettata: “Non temo niente, non spero niente, sono libero”. Oltre che per la sua libertà di pensiero, l’avversione della Chiesa Ortodossa nei suoi confronti aveva altre ragioni. A metà degli anni Dieci Kazantzakis soggiornò per qualche tempo sul Monte Athos, la repubblica teocratica indipendente, dove non sono ammesse le donne. Si aspettava di trovarvi un’atmosfera di fervore religioso e spiritualità, ma scoprì che molti monaci erano dediti soprattutto alla simonia e all’omofilofilia. Denunciò questa situazione nei suoi romanzi, e questo non gli fu mai perdonato. Questa situazione, peraltro, perdura ai giorni nostri, come dimostrano ripetuti scandali scoppiati nei decenni passati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa può attrarci oggi di questo romanzo, elevato a evento cinematografico da Martin Scorsese?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>L’ultima tentazione</em> è una rivisitazione del Vangelo di Matteo fatta da un grande scrittore, come farà decenni dopo da noi Pasolini, che esalta la figura e la missione di Cristo. <strong>Solo nella parte finale il romanzo immagina come sarebbe potuta essere la vita di Cristo se non fosse morto sulla croce e avesse proseguito la sua vita di uomo. Un arbitrio, certo, ma un’opera d’arte non può forse essere dissacrante?</strong> Come avvenne per lo <em>Zorba</em> di Michail Kakoyannis nel ’64, anche il film di Scorsese contribuì al successo mondiale del romanzo. Ma fomentò la reazione degli ortodossi integralisti in Grecia, dove furono incendiate le sale cinematografiche in cui si proiettava il film. Tutti gli integralismi religiosi sono ciechi, e non fanno mai sconti a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-64106 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/Zorba-200x300.jpg" alt="Zorba" width="227" height="341" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/Zorba-200x300.jpg 200w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/Zorba.jpg 333w" sizes="(max-width: 227px) 100vw, 227px" />Cosa resta di decisivo da tradurre, a tuo avviso, nella letteratura greca contemporanea?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La Grecia contemporanea ha una grandissima tradizione letteraria, da Kavafis a Elitis, da Kazantzakis a Ritsos. Molte delle cose più importanti sono già state tradotte. <strong>Di Kazantzakis è pubblica anche la monumentale <em>Odissea</em>, uno straordinario poema di 33.333 versi (più dell’<em>Iliade</em> e dell’<em>Odissea</em> messe insieme), che è la prosecuzione dell’epos omerico, e che è già stato tradotto in inglese (in America ha venduto 200.000 copie!), in francese, tedesco, spagnolo e perfino in svedese. </strong>Di recente ne ho completata la traduzione italiana. Si tratta dell’ultimo grande poema del Novecento a livello mondiale, dell’opera di un genio. Che, vorrei ricordare, ha tradotto in greco moderno i poemi di Omero, la <em>Commedia</em> di Dante, Machiavelli, il <em>Faust</em> di Goethe, Nietzsche, Bergson, i poeti spagnoli della Generazione del ’27, ha scritto dieci romanzi, più di cinquanta opere teatrali, quattro biografie, diversi libri di viaggio e molte centinaia di articoli. Oltre ad aver tradotto, per vivere, un’enciclopedia francese in 12 volumi. Tutto concentrato in una vita sola… Alla grande letteratura greca, però, è mancata finora l’attenzione della grande editoria italiana. Come scrive un poeta cipriota, Kostas Mondis, “Pochissimi ci leggono,/ pochissimi sanno la nostra lingua,/ restiamo senza riconoscimenti e senza applausi/ in quest’angolo remoto;/ in compenso però scriviamo in greco”. Un privilegio che per la grande editoria italiana è una colpa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Piccola sintesi sullo stato dell’editoria italiana, oggi. E tu, come stai, come reagisci alla crisi imperante, imperiale?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Credo che l’editoria italiana sia una delle più prolifiche del mondo. Purtroppo le mancano i lettori. Fatto che ha diversi colpevoli, dalla scuola alla politica culturale, dalle istituzioni ai giornali e ai giornalisti. <strong>Perfino in Grecia, per dire, la televisione pubblica fa pubblicità alla lettura (attenzione: non ai libri, che quasi sempre sono quelli degli “amici”, <em>alla lettura</em>), con spot televisivi divertenti ed efficaci. In Italia è stato fatto qualche tentativo maldestro, tipo “la lettura è cibo per la mente”, che ricorda gli spot pubblicitari sul cibo per i cani.</strong> E forse non è un caso che perfino la Grecia sia davanti a noi nelle classifiche di lettura di libri e giornali. Quanto a me, sono un piccolo editore e uno degli ultimi indipendenti. Non avendo finanziamenti né sponsores, faccio le nozze coi fichi secchi. Però godo di una libertà pura e assoluta, anche se la pago a caro prezzo. Resisto come posso, e ho fatto mio l’insegnamento di un grande poeta greco, Ritsos: “Perché là dove qualcuno resiste senza speranza, è forse là che comincia la storia umana, come la chiamiamo, e la bellezza dell’uomo”.</p>
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		<title>“Magellano ti incatena alla sedia… il mio Marco Polo sarà un cialtrone!”: Gianluca Barbera ci racconta i segreti del suo successo (con esegesi del romanzo “magellanico”)</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Aug 2018 07:59:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il romanzo ‘magellanico’ non è una semplice appendice – o variazione – del romanzo ‘di genere’, d’avventura. Il romanzo ‘magellanico’ recupera dai gorghi della Storia un personaggio noto – Ferdinando Magellano, appunto, per dire – e ne rinarra, con dovizia di particolari e delizia di stile, la vicenda da posizione obliqua, laterale, a volte sinistra. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il romanzo ‘magellanico’ non è una semplice appendice – o variazione – del romanzo ‘di genere’, d’avventura. <strong>Il romanzo ‘magellanico’ recupera dai gorghi della Storia un personaggio noto – Ferdinando Magellano, appunto, per dire – e ne rinarra, con dovizia di particolari e delizia di stile, la vicenda da posizione obliqua, laterale, a volte sinistra.</strong> Fino a modificare, frase per frase, il volto dell’eroe, l’anagramma della Storia. Il romanzo ‘magellanico’, ecco, è una estetica della finzione, è una mirabile, mirabolante truffa – d’altronde, quanto c’è di vero nel racconto geografico fatto da Ulisse ai Feaci al solo scopo, infine, di far colpo sulla fatata Nausicaa? Il romanzo ‘magellanico’ così inteso – da non confondere con le avventure bibliche di Melville, con le peripezie solari di Stevenson o con i racconti inquieti di Conrad – <strong>ha un campione in Gianluca Barbera, che di fatto ha fondato il genere con <em>Magellano </em>(Castelvecchi, 2018), romanzo spregiudicatamente inattuale, scritto confondendo i generi e i piani narrativi,</strong> mescolando la rapidità pittorica di Salgari alla densità aforistica e filosofica di Montaigne e di Chamfort. Del genere ‘magellanico’ Barbera ha dato prova nel ciclo di racconti darwiniani (<a href="http://www.pangea.news/nevicano-farfalle-le-avventure-di-charles-darwin-nella-terra-del-fuoco-un-racconto-di-gianluca-barbera-per-vincere-la-banalita-del-solleone/" target="_blank" rel="noopener">qui</a> e <a href="http://www.pangea.news/quando-charles-darwin-incontro-edgar-allan-poe-e-scopri-il-tesoro-delle-galapagos/" target="_blank" rel="noopener">qui</a>) e nel racconto dedicato al <a href="http://www.pangea.news/daniel-defoe-sta-facendo-i-soldi-con-la-sua-storia-gianluca-barbera-ci-racconta-chi-e-stato-il-vero-robinson-crusoe/" target="_blank" rel="noopener">‘vero’ Robinson Crusoe</a>. Anche in questo caso, il concetto è il medesimo: personaggi celeberrimi, reali o immaginati (Darwin, Defoe, Robinson), prospettiva strana, straniante, e ribaltamento della ‘verità dei fatti’, mutata in un fatto immaginato, cangiante, più autentico del vero. <strong>Ora, visto che <em>Magellano</em> ha avuto un successo imprevisto (in parte), Barbera torna al romanzo ‘magellanico’ pettinando e rifacendo il ceffo a Marco Polo. Al che mi s’aizza la curiosità.</strong> In casa ho diverse copie de <em>Il Milione</em> – compresa la versione in italiano ‘corrente’ di Maria Bellonci – perché sono persuaso che sia quello, insieme alla <em>Divina Commedia</em>, il libro ‘italiano’ per antonomasia. D’altronde, l’italiano sommo è proprio come Polo: va fino all’estremità del mondo noto, sfida l’ignoto per il gusto di fare affari. <strong>Al contrario di Ulisse, non lo anima l’ansia di “virtute e canoscenza”, e non torna a casa per abbracciare la savia Penelope: a Polo garba il soldo facile, l’avventura esotica e un po’ di pettegolezzi con il Gran Khan. </strong>E torna a casa per piazzare le merci e vendere al miglior offerente il racconto delle sue peripezie. Tra Polo e Pinocchio, in fondo, non c’è poi troppa distanza. <strong>Visto che di Polo, poi, han scritto tutti, da Coleridge a Italo Calvino, visto che il Khan narrato da Polo è il cuore di <em>Citizen Kane</em>, il capolavoro di Orson Welles, piglio per il bavero il wellesiano e tonante Gianluca Barbera</strong> obbligandolo a spiattellarmi una anteprima del nuovo libro, che s’intitolerà <em>Marco Polo. Il romanzo delle meraviglie</em>. Prima però, gli dico, mi spieghi come hai fatto ad avere tutto questo successo con <em>Magellano</em>, transitato, come si dice, per le migliori testate del Paese – dal <em>Corriere della Sera </em>all’inserto del <em>Sole 24 Ore </em>– mica sdraiati a bordo di uno yacht editoriale, ma vagando sulla zattera della propria intraprendenza. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Magellano” è il libro dell’estate. Pubblicato con una casa editrice di qualità, Castelvecchi, ha convinto esteti del verbo e lettori. Come mai secondo te? Sei stato scaltro ad aver intercettato i ‘gusti’ del lettore? C’è voglia di romanzo d’avventura (che però non evade dalla bella scrittura)?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho fatto delle scelte giuste. Un tema universale. Una storia epica. Un personaggio tanto leggendario quanto poco noto. Come ho già avuto modo di dichiarare, la sua storia sembra una tragedia scritta da Shakespeare. Dunque il merito non può dirsi solo mio. <strong>Io ho avuto fiuto, e mi sono tuffato nella storia mettendo al suo servizio tutte le risorse della mia immaginazione e della mia scrittura, solitamente densa di affabulazione, meraviglia, ironia.</strong> Il principale merito che ascrivo a me stesso è però quello di avere lungamente progettato questo successo, che dunque non arriva per caso. Mi capita spesso di vedere cose che gli altri non vedono, fintanto che non le hanno sotto gli occhi: una maledizione e una fortuna al tempo stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-62522 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/08/9788832823462_0_0_0_75-211x300.jpg" alt="Magellano" width="142" height="202" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/9788832823462_0_0_0_75-211x300.jpg 211w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/9788832823462_0_0_0_75-768x1091.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/9788832823462_0_0_0_75-721x1024.jpg 721w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/9788832823462_0_0_0_75-600x852.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/9788832823462_0_0_0_75.jpg 1000w" sizes="(max-width: 142px) 100vw, 142px" />Secondo me la letteratura italiana è tutto un affare di gente che fa un piacere ad altra gente, di scrittori che puliscono il sedere ai recensori, e via leccando e lustrando deretani. Tu come hai fatto a ‘passare’ con questa forza? Hai amicizie altolocate, hai santi nel paradiso della letteratura italiana, hai culo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente i simili si attraggono tra loro. Siccome nelle case editrici c’è molta mediocrità, il resto ne consegue. Ma venendo al mio caso devo dire che ovunque vado a presentare il libro, ogni volta che ne parlo, mi capita di toccare con mano l’energia che si sprigiona dalla sua vitalità, dalla sua forza incantatrice. <strong>Solitamente il pubblico rimane incatenato alla sedia. Ma come ho detto il merito è soprattutto della storia che racconto, di cui mi sono fatto portavoce, quasi come un cantastorie, un novello aedo. È il libro, è la vicenda di Magellano ad avere sfondato, non io.</strong> C’è già qualcuno che medita di farne una pièce teatrale. Forse un film. Fin dal giorno in cui il romanzo è comparso in libreria le vendite sono schizzate, senza che noi facessimo nulla. Credo che una spinta l’abbia fornita la suggestiva copertina realizzata dall’editore, che traduce mirabilmente in immagine il contenuto del libro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prossimo libro. Marco Polo. La scelta più ovvia. E quella più difficile. Ne hanno scritto tutti, Coleridge, e Borges, e Calvino, va da sé. Lui si è scritto da sé, nel Milione. Il tuo Marco Polo chi è, com&#8217;è, cosa fa, che strategie narrative della seduzione usi per avvincere il lettore?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Marco Polo che sto scrivendo è tutt’altra cosa. Più affine alle “Mille e una notte” che al “Milione”. <strong>S’intitolerà “Marco Polo. Il romanzo delle meraviglie”. In esso racconto di un Marco Polo che, tornato in Italia e avendo sperperato tutte le ricchezze accumulate negli anni trascorsi alla corte del Gran Khan, non trova di meglio che girovagare di corte in corte per ripetere all’infinito il racconto delle sue gesta</strong>, arricchendolo ogni volta di dettagli ed episodi sempre più fantasiosi e mirabolanti. Col passare del tempo la storia che racconta contiene sempre meno verità. Desideroso com’è di non deludere le aspettative dei signori che lo ospitano e lo ricoprono di doni, si abbandona a una sfrenatezza immaginativa che rasenta la truffa. Per appagare i desideri dei cortigiani che lo adulano e lo colmano di attenzioni, smaniosi come sono di novità e pettegolezzi e con un’idea dell’Oriente più fantastica che reale (un Oriente inteso come luogo esotico e magico dove tutto può accadere), Marco Polo finisce per trasformarsi in un ciarlatano; anzi nel peggiore degli imbroglioni. Il finale è a sorpresa, ma non aggiungo altro per non sciupare le aspettative dei lettori…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Senti ma&#8230; che libro vorresti pubblicare, come editore, quale autore vorresti sollevare dall’oblio? E che consiglio magellanico di lettura dai ai tuoi lettori?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella collana che dirigo per Edizioni Theoria <strong>sta per uscire il romanzo “L’ussaro blu”, capolavoro sconosciuto in Italia di Roger Nimier, enfant prodige della letteratura francese, morto a trentasei anni</strong> (nel 1962) in un incidente stradale al culmine di una serie di strani segnali premonitori. Un libro fattomi conoscere dall’amico Alessandro Gnocchi, capocultura del “Giornale”, che ne ha scritto la prefazione. <strong>Cosa consiglierei ai lettori? Senz’altro “Martin Eden” di Jack London. </strong>Un romanzo sulla scrittura, sui libri, e su come per loro tramite si possa diventare migliori (e a volte anche peggiori). La scrittura come mestiere, come modo per nobilitare la propria vita e migliorare quella di chi ci sta intorno. Ma anche come scoperta del vuoto che spesso ci circonda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/magellano-ti-incatena-alla-sedia-il-mio-marco-polo-sara-un-cialtrone-gianluca-barbera-ci-racconta-i-segreti-del-suo-successo-con-esegesi-del-romanzo-magellanico/">“Magellano ti incatena alla sedia… il mio Marco Polo sarà un cialtrone!”: Gianluca Barbera ci racconta i segreti del suo successo (con esegesi del romanzo “magellanico”)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Il genocidio armeno? Colpa di Cartesio”: intervista a Siobhan Nash-Marshall</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Aug 2018 05:14:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La voce è dolce, ma ferma. L’incipit del libro, poi, ha un sapore di metallo. “La prima convinzione che mi ha guidato nella scrittura di questo libro è che i filosofi abbiano giocato un ruolo cruciale nel genocidio armeno e nel negazionismo turco. Mi sono convinta sempre di più che la filosofia ha le mani [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La voce è dolce, ma ferma. L’incipit del libro, poi, ha un sapore di metallo. <strong>“La prima convinzione che mi ha guidato nella scrittura di questo libro è che i filosofi abbiano giocato un ruolo cruciale nel genocidio armeno e nel negazionismo turco.</strong> Mi sono convinta sempre di più che la filosofia ha le mani sporche di sangue”. Dicono che sia la nuova Hannah Arendt. Quando glielo dico, non si scompone. Al contrario, rilancia. “Alla Arendt contesto il fatto di non essere andata alla radice del problema del genocidio”. <strong>E quale sarebbe questa radice? “Il ‘protagorismo’ di Cartesio”. Questa me la spiega dopo. “No. Gliela spiego subito. Con un esempio”. Prego. “Ricorderà il caso di Bruce Jenner, campione olimpico di decathlon, che un giorno ha detto al mondo di sentirsi donna. Io, francamente, mi sono sentita offesa.</strong> Cosa significa ‘sentirsi donna’ per Jenner? Ha mai avuto delle mestruazioni? Ecco: oggi conta solo quello che pensi, non quello che sei. Se pensi di essere una donna, allora lo sei. Ma pensare una cosa non è essere quella cosa, perché l’uomo – ecco il ‘protagorismo’ – non è misura di tutte le cose”. <a href="https://www.mville.edu/profile/siobhan-nash-marshall" target="_blank" rel="noopener"><strong>Siobhan Nash-Marshall</strong></a> insegna filosofia al Manhattanville College di New York, parla perfettamente in italiano – d’altronde, si è perfezionata, accademicamente, all’Università di Padova e alla Cattolica di Milano – è tradotta in Italia (da Vita e Pensiero, <em>La ricettività dell’intelletto</em>), il suo ultimo libro, <em><a href="https://crossroad.bookstore.ipgbook.com/the-sins-of-the-fathers-products-9780824599164.php" target="_blank" rel="noopener">The Sins of the Fathers. Turkish Denialism and the Armenian Genocide</a> </em>(The Crossroad Publishing Company, pagg. 250, $24.95; prossimamente in Italia per Guerini), il primo di una trilogia dedicata al “Tradimento della Filosofia”, è stato accostato, per ampiezza d’intenti, alla <em>Banalità del male </em>della Arendt. <strong>Fermo la Nash-Marshall a Padova, è ospite di Antonia Arslan, la scrittrice de <em>La masseria delle allodole</em>, di cui sta traducendo, in inglese, <em>Il libro di Mush. </em>A leggere commenti e rassegna stampa, <em>The Sins of the Fathers </em>è il massimo contributo filosofico sul genocidio armeno</strong>, che diventa, agli occhi dell’autrice, l’emblema della crisi del pensiero occidentale. “Credo che non sia sfuggito a nessuno che oggi viviamo un momento di profonda crisi culturale, una crisi che è diventata sistemica”, mi dice la filosofa. Da qui, azzanno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-62318 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/08/siobhan-200x300.jpg" alt="siobhan" width="153" height="230" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/siobhan-200x300.jpg 200w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/siobhan.jpg 266w" sizes="(max-width: 153px) 100vw, 153px" />Lei ha studiato il fenomeno del genocidio armeno come emblema di questa crisi sistemica…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Per me è stato necessario operare così. Io lavoro in università, con molti studenti, e osservo quotidianamente gli effetti della crisi. <strong>Gli studenti non sono timidi, come potevamo esserlo noi, anni fa: sono terrorizzati. Pensano che il mondo sia brutto e cattivo e che voglia ‘farli fuori’. Pensano che non ci sia un posto per loro nel mondo,</strong> che l’unica soluzione sia la distruzione – guardi all’aumento del numero dei giovani occidentali che si suicidano – e l’autolesionismo, anche fisico. Si dilata il fenomeno della noia, che non è il tedio del Settecento, riassunto in romanzi come <em>Le relazioni pericolose</em>: è uno stato ideale di assoluta apatia e di non coinvolgimento nel mondo. Pensi che ho realizzato un seminario sulla noia perché fossero i ragazzi, e non i soliti accademici, a parlare di ciò che provano…”.</p>
<p><strong>La crisi però non è solo dei giovani. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“La crisi, ripeto, è sistemica. Sono in crisi le grande strutture: la politica – basta guardare alle recenti elezioni in Europa – e l’accademia. Il mondo dell’intelligenza e dei governi è totalmente incapace nel dare risposte a questa crisi. <strong>In fondo, il mondo concreto non ha più alcuna rilevanza. Guardi a cosa è accaduto dopo il fallimento planetario delle banche americane, nel 2008. Hanno forse cacciato i responsabili del disastro bancario? No. A quei direttori è stato assegnato un premio, un bonus.</strong> Perché? Perché non misuriamo più le idee rispetto ai risultati ottenuti. Conta l’intenzione – e in quel caso l’intenzione, cioè fare più profitti, era corretta”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella prima pagina del suo studio lei è perentoria: “la filosofia ha avuto un ruolo cruciale nel genocidio armeno e nel negazionismo turco… la filosofia ha le mani sporche di sangue”. Cosa significa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Illuminismo cartesiano. Ecco cosa significa. Dividere il mondo della ragione da quello materiale, il mondo dell’esperienza da quello del pensiero. Penso dunque sono. <strong>L’approccio di Cartesio è devastante congiunto all’Illuminismo e alla Rivoluzione francese, quando la filosofia cessa di essere amore della sapienza ma progetto demiurgico per cambiare il mondo.</strong> Fichte, Herder, Bentham, Hegel, Marx: il pensiero dell’Ottocento – ad eccezione di Antonio Rosmini – ha come scopo precipuo quello di rendere perfetto il mondo. Il genocidio, allora, è giustificato, terribilmente, da una specifica visione del mondo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E questo come si lega al genocidio armeno?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Dai primi decenni dell’Ottocento, dopo la rivendicazione dell’indipendenza della Grecia, l’Impero Ottomano ha come problema, come incubo dominante, la costruzione di una identità propria, turca. <strong>L’Armenia è un ostacolo alla creazione del <em>vatan</em>, della patria. Se il <em>vatan</em> esiste, l’Armenia deve essere annientata. Bisogna considerare che i Giovani Turchi, responsabili del genocidio armeno, sono indottrinati dalla filosofia ottocentesca</strong>. Credono di avere diritto anche loro a costruire un mondo a immagine e somiglianza della propria idea”.</p>
<p><strong>Veniamo ai dati. Quando inizia il genocidio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“I primi stermini cominciano dal 1908, ma tutto ha inizio nel 1878, in seguito al Congresso di Berlino che rettifica la pace di Santo Stefano siglata dalla Russia, vincitrice sull’Impero Ottomano. I Balcani entrano sotto orbita russa ed europea, l’Armenia ottiene alcune concessioni e la promessa di riforme mai attuate. <strong>Le testimonianze del console inglese Fitzmaurice, che recensisce i massacri ai danni degli armeni orditi dal sultano Abdul Hamid II, e svariate lettere, dal 1878 al 1915, ai governi francesi e inglesi, dimostrano che l’Europa era a conoscenza di ciò che stava accadendo al popolo armeno.</strong> Ma per ‘realpolitik’ non fece nulla. Soltanto il Vaticano, con papa Benedetto XV, tentò di evitare il genocidio”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contro gli armeni si è agito con accanimento feroce: perché davano così fastidio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Se vogliamo essere mistici, le direi: perché l’Armenia è stata la prima nazione cristiana. Le ragioni storiche, però, risalgono al 1717, quando il doge di Venezia cede l’isola di San Lazzaro agli armeni, e l’abate Mechitar vi redige la prima grammatica dell’armeno parlato, volgare. Comincia da lì un profondo lavoro sull’educazione che porterà l’Armenia, nei primi anni del Novecento, ad avere una alfabetizzazione pressoché completa dei propri cittadini, risultato all’epoca non ancora raggiunto nel resto dell’Occidente. <strong>Questa grande fioritura culturale fa sì che nel 1915 l’80% circa dell’economia ottomana fosse in mano cristiana.</strong> Un fatto che infastidiva i Giovani Turchi”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel suo libro scrive, studiando i censimenti, che “circa 3,7 milioni di cristiani, il 74% della popolazione dell’Anatolia e delle provincie orientali, sono state eliminate – uccise, o deportate – in quegli anni”, tra il 1914 e il 1927. Cosa sappiamo riguardo ai numeri del genocidio armeno?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Cosa sappiamo riguardo ai morti nei Gulag stalinisti? Cosa sappiamo dei morti durante la marcia di Mao? Pressoché nulla. <strong>Censimenti e statistiche fanno parte della lotta politica: possiamo solo supporre delle cifre.</strong> Il censimento in Turchia, poi, avveniva per fede religiosa: tra musulmani e cristiani, però, ci sono sette e sfaccettature diverse. La vera domanda, piuttosto, è: chi sono davvero i ‘turchi’? In cosa si riconoscono? In quale identità culturale, gastronomica, musicale, artistica? La verità è che la Turchia, ieri come oggi, è un mosaico”.</p>
<p><strong>Hitler prese a modello l’efficienza turca nel gestire il genocidio armeno, replicando il ‘metodo’ con gli ebrei…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Va detto che la politica antiarmena, in Germania, comincia nel tardo Ottocento, quando una massiccia pubblicistica mostra l’armeno come ‘l’ebreo d’Oriente’, come ‘il virus’. La Germania aveva mire espansionistiche verso l’Impero Ottomano e interesse nel dileggiare gli armeni. Quanto a Hitler, certo, vede nel genocidio armeno una possibilità realizzata. Se i Turchi ce l’avevano fatta, anche Hitler, allora, avrebbe potuto compiere gli stessi orrori senza particolari pericoli. <strong>Le analogie sono agghiaccianti: anche nel nazismo, ad esempio, ha un peso il ‘motivo biologico’ già cavalcato dai Giovani Turchi, in era di darwinismo rampante.</strong> I turchi, bravi figliocci del materialismo tedesco e francese, misuravano i crani per dimostrare che erano loro i veri autoctoni di Turchia”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A suo avviso il negazionismo turco esemplifica l’epoca della post-verità. Ci spieghi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Per Erdogan negare il genocidio armeno è essenziale all’identità turca: <strong>dovesse riconoscere la realtà dei fatti, sarebbe la fine del suo governo e la disgregazione della Turchia. </strong>Non contano i fatti, ma le intenzioni, il mondo concreto non ha rilevanza: ecco l’illuminismo cartesiano! Il problema, piuttosto, è l’Europa, sono gli Stati Uniti, a cui non importa più di vivere in una situazione contraria alla verità. Se così è, allora la cultura occidentale è scomparsa”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Posto che il genocidio armeno è l’emblema della fine dell’Occidente e del dominio della post-verità: come ne usciamo, se possiamo uscirne?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Bisogna ammettere che Cartesio aveva torto, bisogna capire che il mondo non è quello che voglio che sia – Nietzsche e i suoi steroidi, per cui non è importante essere coerenti – e tornare a lavorare duramente dal basso, dall’educazione. <strong>Bisogna recuperare la concretezza filosofica, altrimenti – come è già drammaticamente accaduto – ci troveremo a decidere che cosa è umano e cosa non lo è, indipendentemente dalla realtà dei fatti.</strong> Spesso mi domando se Boezio sapesse di essere l’ultimo degli antichi. Probabilmente sì. Spero di non trovarmi in un nuovo VI secolo, ma in un I secolo, dove ci sono tanti Silla e tanti Clodio, ma in fondo si può ancora pensare e cambiare. I giovani non sono perduti: bisogna offrire loro delle alternative, partendo dal piccolo, dall’educazione, dal basso”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/il-genocidio-armeno-colpa-di-cartesio-intervista-a-siobhan-nash-marshall/">“Il genocidio armeno? Colpa di Cartesio”: intervista a Siobhan Nash-Marshall</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Fake Filosofia: storia di Anassimandro, che non credeva nei miti ma pensava che gli uomini derivino dai pesci (ed era stonato come una campana)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 09:19:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’inafferrabile Francesco Consiglio mi fa giungere, come dispaccio estivo, un fascicolo in cui rifà il muso ai filosofi antichi. Il fascicolo s’intitola “Fake Filosofia. Storia della filosofia mezza falsa e mezza vera”; la lettura mi pare rigenerante, rinfrescante in questa papale idiozia estiva. Di Francesco Consiglio, noto a chi legge queste pagine, già autore de “Le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/fake-filosofia-storia-di-anassimandro-che-non-credeva-nei-miti-ma-pensava-che-gli-uomini-derivino-dai-pesci-ed-era-stonato-come-una-campana/">Fake Filosofia: storia di Anassimandro, che non credeva nei miti ma pensava che gli uomini derivino dai pesci (ed era stonato come una campana)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>L’inafferrabile Francesco Consiglio mi fa giungere, come dispaccio estivo, un fascicolo in cui rifà il muso ai filosofi antichi. Il fascicolo s’intitola “Fake Filosofia. Storia della filosofia mezza falsa e mezza vera”; la lettura mi pare rigenerante, rinfrescante in questa papale idiozia estiva. Di <a href="http://www.pangea.news/non-gli-garba-muso-lungo-roberto-saviano-scritto-un-romanzo-sullarte-del-cunnilingus-intervista-al-sommo-francesco-consiglio/">Francesco Consiglio, noto a chi legge queste pagine</a>, già autore de “Le molecole affettuose del lecca lecca” (Baldini Castoldi, 2014) è in uscita, per l’editore Castelvecchi, “Ammazza la star”. <a href="http://www.pangea.news/talete-luomo-che-ebbe-il-coraggio-di-sostituire-gli-dei-con-un-bicchiere-di-acqua-fresca-la-prima-puntata-di-fake-filosofia/" target="_blank" rel="noopener">Qui la prima puntata della serie. </a></em></p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo un antico mito greco, il dio Zeus, uno di quei tipici fannulloni dell’alta società che hanno in testa solo il sesso, mentre oziava su un divano di nuvole,</strong> guardò di sotto e s’innamorò di una bella ragazza di nome Europa intenta a raccogliere dei fiori nei pressi di una spiaggia. Invece di presentarsi come il dio potente che era, prese le sembianze di un toro bianco, le si avvicinò e si stese ai suoi piedi. Ora, <strong>se il capo di tutti gli dei pensa che una ragazza possa essere attratta più da un toro che da un dio, come minimo ha un problema di autostima. Ma se la ragazza, appena visto il toro gli salta in groppa mezza nuda, non ci sono dubbi: chiamate la neuro! </strong>Questa è da ricovero. In ogni caso, appena arrivati all’isola di Creta, Zeus rivela la sua vera identità e tenta di usarle violenza, ma Europa resiste. Allora, continua il mito, Zeus si trasforma in aquila e riesce a sopraffare la ragazza in un boschetto di salici. E qui, dovendo spiegare come un uccello riesce a possedere sessualmente una donna… no, no, che avete capito? Il mito parla proprio di un’aquila con il becco, le ali e le piume. E questo rapace si sarebbe accoppiato con la scema?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Capirete che per chiunque non sia un incrocio tra una scimmia e un cervello in salamoia, credere alle favole dei poeti non fosse così semplice. Figuriamoci per Anassimandro,</strong> filosofo, cartografo e indagatore della natura, fermamente convinto che questi dei così simili a uomini infantili e irrazionali, perennemente infoiati, non potevano avere generato il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anassimandro, contrariamente al suo maestro Talete, era un uomo serissimo, e su di lui non ci sono aneddoti divertenti, tranne uno, che però ha un fondo di tristezza: una volta, <strong>dopo avere immaginato che la Terra vola in uno spazio aperto e non galleggia sull’acqua come invece pensava il suo maestro, fu preso da un attacco di felicità improvvisa e si mise a cantare.</strong> Alcuni bambini lo sentirono e risero di lui, forse perché era stonato come una campana. Allora Anassimandro dimostrò tutta la sua infinita pazienza e, invece di prenderli a sberle per la mancanza di rispetto, si limitò a dire: “Per amore dei fanciulli devo migliorare il mio canto”. Dopo avere lungamente provato, si arrese all’evidenza di non avere una voce da usignolo. L’eco delle risate di scherno si trasformò in una sorta di maledizione millenaria e, da quel giorno e fino a oggi, nessun filosofo è stato più udito cantare in pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anassimandro continuò a sfornare idee straordinarie, come quella che fa derivare la nascita del genere umano dai pesci, in senso quasi darwiniano,</strong> o quell’altra che individua la sostanza originaria delle cose in una realtà soprasensibile chiamata <em>ápeiron</em> che si trova alla periferia di un universo sferico al cui centro è posizionata la Terra. Erano teorie così lontane dal modo di pensare dei suoi contemporanei che più d’uno avrebbe voluto chiedergli: “Maestro, com’è possibile vivere sospesi nell’aria senza mai cadere? O stiamo invece cadendo da un tempo immemorabile e prima o poi faremo il botto? E se gli uomini e i pesci si rassomigliano in più di un punto, perché gli uni affogano nell’acqua e gli altri soffocano nell&#8217;aria?”. La filosofia dovrebbe nutrirsi di domande e risposte, ma da quando Anassimandro aveva rinunciato alla passione per il canto, la sua faccia era così seria da scoraggiare ogni obiezione.</p>
<p><em>Francesco Consiglio</em></p>
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		<title>“La democrazia non esiste, siamo schiavi del denaro, abbiamo bisogno di naufragare nel sogno”: Gianluca Barbera dialoga con Alessandro Pertosa, stratega della sovversione poetica</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jul 2018 06:59:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Alessandro Pertosa, classe 1980, marchigiano, è uno che non le manda a dire. Il suo pensiero si muove tra teorie sovversive e altre più stabilizzanti. Crede nella poesia e nell’utopia più che nella ragione. <strong>È eterodosso rispetto a qualsiasi ortodossia. Crede che un uomo sia i suoi sogni e il tempo di cui dispone per realizzarli. Crede in un certo tipo di “decrescita felice” che però confligge con quello degli oltranzisti della decrescita.</strong> Si oppone alla dittatura del darwinismo in quanto espressione di scientismo. Ha seri dubbi sul fatto che viviamo in una democrazia e ritiene che i politici dovrebbero prima di tutto chiedersi cosa è giusto, cosa è umano, cosa ci rende felici. Sembra anarchico ma rifiuta di essere etichettato come tale. <strong>Teme e ama la morte allo stesso tempo, e ha una vera passione per la montagna, perché rappresenta “un infinito dinamico”.</strong> Collabora con l’<em>Huffington Post </em>ed è autore di svariati saggi tra filosofia e sociologia: <em>Contro Darwin e i suoi seguaci</em> (Fede &amp; Cultura, 2006), <em>Scelgo di morire? Eutanasia, accanimento terapeutico, eubiosia</em> (ESD, 2006), <em>Storia dell’aborto</em> (Fede &amp; Cultura, 2008), <em>Dall&#8217;economia all’eutéleia. Scintille di decrescita e d’anarchia </em>(Edizioni per la decrescita felice, 2014); <em>Maledetta la repubblica fondata sul lavoro </em>(Gwynplaine, 2015), <em>Solo una decrescita felice (selettiva e governata) può salvarci</em> (Lindau, 2017).</p>
<p style="text-align: justify;">Lo abbiamo intervistato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cominciamo da uno dei temi che più ti stanno a cuore: il lavoro. Lavorare è necessario o in una società diversa potremmo farne a meno? E come?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro umano va progressivamente contraendosi. Fra un po’ dovremo chiederci non se sia necessario il lavoro, ma se sia necessario tutelare chi un lavoro non ce l’ha e non lo avrà più. Comunque “lavoro” è un termine equivoco. <strong>Perché in questa o in altre società di lavoro ci sarà sempre bisogno. Il punto, però, è che ci sarà sempre meno bisogno di lavoro umano, perché la produzione sarà affidata in misura sempre maggiore alle macchine.</strong> E allora se un tempo la ricchezza la si redistribuiva attraverso il lavoro (con lo stipendio), in futuro dovremo chiederci come ridistribuire la ricchezza in una società in cui ci sarà sempre meno bisogno di lavoro umano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai spesso tessuto l’elogio dell’ozio? Perché? A che serve?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando parlo di ozio lo intendo come il tempo della riflessione, dello spirito. L’ozio è il tempo in cui ognuno di noi esprime le sue vocazioni più profonde. Un uomo non lo si può identificare col lavoro che svolge. <strong>Un uomo è il suo tempo. È il colore, il profumo, l’eros, il desiderio che riesce ad esprimere nella sua vita. E per scoprire e dar corpo al desiderio, abbiamo bisogno di oziare. </strong>Abbiamo bisogno di perderci in un naufragio di sogni, ad occhi aperti, con lo sguardo rivolto alle stelle.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-61828 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/07/libro-pertosa-200x300.jpg" alt="libro pertosa" width="129" height="194" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/libro-pertosa-200x300.jpg 200w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/libro-pertosa.jpg 364w" sizes="(max-width: 129px) 100vw, 129px" />E il denaro? Che rapporto hai con esso? Quanto pesa nella nostra società e quanto dovrebbe pesare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sin da bambino ho un pessimo rapporto col denaro. Dimentico spesso il portafogli in giro, non attribuisco gran valore ai soldi, cerco di lavorare giusto quel poco che mi consente di ricevere uno stipendio minimo per vivere. Le cose che compro non le misuro col denaro, ma col tempo che impiego per guadagnare i soldi necessari ad acquistarle. La nostra è la società del denaro. <strong>Tutti i rapporti di forza, se ci pensiamo, non sono rapporti politici, militari eccetera, ma rapporti basati sulla moneta. E abbiamo finito per trasformare un mezzo in un fine.</strong> Non si guadagna più per vivere, ma si vive per guadagnare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu sei, come recita un tuo libro, per una “decrescita felice, selettiva e governata”. Puoi spiegarci in cosa consiste e di quali mali sarebbe una soluzione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono un teorico<em> sui generis</em> della decrescita. Nel senso che non la adoro, non la considero la panacea per ogni male, né tanto meno uno scopo. Credo che sia uno dei possibili strumenti per ridurre l’impatto catastrofico dell’uomo sulla natura. Guai però a spacciarla come una nuova fede o un precetto da seguire. Non credo alla società dei buoni. In questo senso ricevo critiche anche dal mondo dei decrescenti, che invece troppo spesso pensano che bastino poche pratiche per salvare il mondo. Non è così. La questione è ben più complessa e per certi versi ha a che fare con la tragedia greca. <strong>Il tragico nasce dinanzi all’impossibilità della soluzione. Ecco, senza voler sembrare eccessivamente pessimista, io credo che la razionalità tecno-capitalista non ammetta correttivi. La decrescita non è certo un correttivo. Credo che ci stiamo schiantando.</strong> E che sia necessario comprendere a fondo la razionalità tecno-capitalista che subiamo ogni giorno. Non vedo all’orizzonte facili soluzioni. Quello che ognuno di noi può fare è cercare di ridurre il proprio impatto entropico sul mondo. Basterà? Probabilmente no.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hai assunto un atteggiamento critico verso il darwinismo. Puoi spiegarcene la ragione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non ho una posizione critica sul darwinismo in sé. Ho una posizione critica rispetto a qualunque atteggiamento scientista, che pretende di sostituire alla violenza della fede un’altra fede violenta. <strong>Non è il contenuto del darwinismo il centro della mia critica, ma il metodo con cui viene proposto. Il darwinismo non è vero. Come non è vero il suo contrario, sostenuto dai creazionisti.</strong> Per intenderci, rimanderei alla teoria di Emanuele Severino, relativamente alla pretesa della scienza e della fede di mostrarsi come vere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo ancora o siamo mai stati in una vera democrazia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Democrazia significa letteralmente potere al popolo. Il termine è talmente generale che non significa niente. <strong>A mio avviso il popolo, la massa, non ha mai contato granché. Oggi conta ancor meno. Anche su questo tema, i greci avevano detto tutto.</strong> Andiamoci a rileggere la “Repubblica” di Platone. È già tutto lì.</p>
<p><strong>Cosa ne pensi del governo Renzi-Gentiloni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Occidente non è capace di ragionare sul destino del mondo. Non è capace di mettere in questione il modo di produzione industriale. Renzi e Gentiloni non si sono distinti dai loro colleghi europei e americani. Il problema non è se la socialdemocrazia sia meglio della liberaldemocrazia, se alcune soluzioni più sociali siano preferibili a politiche più liberal; <strong>il problema è di capire se sia possibile postulare una crescita infinita in un mondo dalle risorse limitate.</strong> E quand’anche fosse possibile, bisognerebbe chiedersi se è giusto, se è umano, se ci rende felici. Nessun capo mondiale si pone minimamente il problema. Direi che, negli ultimi anni, solo Pepe Mujica e Papa Francesco (con la <em>Laudato si’</em>) hanno saputo mettere a fuoco il problema. Certo non hanno dato soluzioni. Ma una soluzione forse c’è?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E del nuovo governo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come sopra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come vedi il rapporto oggi in Italia tra cittadini e potere?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto oggi è come quello di sempre. L’Occidente non è capace di pensare un potere che si svilisce nel porsi, ma pensa sempre un potere che può esercitare una pressione dispotica, un potere in atto. <strong>Io proporrei di pensare, invece, un potere potenziale, un potere che invece di costituirsi si destituisce.</strong> Ma questo, mi rendo conto, è un passaggio più poetico-esistenziale che politico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che idee hai riguardo al fenomeno migratorio e che posizioni dovrebbero assumere l’Italia e l’Europa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qual è la causa del fenomeno migratorio? Finché non rispondiamo a questa domanda, ogni discorso risulta inutile. <strong>La causa del fenomeno migratorio è il sistema tecno-capitalista. L’Occidente sfrutta risorse e uomini del terzo mondo, affama interi Popoli</strong> (che fino alla fine dell’Ottocento erano autosufficienti dal punto di vista alimentare) e pretende allo stesso tempo di non pagare pegno. Ovviamente non è possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I confini nazionali. Tu sei per gli Stati sovrani, per una sempre maggiore coesione europea o guardi al mondo come grande spazio aperto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Può sembrare paradossale, ma potrei sostenere tutte e tre le posizioni. Nella vita le cose non sono mai bianche o nere. Talvolta sono allo stesso tempo bianche e nere. O meglio: possono essere entrambe vere o entrambe false. Dipende da come si pone la questione. <strong>Io sono per il mondo come grande spazio aperto. Perché il mondo è per tutti e di tutti. Però un grande spazio aperto dominato dai potentati economici diventa un immenso campo di concentramento in cui a soccombere sono gli ultimi.</strong> Allora è necessario lo stato nazionale. Ovvero il primato della politica locale, che argini il potere globale, fluido, apolide. Anche se però il primato della politica e la sovranità nazionale possono aprire a problematiche di carattere egoistico. Direi quindi – prendendo a prestito la terminologia medievale – che entrambe le pozioni sono vere non <em>simpliciter </em>(in assoluto), ma <em>secundum quid</em>, ovvero relativamente ad alcune condizioni. Capisco che quando si fa un’intervista ci si aspettano delle risposte. Ma io credo che la poesia e la filosofia siano fatte per le domande e non per le risposte. Per le risposte ci sono già le ideologie, le religioni, le fedi. Io invece cammino a tentoni verso l’utopia. Che non mi sta davanti, non è il sol dell’avvenire, ma ce l’ho dietro. In questo senso è un’utopia rivoluzionaria (<em>revolutio </em>significa ritorno), che mi scatena il fuoco amaro per la nostalgia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sei per lo <em>ius soli</em>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì. Credo che ognuno di noi sia figlio del luogo in cui nasce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se non sbaglio ti professi anarchico. Che cosa significa esserlo oggi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Definirsi anarchico è già troppo per un anarchico, o almeno è già troppo per me. <strong>Sono contro ogni etichetta, anche contro l’etichetta anarchica.</strong> Posso dirti questo. Cerco di essere eterodosso rispetto a qualsiasi ortodossia. E cerco di essere eterodosso anche rispetto alla mia eterodossia.</p>
<p><strong>Credi ancora alla divisione del mondo tra destra e sinistra? Se la risposta è no, da cosa è stata superata questa divisione?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Provo a semplificare. Destra e sinistra nascono concettualmente con la rivoluzione francese e fino ad oggi si sono contrapposte sul modo in cui dividere i proventi della produzione. La destra crede che le parti debba farle il mercato, la sinistra crede che le parti debbano essere suddivise nel modo più equo possibile dallo stato. Nel momento in cui, però, il modo di produzione industriale è entrato in crisi (e ciò era ampiamente prevedibile), destra e sinistra hanno finito per avere le stesse ricette. O meglio, la sinistra è diventata destra. Il problema dell’uguaglianza però resta. Ma <strong>la pulsione all’uguaglianza preesiste alla sinistra. Se vogliamo, Cristo e San Francesco sono teorici dell’uguaglianza. Dunque la pulsione all’uguaglianza precede la sinistra e sopravvivrà alla sinistra. Oggi la sinistra dà risposte di destra</strong> e una sinistra alternativa non è pensabile (qui l’argomento si fa complesso e avrebbe bisogno di una trattazione a parte). Pertanto il mondo non si divide più tra destra e sinistra, ma tra chi crede che si possa continuare a vivere in un mondo a trazione tecno-capitalista e chi invece crede che sia necessario riumanizzare e risemantizzare l’immaginario avendo a cuore l’equità. Io, come puoi ben capire, sto fra questi ultimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale il futuro dell’Italia nei prossimi cinquant’anni? E quale quello dell’Europa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia, l’Europa e l’Occidente avranno lo stesso futuro. O forse non lo avranno, perché non faranno in tempo ad averlo. <strong>Noi tutti stiamo camminando sull’orlo di un baratro e dobbiamo prenderne atto. </strong>Ma non mi sembra che questo atteggiamento sia così diffuso. Per questo dico che l’unica speranza che ci resta è la disperazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E gli Stati Uniti? Cosa prevedi per loro? E che ne pensi del presidente Trump? Perché secondo te ha vinto le elezioni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Trump ha vinto le elezioni perché ha fornito risposte semplici – anche se sbagliate – a problemi complessi. È stato percepito come l’anti-casta, come l’imprenditore che si è fatto da solo e non vive di politica. Da questo punto di vista, con Berlusconi, l’Italia è stata capofila.</p>
<p><strong>Veniamo a una domanda più personale. Temi la morte? Ci pensai: mai? poco? spesso? E che cos’è la morte veramente? Se la scienza riuscisse a vincerla cosa cambierebbe nel nostro modo di vivere e di guardare al mondo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La morte è il limite che non si lascia respingere. Per questo una società come la nostra, che si fonda sul superamento di ogni limite, l’ha bandita. La morte non si nomina. I manifesti funerari riportano diciture fumose: se ne è andato, ha terminato i suoi giorni, si è spento, è tornato alla casa del Padre. Nessuno che scriva: è morto. <strong>Personalmente amo stare al cimitero, ma mal sopporto la vista del morto. Il funerale. La camera mortuaria. La quiete dei cimiteri, invece, mi rasserena. Così come pensare la morte.</strong> <strong>Ogni istante dovremmo pensare la morte. Perché il pensarla è ciò che ci tiene in vita. </strong>Quando arriverà, verrà tolta ogni condizione – le condizioni si hanno finché si è vivi – ma il toglimento di ogni condizione è anche toglimento dell’esistenza. La morte ha a che fare con la vita sempre, da sempre. Ma arriverà un momento in cui ci sarà solo morte, un momento in cui la vita sarà morte. E quel momento, che temo, spero arrivi più tardi possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>So che ti piace la montagna. Che cosa rappresenta per te?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La montagna è un infinito dinamico. Dal crinale scorgi il cielo, il declivio dei monti, le colline, e il degradare del terreno fino al mare. <strong>La montagna è l’affermazione del limite. È educazione alla consapevolezza, perché è sapere che dal vertice puoi solo scendere. Non si sale per sempre.</strong> La montagna infine è il luogo della solitudine e del silenzio. Aspetti esistenziali, questi, di cui non posso fare a meno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un’ultima domanda: cosa stai scrivendo ora? E di cosa ti occuperai sempre di più in futuro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sto terminando due lavori. Il primo è una raccolta di poesie che ha per centro il villaggio e la fragilità dei paesi dell’entroterra. Sono poesie disperate, nel senso che disperano rispetto a una speranza di vederli rivivere, quei luoghi. Il secondo è un Breviario del viandante. Una via di mezzo fra il saggio e la poesia. <strong>Per ciò che concerne il futuro, sto cominciando a buttare giù degli appunti sul rapporto tra la legge e Cristo. </strong>L’idea è di mostrare in che senso Cristo può essere presentato come uno dei più grandi anarchici della storia.</p>
<p><strong><em>Gianluca Barbera</em></strong></p>
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		<title>Da Almodóvar a Pasolini e “Titanic”: la decadenza dell’Occidente (che non sa più pregare) in pillole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 06:57:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>[Pubblicato nell’originale inglese da Disinformation con il titolo: &#8220;Western Culture, 2000 AD&#8221;, e ispirato da una visita che feci con mia moglie a Santiago de Compostela nel 2000. Rileggendo, vi trovo un parallelo (dalle conseguenze, però, opposte) fra il film &#8220;Tutto su mia madre&#8221; di Almodóvar e &#8220;Salò, o le 120 giornate di Sodoma&#8221;, di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/da-almodovar-a-pasolini-e-titanic-la-decadenza-delloccidente-che-non-sa-piu-pregare-in-pillole/">Da Almodóvar a Pasolini e “Titanic”: la decadenza dell’Occidente (che non sa più pregare) in pillole</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>[Pubblicato nell’originale inglese da Disinformation con il titolo: &#8220;Western Culture, 2000 AD&#8221;, e ispirato da una visita che feci con mia moglie a Santiago de Compostela nel 2000. Rileggendo, vi trovo un parallelo (dalle conseguenze, però, opposte) fra il film &#8220;Tutto su mia madre&#8221; di Almodóvar e &#8220;Salò, o le 120 giornate di Sodoma&#8221;, di Pasolini. Non sono orgoglioso di rivelare, ma temo di doverlo fare, che nel film di Pasolini il gerarca che obbligava quei malcapitati alla coprofagia era mio zio, Uberto Paolo Quintavalle]</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I profeti sono l’incarnazione di un dilemma.</strong> Il loro messaggio è, in essenza, esoterico, tuttavia sono spinti a renderlo essoterico. Come tutti i dilemmi, neanche questo può essere risolto, e il risultato di solito è l’immolazione o la caduta del profeta, a meno che circostanze eccezionali non sospendano temporaneamente questa situazione. Inoltre, che ci debba essere l’iniziato (il profeta) e il non iniziato (i discepoli) è diventato un concetto piuttosto indigesto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infatti i valori tradizionali, quali il rapporto docente – discente, il tirocinio, la pazienza, la metodicità e la costanza sono andati perduti sia nella sfera sacra che in quella profana.</strong> Ad esempio, nelle arti figurative, pensate per un momento a Jackson Pollock, che ha basato tutto il suo lavoro di una vita nel tentativo di riprodurre con la pittura le tracce disegnate da suo padre, perduto da tempo, che urinava sulla roccia. Tali pitture, alle quali ero solito fare riferimento, forse in modo lusinghiero, come “spaghetti poco appetibili”, sono in mostra in molti dei principali musei del mondo. Chiaramente, non è il milieu in cui Cimabue avrebbe detto al suo allievo Giotto: “Hai superato il maestro”.</p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia, un forum “profetico” come questo, che esorta a ripensare le proprie convinzioni di base, sente il dovere di promuovere e divulgare idee esoteriche. Ma qual è lo stato della cultura popolare occidentale nel 2000?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il film di Pedro Almodóvar, <em>Tutto su mia madre</em>, fu insignito del (marcia trionfale):</strong> premio per la regia al Festival di Cannes; miglior film dell’anno all’International Cinematographic Press Federation (Fipresci) al festival di San Sebastiano (Spagna); miglior film europeo e miglior regista europeo agli European Film Awards del 1999; miglior film dell’anno per Time Magazine; Golden Globe per il miglior film straniero; sette Goya Awards; Academy Award per miglior film straniero, e la lista continua.</p>
<p style="text-align: justify;">Manuela, l’eroina della storia, lasciando una rappresentazione di <em>Un tram chiamato desiderio</em> col figlio diciassettenne, Esteban, si ritrova a guardare orripilata mentre questi, che stava rincorrendo la star della commedia per avere un autografo, viene ucciso da una macchina. Lui l’aveva pregata di parlargli del padre che non aveva mai conosciuto, e aveva tenuto un diario, chiamato <em>Tutto su mia madre</em> (l’eco del film <em>Eva contro Eva</em> è voluto). Dopo la morte di Esteban, Manuela va a Barcellona per cercare il padre del ragazzo, che ora si fa chiamare Lola. Transessuali, una suora incinta che lavora in un rifugio per prostitute maltrattate, l’amante saffica e tossicodipendente della star di <em>Un Tram</em> – tutti hanno un ruolo nella vita di Manuela. Alla fine, ci viene chiesto di credere che il padre transessuale del povero Esteban abbia messo incinta la giovane suora, sebbene ci si chieda che attrazione possa esercitare una suora su un omosessuale attempato. Come da copione, quest’ultima è affetta da AIDS. Alla fine, la suora muore di parto e Manuela diventa madre di un altro figlio di… Lola.</p>
<p><figure id="attachment_61784" aria-describedby="caption-attachment-61784" style="width: 240px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-61784" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/07/guidorioperutwo-300x287.jpg" alt="Guido" width="240" height="230" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/guidorioperutwo-300x287.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/guidorioperutwo.jpg 395w" sizes="(max-width: 240px) 100vw, 240px" /><figcaption id="caption-attachment-61784" class="wp-caption-text">Guido Mina di Sospiro è l&#8217;autore, tra l&#8217;altro, di &#8220;Sottovento e sopravvento&#8221; (Ponte alle Grazie, 2017)</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ernest Lehman, lo sceneggiatore preferito di Alfred Hitchcok, mio maestro a Los Angeles, mi ha insegnato una regola d’oro nello scrivere storie: “Non dire mai al lettore qualcosa che già sa”.</strong> Tuttavia, Almodóvar prima ci mostra la morte sfortunata di Esteban, poi fa in modo che Manuela racconti questa tragedia non una ma due volte ad altri personaggi che non ne sapevano niente. Il pubblico sbadiglia? Sì e no. L’intenzione è spremere le lacrime del pubblico, attirare simpatie non tanto per il figlio e per la madre, ma per tutti i personaggi coinvolti. Almodovar stesso ha affermato: “Non c’è spettacolo più grande del vedere una donna che piange.”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di conseguenza, siamo indotti a commiserare un circo di personaggi dolorosamente grotteschi e non plausibili. Questa è la cultura della glorificazione del degrado e della mancanza di uno scopo.</strong> Il film sembrerebbe suggerire, forse involontariamente, che il grado di libertà goduta dai personaggi è un fardello di tale portata che semplicemente non sanno sopportarlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quarantatré anni fa, <em>Salò, o le 120 giornate di Sodoma</em>, di Pier Paolo Pasolini, dipinse personaggi ancor più degradati. Qualcuno ricorderà la famosa scena in cui ad alcuni personaggi vengono fatte mangiare feci umane.</strong> Anche qui l’intento era, presumibilmente, scioccare i borghesi, visto che il film fu sequestrato, censurato etc. Al giorno d’oggi, l’intellighenzia applaude, e ricopre di premi film che, non solo ritraggono l’uomo nel suo disorientamento più totale, ma reclamano la nostra simpatia e il nostro plauso.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è il vicolo cieco dell’esistenzialismo esasperato, un pozzo senza fondo. Al suo meglio, l’uomo esistenzialista, giusto e integro, è un triste sacerdote senza Dio, come esemplificato dal Dottor Rieux ne <em>La peste</em> di Camus. Al suo peggio, è un individuo antropocentrico e arrogante che non pretende niente da se stesso e indulge in qualsiasi debolezza o degrado, o per il brivido della cosa, o perché, non conoscendo nulla di meglio, non sa come aiutare se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci aveva avvertiti, Ortega y Gasset? “La sovranità dell’individuo non qualificato, dell’essere umano generico come tale, non è più un’idea giuridica, ma uno stato psicologico inerente all’uomo medio”. Bene, sono felici l’uomo e la donna medi? A giudicare dal film di Almodovar, per niente.</p>
<p>E c’è dell’altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un film enormemente popolare rivela un altro aspetto della cultura occidentale, se possibile ancora più allarmante. <em>Titanic</em> racconta la storia inventata di un amore contrastato a bordo della nave fatale nel suo viaggio inaugurale. </strong>L’eroina è fidanzata per ragioni di convenienza a un uomo ricco ma volgare. Tuttavia s’innamora pazzamente di un passeggero clandestino, un giovane e spiantato pittore. Mentre la nave affonda, il ricco egoisticamente salva se stesso, a spese di una donna e di un bambino, mentre il povero sacrifica la sua vita per salvare quella dell’eroina. Milioni di donne giovani e non-così-giovani hanno pianto tutte le loro lacrime mentre guardavano queste scene. Di che cosa si tratta? Di un chiaro messaggio antimaterialistico? Sì, ma soprattutto di una rielaborazione dell’antico mito di Tristano. La cultura occidentale del 2000 è, in generale, non più cristiana ma neppure laica. È, sebbene inconsapevolmente, Manichea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Manicheismo si basa sulla divisione dualistica dell’universo negli opposti del bene e del male: il regno della Luce (spirito), guidato da Dio, e il regno dell’Oscurità (la materia), guidato da Satana.</strong> I due si sono mescolati e ingaggiano una lotta perenne. La razza umana è il risultato e il microcosmo di questa lotta. Il corpo umano è materiale, perciò è il male; l’anima umana è spirituale, un frammento della Luce divina, e deve essere redenta dalla sua prigionia, sia nel corpo sia nel mondo. In questo mondo della materia, l’amore puro (spirituale) non può esistere. Perciò si può avere solo nell’aldilà. Da qui, Tristano e Isotta, Romeo e Giulietta, etc.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il pubblico occidentale contemporaneo piange guardando <em>Titanic</em>, in una inconscia presa di coscienza delle proprie manchevolezze e dei propri fallimenti. Attingendo alla propria esperienza, si rende conto che l’amore puro non si può ottenere in questo mondo, e si identifica con gli amanti sfortunati.</strong> Nonostante la libertà di scelta del coniuge, nonostante la possibilità di rimediare agli errori divorziando e risposandosi ancora e ancora, l’uomo e la donna occidentali bramano un amore di una tale purezza che, si rendono conto a dispetto di se stessi, non si può ottenere in questo mondo materialistico, ma solo nell’aldilà. Tuttavia, poiché la maggior parte di loro non crede nella vita dopo la morte, ciò diventa la moderna degenerazione del manicheismo, con una forte sfumatura nichilistica.</p>
<p style="text-align: justify;">La decadenza è un concetto comparato. Forze possenti insistono nel mostrarci un quadro roseo. Il “Progresso”, questo termine di straordinaria vaghezza, ha arruolato molti potenti alleati nei secoli. L’intera problematica iniziò a Firenze, circa sei secoli fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad alcuni gioiellieri del Ponte Vecchio fu chiesto di custodire gioielli nei loro forzieri per amici e clienti. Notando che la quantità di gioielli recuperati dai proprietari era solo una frazione del totale depositato, si resero conto che potevano temporaneamente prestare un po’ di questo oro ai cittadini che ne avevano bisogno, ottenendo una cambiale per l’importo e gli interessi. Questo fu l’inizio del moderno sistema bancario. Questo segnò la fine di ciò che io chiamo l’Età dello Spirito, ma il mondo moderno chiama i Secoli Bui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tuttavia, la propaganda progressista ci insegna che il Rinascimento fu proprio questo: una rinascita. Intellettualizzando l’uomo, e ritirando la sua anima,</strong> Cartesio si ribellò contro i magnifici edifici che Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e, in misura minore, il cronicamente confuso Giordano Bruno avevano costruito. (Della Mirandola tentò di fondere la Cristianità col Neo-Platonismo e la Cabala; Ficino “si limitò” alla Cristianità e al Neo-Platonismo; Bruno cercò di rifarsi alla magia Egiziana, (però apocrifa, come è emerso).</p>
<p style="text-align: justify;">Più tardi, L’Illuminismo consolidò ulteriormente l’uomo sul trono dove si era auto installato, insieme a qualsiasi cosa ritenuta utile nella fisica di Newton. (Va sottolineato che Newton era molto coinvolto con l’alchimia, ma questa <em>non</em> sarebbe stata un’alleata del progresso). Poi giunsero gli -ismi, e il progresso trionfò completamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Meccanicismo, darwinismo, positivismo, determinismo, modernismo, e i loro inevitabili derivati: esistenzialismo, ateismo, nichilismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In altre parole, sei secoli fa l’uomo ha cominciato a cercare Dio nel proprio ombelico. Non trovandolo, ha continuato a esplorare, sebbene nei luoghi sbagliati.</strong> Alla fine, ha dimenticato persino cosa stava cercando in origine, e tutto ciò che ha potuto mostrare della sua ricerca è… il niente. Da ciò ha dichiarato che, non avendo trovato niente, non c’era niente da trovare, e Dio, o la deità, erano invenzioni delle culture primitive. La parola “superstizione” divenne di moda; la ragione, un feticcio.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo antropocentrico, non subordinato, lasciato ai suoi meccanismi, mi ricorda una cellula anaplastica, la cellula cancerosa che invade e distrugge il tessuto o il sistema circostante. La perdita della subordinazione a un’autorità spirituale è andata di pari passo con la perdita di subordinazione a una autorità temporale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il problema del Potere è il problema della Sovranità, e il problema della Sovranità è il problema della Legittimità. Il Potere è effettivo, valido e giusto, non abusivo se basato su una Sovranità legittima.</strong> Come tale, è naturalmente, spontaneamente e persino intimamente, riconosciuto da tutti coloro che sono legati ad esso. Tuttavia, qualche paragrafo sopra ho scritto, parafrasando Ortega y Gasset: “La sovranità dell’individuo non qualificato, dell’essere umano generico come tale, non è più un’idea giuridica, ma uno stato psicologico inerente l’uomo medio”. E l’uomo medio è colui la cui vita manca di qualsiasi scopo; colui che non chiede nulla a se stesso; colui che non trascende, ma piuttosto scivola lungo il facile declivio o, semplicemente, vivacchia galleggiando.</p>
<p style="text-align: justify;">Le civiltà “tradizionali”, a differenza di quelle “moderne”, erano basate su una diversa visione del mondo. La realtà era sacra e spirituale, in opposizione a ciò che è materiale e materialistico. Di conseguenza, <strong>il Potere, l’Autorità e la Sovranità non erano basati sul numero di voti (e, nota bene, l’affluenza alle elezioni statunitensi è bassa; gli elettori votano per candidati che solo grazie a immensi fondi e sostegno economico possono permettersi le campagne elettorali), ma su un’origine superiore e metafisica.</strong> Per una società che viveva al tempo del mito, l’origine divina del Potere non era assurda, come qualsiasi persona moderna con la testa a posto (o dovrei piuttosto dire convenzionale?) penserebbe, bensì naturale. Non era un concetto astratto ma realistico. La persona che lo incarnava, il Re o la Regina, il Monarca, aveva una doppia funzione. Non solo governava i suoi sudditi, ma era anche un tramite con l’Autorità che, dall’alto, legittimava il suo potere. Lui o lei erano, in altre parole, un <em>pontifex</em>, un artefice di ponti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il papa cattolico è ancora considerato un pontefice, un <em>pontifex</em>, ma dall’inizio della chiesa Cattolica questo concetto fu male applicato. Quando nell’800 nacque il Sacro Romano Impero, il suo primo Imperatore non fu un papa ma Carlo Magno. Questa frattura fra il potere Spirituale e quello Temporale ha causato guerre, bagni di sangue e calamità di origine umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Sua Altezza Reale, la regina Elisabetta II, è “per grazia di Dio Difensore della fede”, sebbene non sia il capo della Comunità anglicana, poiché quest’ultima non ha autorità centrale e nessuno da cui possa aspettarsi un’autorità finale. Piuttosto, consiste di chiese nazionali autonome, che sono unite da legami di lealtà tra la sede di Canterbury e le altre. Ciò è dovuto a ragioni storiche, naturalmente. <strong>Ma, come Difensore della fede, la regina Elisabetta II è quanto di più vicino all’incarnazione di una forma di autorità tradizionale e metafisica.</strong> Come ci si aspetterebbe, molte, moltissime forze hanno lavorato nel ventesimo secolo per minare la sua autorità. Questo è un gran peccato, poiché lei rappresenta un autentico miracolo della Tradizione in un mondo altrimenti degenerato.</p>
<p style="text-align: justify;">I progressisti strombazzino pure, adesso, i loro slogan e frasi fatte. Ma si ricordino di ciò che ha scritto Ortega y Gassett: “Contrariamente a ciò che si pensa di solito, è la persona di eccellenza, e non la persona comune, che vive in una servitù essenziale. La vita non ha sapore per lui/lei a meno che lui/lei non la facciano consistere nel servizio a qualcosa di trascendentale (…) Questa è la vita vissuta come una disciplina – la nobile vita. La nobiltà è definita dalle richieste che ci impone – dagli obblighi, non dai diritti. <em>Noblesse oblige”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eppure, in questa epoca compiaciuta di sé in cui l’uomo comune presume di governare se stesso, siamo venuti a conoscenza di un nuovo insieme di afflizioni. Mai prima le masse sono state affette dal degrado del benessere. </strong>Insonnia, obesità e la fase 2: anoressia e bulimia; depressione maniacale e cronica, tossicodipendenza, alcolismo, morti autoerotiche e così via. Gente non subordinata, antropocentrica, inquieta, nel mondo dei ricchi si rende conto che ha la nausea di sé, e di ciò di cui si è circondata lavorando così duramente per ottenerlo. Il suddetto degrado sembra loro l’unica opzione. Sembra che queste persone abbiano bisogno di drogarsi per controbilanciare l’impatto di tutti i loro meccanismi salva fatica. E quelle libere da tali afflizioni possono essere facilmente dei robot compiacenti, dei tubi di cibo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una delle maggiori vittime di questo clima di autodistruzione e di nichilismo è la preghiera. L’Occidente non prega più. D’altra parte, i musulmani pregano almeno cinque volte al giorno.</strong> Un’ipotesi semiseria mi è venuta in mente più e più volte. Non potrebbe essere che, in risposta alle loro ferventi preghiere, alle nazioni arabe siano stati garantiti immensi giacimenti di petrolio, come fossero manna, mentre l’Occidente che non prega ha prodotto le sue varie rivoluzioni industriali, che hanno reso così importante questo idrocarburo liquido? Sarebbe un sottile esempio di preghiera retroattiva. La risposta alle loro suppliche era già sotto i piedi dei fedeli. Ma c’è voluto l’Occidente per attivare questa risposta concessa da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciò significa forse che la preghiera è consigliabile? Assolutamente sì, e non solo per ragioni egoistiche, ovviamente. Pregare, inginocchiarsi di fronte alla deità, sanziona la propria subordinazione all’autorità trascendente. Il fine della vita è al di fuori della vita, al di là di essa.</strong> La trascendenza ci fa desiderare Dio e questa meta allo stesso tempo. Possono benissimo essere la stessa cosa. Come la regina Elisabetta è a-scesa al trono, così noi possiamo tra-scendere i nostri ego isolati e i nostri miopi desideri. Questa è la vita del pellegrino o, come la chiamano i Sufi, la Tariga. La trascendenza implica la subordinazione a un principio superiore, e tuttavia l’elevazione, e la santificazione della propria vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’intellighenzia santifica, con premi e promozioni di ogni tipo, la glorificazione del degrado. C’è un significato intrinseco antitrascendente nella parola stessa. Degradare, dal latino <em>de- gradus</em>, gradino. Trascendere, d’altra parte, deriva da <em>trans- scandere</em>, arrampicare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando l’uomo fu creato, non poteva fare ameno di essere geloso degli uccelli.</strong> Volando lungo linee invisibili, essi si libravano in alto fin dove poteva vedere e migravano verso terre lontane che poteva solo immaginare. Siccome non sapeva volare, iniziò a sognare. Col tempo, cominciò a costruire templi. Ma una spinta più forte era in lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Divenne un pellegrino.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua necessità di integrare il corso cosmico gli fece contemplare, considerare il corso tremolante delle stelle. Lo dice la parola stessa: contemplare, da <em>con templum</em> (uno spazio per osservare gli auguri); considerare, da <em>con sidera</em>, con le stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Solare nella sua concezione del sacro, ma anche alla ricerca del principio lunare complementare, tutto ciò di cui aveva bisogno era allineare il suo sentiero con le invisibili forze telluriche lungo le quali tabernacoli di tutti i tipi sono stati eretti lungo i secoli.</p>
<p>Che possiamo tutti iniziare un pellegrinaggio, raggiungere la nostra destinazione, e oltrepassarla.</p>
<p><strong><em>Guido Mina di Sospiro</em></strong></p>
<p><em>(traduzione italiana di Patrizia Poli)</em></p>
<p>*</p>
<p><strong><em>Guido Mina di Sospiro</em></strong><em> </em>è l’autore, tra l’altro, di “L’albero” (Rizzoli, 2002), “La metafisica del ping-pong” (Ponte alle Grazie, 2016) e “Sottovento e sopravvento” (Ponte alle Grazie, 2017).</p>
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		<title>“La poesia è una sorella incestuosa e pratico il darwinismo della fantasia”: dialogo con Tiziano Scarpa</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jun 2018 05:14:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di solito, leggo altro. Lo so. Non è bello iniziare una intervista così. Di solito l’intervista è una iniziazione all’avorio e all’incenso, si ricopre l’intervistato di mirra. Invece è necessario iniziare così. Per battere la lingua su un fatto. <strong>La militanza non esiste se si fa ‘giornalismo culturale’ – che a ripeterlo sbucano tarme da tutti i pori – l’elmetto estetico lo indossi, semmai, mentre scrivi il romanzo definitivo. Ma neanche lì, a dire il vero. Perché le convinzioni esistono – se sei serio con te stesso – per essere sbriciolate dalla curiosità.</strong> Ad esempio. Di solito leggo altro. Non leggo Tiziano Scarpa perché la mia febbre letteraria mi porta ad altre longitudini. Mi incuriosisce, però, la bulimia linguistica di Scarpa, scrittore – cosa più unica che rara – che ha vinto un Premio Strega – era il 2009 – con un libro bello davvero (<em>Stabat Mater</em>), l’estremista di <em>Kamikaze d’Occidente </em>– una roba tra Boccaccio e Philip K. Dick – quello della lunatica guida di Venezia (<em>Venezia è un pesce</em>), lettore furibondo – a lui si deve la ‘scoperta’, tra l’altro, di Antonio Moresco e dell’Andrea Temporelli romanziere – drammaturgo – almeno, ricordo <em>L’infinito</em>, intorno a Leopardi – poeta. <strong>Pare una specie di Ovidio, Tiziano Scarpa – ma a lui piace Catullo – che complica la scrittura, la torchia, la traumatizza,</strong> in perpetua metamorfosi e furia da poligrafo (nel 2016 Einaudi pubblica <em>Il brevetto del geco</em>, quest’anno <em>Il cipiglio del gufo</em>). A me la poesia di Scarpa, pregiudizialmente – ricordo <em>Groppi d’amore nella scuraglia</em>, 2005 – non piace. E allora cosa lo intervisti a fare? Preferisco parlare con chi è altro da me e mi insegna qualcos’altro. Ecco. Non avendo formule né idee, brancolo nel nulla, e amo dialogare con gli intelligenti. <em><a href="http://www.einaudi.it/libri/libro/tiziano-scarpa/le-nuvole-e-i-soldi/978880623818" target="_blank" rel="noopener">Le nuvole e i soldi</a> </em>(Einaudi, pp.128, euro 11,50): s’intitola così l’ultimo gruppo di poesie di Scarpa. Leggo. Ammiro. <strong>Resto di una altra sensibilità lirica – scrivere poesia è come mordere un pezzo di legno e riconoscere se è betulla, abete, nocciolo. Eppure. Ci sono poesie che mi sbilanciano e mi sbiancano.</strong> Come quella che ho ricalcato in calce all’intervista, bellissima. E poi galleggiano versi, così, che ti spaccano i denti (“la verità la so/ la verità fa schifo/ io seguo l’impostura/ sopporto il suo gravame/ sto nella dismisura/ fra verità e cognome”). Così, dopo aver rimesso i canini al proprio posto, contatto Scarpa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-61228 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/06/scarpa-libro-175x300.jpg" alt="scarpa libro" width="134" height="228" />Mi domando. Scrivi romanzi, scrivi poesie. Dove sta la differenza d’ispirazione, se c’è, o d’impegno, o di ‘tenuta’ mentale e linguistica? Insomma, entriamo senza scafandro nella tua testa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un romanzo lo covo in testa per anni: ma non prendo appunti, voglio che sopravvivano e si facciano scrivere solo i personaggi più potenti, <strong>in una specie di darwinismo della fantasia.</strong> Le poesie invece le scrivo subito, e non le posso progettare.</p>
<p><strong>Poesia. Cosa c’è da poetare, oggi, che la poesia è frastuono e il poeta un pupazzo inerme? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non sono in sintonia con queste tue immagini, “frastuono”, “pupazzo inerme”&#8230; Comunque, io le mie poesie non le vado a cercare. Ho organizzato la mia scrittura in modo da avere una stanza sempre libera per gli ospiti inattesi. <strong>La poesia è una sorella incestuosa</strong> che torna a trovarmi quando vuole lei.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Soprattutto: tu che poesia leggi? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Leggo un po’ di tutto, però piuttosto casualmente. In questi anni mi hanno convinto Nadia Agustoni, Simone Cattaneo, Azzurra D’Agostino, Roberta Durante, Ivano Ferrari, Francesco Giusti, Aldo Nove, Giovanna Rosadini, Luigi Socci, Francesco Targhetta, Anna Toscano, Gian Mario Villalta, Julian Zhara, e il sorprendente esordio in versi di Andrea Bajani. <strong>Non mi piace molto chi si adagia sull’enigma,</strong> anche se ho sempre venerato Amelia Rosselli e Milo De Angelis.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dove rintracci la geologia dei ‘padri’, se ci sono?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fra i miei poeti prediletti ci sono <strong>Primo Levi, Aldo Palazzeschi, Francis Ponge, Raymond Queneau, i barocchi.</strong> Di recente ho ripreso Caproni e le farfalle di Gozzano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A me pare, per dire, che al di là della ‘luce della concretezza’ e l’ustione dell’ironia, ci sia anche qualcosa di Giovenale, il lampo morale dopo la descrizione mortificata del tempo presente (esempio: “Mi prenderò sul serio/ soltanto nell’istante/ in cui mi perderò?”). Dì tu.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Direi Catullo. Il suo <em>liber</em> è molto più ricco della vulgata scolastica a cui è stato ridotto. È il primo individuo singolo che si confronta con tutto il mondo, da Cesare ai miti, dal lutto privato alle beghe letterarie. Parla di tutto, non solo di disperazione amorosa: politica, poesia, sesso, religione…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi piace questo distico: “Io so che le parole/ contengono i desideri dei morti”. Cosa significa? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le parole contengono la fame insaziata di chi ha vissuto prima di noi, la loro vita mancata. <strong>Se venissero adempiute, le parole si dissolverebbero, come una profezia o una maledizione finalmente placata.</strong> Ma in quel “contengono” c’è anche l’altro significato del verbo: “trattengono”, frenano le potenze distruttive che i morti ci hanno trasmesso. E nota bene che in questo momento io ti sto scrivendo le risposte di questa intervista grazie alle parole inventate dai morti; noi due stiamo comunicando <em>dentro</em> i desideri dei morti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel tracciato lirico-urbano vedo una certa ossessione per morte, suicidio, l’incendio di ciò che non è più. È così? C’è altro? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno vede ciò da cui si sente guardato negli occhi. Ma non chiedermi di fare una lista dei “temi” delle altre poesie: ti ho già suggerito Catullo… <strong>Piuttosto, nelle <em>Nuvole e i soldi</em> io sento gli accenti, la metrica, le rime, l’angoscia che si sfoga come un percussionista picchiando sulle sillabe.</strong> Ah, e poi c’è il “Piccolo poema del delfino”. Mi sta a cuore, il delfino che salta fuori dalle onde del discorso e ci si rituffa dentro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cito pure questa, a mo’ di chiusura tombale, di refrain e di requiem, “conformismo dei morti,/ abiura dei viventi”. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io citerei l’inizio di quest’altra: “I soldi, mi credevo superiore,/ pensavo mi bastasse il batticuore”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8230;e quelle poesie dove la stessa frase, atrocemente scandita, fa spazio a barre nere, con versi presunti, di tenebra. Come nasce l’idea? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Credo tu ti riferisca alle poesie in cui c’è un testo stampato in chiaro che fa tipograficamente da sfondo, e un altro testo in neretto che si staglia in primo piano. Non ricordo com’è nata l’idea. <strong>Mi sembra adeguato ai tempi che ci sia uno spazio linguistico tridimensionale, come se qualcuno parlasse sopra un’altra voce, o con un retropensiero fisso in testa;</strong> oppure parla in una stanza dove c’è una radio accesa che ripete un tormentone: forse un ritornello pubblicitario, forse la nenia di un rosario…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Insomma, da scrittore ambidestro: com’è messa la prosa italiana? E la poesia? Eliminiamo dal desco, allo stesso modo, piagnisteo ed euforia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non rispondo, non mi piacciono i giudizi sommari. Invece <strong>credo che la scrittura sia sempre stata “ambidestra”, come dici tu. È quasi più difficile trovare autori e autrici che si siano dedicati solo alla poesia, o solo alla narrativa, che il contrario.</strong> Pensa a Petrarca, Boccaccio, Foscolo, Manzoni, Leopardi… E nel Novecento Gozzano, Palazzeschi, Bontempelli, Pavese, Pasolini, Bassani, Primo Levi, Testori, Volponi, Sanguineti, Zanzotto, Sandro Penna, Elsa Morante: sia poeti che narratori. Oggi, per esempio, fra tantissimi poeti che sono anche autori di romanzi (alcuni si sono messi perfino a scrivere noir), una narratrice potente è Laura Pugno, che ha sempre scritto anche poesie.</p>
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<p><strong>Poesia scritta dalle parole #15</strong></p>
<p><strong> </strong><br />
Il primo giorno di ora legale<br />
genera il più bel crepuscolo dell’anno.</p>
<p>L’ora è convenzionale,<br />
lo stupore reale.</p>
<p>Ci immergiamo a guardarlo dalla fotosfera,<br />
dai bassifondi di aria terrestre<br />
illuminata dai lampioni.</p>
<p>Attraverso lo strato di luce elettrica<br />
il cielo diventa turchese.<br />
Il risparmio energetico<br />
è la causa materiale di questo colore.<br />
La sobria ora legale rende lecito<br />
il sentimentalismo dell&#8217;azzurro.</p>
<p>Per un’ora si apre una sconnessione<br />
fra tempo e luce,<br />
una larga fenditura nello spazio.<br />
È saltata la saldatura dell’orizzonte,<br />
cielo e terra non sono suturati.</p>
<p>Riuscire anche noi a sbalzarci.<br />
Un valico fra senso e dicitura.</p>
<p>Ci appostiamo in questo breve sempiterno.<br />
Restiamo assorte, attentissime,<br />
per carpire il segreto, il decreto<br />
dell’ora che si scosta dal suo adesso.</p>
<p><em>Tiziano Scarpa</em></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/la-poesia-e-una-sorella-incestuosa-e-pratico-il-darwinismo-della-fantasia-dialogo-con-tiziano-scarpa/">“La poesia è una sorella incestuosa e pratico il darwinismo della fantasia”: dialogo con Tiziano Scarpa</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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