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	<title>Gianluca Barbera Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Sono tutto fuorché un complottista”. Il romanzo sulla Loggia P2 (e molto altro)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2023 05:22:31 +0000</pubDate>
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<p>Qualche anno fa, una distinta signora riccionese, amante dell’opera e con una passione – per via del padre, credo – per l’arma dei Carabinieri, mi mostrò il suo più arcano tesoro. Un fascio di lettere che testimoniavano il ventennale rapporto epistolare con Licio Gelli, “faccendiere”, “Maestro venerabile” della Loggia P2. Che Licio Gelli frequentasse la riviera romagnola non è un mistero: l’adorata figlia Maria Grazia era la compagna di Gianni Fabbri, notissimo imprenditore riminese della notte – morì in un terribile incidente stradale, nel giugno del 1988, presso Calenzano: alla guida della Mercedes 560Sec c’era proprio Fabbri. “Era una persona squisita, un uomo d’altri tempi”, mi aveva detto, all’epoca, la signora – era una <em>pasionaria</em>, come si dice: ora giace in una casa di cura per anziani. Grosso modo la prima idea che di G. – analogo ma non equivalente di Gelli – si fa Marco Sangiorgi, il giornalista d’inchiesta che guida l’azione <a href="https://www.chiarelettere.it/libro/il-segreto-del-gran-maestro-gianluca-barbera-9788832966237.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>dell’ultimo romanzo di Gianluca Barbera, <em>Il segreto del Gran Maestro</em> (Chiarelettere, 2023):</strong> </a>“Il Venerabile non era che un vecchio dai modi senili e dall’aspetto apparentemente bonario. Niente di luciferino. Nessun fasto, nessuna bellezza”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="638" height="980" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/9788832966237_0_0_980_0.jpg" alt="" class="wp-image-94742" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/9788832966237_0_0_980_0.jpg 638w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/9788832966237_0_0_980_0-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/9788832966237_0_0_980_0-600x922.jpg 600w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></figure>



<p>Gelli forse era sinuosamente innamorato della “signorina” – così la chiamava – riccionese: l’aveva invitata a Villa Wanda; spesso, nelle lettere, giocava a fare la vittima. Così, ad esempio, il 23 aprile del 2000: <strong>“Ho percorso tutto il calvario come Cristo, flagellato&#8230;</strong> Le dirò che la Croce di Cristo l’avrei portata volentieri, ma quella ordita da un gruppo di magistrati criminali agli ordini dei comunisti (che non mi perdonano le mie idee e la partecipazione alla guerra spagnola), non mi rassegno a portarla e non avranno la soddisfazione di andare a chiedergli ‘perdono’”. Come spesso succede agli uomini di potere, anche Gelli stemperava la smania con badili di biada lirica. Scriveva poesie, insomma. Tante. Brutte. Spesso pubblicate da Laterza, con titoli irritanti: <em>Riccioli d’oro nel vento, Trucioli di sogno, Lacrime d’oro, Luna a colori</em>… La “signorina” leggeva – i libri, naturalmente, autografati dal sommo G. – e andava in visibilio.</p>



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<p>Soltanto Gianluca Barbera avrebbe potuto scrivere – leggo dalla bandella – “il romanzo sulla massoneria e sull’Italia dei poteri occulti” senza degenerare nei cliché del ‘genere’. È vero: il libro si legge, ha le rapide di chi sa tenere per i capelli la fatidica ‘trama’; seguendo la vicenda di G./Gelli – si leggano le parti sulla Repubblica sociale, o quando appaiono Giulio Andreotti, Roberto Calvi e l’ammiraglio Emilio Eduardo Massera – si scorge, pur in filigrana, la storia esoterica di un Paese al massacro, il nostro. Il precedente di Barbera – <em>Il venerabile</em>, romanzo “con nomi e fatti veri”, che prometteva di svelare “cinquant’anni di misteri e segreti”, pubblicato da Gribaudo &amp; Zarotti nel 1993 – non regge il confronto, se non come mera testimonianza, utile ai fanatici del complotto, dunque del pettegolezzo. In quel libro, Pier Carpi – figura che comunque andrebbe riscoperta: teosofo, scrittore per i fumetti, regista (girò un <em>Povero Cristo</em> con Mino Reitano…) –, iscritto alla P2, racconta le sorti di Gelli magnificandolo, facendone una sorta di eroe dell’anticomunismo. Più che altro, fuori dagli estremi – del romanzo agiografico come da quello ‘giornalistico’ –, Barbera fa il letterato puro: i suoi riferimenti sono Borges, Edgar Allan Poe e <em>Il pendolo di Foucault</em>; nel romanzo cita Seneca e Dostoevskij, sa come giocare con i chiaroscuri che creano il giusto pathos (“Non è facile riconoscere gli angeli. E nemmeno i demoni. Entrambi sono irradiazioni del divino, e di solito percepiamo la loro presenza solo quando se ne sono andati, dall’odore che si sono lasciati alle spalle”). <strong>Quando Sangiorgi descrive “il capo della Loggia P2” simile “a un Buddha di porcellana a grandezza naturale”, la nostra mente si sposta sul Tamigi, a bordo della <em>Nellie</em></strong>, su cui siede Marlow ritratto dal suo creatore, il sommo Joseph Conrad, nella posa di “un Buddha predicante in abiti europei, senza il fiore di loto”. In altra direzione, con altro tono, ma con non diverso sguardo, vigile e sonnambulo insieme, anche Barbera ha cercato di sondare il cuore di tenebra di un uomo, di un’epoca.</p>



<p><strong>Intanto: cosa ci dice il tuo romanzo su Gelli che già non sappiamo dai troppi libri su Gelli?</strong></p>



<p>Il mio è innanzitutto un romanzo gotico, anche se si presenta nei panni raziocinanti del romanzo d’inchiesta. Il protagonista, G., è un individuo, ormai in fase terminale, che ha stipulato un “patto col diavolo”. Lo indico con la iniziale G. anche perché non corrisponde in tutto e per tutto a Licio Gelli. È piuttosto un suo alter ego. Si differenzia dal personaggio reale per caratura intellettuale, complessità mentale, capacità di calcare il palcoscenico della storia, leggere gli eventi in controluce. E per altri particolari non secondari. Forse si può ravvisare qualche somiglianza con il vecchio Karamazov. Insomma, mi sono spinto molto più in là.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="640" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81XPCGiASRL-640x1024.jpg" alt="" class="wp-image-94743" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81XPCGiASRL-640x1024.jpg 640w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81XPCGiASRL-188x300.jpg 188w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81XPCGiASRL-600x960.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81XPCGiASRL.jpg 675w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p><strong>E poi. Perché un romanzo? Intendo. Ti interessa il romanzo come arma ‘conoscitiva’, che permette di affrontare con più profondità un fenomeno su cui molto si è scritto, oppure ti interessa la Massoneria e la storia di G. come patina pepata per insaporire un romanzo ‘del mistero’? Insomma: sei più con Elias Canetti o con Umberto Eco?</strong></p>



<p>Non è la prima volta, come sai, che prendo un personaggio storico e lo reinvento; che maneggio il magma incandescente della realtà per modellare una storia esemplare, drammaturgicamente compiuta. E poi il saggista ha quasi solo certezze, a me interessa spalancare dubbi. Quello che faccio ogni volta è mettere in scena la <em>comédie humaine</em> da nuove prospettive e angolazioni. Indago l’uomo, non la vicenda in sé, che pure significa molto. Attraverso ciò che racconto provo a mettere ordine in quel caos che è il mondo in cerca delle ragioni più profonde, meno accessibili. Con <em>L’ultima notte di Raul Gardini </em>dello scorso anno, ho inaugurato un nuovo modo di raccontare la storia recente del nostro Paese, non lontano da certi lavori di Sciascia e da precedenti illustri quali <em>Storia della colonna infame </em>di Manzoni.</p>



<p><strong>A tuo parere: qual è il reale ruolo della Loggia P2 nella lotta armata per sopraffare lo Stato, nella puntiforme strategia del caos ordita per conquistare i luoghi chiave della Repubblica?</strong></p>



<p>Per una decina d’anni la P2 ha giocato un ruolo che ambiva a diventare totalizzante, soverchiante, un machiavellico contropotere, uno Stato nello Stato, senza però riuscirvi. Anche ammettendo che sopra Gelli vi fosse un ulteriore livello, un livello politico, nazionale o sovranazionale, come ipotizzato nel romanzo, l’azione della P2 è riuscita ad avvelenare le acque di superficie ma non a produrre quel sovvertimento dell’ordine democratico che si prefiggeva, da raggiungersi mediante il controllo delle istituzioni e dei gangli vitali della società. Ciò non toglie che la P2 sia stata implicata in fatti di sangue gravissimi, nella strategia della tensione, in clamorosi crac finanziari, in tentativi di controllo dell’informazione, della magistratura e delle alte cariche dello Stato, grazie anche alle coperture di cui ha goduto negli ambienti dello spionaggio.</p>



<p><strong>Perché la Massoneria ci affascina così tanto, proprio ora che quel tanto di esoterico pare ormai quasi tutto essoterico?</strong></p>



<p>Per molti la storia dell’uomo non è altro che la lunga trama dei complotti orditi e celati dietro le versioni ufficiali. Io sono tutto fuorché complottista. Mi trovo d’accordo con Popper: il bisogno di credere che qualunque cosa avvenga nella società – guerre, povertà, epidemie – sia il risultato di manovre occulte non è che una forma di nuovo teismo, di ripiegamento nell’irrazionale. Pasolini lo ha detto ancora più chiaramente: il complotto ci libera dal peso di avere a che fare con la verità.</p>



<p><strong>Cosa sono i ‘poteri occulti’? Non è forse vero che ogni potere cerca di occultare la sua reale forza, il proprio operato?</strong></p>



<p>Certo. Anche il patto stretto da Cesare con Crasso e Pompeo si poneva al di fuori delle istituzioni. Era un patto segreto (fino a un certo punto) per la conquista e spartizione del potere. Avveniva allora, e avviene oggi. Il potere aiuta sé stesso, mira all’autoconservazione, a ogni costo. A volte si tratta di una lotta tra poteri contrapposti. Altre volte di poteri che si sostengono a vicenda. Anche le rivoluzioni sono nuovi poteri che si sostituiscono ai vecchi. Mi pare che il collegamento tra massoneria e mafia sia sotto gli occhi di tutti. Registro inoltre la tendenza a etichettare come “massoneria” fenomeni di tipo lobbistico. Spesso difatti l’espressione “massoneria” potrebbe tranquillamente essere sostituita con termini quali “poteri forti”, “cartelli”, “consorterie”, “oligarchie”, “establishment”, “mercati finanziari”.</p>



<p><strong>Cosa ti affascina di G.? Qual è l&#8217;aspetto più inatteso che ti pare di aver messo in luce?</strong></p>



<p>Credo di avere pazientemente raccolto le sperdute tessere di un complesso puzzle e di averle ricomposte in un grande e inquietante affresco. Attraverso la parabola di Gelli racconto quasi un secolo di storia italiana, dall’epoca fascista ai giorni nostri, passando per il presunto tesoro della massoneria e la stagione dello stragismo (su tutte la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980). Leggendo il mio romanzo ritengo che il quadro cominci a farsi nitido, se non altro frastagliato. So che viene letto anche da studiosi e protagonisti di quelle vicende.</p>



<p><strong>Bene. Dimmi qualcosa sullo stato del romanzo italiano. Ti frega qualcosa? Vuoi vincere lo Strega?</strong></p>



<p>Non mi piace molto della scena letteraria odierna. L’eccesso di marketing. La facilità con cui si manipolano i lettori. Il fatto che tutti (o quasi) si lancino all’inseguimento di mode e tendenze, parole d’ordine, slogan. Il moralismo sfacciato insito in molti romanzi. E la lingua con la quale sono scritti, più vicina al fumetto, a una sceneggiatura o a un compitino scolastico piuttosto che alla migliore letteratura. Manca l’intento artistico. Le responsabilità sono anche dei lettori, che premiano i linguaggi semplificati, più vicini al loro. Ma, come dici tu, non me ne frega molto, ognuno va per la sua strada.</p>



<p><strong>E ora? Cosa scrivi?</strong></p>



<p>Uscirà tra non molto un romanzo breve che ho scritto tempo addietro, sul mestiere dello scrittore e sulle fatali conseguenze della dedizione assoluta all’arte, ai limiti del patto col diavolo, lungo il crinale della perdizione, a partire dal racconto della parabola esistenziale di Georges Simenon, più immaginario che reale. Ne parleremo più avanti, se vuoi.</p>
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		<title>“De le grandi e stupende cose del mare Oceano”. Che fine ha fatto la letteratura d’avventura?</title>
		<link>https://www.pangea.news/gianluca-barbera-magellano-rizzoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2022 04:19:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Barbera]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Magellano]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le ricorrenze, le rincorse, il dedalo dell’ossessione: questo giustifica l’opera di un autore, distingue lo scaltro ispirato dal patriota del proprio infimo patrimonio di scritti. In fondo, uno scrittore autentico scrive sempre lo stesso libro, pur timonando i registri, con spiazzante continuità. Di fatto, Gianluca Barbera ha iniziato la sua vera vita letteraria – pur [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<p><strong>Le ricorrenze, le rincorse, il dedalo dell’ossessione: questo giustifica l’opera di un autore, distingue lo scaltro ispirato dal patriota del proprio infimo patrimonio di scritti.</strong> In fondo, uno scrittore autentico scrive sempre lo stesso libro, pur timonando i registri, con spiazzante continuità. Di fatto, <strong>Gianluca Barbera</strong> ha iniziato la sua vera vita letteraria – pur scrivendo da sempre, a volte con nomi fittizi – con <em>Magellano</em>, romanzone storico, edito nel 2018. Il libro fece incetta di premi, è stato tradotto qua e là – con un certo successo in Portogallo e in Brasile –, è dominato da una scrittura possente, a tratti vetrificata nell’arcano. Un libro complesso, insomma, ambizioso, ben più vasto di quello di troppi scrittori italiani in auge, cerebrali, servi del proprio ombelico, preteschi, che usano la narrativa come pretesto biecamente sociologico per dirci come va il mondo – e chissenefrega.</p>



<p><strong>Insomma: da lì Barbera si è fatto solitario corsaro di un genere desueto, dato per morto, quello del romanzo “d’avventura”; senza timore di denunciare i propri maestri (Emilio Salgari e Robert Louis Stevenson).</strong> Così, in serie, con pazienza chirurgica e inventiva infaticabile, sono usciti <em>Marco Polo</em> (2019), <em>La leggenda di Jesse James</em> (2019), <em>Il viaggio dei viaggi</em> (2020), <em>Mediterraneo</em> (2021). <em>L’ultima notte di Raul Gardini</em> (2022, con sentore di traduzione cinematografica) è, in fondo, una variazione sul tema con virate noir; non mancano i panorami esotici, le avventatezze.</p>



<p>L’ultimo romanzo, <strong><a href="https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/magellano-e-il-tesoro-delle-molucche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Magellano e il Tesoro delle Molucche</em> (Rizzoli, 2022)</a>,</strong> riprende i temi del libro originario, riscrivendoli secondo la tradizione della letteratura “per ragazzi”. A narrare la storia – che ha la presunzione di diventare un ciclo –, con il cliché della fiaba (“Lasciate dunque che mi presenti&#8230;”), è Antonio Pigafetta, “di professione geografo e astronomo”, autore della <em>Relazione del primo viaggio intorno al mondo</em>. Spigliata, ironica (“Quasi non riuscivo a crederci: il terribile Magellano era lì, proprio davanti a me! Sulle prime mi fece un’impressione ben misera”), la vicenda accumula colpi di scena, flagelli biblici <strong>(“Una mattina, mentre eravamo sul ponte&#8230; ci trovammo circondati da insetti”), estenuanti gite oceaniche (“Davanti a noi si apriva una distesa di acqua sconfinata, un intero mondo liquido senza limiti”),</strong> isole ai confini del tempo, referti antropologici (si legga il capitolo 9,<em> Nella Terra del Verzin</em>), amori che collimano con l’illogico (quello di Pigafetta per Ippolita, a cui “il nostro mondo andava troppo stretto”). Il libro non è privo di fiammate filosofiche, secondo i modi dello scrittore (questa, per dire: “L’uomo è la più insondabile delle creature, non sono il solo a pensarlo”), sta tra <em>L’isola del tesoro</em> e la serie “Pirati dei Caraibi”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="816" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/1683_Mortier_Map_of_North_America_the_West_Indies_and_the_Atlantic_Ocean_-_Geographicus_-_Atlantique-mortier-1693-1024x816.jpg" alt="" class="wp-image-91889" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/1683_Mortier_Map_of_North_America_the_West_Indies_and_the_Atlantic_Ocean_-_Geographicus_-_Atlantique-mortier-1693-1024x816.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/1683_Mortier_Map_of_North_America_the_West_Indies_and_the_Atlantic_Ocean_-_Geographicus_-_Atlantique-mortier-1693-300x239.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/1683_Mortier_Map_of_North_America_the_West_Indies_and_the_Atlantic_Ocean_-_Geographicus_-_Atlantique-mortier-1693-768x612.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/1683_Mortier_Map_of_North_America_the_West_Indies_and_the_Atlantic_Ocean_-_Geographicus_-_Atlantique-mortier-1693-600x478.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/1683_Mortier_Map_of_North_America_the_West_Indies_and_the_Atlantic_Ocean_-_Geographicus_-_Atlantique-mortier-1693.jpg 1356w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Barbera, d’altronde, secondo gli insegnamenti del suo arguto eroe – il Pigafetta autentico, quello della <em>Relazione</em> – sa che si scrive “perché sono molti curiosi”, per una intrepida curiosità, e che non c’è altro da scrivere che “de le grandi e stupende cose del mare Oceano”. Eccolo, il genio del narrare: mirare allo stupendo, all’enorme, allo stupore dominante; l’oceano, in effetti, è la metafora della pagina bianca, oceanica.</p>



<p><strong>Detto questo, Barbera pone un problema editoriale, affascinante. Che fine ha fatto il filone della grande editoria di viaggio, spregiudicata, avventuriera? </strong>Un paio di esempi: Leonardo Da Vinci Editore, che pubblicava fuoriclasse come Fosco Maraini e Folco Quilici, e la collana “Il Timone”, diretta per conto dell’Istituto Geografico De Agostini da Enrico Emanuelli, splendido scrittore e viaggiatore, che ha divulgato, tra gli altri, Edmund Hillary e Roger Frison-Roche, Nikolaj Miklucho-Maklaj e Christopher Rand. Soprattutto, venivano pubblicati i narratori-esploratori italiani, una sequela di eroi magnetici, ora quasi misconosciuti: Giacomo Costantino Beltrami, Augusto Franzoj, Pietro Sacconi, Pietro Savorgnan di Brazzà, e su, fino a Eugenio Turri e a scrittori di oceani e di deserti come <strong>Vittorio Giovanni Rossi, appena riscoperto da Lindau (era ora),</strong> colpevolmente dimenticato per decenni da un mortorio editoriale che specula sul tedio mediobasso o su un eroismo d’accatto, con transito statunitense. Autori, in verità, questi, che appartengono al lignaggio più alto della letteratura italiana, che si fonda intorno a un viaggio reale, in luoghi inauditi – Marco Polo – e su un viaggio oltremondano, quello di Dante.</p>



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<p><strong>Gianluca Barbera porta cappelli a tesa larga, sorride spesso, ha l’andatura brusca di un Long John Silver. Abita nelle colline di Siena, dicono.</strong> Quando sono andato a trovarlo mi ha scortato in un fervore di boschi, con un fuoristrada. Guardava la via come se da un momento all’altro potesse sbucare un lupo e la sua ciurma; ti parlava con il ritmo di chi è pronto a salpare.</p>
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		<title>Vorrei vivere su un’isola&#8230; Isolario da incubo: tra i cannibali del Bounty e l’eroico Shackleton</title>
		<link>https://www.pangea.news/gianluca-barbera-isole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 05:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Barbera]]></category>
		<category><![CDATA[isole]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Melville]]></category>
		<category><![CDATA[Napoleone]]></category>
		<category><![CDATA[Stevenson]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Vorrei vivere su un’isola deserta”. Quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole? Eppure, a volte il sogno può tramutarsi in incubo. Pensate ad Alexander Selkirk, navigatore e corsaro, che nel 1704 venne abbandonato su un’isoletta sperduta del Pacifico meridionale, dove visse in solitudine per quattro anni e mezzo, inselvatichendosi e quasi dimenticando la propria lingua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Vorrei vivere su un’isola deserta”. Quante volte abbiamo sentito pronunciare queste parole? Eppure, a volte il sogno può tramutarsi in incubo.</strong> Pensate ad Alexander Selkirk, navigatore e corsaro, che nel 1704 venne abbandonato su un’isoletta sperduta del Pacifico meridionale, dove visse in solitudine per quattro anni e mezzo, inselvatichendosi e quasi dimenticando la propria lingua natia. La sua vicenda ha ispirato a Daniel Defoe la storia di Robinson Crusoe. C’è da dire però che, una volta tornato alla civiltà, Selkirk, ormai abbrutito dall’alcol, morì rimpiangendo la sua piccola isola. <strong>O pensate alla sorte toccata agli ammutinati del Bounty che, costretti a vivere confinati su un remoto lembo di terra nel Pacifico meridionale, l’isola di Pitcairn, finiranno per impazzire uccidendosi l’un l’altro</strong> (alcuni loro discendenti pare vivano ancora laggiù). O a Sant’Elena, sperduta nell’Atlantico, dove Napoleone, esiliato dopo la sconfitta a Waterloo, immalinconì. Garibaldi invece si ritirò di propria volontà a Caprera, nell’arcipelago della Maddalena, dove impiantò un’azienda agricola. Ancora oggi la sua casa è un museo che richiama visitatori ogni anno.</p>
<p><strong>Alcuni subiscono il fascino delle isole, altri invece ne sono respinti. L’attrazione-repulsione per le isole è qualcosa di documentato. “Le isole ispirano i sentimenti più contrastanti, offrendo l’occasione per ritrovare sé stessi… oppure per perdere il senno”</strong> ha osservato lo storico americano Thurston Clarke. Per molti l’isola è non solo un luogo geografico ma soprattutto una dimensione dell’anima. Il giovane medico e scrittore scozzese Gavin Francis, originario della penisola del Fife, “dove l’estuario del fiume Forth si distende nella vastità del Mare del Nord”, ci parla di questa strana attrazione per le isole, che qualcuno ha definito<em> insulomania</em>, nel suo ultimo libro <a href="https://www.amazon.it/Isole-Cartografia-sogno-Gavin-Francis/dp/8859268192" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Isole. Cartografia di un sogno</em></strong><em> </em>(EDT),</a> ricordando come fin da bambino trascorresse ore in biblioteca davanti a un immenso atlante, facendo scorrere le dita su arcipelaghi lontani e irraggiungibili, come se stesse leggendo in braille, e sognando un giorno di visitarne qualcuno. Diventato adulto, la sua passione per le isole si è fatta sempre più insistente: “Avevo il desiderio di mettermi tutto alle spalle. Ero in cerca di isole lontane, innamorato dell’idea che su un lembo di terra circondato dal mare gli obblighi e le seccature della vita sarebbero scomparsi e su di me sarebbe calata un’insolita chiarezza mentale”. Ma la faccenda si è rivelata decisamente più complessa.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-89950 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/03/map-moluccas-bachian-schley-1750-187x300.jpg" alt="" width="308" height="497" /></p>
<p>Sulle isole, lontane e vicine, si possono fare i più strani incontri: “Qualche mese dopo il viaggio alle Shetland” ricorda Francis, “mentre attraversavo in autostop l’isola di Lewis, alle Ebridi, ho incontrato una diciannovenne francese che aveva ricevuto un finanziamento pubblico per girare la Scozia in cerca di fate. Quello stesso giorno ho conosciuto un funzionario di banca newyorkese con i capelli a spazzola che si era licenziato per girare in bicicletta le Ebridi per tre mesi, tirandosi dietro un rimorchio con la tavola da surf. Aveva già disdetto il volo di ritorno. <em>Prima di farlo non credevo che fosse possibile sentirsi tanto liberi</em>, mi ha confidato. Questi eccentrici incontri mi hanno confermato che non ero l’unico a subire il fascino delle isole, una specie di <em>isolo-filia</em>. Sembra che ci sia un legame tra un certo tipo di isole scarsamente popolate, lontane dai centri urbani, e i sogni. O forse il fatto è che le isole di questo genere hanno la capacità di attirare i sognatori”.</p>
<p>Oggigiorno però si può vivere su un’isola remota e tuttavia continuare a rimanere connessi con il resto del mondo, grazie a Internet e agli smartphone.</p>
<p><strong>Ovviamente, non tutte le isole sono uguali. Ci sono isole piccole, piccolissime, a volte semplici scogli affioranti dal mare, e isole enormi, come il Giappone.</strong> La più grande al mondo è però la Groenlandia (oltre due milioni di km quadrati ricoperti dalle nevi e dal ghiaccio). La più piccola, situata ad Alexandria Bay, nello Stato di New York, si chiama Just Room Enough Island: sulla sua superficie c’è posto solo per una casetta di legno e un albero. Quella situata alla maggior altitudine si trova all’interno del Lago Orba Co, a ben 5.209 metri, nel Tibet. Le isole più a nord sono le norvegesi Svalbard, da cui partì l’avventura di Nobile e del dirigibile Italia, tramutatasi in disastro. Tra quelle più a sud, le isole di Deverall e di Ross (in Antartide), perennemente circondate dai ghiacci. E poi ci sono arcipelaghi immensi, fatti di migliaia di isole e atolli, come le Filippine (ben 7.641). E naturalmente città insulari, come Venezia. Ci sono isole-simbolo come le Galápagos, visitate da Darwin nel settembre 1835 e all’origine della teoria dell’evoluzione della specie, tuttora incontaminate. <strong>O isole leggendarie come le Molucche, nel Mar di Banda, meta agognata da Magellano e dai suoi, ignari che per raggiungerla avrebbero finito per compiere la prima circumnavigazione del globo. O come l’Isola di Pasqua, coi suoi imperscrutabili <em>moai</em>. </strong>E poi ci sono le isole create dalla letteratura, come la Mompracem di Salgari o l’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson.</p>
<p><figure id="attachment_89951" aria-describedby="caption-attachment-89951" style="width: 559px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class=" wp-image-89951" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/03/img-20220121-wa0003-300x225.jpg" alt="" width="559" height="419" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/img-20220121-wa0003-300x225.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/img-20220121-wa0003-1024x768.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/img-20220121-wa0003-768x576.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/img-20220121-wa0003.jpg 1200w" sizes="(max-width: 559px) 100vw, 559px" /><figcaption id="caption-attachment-89951" class="wp-caption-text">Gianluca Barbera maneggia il suo ultimo libro: &#8220;L&#8217;ultima notte di Raul Gardini&#8221;, Chiarelettere, 2022</figcaption></figure></p>
<p>La prima volta che Stevenson giunse a Muckle Flugga, piccolo isolotto roccioso dell’arcipelago delle Shetland (Scozia), rimase a lungo a contemplare l’imponente faro, fatto costruire sul crinale più alto proprio dalla sua famiglia nella metà del XIX secolo. Pare che una delle mappe dell’<em>Isola del Tesoro</em> si ispirerebbe al profilo costiero di Unst, la più settentrionale delle isole dell’arcipelago scozzese. L’amore di Stevenson per le isole sarebbe sbocciato proprio alle Shetland e da quel momento non lo avrebbe più lasciato, al punto che egli finì per trascorrere i suoi ultimi anni a Upolu, nelle Samoa, intrattenendo i locali con le sue storie e dedicandosi al giardinaggio. Durante la sua celebre circumnavigazione del globo compiuta fra il 1895 e il 1898, il navigatore americano Joshua Slocum approdò alle Samoa non molto tempo dopo la morte di Stevenson, e fu la sua vedova a condurlo in giro per l’isola. <strong>Nel 1914 l’esploratore polare Ernest Shackleton, messosi per mare allo scopo di attraversare l’Antartide, dopo l’affondamento dell’Endurance, spappolata dai ghiacci del Mare di Weddell, fu costretto ad affrontare pericoli inimmaginabili prima di approdare all’isola Elefante, trovando la salvezza per sé e per i suoi uomini.</strong> Melville, invece, pare non avesse la stessa passione per la vita isolana: si trattenne infatti nelle isole Marchesi solo quattro settimane, giusto il tempo per condurre le ricerche necessarie a scrivere<em> Taipi</em>, il suo primo romanzo (1846).</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-89952 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/03/MPE34-isle-of-man-vintage-wall-map-300x240.jpg" alt="" width="565" height="452" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/MPE34-isle-of-man-vintage-wall-map-300x240.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/MPE34-isle-of-man-vintage-wall-map-768x614.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/MPE34-isle-of-man-vintage-wall-map.jpg 1000w" sizes="(max-width: 565px) 100vw, 565px" /></p>
<p>Ci sono state isole presenti sulle mappe per secoli e vagheggiate dagli esploratori, poi rivelatesi inesistenti; e altre del tutto reali, in seguito sprofondate negli abissi a causa di cataclismi (la mitica Atlantide, o la ben più concreta Rakata, isola polinesiana polverizzatasi a seguito di una delle più violente eruzioni della storia: quelle del vulcano Krakatoa nel 1883). E come dimenticare Creta, cuore della civiltà minoica e culla di quella occidentale; o Capri, dove l’imperatore Tiberio trascorse gli ultimi anni del suo regno facendovi costruire dodici ville e abbandonandosi ai vizi.</p>
<p><strong>In Sardegna ci sarebbe ancora un’isola con il suo re: Tavolara, piccolo lembo di terra e sabbia di appena sei km quadrati posto di fronte a Porto San Paolo, a sud di Olbia.</strong> Pare che nel 1836 il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, approdato sull’isola, avesse dato il consenso a riconoscerne l’indipendenza e la sovranità alla famiglia che vi abitava (ma ovviamente non vi è nulla o quasi di documentato).</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-89953 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/03/canary-island-africa-tenerife-clara-old-map-bellin-1750-300x225.jpg" alt="" width="585" height="439" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/canary-island-africa-tenerife-clara-old-map-bellin-1750-300x225.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/canary-island-africa-tenerife-clara-old-map-bellin-1750-1024x768.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/canary-island-africa-tenerife-clara-old-map-bellin-1750-768x576.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/03/canary-island-africa-tenerife-clara-old-map-bellin-1750.jpg 1200w" sizes="(max-width: 585px) 100vw, 585px" /></p>
<p>Comunque la si voglia mettere, il mondo è pieno di persone che, per chissà quale ragione, dormono più serenamente se circondati dal mare. A tutte quelle persone, dunque, non resta che trovare l’isola che faccia per loro e trasferirsi armi e bagagli (magari dopo aver consultato<a href="https://www.ediciclo.it/libri/dettaglio/isolario-italiano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> <strong>l’<em>Isolario italiano </em>di Fabio Fiori, Ediciclo</strong>).</a> Se non per sempre, anche solo per una breve vacanza. Buona isola a tutti.</p>
<p><strong><em>Gianluca Barbera</em></strong></p>
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		<title>Tangentopoli, il processo Enimont e la misteriosa morte di Raul Gardini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Feb 2022 05:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Di Pietro]]></category>
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		<category><![CDATA[Mani pulite]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“I morti sono i migliori colpevoli. Non possono difendersi” ha scritto il grande romanziere americano Raymond Chandler. Questo dovrebbe tenerci svegli, poiché, per quanto ci sforziamo, la verità – se esiste – continuerà a sfuggirci. E non parlo solo di quella giudiziaria. Ricorre in questi giorni il trentennale di Mani pulite. Sono anniversari di cui [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“I morti sono i migliori colpevoli. Non possono difendersi” ha scritto il grande romanziere americano Raymond Chandler.</strong> Questo dovrebbe tenerci svegli, poiché, per quanto ci sforziamo, la verità – se esiste – continuerà a sfuggirci. E non parlo solo di quella giudiziaria.</p>
<p><strong>Ricorre in questi giorni il trentennale di Mani pulite. Sono anniversari di cui faremmo volentieri a meno, ma se non altro servono a mantenerci vigili, </strong>anche se quella stagione di inchieste della magistratura non ha certo posto fine alla corruzione, che nel frattempo ha cambiato pelle, assumendo forme pulviscolari. Come molti ricorderanno tutto ha inizio il 17 febbraio del 1992 con l’arresto di Mario Chiesa, esponente del partito socialista milanese e presidente del Pio Albergo Trivulzio, che davanti all’irruzione dei carabinieri si barrica in bagno cercando di far sparire il maltolto (alcune decine di milioni di lire in banconote) nel water, tirando lo sciacquone. C’è perfino del comico in questo inizio.</p>
<p><strong>A denunciarlo è stato l’imprenditore Luca Magni, a capo di una impresa di pulizie, stanco di pagare tangenti per poter lavorare. D’accordo coi carabinieri si presenta da Chiesa con un microfono nascosto.</strong> Il terremoto giudiziario che segue a quelle prime manette, tra rivelazioni, interrogatori, confessioni e denunce, porta a decine di arresti eccellenti, facendo affiorare il sistema di corruzione dilagante nel nostro Paese e spazzando via un’intera classe politica: è la fine ingloriosa della cosiddetta Prima Repubblica, che s’inabissa aprendo la via a nuove configurazioni politiche e perfino a un nuovo linguaggio. Molti anche i nomi illustri del mondo imprenditoriale finiti nel mirino di Antonio Di Pietro e degli altri magistrati del pool Mani pulite, da Cesare Romiti, amministratore delegato di Fiat e braccio destro di Gianni Agnelli, a Carlo De Benedetti, all’epoca presidente di Olivetti. E non c’è dubbio che, nell’ambito di quell’inchiesta, il processo Enimont sia stato uno dei filoni principali, quello più <em>attenzionato</em> dai media (anche perché trasmesso in diretta Tv).</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-89516 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/02/61hLdfg1r5L-196x300.jpg" alt="" width="431" height="660" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/61hLdfg1r5L-196x300.jpg 196w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/61hLdfg1r5L-668x1024.jpg 668w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/61hLdfg1r5L-768x1178.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/61hLdfg1r5L-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/61hLdfg1r5L.jpg 1000w" sizes="(max-width: 431px) 100vw, 431px" /></p>
<p><strong>In quell’aula giudiziaria sfilano i volti di Craxi (spavaldo) e Forlani (attonito, con un grumo di bava sulle labbra). Un processo incentrato su una presunta maxitangente da centocinquanta miliardi di lire (ma non solo) che sarebbe stata pagata ai partiti da alcuni dirigenti del gruppo Ferruzzi o da Raul Gardini stesso, che però all’epoca non era più ai vertici del gruppo.</strong> Una vicenda giudiziaria conclusasi con qualche assoluzione e parecchie condanne, mitigate però da una provvidenziale legge (il decreto Biondi) sfornata calda calda. Sono in molti però a ritenere che le cose sarebbero andate diversamente se Raul Gardini avesse potuto testimoniare. Ma l’imprenditore ravennate è uscito di scena troppo presto. Per mano sua o di altri? <a href="https://www.pangea.news/raul-gardini-intervista-gianluca-barbera/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>È quel che ho cercato di capire scrivendo <em>L’ultima notte di Raul Gardini</em>, edito da Chiarelettere, da poco in libreria.</strong></a></p>
<p>Riavvolgiamo il nastro. La mattina del 23 luglio 1993 Gardini, a capo di un impero finanziario e industriale secondo, nel nostro Paese, solo a quello degli Agnelli e con ramificazioni dall’America alla Russia, è atteso in procura per essere interrogato (e forse arrestato) dal pm Di Pietro, ma non varcherà mai i cancelli del Palazzo di Giustizia. Pochi minuti prima delle 9:00 il suo corpo verrà ritrovato priva di vita nel suo letto, zuppo di sangue, a Palazzo Belgioioso, nel cuore della Milano degli affari. In mano una pistola, accanto un giornale sulla cui prima pagina si legge a caratteri cubitali: “Tangenti, Garofano accusa Gardini!”. Forse quella notizia è stato il colpo di grazia. Garofano lavorava per lui. E ora gli scarica addosso tutte le responsabilità.</p>
<p><strong>Ricorda Di Pietro: “Per me la sua morte è stata un colpo molto duro, quasi un <em>coitus interruptus</em>. Il suo interrogatorio avrebbe rappresentato una svolta per l’inchiesta e per la storia d’Italia. </strong>Avrebbe fatto i nomi dei beneficiari della tangente Enimont da centocinquanta miliardi. Se l’avessi fatto arrestare subito, quella stessa notte, sarebbe ancora qui con noi. È stato questo il mio errore. Quella doveva essere una giornata decisiva per Mani Pulite, purtroppo non è mai cominciata”.</p>
<p><figure id="attachment_89517" aria-describedby="caption-attachment-89517" style="width: 584px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-89517" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/02/1641708919-ilgiornale2-20220109071458809-tecnavia-photo-300x225.jpg" alt="" width="584" height="438" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/1641708919-ilgiornale2-20220109071458809-tecnavia-photo-300x225.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/1641708919-ilgiornale2-20220109071458809-tecnavia-photo-1024x768.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/1641708919-ilgiornale2-20220109071458809-tecnavia-photo-768x576.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/1641708919-ilgiornale2-20220109071458809-tecnavia-photo.jpg 1200w" sizes="(max-width: 584px) 100vw, 584px" /><figcaption id="caption-attachment-89517" class="wp-caption-text">Raul Gardini muore il 23 luglio 1993; l&#8217;anno prima il suo &#8220;Moro di Venezia&#8221; vince la Louis Vuitton Cup</figcaption></figure></p>
<p><strong>Non tutti però credono all’ipotesi del suicidio, avallata dalla magistratura. Certo, in quei giorni Gardini era un uomo angosciato, braccato: impossibile per uno come lui immaginarsi in una cella, con tutto ciò che ne consegue. Il suicidio di Gabriele Cagliari, presidente dell’Eni e suo rivale in affari, nel carcere di San Vittore tre giorni prima lo aveva sconvolto al punto da fargli dire: “È morto da eroe!”.</strong> Di certo la morte di Gardini ha fatto comodo a molti. E diverse cose non tornano in quella morte. A cominciare dalla pistola, che ha cambiato di posto più volte. Poi i colpi in testa: sono stati due o uno? La versione ufficiale dice uno, ma su questo non c’è accordo. E come mai sulle mani di Gardini non sono state riscontrare tracce di polvere da sparo? Un errore tecnico, diranno i giudici. Sono solo alcuni degli interrogativi senza risposta. Senza contare che quella mattina Gardini, poco prima di morire, aveva chiesto al domestico di stiragli i calzoni per uscire: dopo l’incontro in procura, Di Pietro permettendo, era sua intenzione presenziare al funerale di Cagliari. Non è quello che farebbe uno che ha intenzione di togliersi la vita di lì a qualche minuto.</p>
<p><strong>È possibile che abbia ricevuto una telefonata da sconvolgerlo al punto da decidersi per quel passo? Dai tabulati non risulta.</strong> E che dire del bigliettino di addio ai familiari ritrovato sul comodino? La prima perizia calligrafica stabilì che era stato scritto un anno prima e poi infilato in un libro di avventure trovato sullo scrittoio (nemmeno sul comodino). Ma una seconda perizia, facendo risalire la datazione di quel bigliettino ai minuti precedenti la sua morte, ha fornito la prova decisiva ai giudici. Quale delle due perizie è da ritenersi più attendibile? Tra coloro che propendono per l’omicidio, si sono fatte strada diverse teorie. Si è ipotizzata la mano della mafia, per via dei rapporti controversi di una delle società del gruppo, la Calcestruzzi Spa, con gli ambienti della malavita organizzata: anni dopo, le parole di un pentito, nell’ambito delle indagini sull’uccisione di Falcone e Borsellino, hanno indotto la procura di Caltanissetta a rioccuparsi del caso. Senza esito.</p>
<p><strong>Gardini non piaceva ai politici e i politici non piacevano a lui. Con loro non ci “avrebbe mangiato insieme nemmeno un piatto di spaghetti” (sono sempre parole di Di Pietro). Li considerava delle sanguisughe, dei “vitelli che non si vogliono svezzare”.</strong> Durante il braccio di ferro tra Montedison (Gardini) e Eni (Cagliari) per il controllo di Enimont, ebbe la sfacciataggine di dire: “La chimica sono io”. Craxi se la legò al dito. E non solo lui: non dimentichiamo che all’epoca Eni era la cassaforte dei partiti politici, da cui attingere a piacere e dove piazzare i loro uomini. L’idea che Gardini potesse metterci le mani sopra era intollerabile.</p>
<p><strong>Ma chi era Raul Gardini? Il Contadino, lo chiamavano, perché la sua era una famiglia di proprietari terrieri. Il Corsaro, per le sue scorribande borsistiche. Il Faraone, per il suo carisma e il suo immenso potere.</strong> E chi non ricorda le sue avventure in mare, la vela, il vento nei capelli, la Fastnet Race, l’America’s Cup? Gardini era brillante, affascinante ma anche un solitario. Un esteta, un visionario, uno disposto a tutto pur di realizzare i suoi sogni, incluso quello di trasformare l’economia mondiale in un nuovo modello di bio-economia basato su combustibili derivati dai residuati agricoli (da qui l’idea di dare vita a Enimont, nata dalla partnership tra Eni e Montedison). C’è una frase che lo ritrae alla perfezione rendendocelo anche un po’ antipatico: “Per me l’opinione degli altri non conta nulla”. Un monumento alla presunzione, certo. Ma anche un modo per mettere in chiaro un concetto: io rispondo, io mi assumo ogni responsabilità, io decido. E non si può dire che non si sia assunto le sue responsabilità fino in fondo, pagando con la vita. Credo che non conosceremo mai la verità. Una cosa è certa: quella morte ha cambiato il corso del processo Enimont e in un certo senso anche quello della storia.</p>
<p><strong><em>Gianluca Barbera</em></strong></p>
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		<title>“Per realizzare i suoi sogni era disposto a tutto”. Il romanzo di Raul Gardini</title>
		<link>https://www.pangea.news/raul-gardini-intervista-gianluca-barbera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2022 05:22:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Chiarelettere]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Barbera]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Raul Gardini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pangea.news/?p=89045</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Raul Gardini mi disse, diversi anni fa, Girolamo Melis, instancabile, anomalo pensatore. Aveva lavorato con lui; tra l’altro, gli aveva portato Henri Matchavariani, artista georgiano cresciuto in Francia, raffinatissimo, per rifare il logo della Montedison. Più che il resto – ero, come ora, ingenuo, annuvolato, più cretino che candido – ricordavo le imprese, leggendarie, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/raul-gardini-intervista-gianluca-barbera/">“Per realizzare i suoi sogni era disposto a tutto”. Il romanzo di Raul Gardini</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Raul Gardini mi disse, diversi anni fa, Girolamo Melis, instancabile, anomalo pensatore. Aveva lavorato con lui; tra l’altro, gli aveva portato Henri Matchavariani, artista georgiano cresciuto in Francia, raffinatissimo, per rifare il logo della Montedison. Più che il resto – ero, come ora, ingenuo, annuvolato, più cretino che candido – ricordavo le imprese, leggendarie, del “Moro di Venezia”, la barca di Gardini, timonata da Paul Cayard, che nel ’92 aveva vinto la Louis Vuitton Cup. L’anno dopo Gardini muore, in circostanze non del tutto chiare, quasi da copione; “Era un genio”, mi diceva Girolamo, “un esteta, un visionario&#8230; è diventato il fulcro di tutte le ire e le vendette, in quella porcilaia italiana che culmina con Mani Pulite”. Mi piaceva l’idea dell’imprenditore bello &amp; audace, di Ravenna, antica, decentrata, desueta capitale dell’impero romano d’Occidente, ostile ai maneggi politici, che il fine settimana mollava l’alta finanza per darsi al mare. Di Gardini molti, in modo diverso, hanno scritto; qualcuno – Matteo Cavezzali, nel 2018, con <em>Icarus</em> – ha tentato il romanzo, in modo un po’ improvvido. <a href="https://fondazioneraulgardini.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>La Fondazione Raul Gardini, nata nel 2013, presieduta da Ivan Gardini,</strong> </a>con un comitato scientifico che annovera, tra gli altri, Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, Francesco Profumo e Riccardo Muti, permette di consultare diversi documenti, tra cui la lettera pubblicata dal “Sole 24 Ore” il 23 giugno del ’93 in cui Gardini ricostruisce la vicenda Enimont e la sua storia dentro il gruppo Ferruzzi. Sarebbe morto un mese dopo. Il 14 febbraio del 1990, presso l’Accademia dei Lincei, Gardini fa un discorso, “Il coraggio di credere in una nuova epoca di sviluppo”, che traccia la via dell’Europa – “Molte cose sono facili oggi, secondo me, perché siamo riusciti tutti insieme&#8230; a rendere inutili, come utensili e come simbolo, la falce e il martello” – e insiste su una tara tutta italiana: “In questo paese si dubita: si dubita di se stessi, si dubita dei documenti, si dubita degli impegni, si dubita di tutto”.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-89046 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/01/61hLdfg1r5L-196x300.jpg" alt="" width="349" height="534" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/61hLdfg1r5L-196x300.jpg 196w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/61hLdfg1r5L-668x1024.jpg 668w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/61hLdfg1r5L-768x1178.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/61hLdfg1r5L-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/61hLdfg1r5L.jpg 1000w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" /></p>
<p>Raul Gardini, come i grandi personaggi, resta un grande enigma, un punto di contraddizione. Credo che soltanto uno come <strong>Gianluca Barbera</strong>, attento all’estro epico – ha romanzato le vite di <em>Magellano</em> e di <em>Marco Polo</em>, ha scritto la biografia di Gheddafi e di Anna Frank – e alla perizia narrativa – <em>Il viaggio dei viaggi</em> – scaltro nelle dinamiche editoriali – ha fondato Barbera Edizioni e Melville – con una identità filosofica – nel 2018 raccoglie una serie di interviste che mappano <em>Il pensiero filosofico in Italia oggi</em> – avrebbe potuto scrivere l’autentico romanzo sulla vita di Raul Gardini. D’altronde, Barbera è famelico, di tutto, sa essere generoso fino all’estremismo, alcuni lo pensano insopportabile. Di lui si può dire che abbia una tenacia leonina: in solitaria – o quasi – tende a tenere sotto scacco il grigio sistema culturale odierno. In ogni caso, <a href="https://www.chiarelettere.it/libro/lultima-notte-di-raul-gardini-gianluca-barbera-9788832964905.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>L’ultima notte di Raul Gardini</em></strong> </a>è un libro che rapina, che ha i toni del giallo, tiene il lettore sotto minaccia, distilla centinaia di documenti in una folata di dialoghi efficaci, spesso violenti. Lui accenna a Leonardo Sciascia, l’epigrafe evidente è tratta da <em>Il lungo addio</em> di Raymond Chandler, quella esoterica ricalca un anatema ebraico; nel romanzo si cita, a lungo – anche per le fatalità ravennati –, Jorge Luis Borges. Alcuni passi sono potenti: il giovane Raul che nel 1940, nelle “campagne intorno a Ravenna”, con il padre, Ivan, proprietario terriero, accoppa una beccaccia con una fionda; o quando, capitato nel Mato Grosso, tra i Tupi, usi a mangiare carne umana, rievoca la vicenda di Michael Rockefeller, rampollo dell’aurea dinastia, morto in Nuova Guinea, “ucciso e poi divorato” dagli Asmat; o quando, a Galla Placidia, “intento a contemplare i mosaici del mausoleo”, Gardini, ragazzo, è “colto dalla visione della sua morte per annegamento”. Naturalmente, ci sono gli intrighi finanziari, strategie e sotterfugi, la ricchezza e il delirio, l’ascesa e l’eclissi, il crisma di una autentica “storia italiana”, il carisma di un uomo solo, isolato, incontentabile. Il libro è stato opzionato per farne un film, dalla Mompracem: i lavori sono già iniziati. Così, contatto il furibondo Barbera, barbaro alle moine letterarie, un solitario, pure lui.</p>
<p><strong><em>Il romanzo attacca, in epigrafe, con una maledizione: perché?, cosa significa?</em></strong></p>
<p>È la voce del destino, che segna i protagonisti e dà direzione e colore alla storia, un’atmosfera; c’è poi il rimando a Ca’ Dario, il palazzo quattrocentesco sul Canal Grande, a Venezia, appartenuto a Raul Gardini e che tuttora gode di una fama sinistra. Gardini lo acquistò anche per quello: un gesto di sfida, in tono col suo carattere. Non era un imprenditore come gli altri. Veniva da Ravenna, da una famiglia di possidenti terrieri. Aveva studiato agraria. Dopo aver sposato Idina, figlia di Serafino Ferruzzi, aveva preso il comando del gruppo alla morte del suocero, schiantatosi in uno strano incidente aereo. Era un solitario, un individualista. Appassionato di vela: appena poteva prendeva la via del mare. Non sedeva al tavolo, se non era lui a condurre il gioco. Aveva un rapporto difficile con la politica. Nel cosiddetto salotto buono dell’imprenditoria italiana era considerato un <em>parvenu</em>. Per realizzare i suoi sogni era disposto a tutto. Sappiamo com’è finita.</p>
<p><figure id="attachment_89047" aria-describedby="caption-attachment-89047" style="width: 572px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class=" wp-image-89047" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/01/mia-foto-in-biblioteca-300x225.jpg" alt="" width="572" height="429" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/mia-foto-in-biblioteca-300x225.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/mia-foto-in-biblioteca-1024x768.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/mia-foto-in-biblioteca-768x576.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/mia-foto-in-biblioteca-1536x1152.jpg 1536w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/01/mia-foto-in-biblioteca.jpg 1600w" sizes="(max-width: 572px) 100vw, 572px" /><figcaption id="caption-attachment-89047" class="wp-caption-text">Gianluca Barbera ha pubblicato, tra l&#8217;altro: Magellano (2018), Marco Polo (2019), Il viaggio dei viaggi (2020)</figcaption></figure></p>
<p><strong><em>Il sottotitolo del romanzo – “Il giallo di Tangentopoli” &#8211; mi sembra pretestuoso: è il romanzo, piuttosto, di un uomo, del suo spiazzante successo, di un precipizio. Cosa ha rappresentato Gardini per l’Italia, di cosa è emblema la sua vicenda?</em></strong></p>
<p>Non c’è niente di pretestuoso in questo romanzo, a parte forse l’occasione che mi ha spinto a scriverlo (un momento di lucidissima vitalità); mi pare che tutto sia al posto giusto, come mai prima d’ora. Un’imponente e sudata cattedrale narrativa, a dire il vero: molto più di un giallo, una storia famigliare che affronta uno snodo cruciale del nostro Paese. Non solo Gardini, ma anche la dinastia Ferruzzi, seconda solo agli Agnelli nel momento del suo massimo splendore. Luci e ombre. Vetta e precipizio. Parto dalla morte di Gardini (omicidio o suicidio?), per poi allargare la prospettiva, poiché come metto in bocca a un personaggio “la verità viene sempre da lontano e riguarda tutti”. Nel finale m’inoltro in una possibile ricostruzione dei fatti, che naturalmente qui non svelo. Credo che non conosceremo mai la verità. Una cosa è certa: quella morte ha deviato il corso del processo Enimont e in un certo senso anche quello della storia. È stato lo stesso Antonio Di Pietro a riconoscerlo: “Per me la sua morte è stata un colpo molto duro, quasi un <em>coitus interruptus</em>. Il suo interrogatorio avrebbe rappresentato una svolta per l’inchiesta e per la storia d’Italia. Avrebbe fatto i nomi dei beneficiari della tangente Enimont da centocinquanta miliardi. Se l’avessi fatto arrestare subito, quella stessa notte, sarebbe ancora qui con noi. È stato questo il mio errore. Quella doveva essere una giornata decisiva per Mani Pulite, purtroppo non è mai cominciata”. Insomma, Gardini ha rappresentato un’anomalia, era un uomo senza limiti: dapprima genio visionario e carismatico, ammirato e temuto, poi “anello debole” dell’imprenditoria italiana, come l’ha definito a un certo punto il gotha industriale e finanziario di allora, scaricandolo.</p>
<p><strong><em>Hai raccontato Magellano e Marco Polo; hai narrato le grandi avventure della storia. Ora, Raul Gardini. Perché? Ti piacciono i personaggi mitici, anomali, inafferrati; pensi che il romanzo sia un modo per stanare nel labirinto del passato una qualche ‘verità’? </em></strong></p>
<p>C’è una frase di Gardini che lo fotografa alla perfezione. “Per me l’opinione degli altri non conta nulla”. Pare fatta apposta per rendercelo antipatico. Ma io, oltre all’innegabile presunzione, ci vedo un invito ad assumerci le nostre responsabilità. Noi decidiamo, noi rispondiamo. E allora dobbiamo usare la nostra testa, fidarci di noi stessi. O non ce lo perdoneremo. A patto ovviamente di non trascendere sconfinando nel solipsismo. Ma per tornare alla tua domanda: io racconto storie e personaggi per cui provo attrazione, a volte un’attrazione fatale; invecchiando, divento sempre più istintivo e meno razionale: non ho deposto il culto per l’intelletto, diciamo che ho imparato a diffidarne nella misura in cui l’ho scoperto fallace. L’espressione “mitici, anomali, inafferrati” che hai usato non è sbagliata anche se rappresenta ovviamente un modo riduttivo di descrivere ciò che vedo nei personaggi che racconto; però ci va vicino. Fondamentalmente direi che mi occupo di questo genere di storie perché credo mi vengano bene: uno deve fare quello che sa fare meglio; più passano gli anni, più mi sento legato ai fatti e meno alle deduzioni.</p>
<p><strong><em>Prolungo la domanda di prima. In fondo, cosa può dirci un romanzo su Gardini di più di una biografia, dei documenti storici, delle carte, tantissime, di cui disponiamo per ricostruirne la vicenda ‘reale’ di Gardini? Hai studiato uno stratagemma per far sì che il tuo libro sia tradotto in film, è tutto lì?</em></strong></p>
<p>Ovviamente c’è tutto un universo di ragioni che mi hanno spinto a occuparmi di questa storia nella forma che le ho dato. Innanzitutto non ho il temperamento del saggista. E poi i saggi invecchiano presto. Leggo prevalentemente saggi ma scrivo di preferenza romanzi; perché l’arte narrativa ha questo potere: prende una storia appiattita sulla cronaca, sull’attualità, o anche non adeguatamente trattata dalla storiografia recente, e gli soffia dentro la vita, quella vita che solo l’arte sa conferire, per i lettori che verranno, non solo per quelli di oggi. Il contratto cinematografico è venuto da sé, perché questa è a tutti gli effetti una “grande storia”, una tragedia shakespeariana (passami l’espressione); il produttore l’ha letta in pochi giorni e ha contattato la mia agente: abbiamo chiuso subito, è stato tutto molto naturale e beneaugurante.</p>
<p><strong><em>Mi interessa capire qualcosa sulla forma che hai scelto per questo romanzo, diversa dai precedenti. Ci sono flashback, interrogatori, parecchi dialoghi, un grammo di Borges, un po’ di hard boiled. Come sei arrivato a questa formula narrativa e perché?</em></strong></p>
<p>Ogni storia necessita della sua voce, ovvio, e quella che ho usato mi è parsa la più adatta, la più naturale, la più sincera. A dire il vero non guardo mai a nessun modello. Mi affido a ciò che sento. Negli anni ho affinato le mie corde: sento, ma potrei dire <em>vedo</em>, le parole e le immagini che evoco davanti agli occhi, mentre scrivo, come se potessi toccarle. Potrei citarti come riferimenti Leonardo Sciascia o Truman Capote. O anche qualche autore italiano recente. Ma in realtà è un discorso che faccio a posteriori, perché il mondo, anche quello della critica, ha bisogno di etichette. La verità è che per la forma che do ai miei romanzi mi affido all’istinto, alle mie antenne: il ragionamento viene dopo, in veste di supervisore.</p>
<p><strong><em>Insomma, chi è stato Gardini, perché si è ucciso?</em></strong></p>
<p>Se si è ucciso, lo ha fatto perché sarebbe stato impossibile per lui immaginarsi in una cella, con tutto ciò che comporta: il suicidio di Gabriele Cagliari, ex presidente dell’Eni e suo rivale in affari (ma da lui stimato), nel carcere di San Vittore tre giorni prima lo aveva sconvolto. Di certo la sua morte ha fatto comodo a molti, ha evitato la galera a diverse persone. La mattina del ritrovamento del suo cadavere era atteso in procura da Di Pietro: molti avevano paura di ciò che avrebbe potuto dire.</p>
<p><strong><em>A differenza di altri imprenditori, Gardini non piace ai politici, né a lui piace la politica. È questo a metterlo, per così dire, ‘fuori gioco’? Insomma, chi vorresti, speculando all’impazzata, come Presidente della Repubblica?</em></strong></p>
<p>Come ebbe a dire Di Pietro, coi politici Gardini non ci “avrebbe mangiato insieme nemmeno un piatto di pasta”. Li considerava delle sanguisughe, dei “vitelli che non si vogliono svezzare”. Durante il braccio di ferro tra Montedison (Gardini) e Eni (Cagliari) per il controllo di Enimont, ebbe la sfacciataggine di dire: “La chimica sono io”. Craxi se la legò al dito. E non solo lui: non dimentichiamo che Eni all’epoca era la cassaforte dei partiti politici, da cui attingere a man bassa e dove piazzare i loro uomini. L’idea che Gardini potesse metterci le mani sopra era intollerabile. Quanto all’imminente elezione del Presidente della Repubblica, vedrei bene la riconferma di Mattarella.</p>
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		<title>“Nessuno lo vide sbarcare nella notte unanime&#8230;”. Trova l’autore (e vinci un libro)</title>
		<link>https://www.pangea.news/gioco-estate-barbera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Aug 2021 06:52:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Barbera]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’estate è fatta anche per giocare. È un gioco quello che vi propongo. Un piccolo esperimento. Anzi, due. Piccoli ma significativi, non da ultimo sul piano letterario. Il primo: leggete attentamente il brano qui sotto e poi ditemi se riconoscete l’autore. “Nessuno lo vide sbarcare nella notte, nessuno vide la canoa di bambù immergersi nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’estate è fatta anche per giocare. È un gioco quello che vi propongo. Un piccolo esperimento. Anzi, due. Piccoli ma significativi, non da ultimo sul piano letterario.</p>
<p>Il primo: leggete attentamente il brano qui sotto e poi ditemi se riconoscete l’autore.</p>
<p>“Nessuno lo vide sbarcare nella notte, nessuno vide la canoa di bambù immergersi nel fango, ma pochi giorni dopo nessuno ignorava che l’uomo veniva dal sud e che la sua patria era uno di quegli infiniti villaggi che si trovano a monte del fiume, sul versante della montagna dove la lingua zend non è contaminata dal greco e dove è rara la lebbra”.</p>
<p>No, eh?</p>
<p>Proviamo così, aggiungendo l’inezia – si fa per dire – di quattro aggettivi (che inserirò in maiuscolo) nei punti giusti.</p>
<p>“Nessuno lo vide sbarcare nella notte UNANIME, nessuno vide la canoa di bambù immergersi nel fango SACRO, ma pochi giorni dopo nessuno ignorava che l’uomo TACITURNO veniva dal sud e che la sua patria era uno di quegli infiniti villaggi che si trovano a monte del fiume, sul versante VIOLENTO della montagna, dove la lingua zend non è contaminata dal greco e dove è rara la lebbra”.</p>
<p><strong>Ora forse sì che lo riconoscete. Possibile che bastino quattro piccoli aggettivi (più una virgola) per connotare così inequivocabilmente un autore?</strong> È possibile, come vedete.</p>
<p>Veniamo al secondo quesito, un po’ più difficile.</p>
<p>“Quel pazzo era riuscito a contagiarmi con il suo entusiasmo. Era capace di convincere chiunque del fatto che avrebbe avuto successo. Bisognava vederlo chiuso in quel capannone, morto di caldo, con un grembiale di finta pelle, a fumare senza sosta e parlare da solo. Lavorava a certe soluzioni di gomma benzoica, aumentando l’autoclave a centoventi gradi, manovrava quelle apparecchiature tutte allo stesso tempo e quel posto sembrava la sala macchine di un bastimento a vapore. Non pensava ad altro. Se l’impresa avesse preso a marciare diceva che mi avrebbe pagato un viaggio in Spagna, e ho finito per volergli bene come a un figlio. Un giorno gli era scoppiato un tubo dell’ossigeno, per poco non finiva bruciato vivo. Ricordo che era comparso nella cucina di casa mia, la faccia annerita, le sopracciglia bruciacchiate, abbattuto e avvilito. Lo avevano già mandato via da due o tre posti, per quelle esplosioni. ‘Non si preoccupi’ gli ho detto. ‘Vada avanti, non si arrenda anche a costo di bruciare tutta la casa’. Allora lui si era messo a piangere e mi aveva abbracciato, grato per la mia fiducia. Si era abituato a venire qui e a salutarmi prima di andarsene, e mi parlava di tutto quello che avrebbe fatto con i soldi che sperava di guadagnare. Aveva un sacco di idee. L’ultima volta che l’ho visto mi ha detto: ‘Mi manca solo un dettaglio’. Un dettaglio, vi rendete conto? Sarebbe morto con questa convinzione. Ora, se quell’invenzione fosse azzeccata, nessuno può più dirlo. Si è portato il segreto nella tomba, aveva creato tutto da solo. ‘Mi manca solo un dettaglio’ diceva, e chissà qual era”.</p>
<p>Lo vedete, che personalità spiccata e fanciullesca? Come non lasciarsene affascinare? Si tratta di un famoso scrittore-inventore, non aggiungo altro. Di chi stiamo parlando?</p>
<p>Al primo che indovina spedirò in regalo una copia del mio nuovo romanzo <em>Mediterraneo</em> e una copia di uno tra i miei precedenti a scelta. Buttatevi!</p>
<p><strong><em>Gianluca Barbera</em></strong></p>
<p><em>*Vince chi risponde per primo sulla pagina Facebook di Pangea o alla mail info@pangea.news</em></p>
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		<title>Nel nome dell&#8217;azione: &#8220;Mediterraneo&#8221; di Barbera non dà pace alla scienza</title>
		<link>https://www.pangea.news/gianluca-barbera-mediterraneo-elisabbetta-cipriani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jul 2021 06:59:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Cipriani]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Barbera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mediterraneo di Gianluca Barbera è un romanzo a tesi, lo si palesa subito. &#8220;Ma alla fine sarà la scienza a dirci se c&#8217;è un Dio e come questo Dio sia fatto, non la religione&#8221;. È un romanzo che ha il ritmo incalzante dei contes philosophiques dei Voltaire, dei Diderot, e lo stesso bisogno didascalico di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/gianluca-barbera-mediterraneo-elisabbetta-cipriani/">Nel nome dell&#8217;azione: &#8220;Mediterraneo&#8221; di Barbera non dà pace alla scienza</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.solferinolibri.it/libri/mediterraneo/"><em>Mediterraneo</em> </a>di <a href="https://www.pangea.news/gianluca-barbera-gerusalemme/">Gianluca Barbera</a> è un romanzo a tesi, lo si palesa subito. &#8220;Ma alla fine sarà la scienza a dirci se c&#8217;è un Dio e come questo Dio sia fatto, non la religione&#8221;. È un romanzo che ha il ritmo incalzante dei <em>contes philosophiques</em> dei Voltaire, dei Diderot, e lo stesso bisogno didascalico di ammaestrare il lettore, anche se rispetto al romanzo illuminista classico l&#8217;autore è meno schematicamente certo di cosa sia l&#8217;errore e molto più aperto al mistero, a possibilità imprevedibili e impreviste.</p>
<p><strong>È una storia che intrattiene e interroga, spalancando prospettive affascinanti, benché vi plani sopra appena, sfiorandole senza affondare. Ma veniamo al punto. Il figlio del professor Belisario è scomparso e il padre si mette sulle sue tracce, in un viaggio che dall&#8217;Italia lo condurrà a Creta e poi in Medio Oriente.</strong> Alcuni audio ricostruiscono per frammenti uno scenario inquietante: l&#8217;esistenza di una setta gnostica, la scoperta di un oggetto esoterico (in realtà il prodotto della scienza più evoluta e visionaria) di cui il ragazzo è in possesso e che consente di annullare l&#8217;illusione dello spazio-tempo, di rendere presenti eventi mitici o storici, figure quali Teseo, il Minotauro, Socrate, Gesù, Ipazia, Maometto, Einstein.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-86880 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/07/Cattura-3-350x551-1-191x300.jpg" alt="" width="287" height="453" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/07/Cattura-3-350x551-1-191x300.jpg 191w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/07/Cattura-3-350x551-1.jpg 350w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /></p>
<p><strong> Per recuperare questa macchina temporale quantistica, la setta non si esime da violenze in un crescendo di colpi di scena, di storie nella storia che squarciano l&#8217;intreccio creando intrecci paralleli e commistioni di piani con indubbia abilità narrativa</strong>. Se l&#8217;opera ha un merito, oltre alla capacità di sedurre il lettore, è quello di presentare al grande pubblico, sotto il velo della forma romanzesca, il quadro vertiginoso di alcune prospettive dischiuse dalla fisica contemporanea. <a href="https://www.pangea.news/carlo-rovelli-helgoland-heisenberg/">Rovelli</a> lo fa da anni a livello saggistico, ma l&#8217;idea di un romanzo che mescidasse fiction, filosofia, scienza e religioni pur senza smettere d&#8217;essere un romanzo, senza perdere un colpo nella cadenza della narrazione, è senz&#8217;altro un&#8217;ottima idea, sviluppata con originalità.</p>
<p><strong>Quello che il grande pubblico forse ignora, e che questo libro può contribuire a diffondere, è l&#8217;idea di una scienza ormai compiutamente antimaterialistica, che contempla la possibilità di altre dimensioni oltre a quella che normalmente percepiamo come realtà.</strong> Questa è una grande notizia per chi ha sempre scommesso sulla trascendenza, ovvero su ciò che oltrepassa il percepibile. Mai come ora scienza e fede possono essere alleate. Tuttavia, il rischio che la visione di Barbera palesa è quello di una strana <em>hybris</em>, una strana tracotanza neoscientista che pretenderebbe l&#8217;immanente capace di comprendere, di racchiudere letteralmente il trascendente. Come se, una volta spiegata cos&#8217;è l&#8217;energia oscura che dell&#8217;universo è gran parte, o spiegato qualsiasi altro enigma della natura, si fosse spiegato Dio. Come se Dio fosse immanenza – il che è un assurdo nella prospettiva teologica.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-86881 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/07/61CW5HWbSrL-211x300.jpg" alt="" width="292" height="415" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/07/61CW5HWbSrL-211x300.jpg 211w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/07/61CW5HWbSrL-719x1024.jpg 719w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/07/61CW5HWbSrL-768x1094.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/07/61CW5HWbSrL.jpg 1000w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></p>
<p>Probabilmente si tratta molto più di un rischio insito in certa divulgazione scientifica che non nella scienza vera e propria: di certo non è mai stata l&#8217;attitudine dei Planck o degli Heisenberg, senz&#8217;altro non di un Lemaitre (peccato, tra l&#8217;altro, che chiamando in causa più volte il Big Bang non vi sia mai un omaggio a chi per primo lo ha concepito). <strong>Barbera tra l&#8217;altro sembra dar corso qui a un vecchio pregiudizio, quello secondo il quale solo il paganesimo, il <em>Deus sive natura</em>, sarebbe l&#8217;humus culturale più adeguato al fiorire della scienza, quando semmai è vero che proprio una natura desacralizzata – quale nella visione monoteista in cui Dio è trascendenza – si presta ad essere sviscerata razionalmente.</strong></p>
<p>In ogni caso, nella sua ottica cade la distinzione galileiana tra il &#8220;come&#8221; che attiene alla scienza e il &#8220;perché&#8221; che attiene alla fede e, con modalità diverse, alla filosofia: quella distinzione che pure Galileo aveva posto ad argine della <em>hybris</em> clericale come di ogni ulteriore <em>hybris</em>. Ma se anche l&#8217;istante iniziale del Big Bang si fosse replicato milioni di volte in milioni di universi paralleli, l&#8217;urgenza della domanda sul &#8216;perché l&#8217;essere e non piuttosto il nulla&#8217; rimarrebbe immutata e inevasa. <strong>E se anche tutto ciò che ci circonda fosse proiezione della coscienza, illusione, &#8216;sueño&#8217; barocco o postmoderno, resterebbe il mistero di questa coscienza che sogna pensa soffre e dice &#8216;io&#8217;, che si è accesa dall&#8217;inorganico e dal buio, che poteva non esserci ma c&#8217;è, la cui domanda di senso non può essere elusa.</strong></p>
<p>Resta poi il paradosso: se tutto fosse proiezione della coscienza, percezione illusoria e suo prodotto, anche la scienza lo sarebbe, ed ecco cadute le sue pretese di disvelamento di una qualche verità universale. Ecco sgonfiata ogni <em>hybris</em>, ogni pretesa onnicomprensiva (ciò che di fatto la scienza autentica respinge, così conscia della sua fallibilità). Q<strong>uesta l&#8217;impressione di fondo che emerge dalla lettura dell&#8217;opera, che pure in alcune pagine sembra contraddetta: sono le pagine – per chi scrive senz&#8217;altro le più belle – in cui l&#8217;autore non serra la porta al mistero che fa tutte le cose, anzi pare scoprire che quel mistero può essere indagato ma mai esaurito</strong>. È la linfa vitale del romanzo, la parte più intrigante, quella in cui le citazioni sono davvero sferze all&#8217;intelletto e il fatto religioso, pur alterato, non è liquidato; in essa si sente vibrare una reale inquietudine esistenziale. <strong>Nei migliori romanzi di Barbera, i grandi romanzi d&#8217;avventura su <a href="https://www.pangea.news/gianluca-barbera-e-lachab-della-letteratura-il-suo-magellano-terrorizza-le-balenottere-editoriali/">Magellano</a> e Marco Polo, i personaggi sono così assorbiti nell&#8217;intrico della trama da non aver tempo per l&#8217;introspezione: sono figure tutte risolte nell&#8217;azione, che sfuggono alla dittatura delle emozioni senza scadere nella macchietta degli automi-che-fanno-cose</strong>.</p>
<p>Anche in <em>Mediterraneo</em> si ricrea questo felice equilibrio: soprattutto i grandi personaggi storici qui delineati riescono a profondere un eccentrico spessore (Gesù, in particolare, talvolta ricorda il Jeshua Ha-Nozri del <em>Maestro e Margherita</em>, collocato com&#8217;è in uno scenario ucronico non meno grottesco di quello di Bulgakov). Nel complesso un romanzo insolito, stimolante, che convince meno quando si fa assiomatico ma che coinvolge nelle intense rivisitazioni del mito e della storia, nella restituzione vertiginosa di un tempo reversibile, di un cosmo che si espande e cresce nell&#8217;enigma quanto più è analizzato.</p>
<p><strong><em>Elisabetta Cipriani</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/gianluca-barbera-mediterraneo-elisabbetta-cipriani/">Nel nome dell&#8217;azione: &#8220;Mediterraneo&#8221; di Barbera non dà pace alla scienza</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Orazio Labbate, il Lovecraft dei giorni nostri, in libreria con un nuovo romanzo, &#8220;Spirdu&#8221;</title>
		<link>https://www.pangea.news/orazio-labbate-intervista-gianluca-barbera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 08:43:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Barbera]]></category>
		<category><![CDATA[Orazio Labbate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orazio Labbate è in libreria da pochi giorni con il suo nuovo romanzo,&#160;Spirdu, edito da Italo Svevo. Un romanzo autenticamente gotico che ho avuto il privilegio di leggere in anteprima e che consiglio per almeno tre ragioni: la bellezza della lingua con cui è scritto (un misto di siciliano arcaico e italiano letterario), l&#8217;atmosfera gotica [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/orazio-labbate-intervista-gianluca-barbera/">Orazio Labbate, il Lovecraft dei giorni nostri, in libreria con un nuovo romanzo, &#8220;Spirdu&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Orazio Labbate è in libreria da pochi giorni con il suo nuovo romanzo,&nbsp;</em><a href="https://www.italosvevo.it/libri/spirdu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spirdu</a><em>, edito da Italo Svevo. Un romanzo autenticamente gotico che ho avuto il privilegio di leggere in anteprima e che consiglio per almeno tre ragioni: la bellezza della lingua con cui è scritto (un misto di siciliano arcaico e italiano letterario), l&#8217;atmosfera gotica che lo permea, il fascino dei personaggi. E anche la storia procede spedita e ben costruita. Insomma, non manca nulla. E non c&#8217;è nulla di troppo. Di Labbate avevo letto anche i precedenti romanzi, che troverete citati nell&#8217;intervista, perciò non aggiungo altro, se non questo: Labbate è un autore che seguo fin dal suo esordio e per il quale nutro una grande ammirazione. Giovane e colto, serio, studioso, profondo, appassionato, intelligente e pronto rimettere tutto in discussione, proprio come piace a me. È una di quelle persone &#8211; ci siamo conosciuti a Taranto in occasione di un Festival letterario &#8211; che mi vanno subito a genio, cosa rara. Ma quando accade, c&#8217;è qualcosa di prodigioso. E voglio capire. Gli ho chiesto un&#8217;intervista, ha accettato. (<strong>Gianluca Barbera</strong>)</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="654" height="1024" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/05/ISI_Labbate_OKMC1-654x1024.jpg" alt="" class="wp-image-85797" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/ISI_Labbate_OKMC1-654x1024.jpg 654w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/ISI_Labbate_OKMC1-192x300.jpg 192w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/ISI_Labbate_OKMC1-768x1202.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/ISI_Labbate_OKMC1-981x1536.jpg 981w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/ISI_Labbate_OKMC1-1308x2048.jpg 1308w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/ISI_Labbate_OKMC1.jpg 1418w" sizes="(max-width: 654px) 100vw, 654px" /></figure>



<p><em><strong>Orazio, sei considerato l&#8217;iniziatore del &#8220;gotico siciliano&#8221;: puoi parlarcene?&nbsp;</strong></em></p>



<p>La definizione critica avvenne nel 2014 alla nascita del mio primo romanzo <em>Lo Scuru&nbsp;</em>e così via per le altre opere nel tempo. Il &#8220;gotico siciliano&#8221; è, dunque, definitivamente, un perturbante e atipico miscuglio tra l’orrore folclorico insito nei miei territori e una tendenza personale a ravvicinarli e a stravolgerli verso quel <em>Southern gothic&nbsp;</em>americano. Ecco con <em>Spirdu&nbsp;</em>l’ultimo tassello: l’horror filosofico e realistico che non nega l’intrusione della dimensione empirica e fantasmatica.</p>



<p><em><strong>Quali modelli, se ne hai?</strong></em></p>



<p>Cito alcuni dei miei scrittori/filosofi che ho eletto a fondamentali: Cioran, Vollmann, <a href="http://www.pangea.news/thomas-bernhard-poesie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bernhard</a>, Consolo, Bufalino, Faulkner, Sgalambro, Burroughs, McCarthy, Blatty, D’Arrigo, <a href="http://www.pangea.news/latinoamerica-julia-kornerberg-bolano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bolaño</a>.&nbsp;</p>



<p><em><strong>È&nbsp;esatto dire che Butera è la tua Providence? Qualche influenza da Lovecraft?</strong></em></p>



<p>Sì, certamente.&nbsp;Traggo da Lovecraft l’adorazione verso l’abisso e le oscurità cosmiche.</p>



<p><em><strong>E come nasce l&#8217;impasto linguistico fatto di siciliano e italiano che usi nei tuoi romanzi?</strong></em></p>



<p>Nasce da una metodica, istintiva, intima, spirituale e insieme musicale riunione tra italiano e dialetto buterese, quello della mia zona. I toni devono essere il più possibile gutturali, chiusi e che abbiano un’insita (intranea) forza immaginifica oscura.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Con </em>Lo scuru<em>, </em>Suttaterra <em>e </em>Spirdu<em>, una trilogia, hai dato vita a un mondo tutto tuo, con personaggi, luoghi, miti fondativi, cosmogonie, visioni escatologiche: raccontaci qualcosa di questo mondo.</em></strong></p>



<p>È un mondo che prova a rifondare, stravolgere o dissacrare tutti gli elementi precostituiti della letteratura siciliana contemporanea. Dalla sua mitologia religiosa ai suoi stilemi e luoghi comuni. Volevo, con coscienza, metodo e visionarietà, trasformare la mia Sicilia del sud. Eleggerla a luogo a sé, capace di dialogare col continente, con l&#8217;oltreoceano.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Quale l&#8217;idea da cui scaturisce </em>Spirdu<em>?</em></strong></p>



<p>Dall’orrore e dalla bellezza della possessione, dall’amore incompiuto, dal mio rispetto teologico verso il rito esorcistico e dalla solitudine rispettosa degli uomini davanti ai fantasmi e alla morte. Davanti a quei fenomeni tutti, dove la scienza non può nulla seppur abbia una risposta consapevole per ogni possibile frammento di vita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="746" height="1024" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/05/scuru_cover_HR_piccola-746x1024.jpg" alt="" class="wp-image-85798" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/scuru_cover_HR_piccola-746x1024.jpg 746w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/scuru_cover_HR_piccola-219x300.jpg 219w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/scuru_cover_HR_piccola-768x1054.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/05/scuru_cover_HR_piccola.jpg 1118w" sizes="(max-width: 746px) 100vw, 746px" /></figure>



<p><em><strong>Per i tuoi personaggi scegli nomi quasi parlanti, come li trovi?</strong></em></p>



<p>Li trovo grazie alla mia ossessione underground verso i film e i telefilm americani.</p>



<p><em><strong>Sei credente? In che modo sei affascinato dal sacro, dalla religione? Quale il confine tra sacro, mistico, esoterico?</strong></em></p>



<p>Sono cresciuto nel cattolicesimo e sono affascinato dalla sua simbologia e dalla sua mitologia. Rispetto il credo. È tuttavia, esso, arcaicamente imbevuto di sacrilego. Ciò non è un male.&nbsp;Il paganesimo è fondamentale per capire le nostre piene origini teologico-religiose, nonché la realtà del male secondo i credi rispettivi e secondo l’essenza primitiva di esso.</p>



<p><strong><em>Che tipo di scrittore sei? Come vivi nel quotidiano?</em></strong></p>



<p>Sono uno scrittore metodico e che non ama perdere tempo. Vivo la scrittura come qualcosa di molto serio, professionale. Questa serietà la applico giorno dopo giorno, dal mattino alla sera tarda, dandomi una precisa organizzazione tra lettura, scrittura, lavoro recensorio, di editing e di consulenza.</p>



<p><em><strong>E con la morte? ti fa paura? quale il senso della vita? e quello della morte?</strong></em></p>



<p>Non mi fa paura la morte. Credo sia qualcosa di giusto e da cercare di studiare.&nbsp; Da capire il più possibile proprio in vita prima che si mostri nella sua interezza nel tempo.&nbsp;</p>



<p><em><strong>In che rapporto stanno fiction Tv e letteratura? come si vince la concorrenza delle fiction Tv?</strong></em></p>



<p>Credo che film e telefilm viaggino su parametri narrativi differenti. Attualmente le serie Tv stanno però dimostrando una qualità complessiva travolgente.&nbsp;</p>



<p><em><strong>Le tue tre fiction preferite?</strong></em></p>



<p>&#8220;True Detective&#8221;, &#8220;The Leftovers&#8221; e &#8220;I Soprano&#8221;.</p>
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		<title>“Mi piace chi lotta. E l’Odissea l’ha scritta (anche) una donna”. Marilù Oliva dialoga con Gianluca Barbera</title>
		<link>https://www.pangea.news/marilu-oliva-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Dec 2020 11:19:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Barbera]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Marilù Oliva]]></category>
		<category><![CDATA[Odissea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Marilù Oliva è una scrittrice intelligente e raffinata. Al suo attivo romanzi e storie originalissimi, per tema e stile. ¡Tú la pagarás! (Elliot 2011), Fuego (Elliot 2011), Mala Suerte (2012), Le spose sepolte (HarperCollins, 2018) e Musica sull’abisso (HarperCollins, 2019). Il suo ultimo, L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre, uscito per Solferino [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/marilu-oliva-intervista/">“Mi piace chi lotta. E l’Odissea l’ha scritta (anche) una donna”. Marilù Oliva dialoga con Gianluca Barbera</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="http://www.mariluoliva.net/index.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Marilù Oliva è una scrittrice intelligente e raffinata. </a>Al suo attivo romanzi e storie originalissimi, per tema e stile. <em>¡Tú la pagarás!</em> (Elliot 2011),<em> Fuego</em> (Elliot 2011), <em>Mala Suerte</em> (2012), <em>Le spose sepolte</em> (HarperCollins, 2018) e <em>Musica sull’abisso</em> (HarperCollins, 2019). <strong><a href="http://www.solferinolibri.it/libri/lodissea/?refresh_ce-cp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il suo ultimo, <em>L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre</em>, uscito per Solferino nel febbraio scorso, ha sbancato.</a></strong> Successo di pubblico e di critica. E Marilù, con questo suo nome così vezzoso, si è librata in cielo come una figura di Chagall. A gennaio uscirà il suo nuovo atteso romanzo, <em>Biancaneve nel Novecento</em>. Una saga famigliare tra presente e passato, nei luoghi oscuri del nazismo, tra efferatezze e lager nazisti; un romanzo sorretto da una precisa idea sulla storia: chiunque può essere protagonista, dipende solo da noi. In questa intervista ci regala qualche anticipazione, insieme a tante altre idee succose.</p>



<p><strong><em>L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre</em></strong><strong> è uscito nel febbraio scorso, in un periodo molto complicato, a ridosso del lockdown, eppure ha riscosso un grande successo. Secondo te quali sono le ragioni?</strong></p>



<p>Studio da anni l’andamento dei libri e sono giunta a una conclusione: alcune variabili sono imprevedibili e purtroppo non esiste una ricetta. Nel mio caso, credo che abbiano concorso in particolare alcuni elementi: innanzitutto il fatto di aver ri-narrato una storia universale, capace di creare agganci in ogni tipo di lettore, talvolta anche con un po’ di nostalgia: mi riferisco ai destinatari dai trent’anni in su, mentre i giovanissimi sono più attratti dall’aspetto magico-avventuroso. Inoltre l’Odissea è ricca e multiforme perché contiene diversi generi – viaggio, storico, rosa, avventura, horror, fantasy, etc – che convergono verso le questioni che da sempre ci fanno palpitare: la conoscenza, l’esplorazione, l’amore, la conquista dell’oggetto del desiderio (Itaca) e l’affermazione dei propri diritti.</p>



<p><strong>In cosa differisce una Odissea raccontata da uomini da una Odissea raccontata da donne? Potremmo dire che la tua è l’Odissea che avrebbe raccontato Omero se fosse stato una donna?</strong></p>



<p>Oggi gli studiosi si dividono in due parti: chi sostiene la teoria unitaria e chi quella separatista. Secondo i primi, fu un unico autore a mettere per iscritto i poemi (prima tramandati per secoli oralmente) e lo fece in due momenti lontani della sua vita: ciò spiegherebbe le grandi discrasie tra Iliade e Odissea. Io abbraccio la teoria dei separatisti e penso invece che siano state più mani a redigere i poemi – probabilmente nel VI sec a.C., nell’età di Pisistrato ad Atene – e sono abbastanza convinta che tra questi scrittori ci fosse anche una donna, che magari ha agito nell’ombra o come suggeritrice: ciò giustificherebbe la presenza rivoluzionaria dell’altra metà del cielo in un poema come l’Odissea, dove le donne – diversamente dalle loro coeve dell’età del bronzo – dominano i loro spazi, comandano, giocano d’astuzia beffando gli uomini. Una situazione assolutamente inedita. Il mio è stato soprattutto un lavoro da scalpellino, ho cercato di far emergere le figure femminili incastrate nel marmo di una narrazione che aveva dato loro un ruolo importante ma le aveva lasciate ancora troppo silenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="667" height="1024" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/12/91hT7gIV-8L-667x1024.jpg" alt="" class="wp-image-81945" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/91hT7gIV-8L-667x1024.jpg 667w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/91hT7gIV-8L-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/91hT7gIV-8L-768x1180.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/91hT7gIV-8L-1000x1536.jpg 1000w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/91hT7gIV-8L-1333x2048.jpg 1333w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/91hT7gIV-8L-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/91hT7gIV-8L.jpg 1653w" sizes="(max-width: 667px) 100vw, 667px" /></figure>



<p><strong>A che punto siamo con l’emancipazione femminile</strong>?</p>



<p>Grandi passi sono stati fatti nel Novecento, ma c’è ancora molto da lavorare, soprattutto per quanto riguarda la svalutazione della donna, del suo ruolo, del suo lavoro e la reificazione del suo corpo.</p>



<p><strong>Esistono una letteratura maschile e una femminile o esiste solo <em>la </em>letteratura?</strong></p>



<p>Esistono autori dotati di una scrittura così profonda che travalica l’essenza maschile o femminile – e cito, ad esempio, Agota Kristof: se il lettore non conoscesse l’autrice, non sarebbe in grado di decifrare tra le pagine l’impronta di un uomo o di una donna. Poi ci sono scrittrici che in qualche modo trasudano il loro sentire, e qui prendo un esempio dalla poesia. In Alda Merini o Mariangela Gualtieri vi è una cura per il dettaglio, un’inclinazione all’analisi complessa dei comportamenti, una naturalezza nell’indagine dei moti oscuri dell’animo da cui trapela un’intensità profonda che potrebbe sembrare femminile. Ma anche Michele Mari sa registrare simili perturbazioni interiori, quindi questo non significa che si debba procedere con la seguente generalizzazione: voce femminile=introspezione e sentimento, voce maschile=azione. Tali eguaglianze sono una deriva molto dannosa per la letteratura, che è una, senza generi.</p>



<p><strong>Hai dei modelli di riferimento nella vita e nella letteratura?</strong></p>



<p>Nella vita mi piacciono le persone che hanno degli ideali e che lottano per essi, come Che Guevara o Antonio Gramsci o Nelson Mandela o, per dirti il nome di alcune scienziate, Margherita Hack e Rita Levi Montalcini. Le persone corrette, che costruiscono delle possibilità, che hanno lo sguardo rivolto verso l’altro, che vedono i confini come qualcosa da superare e non come delle gabbie. I riferimenti letterari sono tanti, la mia lista qui non è esaustiva, ma intanto potrei citarti Gabriel García Márquez, Roberto Bolaño, Elsa Morante, Maria Bellonci, Italo Calvino, Valerio Evangelisti, Emmanuel Carrère, Marguerite Duras. Ho anche un debole per gli scritti di Frida Khalo, ma mi fermo qui se no la risposta proseguirebbe per molte pagine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="768" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/12/FotodiClaudiaSpaziani.jpg" alt="" class="wp-image-81946" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/FotodiClaudiaSpaziani.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/FotodiClaudiaSpaziani-300x300.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/FotodiClaudiaSpaziani-150x150.jpg 150w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/FotodiClaudiaSpaziani-333x333.jpg 333w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption>Marilù Oliva in un ritratto fotografico di Claudia Spaziani</figcaption></figure>



<p><strong>Quanto pesa la storia nella vita degli individui, e viceversa? Per esempio per Tolstoj è la storia a manovrarci, anche quando riteniamo di esserne noi gli artefici… Qual è la tua idea al riguardo?</strong></p>



<p>Ne parlerò diffusamente nel mio prossimo romanzo, <em>Biancaneve nel Novecento</em>, dove il messaggio silente di fondo è che la grande Storia, quella con la S maiuscola, ci appartiene, nel senso che, se noi lo vogliamo, col nostro agire, con una piccola goccia nell’oceano ne possiamo fare parte. Non dobbiamo rassegnarci e pensare che la storia sia appannaggio solo dei potenti. Dal nostro comportamento dipendono comunque diversi svolgimenti: da come ci informiamo e votiamo, dallo stile di vita che seguiamo (consumistico o green, ad esempio), dalle persone che scegliamo, da ciò che decidiamo di realizzare col nostro tempo.</p>



<p><strong>Conta più l’individuo o la collettività? Il bene comune è in cima a tutto, ma che cos’è il bene comune: semplicemente quello della maggioranza (che tra l’altro è fluida)?</strong></p>



<p>Non sono una sociologa, ma posso dirti che per me contano entrambi, così come le rispettive esasperazioni risultano dannose. L’individualismo dei giorni nostri, ad esempio, è un fenomeno molto nocivo che potrebbe andare – coniugato all’iperbole della collettività – nella direzione ipotizzata da Zygmunt Bauman nel saggio scritto con&nbsp;David Lyon, <em>Sesto potere. La sorveglianza della modernità liquida</em>. Qui si immagina un modello di società futuro in cui le forme di controllo&nbsp;assumono le fattezze dell’intrattenimento&nbsp;e del consumo, in cui viene azzerata la&nbsp;libertà di azione e di scelta e la ribellione è spenta perché le vittime, ovvero noi, il popolo, diventano sorveglianti di se stesse&nbsp;e collaborano al proprio controllo. Piegate all’individualismo e al miraggio di se stesse, assorte nell’autopromozione, si lasciano sedurre dalle prigioni (talvolta invisibili) proposte dalle classi dominanti, che vincono, anche perché non esistono più luoghi – come la scuola – in grado di formare liberamente individui pensanti. Non vorrei essere troppo pessimista, ma in piccola parte stiamo andando in questa direzione anche se, per fortuna, questa deriva è combattuta da molte teste pensanti che remano in senso opposto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="674" height="1024" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/12/abisso-674x1024.jpg" alt="" class="wp-image-81947" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/abisso-674x1024.jpg 674w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/abisso-198x300.jpg 198w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/abisso-768x1166.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/abisso-1012x1536.jpg 1012w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/abisso-1349x2048.jpg 1349w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/abisso-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/12/abisso-scaled.jpg 1686w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" /></figure>



<p><strong>Il miglior libro che hai letto quest’anno? Diciamo i tre migliori…</strong></p>



<p>Solo tre titoli faccio davvero fatica. Ho letti diversi libri molto belli (tra cui il tuo <em>Il viaggio dei viaggi</em>) e una parte di quelli che mi hanno colpito l’ho recensita o su Huffington Post o sulla Gazzetta di Parma o su MicroMega. O anche sulla mia bacheca Facebook, dove promuovo quasi ogni giorno i libri che hanno lasciato il segno.</p>



<p><strong>Secondo te si è letto di più o di meno in questi mesi di pandemia?</strong></p>



<p>Le statistiche dicono che sono stati venduti meno libri e questo è un dato certo. Così come l’<em>Indagine Cepell-AIE &nbsp;ha </em>purtroppo<em> dimostrato che durante i</em> mesi del lockdown&nbsp;abbiamo letto meno libri per dedicarci ad altre attività, dalle&nbsp;videoconferenze ai social network, alla cucina. Ma io credo che, in realtà, ci siano state altre forme di lettura: quelle sui social, ad esempio. Abbiamo passato (e in parte stiamo ancora passando) un periodo molto critico, dove ciascuno ha il diritto di reagire a modo suo e cercare sollievo in ciò che lo conforta.</p>



<p><strong>E tu hai letto di più o di meno?</strong></p>



<p>Io leggo sempre tanto, almeno due libri alla settimana. Altrimenti mi spengo.</p>



<p><strong>Leggere fa sempre bene o può anche nuocere? Se per esempio uno legge il <em>Mein Kampf</em>, può imparare ma anche lasciarsi traviare, o non è così?</strong></p>



<p>In realtà non è la lettura di <em>Mein Kampf</em> che nuoce: la lettura di quel libro trova un ricettacolo deviato qualora venisse accolta da una mente già di parte; il problema quindi non è il libro, ma le convinzioni pregresse. Qualsiasi persona equilibrata, affrontando un libro del genere, si indignerebbe. Leggere fa bene, sia intrattenimento puro (e quindi distrae, solleva dai problemi quotidiani, anche se si tratta di un benessere più immediato), sia letture più guerriere, ovvero libri non rassicuranti, che scuotono nel profondo ma ci inducono a riflessioni che magari all’inizio comportano una dose di dolore ma, alla lunga, ci rendono più consapevoli, più completi, più aperti nelle vedute, più leggeri rispetto alla pesantezza dei nostri demoni, quindi più ricettivi alla felicità.</p>



<p><strong>Ti piace viaggiare? Qual è il posto più bello nel quale sei stata. E quale il primo in cui andrai appena tutto questo finirà? Il tuo viaggio di sogni?</strong></p>



<p>Mi piace molto viaggiare, ma non ho viaggiato quanto avrei voluto. Posso dirti il posto non più bello (belli mi sono sembrati tutti, adoro il momento in cui si viene a contatto con lo sconosciuto e l’esotico), ma quello al quale in assoluto mi sono sentita di appartenere di più: nella Cuba (ancora castrista) dove le strade risuonavano della<em> clave </em>e dei<em> bongò</em> e dove vivevo non nei resort, ma per strada, “a lo cubano” alla maniera cubana e dove, da appassionata di salsa e cultura caraibica, mi sentivo in perfetta sintonia.</p>



<p><strong>Se un’insegnante. Come sta andando con la didattica a distanza? Hai dei timori per i ragazzi, per il loro presente e per il loro futuro?</strong></p>



<p>Preferisco mille volte la didattica in presenza. Certo che ho timore, sia per loro che per i miei figli. Stiamo attraversando un’epoca molto incerta dal punto di vista delle prospettive di lavoro e di benessere e non mi riferisco solo al Covid, ma ad alcuni diritti basilari che mi sembra stiamo perdendo di vista. Però confido in loro e in noi, nel potere propositivo di chi vorrebbe un mondo migliore.</p>



<p><strong>Torniamo a te e al tuo mestiere di scrittrice. Cosa bolle in pentola? A cosa stai lavorando? Quando uscirà il tuo prossimo libro e di che parlerà?</strong></p>



<p>Uscirà il 21 gennaio per Solferino, è una saga familiare che attraversa il Novecento e che vede alternate due voci femminili: dapprima quella di una bambina infelice negli anni Ottanta che si rifugia nel mondo delle fiabe, poi quella più antica di una ragazza che verrà internata nel bordello di Buchenwald. Purtroppo i nazisti idearono questa orrenda soluzione come ricompensa ai prigionieri ritenuti più produttivi. La prima è sfiorata, l’altra lacerata dalla Storia, quella epocale. E attorno ai precipizi di ciascuna si stagliano le rispettive vicende: le speranze, i desideri, le ribellioni, gli amori, gli errori e perfino qualche effimero raggio di felicità.</p>



<p><em>*In copertina: Cleopatra secondo Lawrence Alma-Tadema</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/marilu-oliva-intervista/">“Mi piace chi lotta. E l’Odissea l’ha scritta (anche) una donna”. Marilù Oliva dialoga con Gianluca Barbera</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Caro Davide, sono stato tra le rovine di Xanadu e ho visto il tesoro del Prete Gianni: l’impronta del piede di Gesù, la testa di Adamo, la verga con cui Mosè ha spalancato il Mar Rosso…”</title>
		<link>https://www.pangea.news/barbera-cartolina-dal-mondo/</link>
		
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2020 09:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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		<category><![CDATA[Gianluca Barbera]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Davide, scusa se non ti ho scritto prima. Sono stato in zone desertiche dove il telefonino non funzionava. Una ventina di giorni fa mi trovavo a Zhenglan, nel distretto omonimo, nel nord della Cina. Ero lì per visitare il sito di Xanadu, che sorge sulla riva del fiume Shandian, in una immensa piana a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/barbera-cartolina-dal-mondo/">“Caro Davide, sono stato tra le rovine di Xanadu e ho visto il tesoro del Prete Gianni: l’impronta del piede di Gesù, la testa di Adamo, la verga con cui Mosè ha spalancato il Mar Rosso…”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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<p>Caro Davide, scusa se non ti ho scritto prima. Sono stato in zone desertiche dove il telefonino non funzionava.</p>



<p><strong>Una ventina di giorni fa mi trovavo a Zhenglan, nel distretto omonimo, nel nord della Cina. Ero lì per visitare il sito di Xanadu, </strong>che sorge sulla riva del fiume Shandian, in una immensa piana a una ventina di chilometri dal primo centro abitato. Xanadu fu costruita da Kubilai Khan, nipote di Gengis Khan, ai tempi di Marco Polo. Nel cuore della città, sorgeva la spettacolare reggia descritta da Marco Polo. Ora resta poco. Solo rovine. E banchi di souvenir.</p>



<p>A Zhenglan, mentre passeggiavo, sono passato per una delle tante piazze del mercato, dove ho assistito a una curiosa processione che mi ha rispedito con la mente indietro di secoli. <strong>Sopra a un carro dipinto erano state poste le sagome di cartone di un bambino e di una bambina. In un attimo le due immagini di carta hanno preso fuoco. Un fumo nero è salito al cielo.</strong></p>



<p>La guida mi ha spiegato che in quel modo si celebra il matrimonio tra i figli e le figlie morti in giovane età.</p>



<p>«Credono che il fumo salga fino a loro, nell’aldilà, e che così essi vengano a sapere del matrimonio e da quel momento si considerino marito e moglie».</p>



<p>Non ho trattenuto un sorriso.</p>



<p>«E qual è lo scopo?» ho domandato. Anche se lo sapevo già: ricordavo di avere letto di qualcosa di simile nel <em>Milione</em>.</p>



<p>«Lo fanno per stabilire vincoli di parentela tra le famiglie dello sposo e della sposa».</p>



<p>«Un matrimonio di convenienza, insomma» ho scherzato.</p>



<p>«Anche, ma naturalmente è molto più di questo».</p>



<p>Lui non ha aggiunto altro e io non ho insistito.</p>



<p>Comunque, un attimo dopo mi giro e vedo avanzare un altro carro su cui sono state innalzate delle figure di cartone: uomini, donne e perfino di cavalli, anch’essi avvolti dalle fiamme.</p>



<p>«E quelli?» domando.</p>



<p>«I domestici e i cavalli inviati agli sposi per servirli».</p>



<p>Davvero divertente. L’immaginazione degli uomini non conosce confini.</p>



<p>«Più tardi, nella casa dello sposo, si terrà il banchetto nuziale al quale parteciperanno amici e parenti» mi ha spiegato la guida. «Parte del cibo verrà bruciata affinché salga in cielo. È una tradizione antichissima, risalente a tempi molto precedenti il dominio mongolo e il viaggio di Marco Polo».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="713" height="1024" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/11/Polo_-_Delle_meravigliose_cose_del_mondo_del_MCCCCXCVI_adi_XIII_del_mese_de_iunio_-_2325986_Scan00007.tif-1-713x1024.jpg" alt="" class="wp-image-81292" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/11/Polo_-_Delle_meravigliose_cose_del_mondo_del_MCCCCXCVI_adi_XIII_del_mese_de_iunio_-_2325986_Scan00007.tif-1-713x1024.jpg 713w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/11/Polo_-_Delle_meravigliose_cose_del_mondo_del_MCCCCXCVI_adi_XIII_del_mese_de_iunio_-_2325986_Scan00007.tif-1-209x300.jpg 209w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/11/Polo_-_Delle_meravigliose_cose_del_mondo_del_MCCCCXCVI_adi_XIII_del_mese_de_iunio_-_2325986_Scan00007.tif-1-768x1103.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/11/Polo_-_Delle_meravigliose_cose_del_mondo_del_MCCCCXCVI_adi_XIII_del_mese_de_iunio_-_2325986_Scan00007.tif-1.jpg 800w" sizes="(max-width: 713px) 100vw, 713px" /></figure>



<p><strong>A proposito di Marco Polo e di Venezia. Un mio amico mi ha raccontato cose terribili. A sentir lui, la città lagunare si sarebbe trasformata nella savana. Piazze e calli si sono svuotate, i turisti scomparsi.</strong> E piccioni e gabbiani vagano affamati in cerca di cibo. Sempre più spesso capita di assistere a scene raccapriccianti. Gabbiani incattivi dalla fame che inseguono poveri piccioni, li catturano e se li divorano sotto gli occhi indifferenti dei pochi passanti. Non so se capiti anche altrove.</p>



<p>Ma torniamo a noi. Qualche giorno dopo, dicevo, ho lasciato Zhenglan e un paio di settimane più tardi, al termine di un viaggio in treno di oltre quattromila chilometri pieno di strani incontri, ho fatto tappa a Yangjiaping, con l’intenzione di visitare ciò che rimane del grande monastero trappista. <strong>Avevo letto che il suo museo è tra i più ricchi al mondo quanto a reliquie cristiane. Incredibile il numero di oggetti esposti, ovviamente quasi tutti dei falsi (non così la pensano loro!). A quanto pare tutti appartenuti al misterioso Prete Gianni: è ciò che si legge all’ingresso, con dovizia di spiegazioni. </strong>Nella prima sala, il primo colpo di scena: su una roccia è impressa un’orma. La targa dice: «Impronta lasciata dal piede sinistro di Gesù Cristo il giorno dell’Ascensione».</p>



<p>Sono rimasto impietrito. Qui si esagera! ho pensato.</p>



<p>Su un tavolino poco più in là vi era un braccio mummificato. La guida, un cinesino coi capelli tinti di giallo, mi ha spiegato che si tratterebbe del braccio sinistro di Giovanni Crisostomo. Nientemeno!</p>



<p>Poco più in là c’era quel che resta della testa di Santo Stefano. E un catino contenente l’acqua con cui – a quanto pare – Nostro Signore lavò i piedi agli apostoli. Ma immagino che l’acqua non sia più quella.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1018" height="600" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/11/polo-1018x600-2.jpg" alt="" class="wp-image-81294" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/11/polo-1018x600-2.jpg 1018w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/11/polo-1018x600-2-300x177.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/11/polo-1018x600-2-768x453.jpg 768w" sizes="(max-width: 1018px) 100vw, 1018px" /></figure>



<p><strong>E più in là: la verga di Aronne, quella con cui Mosè fece aprire le acque del Mar Rosso. La catena con cui Gesù fu condotto al supplizio; e un pezzo della colonna a cui fu legato durante la flagellazione. La frusta adoperata per colpirlo. Una ciocca dei suoi capelli. La testa di Adamo, ben conservata!</strong> Una zolla di terra raccolta in cima al monte Calvario. I quattro chiodi con cui il Signore fu trafitto e coi quali l’imperatore di Costantinopoli si fece fare le briglie per il cavallo che usava in battaglia. Il letto di Maria Vergine. Il battente della porta che varcò quando partì per Betlemme già incinta di Gesù. La corona di spine. Il macigno con cui venne sbarrato il sepolcro di Cristo e che le tre Marie trovarono ribaltato il giorno della Resurrezione. E altre simili meraviglie. Tutti doni del governo popolare cinese per farsi perdonare le scelleratezze compiute ai danni dei cristiani durante la dittatura di Mao e non solo.<br>Mi sono chinato su una specie di tela di lino di color nero, mezza muffita. Sull’etichetta ho letto: «Benda appartenuta al cieco cui il Signore restituì la vista presso la sorgente chiamata <em>Natatorium Siloe</em>».</p>



<p>Ma dài! mi sono detto.</p>



<p>Dietro una teca di vetro c’erano dei ramoscelli d’ulivo.</p>



<p>«Ramo dell’albero da cui fu ricavata la Croce» diceva l’etichetta attaccata a uno di essi. E accanto: «Ramo appartenuto all’albero di sambuco al quale si impiccò Giuda Iscariota».</p>



<p>Va be’, avrai capito. Mi fermo qui. È stato molto divertente, comunque.</p>



<p>Ti mando un saluto affettuoso,</p>



<p><em>Gianluca<br>*Sul testo copyright Gianluca Barbera</em></p>
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