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	<title>masturbazione Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Aristotele consigliava di mangiare carciofi per una erezione indimenticabile, Arthur C. Clarke profetizza una nuova era dell’eros grazie al sesso nello spazio. Storia dell’orgasmo, tra vescovi assatanati e il dildo degli antichi egizi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2019 06:47:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo te, l’orgasmo è qualcosa di naturale, o una elaborazione culturale? È personale, o sociale? È nato con l’uomo, oppure no? E se ci fosse di mezzo Dio? Se queste domande ti mandano nel pallone, prova a leggere O. Storia intima dell’orgasmo, un libro scritto da Jonathan Margolis, giornalista del Guardian che ha indagato su [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo te, l’orgasmo è qualcosa di naturale, o una elaborazione culturale? È personale, o sociale? È nato con l’uomo, oppure no? E se ci fosse di mezzo Dio? Se queste domande ti mandano nel pallone, prova a leggere <em>O. Storia intima</em> <em>dell’orgasmo</em>, un libro scritto da Jonathan Margolis</strong>, giornalista del <em>Guardian</em> che ha indagato su questo ‘accadimento’, giungendo a tale conclusione: il sesso, e quindi l’orgasmo, è pensiero fisso di noi esseri umani fin dalla preistoria o meglio, fin dalle prime testimonianze in materia che i nostri antenati ci hanno lasciato, quei peni e quelle vagine, e quei peni dentro le vagine, eternati in graffiti più di 5 milioni di anni fa. L’uomo e la donna sono le uniche specie viventi – oltre la scimmia bonobo – che scelgono di fare l’amore guardandosi negli occhi, e forse abbiamo iniziato col missionario quando siamo scesi dagli alberi, abbiamo perso il pelo, e smesso di spulciarci. <strong>Noi siamo anche i soli a fare sesso mettendo a scudo dell’istinto (quando vogliamo) un significato sentimentale. Scuse sentimentali semisconosciute a uomini e donne delle caverne, per cui né la verginità femminile, né la paternità certa erano importanti come la promiscuità e la ricerca dell’orgasmo in sé. </strong>Si pretendono donne vergini appena si diventa stanziali, si zappa, si allevano gli animali, ed emerge il concetto di proprietà. I guai per le donne iniziano allora: per mezzo della verginità e dei figli, i maschi controllano quanto possiedono e a chi lasciarlo, ma a dirla tutta è dalla notte dei tempi che l’uomo ambisce a dominare la donna, e lo fa per paura della di lei potenzialità orgasmica: da sempre l’uomo sa che la donna può mimare il piacere, sa che può farla godere anche se ogni volta rimane col dubbio, come sa che noi donne possiamo provare orgasmi multipli e a ripetizione. I maschi no, per questo ci guardano con desiderio e diffidenza.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-67820 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/06/O.-STORIA-INTIMA-DELLORGASMO-COVER-189x300.jpg" alt="" width="178" height="283" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/O.-STORIA-INTIMA-DELLORGASMO-COVER-189x300.jpg 189w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/O.-STORIA-INTIMA-DELLORGASMO-COVER.jpg 202w" sizes="(max-width: 178px) 100vw, 178px" />Senza il concetto di peccato delle tre grandi religioni monoteiste, sc*pavano alla grande gli antichi egiziani – una loro collezione di dildo è conservata al British Museum – le cui donne mettevano in vagina un tampone di cacca di coccodrillo come contraccettivo.</strong> Nell’antica Grecia, Solone decretò che mariti e mogli facessero sesso almeno 3 volte al mese e legittimò bordelli di stato a prezzo fisso. Ai piedi delle statue le donne greche ponevano melograni pregando per non rimanere incinte, più concretamente bevevano una pozione di solfato di rame per procurarsi aborti. Aristotele consigliava agli uomini di mangiare spinaci e carciofi per avere un’erezione coi fiocchi, e guardava con sospetto le donne che si divertivano con gli <em>ólisboi</em>, dildo prodotti a Mileto. <strong>Se i greci sono stati i primi a introdurre il termine orgasmo nella sua accezione sessuale, è dal latino che vengono le parole copulare e fornicare, rispettivamente da <em>copa</em> e da <em>fornix</em>, due nomi tra i tanti che definivano a Roma la scala sociale della prostituzione.</strong> Nerone era sadico, Galba gay, Giulio Cesare bisex, Domiziano aveva il feticismo di depilare personalmente e completamente le vagine delle sue amanti.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La Bibbia è stata modificata a piacimento da ebrei e cristiani, i quali hanno tradotto pene con ‘coscia’, tolto le parti più zozze al <em>Cantico dei Cantici</em>, dato a Onan lo stigma della masturbazione, quando quel poveraccio si sc*pava la cognata vedova secondo la legge, ma non eiaculava in lei perché riteneva sbagliato diventar padre di creature che erano ‘anche’ suoi nipoti. <strong>Ancora oggi i più bigotti rompono l’anima coi danni della masturbazione, quando questa è l’unica pratica sessuale che ci dà l’orgasmo sempre e comunque: i suoi benefici sono indubbi</strong>, e forse nella storia ogni società ha voluto dir la sua contro la masturbazione a illusione di domare il gioco sessuale più libero e personale in assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Margolis si fa i fatti intimi dell’orgasmo anche nel mondo e nella storia non occidentali, mettendo in risalto culture sessuali antichissime e ricchissime che proprio quando vengono a contatto con quella occidentale subiscono regressioni. <strong>Confucio teorizzava che una donna va soddisfatta ogni 5 giorni, alle donne cinesi venivano fasciati i piedi affinché vi afferrassero il pene e lo guidassero in vagina (Marco Polo si disperò perché di ciò non riuscì a vedere niente), e va sottolineato che i cinesi davano nomi di preziosità e bellezza agli organi sessuali:</strong> la vagina era “fiore aperto di loto”, il clitoride “perla di giada”, l’orgasmo “squarcio delle nuvole”. Ritornando in Occidente, Margolis mette in chiaro come Gesù non abbia proferito parola sul sesso, ed è dopo la sua morte, ad opera dei discepoli, che il sesso diventa moralmente disgustoso, una fobia che induce i santi del primo Medioevo a bruciarsi le dita per resistere alla tentazione di toccare e di toccarsi, a frustarsi da soli e l’un l’altro, a intonare 37 salmi al risveglio per mondarsi delle polluzioni notturne. <strong>San Francesco, al minimo accenno di erezione, si gettava nudo in un rovo. È solo nel 1139 che papa Innocenzo II impone la castità al clero, e lo fa per mettere fine ai casini che scoppiavano tra gli eredi carnali dei religiosi al momento di ereditare (Enrico III, vescovo di Liegi, ebbe 65 figli!).</strong> La Chiesa si scagliava sì contro la prostituzione, ma era dalla sua tassazione che ricavava le più cospicue entrate.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">L’orgasmo è bandito nella letteratura cortese, dove gli amanti si ammirano, non arrivano mai al dunque, e il massimo del peccato tra Lancillotto e Ginevra è appunto un bacio a stampo. Nel teatro elisabettiano, Shakespeare mette tutto il sesso che vuole, Romeo e Giulietta sotto la metafora dell’allodola e dell’usignolo ci danno sotto, anche se per una notte sola. È nel 1700 che i sensi si scatenano rendendo questo secolo il più porcello di tutti, ed è nel 1714 che i preti smettono di esigere il nome delle donne con cui i peccatori confessavano di aver goduto (i preti poi andavano da queste donne per sc*parsele sotto ricatto). <strong>È nel ’700 che i medici masturbano le donne ‘terapeuticamente’, è nel ’700 che in Scozia nascono club segreti dell’adorazione del pelo pubico femminile. Poi nel 1800 si torna tutti (finto) casti, e a letto “ci si sdraia e si pensa all’Inghilterra”, confidando che la regina Vittoria fosse vergine, quando se la spassava col servo John Brown.</strong> Se la moda ottocentesca impone alle donne gote pallide e modi svenevoli, negli Stati Uniti le riviste femminili reclamizzano aggeggi che gli donano allegria e rossore: sono i primi vibratori, e vanno a ruba. Le suffragette lottavano per cause nobili ma erano sessualmente confuse, davano la colpa agli uomini pure per le mestruazioni, e segnati questa data, il 1915: è l’anno del primo film porno. Il ’900 è secolo di importanti rivoluzioni, non quella russa che ha fatto i suoi danni, ma quelle della pillola anticoncezionale e del viagra.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><em>O. Storia intima dell’orgasmo</em> è un librone di 431 pagine che ti toglie tutti gli sfizi, io mica lo sapevo che nel 1998, in pieno Sexgate, negli Stati Uniti ci fu chi rinfacciò al presidente Clinton di aver provato orgasmi a danno dei contribuenti, perché aveva goduto con Monica alla Casa Bianca, edificio pubblico dove le bollette sono pagate con le tasse. In questo libro trovi pure i versi cattivi della poetessa Aphra Benh, che mettono in croce un pene che non ce la fa, in una cornice di derisione che è la morte di ogni orgasmo. <strong>Per Margolis, il piacere del futuro è nella profezia di Arthur C. Clarke: “Il sesso nello spazio, in assenza di gravità, condurrà a nuove forme di erotismo”.</strong> E io vi posso assicurare che in tal senso, nel porno americano, si stanno organizzando…</p>
<p><strong><em>Barbara Costa</em></strong></p>
<p><em>*In copertina: Leonardo Di Caprio, “Unspoiled”, 1996, photo David LaChapelle</em></p>
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		<title>“Ho scritto una saga da 800mila battute e scriverò un trattato sulla masturbazione. Per ora, ho pubblicato questo”: dialogo con Andrea Zandomeneghi</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 05:48:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’importante è sapere chi sei, il tuo ago d’enigma, il punto in cui tutto si dissolve nel vizio. Il mio vizio è la forma. Secondo me un libro deve essere formalmente impeccabile – poi sull’‘impeccabile’ sono disposto ad accettare patti barbari. Lo apri a caso e aspiri. Cocaina verbale. Faccio l’esercizio. La scimmiesca divinità del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L’importante è sapere chi sei, il tuo ago d’enigma, il punto in cui tutto si dissolve nel vizio.</strong> Il mio vizio è la forma. Secondo me un libro deve essere formalmente impeccabile – poi sull’‘impeccabile’ sono disposto ad accettare patti barbari. Lo apri a caso e aspiri. Cocaina verbale. <strong>Faccio l’esercizio. La scimmiesca divinità del caso mi sbatte a pagina 143. “Delirio ossessivo che spazia arpionando dentro i cunicoli di una formazione mentale.</strong> Le formazioni mentali non vanno scacciate, bisogna lasciare che attraversino. Fare come le Bene Gesserit con la paura. Eccomi fantasticheria deforme che mi lascio mostrare a me stesso prima di dissolvere la concentrazione concentrandomi sulla parte umida delle narici durante l’inspirazione e l’espirazione”. Devo dire che anche l’incipit è azzeccato (“E comunque, quando la sciagurata vicenda principiò, quel martedì mattina di fine aprile, io non ero granché lucido, anzi sarebbe più corretto dire che versavo in un penoso stato di rincoglionimento stordito e dolorante”), ma a forgiare quello, lavorandoci, son buoni tutti. Fatto come sono fatto – un insieme di ustioni verbali vampiresche, ho lettere al posto delle ossa – <strong>se uno in una manciata di pagine – specificamente pagg.126 e 127 – fonde Smerdjakov a David Lazzaretti, il ‘Cristo dell’Amiata’, il Kalachakra e Metatron, l’angelo che balugina nei libri apocrifi di Enoch, la dea babilonese Tiamat e il <em>soma</em>, mantenendo una narrazione tra il visionario e il realistico</strong> (“Dorata era un donnone severo e taciturno dai fianchi tanto larghi che avresti detto fossero stati fatti per partorire cavalli, altro che bimbi”), beh, per me un tipo simile deve assurgere allo Strega, intronarsi sulla vetta della letteratura, esserne il despota. Vengo al nocciolo del fatto. <strong>Andrea Zandomeneghi ha pubblicato il primo libro con Tunué, s’intitola <a href="https://www.tunue.com/prodotto/il-giorno-della-nutria-andrea-zandomeneghi/" target="_blank" rel="noopener"><em>Il giorno della nutria</em></a>, ha una copertina bellissima – un cervello che galleggia in evanescente viola – ed è un romanzo (diciamo così) fatalmente sorprendente, finalmente.</strong> Se volete la trama del libro, smammate, smaniosi, informatevi altrove, da me saprete soltanto che se uno descrive la pioggia così, “gocce grosse e sode come astragali o molari di scimmia”, ha la mia improbabile benedizione, sulla via della letteratura italiana, costui, può tutto. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-65621 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/02/libro-213x300.jpg" alt="" width="119" height="168" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/libro-213x300.jpg 213w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/libro.jpg 320w" sizes="(max-width: 119px) 100vw, 119px" />Intanto. Da dove viene questo romanzo atipico, anormale, informale? Quando lo hai pensato, quando è scattata la miccia creativa, perché questa storia e non un’altra tra i miliardi di altre?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo romanzo viene da molto lontano e nasce da un fallimento. <strong>Cinque anni fa iniziai a scrivere una saga fantascientifica mascherata da fantasy romanistico ambientata nel 50.000 dopo Cristo: creai un pianeta artificialmente terraformato con una propria geografia, flora, fauna; inventai millenni di storia e di cultura; costruii religioni, dei, miti riti e simboli. Per tre mesi, dalla mattina alla sera, non feci altro, fermandomi solo per mangiare qualcosa al volo a pranzo e a cena. Scrissi circa 800.000 battute, appendici escluse.</strong> E così mi ammalai. Ebbi un esaurimento e la maniacalità partorì un tremendo disturbo ossessivo compulsivo. Dovetti dismettere quel progetto, ma dopo un po’ sentii l’esigenza di ricominciare a scrivere, ribaltai però ogni prospettiva narrativa in una vera e propria enantiodromia: se la saga aveva un’estensione abnorme, il romanzo su cui iniziai a lavorare sarebbe stato breve; se la saga era lontana nel tempo e nello spazio, il romanzo sarebbe stato ambientato nella contemporaneità e nei luoghi che mi circondavano; se la saga prevedeva molti punti di vista, il romanzo ne avrebbe previsto uno solo; <strong>se la saga era fantascientifica e si dipana nel corso di millenni, il romanzo sarebbe stato realistico e si sarebbe svolto in un solo giorno;</strong> se la saga m’aveva fatto ammalare e aveva generato il disturbo ossessivo compulsivo, il romanzo avrebbe trattato della malattia e in particolar modo delle ossessioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi. Entriamo nella tua fucina creativa. Di quali autori ti cibi, quale linguaggio è stato utile a perfezionare la tua visione linguistica (o quale incontro)?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Schopenhauer dice che la legge di gravità è valida anche per la scrittura e la lettura: quando scriviamo le parole scendono facili dalla mente alla mano al foglio, quando invece leggiamo serve uno sforzo – che contrasti appunto questa metaforica gravità – per far risalire le parole dal foglio agli occhi alla mente. <strong>Ecco, io sono dislessico e lo sforzo per me è molto più poderoso. Ho iniziato quindi a leggere tardi, verso i 15 anni, prima mi rifiutavo, faticavo troppo. Il grande incontro della mia vita è stato Dostoevskij che poi ho sempre continuato a leggere e rileggere.</strong> Gli altri autori di cui mi cibo, oltre al grande russo epilettico, sono soprattutto: Petronio, Plutarco, Cesare, Tolstoj, Gogol, Gončarov, Leskov, Bulgakov, Turgenev, Balzac, Flaubert, Sade,  Huysmans, Maupassant, Proust, Schwob, Stendhal, Rabelais, Mann, Goethe, Schopenhauer, Nietzsche, Hesse, Kafka, Jung, Eliade, Kristof, Wallace, Roth, Bolaño.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel romanzo (diciamolo così) c’è una totale contaminazione, c’è il mito e il culo, la teologia e la biologia, la vertigine e il sottosuolo, misceli le visioni di uno Pseudo-Dionigi allo svacco di Lebowski. Insomma, cos&#8217;è il romanzo per te, che senso ha la letteratura, ora?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho riflettuto proprio in questi giorni sul punto, stimolato da un’indagine di <a href="https://writingbadweb.wordpress.com/" target="_blank" rel="noopener">Writing bad</a>. Sono giunto alla conclusione che il romanzo non è morto e non può morire; certo, soffre, perché è il territorio della complessità mentre lo spirito del tempo idolatra il riduzionismo. Proprio alla luce di questo il romanzo è fondamentale. <strong>Scrive Hermann Broch che l’unica ragione d’essere del romanzo è scoprire quello che solo un romanzo può scoprire, che il romanzo che non scopre una porzione d’esistenza fino ad allora ignota è immorale, che la conoscenza è la sola morale del romanzo.</strong> Aggiunge Milan Kundera che il romanzo è pervaso dalla ‘passione del conoscere’ (quella passione che Husserl considera come l’essenza della spiritualità europea) che l’ha spinto a scrutare la vita concreta (dove non alberga la certezza, dove sorge l’impero delle contraddizioni, del dubbio, dell’interrogativo) dell’uomo e a proteggerla contro ‘l’oblio dell’essere’: la storia del romanzo è la storia delle sue scoperte e non la somma di quel che è stato scritto. La missione del romanzo è quella d’illuminare – e perché no? contribuire a produrre – l’irriducibilità dell’umano. L’incubo del riduzionismo è il <em>mensuro ergo possum</em> che progredendo si ribalta distruggendo l’uomo nel <em>mensuror ergo non sum</em>. La missione del romanzo – lo ripeto – è far sì che l’umano sia.</p>
<figure id="attachment_65622" aria-describedby="caption-attachment-65622" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-65622" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/02/giorno-nutria-recensione-andrea-zandomeneghi-300x189.jpg" alt="" width="300" height="189" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/giorno-nutria-recensione-andrea-zandomeneghi-300x189.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/giorno-nutria-recensione-andrea-zandomeneghi.jpg 700w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-65622" class="wp-caption-text">L&#8217;autore si legge</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che libro avresti voluto scrivere e che libro vorresti scrivere in futuro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho scritto il libro che volevo scrivere, sono soddisfatto, posso dire che mi sarebbe piaciuto allentare ulteriormente la trama, fare della digressione il perno di ogni discorso, moltiplicare all’infinito le visioni. Insomma mi sarebbe piaciuto farmi contaminare di più da Cărtărescu. Non è stato possibile perché andava oltre le mie attuali capacità e potenzialità. <strong>In futuro vorrei scrivere un trattato di storia della masturbazione, il seguito de <em>Il giorno della nutria </em></strong>e soprattutto vorrei riprendere in mano la saga fantascientifica di cui ho parlato prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per fare letteratura conta di più: la rabbia, l’amore, l’invidia, il candore, la disciplina, l’istinto selvaggio, il culo smodato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Contano tutte queste cose, perché ognuna è un motore potente. <strong>Se fossimo in un laboratorio di scrittura creativa direi ai partecipanti che le cose che contano di più sono: l’amore per la letteratura e la disciplina nella lettura e nella scrittura. Lo direi perché ci credo fermamente. </strong>Per quanto riguarda il mio caso specifico la rabbia e il culo smodato hanno giocato un ruolo non secondario. La rabbia per la cefalea cronica da cui sono affetto, il culo smodato di aver trovato in Vanni Santoni un interlocutore estremamente stimolante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>T’interessa la letteratura italiana recente? Come la leggi, cosa ti piace?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Della letteratura italiana non me n’è mai fregato molto – <strong>amavo giusto Tondelli, Tomasi di Lampedusa e Calasso – e mi ci sono avvicinato in modo serio solo a partire dal 2016</strong>, quando ho accettato la condirezione di <a href="http://www.crapula.it/" target="_blank" rel="noopener">CrapulaClub.</a> Ho capito – colpevolmente e troppo tardi – di aver sbagliato a fregarmene: in realtà la letteratura italiana contemporanea è ricca e interessante. Ora la leggo parecchio, mi piace anche recensirla, ho iniziato a farlo prima su Crapula, poi su <em>Il Foglio</em>. <strong>Gli autori che preferisco sono Siti (<em>Troppi paradisi</em> si gioca con <em>Il tempo materiale </em>il titolo di miglior romanzo italiano degli ultimi vent’anni), Vasta e Sebastiano Vassalli.</strong> Mi piace poi moltissimo la scrittura di Santoni (forse non sta bene dirlo perché è il mio editor, ma lo dico ugualmente). Aggiungo che c’è anche un autore, ancora del tutto inedito (ha pubblicato solo satire menippee su riviste on line), che mi fa impazzire, si chiama Gregorio H. Meier ed è di Prato – se dovessi scommettere su qualcuno per il futuro scommetterei su di lui.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ho-scritto-una-saga-da-800mila-battute-e-scrivero-un-trattato-sulla-masturbazione-per-ora-ho-pubblicato-questo-dialogo-con-andrea-zandomeneghi/">“Ho scritto una saga da 800mila battute e scriverò un trattato sulla masturbazione. Per ora, ho pubblicato questo”: dialogo con Andrea Zandomeneghi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Ora che siamo libere di darla a chi vogliamo, c’è più bigottismo che in passato, parliamo tanto di sesso e non lo facciamo più”: dialogo con Francesca Tocchio, modella estrema</title>
		<link>https://www.pangea.news/ora-che-siamo-libere-di-darla-a-chi-vogliamo-ce-piu-bigottismo-che-in-passato-parliamo-tanto-di-sesso-e-non-lo-facciamo-piu-dialogo-con-francesca-tocchio-modella-estrema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2018 07:09:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A un certo punto, ricevo uno strano messaggio su Facebook: “Non so perché non mi sia venuto in mente prima, ma volevo invitarti a prendere visione del mio blog, dato che tu sei uno dei pochi maschi a cui ancora piaccia la fica”. Beh, è una bella cosa quando qualcuno ci riconosce i nostri pregi. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ora-che-siamo-libere-di-darla-a-chi-vogliamo-ce-piu-bigottismo-che-in-passato-parliamo-tanto-di-sesso-e-non-lo-facciamo-piu-dialogo-con-francesca-tocchio-modella-estrema/">“Ora che siamo libere di darla a chi vogliamo, c’è più bigottismo che in passato, parliamo tanto di sesso e non lo facciamo più”: dialogo con Francesca Tocchio, modella estrema</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A un certo punto, ricevo uno strano messaggio su Facebook: “Non so perché non mi sia venuto in mente prima, ma <strong>volevo invitarti a prendere visione del mio blog, dato che tu sei uno dei pochi maschi a cui ancora piaccia la fica”. Beh, è una bella cosa quando qualcuno ci riconosce i nostri pregi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A ogni modo, devo ammettere che questa ragazza romana, <strong>Francesca Tocchio</strong>, con il suo spazio web,<strong> <a href="https://eresiapennypacker.tumblr.com/" target="_blank" rel="noopener"><em>Eresia Minimale</em></a></strong>, ha saputo coinvolgermi. Ho trovato molto intrigante l’erotismo nelle immagini di cui è protagonista. Oggi che, anche nel porno, va per la maggiore il modello <em>girl next door</em>, <strong>lei fa comprendere come nella cosiddetta ragazza della porta accanto si possa nascondere la sottile minaccia di un turbamento che pervade e risveglia tutti i sensi, solleticando il piacere dell’abbandono all’ossessività</strong>. Sicché, dopo un’ora di incantato voyeurismo e pensieri che ben mi guardo dal condividere con il lettore, le ho scritto: “Ti andrebbe, se ti intervistassi? No, tranquilla, non è una scusa per provarci. <strong>Chi sa scuotere così nel profondo, dare fuoco ai pensieri di un uomo, deve chiaramente avere qualcosa da comunicare.</strong> Per farsi semplicemente le seghe, credo basti YouPorn”. <strong>Il risultato dello strano gioco che ne è seguito</strong> – in cui come sempre l’uomo insiste per <em>strappare in fretta tutti i vestiti</em>, mentre la donna si lascia scoprire per poi rivestirsi almeno in parte – <strong>sono le parole che seguono. Peccato solo che sia impossibile riportare quel seducente modo in cui le voci si strusciavano tra loro&#8230; </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-63120 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/09/foto-1-61-200x300.jpg" alt="Tocchio" width="153" height="230" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-1-61-200x300.jpg 200w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-1-61-600x900.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-1-61.jpg 667w" sizes="(max-width: 153px) 100vw, 153px" />Mi racconti brevemente com’è nato il tuo blog?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dapprima era semplicemente questione di superare un blocco, che avevo fin da ragazzina, verso l’essere fotografata. Mi dava fastidio proprio l’apparecchio fotografico puntato addosso. Mi sentivo cretina a mettermi in posa. Infatti, ho pochissime immagini del mio momento migliore, fisicamente parlando, quello postadolescenziale, fino ai 30 anni, quando il corpo è all’apice della giovinezza, della carnosità, dello splendore – il corpo, non la sessualità. Mi doleva pensare che sarei diventata vecchia senza niente a documentare i vari passaggi. Sennonché, a quel tempo, lavoravo per una rivista di foto erotiche ed ero in contatto con diversi fotografi. Uno di questi – uno dei miei preferiti – mise un annuncio per modelle, a Roma, e mi venne l’idea di propormi al fine di superare la mia ritrosia. <strong>Pensai potesse aiutarmi posare per un estraneo, quasi si trattasse di un lavoro. Lui accettò. Il risultato piacque molto e, successivamente, sono arrivate altre proposte. </strong>Per raccogliere i diversi servizi, infine, ho aperto il blog, pensando così di far conoscere anche i miei scritti attraverso l’attrazione per la fica <em>(ride maliziosamente)</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché questo nome, <em>Eresia Minimale</em>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eresia perché la traduzione primaria di questo termine, dal greco, è “scelta”. Per chiarire che, mettermi con la fica di fuori, non era la classica decisione da sprovveduta, ma una scelta ben consapevole. Inoltre, sovente, quando uno dice qualcosa in cui crede, viene tacciato subito di  dire assurdità, di eresia. E io mi sono sempre sentita così. <strong>Quelli di sinistra dicono che sono di destra, quelli di destra che sono di sinistra. Vogliono che tu ti percepisca come strana e incompatibile con il resto del mondo.</strong> Infine, questa mia eresia è <em>minimale </em>perché il blog raccoglie poche cose, l’essenziale direi. Anche il modo in cui scrivo è semplice – per tutti, a mio avviso. Sono diretta, perché mi piacciono le cose pulite e trasparenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa vuoi ottenere con queste immagini? Vuoi mostrarti, eccitare il pubblico, fare arte, indurre a una masturbazione liberatoria?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il primo servizio l’ho fatto perché l’ho trovato divertente, liberatorio appunto. Ho iniziato a pensare che nelle imperfezioni di ognuno di noi possa risiedere qualcosa di gradevole, di eccitante. Mi piaceva l’idea di stare in prima linea per un certo tipo di bellezza che non fosse quella canonica. Ma non ti posso dire che lo scopo primario è quello, perché a monte non vi è una decisione tanto netta, come quella di essere la paladina del corpo qualunque. <strong>Anche se è vero, io offro un’alternativa alla modella da uno e ottanta, il capello lungo e la terza di seno. Il primo servizio, pensa, l’ho realizzato di notte, dopo un concerto in cui avevo ballato e sudato. Non mi ero neppure risistemata.</strong> In generale, non mi sono mai truccata per le foto, né ho scelto degli abiti particolari – anche perché di solito non ne indosso nelle foto <em>(ride in modo sbarazzino)</em>. Diciamo che ho sempre cercato di essere il più spontanea possibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-63121 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/09/foto-2-23-206x300.jpg" alt="Tocchio" width="180" height="262" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-2-23-206x300.jpg 206w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-2-23-768x1121.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-2-23-701x1024.jpg 701w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-2-23-600x876.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-2-23.jpg 959w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" />Tra i vari post ce n’è uno che ho apprezzato molto. Si intitola “LETTERA SEMPLICE PER SEMPLICI FOBICI”. È un vero e proprio inno alla liberazione dionisiaca. Siamo un mondo di repressi, vero? Io l’ho sempre pensato. La rivoluzione sessuale è una colossale presa per il culo. Ci esponiamo, andiamo in giro seminudi, ma scopiamo meno dei nostri nonni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono d’accordissimo. Vedi, io sono una persona terribilmente sincera, che ama mettersi a nudo con gli altri. Mi mancava solo di farlo letteralmente. Anche se spogliarmi, mostrarmi, è il meno rispetto al modo in cui esterno solitamente ciò che sento. In fin dei conti, spogliarsi non è rischioso come essere sinceri. <strong>Per il resto è difficile capire fino a che punto si sia condizionati dal tempo in cui si vive, dall’educazione e dai fattori esterni. Io per prima non lo so, non fino in fondo.</strong> So per certo, però, che sono stata inibita, ma credo di averci lavorato su come si deve. Sicuramente lo sono meno della maggior parte delle persone che conosco, a giudicare dalla repressione generale che c’è in giro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da cosa dipende?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dipende dal senso di colpa inculcato negli esseri umani&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non è anche una forza motrice della nostra sessualità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La proibizione è una forza motrice, il senso di colpa meno. Il divieto, ecco, questo sì. Ma oggi sussiste un grande problema – che causa molta repressione – dato dai tanti termini di paragone in circolazione. In passato non si sapeva niente in merito a come andasse fatto il sesso, a chi lo faceva, ai feticismi e alle trasgressioni varie, alle prestazioni e alle dimensioni. Era tabù e tale restava. Però, nei fatti, ci si liberava maggiormente, come si poteva. Comunque si agiva, si concretizzava e se ne parlava meno. <strong>Adesso tutto viene posto in vetrina, in una gara a chi è più trasgressivo, a chi lo fa meglio, a chi è più soddisfatto. Più che praticarlo, insomma, discutiamo molto sul sesso. Non io. Io lo faccio&#8230; tanto, tanto, tanto</strong> <em>(ride)</em>. Ma per una donna è più facile. Anche per alcuni uomini, sia chiaro. Ci vuole un po’ di faccia tosta, la volontà di correre il rischio. Molti sono pavidi in amore, o anche solo nell’approccio sessuale. Invece bisogna correre il rischio del rifiuto, dell’apparire ridicoli, grotteschi, perché il sesso è in gran parte grottesco – quando ero, anche io, maggiormente condizionata, lo vivevo davvero come unicamente tale… Io, fin da piccola, sono stata ipersessuale. Organizzavo spogliarelli per i miei coetanei. Andavo dai compagni a dirgli “ti mostro la patatina, se tu mi mostri il pisellino”, o cose simili. Se mi toccavano, ero felice. Il mio primo fidanzatino, per esempio, mi aveva giusto baciata e io mi dicevo “ma perché sto cretino non mi tocca le tette?!”. Sì, ero ipersessuale. Poi, però, vedendo le reazioni altrui, come quelle dei miei amichetti inorriditi di fronte alle mie proposte di denudarmi, mi sono chiusa, fino a pensare di essere completamente sbagliata. Come sappiamo, si vedono tette e culi ovunque, anche per pubblicizzare il detersivo per  pavimenti, ma se poi una come me dice che le fa piacere una mano sul culo, le danno della depravata. Questo, in passato, mi ha reso repressa. Poi però, per fortuna, la mia indole è tornata a galla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A un certo punto scrivi, sotto una foto: “L’altro giorno volevo dirti che mi fai sentire come una donna d’altri tempi. Quando da dietro ti avvicini e mi stringi. Mentre sto lavando i piatti. Mi baci il collo e mi fai scorrere le mani addosso. [&#8230;] Sento il tuo desiderio come doveva accadere alle donne prima, quando il sesso era una cosa nuova. Quando il primo uomo non era raro fosse anche l’ultimo. Che a pensarci non c’è niente d&#8217;invidiabile se non quel desiderio, pieno d’ingenuità. Desiderio puro”. Che dici, si stava meglio quando si stava peggio? In quella società della repressione era maggiormente possibile sentire fino in fondo il desiderio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Assolutamente. Le cose vietate hanno molto più gusto. Ora che siamo libere di darla a chi vogliamo, di fare quello che ci pare, c’è più bigottismo che in passato. Prima tutti si facevano semplicemente i fatti loro. <strong>Adesso invece recitano la parte dei libertari, se si parla di sesso, ma, appena si dimostra di essere davvero libertini, si finisce per essere etichettati come zoccole o maniaci.</strong> All’aumentare del libertarismo, anche i giudizi divengono più severi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa ne pensi di femministe e #metoo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Poverine! Anche loro, come la massa, non sono capaci di contestualizzare. <strong>Non riescono a comprendere la necessità di un cambio di rotta dai tempi in cui le donne erano davvero relegate in cucina, rispetto al presente in cui sono loro i carnefici della società.</strong> Oggi, dove è concesso tutto e di più, spesso abbiamo noi il coltello dalla parte del manico. Pensa per esempio alle cause di affidamento, o ai casi di molestie. In questo buonismo imperante, alcune sono certo mosse da buone intenzioni, ma è difficile capire quanto possano essere condizionate dall’antropologia che ci gira intorno.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-63122 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/09/foto-4-4-200x300.jpg" alt="Tocchio" width="165" height="248" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-4-4-200x300.jpg 200w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-4-4-768x1152.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-4-4-683x1024.jpg 683w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-4-4-600x900.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/foto-4-4.jpg 802w" sizes="(max-width: 165px) 100vw, 165px" />Ci sono un paio di foto in cui mostri la vagina e sembra che ti masturbi, in un parco, appoggiata a un albero. Quelle foto che effetto dovrebbero sortire?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non mi masturbo, <em>me la guardo</em>. Non l’ho mai fatto di toccarmi in foto. Sembrerò ingenua, se ti dico che non ho pensato all’effetto che avrebbero sortito le mie immagini. Ho sottovalutato questo aspetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Davvero non ne sei cosciente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non è che non sono cosciente, è che non me ne frega proprio niente. Se uno si vuole segare, la cosa mi lusinga – in fondo, sono fatti suoi. Se un altro vi scorge ulteriori aspetti, meglio ancora. <strong>Io mi sono divertita a posare e mi piace avere mie immagini realizzate da bravi fotografi.</strong> Le foto erotiche mi intrigano in primis come spettatrice e quelle che ho fatto mi sembrano un prodotto di qualità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa deve avere una foto per essere erotica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>vedo non vedo</em>, ma le mie sono quasi tutte nude <em>(ride)</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le tue sono erotiche?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non tutte, alcune.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E le altre, quelle non erotiche, cosa sono?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono foto, un prodotto artistico frutto della collaborazione tra due persone con una certa creatività, o una certa predisposizione alla comunicazione. Comunque, non ho voluto puntare con esse alla eroticizzazione della mia figura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non è quello che avevo in mente. Pensavo piuttosto, anche partendo da ciò che si legge in alcuni tuoi post, che ci fosse implicito un invito ad abbandonarsi al dionisiaco, alle pulsioni.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A me non importa nulla che gli altri siano come me, basta che non mi rompano le scatole. Non voglio necessariamente essere un esempio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché le condividi con gli altri, allora? Due persone che, nel segreto della loro stanza, si scattano foto mentre scopano, lo fanno per puro piacere personale. Non mi sembra che il tuo caso sia assimilabile.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sarà la mia vena esibizionista, non lo metto in dubbio, non so. Sicuramente c’è, per quanto di solito, nella mia vita di tutti i giorni, io non mi metta granché in mostra. Forse è sfociata lì. Più che altro sono state una liberazione, attraverso cui ho sentito di poter mostrare senza troppe remore un difetto e, attraverso cui, come ti dicevo, io ho superato un blocco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma se queste foto non sono un invito lanciato al pubblico per liberarsi, se sono un qualcosa che non contempla altri che te, non si cade nell’autoreferenzialità e nell’autismo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">No, perché non per tutti liberarsi significa necessariamente mostrarsi nudi in foto. Per me lo è, naturalmente. Sicchè io non spingo nessuno a mostrarsi, anzi inviterei piuttosto a censurarsi. <strong>Non amo eccessivamente il libertarismo: pochi hanno qualcosa da dire; degli altri faccio volentieri a meno di sapere cosa pensano. Tutti che parlano di tutto: che palle!</strong> Io ho scelto l’erotismo perché a me è sempre piaciuto e me ne sono interessata nel corso del tempo. Perciò ho voluto misurarmici totalmente, tra racconti erotici, il lavoro per la rivista, le mie foto sul blog.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma il sesso non è politico? Non chiama, come qualunque attività, gli altri a una presa di posizione, sia essa un rifiuto o la volontà di prendervi parte? Sartre direbbe che io faccio ciò che faccio assumendomene la responsabilità di fronte a tutto il mondo. Dunque, denudandosi, come può una persona non pensare che quel gesto non abbia una valenza politica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nella misura in cui mi oppongo al canone di perfezione imposto, le mie foto hanno una valenza politica. In sostanza, il messaggio potrebbe essere inteso come un “non sono il classico modello di bellezza, eppure mi spoglio come e quando voglio”. <strong>In generale, comunque, io sono un essere politico dalla nascita, per il semplice fatto che ho l’abitudine di dire quello che penso e soprattutto ho l’abitudine di pensare, di chiedermi perché, e altre cose che si dà per scontato si debbano fare, ma che poi spesso non si praticano. </strong>Sono me stessa in un’epoca in cui l’apparenza è tutto e, dunque, essere se stessi è già di per sé un atto rivoluzionario. Ripeto, mostrarsi nudi, tra tutte le cose che ho fatto, è stata la più semplice.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché le foto con il pelo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo preferisco. Il pelo, peraltro, va nel senso di quel “vedo non vedo” di cui ti parlavo prima. Inoltre è più erotico, più armonico. La patata senza peli ce l’hanno solo le bambine, una donna ha il manto. Io, poi, sono cresciuta con le riviste e i film anni ’60-’70 e lì ce l’avevano tutte. Rientra nel mio immaginario, per dir così. Certo, non ogni donna ce l’ha carina come la mia – mediamente la patata delle altre mi fa schifo <em>(ride)</em>.</p>
<p><strong><em>Matteo Fais</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ora-che-siamo-libere-di-darla-a-chi-vogliamo-ce-piu-bigottismo-che-in-passato-parliamo-tanto-di-sesso-e-non-lo-facciamo-piu-dialogo-con-francesca-tocchio-modella-estrema/">“Ora che siamo libere di darla a chi vogliamo, c’è più bigottismo che in passato, parliamo tanto di sesso e non lo facciamo più”: dialogo con Francesca Tocchio, modella estrema</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/copertina-7-1024x682.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
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		<title>“Non sostituirò mai ca**o con membro”: la biografia hot di Fernanda Pivano</title>
		<link>https://www.pangea.news/fernanda-pivano-ritratto-barbara-costa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2018 06:35:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Ma porca miseria, non credo che ‘cesso’ sia censurabile, e nemmeno ‘masturbazione’. Lascio senza asterischi ‘culo’ e ‘sperma’ perché sono termini di retaggio comune, culo è parola corrente che si trova in innumerevoli romanzi. A pagina 67 non sostituirò ‘cazzo’ con ‘membro’, è meglio l’iniziale con i puntini. Va bene asterischi su ‘figa’, ‘pompini’, ‘inculato’. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/fernanda-pivano-ritratto-barbara-costa/">“Non sostituirò mai ca**o con membro”: la biografia hot di Fernanda Pivano</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Ma porca miseria, non credo che ‘cesso’ sia censurabile, e nemmeno ‘masturbazione’. Lascio senza asterischi ‘culo’ e ‘sperma’ perché sono termini di retaggio comune, culo è parola corrente che si trova in innumerevoli romanzi. <strong>A pagina 67 non sostituirò ‘cazzo’ con ‘membro’, è meglio l’iniziale con i puntini. Va bene asterischi su ‘figa’, ‘pompini’, ‘inculato’. Non capisco che differenza fa sostituire ‘chiavare’ con ‘fottere’ dato che la volete mettere con la sola iniziale”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-62970 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/09/pivano2-222x300.jpg" alt="Pivano" width="158" height="214" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/pivano2-222x300.jpg 222w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/pivano2-768x1039.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/pivano2-757x1024.jpg 757w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/pivano2-600x811.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/pivano2.jpg 1183w" sizes="(max-width: 158px) 100vw, 158px" />È uno dei tanti scazzi epistolari tra Fernanda Pivano e la Mondadori che nel 1965 sta per pubblicare <em>Urlo &amp; Kaddish</em> di Allen Ginsberg accorgendosi solo a traduzione finita che i versi di Ginsberg grondano sesso. Tutti temono la magistratura, la censura, sequestri e processi, tranne la Nanda: “A pagina 51 è impossibile usare ‘sperma’ per ‘sbora’. Se sbora non vi piace mettete una S con i puntini o trovate voi, che certo ne conoscete più di me, altri termini da marinai ubriachi su cui mettere l’iniziale con i puntini! <strong>A pagina 80 non c’è neanche da pensare di censurare tutto, il brano dell’incesto con la madre deve restare: a Ginsberg non lo propongo neanche,</strong> e sono certa che se glielo dite vi toglie i diritti sul libro, e vi fa causa”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nanda Pivano era molto testarda, ma se non fosse stato per la sua determinazione saremmo un Paese culturalmente ancora più triste e arretrato. <strong>Era una tipa tosta anche nella vita privata: Ettore Sottsass fu il grande amore della sua vita, ma all’inizio erano in tre a contendersela, Sottsass, Cesare Pavese e un americano rimasto senza nome.</strong> Nanda conosce Sottsass perché le serve uno scenografo per un lavoro teatrale che sta allestendo, e si innamora di lui all’istante. Cesare Pavese, suo ex professore al liceo, da anni le muore dietro, ma non ci scappa nemmeno un bacio: per due volte le chiede di sposarlo, per due volte viene rifiutato. Nanda vuole sposare Sottsass, ma Ettore col cavolo che vuole sistemarsi. È lei a chiederglielo, lui dice no, lei per ripicca sposa un americano incontrato lavorando in radio, un uomo di cui non si sa nulla, di cui non parla mai nei suoi sterminati diari<strong>. I due si trasferiscono a Roma ma dura poco, basta una telefonata di Ettore per far tornare Nanda da lui, divorziare dall’americano, e diventare finalmente la signora Sottsass</strong>, per poi prendere quel treno che li porta a cominciare una vita insieme a Milano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pavese si suicida nel 1950 a causa di un altro amore infelice, ma è la Nanda che chiama il giorno prima due volte perché vuole vederla: lei non può, ha troppi impegni</strong> ed è vero, i primi tempi con Sottsass non sono facili, il bilancio familiare è tutto sulle spalle di lei. È lei a finanziare i primi lavori di Sottsass, con lo stipendio da supplente di scuola media, con le prime traduzioni di quella letteratura americana che è il regalo più grande che Pavese le lascia: i versi di <em>Spoon River</em> che Nanda traduce di nascosto, le bozze di <em>Addio alle armi</em> di Ernest Hemingway per cui è arrestata dai fascisti e sfugge a un stupro grazie a un provvidenziale allarme aereo. <strong>Hemingway lo incontra a Cortina nel 1948, non nasce nessuna storia d’amore, ma un rapporto da padre a figlia: Nanda gli è accanto mentre lui scrive pagine celeberrime. </strong>Anche Hemingway le telefona prima di spararsi: “Figlia, non posso più cacciare, scrivere, fare l’amore”, e due giorni dopo il suo cervello schizza fino al soffitto.</p>
<p style="text-align: justify;">La Pivano diventa l’ambasciatrice della letteratura americana in Italia, il punto di riferimento di quello che è nuovo, importante, diverso al di là dell’oceano. <strong>Nanda traduce i primi veri orgasmi su carta, ma gli inizi sono stati duri. L’Italia degli anni ’50 è un Paese chiuso e immobile come quello di oggi,</strong> chi vuoi che dia retta a una donna che ti parla dell’America di F. S. Fitzgerald, delle sue donne che non si sposano né fanno figli e pensano solo a divertirsi, a fumare, a bere, a prendersi il diritto e la libertà di fare l’amore con chi vogliono e perché lo vogliono. <strong>Agli editori, ai direttori di giornale che per pubblicarla vogliono prima portarsela a letto, Nanda risponde: “O scrivo o faccio la puttana.</strong> Insieme è troppo faticoso”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-62971 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/09/FERNANDA-PIVANO-THE-BEAT-GOES-ON.jpg" alt="Pivano" width="155" height="192" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/FERNANDA-PIVANO-THE-BEAT-GOES-ON.jpg 202w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/FERNANDA-PIVANO-THE-BEAT-GOES-ON-100x125.jpg 100w" sizes="(max-width: 155px) 100vw, 155px" />L’unione con Sottsass dura 27 anni: viaggi in tutto il mondo, gli Stati Uniti come tappa irrinunciabile, qui Nanda conosce tutti, Faulkner, Dos Passos, Mailer, Carver che non ride mai ma con la Nanda sì, Henry Miller che le fa perdere la testa e Anaïs Nin che invidia. Ci sono i Beat che ribollono in segreto passioni morbose: c’è Kerouac che scrive in fretta, eccitato, ci sono Ferlinghetti e Burroughs, quelli del Living Theatre che nudi mettono in scena il paradiso, poeti e scrittori afroamericani urlanti rabbia, Lou Reed, Warhol, Bob Dylan e tanti, mille altri. <strong>Ma Sottsass la tradisce di continuo, il loro matrimonio agonizza da anni, Nanda mai avrebbe voluto che finisse, va pure dai maghi per farlo rinnamorare. Quando Sottsass si innamora sul serio di un’altra, Nanda prima tenta di tagliarsi le vene, poi si trasferisce a Roma e desertifica i suoi sentimenti per dedicare ai libri ogni energia.</strong> Trova in nuovi scrittori altri amici su cui comporre saggi vivi, diversi da quelli dei suoi colleghi che scrivono di un mondo che non conoscono dal chiuso di accademie, università, giornali di partito che danno ottimi stipendi in cambio di zero autonomia mentale. La Pivano è sempre stata lontana dalla politica che avvelena in Italia ogni cosa, mai avuto protezioni a destra né a sinistra, anche perché né destra né sinistra in Italia hanno mai capito l’America. Nanda non beveva, non si drogava, non era sessualmente promiscua, ma capì prima e meglio che una pagina può essere nobile proprio perché intrisa di alcool, droga, sesso. Ha vissuto delle sue passioni stando sempre dalla parte dei giovani: negli anni ’90, ottantenne, capisce il grunge e trova in quell’America fucked up, altra letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nanda Pivano e lo scrittore beat Neal Cassady una sera sono da soli: lui la riaccompagna in hotel, vuole salire, lei gli spegne ogni ardore. “Non bevi, non fumi, non scopi”, sbotta lui, “ma perché cazzo mi hai voluto conoscere?”.</strong> Per scrivere un’altra lettera d’amore all’America sarebbe stata la risposta perfetta.</p>
<p> </p>


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		<title>“Mi sento avulso dalla mia generazione e dal mio tempo”: sulla poesia di Carlo Tosetti</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Sep 2018 07:01:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con questa intervista Gabriele Galloni prosegue per “Pangea” la rubrica “Sentinelle”, un regesto della poesia italiana contemporanea, che spesso va cercata nei luoghi ignoti. Il tentativo è quello di far parlare i poeti del proprio lavoro, di esporne le ispirazioni. * Carlo Tosetti (Milano, 1969), vive a Brivio (LC). Ha pubblicato le raccolte: Le stelle intorno ad Halley (LibroItaliano, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Con questa intervista <strong>Gabriele Galloni</strong><strong> </strong>prosegue per “Pangea” la rubrica “Sentinelle”, un regesto della poesia italiana contemporanea, che spesso va cercata nei luoghi ignoti. Il tentativo è quello di far parlare i poeti del proprio lavoro, di esporne le ispirazioni.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carlo Tosetti</strong> (Milano, 1969), vive a Brivio (LC). Ha pubblicato le raccolte: <em>Le stelle intorno ad Halley</em> (LibroItaliano, 2000), <em>Mus Norvegicus</em> (Aletti, 2004), <em>Wunderkammer</em> (Pietre Vive, 2016). Suoi scritti e recensioni sono presenti sulle maggiori riviste letterie italiane. Collabora con <em>Poetarum Silva</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://www.pietreviveeditore.it/prodotto/wunderkammer/" target="_blank" rel="noopener"><em>Wunderkammer</em></a> (Pietre Vive, 2016). Camera delle meraviglie, appunto. Ma anche luogo di ribrezzo, talvolta, e di orrore. Raccontaci il libro. Il concepimento, l’evoluzione, il percorso. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-62725 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/09/wunderkammer-213x300.jpg" alt="wunderkammer" width="148" height="208" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/wunderkammer-213x300.jpg 213w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/wunderkammer-768x1080.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/wunderkammer-728x1024.jpg 728w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/wunderkammer-600x844.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/wunderkammer.jpg 1073w" sizes="(max-width: 148px) 100vw, 148px" />Il libro non è nato sulla base di un preciso progetto. Nel 2004, deluso dall&#8217;ambiente della poesia, mi ero “ritirato”. Lo virgoletto, perché non ero certo famoso e nessuno, tranne il sottoscritto, se ne accorse (questa precisazione sembra una parodia di Wilcock). Non ho mai smesso, però, di scrivere e dieci anni dopo, dietro insistenza di un caro amico, ho raccolto le poesie ritenute migliori per cercare di farle pubblicare. Fondamentale è stato l’ottimo lavoro dell’editore (Antonio Lillo). Io disponevo di una sequenza di poesie, le quali, seppur accodate in un ordine coerente, risultavano lontanissime dal gusto imperante, il che, lecitamente, per un editore non è una buona premessa&#8230; Debbo a lui l&#8217;intuizione della <em>Wunderkammer</em> quale struttura del libro e sua è anche la richiesta di inserire delle brevi prose, per alleggerire la lettura. Si è rivelato un incontro fortunato, il nostro, e per entrambi… credo! Così, con qualche timore, il libro è stato pubblicato ed è andato bene; sono soddisfatto. Non ho vinto alcun premio (questa è una questione delicata da trattare), ma molte sono state le recensioni positive e le reazioni entusiastiche. Insomma, seppur da una posizione defilata, credo di essere stato apprezzato, malgrado la proposta non sia digeribile per tutti. Le poesie, quindi, sono nate senza un fine preciso, se non quello di rappresentare immagini in modo ritmico e musicale; una mia personale ricerca; un mio diletto. Dalle reazioni al mio libro (pare che o si ami o si odi), ho capito molto rapidamente che l’arte vive il paradosso dell’omologazione. Lo sguardo dell’uomo, che dovrebbe spaziare, è invece limitato, costretto in alcuni scenari collaudati e graditi ai più. <strong>Il nostro tempo è prepotentemente contrassegnato da una sorta di “pensiero unico”, ciò è l’effetto del mostro che aveva intravisto Pasolini, senza tuttavia poter dare un nome al fenomeno. Ora è tutto facilmente comprensibile, in quanto il Golem che chiamiamo mercato, dotato di vita propria, richiede palati omologati.</strong> Osservato <em>Wunderkammer</em> con questo approccio, l’orrore di alcune poesie emerge per contrasto con ciò che tratta la poesia, abitualmente: le folaghe venivano cacciate e consumate. Il nàrvalo è fonte proteica e di vitamina per i popoli dei ghiacci. I grilli catturati a Firenze sono parte delle nostre tradizioni. Il disastro ferroviario di Balvano è un fatto accaduto. Queste immagini sono trattate come tali, senza alcun giudizio, cercando di svellere i fatti dal loro contesto e dare loro la piena dignità che spetta ad un evento, in quanto accaduto. Perciò il rotolare del mondo è anche morte e sofferenza&#8230; ma può essere osservato freddamente come una sequenza di fatti. Da questo punto di vista, l’idea di trattare le poesie come oggetti catalogati in una <em>Wunderkammer</em>, ne ha esaltato la peculiarità, rendendo ancora più palpabile questa caratteristica della mia poetica, inoltre il matrimonio è così ben riuscito, che il libro ha una certa solidità&#8230; È più pesante del peso della sola carta (nel bene e nel male). Ultimo aspetto importante: la copertina e le illustrazioni sono state realizzate da due bravissimi illustratori: ALE + ALE. L’aderenza ai testi del loro lavoro è totale: una rara sinergia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I maestri vanno uccisi. Sei d’accordo con questa affermazione? E quali sono state – o sono ancora oggi – le tue guide di sentiero? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">I grandi personaggi dell’arte (salvo rarissime eccezioni) hanno stravolto le regole, dopo averle assimilate e seguite fedelmente. Sono convinto che questa sia la via per tracciare il proprio (e nuovo) sentiero. <strong>I maestri, quindi, non vanno uccisi; dovrebbero morire, com’è nella natura delle cose. Talvolta faticano a spirare: pensa all’esercito di seguaci e imitatori di Milo De Angelis, per esempio.</strong> La domanda è: l’eternazione di un maestro, di un modello poetico, è colpa da attribuire al maestro o ai seguaci? Probabilmente è da suddividere equamente&#8230; Va precisato, a riguardo di Angelis, che la sua dirompente opera prima (<em>Somiglianze</em>) del 1976, si colloca in un periodo storico “in cui dominava il ricatto politico (falsamente politico) dello schierarsi dalla parte giusta e del porre la propria scrittura al servizio di una classe o un’idea”. Sono parole dello stesso Milo. Nel 1976, sulla bacheca dell’Università Statale di Milano appare un cartello: <em>Cerchiamo qualcuno che ami la poesia</em>. Sempre lui, Opera sua. <strong>Allora, ciò che si dovrebbe rubare ai maestri è la cieca passione, che quasi rasenta l’ingenuità, oltre alle finezze tecniche. </strong>Il motore, perciò, che sospinga lo scrittore ad addentrarsi armato di machete nella foresta delle lettere e del mondo, per aprirsi un proprio sentiero. Allo stesso modo, il maestro dovrebbe “morire in sé”, spronando al nuovo… Tanto più che le sue opere parleranno in eterno in sua vece. Queste, ovviamente, sono soltanto mie opinioni, dedotte dalla mia personale esperienza in poesia. Per quanto concerne il sottoscritto, credo di subire il fascino imperituro di Borges e Montale (per quest’ultimo, uso dire che &#8220;è Dio&#8221;).</p>
<p><strong>Sei anche un fine critico letterario; come concili questo con la tua ricerca personale? Influisce in qualche modo? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io non sono un critico letterario; tempo fa, delle persone che stimo mi hanno invitato a scrivere delle recensioni, ritenendo che io ne avessi le capacità (lo preciso, perché fui molto timoroso e riluttante di fronte alla proposta). Accettai, anche per misurarmi con me stesso e&#8230; andò bene. Continuo però a non definirmi come tale. Tra l’altro, non sarebbe corretto nei confronti di chi ha un percorso di studi specialistici e che – senza alcun dubbio – ha una preparazione molto più vasta e approfondita della mia. Andando oltre, devo riconoscere che l&#8217;esperienza è nutriente: leggo molta poesia e senza fossilizzarmi su di un genere preciso. È inevitabile che queste letture siano sorgenti di cambiamento e ispirazione; la poetica di <em>Wunderkammer</em> è ora uno splendido ricordo, ma attiene al passato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E con la tua generazione? Che rapporti hai? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sia poeticamente, che umanamente, mi sento avulso dalla mia generazione e dal mio tempo. Tieni conto che ho 49 anni, per cui posso considerare la mia generazione come paradigmatica, oggi: è succeduta alle precedenti e giunta a vivere il ‘proprio’ tempo. <strong>Maturi anagraficamente per reggere il peso delle responsabilità, per prendere possesso dei luoghi di potere. </strong>Né troppo giovani e bisognosi di esperienza, né troppo vetusti e acciaccati, giunti alla resa dei conti e della vita. Per quanto concerne la poesia, come in parte ho già risposto, non sono affascinato da quella che viene definita ‘contemporaneità’, innalzandola a unico e utile canone estetico. Sono soffocato da una opprimente omogeneità poetica, che non si manifesta soltanto nei temi trattati, ma anche graficamente. Ho la forte sensazione che la forma di una poesia (forma intesa come disposizione dei versi e impaginazione) sia parlante e permetta l&#8217;incasellamento in una macrocategoria. Nello stesso tempo, per quanto sia paradossale, noto che la forma rigida del passato, il canone, entro schemi prestabiliti ci ha donato capolavori intramontabili. <strong>Prendiamo ad esempio il sonetto: Dante, Shakespeare, Rilke. Tre ere differenti, uno schema comune (seppur con differenti sfumature): ci hanno lasciato pagine ricchissime e mai inattuali. In definitiva, penso che non sia la libertà dagli schemi ad essere creativa. </strong>Sia ben chiaro: io non scrivo secondo il canone, ma non distolgo mai lo sguardo da esso.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre,<strong> illustri poeti viventi cercano di spingere la produzione verso la trattazione di temi sociali, affermando che la poesia debba avere la funzione di sensibilizzare e ridestare gli animi.</strong> Io non osteggio questa possibilità, al contrario considero le lettere per ciò che sono sempre state, cioè anche sorgente di coscienza, di evoluzione e rivoluzione. Si sta trattando, però, di arte ed ogni imposizione tematica e stilistica ha come affetto l&#8217;impastoiarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Che l&#8217;autore sia libero di scrivere ciò che sente. I temi di attualità vengono trattati da sempre e sempre verranno affrontati, ma evitiamo di condizionare la rotta. In ultimo, non me ne vogliate, è indubitabile che conformarsi ad una concezione di poesia apra delle porte. Io, per esempio, sono consapevole del fatto che alcuni nomi nella giuria di un premio precludano ogni mia possibilità&#8230; So che in alcune e seguite manifestazioni non vengo invitato, perché non scrivo ciò che si vorrebbe, ma sono libero di essere ciò che sono, almeno in poesia. È la croce e la delizia di non sostentarsi con l’arte. L’atto artistico deve soddisfare anzitutto l&#8217;autore. Da questo punto di vista, potremmo definire l’arte una masturbazione e masturbarsi su commissione ha dei limiti oggettivi. Umanamente, il rapporto con la mia generazione è ancor peggio. Le mie passioni, i miei interessi, nulla hanno a che vedere con quelli dei miei coetanei. <strong>Sempre per una questione anagrafica, posso accusare i cinquantenni (anno più, anno meno) come corresponsabili dello sfacelo politico, morale e sociale del nostro paese. </strong>Quello che vedo e sento… Il razzismo che monta, ma viene maldestramente negato, la distruzione sistematica di una istruzione umanistica, la conseguente insensibilità e ignoranza dilagante, l’incommensurabile bassezza e volgarità diffusa, il dominio incontrastabile della rete sul mondo reale, tutto vede come attori principali le mie generazioni, che hanno venduto (letteralmente) anima e corpo alla carriera. Anche io occupo una buona posizione dal punto di vista professionale, ma costantemente esigendo dal ‘me stesso uomo’ molto più che uno stipendio soddisfacente. Frequento pochissime persone e non vedo come possa andare diversamente&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Progetti in corso e in divenire?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi tempi sto lavorando a un poema, che spero vedrà la luce nel 2019. È un racconto di fantasia che ha attecchito sul substrato dei miei ricordi. Lo dichiaro subito e apertamente: senza una precisa volontà, è una prova concreta del mio pensiero riguardo alla poesia. <strong>È un racconto fantastico, lontanissimo dalla quotidianità. Non ci sono messaggi politici o sociali, l&#8217;ambientazione storica non è ben definita, la vicenda narrata è impossibile e irreale&#8230;</strong> Per ovvi motivi preferisco non dire altro, ma ti regalo una breve anticipazione. Sto anche lavorando ad una raccolta, della quale alcune poesie sono già state pubblicate sul mio blog. Sono poesie per le sei donne importanti, a oggi, della mia vita, fra le quali non possono mancare mia madre e mia nonna. È un periodo, per me, di cambiamento. A fatica mi sto liberando dallo stile che mi ha accompagnato per anni e che ha dato alla luce <em>Wunderkammer</em>. Vedremo cosa mi riserverà il futuro. Alcuni estratti dal mio futuro poema:</p>
<p>La crepa separò<br />
il muro alle spalle<br />
del letto nuziale,<br />
ch’è maestro, ma<br />
lo fece quanto taglia<br />
un burro ammollato<br />
per carni la coltèlla,<br />
come nuota l’acqua<br />
fredda il salmerino,<br />
a guisa del comune,<br />
lieto, perforare<br />
i nugoli l’uccello.</p>
<p>Quindi abile solcò<br />
della sala da pranzo<br />
la parete e percorse,<br />
(compì nulla d’ardito,<br />
per sentieri conosciuti),<br />
fra i cotti bruniti<br />
le linee già incrinate<br />
d’anni d’incursioni<br />
e fu – l’atrio passato –<br />
che irosa lei strappò<br />
come carta la ringhiera<br />
e discese nella strada.</p>
<p>Eccola, fiera,<br />
fende lieve l’asfalto,<br />
snello brigantino privo<br />
d’immagine, che lascia<br />
divelto a poppa il mare<br />
di bitume, ricorda<br />
un taglio, una ferita<br />
e non v’è modo, né moto<br />
ondoso che richiuda<br />
la strada scarnata<br />
dalla crepa, che infila<br />
la rotta per fuggire.</p>
<p>Imbocca il fabbricone,<br />
scoscesa la strada,<br />
toponimo diffuso,<br />
che al borgo più basso<br />
conduce, attenta<br />
dilania filando lungo<br />
la mura di destra,<br />
(di macine il suono<br />
del digrignare compagna<br />
lo sventrare, spartito<br />
di nota battente,<br />
archetto all’adamante).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/mi-sento-avulso-dalla-mia-generazione-e-dal-mio-tempo-sulla-poesia-di-carlo-tosetti/">“Mi sento avulso dalla mia generazione e dal mio tempo”: sulla poesia di Carlo Tosetti</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Il cinema non è nato con i fratelli Lumière, ma con una bella donna che ci stava a farsi spogliare e toccare. Barbara Costa senza limiti nell’illecito cinematografico</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Aug 2018 07:05:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che il cinema sia nato col treno dei fratelli Lumière è la versione ufficiale, il passo successivo è stato trovare una bella donna che ci stesse, a spogliarsi, toccarsi e farsi toccare, fino in fondo. Non lo affermo io, ma Jean-Luc Godard, da qualche parte nel suo sterminato Histoire(s) du cinéma, dove la sua voce [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/il-cinema-non-e-nato-con-i-fratelli-lumiere-ma-con-una-bella-donna-che-ci-stava-a-farsi-spogliare-e-toccare-barbara-costa-senza-limiti-nellillecito-cinematografico/">Il cinema non è nato con i fratelli Lumière, ma con una bella donna che ci stava a farsi spogliare e toccare. Barbara Costa senza limiti nell’illecito cinematografico</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Che il cinema sia nato col treno dei fratelli Lumière è la versione ufficiale, il passo successivo è stato trovare una bella donna che ci stesse, a spogliarsi, toccarsi e farsi toccare, fino in fondo.</strong> Non lo affermo io, ma Jean-Luc Godard, da qualche parte nel suo sterminato <em>Histoire(s) du cinéma</em>, dove la sua voce accarezza immagini di sesso cinematografico le più esplicite, compreso un pissing in bianco e nero, una donna degli anni ’20, presumo dalle sue vesti e capelli cortissimi, sotto due gambe aperte, a ricevere a bocca spalancata il caldo gettito, deliziata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Umberto Barbaro andava al cinema per istruirsi, Ennio Flaiano “per dimenticare quel poco che so”, un 12enne Woody Allen per vedere, almeno sullo schermo, la sua prima donna nuda. E tu, cosa vuoi vedere in un film?</strong> Quanto sei disposto a concedere? Quanto la tua decenza a tollerare? Godresti nel vedere la Madonna nuda? Che si masturba? Sì, proprio lei, Maria di Nazareth, che apre le gambe al ginecologo – e a noi che la guardiamo sullo schermo – per farsi confermare la gravidanza. A imene intatto. <strong>Maria che mentre il suo pancione cresce non si fa toccare ma si tocca lei, il suo corpo nudo, esposto, riempito dalle sue dita acerbe fino al godimento totale, supremo. È quel genio demoniaco di Godard ad aver girato tutto questo, sublimando la Madonna nel candido corpo di una moderna adolescente dalla vita semplice, masturbazione e scazzi con Giuseppe compresi.</strong> Non ha mai fatto sesso, il suo corpo è vergine e ha in grembo il figlio di Dio: sul set Godard si apparta con l’attrice (sua amante durante le riprese) e la mette nuda sul letto, nuda nella vasca da bagno, coperti solo i seni dai suoi capelli scuri, e con la telecamera si sdraia sul suo corpo, lo percorre tutto, più volte, non c’è intimità più violata di quella di Myriem Roussel in questo <em>Je vuos salue, Marie</em>, film capace di eccitare, imprimersi nella mente, come nessun video porno mai.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre Godard poi i figli li fa crescere, e in <em>Due e tre cose che so di lei</em> quella carne innocente la manda all’asilo, e lì c’è un uomo, al contempo portiere e mezzano. Lo stesso appartamento è scuola materna e casa d’appuntamenti, i corpi dediti alla lussuria son debitamente separati da quelli della prole, ma non all’occhio dello spettatore, che vede e sa. <strong>Ripeto: fin dove puoi guardare? Fino al bambino cresciuto, diventato ragazzo, e poi uomo, che scopa la madre?</strong> Quale vuoi, quello edipico di Pasolini, e la Mangano è tentazione pura, la scena del primo coito, se non erro un normale, fidato missionario, è girato con l’inquadratura fissa sul viso di lei, il suo corpo che riceve il sesso del figlio, a goderne. Giocasta non sa che è carne sua, tu che la guardi languido sì. Ma se non ti basta Pasolini, se ti sta antipatico poco male, c’è chi ha fatto peggio, o meglio, dipende dai punti di vista, comunque nell’incesto c’è andato giù di brutto, e lo sai chi è stato? <strong>Una donna, Helene Terrie, che l’ha scritto, insieme a un uomo, Kirdy Stevens, suo marito, che l’ha diretto. Bisogna essere dei cinefili spinti, dei pornografi seri, per conoscere <em>Taboo</em>, film tra le gemme del cinema porno.</strong> Quello di un tempo, quello dove andavi nelle sale a mirarlo, quello che oggi compri su Amazon e soci. Insomma, facciamo Taboo, facciamo scopare una 45enne insoddisfatta col figlio, scendiamo negli abissi e facciamo sesso proibito oltre ogni limite. <em>Taboo</em> è discesa nell’orrore dei piaceri. Tu che guardi sai che i due a letto non sono certo madre e figlio, lo sai ma tanto il tuo cervello è già andato, perso tra la lussuria e il peccato. <strong>Quei due corpi avvinghiati violano ciò per noi occidentali più sacro, e per questo i nostri occhi ne rimangono incollati, la mente in subbuglio, il resto del corpo alterato, ma caldo.</strong> Se interrogati neghiamo, condanniamo, poi se solo apriamo XVideos, ci tuffiamo su milf e gilf che scopano sons and daughters. <strong>“FamilyStrokers” è stato mesi in testa alle classifiche di Pornhub come video più guardato: incesto tra patrigno e figlia 20enne. 8,2 milioni di visualizzazioni in una sola settimana</strong>, per dei corpi nudi, ansanti, ripresi in ogni incastro possibile, ma ad eccitare non sono quei corpi, quelle lingue e mani che frugano dove più è illecito, ma la finto-consanguineità profanata. Oltraggiata. Cinematograficamente dissacrata. Ti turba di più la scena della figlia accoccolata nel lettone tra mamma e papà, o la scena iniziale, quando sono tutti e tre a tavola, a mani giunte, pulite, a pregare?</p>
<p><em>Barbara Costa</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/il-cinema-non-e-nato-con-i-fratelli-lumiere-ma-con-una-bella-donna-che-ci-stava-a-farsi-spogliare-e-toccare-barbara-costa-senza-limiti-nellillecito-cinematografico/">Il cinema non è nato con i fratelli Lumière, ma con una bella donna che ci stava a farsi spogliare e toccare. Barbara Costa senza limiti nell’illecito cinematografico</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Mistero agostano: chi è davvero Barbara Costa? Secondo Natalia Aspesi è “un uomo”, anzi, “un gruppo”, o meglio, “un marchio”. Pangea incassa un tot di complimenti e svela l’arcano: il problema è la cultura snobistica italiana, tormentata dalle cariatidi</title>
		<link>https://www.pangea.news/mistero-agostano-chi-e-davvero-barbara-costa-secondo-natalia-aspesi-e-un-uomo-anzi-un-gruppo-o-meglio-un-marchio-pangea-incassa-un-tot-di-c/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 10:24:14 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/mistero-agostano-chi-e-davvero-barbara-costa-secondo-natalia-aspesi-e-un-uomo-anzi-un-gruppo-o-meglio-un-marchio-pangea-incassa-un-tot-di-c/">Mistero agostano: chi è davvero Barbara Costa? Secondo Natalia Aspesi è “un uomo”, anzi, “un gruppo”, o meglio, “un marchio”. Pangea incassa un tot di complimenti e svela l’arcano: il problema è la cultura snobistica italiana, tormentata dalle cariatidi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ma… chi ho invitato a cena?</strong> Pensavo fosse una donna, alquanto disinibita – perciò, fugacemente bella. Invece.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rewind. Esattamente due mesi fa il Saggiatore mi invia un libro stuzzicante fin dal titolo (<em>Pornage. Viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo</em>), sapendo chi sono</strong>, un sessomane mentale, un poeta della masturbazione onirica (non si spiega, altrimenti, perché non mi abbiano inviato i libri di Vittorio Sereni e di Franco Fortini). Chiedo di intervistare l’autrice. Prima mi dicono, “lei stessa ci teneva che tu lo avessi”, riferendosi al libro (il che lusinga il mio ego alla John Holmes), poi fanno, va bene, ma “se ti va bene” che l’intervista sia “scritta”. Ci sto, ovviamente.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">L’intervista la pubblico <a href="http://www.pangea.news/i-tabu-li-ho-salutati-da-un-pezzo-non-giudico-neanche-chi-fa-sesso-con-il-suo-motorino-dialogo-con-barbara-costa-sul-regno-del-porno/" target="_blank" rel="noopener">su <em>Pangea</em> il 30 giugno scorso</a>, con un titolo di cui mi faccio vanto (<em>“I tabù li ho salutati da un pezzo, non giudico neanche chi fa sesso con il suo motorino…”</em>) scrivendone, perché è ben scritto, come del “romanzo dell’epopea porno”. <strong>Insomma, dall’intervista si passa allo scambio di mail, a mail segue mail, da cosa nasce cosa e, insomma, chiedo a Barbara di scrivere per <em>Pangea</em>. </strong>Prima facciamo un’altra intervista – rigorosamente scritta – pubblicata il primo agosto scorso, con sottotitolo che manda in furia i lettori virili di <em>Pangea</em> <a href="http://www.pangea.news/amo-philip-roth-perche-lui-le-donne-le-ha-sessualmente-odiate-comunque-le-trans-sono-una-vera-calamita-non-ce-uomo-che-non-le-desideri/" target="_blank" rel="noopener">(<em>“…le trans sono una vera calamita, non c’è uomo che non le desideri”</em>)</a>, poi Barbara si produce in <a href="http://www.pangea.news/lolita-non-e-una-ninfetta-vergine-ma-una-ragazza-sessualmente-assassina-che-usa-humbert-a-suo-piacimento-ecco-perche-il-romanzo-di-nabokov-continua-a-turbare/" target="_blank" rel="noopener">una lettura viziosa – ma filologicamente esatta</a> – di <em>Lolita</em>, affermando (titolo di cui vado virilmente orgoglioso, che <em>“Lolita non è una ninfetta vergine, ma una ragazzina sessualmente assassina, che usa Humbert a suo piacimento”. </em>L’articolo piace, pare, perché lo cita Paolo Di Paolo – in verità, cita il titolo – su <em>la Repubblica</em>, oggi, 20 agosto (“…sul sito Pangea ha di recente riletto Lolita di Nabokov…”), in merito a una questione spinosa che si rifà al mio interrogativo ‘genetico’: ma… chi ho invitato a cena?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo Natalia Aspesi, giornalista di fama che ha scritto brutti libri, infatti, Barbara Costa non esiste.</strong> La Aspesi, scrivendo di <em>Pornage</em> su ‘Robinson’, inserto culturale de <em>la Repubblica</em>, il 19 agosto scorso, ieri, giunge a questa sconcertante conclusione. “Sospetto che <em>Pornage</em> l’abbia scritto un uomo non più giovane e appassionato fruitore quotidiano di porno, o meglio ancora un gruppo di bontemponi che se la sono spassata investigando e cliccando”. Dopo aver gettato la pietra, però, la Aspesi ritira la mano, distilla una manciata di spine sui coglioni dei guardoni, “Chi si nasconda dietro il marchio di Barbara Costa è privo di interesse, quindi non si scaverà nel mondo editoriale per conoscerne l’identità. Si eviterà ovviamente di chiamarla l’Elena Ferrante del porno”. <strong>Dunque, secondo la Aspesi io avrei invitato a cena “un uomo non più giovane”, anzi, “un gruppo di bontemponi”, o meglio, “un marchio”. A questo punto, mi tocco le palle foderandomi l’inguine </strong>con la cintura di castità, di castrità.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ora allineo i fatti che mi riguardano. <strong>Barbara Costa scrive da un tot di anni su <em>Dagospia</em>, “non sono una giornalista professionista, tantomeno una scrittrice, ma una… che, come dire, ci prova” (da una mail privata), si dichiara “una woodyalleniana persa”</strong> (dalla medesima mail), <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/toh-nbsp-natalia-aspesi-inciampa-ldquo-pornage-rdquo-nostra-181165.htm" target="_blank" rel="noopener">a dire di Giampiero Mughini, suo amico e mentore</a>, “Barbara vive nella provincia romana, s’è laureata con una tesi sulla politica americana in Vietnam, può scrivere agevolmente di John F. Kennedy o di John McNamara, ha appena scritto un bellissimo articolo su Lolita pubblicato da <em>Pangea</em>, il magnifico sito letterario online curato da Davide Brullo” (<em>magnifico </em>lo vergo qui, a imperitura memoria, per onorare il mio ego selvaggio, pornografico). A questo punto, se due più due fa cinque, come dice Dostoevskij, Barbara Costa è la parte femminile di Mughini, la <em>Shekhinah</em> di Mughini.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Barbara Costa, quando ci scriviamo, si firma Anita Pallenberg, la musa di Mario Schifano, la tipa di Keith Richards, che ha recitato, tra l’altro, in <em>Barbarella </em>(1968), e su cui ha scritto, l’anno scorso, su <em>Dagospia</em>, <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/barbara-costa-lsquo-non-rsquo-stata-donna-mondo-149967.htm" target="_blank" rel="noopener">un formidabile ‘coccodrillo’.</a></strong> Sul suo profilo WhatsApp si fa rappresentare da una fotografia di Niki Lauda. Di solito, con Barbara, parliamo di letteratura e del sesso (di solito, sudaticcio, retorico, brutto) che trasuda in letteratura. Parliamo di Philip Roth e di Isaac B. Singer (“che adoro”), la sto ‘svezzando’ a Jun’ichiro Tanizaki (“…devo confessarti che non ho letto nulla di Tanizaki, perché ho tanta, ma tanta soggezione del mondo giapponese, della sua cultura, da cui sono molto attratta, ma che credo di dover studiare, e bene, e non so da che parte cominciare, anche per farci su un discorso pornografico più denso delle banalità che si dicono”). Al che, vista la sintonia intellettuale, visto che passo subito dal cervello alla carne – devo vedere in faccia, scrutare il gioco degli occhi di chi stimo –, invito Barbara a cena. Mi si presenta una femmina di virtuosa bellezza e di sapida intelligenza.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Visto che non credo a ciò che vedo, questa mattina scrivo a Barbara: ma sei davvero tu, chi sei davvero tu?</strong> Risposta laconica. “Io non amo i social e forse questa mia scelta di privacy assoluta ha creato tutta questa incomprensione. Chissà”. Quel <em>chissà</em> resta indigesto come Cristiano Ronaldo che si diletta con il tango.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La vera morale di questo mistero agostano sta nel sottosuolo di ciò che scrive Di Paolo. “Il libro è firmato da Barbara Costa, la cui biografia è pressoché irreperibile”. Eccolo, il punto. <strong>Il mondo della cultura, sinuosamente nepotistico, in cui sono tutti amici di, non può accettare un illustre ignoto, che lavora in provincia, non ha ambizione di entrare nel club ma solo di fare bene quello che fa. </strong>E oltretutto, si picca, da una prospettiva né intellettualoide né libertina, semplicemente libera, di parlare di sesso. Questo è il punto. La cultura, in Italia, è una stanza riservata, una società dei pochi, dei soliti noti: se uno sconosciuto mette il piedino e spara con la cerbottana sulla fronte del mostro, lo lapidano. Poco importa, davvero, chi sia Barbara – conta la sua integrità intellettuale, conta ciò che scrive. Erigiamo un monumento al milite ignoto della cultura, contro le cariatidi che ancora pensano di dirci, assise su cattedre tarlate, cosa è cultura e cosa non lo è. (d.b.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/mistero-agostano-chi-e-davvero-barbara-costa-secondo-natalia-aspesi-e-un-uomo-anzi-un-gruppo-o-meglio-un-marchio-pangea-incassa-un-tot-di-c/">Mistero agostano: chi è davvero Barbara Costa? Secondo Natalia Aspesi è “un uomo”, anzi, “un gruppo”, o meglio, “un marchio”. Pangea incassa un tot di complimenti e svela l’arcano: il problema è la cultura snobistica italiana, tormentata dalle cariatidi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Houellebecq e gli Incel, i nuovi luddisti. Oggi la vera forma di classismo è tra chi scopa e chi è escluso dal liberalismo sessuale. Il grande scrittore francese aveva previsto tutto</title>
		<link>https://www.pangea.news/houellebecq-e-gli-incel-i-nuovi-luddisti-oggi-la-vera-forma-di-classismo-e-tra-chi-scopa-e-chi-e-escluso-dal-liberalismo-sessuale-il-grande-scrittore-francese-aveva-previsto-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jul 2018 06:59:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono intorno a noi. È sufficiente guardarsi intorno. Di solito, chi lo fa prova istintivamente una sorta di repulsione nei loro confronti. Capita come tra gli indigenti: il povero non vuole circondarsi di altri che versano nella sua stessa condizione. Rivedere sé stessi in una figura di perdente non genera empatia, ma, piuttosto, un malessere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/houellebecq-e-gli-incel-i-nuovi-luddisti-oggi-la-vera-forma-di-classismo-e-tra-chi-scopa-e-chi-e-escluso-dal-liberalismo-sessuale-il-grande-scrittore-francese-aveva-previsto-tutto/">Houellebecq e gli Incel, i nuovi luddisti. Oggi la vera forma di classismo è tra chi scopa e chi è escluso dal liberalismo sessuale. Il grande scrittore francese aveva previsto tutto</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Sono intorno a noi.</strong> È sufficiente guardarsi intorno. Di solito, chi lo fa prova istintivamente una sorta di <strong>repulsione </strong>nei loro confronti. Capita come tra gli indigenti: <strong>il povero non vuole circondarsi di altri che versano nella sua stessa condizione</strong>. Rivedere sé stessi in una figura di perdente non genera empatia, ma, piuttosto, un malessere che si tramuta in astio verso chi ci ricorda quale posto occupiamo nel teatro dell’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli <strong>Incel</strong>, dall’inglese <em>involuntary </em>e<em> celibate</em>, ovvero <strong>chi si ritrova privo di una qualunque compagnia femminile al di là della sua volontà</strong>, stanno diventando un serio problema sociale. Prima, erano semplicemente gli <strong>“sfigati di turno”</strong>. Adesso, questa massa umana moralmente devastata si incontra su internet per consolarsi, ma soprattutto per <strong>approntare un piano di rivalsa contro il mondo da cui si sentono respinti</strong>, quello delle <strong>donne</strong> e dei <strong>maschi che riscuotono un certo successo presso il gentil sesso</strong>. Avviene sempre così, quando una <strong>cerchia di persone vessate e umiliate si rende conto di essere in numero tale da poter incutere timore su chi la opprime</strong>. È il processo alla base del cosiddetto “trionfo populista”: l’ex media borghesia oramai proletarizzata, e precedentemente messa ai margini dalle élite colte e parioline, quando diventa consapevole di poter andare a formare una forza considerevole – quando prende coscienza di sé, per dirla con Marx –, alza la cresta e fa sentire la sua voce. Così è per gli <strong>esclusi dalle magnifiche sorti progressiste che avrebbero dato vita alla tanto sbandierata rivoluzione sessuale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le libertà dell’universo capitalistico, è noto, generano mostri</strong>, soprattutto perché non si profilano mai come assunzioni del libero arbitrio ma come imposizioni della società. <strong>Nessuno oggi è, per dir così, libero di avere una vita sessuale varia e stimolante. Piuttosto, questa gli è imposta come necessità per una vera affermazione sociale.</strong> In tal senso, il libertinaggio è come l’automobile. In principio appare come un magnifico ritrovato che permette a chiunque di percorrere in un tempo limitato ampie distanze. Di lì a breve, si rivela una sorta di schiavitù a cui risulta impossibile sottrarsi. Senza macchina non si può trovare un lavoro e, se la si possiede, ci può essere chiesto di trascorrervi buona parte del tempo per onorare la nostra giornata di fatica a centinaia di chilometri dal luogo di residenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Per farla breve, <strong>oggi chi non scopa è uno scarto</strong> su cui pesa la stessa vergogna che in altre società gravava sulla donna di <em>facili costumi</em>. <strong>L’incapacità di imporre la propria potenza nella realtà senza confini del libero mercato trova la sua cartina di tornasole, oltre che nella mancanza di lavoro, nell’essere sessualmente inattivi.</strong> “Chi non lavora non fa l’amore”, cantava un Celentano in vena di fare il marxista da quattro soldi. Oggi si potrebbe dire che “non si lavora e non si fa l’amore”, perché si appartiene alla categoria dei <strong>nuovi dannati del mondo globalizzato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha di recente <a href="http://www.pangea.news/non-si-e-mai-parlato-cosi-tanto-di-sesso-i-maschi-non-scopano-piu-allora-uccidono-un-critico-letterario-di-lusso-esplode-il-mondo-di-oggi-previsto-25-anni-fa-da-michel-houellebecq/" target="_blank" rel="noopener">sottolineato <strong>Adam Kirsch</strong>, sul “New York Times”</a>, tutto ciò era <strong>già stato preconizzato nell’opera del solo vero cantore del nostro tempo, Michel Houellebecq</strong> – altro che Philip Roth! Leggetevi <em>Estensione del dominio della lotta</em> e <em>Le particelle elementari</em>. Prestate particolare attenzione ai personaggi di <strong>Tisserand </strong>e <strong>Bruno</strong>. Niente di meglio che riportare la disamina del Maestro posta, non a caso, nella parte centrale del suo primo libro, a fare da baricentro al testo e più in generale a tutte le sue opere successive: “<em>Decisamente, mi sono detto, nella nostra società <strong>il sesso rappresenta un secondo sistema di differenziazione, del tutto indipendente dal denaro; e si comporta come un sistema di differenziazione altrettanto spietato</strong>, se non di più. Tuttavia gli <strong>effetti di questi due sistemi sono strettamente equivalenti</strong>. Come il liberalismo economico incontrollato, e per ragioni analoghe, così il liberalismo sessuale produce fenomeni di depauperamento assoluto. Taluni fanno l’amore ogni giorno; altri lo fanno cinque o sei volte in tutta la vita, oppure mai. Taluni fanno l’amore con decine di donne; altri con nessuna. È ciò che viene chiamato ‘legge del mercato’. In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema sessuale dove l’adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. <strong>In situazione economica perfettamente liberale, c’è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria.</strong> <strong>In situazione sessuale perfettamente liberale, c’è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine.</strong> Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Sul piano economico, Raphael Tisserand appartiene alla schiera dei vincitori; sul piano sessuale, a quella dei vinti. Taluni vincono su entrambi i fronti; altri perdono su entrambi i fronti. Le imprese si disputano alcuni giovani laureati; le femmine si disputano alcuni giovani maschi; i maschi si disputano alcune giovani femmine; lo scompiglio e la confusione sono considerevoli</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale scompiglio e confusione sono appunto ciò che vediamo dietro alcune delle <strong>ultime stragi che hanno funestato in particolare l’America</strong> – strano no? Proprio la patria del capitalismo. Qualche idiota parlerà di odio verso le donne e femminicidio. La cosa in realtà è molto più sottile e, infatti, colpisce anche il maschio dongiovannesco. <strong>I generi non c’entrano.</strong> Sempre citando <strong>Marx</strong> – il grande inascoltato, soprattutto da parte di quelli di sinistra –, è all’<strong>economia</strong> che bisogna guardare. <strong>Gli incel sono i nuovi luddisti: questi ultimi distruggevano i moderni mezzi della produzione industriale, così come i primi sfogano violentemente la loro frustrazione su chi incarna il modello supremo del libertarismo post sessantottesco.</strong> I loro gesti efferati ricadono, in fondo, nella dimensione del simbolico.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto ciò, come al solito, <strong>è difficile comprendere, al di là della inascoltabile e trita logica del “la violenza è sempre sbagliata”, chi abbia ragione e chi torto. L’aspetto positivo è vedere che la struttura non tiene e il sistema perde consistenza. L’utopia rivela ogni giorno il suo lato distopico. Che possa partire da qui il “ritorno del represso” di marcusiana memoria? Che finisca per essere il sesso, finalmente, il vero motore della rivolta anticapitalista?</strong> Una cosa è certa: niente di ciò che potrebbe accadere si verificherà in modo indolore. La rivoluzione continua a non essere un pranzo di gala.</p>
<p><em>Matteo Fais</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/houellebecq-e-gli-incel-i-nuovi-luddisti-oggi-la-vera-forma-di-classismo-e-tra-chi-scopa-e-chi-e-escluso-dal-liberalismo-sessuale-il-grande-scrittore-francese-aveva-previsto-tutto/">Houellebecq e gli Incel, i nuovi luddisti. Oggi la vera forma di classismo è tra chi scopa e chi è escluso dal liberalismo sessuale. Il grande scrittore francese aveva previsto tutto</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“I tabù li ho salutati da un pezzo, non giudico neanche chi fa sesso con il suo motorino…”: dialogo con Barbara Costa sul regno del porno</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2018 05:01:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tutto comincia e finisce lì. Il sesso. Spazio enigmatico e mentale, luogo dell’eccitazione o della castrazione, l’altare di ogni gloria, di ogni perdizione. <strong>L’uomo, in fondo, è, per lo più, il rapporto che ha con il proprio corpo: l’uso – o l’abuso – che ne fa condizionano la sua attività intellettuale.</strong> <strong>“Il porno è libertà”, inneggia Barbara Costa, una per cui, per dire, Riccardo Schicchi e Rocco Siffredi sono gli Aristotele e il Platone della rivoluzione quella vera, quella sessuale, e per cui Hugh ‘Hef’ Hefner è una specie di Socrate</strong>, grazie a lui, maieuticamente, “abbiamo compreso che una donna non è solo una moglie e una madre ma una persona con istinti sessuali diversi da quelli maschili ma ugualmente legittimi, e quindi degni di essere appagati”. Con la benedizione di Giampiero Mughini – “Ecco perché mi piace la pornografia. Perché è pura fantasia, pura utopia” – e una ricetta etica formidabile <strong>(“la miglior forza civilizzatrice al mondo non è la politica, né la religione, né l’amore: è il sesso, e il porno come sua più vivida ed esultante rappresentazione”)</strong>, in <a href="https://www.ilsaggiatore.com/libro/pornage/" target="_blank" rel="noopener"><em>Pornage </em></a>(il Saggiatore 2018, pp.308, euro 19,00) Barbara Costa non ci fa fare semplicemente un “viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo”, come denuncia il didascalico sottotitolo. <em>Pornage</em>, soprattutto, è un romanzo, il grande – nonostante lei continui a definirlo “il mio piccolo <em>Pornage</em>” – romanzo dell’epopea porno, dal <em>femminiello </em>del XIX secolo alla casa per appuntamenti con bambole in silicone (“a Barcellona… presso il Lumidolls Hotel”), dai <em>born again virgin </em>(che “vogliono arrivare casti al matrimonio con il nuovo partner e vivere il fidanzamento senza fare l’amore”) <strong>a chi decide di sposarsi con se stesso e a chi è “felicemente sposata da dieci anni con Spider e Lugosi, i suoi due gatti”</strong> (trattasi di Barbarella Buchner, una designer inglese), da Valentina Nappi, star mondiale del porno, alla escort che si fa “in media, 40-60mila euro al mese. Esentasse”. Se il culmine del vostro vizio non va oltre <em>milf</em> o <em>trans</em>, e un <em>trav</em> vi fare ooohhh… cari miei, allargate la mente e dilatate l’ano intellettuale: la Costa vi fa fare una gimkana tra <em>hijab porn </em>e <em>revenge porn</em>, tra <em>bukkake, omorashi, jelquing </em>e <em>cuckold, </em>più che un libro questo è l’abbecedario per capire l’enciclopedica vastità del corpo. Da vero diavolo, chiacchierando con Barbara – una che ha il talento di guardare senza giudicare – mi sono imposto di fare la parte del casto, del difensore della moralità pubblica. <strong>Scoprendo che il piacere – purché sia davvero tale – è il regno dell’illimitato,</strong> della fantasia al potere, del genio sovrano: chi ha più testa, se la gode. Come nella letteratura. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu scrivi: “Il porno è libertà”. Giusto. Ma è una libertà che dopo averci resi potenti ci sta portando verso l’impotenza. In diverse interviste, più di una 20enne mi ha testimoniato che il partner, giovane e baldo, non vuol fare l’amore. Tanti giovani ‘maschi’, oggi, preferiscono l’amica all’amata, all’amante. Troppo porno accessibile quotidianamente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Eh no, caro Davide, troppo facile! E se ti dicessi che io ho trovato 20enni che mi hanno risposto tutto il contrario? Se a 20 anni non hai voglia di far l’amore con la tua ragazza, la “colpa” non può essere del porno, ma del rapporto che sta andando a rotoli. Il sesso tra due persone, 20enni o di qualunque età, la sua intensità, la sua frequenza, non hanno niente a che vedere con la fruibilità immediata del porno online. <strong>Se una donna non è più desiderata dal suo uomo – o il contrario – che agisca, che se lo riconquisti seducendolo, magari non assillandolo con lagne, piagnistei e responsabilità che uccidono la libido. Se non si è giocosi e liberi tra le lenzuola, se non si lasciano i problemi, gli affanni quotidiani fuori dal letto, come si fa a vivere il sesso nella maniera più sana e piacevole possibile?</strong> Se una persona – uomo o donna – preferisce il porno al sesso vero, se antepone il sesso onanistico davanti a un porno alla vita vera, è una persona preda di turbe mentali, ossessioni di cui non tratto nel mio <em>Pornage</em>, perché sono materia medica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Termini il libro raccontando la nuova frontiera della sessualità: locali dove uno si sceglie la bambola gonfiabile più adatta, amore spregiudicato per un robot. Sembra la favola di Pigmalione nei tempi tecnologici. Ergo: il porno libera i corpi, ma infine libera pure dalla carne, dalla carnalità… Il sesso da rapporto a due – o a tre o a molti – si riduce all’efficace masturbazione tramite robot: è così? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Chi dice che il porno libera i corpi? Che libera dalla carnalità? Non è così. <strong>Il porno libera la mente. Il porno non è la realtà, il porno non è il sesso vero.</strong> Il porno è la rappresentazione più giocosa e immediata del sesso, è la sua rappresentazione in forma di spettacolo, e di arte che può esplicitarsi a livello letterario (Henry Miller, Philip Roth, ti cito gli autori che mi hanno spalancato la mente), e cinematografico (i video in rete sono cinema, anche i più pazzi, anche i più estremi e soprattutto quelli. Anche il sesso più tradizionale rappresentato in un porno non ha niente a che fare con quello reale: un doggy style girato su un set da due pornostar non è riproducibile a casa, non è uguale a quello reale in primis perché manca di autenticità e goffaggine. È sesso sublimato, eccitazione per gli occhi, che fa lavorare sangue e cervello. <strong>O c’è chi pensa davvero che Rocco Siffredi faccia le medesime cose che fa sul set con sua moglie Rózsa?</strong> No, perché il rapporto con sua moglie è un conto, mentre sul set fa sesso con attrici: è lavoro). Il porno è stato ed è declinato in ogni forma artistica esistente (le fotografie di Terry Richardson, le performances di Vito Acconci). <strong>Con il porno noi siamo più liberi, io sono mille volte più libera delle generazioni che mi hanno preceduto, e devo questa mia libertà a Hugh Hefner, Larry Flynt, Riccardo Schicchi, a tutti quei pornografi che in nome del porno hanno sfidato ogni ipocrisia, perbenismo, bigottismo, sono andati in galera per farci vivere in un mondo più libero e consapevole.</strong> Perché ogni gesto che noi facciamo, lo facciamo – almeno qui in Occidente – in assoluta libertà, ma ogni libertà presuppone consapevolezza. Hai mai visto <em>Questa è la mia vita</em> di Jean-Luc Godard, quando dice che “ogni persona è responsabile dei gesti che fa, anche il più insignificante”? Ecco, io clicco su un porno e sono responsabile di quello che scelgo di vedere. Per curiosità, per masturbarmi, anche per scriverne, nel mio privilegiato caso. Quindi, se una persona sceglie di far sesso con una bambola, un robot, di farlo virtualmente con una cam-girl, di farlo a due con il partner di una vita, o tutti i sabato sera con sconosciuti nelle orge… ognuno è libero e responsabile delle sue scelte. O vogliamo ritornare al periodo oscurantista pre-Playboy? Non credo proprio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Il Viagra è la vera, seconda rivoluzione del Novecento”, ormai anche “gli anziani scopano”, scrivi. Finché c’è il piacere reciproco, nonostante la natura opponga limiti fisiologici precisi, tutto è lecito? E poi, dove sta il confine dell’illecito?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel sesso è illecita ogni azione, situazione, in cui uno tra i due – o più persone in caso di sesso di gruppo – non è d’accordo con quello che si sta facendo. <strong>Se due persone adulte e consapevoli decidono di far entrare una terza persona nel loro letto ogni tanto, non commettono reato. Se due persone decidono di far l’amore travestiti da Batman e Robin, non commettono reato. Se una persona decide di pagarne un’altra perché gli venda le sue mutandine usate, o sporche di mestruazioni, perché lui ha il feticismo di masturbarcisi, liberissimo lui di farlo e lei di venderle.</strong> Così è per gli anziani, hanno tutto il diritto di fare sesso, e il Viagra ha ridato agli uomini quel vigore che l’età fa pian piano scemare. Ma il sesso parte sempre dalla mente, ti ecciti con la mente, puoi prendere il Viagra, ma se non ti piace la persona che hai accanto… E poi, le donne: è illecito che una donna non più giovane decida di sottoporre la sua vagina a lipofilling, per stare più a suo agio con se stessa e con il suo partner con cui vuole vivere un sesso anche e soprattutto orale? No, non lo è. È illecito che una donna non più giovane paghi un escort per fare sesso con un professionista? No, non lo è. <strong>È lecito far sesso ad ogni età, e mica solo oggi: Giorgio Bocca diceva che da anziani il desiderio sessuale di un uomo in intensità è identico a quello di quando si è giovani, certo, cambiava la prestazione. Il Viagra e i suoi “fratelli” risolvono questa&#8230; mancanza. </strong>In <em>Pornage</em> metto l’esempio di Giuseppe Prezzolini: buon sesso a 90 anni con Jackie, la sua seconda moglie, molto più giovane di lui. Io di Prezzolini mi fido.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La vera depravazione o ossessione sono gli snuff, chi gode vedendo torturare a morte donne o bambini, una pratica criminale più che pornografica… quando ogni cosa è lecita si giunge per partenogenesi all’illecito? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Davide, permettimi di chiarire: non abbiamo nessuna prova certa dell’esistenza di video snuff. Come si sa, in rete gira di tutto, e come non si riesce a porre sotto una qualche forma di controllo il web che utilizziamo ogni giorno, non abbiamo quasi contezza del “dark-web”, il web nascosto, usato tra gli altri dai jihadisti per la loro propaganda di guerra, dai trafficanti di droga, armi, medicinali illeciti, e da chi immette e vende materiale pornografico illecito quale la zooerastia e la pedopornografia. <strong>Lo snuff presuppone la pratica di sevizie su persone fino a ucciderle. Il porno di serie A, ovvero quello americano, e in Europa quello francese, cioè il porno che io prendo in esame in <em>Pornage</em>, è un mondo vincolato a leggi serissime, dove vigilano e comandano sindacati agguerritissimi.</strong> Lo snuff, e la violenza di qualunque tipo, non c’entra nulla con il porno: chi si “eccita” vedendo tali schifezze ha problemi mentali gravi, e va curato. Qui si entra in un campo, quello medico, che non è di mia competenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A tuo avviso il sesso – che è poi la nudità radicale dell’uomo, l’oblò delle sue debolezze – è ancora un argomento tabù nel nostro Paese? Cosa ti affascina delle perversioni – più o meno grottesche – che hai studiato con tale acribia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Davide, anche qui, permettimi di chiarire. Io non sono né un’esperta né una studiosa, solo semplicemente una persona che scrive di sesso e porno nella maniera più spontanea possibile, perché il sesso e il porno fanno parte della vita, sono con noi sempre, sono nati con l’umanità e moriranno con essa. Io ho impulsi e curiosità come chi mi legge, e l’enorme ricerca che ho fatto per <em>Pornage</em> è stata, ed è, anche la mia, personale, di donna. Io non sono migliore o peggiore di chi ha desideri, pulsioni, vive una sessualità diversa dalla mia. Né viceversa. <strong>Quelle che io prendo in esame in <em>Pornage</em> non sono perversioni, sono vari modi di vivere la sessualità, e chi ha il feticismo della pipì, ad esempio, non è migliore né peggiore di chi ama il classico missionario. </strong>In <em>Pornage</em> ho trattato apposta sessualità diciamo “esagerate” perché se ho un intento con il mio librino, è quello di provare a far cambiare prospettiva, punto di vista, così da non considerare più tali sessualità grottesche, comunque non conformi. Come ho detto prima, <strong>nel sesso tutto è lecito se tra i protagonisti c’è consenso. Quindi io non posso ergermi a giudice di ciò che nella sessualità sia più o meno “perverso” perché rispetto e credo in ogni forma di sessualità.</strong> Non scriverei quello che scrivo su <em>Dagospia</em> e su <em>Pornage</em> se non la pensassi così. <strong>I tabù li ho salutati da un pezzo. Tutto mi affascina e tutto mi serve per crescere e maturare. Anche vedere su YouTube un uomo che fa sesso col suo motorino!:))</strong> Ma nei miei occhi e nella mia mente non c’è nessuna forma di morbosità.</p>
<p><strong>Mi racconti la cosa più curiosa che ti è capitata durante la tua indagine?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Devo confessarti che quello che mi sbalordisce di più sono le interviste che mi fate per <em>Pornage</em>! Le domande che mi fate. E sono felicissima di rispondervi, di confrontarmi con persone che la pensano in modo diverso, opposto al mio, e possono avere una visione del porno, e del mondo del porno, un pochino… “distorta”. Alla domanda precedente mi chiedi se porno e sesso sono ancora argomenti tabù: non so se sono tabù, tutto dipende dall’educazione ricevuta e dai “conti” che con questa educazione ognuno di noi fa da grande, però devo dire che <strong>è molto difficile far passare il porno per quello che è, ovvero una forma di spettacolo, un lavoro per chi lo fa, e un gioco, un passatempo, una forma d’evasione, per chi ne gode la visione.</strong> Come scrivo in <em>Pornage</em>, il porno è un mercato e noi che clicchiamo sui siti porno siamo suoi vezzeggiati clienti. Questo è l’unico punto di partenza esatto per fare un discorso corretto sul porno. Tra le cose più curiose che mi capitano, ci sono appunto le facce, le espressioni delle persone a cui faccio questo discorso, ma credimi, il porno di serie A, quello che tratto io, è un settore dello spettacolo, un’industria enorme, seria, pulita. Basta chiederlo a Rocco Siffredi: lui è il numero uno, e si batte come un leone affinché questo concetto passi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In sintesi, tra travestiti divertiti, tra feticisti e mariti che godono nel vedere la propria moglie trombata da terzi, tra pornostar e robot del sesso, come faremo l’amore tra 10 anni?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi credi se ti dico che ciò che elenchi sono pratiche sessuali che esistevano ben prima di internet? Prima dell’arrivo del web, se eri un <em>cuckold</em>, ovvero un uomo col feticismo di vedere la moglie posseduta da un altro uomo da lei scelto (ripeto e sottolineo: con il consenso di tutti e tre gli interessati al coito), ti rivolgevi ai giornali porno, come <em>Le Ore</em> di Saro Balsamo: lì c’erano due rubriche, “Le Ore Utili”, dove <em>cuckold</em> e mogli mettevano e leggevano annunci che facevano al caso loro, e “L’Autoscatto”, rubrica dove venivano pubblicate le foto mandate dai lettori, ma foto di questi lettori nudi, in posizioni sessuali le più elaborate: erano gli esibizionisti pre-internet, i selfie hot dell’epoca (si vedono benissimo in una scena del film <em>Parenti Serpenti</em> di Mario Monicelli). Questo per dirti che tra 10 anni si farà l’amore come sempre, tenendo conto però del fatto che il porno ha sempre anticipato il futuro: il porno è in prima linea nella ricerca della realtà aumentata, e nello sviluppo di sex robot umanoidi. <strong>Si andrà certamente verso un sesso più virtuale e al tempo stesso “reale” per chi ne avrà desiderio e sentirà “questa” come sessualità a lui consona. L’importante è che avremo più conoscenza, quindi, più libertà di decidere. Saremo tutto quello che decideremo di essere.</strong> Sarà faticoso ma saremo sessualmente più consapevoli.</p>
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		<title>Il Viagra è una idiozia pericolosa, il ca**o è sopravvalutato e la fica è un abisso marino maleodorante: l’abbecedario erotico di Massimo Fini</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2018 05:16:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cazzo (Il) L’erotismo è un fatto maschile, quello femminile è di risulta, derivato. Peraltro il cazzo, sporgente, esposto, visibile, esibito, è banale e molto poco interessante. Intriganti sono le cose nascoste, occulte, segrete, che devono essere cercate, scovate e portate alla luce. Sono gli scrigni da forzare. Ma, soprattutto, l’uomo è attratto dall’horror vacui, dagli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Cazzo (Il)</strong> L’erotismo è un fatto maschile, quello femminile è di risulta, derivato. Peraltro il cazzo, sporgente, esposto, visibile, esibito, è banale e molto poco interessante. Intriganti sono le cose nascoste, occulte, segrete, che devono essere cercate, scovate e portate alla luce. Sono gli scrigni da forzare. Ma, soprattutto, l’uomo è attratto dall’<em>horror vacui</em>, dagli orifizi, dai buchi, dalle aperture, dalle fenditure, dai crateri, dagli abissi, dalle caverne umide e oscure, dai cuniculi tenebrosi e senza fondo in cui ci si avventura, col coraggio un po’ incosciente degli speleologi, senza sapere dove portino. <strong>Il fascino non è di chi esplora ma di ciò che viene esplorato. E il cazzo è un esploratore ingenuo e sprovveduto, sempre ingannato sull’autentico fine della sua perlustrazione. </strong>Una povera vittima, non del tutto innocente, ipnotizzata dal vuoto, attratta da profondità in cui inevitabilmente si perde e si annulla. È vero che c’è stato qualcuno, come l’antropologa Ida Magli, che ha attribuito al cazzo un’importanza fondante nella storia umana. Costei sostiene infatti che dobbiamo proprio al cazzo se l’uomo è diventato un animale culturale. Proiettandosi in avanti, aggettando, distanziandosi dal corpo, il cazzo avrebbe spinto l’uomo fuori da sé, allontanandolo quindi dal mondo della natura e inducendolo a modificarla. Dal cazzo quindi, secondo la Magli, dipende l’esaltante avventura della ricerca e dello spirito umano. Padre Dante, allorché poetava «Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza», probabilmente non sapeva da quale materia, apparentemente così vile, provenisse l’ansia metafisica dell’uomo. Non era a conoscenza delle ultime scoperte dell’antropologia. <strong>Sennonché alla Magli, nei cui scritti il fallo assume sempre una dimensione onirica e quanto mai elettrizzante, non passa neanche per la testa che anche l’asino ha un cazzo che aggetta in fuori, la cui erezione è ben più imponente di quella dell’uomo, un vero arco fra la Terra e il Cielo</strong>, ma non per questo è diventato qualcosa di diverso da quello che è: un asino. Come Ida Magli.</p>
<p><figure id="attachment_61285" aria-describedby="caption-attachment-61285" style="width: 219px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-61285" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/06/fini-219x300.jpg" alt="fini" width="219" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/fini-219x300.jpg 219w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/fini-768x1054.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/fini-746x1024.jpg 746w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/fini-600x823.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/fini.jpg 933w" sizes="(max-width: 219px) 100vw, 219px" /><figcaption id="caption-attachment-61285" class="wp-caption-text">Massimo Fini ha raccolto i suoi libri più personali in &#8220;Confesso che ho vissuto&#8221; (Marsilio, 2018)</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fica (La)</strong> È l’enigma. È brutta, laida, umidiccia, maleodorante, percorsa nei due sensi da deiezioni. Fa schifo. Non ha una forma definita, è un buco slabbrato, un vuoto, un’essenza. Se la donna non l’avesse sarebbe perfetta. Ma senza questo oggetto inqualificabile, “l’insetto fica” come la chiama con disprezzo qualcuno, l’erotismo non sarebbe possibile… <strong>Quest’abisso marino che la donna ha fra le gambe ha sempre fatto paura all’uomo. Perché rappresenta, materialmente e simbolicamente, la caoticità della femmina, la sua creatività, la sua inquietante fecondità.</strong> Da lì ha origine il mistero di tutti i misteri: la vita. È per questa atavica paura della donna, della femmina per essere precisi, che l’uomo ha sempre cercato di limitarla, di condizionarla, di recintarla, di confinarla, di controllarla, di sottometterla, di soggiogarla. È la vitalità della donna che fa paura. Il mondo femminile è primordiale, istintivo, ebbro, baccante, danzante, dionisiaco, quello dell’uomo è apollineo. La donna è la vita, l’uomo è la legge, la regola, il rigore, la morte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Masturbazione</strong> Secondo Karl Krauss (<em>Detti e contraddetti</em>) il coito è un surrogato della masturbazione. In teoria è perfetta, perché non costa fatica, non vuole umidicci contatti, ripugnanti intimità mentre offre il massimo spazio all’immaginazione. L’oggetto del desiderio si presta a ogni fantasia, si apre alle più spettacolari divaricazioni, si piega a ogni ordine. Ma in questa assenza di limiti sta il suo limite. <strong>Manca l’ostacolo, la resistenza, il rischio e quindi l’emozione. C’è eccitazione a corteggiare una donna se ti può dire di no </strong>(per questo, sia detto di passata, il rapporto con prostitute è, dal punto di vista erotico, incomprensibile). C’è piacere a piegarla a qualche nefandezza se si deve superare una difesa, vincere una riluttanza, bypassare una remora, domare un ritegno, violare un pudore. La mancanza di ostacolo svuota la fantasia masturbatoria e la rende sterile… La masturbazione, come il gioco erotico, appartiene all’area del piacere, il coito a quella del dovere. Ora, il piacere lascia sempre parzialmente insoddisfatti perché, essendo indefinito, rimane comunque la sensazione che potesse essere meglio. Mentre il dovere, in qualsiasi campo e quindi anche in quello sessuale, ha un contenuto definito, stabilito, determinato, preciso, tecnico (del coito si può addirittura dare, e si dà, una definizione giuridica – è l’<em>immissio penis </em>– del piacere no). Se quindi non si può mai essere certi di aver soddisfatto interamente un piacere, questo è invece possibile col dovere. La consapevolezza del dovere compiuto è perciò per l’uomo – che vive nella regola, per la donna il discorso è diverso, quasi opposto – la sola situazione che dia una soddisfazione piena, senza dubbi. Detto in soldoni: se la scopi hai almeno la coscienza a posto, se ti masturbi no.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Masturbazione (femminile)</strong> È meno frequente di quella maschile, si dice. In apparenza. È solo più nascosta e segreta come tutta la natura della donna. Lei lo può fare anche stringendo le gambe o appoggiando il ventre allo spigolo di un tavolo o di un calorifero. Quando si masturba, per così dire, apertamente il modo più usuale non è di mettersi un dito dentro, ma è uno sfiorare a palmo aperto, con medio, indice e anulare uniti, mentre il pollice e il mignolo sottile si divaricano, il clitoride e le labbra, un battito leggero e febbrile come quello delle ali di una libellula. <strong>In una donna che si accarezza c’è qualcosa di delicato, di commovente, una tenerezza verso se stessa estranea alla rabbiosa masturbazione del maschio.</strong> Sia perché la donna si ama di più, ama di più il proprio corpo e lo conosce meglio (è il punto a favore dell’amore saffico rispetto alle goffe intrusioni maschili), sia perché in lei non c’è il senso di spreco che prende l’uomo, quando, come Onan, si corrompe a terra, per aver sparso quel seme che è la vita e anche, più concretamente e cinicamente, per aver sparato a vuoto un colpo che era forse meglio tenere in canna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Viagra</strong> Idiozia pericolosa. Se non viene duro c’è quasi sempre una buona ragione e bisogna rispettarla. Qualche tempo fa, prima che il Viagra fosse commercializzato in Italia, ero a cena da un mio amico farmacista. C’era anche un assicuratore di 66 anni con una moglie molto più giovane e piuttosto carina. Un tipo passabilmente odioso, forzista, ignorante come quasi tutti i forzisti, che aveva passato metà della sua vita al Nepenta e al Charly Max per “cuccare”. <strong>Con molta delicatezza si vantava, davanti alla consorte, dei suoi successi con le donne: «Quando avevo quarant’anni non ce n’era per nessuno&#8230;» La conversazione andò avanti su questo binario per tutta la serata. Sembrava che la fica, al mondo, l’avesse presa solo lui. </strong>Al momento di andarsene, mentre le signore si stavano rimettendo le pellicce, il bullo si avvicinò al farmacista e, parlando sotto- voce, gli chiese, un po’ vergognoso, se poteva procurargli il Viagra: «Sa, con mia moglie va bene. È con le altre&#8230;» Allora persi la pazienza: «Non le è passato per la testa» dissi, «che lei non ha più una vera voglia di andare con tutte quelle che passano per la strada, che si tratta di un riflesso condizionato? Ha una moglie carina, la trombi in santa pace e la smetta di rompere i coglioni all’universo mondo, di fare il bambino e si rassegni a diventare finalmente un uomo».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Woman</strong> Le femministe si infuriano perché il maschilismo ha affidato alla donna la Terra e all’uomo il Cielo. Dovrebbero invece rallegrarsene dato che la Terra esiste e il Cielo no. Sarebbe bastato invertire i termini e mettere il segno positivo davanti alla Natura perché tutto il discorso sull’inferiorità della donna cadesse. Invece <strong>il femminismo ha continuato a considerare, proprio come il maschilismo, la Natura, la Terra e quindi, in definitiva, anche la donna, di grado inferiore al Cielo e ha lottato e lotta perché anche le donne entrino a far parte, a pieno titolo, di questo fantastico e fantomatico Cielo</strong>. Da questo tragico errore è venuta fuori una donna che è diventata davvero ciò che la peggiore misoginia la accusava di essere: un maschio incompleto, un uomo mancato. Può darsi – è un augurio e una speranza – che il ritorno alla Natura e alla Terra, di cui si intravedono i primi, timidi, movimenti in controtendenza all’industrialismo e all’astrazione razionalizzatrice oggi dominanti, induca la donna a recuperare e ritrovare le proprie radici, a piantarla di fare la guerra al maschio, nemico sconfitto in partenza, e a smetterla di cercare altrove una pienezza che ha già, da sempre, dentro di sé.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Massimo Fini</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>*</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>P.S. Per gentile concessione dell’editore Marsilio, pubblichiamo alcuni lemmi – alcuni debitamente scorciati – dal “Di[zion]ario erotico” di Massimo Fini, pubblicato in origine nel 2000 e riproposto nel libro complessivo “Confesso che ho vissuto. Esistenza inquieta di un perdente di successo” (Marsilio, 2018). Così Fini parla della scrittura di quel libro, dopo una considerazione d’avorio (“Scrivere di eros è difficilissimo. Anche grandi autori che si sono cimentati nel romanzo erotico hanno dato esiti deludenti”): “Il ‘Di[zion]ario’ è all’apparenza un divertissement, e in effetti lo è anche, ma nella sostanza parla del rapporto col femminile visto dal maschile, quantomeno da un particolare maschile, il mio. <strong>Su di me circolano delle leggende metropolitane: che sia misogino, che sia omosessuale, che sia un tombeur de femmes. Nessuna corrisponde alla realta</strong>̀, ma in ognuna c’è un pizzico di verità. Una sola cosa è certa: <strong>nella fase terminale della mia esistenza, quella che sto vivendo adesso, sono diventato misantropo.</strong> Anzi, ad osservar bene, lo sono sempre stato. Per tutta la vita mi sono sentito un uomo solo, uno fuori posto, uno spostato appunto”.</em></p>
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