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	<title>Woody Allen Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Sat, 13 Jul 2024 03:45:18 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“True Detective” e Nietzsche, ovvero: elogio di una serie memorabile</title>
		<link>https://www.pangea.news/true-detective-nietzsche-dejanira-bada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jul 2024 03:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[Dejanira Bada]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
		<category><![CDATA[True Detective]]></category>
		<category><![CDATA[Woody Allen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In queste noiose serate estive, dove in questo Paese sembra che tutto debba obbligatoriamente fermarsi per tre mesi nella vita e in tv, manco fossimo ancora a scuola, mi sono rivista la prima stagione di True Detective, l’unica e ineguagliabile. E mentre cercavo delle informazioni sullo sceneggiatore Nic Pizzolatto, ho scoperto che l’ho fatto proprio [&#8230;]</p>
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<p>In queste noiose serate estive, dove in questo Paese sembra che tutto debba obbligatoriamente fermarsi per tre mesi nella vita e in tv, manco fossimo ancora a scuola, mi sono rivista la prima stagione di <strong><em>True Detective</em></strong>, l’unica e ineguagliabile. E mentre cercavo delle informazioni sullo sceneggiatore Nic Pizzolatto, ho scoperto che l’ho fatto proprio nel 2024, a dieci anni esatti dall’uscita della prima stagione con Matthew McConaughey (Rustin Cohle) e Woody Harrelson (Martin Hart), che per me e per molti altri sarà sempre prima di tutto l’indimenticabile Mickey Knox di <em>Natural Born Killers</em>.</p>



<p><strong>Qualcuno ha osato scrivere che <em>True Detective</em> è la Divina Commedia delle serie tv. A voi l’ardua sentenza.</strong> Non starò qui a raccontarvi la trama o a dirvi perché molto probabilmente è così. Io voglio dirvi soltanto perché <em>True Detective</em>, oggi più che mai, è una serie necessaria.</p>



<p><strong>Viviamo in un’epoca ormai insopportabilmente edulcorata di ogni male. Si vuole far credere che un giorno sarà possibile vivere in un mondo (una piccola parte del mondo) favoloso, pulito, dove tutti saranno uguali e la penseranno allo stesso modo.</strong> Dove ci si vorrà tutti bene. Un mondo senza invidia, privo di rabbia, dove spariranno le disuguaglianze, le ingiustizie.</p>



<p>Il problema è che tutti sembrano dimenticarsi che siamo solo maledettamente umani. E <em>True Detective</em> ce lo ricorda. Ci ricorda che esistono anche il male, il malessere, la malvagità. E l’esistenza del male è un qualcosa che va ricordato e scolpito nella pietra. Il male esiste ed è dentro ognuno di noi, nessuno escluso, e non se ne andrà.</p>



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<p><strong>Stiamo cercando di nascondere il lato oscuro, ancor più della morte. Non ne parliamo, non lo trattiamo, non lo maneggiamo. Non ne scriviamo. Non abbastanza.</strong> E non parlo delle notizie truci che leggiamo sui giornali, quella cronaca becera degna dei peggiori avvoltoi. Parlo di una vera e sincera riflessione sul male. Parlo della necessità di non sentirsi fuori posto se si provano emozioni contrastanti, se si hanno pensieri disturbanti e “cattivi” secondo la morale. Che poi, che cos’è la morale se non il controllo dei propri desideri? Ma è davvero un bene sopprimere tutte le passioni? Controllarle pedissequamente? E che cos’è la morale, oggi? E da chi è imposta?</p>



<p><strong><em>True Detective</em></strong><strong> è un grande omaggio a Nietzsche e al suo Eterno ritorno. Quell’incubo che ci perseguita: l’idea di dover rivivere in eterno sempre la stessa dannata vita.</strong> Morire, rinascere, e fare sempre la stessa cosa per un’infinità di volte. In eterno. Rustin Cohle è un poliziotto disilluso, dice di credere che la coscienza umana è un tragico passo falso dell’evoluzione:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Siamo troppo consapevoli di noi stessi. La natura ha creato un aspetto della natura separato da sé stessa. Siamo creature che non dovrebbero esistere per le leggi della natura. Siamo delle cose che si affannano nell’illusione di avere una coscienza. Questo incremento della reattività e delle esperienze sensoriali è programmato per darci l’assicurazione che ognuno di noi è importante. Quando invece siamo tutti insignificanti. Credo che la cosa più onorevole per la nostra specie sia rifiutare la programmazione. Smetterla di riprodurci, procedere mano nella mano verso l’estinzione. Un’ultima mezzanotte, in cui fratelli e sorelle rinunciano a un trattamento iniquo”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Rust considera la religione roba per beoti. Perché non bisognerebbe avere qualcuno, dall’alto, pronto a castigarti, per riuscire a non fare del male. Dice di averla vista la pace, ma solo negli occhi di coloro che si stavano lasciando andare nel momento in cui morivano:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Li guardi negli occhi, anche in una foto, non ha importanza se siano vivi o morti, puoi comunque leggerli, e sai cosa capisci? Che loro l’hanno accolta. Non subito ma proprio lì, all’ultimo istante, un sollievo inequivocabile. Certo, erano spaventati, e poi hanno visto per la prima volta quanto fosse facile lasciarsi andare. L’hanno visto in quell’ultimo nanosecondo. Hanno visto quello che erano, che noi, ognuno di noi, in tutto questo grande dramma, non siamo mai stati altro che un cumulo di presunzione e ottusa volontà e allora puoi lasciarti andare, alla fine non devi aggrapparti così forte per capire che tutta la tua vita, tutto il tuo amore, il tuo odio, la tua memoria, il tuo dolore, erano la stessa cosa, erano semplicemente un sogno, un sogno che si è svolto in una stanza sprangata, e grazie al quale hai pensato di essere una persona. E come in molti sogni, c’è un mostro che ti attende alla fine”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Rust ha visto morire sua figlia piccola. Ha visto finire il suo matrimonio per questo. Ma si sente libero dal peccato di essere padre. Libero da quel fardello. Libero dalla colpa di dover far sopportare a una creatura il peso di stare al mondo, in questa gabbia, in questa immensa cloaca. Un figlio si pensa che sia una risposta a qualcosa, ma non lo è.</p>



<p>Rust è quello che si potrebbe definire un pessimista, un nichilista, oppure, un mistico.</p>



<p>Il teologo Henri-Marie de Lubac conclude il suo libro <em>Mistica e misticismo cristiano </em>con un allettante capitolo: <em>Nietzsche mistico. </em>Nel 1881, Nietzsche partì da Recoaro, in Veneto, salì nell’Alta Engadina, a Sils Maria, costeggiò il lago di Silvaplana, sostò presso la roccia di Surlej, ed ebbe un’illuminazione. Queste le sue parole, tratte da <em>Ecce homo</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Qualcosa che, subitanea, con indicibile sicurezza e sottigliezza, si fa visibile, udibile, qualcosa che ci scuote e sconvolge nel più profondo, è una semplice descrizione dell&#8217;evidenza di fatto. Si ode, non si cerca; si prende, non si domanda da chi ci sia dato; un pensiero brilla come un lampo, con necessità, senza esitazioni nella forma – io non ho mai avuto scelta. Un rapimento, la cui enorme tensione si scarica talvolta in un torrente di lacrime; che ora fa precipitare inconsapevolmente il passo, ora lo rallenta; un totale essere fuori di sé con la coscienza più precisa di innumerevoli brividi e correnti fino alla punta dei piedi; un abisso di felicità dove ciò che è più doloroso e cupo non ha più effetto di contrasto, ma di colore necessario, voluto, provocato, in mezzo a una tale sovrabbondanza di luce… tutto avviene in modo involontario al massimo grado, ma come in un turbine di senso di libertà, di incondizionatezza, di potenza, di divinità… Questa è la mia esperienza della ispirazione…”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Nietzsche era considerato il solitario dei solitari, un uomo al di là di tutto, che non aveva più legami con i vivi, il cui pensiero “dividerà in due la storia dell’umanità”. I senza Dio da un lato e quelli che ce l’hanno dall’altro. E Rust è una sorta d’incarnazione di Nietzsche. Un solitario, impossibilitato a trovare qualcuno che lo comprenda, un senza Dio, uno che ha smesso di cercare un equilibrio perché ha capito che la vita è nient’altro che un cerchio piatto. Da una poesia di Nietzsche a Lou Salomé, da <em>La gaia scienza</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Qui me ne stavo e attendevo – nulla, attendevo,</strong><br><strong>Al di là del bene e del male, or della luce</strong><br><strong>Godendo, or dell’ombra, tutto semplice gioco,</strong><br><strong>E mare e meriggio, tutto tempo senza meta,</strong><br><strong>E d’improvviso, amica! Ecco che l’Uno divenne Due –</strong><br><strong>E Zarathustra mi passò vicino…”</strong></p>
</blockquote>



<p>Henri de Lubac parla di questa poesia come di una vera e propria visione: <em>“Zarathustra mi è caduto addosso, mi ha assalito”, </em>scriveràNietzsche, che scaccerà la paura derivante dalla sorpresa e accoglierà poi la gioia della visione mistica, della beatitudine. La rivelazione di Sils Maria appare chiara e l’ispirazione inizierà<em> a straripare come un fiume.</em> La vita di Nietzsche acquisterà un senso: scrivere di questa profezia:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“un Dante, in confronto a Zarathustra, è solo un credente e non qualcuno che crea per la prima volta la verità, uno spirito che regge il mondo, un destino–, […] i poeti del Veda sono dei sacerdoti, neppure degni di slacciare le scarpe a uno Zarathustra, tutto questo è il meno che si possa dire e non dà nessuna idea della distanza, della azzurra solitudine, in cui quest’opera vive”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Scrive in <em>Ecce homo.</em></p>



<p>Nietzsche sfiderà le religioni ma alla fine farà <em>un nuovo Libro Sacro, </em>e diverrà non solo <em>nemico del cristianesimo</em> ma anche un vero e proprio <em>rivale e successore di Gesù. </em>Crederà di fondarela sua dottrina sul nulla, ma in realtà troverà un sostituto al vuoto e al Creatore: l’Eterno ritorno, che non lascerà spazio alla modificazione, al cambiamento, all’iniziativa, al progresso: “A tutti gli esseri presi in questo ciclo infernale, che non lascia nulla fuori di sé, bisogna dire: «Lasciate ogni speranza»”, scrive de Lubac. Non c&#8217;è bisogno d’inchinarsi di fronte al destino. “Il Fatum, conclude Nietzsche, è un pensiero esaltante per chiunque ha compreso che ne fa lui stesso parte”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="752" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/07/71EZSrFK4wL._AC_UF8941000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-100268" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/07/71EZSrFK4wL._AC_UF8941000_QL80_.jpg 752w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/07/71EZSrFK4wL._AC_UF8941000_QL80_-226x300.jpg 226w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/07/71EZSrFK4wL._AC_UF8941000_QL80_-600x798.jpg 600w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" /></figure>



<p>In realtà, ciò che prevale in Nietzsche, è quindi un’estasi mistica. Al di sopra del nulla, al di sopra della scienza. Di tutto. Henri Delacroix scrive:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Il mistico assiste alla genesi delle cose, si situa in seno al principio e si lascia portare da lui, percorre dunque tutte le forme dell&#8217;essere senza abbandonare l&#8217;essere”.</strong></p>
</blockquote>



<p>E sempre in <em>Ecce homo</em> leggiamo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“La mia formula per la grandezza dell&#8217;uomo è amor fati: non voler nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l&#8217;eternità. Non solo sopportare, e tantomeno dissimulare, il necessario… – ma amarlo”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Nietzsche sceglierà l&#8217;Essere e l&#8217;amor Fati, perché “sente dentro di sé la Forza che produce ogni cosa e che si ritrova intatta, immutata, libera e sovrana in ciascun istante del divenire universale. L&#8217;esistenza per lui è un cerchio il cui centro è davvero «dappertutto». Nulla pesa su di lui, poiché «in ogni attimo comincia l&#8217;essere»”.</p>



<p>Il teologo francese scrive che in fondo, il pensiero di Nietzsche, è più vicino al buddhismo che a Spinoza. E che addirittura fu il fondatore di un buddhismo europeo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Non c&#8217;è dubbio che egli esalta la vita, non la sterilizza; cerca il punto centrale da cui scaturisce la vita tutta, non il punto centrale dove ogni vita si estingue. Egli non celebra la «distruzione della casa», al contrario: ne canta l&#8217;eterna ricostruzione. La sua concezione del Superuomo presenta, nonostante ciò, grandi somiglianze con la concezione del Buddha, dell&#8217;uomo illuminato che, proprio per questo, è più che un uomo; di colui che conosce in virtù di un&#8217;intuizione misteriosa e totale non il segreto di un essere che non c&#8217;è, bensì il segreto del divenire universale. «Non sono un uomo, non sono un Dio: sappi che io sono un buddha». Così potrebbe parlare Zarathustra: come Sakyamuni, protagonista di una mistica senza Dio”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Anche la realtà del nirvāṇa consiste nel prendere coscienza dell&#8217;irrealtà dello stesso saṃsāra. Nietzsche crede in un solo vero e unico ideale: il divenire. Una dottrina dell&#8217;eternità dell&#8217;istante. E dice all&#8217;uomo che non può essere eterno che in sé stesso e che la sua eternità sarà creata da lui stesso, come un vero Dio. Ma anche quel credere di poter essere Dio si rivelerà un&#8217;illusione. Proprio come Rust coglie che tutto è sogno.</p>



<p>Quella visione a Sils Maria fu una Grazia. &#8220;Una mistica costitutiva per colmare il vuoto atroce che si era aperto in lui&#8221;. E sarà proprio quell’Eterno ritorno a colmare il vuoto, l&#8217;assoluta negazione. La pura negatività è un sogno impossibile.</p>



<p>Nietzsche sarà poi vittima di sé stesso, della sua stessa idea, del suo errore, e scriverà: &#8220;devo insistere nel mio sogno se non voglio morire&#8221;. Una sorta di menzogna ormai divenuta sacra.</p>



<p>“<em>Zarathustra</em> è un&#8217;opera wagneriana che ha voluto scimmiottare il Vangelo e che, malgrado le cose belle, risulta teatrale in modo penoso”, scrive de Lubac. E anche in <em>True Detective</em> Martin insulta spesso il suo amico e collega Rust proprio per le “stronzate” che dice, che risultano teatrali, esagerate, a volte addirittura banali. Nietzsche maledirà ciò che in fondo amava di più: Cristo, fino ad arrivare a bestemmiarlo. Perché sognarsi infiniti e convinti di tornare in eterno, conduce alla pazzia. Sempre da <em>Ecce homo</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Non lo puoi più sopportare</strong><br><strong>Il tuo meraviglioso destino?</strong><br><strong>Amalo, non hai scelta</strong></p>
</blockquote>



<p>Nietzsche diventerà consapevole di aver creato il nulla eterno, l&#8217;assurdo. L&#8217;Eterno ritorno è la forma più estrema di nichilismo. Quella non è la vetta della meditazione ma il punto più basso. Una volta abbandonato Dio, Nietzsche non tornerà sui suoi passi per orgoglio, anche se in lacrime. A sua sorella, nel 1887, scriverà</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Tutto è talmente privo di senso! La canna della pistola diventa una fonte di pensieri relativamente piacevoli”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Si chiederà perché continuare a vivere dato che ogni cosa appare ormai fastidiosa, dolorosa, disgustosa. <em>&#8220;È un bisogno angoscioso di approvazione che conoscono tutti i deboli</em>&#8220;, scrive de Lubac. Per Nietzsche non resta che la pietà, perché non ha superato <em>la disperazione dell&#8217;uomo folle che dappertutto cercava con la sua lanterna il cadavere del Dio assassinato</em>. Sarà l&#8217;ora del naufragio.</p>



<p>E anche Rust, alla fine, preferirà qualcosa al posto di quel nulla. Anche lui giace su un materasso poggiato a terra, in una stanza vuota, con solo un crocefisso appeso sopra alla propria testa:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Non sono cristiano. Rifletto sul passo del giardino del Getsemani, sull’idea di permettere la propria crocifissione”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Perché anche lui è in lotta perenne con Dio. Come tutti noi. Rust è un uomo che sa chi è, che combatte contro l’assurdità di un mondo in mano ai pedofili, ai corrotti, ai traditori, al potere, al satanismo, al voodoo. Combatterà il dogma e le nefandezze della Chiesa. Come dirà un predicatore che Rust incontrerà durante le sue indagini; “<em>Per tutta la vita ho voluto essere vicino a Dio. Ma l’unica vicinanza è il silenzio”; </em>parole degne di un vero mistico medievale.</p>



<p><em>True Detective</em> è una serie tv che a rivederla diviene ancora più bella. Cosa rara. Quando andai in Louisiana e mi ritrovai a vagare per le strade di New Orleans e per le paludi del bayou, pensai molto a Rust, a quel personaggio inventato che in realtà vive davvero dentro ognuno di noi. Perché Rust è l’incarnazione del dubbio, del timore di non farcela al cospetto dell&#8217;Inconcepibile.</p>



<p><strong><em>“Gioite. La morte non è la fine”. </em></strong><strong>Dice una donna di colore di New Orleans. E Rust risponde: <em>“Speriamo che si sbagli”. </em>Lui, per un po’, proverà a essere un autentico Superuomo.</strong> Proverà a portare avanti con coraggio e forza il concetto dell’Eterno ritorno, perché vuole dimostrare che si può vivere senza fare del male pur non credendo in nulla. Ma finirà per fare del male a sé stesso, a distruggersi per non distruggere. Anche la sua Via è una Via di liberazione, nonostante tutto. E sceglie di rimanere, forse anche per la sua mancanza di <em>“disposizione al suicidio”.</em></p>



<p>Eppure, la luce vincerà contro l’oscurità anche per Rust. Alla fine, la sua consapevolezza del nulla, dell&#8217;oscurità, lo porterà, dopo infiniti rifiuti, ad accogliere quell&#8217;unica luce possibile: la vita. Rischiando la morte, vedrà sua figlia e suo padre; scoprirà quanto sia facile lasciarsi andare, ma scoprirà anche che si trovano in quell’oscuro oltre l’oscuro. Meglio stare ancora un po&#8217; da questa parte, nonostante tutto. Con un vero amico.</p>



<p><em>True Detective</em> ci permette di penetrare e di guardare negli occhi quel male che serpeggia in ogni uomo e che se non domato divora tutto come un’ameba mangia-cervello.</p>



<p>Rust e Martin usciranno a riveder le stelle, come Dante e Virgilio. Il loro destino è compiuto, come il destino di questa serie, che vivrà in eterno.</p>



<p><strong><em>Dejanira Bada</em></strong></p>
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		<title>Woody Allen e quella fionda di &#8220;Zelig&#8221; lanciata verso gli anni Venti</title>
		<link>https://www.pangea.news/woody-allen-michele-nigro-zelig/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 07:05:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Nigro]]></category>
		<category><![CDATA[Woody Allen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assomigliare agli altri, ai “vincenti” con cui si entra in contatto, agli influencer cliccatissimi e straricchi, al trapper di turno che sbraita di ribellioni basate sul nulla, ai potenti che dominano la scena politica ed economica, alle star del cinema e della televisione, alle belle cantanti di MTV… Avvicinarli almeno, assorbirne il successo per illudersi di riprodurlo in parte nel quotidiano; assumerne [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Assomigliare agli <em>altri</em>, ai “vincenti” con cui si entra in contatto, agli <em>influencer</em> cliccatissimi e straricchi, al <em>trapper</em> di turno che sbraita di ribellioni basate sul nulla, ai potenti che dominano la scena politica ed economica, alle <em>star</em> del cinema e della televisione, alle belle cantanti di MTV… Avvicinarli almeno, assorbirne il successo per illudersi di riprodurlo in parte nel quotidiano; assumerne le fattezze, gli stili, i gesti, il <em>look</em>, e quindi la gloria.</p>
<p><strong>Adattarsi politicamente, a seconda che si tratti di un governo blu-grigio o blu-viola: essere un po’ grigi oggi e un po’ viola domani, lasciare che le sfumature tra i due colori del momento penetrino fin dentro l’altra parte, diluendo l’eventuale ideologia che sta alla base dell’azione politica.</strong> Tutto questo per continuare a piacere, a essere amati, a restare sul pezzo. Per sopravvivere senza problemi.</p>
<p>Mimetizzarsi sui social, cercare di essere <em>un altro</em>, migliore, di successo, brillante, accettato, condiviso, <em>taggato</em>, addirittura amato. Riuscire ad essere un fenomeno in una generazione di sedicenti fenomeni, aizzati dalla pubblicità, da un apparente successo sbandierato dal capitalismo e dal suo braccio consumistico attraverso la sofisticata arma della pubblicità: il vero individualismo è morto da tempo, vuoi per esigenze rivoluzionarie, vuoi per un lento adattamento alla facilità esistenziale prospettata dal consumismo; ha lasciato il posto a un’innumerevole quantità di tanti piccoli falsi individualismi, ignari gli uni dell’esistenza degli altri, simboli <em>egoici</em> di personalità inesistenti; tutti speciali, posti sullo stesso livello del podio, aventi tutti le stesse apparenti possibilità. Sono riusciti a separarci ancor prima del “distanziamento sociale” imposto dalla pandemia; ci siamo lasciati separare senza battere ciglio. <strong>C’è chi si adatta, caso mai inconsapevolmente, assomigliando agli altri, a quelli con cui entra in contatto senza però compiere un reale confronto e un’analisi oggettiva delle differenze; e c’è chi, una volta scoperto il trucco, tenta di distinguersi, ma nel farlo, a volte, finisce addirittura per essere più conformista di chi non pensa affatto di perseguire la via dell’anticonformismo</strong>. Paradossi possibili e per niente rari.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-86847 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/07/index-3.jpg" alt="" width="248" height="417" /></p>
<p>Il “camaleontismo” dello Zelig di <a href="https://www.pangea.news/woody-allen-autobiografia-costa/">Woody Allen</a> è il risultato di un ‘tirare a campare’ consigliato in punto di morte dal padre del protagonista; è l’arma di difesa di un “uomo massa” che cerca di evitare le violenze e i dolori del confronto e dello scontro sociale: piacere agli altri per non soffrire e per avere vita facile. Il “piacismo” berlusconiano e il più recente “likesimo” facebookiano ne rappresentano le odierne appendici. Se negli anni ’20 del XX secolo l’uomo è sconcertato e impaurito dalla realtà che lo circonda ed è sempre più disorientato a causa della mancanza di valori caratterizzante l’epoca contemporanea, oggi – al netto di un equivalente sconcerto e di una condizione disvaloriale ancor più marcata –<strong> la “reazione camaleontica” è facilitata da una “liquidità comunicativa” che non esisteva in quegli anni ’20 utilizzati dal genio cinematografico di Woody Allen come sfondo per le vicissitudini psichiatriche di</strong> <strong>Leonard Zelig</strong>.</p>
<p>I “ruggenti” anni ’20, i mitici <em>Roaring Twenties</em>, compresi e compressi tra i disastri del passato e quelli ancora da venire: tra le macerie della prima guerra mondiale e la crisi economica del ’29 (la Grande depressione), tra le speranze sociali inoculate dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e le premesse geopolitiche che avrebbero dato il via a un secondo disastroso conflitto mondiale. Il tutto condito, a suon di jazz, da nuove mode, un nuovo taglio di capelli per le donne, nuovi balli scatenati, tanto alcol venduto clandestinamente negli <em>speakeasy</em> a causa del proibizionismo e un “fanatismo futurista” per le macchine e le nuove tecnologie che sembravano facilitare la vita a una parte di umanità di quel secolo appena nato. Tutta questa frenesia può disorientare e confondere gli animi sensibili, può schiacciare l’uomo medio che non ha molti mezzi per emergere e per sfruttare le novità dell’epoca.</p>
<p>Oggi, ormai assuefatti e vaccinati in senso lato, più che un <em>ruggito</em> possiamo concederci tutt’al più un flebile miagolio nella notte del “abbiamo visto già tutto”. Non siamo in grado di assaporare  nemmeno più il disorientamento causato dallo stupore del nuovo che avanza perché un  vero <em>nuovo </em>non c’è. <strong>Scomparsa la frenesia, ci è rimasta la fredda emulazione dell’<em>influencer </em>via social: almeno l’insicuro Zelig per diventare qualcun’altro scendeva in strada, s’intrufolava in ambienti e realtà distanti dalla propria, toccava i suoi nuovi interlocutori, ne assorbiva per “osmosi” fattezze e gestualità.</strong></p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-86848 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/07/Tutto_quello_che_avreste_voluto_sapere_sul_sesso-225x300.jpg" alt="" width="313" height="415" /></p>
<p>Oggi viviamo una strisciante crisi economica e la povertà colpisce le classi deboli esattamente come nel ’29; la seconda guerra mondiale è lontana nel tempo ma in compenso ne stiamo vivendo una terza “a puntate”; i nazionalismi stanno riprendendo forza e l’odio per gli ebrei sembra vivere una seconda giovinezza come se la memoria storica fosse stata resettata da un’ondata negazionista di “in fin dei conti io all’epoca non c’ero!”. <strong>Che differenza c’è tra gli anni ’20 dello scorso secolo e quelli del XXI secolo che stiamo vivendo?</strong> <strong>Dal punto di vista dei contenuti sembrerebbe <em>nessuna</em>.</strong></p>
<p>Spetta a noi scegliere se adattarci ai “banchi di pesce” che scendono in piazza in nome del nulla ideologico, ai sovranisti madonnari che basano il proprio consenso sulle paure dell’elettorato, o se coltivare in silenzio (ma questo comporta fatica, ricerca e umiltà) una merce diventata rara e che si chiama <em>personalità</em>. Una personalità innanzitutto di tipo culturale, onesta e trasparente:</p>
<p>ZELIG: “Era il giorno di San Patrizio. Sa, la festa irlandese. Capitai in un bar. Non avevo indosso niente di verde. Udii dei mormorii. Allora… mi finsi irlandese.”</p>
<p>D.SSA FLETCHER: “Disse loro che era irlandese?”</p>
<p>ZELIG: “No. I capelli mi divennero… rossi… come il pelo di un setter irlandese… naso all’insù… occhi verdi… e mi misi a parlare con accento dublinese… della grande carestia di patate e del Piccolo Popolo.”*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-86849 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/07/Zelig-scena-film-300x200.jpg" alt="" width="474" height="316" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/07/Zelig-scena-film-300x200.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/07/Zelig-scena-film-768x512.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/07/Zelig-scena-film.jpg 850w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></p>
<p>Spetterà a noi scegliere se adattarci a eventuali, e tutto sommato improbabili, nuovi totalitarismi per non esserne schiacciati o se coltivare, almeno all’inizio, anarchiche e private libertà di pensiero. <strong>Fenomenale, in questi nuovi anni ’20, non sarà essere dei nuovi Uomini Camaleonte ma il contrario: avere un solo colore e una sola forma, non adattarsi, protestare duramente se necessario</strong>; alzarsi, uscire, continuare a confrontarsi andando in luoghi ritenuti pericolosi, parlare con il diverso, viaggiare, leggere, seguire il proprio orologio interiore, amare anche se ti dicono che non ci sono i presupposti socio-economici per formare una famiglia, risvegliarsi dalla sensazione di questo finto benessere senza diventare cinici, ridiventare cittadini padroni di sé e non fenomeni da baraccone privi di vita propria; avere fede al di là dei presepi, liberarsi di un certo “conformismo pseudo-rivoluzionario” (sia esso di destra o di sinistra), risultare <em>simpatici</em> pur essendo diversi dall’interlocutore, partecipare anche se sembra già tutto deciso… Fare la differenza e non “essere differenti da sé stessi”.</p>
<p>ZELIG (in via di guarigione): “Bisogna essere padroni di sé e… e fare le proprie scelte morali, anche quando… anche quando ci vuol molto coraggio per farle, altrimenti… sei come un burattino, un robot, un camaleonte.” *</p>
<p>Metafora, secondo alcuni, del tentativo da parte degli ebrei di adattarsi ai vari ambienti nel corso della storia in seguito alla Diaspora, Zelig è il simbolo di quanto possa essere deleterio mimetizzarsi durante un periodo in cui è necessario invece ribadire la propria identità: solo quando i nazisti ascesero in Germania molti ebrei si accorsero, risvegliandosi da un sonno assurdo, di cosa significasse veramente essere ebrei. Desiderare di “smarrirsi nella massa amorfa, di immergersi nell’anonimato…”* non era più possibile. <strong>Lo stesso desiderio di anonimato valse anche per i tedeschi che si diluirono in quel movimento di massa &#8211; il nazionalsocialismo -, credendo in un nuovo ordine e in un militarismo onnipresente quali uniche soluzioni alla crisi della Repubblica di Weimar</strong>: sentirsi parte di qualcosa di grande, inquadrati e quindi al sicuro, protetti dai nemici della patria, partecipi della rinascita dell’amata Germania umiliata a Versailles, rinunciando però alla propria anima e alla propria personalità critica.</p>
<p><em><strong>Michele Nigro</strong></em></p>
<p>* le citazioni sono tratte da <em>Zelig</em> di Woody Allen (Universale Economica Feltrinelli, 1992)</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/woody-allen-michele-nigro-zelig/">Woody Allen e quella fionda di &#8220;Zelig&#8221; lanciata verso gli anni Venti</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>L’autobiografia di Woody Allen è brutta, indifendibile, nulla. Il modo in cui parla delle sue relazioni, poi, è imbarazzante. La rivolta di una fan pentita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2020 06:13:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ragazzi, che delusione. Che batosta, sto a pezzi. Ho letto A proposito di niente, l’autobiografia di Woody Allen. Che miseria. La descrizione di un niente. Appunto. Da quando ho chiuso il libro, non faccio che chiedermi cosa dannato caz*o vi hanno di elevato trovato, i recensori, nell’auto-narrazione di tale star di uomo. Scialbo, noioso, lento. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ragazzi, che delusione. Che batosta, sto a pezzi. Ho letto <a href="http://www.lanavediteseo.eu/item/a-proposito-di-niente/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>A</em> <em>proposito di niente</em></a>, l’autobiografia di <a href="http://www.pangea.news/visto-che-la-vita-e-uno-schifo-meglio-godersela-ecco-perche-harry-a-pezzi-di-quel-porco-di-woody-allen-e-il-film-piu-bello-che-ce-una-catastrofe-esistenziale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Woody Allen</a>. Che miseria. La descrizione di un niente. Appunto. </strong>Da quando ho chiuso il libro, non faccio che chiedermi cosa dannato caz*o vi hanno di elevato trovato, i recensori, nell’auto-narrazione di tale star di uomo. Scialbo, noioso, lento. Vecchio, ma vecchio di indole, non all’anagrafe. E usare ognuno di questi aggettivi è per me, alleniana di ferro, una coltellata autoinflitta. Scopro subito le carte: seguo Woody Allen stile groupie da quando ero una ragazzina e lui già maturo signore maritato a Soon-Yi. Non ricordo il primo film che ho visto, ne ho visti tanti, tutti, alla rinfusa, combinando l’Allen degli esordi con quello miafarrowiano, e l’Allen dei flop degli anni ’10 del Duemila con quello degli Oscar degli anni ’70. <strong>E ho amato alla follia l’Allen scrittore, e di lui ho divorato libri, sceneggiature, e le tre biografie di Eric Lax. Ed è su queste ultime che punto a consiglio il più spassionato per chiunque voglia conoscerne il genio.</strong> Genio che c’è stato e c’è. Io mi rifiuto di credere che il vero Allen sia il borghese piccolo piccolo incensatosi in queste pagine.</p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-78927 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/08/woody-allen-a-proposito-di-niente-nave-di-teseo-211x300.jpg" alt="" width="340" height="484" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/woody-allen-a-proposito-di-niente-nave-di-teseo-211x300.jpg 211w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/woody-allen-a-proposito-di-niente-nave-di-teseo-719x1024.jpg 719w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/woody-allen-a-proposito-di-niente-nave-di-teseo-768x1094.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/woody-allen-a-proposito-di-niente-nave-di-teseo-1079x1536.jpg 1079w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/woody-allen-a-proposito-di-niente-nave-di-teseo-1438x2048.jpg 1438w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/woody-allen-a-proposito-di-niente-nave-di-teseo-1320x1880.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/woody-allen-a-proposito-di-niente-nave-di-teseo.jpg 1783w" sizes="(max-width: 340px) 100vw, 340px" />Che mi sia sempre sbagliata, in tutti questi anni di amore incondizionato verso tale ingegno? Davvero Allen non ha cultura come non fa che ripetere in <em>A proposito di niente</em>? <strong>Davvero ha letto così poco, davvero la sua erudizione è frutto di mere citazioni, davvero è questa ‘robetta’ qui? Non posso crederlo, non voglio crederlo. Eppure, è scritto. Ripetuto più volte, con un compiacimento che a definire irritante è niente.</strong> Signori critici, scusate, ma dove le avete lette le pagine che da fine marzo non fate che osannare? Dove caz*o stanno, in quale edizione, di certo non la mia: se avete ragione voi alla copia in mio possesso mancano dei pezzi. Le pagine che vi stanno e che ho letto sono piene di ripetizioni, e sono leziose, peggio, sono modeste. Scritte da uno che sulla pagina scritta per tutta la vita vi è stato e mai vi si è rivelato nella mediocrità qui riportata. Grigiore, battute scontate, sinceramente a me ha fatto ridere solo quella sul <em>Lupo della steppa</em> a pagina 59. Su 398. E poi, ve lo dico, non è tanto la banale esposizione di una vita oggettivamente non banale ad avermi deluso. No. <strong>È l’indifendibile immaturità sentimentale di Woody Allen. Fuori luogo, colpevole, non accettabile in un uomo di 84 anni.</strong> Preciso che non mi riferisco alle pagine – queste sì, più che notevoli – dedicate da Allen alla sua sacrosanta difesa e versione dei fatti sull’<em>affaire</em> Mia Farrow/Soon-Yi/molestie alla figlia Dylan. Anzi. Sono queste pagine necessarie, dopo 30 anni in cui Allen ha scelto il silenzio a protezione delle due figlie cresciute con Soon-Yi. No. L’immaturità sentimentale di Mister Allen è indigeribile quando riferita alle sue storie con Diane Keaton, la prima moglie Harlene, la seconda Louise, l’attuale Soon-Yi. Passo a processarle una per una.</p>
<p>*</p>
<p>Abbassate quei ditini ammonitori, non ditemi che la vita privata altrui non è affar mio quando è liberamente svelata in un libro pubblicato dietro lauto compenso. Allora, Diane Keaton: Allen spreme due righe di elogi per un’attrice a me nei suoi ultimi film insopportabile, però grandiosa a inizio carriera e fino agli anni ’90 almeno. <strong>Ma: sfido chiunque a non ritenere offensiva e da galera la presa in giro che Allen fa della serissima bulimia che ha afflitto la signora Keaton. Lui la schernisce, elencando tutti i cibi che la ragazza davanti a lui ingurgitava per ogni volta vomitarli.</strong> Allen canzona una persona malata, malattia narrata per filo e per segno dalla Keaton nella sua autobiografia <em>Oggi come allora</em>. Diane Keaton e Woody Allen hanno convissuto anni, e lui ha la faccia tosta di scrivere di avere scoperto e appreso dei disturbi alimentari della sua ex compagna soltanto alla pubblicazione del di lei libro. E nel suo, di libro, ne ride! E la deride, e in più punti. Basta leggerli. Non ho finito: per anni hanno bollato Allen quale pervertito, malato sessuale perché ha sposato una 22enne mai stata sua figlia (Soon-Yi è figlia adottiva di Mia Farrow e del musicista André Previn), ma neanche figliastra in quanto Allen e Farrow non solo mai hanno vissuto insieme, ma Allen ha cresciuto esclusivamente i tre figli – uno biologico (forse) Ronan, due adottati, Moses e Dylan – avuti con Mia. Per anni lo hanno condannato in un processo mai svolto contro accuse di molestie su Dylan, accuse smontate in più indagini accurate e separate. All’opposto non hanno niente da dire sull’Allen che si è fidanzato e sc*pato una dopo l’altra tutte e tre le sorelle Keaton? Ciò vi pare normale o non un tantino… che so… pruriginoso, se non egocentrico? Per caso, oltre che in <em>Beautiful</em>, conoscete qualcuno che s’è portato a letto tutta una progenie? È scritto nel libro, e io non l’ho scorto, nemmeno a mo’ di battuta, in alcuna sua recensione.</p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-78926 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/08/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN-195x300.jpg" alt="" width="335" height="516" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/08/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN.jpg 292w" sizes="(max-width: 335px) 100vw, 335px" />Sorvolo sul primo matrimonio di Allen, con la 18enne Harlene, ovvio che erano troppo giovani per far funzionare alcunché, e passo al suo secondo matrimonio con Louise Lasser: <strong>come si possa prendere alla leggera la personalità di una bipolare, segnata da una madre maniaco-depressiva suicida, una persona che usa e abusa di ogni tipo di droga pesante, è fuori dalla mia portata. Qualcuno me lo spieghi perché io qui non ce la posso fare. Allen descrive e si descrive in questo rapporto con una superficialità desolante. </strong>Si schermisce come davanti ai problemi della Keaton: io non conoscevo la bulimia, che potevo fare? Io non conoscevo il disturbo bipolare, che potevo fare? Ma una caz*o di minima responsabilità, Mister Allen, se la vuole prendere, sì o no? Chi di voi davanti alla persona che ama e che vede in difficoltà ha l’ignavia di girarsi dall’altra parte? Chi? E ora salto la telenovela con la Farrow, perché voglio urlare contro <strong>l’unione sentimentale la più insulsa, stupida, stagnante finora sentita: quella tra Allen e Soon-Yi. A parte le righe trite e ritrite “ci amiamo come il primo giorno… non ci annoiamo mai… lei è la migliore delle mogli…” ripetute fino alla nausea, Soon-Yi è in queste pagine descritta quale donna la più involuta della Storia contemporanea. </strong>Persino mia nonna, nata negli anni ’20 in un paesino ciociaro, era mille anni più avanti di lei. In un passo Soon-Yi vi è delineata “carina e intelligente”. Roba che se l’uomo che amo mi dicesse una frase simile, io lo ghigliottino. Carina e intelligente?!? Un marito ti deve s-t-i-m-a-r-e oltre ogni criterio possibile. E come stimi una donna che, testuale nel libro, non ha una professione, un interesse, tranne lo shopping? Soon-Yi non fa un caz*o da mane a sera (pagine 327-328): non si occupa della casa dacché il marito è ricco e ha la servitù, non si occupa delle figlie dacché le figlie sono all’università, così passa ogni giornata nell’ozio totale, e a leggere dalla prima all’ultima riga il <em>New</em> <em>York Times</em>. Ma lo sconcerto è che, avendo sposato una 22enne oggi 50enne tu, Woody Allen, sbrodoli su una donna dallo sviluppo sessuale nullo. E infatti, cari lettori, non si può barare: sono le nostre fantasie, e bisogni, e appetiti sessuali gli stessi che avevamo a 20 anni, a 30, e via sc*pando? Logico che il nostro personalissimo libro sessuale lo scriviamo vivendo. E come te lo vivi andando a letto con lo stesso uomo da 3 decenni, uomo che ti ha “aperto al mondo e guidato” (così nel libro) quando lui di anni ne aveva già 56 e aveva “fatto quattro salti tra le lenzuola” (dio mio, Mister Allen, che metafora povera e volgare nel riferirsi al sesso!) con chiunque la fama gli aveva fatto cadere tra le braccia?</p>
<p><strong><em>Barbara Costa</em></strong></p>
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		<title>“Ci sono personalità che illuminano una stanza. La sua illuminava un viale”. L’autobiografia di Woody Allen: esilarante, cinica, morbosa. Mia Farrow viene fuori come una specie di Medea…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 06:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I libri autobiografici sono spesso noiosi e pieni di bugie. Lo scrittore tende a raccontarsi davvero solo se celato dietro un personaggio di fantasia, mentre quando parla esplicitamente di sé è tutto teso a mostrare il meglio. Non così nell’attesissimo A proposito di niente di Woody Allen – a lungo boicottato negli Stati Uniti, ma [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I libri autobiografici sono spesso noiosi e pieni di bugie.</strong> Lo scrittore tende a raccontarsi davvero solo se celato dietro un personaggio di fantasia, mentre quando parla esplicitamente di sé è tutto teso a mostrare il meglio. <strong>Non così nell’attesissimo <a href="http://www.lanavediteseo.eu/item/a-proposito-di-niente/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>A proposito di niente</em></a> di Woody Allen – a lungo boicottato negli Stati Uniti</strong>, ma subito pubblicato in Italia da La nave di Teseo – in cui l’autore non si risparmia in autocritica. Il titolo stesso, a ben guardare, è una <em>diminutio auctoris</em>.</p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-74942 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/04/libro-3-211x300.jpg" alt="" width="302" height="429" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/libro-3-211x300.jpg 211w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/libro-3-719x1024.jpg 719w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/libro-3-768x1094.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/libro-3-1079x1536.jpg 1079w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/libro-3-1438x2048.jpg 1438w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/libro-3-1320x1880.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/libro-3.jpg 1783w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" />Allen parte proprio dall’inizio, dalla sua infanzia a Brooklyn, con una <strong>madre responsabile ma autoritaria e così brutta da mettere in crisi la teoria freudiana</strong> e un padre affettuoso e complice, ma anche <strong>inaffidabile e trafficone</strong>. In questo contesto, tra parenti ebrei improbabili e primi innamoramenti non corrisposti, dal suo desiderio di evadere nasce <strong>l’amore per il cinema e il sogno di Manhattan</strong>. Mentre frequenta con scarso profitto una scuola inadeguata alla sua intelligenza, Woody sviluppa numerose passioni: in particolare baseball, giochi di prestigio, musica jazz. Riesce bene in tutto, ma è in cerca del suo vero talento, <strong>il “talento di divertire”, </strong>che troverà diventando prima battutista, poi comico, poi sceneggiatore, poi attore e regista.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p><strong>Con umiltà si dichiara meno colto di quel che si crede</strong>, elencando tutti i grandi libri che non ha letto e quelli che l’hanno annoiato, e confessa di aver iniziato a leggere Kafka e Ionesco solo per attirare l’attenzione delle ragazze che gli piacevano al liceo, per lo più prime della classe in dolcevita nero. E quanti di noi iniziarono a vedere i film di Allen al liceo proprio per impressionare un intellettuale cinefilo oggetto del desiderio? <strong>Forse la cultura, più o meno ampia, che ci costruiamo, poggia per molti su un’impalcatura di tentate seduzioni, che reggerà poi gli amori veri per le opere stesse</strong>.</p>
<p>*</p>
<p>Narra con ironia i suoi rapporti con le donne, da quando invitò una compagna delle elementari a bere un cocktail, come aveva visto fare al cinema, al matrimonio giovanile con una studentessa di filosofia, di cui dice <strong>“mi resi conto di essere nei guai quando, durante una discussione filosofica, Harlene dimostrò che non esistevo”,</strong> fino a <a href="http://www.pangea.news/diane-keaton-allen-barbara-costa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Diane Keaton</strong></a>, l’amica di sempre, per cui ha parole che farebbero venire voglia qualsiasi donna di essere la Diane Keaton di qualcuno: <strong>“Penso che, se Huckleberry Finn fosse stato una bella ragazza, sarebbe stato così. Ci sono personalità che illuminano una stanza. La sua illuminava un viale”.</strong></p>
<p>*</p>
<p>Sono pagine a tratti ridondanti, per la ricchezza di aneddoti e la girandola di nomi più o meno famosi dell’ambiente hollywoodiano, ma <strong>qualche lungaggine è ampiamente compensata da squarci di sentimento e battute fulminee</strong>. Vi piaceranno se lo amate davvero, se avete visto tutti i suoi film, se lo conoscete bene e volete conoscerlo ancora meglio. In caso contrario, potreste uscirne annoiati. <strong>Allen può essere l’amico esilarante alle cui parole abbeverarsi senza sosta o il conoscente logorroico da allontanare in passeggiata e aggirare al buffet, difficile la via di mezzo</strong>. Anche perché durante tutta la lettura sentirete la sua voce dentro la testa, come se fosse lì di fianco, a raccontarvi la sua vita gesticolando nel modo tipico.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Se invece avete comprato il libro per pura morbosità – e non c’è niente di male, “i fatti miei mi annoiano sempre a morte, preferisco quelli degli altri”, diceva Oscar Wilde</strong> – allora vi conviene andare direttamente a circa metà, dove si inizia a parlare della vicenda Farrow. Qui il tono si fa cupo e le battute più rare, seppur nemmeno narrando gli eventi più tragici Allen rinunci a qualche sferzata di micidiale umorismo. <strong>La storia più o meno la conosciamo</strong>: nel 1992 Allen tradisce la compagna Mia Farrow con la di lei figlia adottiva ventenne, Soon-Yi. Di rimando la Farrow lo accusa di aver abusato dell’altra figlia adottiva, Dylan, di sette anni. Accuse che dal punto di vista legale cadranno all’istante, infondate, ma che <strong>nella narrazione mediatica renderanno Allen pedofilo e incestuoso per gli anni a venire</strong>, con una recrudescenza alla nascita del <strong>metoo: in principio un movimento di libertà, divenuto ben presto censoria caccia alle streghe</strong>.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Nel libro Allen racconta molti fatti che messi a confronto con la versione di Mia Farrow ci fanno sentire come dentro al film <em>Rashomon</em>, in balia dei punti di vista</strong>. Da madre modello di quattordici figli, quattro naturali e dieci adottati, viene descritta come manipolatrice e crudele, facile ad attacchi d’ira, solita infliggere ai bambini umiliazioni e pene corporali. Per mostrarsi in pubblico filantropa <strong>“si aggirava per gli orfanotrofi passando in rassegna i bambini come un altro avrebbe sfogliato i libri d’occasione nel cesto di una libreria</strong>”, ma in realtà non li amava e non desiderava crescerli, addirittura a volte li restituiva per motivi futili. <strong>Alcuni, come Soon-Yi, erano trattati alla stregua di domestici, mentre con altri sviluppava rapporti morbosi.</strong> Ad esempio Ronan, oggi premio Pulitzer per l’inchiesta su Weinstein e acerrimo nemico di Allen, con cui dormì insieme nuda finché lui non ebbe undici anni.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Mia avrebbe quindi manipolato la piccola Dylan per convincerla di essere stata abusata da Woody</strong>, che si descrive invece come figura paterna corretta e affettuosa, sostenuto da un altro dei figli adottivi, Moses. D’altra parte, la stessa famiglia d’origine della Farrow è narrata come un inferno, <strong>con abusi su di lei da parte del padre e dai fratelli, uno morto suicida e un altro in carcere per pedofilia. </strong>In questa tragedia greca, viene da chiedersi<strong> come mai Allen non si fosse accorto di niente.</strong> In fondo, gli sarebbe bastato applicare la sua massima per cui <strong>“</strong><strong>La </strong><em><strong>vita</strong></em><strong> non imita l’arte, imita la </strong><strong>cattiva televisione” </strong><em>–</em> e oggi, al posto della televisione, le serie tv – per rendersi conto che Mia e Ronan Farrow assomigliano in modo inquietante alla regina Cersei e al figlio Joffrey del Trono di spade.</p>
<p><em><strong>*</strong></em></p>
<p>Allen giustifica la sua inconsapevolezza con il fatto di non aver mai convissuto con la Farrow, ma leggendo l’intera biografia viene da pensare più a una sua <strong>attitudine profonda a estraniarsi dai fatti della vita quotidiana, a favore dell’arte</strong>. Scrive infatti, alla notizia dell’omicidio di Kennedy: “rimango a guardare per due minuti, elaboro l’informazione, spengo la televisione e torno alla mia sceneggiatura. Nulla poteva distrarmi”. E riguardo alle prime mogli: <strong>“se Harlene o Louise mi avessero detto di non volere figli, mi sarei adattato. Idem se mi avesse</strong><strong>ro detto che ne volevano cinque</strong><strong>”</strong><strong>.</strong> Un artista chiuso nel suo mondo di celluloide, inconsapevole della catena di vendette che gli si stava aggrovigliando intorno: <strong>di Mia Farrow verso di lui e forse, ancor prima, di </strong><strong>Soon-Yi verso Mia Farrow, crudele matrigna e novella Medea</strong>. E basta vedere la trilogia di Park Chan-wook per sapere quanto è radicata la vendetta, anche ben più crudele del rubare un anziano marito, nella cultura coreana.</p>
<p>*</p>
<p><strong>La vera vittima è invece la piccola Dylan, oggi adulta, costretta a scegliere nella sua psiche tra un padre molestatore e una madre pronta a sacrificarla per rivalsa</strong>. Per ora continua a preferire la prima ipotesi. Ma un lieto fine, in questo dramma, per qualcuno c’è. Se inizialmente è apparso quantomeno inopportuno mettersi con la figlia adottiva della propria compagna, dopo quasi trent’anni di matrimonio e due figlie, <strong>il tempo ha dato ragione all’amore, ora non più scandaloso, tra </strong><strong>Woody e Soon-Yi.</strong></p>
<p>Oggi Allen è un marito innamorato, al punto da affermare: “la cosa di cui vado maggiormente fiero nella mia vita non sono i miei film, ma il fatto di avere liberato Soon-Yi da una situazione terribile, di averle dato modo di sbocciare e di realizzare le sue potenzialità”. <strong>Descrive la moglie come una donna forte, concreta, atta al comando, che tiene salda in mano l’organizzazione di tutta la loro vita familiare.</strong></p>
<p>È interessante la dedica. In italiano “A Soon-Yi, la migliore. Pendeva dalle mie labbra e poi mi ha avuto in pugno”, ma l’originale inglese, “I had her eating out of my hand and then I noticed my arm was missing”, significa in realtà “<strong>l’ho fatta mangiare dalla mia mano e poi ho notato che mi mancava il braccio”. Una donna per nulla sottomessa, quindi.</strong></p>
<p>*</p>
<p>È un uomo solido e risolto, oggi, Woody Allen. Eppure, se gli chiedono quale sia il suo rimpianto più grande, risponde: “ho avuto milioni per fare film in totale libertà, e <strong>non ho mai girato un capolavoro”. </strong>A mio parere ne ha realizzati più d’uno, in testa a tutti <em>Io e Annie</em> e <em>Match point</em>, ma un artista geniale ha il diritto di essere perennemente insoddisfatto, specie se la sua citazione preferita è <strong>“non voglio la realtà, voglio la magia”, </strong>da <em>Un tram che si chiama desiderio</em>. Nel terzo atto della sua vita ha realizzato poi un’altra magia, forse il sogno di ogni uomo, forse un capolavoro: trovare una moglie ideale che gli toglie la grana quotidiana, con cui diventare, dopo tante relazioni con attrici bellissime, affettivamente stabile e fedele in tarda età. <strong>Che è un po’ come convertirsi a Dio al momento dell’estrema unzione, ma, come direbbe Woody, basta che funzioni.</strong></p>
<p>*</p>
<p>E funziona al punto che di tutto il resto sembra non interessargli più, compresa l’opinione altrui. Infatti conclude: <strong>“di vivere nel cuore e nella mente del pubblico non mi importa niente, preferisco vivere a casa mia”.</strong></p>
<p><strong><em>Viviana Viviani</em></strong></p>
<p><strong><em>*</em></strong><em>Editing di Luisa Baron</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/woody-allen-autobiografia-viviana-viviani/">“Ci sono personalità che illuminano una stanza. La sua illuminava un viale”. L’autobiografia di Woody Allen: esilarante, cinica, morbosa. Mia Farrow viene fuori come una specie di Medea…</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>A proposito dell’autobiografia di Woody Allen… Elogio di Diane Keaton, l’attrice che ridacchia e che può tutto</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 09:01:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Barbara Costa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Io Diane Keaton non la reggo. Non la posso vedere, peggio, non la posso sentire, e passi per i film che ha fatto con Woody Allen, perché c’è Allen, e passi pure per la trilogia de Il Padrino, perché è Il Padrino, e ancora passi La stanza di Marvin, perché c’è Leonardo DiCaprio, ma di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/diane-keaton-allen-barbara-costa/">A proposito dell’autobiografia di Woody Allen… Elogio di Diane Keaton, l’attrice che ridacchia e che può tutto</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Io Diane Keaton non la reggo. Non la posso vedere, peggio, non la posso sentire, e passi per i film che ha fatto con Woody Allen</strong>, perché c’è Allen, e passi pure per la trilogia de <em>Il Padrino</em>, perché è <em>Il Padrino</em>, e ancora passi <em>La stanza di Marvin</em>, perché c’è Leonardo DiCaprio, ma di più perché qui la Keaton sta tanto zitta, parla poco, parla per gesti, sorrisi, sguardi, e quindi non lo sento, quello che odiosamente fa in quasi tutti i suoi film. Non la sento, che squittisce, e ridacchia, e gesticola, e apre la bocca e occhi al mondo come provenisse da un altro pianeta. Che poi io, le prime volte, davo colpa al doppiaggio, pensando ne amplificasse lo stridio, e invece no, è proprio lei, Diane Keaton, che è così, a me insopportabile, anche perché io l’ho vista, soprattutto sentita, in versione originale, per essere sicura, togliermi ogni dubbio, e così motivare, aumentare, la mia insofferenza, di donna, e da donna a donna.</p>
<p>*</p>
<p><strong><img decoding="async" class=" wp-image-74531 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/03/libro-32-211x300.jpg" alt="" width="300" height="427" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro-32-211x300.jpg 211w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro-32-719x1024.jpg 719w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro-32-768x1094.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro-32-1079x1536.jpg 1079w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro-32-1438x2048.jpg 1438w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro-32-1320x1880.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro-32.jpg 1783w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Va bene, non è vero. Ti ho mentito. Non è vero che non la sopporto. Non sopporto lo squittio (quello sì, per me potrebbe risparmiarselo) la verità è che sono gelosa, invidiosa, sono piena di rabbia, contro Diane Keaton, perché lei può. E io no.</strong> Che sia tra le più grandi attrici esistenti, mi ci inchino; che sia pure un’icona di stile, sai che me ne frega; che sia una star di Instagram, complimenti, ma io non sono social, sicché… No, io la invidio, io vorrei essere al suo posto, perché lei dal 1969 a oggi è l’unica persona al mondo che può vedere, in anteprima, i film di Woody Allen. Ti rendi conto? I film non finiti, in corso di lavorazione! E c’è di più: <strong>Diane Keaton è l’unica che può dire a Allen sì o no, che il film vale o fa schifo, che quella scena fa ridere o fa pena, che va tagliata, rigirata, o va lasciata perfetta com’è. Diane Keaton può questo, e altro, perché a lei, e soltanto a lei, Allen dà retta, e ne segue indicazioni e consigli. </strong>E non solo sui film, ma pure sulle sceneggiature, sui jokes, e sui libri che quel genio scrive. Di sicuro, Diane Keaton ha potuto dire la sua pure su <a href="http://www.lanavediteseo.eu/item/a-proposito-di-niente/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>A proposito di</em> <em>niente</em></strong></a>, l’autobiografia di Woody Allen che, per La Nave di Teseo, già trovi in e-book, e in versione cartacea dal 9 aprile. Libro che alla fine esce anche negli Stati Uniti per Arcade Publishing, e non più per Hachette, e se il perché non lo sai, ti è sfuggito, te lo dico io: alcuni dipendenti Hachette, lo scorso 6 marzo interrompendo il lavoro sono scesi in strada, a protestare, contro Hachette e contro Allen, perché, non so se hai notato, nel mondo non sta succedendo niente di rilevante, non abbiamo niente da fare, a cui pensare, occuparci, che scendere in strada e stare lì immobili a reclamare contro chi ci dà da mangiare! Eh, dissentire, quanto (li) fa sentire paladini della morale, e migliori, dalla parte giusta della Storia, perché Hachette è la stessa casa editrice che stampa le ‘pietre miliari’ di Ronan Farrow, e il signorino ha fatto sapere che a lui rode che l’editore che lo stipendia pubblichi il libro di chi lui non considera più suo padre, ma un mostro che è tale per nessun giudice, nessuna sentenza, nessuna condanna, se non per la mente “squilibrata” (Allen dixit) di sua madre.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Migliaia di copie al macero, e Ronan Farrow che se le è presa per iscritto pure con Diane Keaton, che da sempre, da subito, appena il movimento MeToo ha ridestato le false accuse contro Allen, si è schierata a spada tratta dalla parte di Allen, in pubblico, ovunque, difendendo l’uomo che ha amato e a cui deve tutto. </strong>Sì, tutto, da quando era una 23enne californiana di famiglia agiata approdata a New York con una confusione in testa che puoi immaginare, e forte in curriculum di una parte nel musical <em>Hair</em>. E Allen che è già Allen ma come autore, umorista, cabarettista, e si è messo in testa di fare teatro, e ha scritto <em>Provaci ancora, Sam</em>, Allen che è al secondo divorzio e nella fase la più libertina della sua vita, e la Keaton si presenta a lui in audizione, e Allen della sua bellezza resta abbagliato, le dà la parte ma non ci prova, bloccato dal fatto che Diane torna a casa dopo le prove con un uomo, sempre lo stesso, che la viene a prendere, ma non è il suo fidanzato, è il suo agente! E Allen che con Anthony Roberts esce tutte le sere con una donna diversa, e una sera con Diane, e quando ti innamori è sempre così, lo sai, che le altre non contano più. Spariscono. Evaporano. <strong>Per Diane è lo stesso e va a vivere con Allen, e il loro è un amore che dura un anno, appena un anno: quando <em>Provaci ancora, Sam</em> è trasferito su pellicola</strong>, con gli stessi protagonisti che lo hanno portato al successo in teatro, Diane Keaton e Woody Allen non stanno più insieme.</p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-74532 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/03/WOODY-ALLEN-DIANE-KEATON-PROVACI-ANCORA-SAM-225x300.jpg" alt="" width="327" height="436" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/WOODY-ALLEN-DIANE-KEATON-PROVACI-ANCORA-SAM-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/WOODY-ALLEN-DIANE-KEATON-PROVACI-ANCORA-SAM-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/WOODY-ALLEN-DIANE-KEATON-PROVACI-ANCORA-SAM.jpg 768w" sizes="(max-width: 327px) 100vw, 327px" />Una storia di un anno che li lega per sempre. Diane Keaton e Woody Allen si professano sì grandi amici, ma sono di più, sodali, complici, fratelli scelti, non so se esista una parola adatta a tradurre il loro legame, dimmi tu quanto può esser prezioso, e raro, trovare e mantenere per tutta la vita una persona che è dalla tua parte. Per Allen un’ancora di salvezza, vera, quando nel 1993 è nella bufera sentimentale e mediatica e giudiziaria: quando le porte del cinema per lui sono chiuse, sbarrate, Diane è lì, con lui, accanto a lui, dalla sua parte e non solo a parole, è lì con Allen sul set, a metterci in gioco tutto, faccia, nome, carriera, reputazione. <strong>Con Allen nei pasticci, ingiuriato, additato, Diane non ci pensa un attimo e corre a recitare con lui <em>Misterioso omicidio a Manhattan</em>, una commedia scritta benissimo e girata meglio, velocissima, abilissima, film senza pretese e senza un difetto, e film che se lo vedi oggi, a distanza di così tanto tempo, ci stai incollato pure se tu di Allen, e della Keaton, non sei un fan. Dice Diane Keaton: “Woody è l’uomo più forte che conosco, è fatto di acciaio”,</strong> e certo non è quel fifone pasticcione che vedi sullo schermo, quello è il suo personaggio, ché Allen non è un attore, è uno che sa solo recitare l’alter ego che si è costruito. E infatti, c’hai fatto caso? Non c’è film di Allen in cui il personaggio Allen sia qualcuno che non abbia a che fare col mondo delle lettere: Allen sullo schermo è ad esempio uno scrittore (<em>Harry</em> <em>a pezzi</em>), un professore (<em>Mariti e mogli</em>), un editor (<em>Misterioso omicidio a</em> <em>Manhattan</em>), un autore televisivo (<em>Manhattan</em>). Allen non sa interpretare persone che non conosce, non sa, non frequenta, non legge di cosa e come vivono. Ha deviato poche volte (in <em>Scoop</em> è un mago, sua ambizione da bambino, in<em> La</em> <em>maledizione dello scorpione di giada</em> è un investigatore anni ’40, ok, ma tu cosa non faresti pur di baciare Charlize Theron?).</p>
<p>*</p>
<p><strong>Dice Diane Keaton che da decenni non ha un appuntamento galante, ma chi ci crede, io no di sicuro, però capisco che può esser difficile per un suo corteggiatore ‘reggere’ il confronto coi suoi ex: dopo Allen, ci sono stati Al Pacino, Warren Beatty, e due passioni non corrisposte: Jack Nicholson e Mel Gibson.</strong> Diane Keaton non si è mai sposata, ha adottato due figli da single 50enne, e di una cosa è convinta: da star del cinema, è impossibile stare con un collega altrettanto celebre. I suoi amori sono finiti per ragioni diverse, ma tutte legate dal filo rosso della rivalità. Oltre Allen, e non al suo livello, la Keaton conta tra i suoi migliori amici Nicholson, Sarah Jessica Parker e Meryl Streep. Te la ricordi Meryl Streep in <em>Manhattan</em>, che di Allen è l’ex moglie, lesbica e perfida? E quella scena, dove la Streep appare in strada, e svolta l’angolo, il suo candore bianco, e biondo, esaltato dal bianco e nero, non toglie il fiato?</p>
<p><strong><em>Barbara Costa</em></strong></p>
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		<title>Leonardo DiCaprio non sbaglia un film. Biografia cinematografica del più grande attore di Hollywood e dintorni (che tra poco fa 45 anni)</title>
		<link>https://www.pangea.news/leonardo-dicaprio-ritratto/</link>
		
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		<pubDate>Sat, 05 Oct 2019 06:45:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Guardalo, quel panzone. Bermuda e t-shirt, è proprio lui, quello sceso dal Suv, e fa il pieno di benzina. Guardalo, l’ambientalista. Ha venduto la sua villa a Malibu per costruirsene una nuova, ultra ecologica. Bello sforzo, lui può. È milionario. E pure radical chic. Però io gli perdono tutto, ogni incoerenza, passo sopra ogni suo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Guardalo, quel panzone. Bermuda e t-shirt, è proprio lui, quello sceso dal Suv, e fa il pieno di benzina. Guardalo, l’ambientalista. Ha venduto la sua villa a Malibu per costruirsene una nuova, ultra ecologica. Bello sforzo, lui può. È milionario.</strong> E pure radical chic. Però io gli perdono tutto, ogni incoerenza, passo sopra ogni suo sproloquio ambientale e <em>gretino</em>, perché è un attore che non mi stanca né mi delude mai. Ti pare poco?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-70532 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/cera-una-volta-a-hollywood-1-225x300.jpg" alt="" width="251" height="335" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/cera-una-volta-a-hollywood-1-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/cera-una-volta-a-hollywood-1-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/cera-una-volta-a-hollywood-1.jpg 480w" sizes="(max-width: 251px) 100vw, 251px" /><a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/leonardo-dicaprio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leonardo DiCaprio</a> mi piace, da sempre, e per questa precisa ragione: ha l’intuito di non sbagliare un film. Infatti: dimmi un film sbagliato di Leo. Uno solo.</strong> Ok, possono essercene di meno riusciti, sicuro, ma non ce n’è uno per cui non vale la pena alzare il c*lo, andare al cinema, comprare il biglietto, e stare due ore e mezza in sua balìa. Beninteso, vi sono film più coinvolgenti, altri meno, e quelli girati da adolescente non contano perché non scelti con l’acume di oggi. <strong>Eppure anche <em>Poeti dall’inferno</em> (dove è Rimbaud), anche <em>Ritorno dal Nulla</em> (dove è Jim Carroll), e anche le sue prime, acerbe prove accanto a Robert De Niro, dove era il ragazzino sfigato, menato, vessato: anche in questi vecchi film, non è tempo perso starlo a guardare.</strong> DiCaprio non ha seguito scuole di recitazione, è davanti alle telecamere da quando aveva 3 anni (faceva spot per caramelle e biscotti) e se deve qualcosa a qualcuno oltre se stesso è proprio De Niro: non c’è miglior scuola di chi ti prende e dal nulla ti mette accanto ad attori di nome e mestiere conclamati. Stai lì, e devi ‘ballare’. Se ce la fai, se reggi il confronto, se dopo i primi ciak non sei K.O. ma ritto, in piedi, allora mio caro diventi DiCaprio e credimi, non conta essere alti, belli, biondi, con ciuffo e sguardo assassino. È contato, per Leo, fino ai 22 anni. Ovvero finché è salpato sul <em>Titanic</em> morendo congelato e conquistandosi fama mondiale. <strong>Fama che Leonardo ha afferrato e distrutto. All’istante. Dopo il film di Cameron era “il re del mondo”, ma sul serio, dopo quel trionfo poteva chiedere e ottenere l’impossibile: DiCaprio invece sceglie di recitare poche scene, a paga minima, in <em>Celebrity</em>, film corale di Woody Allen, film in cui fa la parte di se stesso al contrario, cioè fuori di testa, cocainomane e sessuomane</strong> (il fumettone <em>La Maschera di Ferro</em>, uscito subito dopo <em>Titanic</em>, in realtà fu girato prima: il successo del kolossal acquatico portò i produttori de <em>La Maschera di Ferro </em>a cambiare la locandina, spostando in primo piano il faccione allampanato e imparruccato di DiCaprio re doppio di Francia). Così facendo, DiCaprio ha autodistrutto immediatamente l’icona, il bambolotto che Hollywood mirava (e con lucro) lui diventasse.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Se non te ne fai travolgere, se sai domarlo, il successo ti regala la libertà di scegliere. <strong>Dopo <em>Titanic</em>, DiCaprio ha fatto i film che lui voleva e coi registi che voleva. E si è calato nei personaggi più diversi, ci ha regalato prove pazzesche, talmente convincenti da chiedersi incaz*ati perché collezionasse così tante candidature all’Oscar e non ne vincesse mai uno. Ha dovuto farsi sbranare da un orso e uscirne <em>Revenant</em> per riuscirci!</strong> Però, che soddisfazione, quella sera, su quel palco. Dai, non è vero ciò che ipocritamente dicono, che vincere non conta, già entrare nella cinquina appaga. Ma per favore! Aveva ragione Giulietta Masina: quella statuetta va vinta, solo per il gusto di sfilare davanti a chi è rimasto senza.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><img decoding="async" class=" wp-image-70533 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/j_edgar-leonardo-dicaprio-195x300.jpg" alt="" width="226" height="348" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/j_edgar-leonardo-dicaprio-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/j_edgar-leonardo-dicaprio-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/j_edgar-leonardo-dicaprio.jpg 490w" sizes="(max-width: 226px) 100vw, 226px" />Hollywood Reporter</em></strong><strong> scrive che “Leonardo DiCaprio siede da solo in cima al pantheon di Hollywood” per coerenza e identità, e io aggiungo che è tra le star del cui privato si sa nulla o quasi: </strong>Leo è figlio unico di una tedesca (lingua che parla correttamente) e di un italiano (mastica poche parole). Il padre è un hippie di testa, capelli e abiti rimasto tale (tanto che sul set de <em>C’era una volta</em> <em>a&#8230; Hollywood</em>, Brad Pitt l’ha scambiato per una comparsa!), un hippie che mamma DiCaprio ha mollato quando Leo era piccolo. Tra i migliori amici di Leo spicca una donna, Kate Winslet, sua partner in <em>Titanic</em> e <em>Revolutionary</em> <em>Road</em>: i due sono così uniti che DiCaprio ha fatto da testimone al di lei terzo matrimonio e da padrino a un non mi ricordo quale di lei figlio. Tuttavia, il set di <em>Revolutionary</em> <em>Road</em> è stato tra i più difficili per Leo, proprio per le scene d’amore con Kate, su tutte la torrida sc*pata in cucina: provate un po’ voi a far (finta) di sc*pare la moglie di chi ti dirige, e ti incita, e ti dice come, e quanto, perché in quel film Kate Winslet e il regista Sam Mendes erano sposati davvero.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Invece DiCaprio non si è mai sposato, e nell’attesa sperimenta fidanzate, tutte 20enni tutte modelle tutte mediaticamente mute o quasi poiché non so te ma io non trovo una piena intervista, di nessuna di loro, </strong>né durante l’idillio né quando la favola finisce presumo appena si rendono conto che l’altare non è all’orizzonte. O forse si stufano perché DiCaprio è per niente mondano. Leo in privato è noioso? È tifoso accanito dei Lakers, non ha un agente, e prende 20 milioni a film (ma a Tarantino ha fatto uno sconto di 5). Leo investe in azioni, i soldi li spende per salvare l’ambiente, e per impinguare la sua collezione di rari poster della vecchia Hollywood. Vota democratico, e se si mette a parlare di politica non lo fermi più. <strong>Ogni 4 anni finanzia e supporta attivamente il candidato non repubblicano: di Trump presidente, non se ne fa una ragione. Il riserbo assoluto in cui DiCaprio si barrica mi impedisce di dirti che libri ha letto ultimamente:</strong> perché Leo legge, passa dai classici quali Hemingway, Fitzgerald (lui che è stato <em>Gatsby</em>), a saggi politici, biografie. Divora i libri di allarme ambientale, sballo climatico e catastrofi derivanti. Se sei a-social come Leo, tempo per leggere ne hai, e DiCaprio sta su Instagram solo per metterci paura col surriscaldamento globale!</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-70534 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/leonardo-dicaprio-celebrity-187x300.jpg" alt="" width="211" height="339" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/leonardo-dicaprio-celebrity-187x300.jpg 187w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/leonardo-dicaprio-celebrity-639x1024.jpg 639w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/leonardo-dicaprio-celebrity.jpg 717w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" />Leo ha detto che vomita al termine di ogni scena omosex che gli tocca girare, e così gli è successo da Rimbaud a baciare Verlaine, e a far quel pazzerello di <em>J. Edgar</em> diretto da Clint Eastwood (qui Leo ha reso credibile Hoover, direttore dell’FBI che era tarchiato e tappo quasi come Danny DeVito!). Ma non sono le scene di baci, sesso, o altro, a rendere DiCaprio una star: in ogni film, a Leo non deve mancare la sua scena-madre: lui deve ‘piagne’. <strong>Sul grande schermo, in fatto di frignate, DiCaprio non ha rivali, e se non l’hai mai visto in <em>Revolutionary</em> <em>Road</em>, preparati</strong>, che in quel drammone le prime lacrime arrivano già dopo pochi minuti…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Barbara Costa</em></strong></p>
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		<item>
		<title>Tutta colpa di Ingmar Bergman! Nessuno vuole pubblicare l’autobiografia di Woody Allen? Per conoscere la vita del grande regista (giudicato sudicio, immorale e sporcaccione) leggi qui</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2019 06:30:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Il sesso è sporco? Sì, ma solo se è fatto bene!”, parola di Woody Allen, e tu che fai, ridi ancora alle sue battute? Via, smettila, non lo sai che Allen è un sudicio, un immorale? E mica lo dico io, ma 4 case editrici tra le più prestigiose, che sdegnate si rifiutano di pubblicare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>“Il sesso è sporco? Sì, ma solo se è fatto bene!”, parola di Woody Allen, e tu che fai, ridi ancora alle sue battute?</strong> Via, smettila, non lo sai che Allen è un sudicio, un immorale? E mica lo dico io, ma 4 case editrici tra le più prestigiose, che sdegnate si rifiutano di pubblicare l’autobiografia di questo signore, considerandolo uno sporcaccione, un inquinatore delle menti dei lettori. Niente autobiografia, almeno per il momento, quindi se vuoi sapere la versione dei fatti di ‘Comic Genius’ sulla sua vita medesima, o ti compri e te la spassi coi 3 libri scritti su e con Allen da Eric Lax, oppure leggi qua, e sappi che Woody Allen è nato nel 1935, figlio di Martin e Nettie Königsberg, discendenti di famiglie ebraiche russo-austriache emigrate negli Stati Uniti nella seconda metà dell’800, e rovinate dal crollo azionario del 1929. <strong>Nettie è una contabile, Martin un tassista, per un periodo anche allibratore di scommesse clandestine per conto del boss mafioso Anastasia. Il piccolo Woody odia studiare, lascia la scuola a 15 anni, appena trova il lavoro ideale: scrivere barzellette per i giornali. </strong>Poiché lo voleva laureato e farmacista, mamma Nettie pensa di strozzarlo, desiste quando lo convince a diplomarsi alla scuola serale, e Woody a 19 anni ha un pezzo di carta, gag per ABC e NBC che gli fruttano parecchi dollari a settimana, e una moglie, Harlene, di anni 16. Saputo del matrimonio con una minorenne nemmeno incinta e nemmeno ebrea, mamma Nettie pensa di strozzarlo di nuovo, ma Woody la consola iscrivendosi all’università, bigiando le lezioni, non passando un esame, finendo espulso dopo il primo semestre per rendimento nullo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-67174 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/05/WOODY-ALLEN-CON-ERIC-LAX-CONVERSAZIONI-SU-DI-ME-E-TUTTO-IL-RESTO-195x300.jpg" alt="" width="155" height="238" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/WOODY-ALLEN-CON-ERIC-LAX-CONVERSAZIONI-SU-DI-ME-E-TUTTO-IL-RESTO-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/WOODY-ALLEN-CON-ERIC-LAX-CONVERSAZIONI-SU-DI-ME-E-TUTTO-IL-RESTO-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/WOODY-ALLEN-CON-ERIC-LAX-CONVERSAZIONI-SU-DI-ME-E-TUTTO-IL-RESTO.jpg 228w" sizes="(max-width: 155px) 100vw, 155px" />A 25 anni Woody Allen è autore per comici affermati, scrive per i giornali, il teatro, per il cinema. Nel 1962 divorzia da Harlene, e cambia mestiere: diventa un cabarettista, e successo e soldi gli arrivano subito, e a palate.</strong> Nel 1966 Allen si sposa di nuovo, con Louise Lasser, attrice teatrale da cui divorzia nel 1969. Louise la vedi ne <em>Il dittatore dello stato</em> <em>libero di Bananas</em> e in <em>Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul sesso ma mai avete osato chiedere</em>, due tra le prime prove cinematografiche di Allen che, a fine anni &#8217;60, lascia il cabaret per realizzare film da lui scritti, diretti e interpretati. I rapporti con Louise rimangono ottimi, al contrario di quelli con Harlene, che cita l’ex marito in tribunale e vuole un milione di dollari di danni morali per le battute che Allen ha scritto e recita su di lei.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1969 Allen scrive la commedia teatrale <em>Provaci ancora, Sam,</em> e ai provini si presenta una ragazza bella da restarci secchi: è Diane Keaton, e diventa la donna più importante della vita di Allen. Quella con Diane è unione sentimentale e artistica totale, lei è l’unica persona a cui Allen sottopone – tutt’oggi – i suoi scritti, e il cui parere è assoluto e vincolante.</strong> Un amore, una stima che porta i due mai a convivere né a sposarsi né a mettere al mondo bambini per fermo volere della Keaton. Arrivano film di successo per critica e botteghino, arrivano 4 Oscar per <em>Io e</em> <em>Annie</em> (“Sono vecchio e mi addormento”, è la ‘scusa’ che Allen mette ogni anno da decenni per non andare alla cerimonia degli Oscar, con una sola eccezione, nel 2002, per il suo omaggio alla ‘sua’ New York post 11 settembre). Con Diane Keaton l’intesa sentimentale termina prima di quella artistica, e Allen è ormai una star, single e playboy: <strong>frequenta Anjelica Houston, esce con modelle, e con Pamela Des Barres, la regina delle groupie, (tra le sue prede, Jimmy Page e Keith Moon). “Fai tanti sacrifici per crescerli, ed ecco come ti ripagano!”</strong>, ed è con questa battuta detta da Allen al cinema, mentre vedono <em>L’esorcista</em>, che Pamela Des Barres gli cade tra le braccia.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Arrivano gli anni ’80 e arriva Mia Farrow, e quella tra lei e Allen è un’unione anche qui artistica e sentimentale, che dura 13 anni. Mia Farrow è già madre di 6 figli (3 naturali, 3 adottati) avuti dal suo ex secondo marito: con Woody ne adotta altri 2 e ne fa uno biologico, Ronan</strong>, (nel pancione di Mia ne <em>Un’altra donna</em>), oggi giornalista famoso in quanto i suoi articoli hanno dato inizio al #MeToo (anche se Mia dice che Ronan è in realtà figlio di Frank Sinatra, suo primo marito e amante per tutto il tempo che è stata con Allen). Woody e Mia né si sposano né mai convivono, per 13 anni abitano a due isolati di distanza, Woody da solo, lei con i bambini. Quelli degli anni ’80-1993, con Mia e senza di Mia, sono secondo i critici i film migliori di Allen, e certo <em>Hannah e le sue sorelle</em> (3 Oscar), <em>Alice </em>e <em>Crimini</em> <em>e misfatti</em> sono tra le vette di scrittura più alte di Allen (<em>Crimini</em> <em>e misfatti</em> è in gran parte scritto a Roma, all’hotel Hassler di Piazza di Spagna).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-67175 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/05/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN-DALLINIZIO-ALLA-FINE-206x300.jpg" alt="" width="179" height="260" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN-DALLINIZIO-ALLA-FINE-206x300.jpg 206w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN-DALLINIZIO-ALLA-FINE-768x1119.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN-DALLINIZIO-ALLA-FINE-703x1024.jpg 703w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN-DALLINIZIO-ALLA-FINE-1320x1923.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ERIC-LAX-WOODY-ALLEN-DALLINIZIO-ALLA-FINE.jpg 1757w" sizes="(max-width: 179px) 100vw, 179px" />Arriva il 1992 e arrivano i casini, c’è lo scandalo Soon-Yi, con Allen che a 57 anni si innamora di una ragazza di 22, figlia adottiva di Mia.</strong> <strong>Succede tutto per ‘colpa’ di Ingmar Bergman: </strong>Allen e Soon-Yi stanno a casa di Mia, su un divano a guardare <em>Il settimo sigillo</em>, e si baciano. Inizia così e finché Mia non li scopre, si amano di nascosto, a casa di lui. In <em>Quel che si perde</em>, la sua autobiografia, Mia Farrow piange e strepita la sua rabbia e il suo dolore, ma va detto che è innegabile che la storia tra lei e Allen si stava trascinando (guarda la Farrow in <em>Mariti e mogli</em>), e che Allen non ha fatto violenza psichica su Soon-Yi, né sessuale su Dylan, la figlia 7enne che Mia usa come scudo, vendetta, in aule di tribunali che scagionano Allen da ogni accusa (al contrario di Mia, Allen si sottopone alla macchina della verità), ma lo privano dei tre figli avuti con Mia, bambini oggettivamente destabilizzati dalla sua scelta di amare quella che è loro sorella, divenuta loro matrigna. <strong>Allen e Soon-Yi si sposano a Venezia (officia Massimo Cacciari) nel 1997, e quelli degli anni ’90 sono i film più briosi che Allen gira:</strong> gli torna accanto Diane Keaton in <em>Misterioso omicidio a Manhattan</em>, poi Allen si cimenta nel musical (<em>Tutti dicono</em> <em>I love you</em>), rivince un Oscar (<em>La dea dell’amore)</em>, gira film corali (<em>Celebrity</em>), fellinian-bergmaniani (<em>Harry a pezzi</em>); quando negli Stati Uniti la sua autonomia artistica è minata, l’Italia, la Francia, l’Inghilterra, la Spagna gli danno nuove opportunità, e altra fama, soldi, e onori. È ancora premio Oscar con <em>Midnight in Paris,</em> <em>Vicky Cristina Barcelona</em>, e con <em>Blue Jasmine</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con Soon-Yi Allen adotta due figlie, e dopo 30 anni smette di andare in psicanalisi, sebbene un attacco malinconico-depressivo lo colga ogni giorno, puntuale, alle 6 di sera. Woody Allen è un democratico che ha votato repubblicano più volte, è appassionato di basket, pugilato e baseball, tifoso sfegatato dei Knicks, e i suoi orari di lavoro sono regolati in base a quelli delle partite in tv.</strong> Grazie a Dio Allen è ateo, legge non so quanti quotidiani (di carta) al giorno, non sa usare il computer, scrive a mano e da sempre ribatte sulla stessa, vecchia macchina da scrivere, una Olympia portatile, comprata nel 1951 e pagata 40 dollari. Allen ignora internet, è claustrofobico, agorafobico, sordo all’orecchio sinistro. Ha paura del sole, dei cani, degli insetti, ma non degli alberi (come recita in <em>Hollywood Ending</em>). Ha la patente, ma il primo lusso che si è concesso coi primi guadagni, è un autista. Tutto quello che sa di storia, letteratura e filosofia, l’ha imparato da autodidatta sui libri, e in essi confida. In <em>New York Stories</em>, la mamma di Sheldon ricalca mamma Nettie. Per inadempimento contrattuale, Woody Allen pretende da Amazon 68 milioni di dollari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Barbara Costa</em></strong></p>
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		<title>Al funerale di Walt Whitman (che quest’anno fa 200 anni) c’erano politici, vecchi soldati, pescatori d’ostriche e amanti (di entrambi i sessi), si fece baldoria, rissa e poesia. Il mirabile racconto di Apollinaire</title>
		<link>https://www.pangea.news/walt-whitman-200-anni-apollinaire-funerale/</link>
		
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		<pubDate>Sat, 23 Mar 2019 07:56:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’Iliade di Omero, a I morti di Joyce e Il teatro di Sabbath di Philip Roth, passando per quelle di Mariti di John Cassavetes, de L’uomo che amava le donne di François Truffaut e de Il grande freddo di Lawrence Kasdan, alcune immagini di funerali, tra le pagine scritte e il grande schermo, restano indelebili [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Dall’<em>Iliade</em> di Omero, a <em>I morti </em>di Joyce e <em>Il teatro di Sabbath</em> di Philip Roth, passando per quelle di <em>Mariti</em> di John Cassavetes, de <em>L’uomo che amava le donne</em> di François Truffaut e de <em>Il grande freddo</em> di Lawrence Kasdan, alcune immagini di funerali, tra le pagine scritte e il grande schermo, restano indelebili come una battuta udita in <em>Harry a pezzi </em>di Woody Allen </strong>(“Tu sei un mago con le parole, se no come avresti fatto a convincermi a farti un pompino al funerale di mio padre?”) e quanto certi dettagli delle cerimonie di sepoltura di tre grandi scrittori (la colossale partecipazione popolare al funerale di Victor Hugo, dopo dieci giorni di <em>battage</em> giornalistico, con tanto di bandiera rossa e cariche della polizia a Père Lachaise; il funerale cattolico “annacquato” di Joseph Roth, l’ebreo de <em>La leggenda del santo bevitore </em>fedele agli Asburgo, ma di cui i parenti non trovarono il certificato di battesimo; niente preti ma molti fiori e soprattutto soltanto donne alle esequie di Pierre Drieu La Rochelle, a Neuilly-sur-Seine).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra le pagine de <em>La Vie anecdotique</em> di Guillaume Apollinaire, si trova a vent’anni di distanza (il 1° aprile 1913) dalla cerimonia una testimonianza diretta della sepoltura (il 26 marzo 1892) del più grande poeta della giovane storia degli Stati Uniti, Walt Whitman</strong>, e di tutto quello vi girò attorno in una giornata di certo memorabile, con tante impressioni di ciò che era il popolo americano cantato nelle sue <em>Foglie d’erba </em>e di ciò che esso poteva portare di fronte al feretro del loro bardo: una grigliata di carne, una colossale bevuta, femmine feconde, graziosi fanciulli, bianchi e negre, bianche e negri, giornalisti e pescatori, contadini e infermieri… <strong>Ogni strato sociale della grande democrazia americana. Una musica da ballo concepita nei quartieri a luci rosse. Pugni assestati sulla bara ma anche su qualche grugno. Poeti. Versi. “Oh Capitano, mio Capitano! Il nostro tremendo viaggio è terminato! /</strong> La nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato; / Vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta”… (<em>Marco Settimini</em>)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>***</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il funerale di Walt Whitman raccontato da un testimone</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un testimone del funerale di Walt Whitman me ne ha raccontato i dettagli. Li ho raccolti direttamente dalla sua voce e riproduco il suo racconto tale e quale me l’ha dettato, senz&#8217;aggiungervi nulla.</strong> D’altra parte mi è stato detto che nessuno aveva ancora pubblicato una relazione dettagliata di questa sepoltura che fu una grande festa popolare.</p>
<p style="text-align: justify;">“Walt Whitman, <em>the good gray poet</em>, aveva preso lui stesso delle disposizioni per il suo funerale. <strong>In segreto aveva messo da parte denaro a sufficienza per farsi costruire una tomba francamente brutta che di sicuro aveva disegnato lui stesso. Credo che la somma ammontasse a ventimila franchi.</strong> Dopo la sua morte fu affittato un grande terreno di solito occupato da circhi ambulanti. Il campo venne circondato da staccionate dipinte di verde. Furono costruiti tre padiglioni: uno per il corpo di Whitman; l’altro per fare il barbecue (bisboccia popolare in cui si arrostisce un manzo e un montone); il terzo per le bevande: barili di whisky, di birra, di limonata e d&#8217;acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Tremila e cinquecento persone, uomini, donne e bambini, andarono ad assistere a quel funerale senza invito.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevano luogo vicino a Camden, New Jersey.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre grandi fanfare in uniforme suonavano a turno. <strong>Tutti coloro che Walt aveva conosciuto erano presenti: i poeti, i gli eruditi e i giornalisti di New York, gli uomini politici venuti da Washington, dei vecchi soldati, degli invalidi del Nord e del Sud, i fattori, i pescatori d’ostriche del dipartimento in cui era nato, gli <em>stage drivers</em> (vetturini d&#8217;omnibus) di Broadway, dei negri, le sue antiche amanti e i suoi <em>comerados</em> (con questa parola, che credeva fossa spagnola, designava i giovani che aveva amato nella sua vecchiaia e non dissimulava affatto il suo gusto per i ragazzi),</strong> i medici della guerra, gli infermieri e le infermiere, i genitori dei feriti e degli uccisi nel corso della guerra, tutte persone che avevano conosciuto Whitman e con le quale aveva corrisposto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I pederasti erano venuti in massa, e il più accerchiato era un giovane tra i venti e i ventidue anni celebre per la sua bellezza, Peter Connelly, un irlandese conducente di tram a Washington</strong> prima e a Philadelphia poi che Whitman aveva amato più d’ogni altra cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti quanti si ricordavano d&#8217;aver spesso visto Walt Whitman e Peter Connelly seduti sul bordo del marciapiede a mangiare angurie. Così, pure in quella festa, o meglio in quel funerale, c’erano dei grandi cumuli di angurie a disposizione del pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">I discorsi non erano preparati. Parlava chi voleva. L’oratore saliva su una sedia o su un tavolo e molti oratori parlavano in contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Furono letti un gran numero di telegrammi e cablogrammi inviati da poeti americani ed europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti di quei telegrammi e cablogrammi erano redatti in versi.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte delle arringhe riguardarono i nemici di Whitman.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutti bevvero enormemente. Ci furono sessanta scazzottate e la polizia intervenne arrestando cinquanta persone.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La festa durò dall’alba al tramonto. Molti degli oratori che parlarono accanto alla bara enfatizzarono i loro discorsi battendo i pugni sulla bara.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Si pensa che molti figli di Whitman fossero presenti assieme alle loro madri bianche o nere, ma non è cosa certa. </strong>Whitman era solito dire d’aver conosciuto sei dei suoi figli, ma che sicuramente ne esistevano molti altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Al calar del sole si formò un grande corteo preceduto dai musicisti che suonavano il <em>rag-time</em><strong>. Poi veniva il feretro di Whitman portato da sei uomini ubriachi e seguito dalla folla. </strong>Si andò così dal campo recintato al cimitero dove la tomba si erigeva in cima a una collina. I musicisti non smisero mai di suonare durante tutta la cerimonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini che portavano il feretro cercarono di farlo entrare nel mausoleo, ma la porta era troppo stretta; si misero a quattro zampe e issandosi il feretro sulla schiena riuscirono a entrare nella tomba. <strong>È così che il grande poeta democratico entrò nella sua ultima dimora e la folla, cantando, accarezzandosi, titubando, riprese i tram</strong> per riguadagnare Philadelphia”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Guillaume Apollinaire</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*Traduzione italiana di Marco Settimini</em></p>
<p><em>**In copertina: Walt Whitman fotografato nel 1891 da Samuel Murray</em></p>
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		<title>“A me interessa il Kurtz di Conrad, capace di vivere nel delirio di onnipotenza per poi dire, sul letto di morte, ‘l’orrore, l’orrore’”. Giuseppe Culicchia dialoga con Matteo Fais intorno al suo ultimo, tenebroso romanzo</title>
		<link>https://www.pangea.news/a-me-interessa-il-kurtz-di-conrad-capace-di-vivere-nel-delirio-di-onnipotenza-per-poi-dire-sul-letto-di-morte-lorrore-lorrore-giuseppe-culicc/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 13 Mar 2019 07:39:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Provate a immaginare di scoprire, oggi, nel nuovo millennio, che vostro padre è stato un uomo con simpatie fascio-naziste. Per voi è sempre stato solo un bravo padre che ha cercato, pur con tutti i suoi limiti, di trasmettervi amore, valori, una cultura. E, magari, un uomo di cultura lo è stato per davvero, per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/a-me-interessa-il-kurtz-di-conrad-capace-di-vivere-nel-delirio-di-onnipotenza-per-poi-dire-sul-letto-di-morte-lorrore-lorrore-giuseppe-culicc/">“A me interessa il Kurtz di Conrad, capace di vivere nel delirio di onnipotenza per poi dire, sul letto di morte, ‘l’orrore, l’orrore’”. Giuseppe Culicchia dialoga con Matteo Fais intorno al suo ultimo, tenebroso romanzo</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Provate a immaginare di scoprire, oggi, nel nuovo millennio, che <strong>vostro padre è stato un uomo con simpatie fascio-naziste</strong>. Per voi è sempre stato solo un <strong>bravo padre</strong> che ha cercato, pur con tutti i suoi limiti, di trasmettervi amore, valori, una cultura. E, magari, un <strong>uomo di cultura</strong> lo è stato per davvero, per esempio uno dei massimi direttori d’orchestra a livello europeo. Come reagireste? <strong>Ne vorreste unicamente cancellare la memoria, oppure cerchereste di fare i conti con i suoi demoni?</strong> Questo è su per giù ciò che capita a <strong>Giulio Rallo</strong>, figlio di <strong>Federico</strong>, quando si reca alle esequie del genitore, che da tempo, dopo aver abbandonato la famiglia e a seguito di una brusca conclusione della sua carriera artistica, si è trasferito in Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">In estrema sintesi, quanto raccontato è la trama dell’ultimo romanzo di uno dei più grandi narratori italiani, <strong>Giuseppe Culicchia</strong>, appena uscito per i tipi di <strong>Mondadori </strong>e intitolato <strong><em>Il cuore e la tenebra</em></strong>. Richiamando palesemente il classico di Joseph Conrad, <em>Cuore di tenebra</em>, l’autore dell’intramontabile <em>Tutti giù per terra</em>, decide di <strong>fare i conti con l’ambiguità che anima tutti noi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la narrazione diffusa tende a fare un netto distinguo tra chi sta dalla parte sbagliata della Storia, solitamente identificato con la feccia dell’umanità, e le forze del Bene che a un certo punto avrebbero ripreso in mano le sorti del mondo, dopo la deviazione delle dittature novecentesche, Culicchia rifiuta questi facili manicheismi. Piuttosto, <strong>come ogni grande scrittore, egli rischia l’azzardo, si getta disperatamente nel precipizio sperando di salvarsi, e percorre la pericolosa linea di confine che separa il giusto dallo sbagliato</strong>. In una parola <strong>affronta la tenebra</strong>, ascolta fino alla fine le parole di chi ha coscientemente rifiutato il sentiero tracciato dai vincitori, tocca il cuore algido ma ancor pulsante del ’900. In spregio all’ottusità di chi sa a prescindere cosa accogliere e cosa respingere da sé, si pone al cospetto della domanda più terribile: <strong>è mai possibile che il male abbia presa lì dove di solito alberga la nobiltà d’animo e il senso della bellezza?</strong> La risposta che si dà è la meno rassicurante: certe convivenze apparentemente inconciliabili sono assolutamente possibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Partiamo dal titolo, <em>Il cuore e la tenebra</em>. Il riferimento al romanzo di Conrad sembra palese. Del resto il libro è disseminato di rimandi, in puro stile postmoderno, ad altri testi, perfino allo stesso che tu hai scritto e che infatti viene citato. Ci spiegheresti questo tuo muoverti al limite dell’ipertesto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È collegato al contenuto del libro, a un idem sentire che intercorre tra alcuni suoi passaggi e i testi menzionati. Il romanzo inizia con, in esergo, la citazione di un dialogo che si svolge al principio di <em>Apocalypse Now</em>, film che, come sappiamo, deve molto a <em>Cuore di tenebra</em> di Conrad. <strong>Parlo del punto in cui si dice che Kurtz ha raggiunto il suo punto di rottura. Anche il padre di Giulio, nel mio testo, ha ormai toccato il medesimo stadio. Chiaramente, <em>cambia la tenebra</em>: in Conrad è quella del colonialismo, di un’Africa dell’800 stuprata, devastata e depredata dal Belgio di Re Leopoldo; nel caso del mio personaggio rimanda invece all’Europa, al ’900 e all’ultima guerra mondiale.</strong> Da un punto di vista professionale, questi ha raggiunto il suo punto di rottura con il fallito tentativo di far eseguire nuovamente dai Berliner la <em>Nona Sinfonia</em> nell’interpretazione che ne dette Furtwängler nel ’42. La sua ostinazione lo porta unicamente a perdere la direzione dell’orchestra e a venire poco per volta emarginato. C’è poi il fallimento personale, quello che in realtà lo tocca più profondamente, come chiarisce in una delle lettere destinate ai figli. Quello è il suo punto di rottura, la sua tenebra. Volendo spiegare questo suo sprofondare in tale oscurità, si potrebbe fare un paragone con <em>Midnight in Paris</em> di Woody Allen e il suo protagonista che ha interiorizzato gli anni di Fitzgerald, Hemingway, l’età del jazz insomma, fino a ritrovarsi catapultato nella Parigi dell’epoca, negli anni Venti, in un periodo di grande rinascita dopo gli errori della Prima guerra mondiale. Federico Rallo, il padre di Giulio, invece sceglie un periodo storico per niente leggero, sceglie le trincee, la guerra, il nazismo. <strong>Anche tutte le sue riflessioni sui figli di Göring e Himmler che hanno perdonato i loro padri, che li hanno amati e hanno continuato a farlo anche dopo la guerra, è un modo per chiedere ai suoi figli di essere assolto a sua volta, malgrado anche lui abbia sbagliato e fatto loro del male.</strong> Ma se sono stati perdonati quei padri, forse la stessa accondiscendenza può essere riservata anche a lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-66116 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/03/foto-1-27-195x300.jpg" alt="" width="149" height="229" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/foto-1-27-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/foto-1-27-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/foto-1-27.jpg 312w" sizes="(max-width: 149px) 100vw, 149px" />Molti narratori, anche giovani, sono propensi a tornare al passato, a volerlo riscrivere, spesso assumendo una prospettiva distorta che li porta a valutare con parametri attuali fatti risalenti a periodi inassimilabili. La differenza è che, al netto delle strategie narrative adottate, il tuo atteggiamento non mi sembra altrettanto radicale. Tu non sei manicheo, non tracci una linea netta di demarcazione tra bene e male, non ti limiti a sostenere che da una parte stanno i rozzi e incolti, alieni a qualunque possibilità di grandezza morale ed estetica. Ma, soprattutto, fai i conti con la tenebra che può abitare in ognuno di noi, anche in chi apparentemente non ha il profilo umano e intellettuale adatto per essere facilmente demonizzato.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A me interessa la linea d’ombra e non giudicare i miei personaggi. Del resto, questo sarebbe un errore da parte di un narratore. Egli deve piuttosto calarsi nei soggetti di cui tratta e far sì che questi si comportino e parlino nel modo che maggiormente gli si attaglia. Il personaggio, seppur di fantasia, deve parlare come farebbe se fosse una persona reale. E se un autore non giudica, allora può forse guadagnare la possibilità di ragionare al di là dei manicheismi, riuscendo a cogliere le sfumature. <strong>Il padre di Giulio ha una fascinazione nei confronti di Furtwängler assoluta. È il suo modello, perché è riuscito a dirigere quella sinfonia come nessun altro mai prima e dopo di lui. Agli occhi del musicista italiano, tale fascinazione giustifica qualsiasi cosa, anche la sua adesione al nazionalsocialismo.</strong> Federico non lo giudica per questo, tanto che a un certo punto viene sedotto a sua volta da quelle idee. Furtwängler, in verità, è bene precisarlo, era più che altro un individuo tanto talentuoso quanto ambizioso e avrebbe potuto funzionare sotto qualsiasi regime.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il padre del tuo protagonista ha simpatie per una certa estetica del nazionalsocialismo, oltre che per diverse visioni della sua politica sociale, ma è anche un genitore amorevole e un uomo di cultura; la madre, che tanto rivendica la sua libertà, non è meglio di lui. Sei cosciente di aver scritto un libro equivocabile, che potrebbe attirare le ire di antifascisti e femministe?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come si sa, io ho tradotto <em>American Psycho</em> di Bret Easton Ellis. Quel libro attirò molte critiche, per esempio da parte delle femministe, perché Patrick Bateman era profondamente misogino. Stuprava e seviziava donne ed era inoltre un ferocissimo razzista nei confronti della gente di colore. Aveva, insomma, tutto quello che ci vuole per essere considerati politicamente scorretti e infatti Ellis ricevette diverse minacce di morte. A me piace fare come lui e mettermi dal punto di vista dei miei personaggi – direi, addirittura, che non potrei fare altrimenti. Sarebbe disonesto se facessi dire e fare loro quel che rientra nei desideri della maggior parte dei lettori. Peraltro, proviamo adesso a pensare a un libro quale <em>Le benevole</em> di Littell e, in particolare, al suo protagonista. Questo partecipa all’eliminazione degli ebrei in Polonia e, nel corso della lettura, si scoprono inoltre varie e spaventose nefandezze compiute nella sua vita privata. Egli risulta essere, insomma, un’incarnazione del male assoluto. Ecco, io trovo che da parte dell’autore vi sia stata una certa tendenza al parossismo, tale per cui il suo personaggio diviene quasi caricaturale, grottesco, per quanto il testo sia documentato e storicamente attendibile. <strong>Mi interessa invece maggiormente una figura come il Kurtz di Conrad, capace di vivere nel delirio di onnipotenza, di circondare la sua abitazione con le teste tagliate dei selvaggi, per poi farsi uscire di bocca, quali ultime parole sul letto di morte, “l’orrore, l’orrore”. </strong>In ultimo, non mi resta se non di confidare nell’intelligenza del lettore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un altro degli aspetti che si evince dalla lettura è che tu con le teorie complottiste (dal Piano Kalergi a quelle sull’11 settembre 2001) ti ci sei confrontato, con onestà intellettuale, senza limitarti a irriderle per la gioia di un pubblico che rifiuta anche solo la possibilità di prenderle seriamente in considerazione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non avrei potuto fare diversamente, avendo scelto di far parlare qualcuno che nel piano Kalergi ci crede, come ritiene che l’11 settembre 2001 l’America abbia attaccato sé stessa. Come ben sappiamo, le teorie del complotto sono molto diffuse: tutti quanti più o meno siamo convinti di essere vittima di una qualche trama oscura, oggigiorno. Ciò si spiega, per esempio in Italia, alla luce dei tanti buchi neri presenti nella nostra storia recente. Il più clamoroso è quello di Moro, ma poi c’è Ustica, le varie stragi di Stato, etc. Le versioni ufficiali fanno per così dire acqua da più parti. In <em>Scritti corsari</em> di Pasolini è riportato quel famoso articolo, uscito per il “Corriere della sera” e intitolato <em>Io so</em>, in cui lui sostiene di conoscere chi siano i mandanti delle stragi, ma di non poterlo rivelare, non avendo le prove. <strong>Non dimentichiamo che Pasolini è stato l’unico intellettuale a essere ucciso nel dopoguerra. Non per fare il complottista, insomma, ma questo mi dà da pensare, no? Poi, non so se lui fosse realmente al corrente di nomi e cognomi, ma di certo si era fatto un’idea. Fa impressione rileggere quel pezzo, oggi, dopo quarant’anni. Certamente lo scrittore sapeva guardare nel profondo del nostro paese.</strong> Pensa a quando parla del coinvolgimento della DC – e questo lo dice apertamente. Auspica che un giorno siano quelli dell’Opposizione a rivelare qualcosa, perché comunque sono uomini di potere, anche se stanno dall’altra parte, e di sicuro possono saperne più di lui da semplice intellettuale. Purtroppo, noi abbiamo ancora molti omissis su diverse vicende risalenti agli anni ’70 e, malgrado i diversi governi che si sono succeduti, questi non sono mai stati rimossi. Ciò dovrebbe portare a riflettere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo te c’è ancora bisogno di parlare di fascismo, addirittura di scriverci bordate di tomi da mille pagine, facendo ricorso a categorie francamente desuete per raccontare il presente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Premetto che, se ti stai riferendo a <em>M. Il figlio del secolo</em> di Scurati, io l’ho letto e l’ho trovato notevole. Al contempo, ritengo che i problemi e le urgenze che ci troviamo di fronte oggi siano un po’ lontane rispetto a quelle del ’900. <strong>Quel secolo è oramai alle spalle e davanti a noi abbiamo Greta Thunberg, ragazzina svedese che va a parlare di clima davanti ai potenti della Terra, dicendo che stanno distruggendo il pianeta, che non prendendo le decisioni che dovrebbero prendere stanno di fatto pregiudicando in maniera radicale e senza ritorno il futuro dei nostri figli. Questa mi sembra la sola vera urgenza, oggigiorno. </strong>All’inizio del libro il protagonista, che di professione fa il fotografo, dice di dover andare a fare un servizio sui ghiacciai che si stanno sciogliendo al Polo Sud. Il servizio è commissionato da una compagnia di viaggi. Ecco, noi stiamo giocando con questo: esistono davvero crociere per mostrare i ghiacciai in scioglimento, con americani, russi e cinesi che pagano per vedere tutto ciò. Quel passaggio a Nordovest attraverso cui Melville, nel suo <em>Moby Dick</em>, immaginava che le balene si spostassero da un punto all’altro dell’oceano, adesso diventerà realtà, per essere tramutata immediatamente in inedite forme di guadagno. Si apriranno nuove vie commerciali, si ricaveranno nuove fonti di energia. Io trovo sia questo il vero tema da approfondire. Allo stesso modo, penso che non dovremmo perdere di vista come il mondo del lavoro abbia subito un arretramento spaventoso per quanto riguarda i diritti. Quando ci si lamenta dell’avanzata delle forze populiste, si dovrebbe andare a ricercare quali siano le cause reali, le motivazioni. Per esempio, rifacendoci a quello che accade a Parigi in questi fine settimana, considerare che non sono tutti black block quelli che si vedono per le strade a protestare. Per la maggior parte si tratta di persone delle classi medie. Ciò dovrebbe far meditare su come le diseguaglianze siano aumentate in modo spropositato, tanto da far sì che delle persone, che mai si sarebbero sognate di scendere in piazza, lo stiano facendo. <strong>Fino alla caduta del muro di Berlino – dove infatti il romanzo è ambientato, per buona parte – c’erano ancora due mondi possibili. Caduto il muro, ne è rimasto uno solo. Quelli che un tempo erano i partiti di Sinistra, i quali avevano come loro compito la tutela dei diritti dei lavoratori e delle classi meno abbienti, sono totalmente scomparsi.</strong> Tony Blair ha inaugurato una stagione della Sinistra che l’ha portata ad abbracciare in maniera del tutto acritica le politiche neoliberiste. Ciò è successo anche in Italia, come ben sappiamo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il cuore e la tenebra</em></strong><strong> è anche un romanzo sulla disintegrazione della famiglia: genitori separati, figli che risentono della mancanza di una struttura. Non ti sarebbe convenuto difendere il progressismo che si esalta per la dissoluzione di certi “retaggi medievali”, come li definirebbe qualcuno?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">So già che quanto dirò susciterà non poche polemiche. Io personalmente ritengo che, al di là di tutti i discorsi pieni di buona volontà sulla famiglia allargata, sul fatto che la famiglia è un’istituzione in crisi e bla bla bla, <strong>alla fine, per un bambino, il fatto di svegliarsi e andare a dormire con entrambi i genitori, sapendo che c’è questa sicurezza nei primi anni di vita, sia una cosa importante. Nel momento in cui viene a mancare, noi ci adoperiamo per fare di tutto perché venga superata, sublimata. Ma pur mettendo in campo tante energie, è mia convinzione che ciò comunque lo addolori. </strong>Penso ci siano degli aspetti del vivere odierno con cui noi dobbiamo avere il coraggio di fare i conti, al di là delle convinzioni ideologiche, politiche o religiose. La distruzione della famiglia è uno dei dati di fatto di questa nostra epoca. Da bambino, alle elementari, nella mia classe non c’era nessuno con genitori separati. Oggi, le proporzioni si sono invertite. È un tema che non si può ignorare. Condiziona il nostro modo di stare al mondo. Poi ognuno fa le sue scelte, ovviamente, ed è libero di farle. Io mi sono posto dal punto di vista di un padre che a un certo punto si pente di come ha agito e non riesce a perdonarsi. Il nocciolo della questione, direi, è questo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo Fais</em></strong></p>
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		<title>L’uomo che ha fotografato Woody Allen, Michael Jordan, Tinto Brass e il “solista del mitra”: dialogo con Alberto Bortoluzzi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2019 07:48:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hai fotografato Woody Allen? Inizio così, vagamente curiosa e un tantino gelosa, il mio dialogo con il fotografo e giornalista Alberto Bortoluzzi. Naso leggermente aquilino, un pizzetto brizzolato, lo sguardo da ragazzino, divertito e originale. Una laurea in Scienza Geologiche nel 1987, poi la scelta di dedicarsi completamente alla fotografia. Ha collaborato con molte riviste [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Hai fotografato Woody Allen? Inizio così, vagamente curiosa e un tantino gelosa, il mio dialogo con il fotografo e giornalista Alberto Bortoluzzi. Naso leggermente aquilino, un pizzetto brizzolato, lo sguardo da ragazzino, divertito e originale. </strong>Una laurea in Scienza Geologiche nel 1987, poi la scelta di dedicarsi completamente alla fotografia. Ha collaborato con molte riviste nazionali, pubblicato diversi libri e ha realizzato mostre; tra le varie una a Palazzo Reale a Milano sul cinema, nel 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-65584 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/02/woody-Allen-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/woody-Allen-300x200.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/woody-Allen-768x510.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/woody-Allen-1024x681.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/woody-Allen.jpg 1184w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Ci diamo appuntamento al bar, la finestra si affaccia su un incrocio, un paio di semafori e le automobili che sfrecciano a tutta velocità, lui che si beve un’aranciata amara</strong> (una scelta d’altri tempi), io un caffè amaro, mentre osservo la sua felpa, rossa, <em>Think Pink</em>. Anche se oggi molti si dicono fotografi, per ora non ne conosco uno che possa dire di aver fotografato lui, il regista Woody Allen, uno dei mostri sacri viventi. Ma Bortoluzzi ne parla come se niente fosse, come un seduttore parla di una sua conquista importante, con lo stesso sguardo sornione, mentre accarezza il ricordo e lo racconta agli amici. Milano, Teatro degli Arcimboldi, qualche anno fa, il 2005 (tra l’altro, scopro che Allen si esibirà di nuovo lì a fine giugno: sono ancora in tempo). La sua orchestra si chiama <em>New Orleans Jazz Band</em> e lui suona il clarinetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Com’era? “Woody Allen era molto schivo, forse anche un po’ stronzo, almeno per noi che dovevamo ritrarlo.</strong> Gli organizzatori avevano dato il permesso di fotografarlo soltanto per i primi due pezzi e noi fotografi dovevamo rimanere ai lati del palco. Lui, per tutta la durata dei primi pezzi, teneva gli ‘occhi bassi’, una fatica bestiale riuscire a cavarne qualcosa”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come sei riuscito poi a immortalarlo? “Alla fine del primo pezzo, ho pensato: non ho niente da perdere, eludendo la security, mi sono buttato sotto il palco, a pochi metri da lui. Ad un certo punto, Woody Allen si è girato verso il musicista al suo fianco per chiedergli qualcosa ed è lì, in quell’istante, che è diventato mio”.</strong> Sei riuscito ad incontrarlo? “L’ho atteso davanti ad una porta secondaria, da dove sarebbe dovuto uscire, è arrivato anche l’allora sindaco di Milano, Gabriele Albertini, abbiamo atteso a lungo, invano, e poi abbiamo desistito”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Molte fotografie sono frutto del caso e di un pizzico di fortuna, Bortoluzzi spesso ha conquistato uno scatto in modo rocambolesco, come quando ha fotografato Michael Jordan, al Palatrussardi a Milano: “avevo con me una macchina Hasselblad 6&#215;6, una follia, con rullo 120 in bianco e nero, quando già imperava il digitale.</strong> Intorno a Jordan c’erano guardie del corpo, dei neri a dir poco enormi (Alberto Bortoluzzi non è certo esile o di bassa statura, <em>ndr</em>). In più avevo un obiettivo corto (altra follia), tutti avevano scelto i teleobiettivi. I gorilla impedivano alla folla di fotografi di avvicinarsi a Michael Jordan. Anche questa volta un fotografo ha saltato le transenne e siamo scattati tutti verso di lui. Uno della security, che come stazza sembrava un giocatore di baseball americano, continuava a riempirmi di gomitate nello stomaco. Gli ho promesso che se la smetteva, non mi sarei più mosso da quel punto e finalmente ho ripreso a respirare. Pochi istanti e Jordan si è alzato per uscire dal campo; uno scatto a vuoto (mannaggia le macchine vecchie!) e poi il flash finalmente è partito, un piccolo miracolo, lo scatto di lui che saluta quando ormai non ci speravo più”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-65585 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/02/Reinhold_Messner-300x300.jpg" alt="" width="216" height="216" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/Reinhold_Messner-300x300.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/Reinhold_Messner-150x150.jpg 150w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/Reinhold_Messner-768x768.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/Reinhold_Messner-333x333.jpg 333w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/Reinhold_Messner.jpg 999w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" />Faccio scorrere il dito sullo schermo del cellulare, mi sono collegata al suo sito<a href="http://www.albertobortoluzzi.com/pagine/home.html" target="_blank" rel="noopener"> (www.albertobortoluzzi.com),</a> nella sezione<em> Portaits</em>, ci sono i ritratti, e dietro a ciascun volto, la storia di un incontro. <strong>Personaggi particolari, con un certo carattere, come il celebre alpinista Reinhold Messner: “tutti questi personaggi hanno in comune un certo carisma</strong>, come Messner, con quel suo italiano ruvido che ho conosciuto al teatro Condominio di Gallarate, in occasione di una sua conferenza”. <strong>O ancora con Tinto Brass venuto a Varese per la proiezione di un suo film. “L’ho fotografato poi a casa mia. È bastato un attimo che una intera bottiglia di Prosecco fosse finita. Pensando a lui, mi ero procurato un manichino femminile completamente nudo”.</strong> Nella fotografia di Bortoluzzi, Tinto Brass, con sguardo compiaciuto e sigaro acceso, rimira la bella e calva modella senza veli.</p>
<p style="text-align: justify;">I ritratti sono diversi, industriali come Saturnino De Cecco, tanti gli sportivi, artisti, giornalisti, Dan Peterson, Valentino Rossi, Giovanni Soldini, Gualtiero Marchesi, <strong>c’è anche Luciano Lutring che sussurra<em> sh</em> alla canna di una pistola, lui il “solista del mitra”. “Ho passato un intero pomeriggio a casa sua, dipingeva e scriveva libri noir. Non avevo paura.</strong> In qualche modo mi affascinava. Ricordo le sue mani, aveva mani che sembravano badili. Mi ha raccontato la storia della sua prima rapina, avvenuta per sbaglio. Adorava la nonna che lo mandava sempre a pagare le bollette. <strong>Un giorno, in un ufficio postale nessuno lo prendeva in considerazione, così ha sbattuto talmente forte il pugno sul tavolo che hanno pensato fosse una rapina, vedendo la pistola alla cintura. Ma la pistola era senza caricatore, la usava per fare il figo con le ragazze. Gli è sembrato così facile fare una rapina che, a questa, ne sono seguite molte decine. </strong>Gli hanno dato due ergastoli e poi l’amnistia. In cella, per tirare su quattro soldi, si era messo a disegnare fumetti porno, mi ha raccontato che il direttore del carcere ordinava di rastrellare le gabbie per leggersi l’ultima creazione di Lutring”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-65586 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/02/mike_bongiorno-298x300.jpg" alt="" width="214" height="216" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/mike_bongiorno-298x300.jpg 298w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/mike_bongiorno-150x150.jpg 150w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/mike_bongiorno-768x773.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/02/mike_bongiorno.jpg 1011w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" />La magia della fotografia è quella di fermare il tempo e, come si dice, se si è bravi, di rubare l’anima. <strong>Così chiedo ad Alberto Bortoluzzi com’è andato l’incontro con Mike Bongiorno, a Mediaset. “Una persona gentilissima, un uomo d’altri tempi, un vero professionista.</strong> Una delle cose che più mi aveva colpito di lui, ormai molto vecchio, era vedere la sua trasformazione quando saliva in scena, era come se venisse alimentato dalla corrente, quando scendeva dal set, tutto di colpo, si spegneva e tornava semi-immobile. Riguardo al giallo del furto del suo cadavere? Chissà se poi l’hanno poi ritrovato. Mancano oggi figure di questo livello in qualsiasi ambito, e soprattutto così disponibili. Peccato!”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Linda Terziroli</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*Le fotografie in copertina e nel corpo dell’articolo sono pubblicate per gentile concessione di Alberto Bortoluzzi </em></p>
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