Visto che la vita è uno schifo, meglio godersela: ecco perché “Harry a pezzi”, di quel porco di Woody Allen, è il film più bello che c’è, una catastrofe esistenziale

Posted on Novembre 13, 2018, 9:53 am
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Se un 60enne dice a una ragazzina che le due parole più belle del mondo non sono “Ti amo”, ma “È benigno!”, quella ragazzina cresce magari traviata, ma con sano, magnifico cinismo. Quella ragazzina ero io, quell’uomo Woody Allen, e ci sono film che ti salvano la vita, che ti porti dentro, uno di questi è Harry a pezzi, e se siete tipi da Ghost, Love Story e amenità simili cambiate articolo, non è roba per voi, perché qui si fa a pezzi l’amore, la famiglia, Dio, e ogni altra sicurezza che pensate di avere, a cui vi aggrappate, illusi. Qui si scende all’inferno, quello di Dante, con Harry/Allen prendi un ascensore e vai giù, i gironi sono i piani, scendi all’ultimo, sei arrivato, è il tuo. Il Diavolo è Billy Crystal, cioè il tuo migliore amico, quello che ti frega e si sposa la tua donna, quello che fa il tuo stesso lavoro, ed è migliore di te. Si può essere più sfigati? Certo, puoi andare a p*ttane e finire nelle mani del fisco americano perché paghi le tue sc*pate con carta di credito, ti possono trovare in macchina la droga della squillo che hai caricato, un amico può morirti sul sedile posteriore, dietro di te, pensavi che dormisse, invece stava lì morto stecchito, infarto fulminante. Ma com’è l’eterno riposo? Come ‘si sta’ da morti? Uno schifo, te lo dice chi lo sa, il tuo amico morto che ti appare in cella, perché nel frattempo ti hanno messo dentro.

HARRY A PEZZI COVERIn tutto questo casino, hai una vita sentimentale? Come no, una moglie tradita con sua sorella, sc*pata da dietro il giorno del Ringraziamento a casa dei suoceri davanti alla vecchia zia cieca, ma le hai messo le corna pure con una sua paziente, tua moglie è una psichiatra, ha lo studio in casa, tu hai provato a giustificarti con un “non usciamo, non vediamo mai nessuno, ma che dovevo fare?!?”, e lei ti voleva strozzare. Tua moglie ce l’ha con te pure perché dici a vostro figlio di 9 anni “fregatene di Dio”, perché Dio non esiste, e se esiste comunque non sta sulla terra, dove invece ci stanno le donne, e tra queste le “strap*rche” cioè quelle che te la danno senza tante storie, pure a te che sei un erotomane mai cresciuto, uno che “pensa sempre a sc*pare ogni donna che incontro ovunque, in banca, vedo una sull’autobus e penso come sarà nuda, chissà se me la posso fare…!”.

Tua moglie t’ha lasciato, eppure a pensarci bene come coppia non eravate male: prendi i Pincus, Max e Dolly, insieme da 30 anni, e solo ora Dolly ha scoperto che lui era già sposato, che ha ucciso la sua prima moglie e i loro figli, e poi se li è mangiati! Vabbè, questa storia non è vera, è inventata, è tutto il film che è così, un continuo sovrapporsi di flashback veri, falsi, su una trama scritta da un Allen nel pieno del casino Soon Yi – Farrow. Trama ispirata a Bergman, a Posto delle fragole, a Otto e mezzo di Fellini, trama che si decostruisce, si dirama in sottotrame, proiezioni su carta della mente di Harry che è uno scrittore, ed è a pezzi, ha perso l’ispirazione, non sa più scrivere, ha già speso tutto l’anticipo del nuovo libro a escort, l’ultima poi, l’ha visto così triste, emaciato, “pillolaro”, da fargli un p*mpino gratis. Può succedere di peggio? Sicuro, puoi andare in overdose di te stesso, finire sfocato, fuori fase, fare battute sull’Olocausto, litigare duro con l’unica parente che ancora ti riceve in casa, probabilmente verrà a trovarti quando starai per schiattare, attaccato ai macchinari, ma c’è tempo, c’è tempo per insultarsi, ubriacarsi, e farselo succhiare da Jane al funerale di suo padre.

Harry a pezzi è un film a salti, una vertigine, una catastrofe esistenziale, la prima volta che lo vedi non tutti i pezzi del puzzle che si ricompongono nel finale nella tua mente sono chiari, per questo lo riguardi, e riguardi, lo tieni con te, nel pc, alla bisogna, quando la vita ti va male, non ce la fai più e ti sembra tutto inutile, una perdita di tempo, ed è proprio così, ma per quanto possiamo incaz*arci, dannarci, bestemmiare la malasorte, meglio spassarsela perché “alla fine vince sempre il banco”, cioè la morte, e dopo, se ci sarà qualcosa, allora speriamo ci sia l’inferno, fa caldo ma c’è gente divertente lì, e se ancora non vi ho convinto, come dice Harry/Allen “meglio comandare quaggiù, che essere schiavi in Paradiso”, e se non sbaglio questa è di John Milton, Paradise Lost.

Barbara Costa