A proposito dell’autobiografia di Woody Allen… Elogio di Diane Keaton, l’attrice che ridacchia e che può tutto

Posted on Marzo 26, 2020, 11:01 am
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Io Diane Keaton non la reggo. Non la posso vedere, peggio, non la posso sentire, e passi per i film che ha fatto con Woody Allen, perché c’è Allen, e passi pure per la trilogia de Il Padrino, perché è Il Padrino, e ancora passi La stanza di Marvin, perché c’è Leonardo DiCaprio, ma di più perché qui la Keaton sta tanto zitta, parla poco, parla per gesti, sorrisi, sguardi, e quindi non lo sento, quello che odiosamente fa in quasi tutti i suoi film. Non la sento, che squittisce, e ridacchia, e gesticola, e apre la bocca e occhi al mondo come provenisse da un altro pianeta. Che poi io, le prime volte, davo colpa al doppiaggio, pensando ne amplificasse lo stridio, e invece no, è proprio lei, Diane Keaton, che è così, a me insopportabile, anche perché io l’ho vista, soprattutto sentita, in versione originale, per essere sicura, togliermi ogni dubbio, e così motivare, aumentare, la mia insofferenza, di donna, e da donna a donna.

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Va bene, non è vero. Ti ho mentito. Non è vero che non la sopporto. Non sopporto lo squittio (quello sì, per me potrebbe risparmiarselo) la verità è che sono gelosa, invidiosa, sono piena di rabbia, contro Diane Keaton, perché lei può. E io no. Che sia tra le più grandi attrici esistenti, mi ci inchino; che sia pure un’icona di stile, sai che me ne frega; che sia una star di Instagram, complimenti, ma io non sono social, sicché… No, io la invidio, io vorrei essere al suo posto, perché lei dal 1969 a oggi è l’unica persona al mondo che può vedere, in anteprima, i film di Woody Allen. Ti rendi conto? I film non finiti, in corso di lavorazione! E c’è di più: Diane Keaton è l’unica che può dire a Allen sì o no, che il film vale o fa schifo, che quella scena fa ridere o fa pena, che va tagliata, rigirata, o va lasciata perfetta com’è. Diane Keaton può questo, e altro, perché a lei, e soltanto a lei, Allen dà retta, e ne segue indicazioni e consigli. E non solo sui film, ma pure sulle sceneggiature, sui jokes, e sui libri che quel genio scrive. Di sicuro, Diane Keaton ha potuto dire la sua pure su A proposito di niente, l’autobiografia di Woody Allen che, per La Nave di Teseo, già trovi in e-book, e in versione cartacea dal 9 aprile. Libro che alla fine esce anche negli Stati Uniti per Arcade Publishing, e non più per Hachette, e se il perché non lo sai, ti è sfuggito, te lo dico io: alcuni dipendenti Hachette, lo scorso 6 marzo interrompendo il lavoro sono scesi in strada, a protestare, contro Hachette e contro Allen, perché, non so se hai notato, nel mondo non sta succedendo niente di rilevante, non abbiamo niente da fare, a cui pensare, occuparci, che scendere in strada e stare lì immobili a reclamare contro chi ci dà da mangiare! Eh, dissentire, quanto (li) fa sentire paladini della morale, e migliori, dalla parte giusta della Storia, perché Hachette è la stessa casa editrice che stampa le ‘pietre miliari’ di Ronan Farrow, e il signorino ha fatto sapere che a lui rode che l’editore che lo stipendia pubblichi il libro di chi lui non considera più suo padre, ma un mostro che è tale per nessun giudice, nessuna sentenza, nessuna condanna, se non per la mente “squilibrata” (Allen dixit) di sua madre.

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Migliaia di copie al macero, e Ronan Farrow che se le è presa per iscritto pure con Diane Keaton, che da sempre, da subito, appena il movimento MeToo ha ridestato le false accuse contro Allen, si è schierata a spada tratta dalla parte di Allen, in pubblico, ovunque, difendendo l’uomo che ha amato e a cui deve tutto. Sì, tutto, da quando era una 23enne californiana di famiglia agiata approdata a New York con una confusione in testa che puoi immaginare, e forte in curriculum di una parte nel musical Hair. E Allen che è già Allen ma come autore, umorista, cabarettista, e si è messo in testa di fare teatro, e ha scritto Provaci ancora, Sam, Allen che è al secondo divorzio e nella fase la più libertina della sua vita, e la Keaton si presenta a lui in audizione, e Allen della sua bellezza resta abbagliato, le dà la parte ma non ci prova, bloccato dal fatto che Diane torna a casa dopo le prove con un uomo, sempre lo stesso, che la viene a prendere, ma non è il suo fidanzato, è il suo agente! E Allen che con Anthony Roberts esce tutte le sere con una donna diversa, e una sera con Diane, e quando ti innamori è sempre così, lo sai, che le altre non contano più. Spariscono. Evaporano. Per Diane è lo stesso e va a vivere con Allen, e il loro è un amore che dura un anno, appena un anno: quando Provaci ancora, Sam è trasferito su pellicola, con gli stessi protagonisti che lo hanno portato al successo in teatro, Diane Keaton e Woody Allen non stanno più insieme.

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Una storia di un anno che li lega per sempre. Diane Keaton e Woody Allen si professano sì grandi amici, ma sono di più, sodali, complici, fratelli scelti, non so se esista una parola adatta a tradurre il loro legame, dimmi tu quanto può esser prezioso, e raro, trovare e mantenere per tutta la vita una persona che è dalla tua parte. Per Allen un’ancora di salvezza, vera, quando nel 1993 è nella bufera sentimentale e mediatica e giudiziaria: quando le porte del cinema per lui sono chiuse, sbarrate, Diane è lì, con lui, accanto a lui, dalla sua parte e non solo a parole, è lì con Allen sul set, a metterci in gioco tutto, faccia, nome, carriera, reputazione. Con Allen nei pasticci, ingiuriato, additato, Diane non ci pensa un attimo e corre a recitare con lui Misterioso omicidio a Manhattan, una commedia scritta benissimo e girata meglio, velocissima, abilissima, film senza pretese e senza un difetto, e film che se lo vedi oggi, a distanza di così tanto tempo, ci stai incollato pure se tu di Allen, e della Keaton, non sei un fan. Dice Diane Keaton: “Woody è l’uomo più forte che conosco, è fatto di acciaio”, e certo non è quel fifone pasticcione che vedi sullo schermo, quello è il suo personaggio, ché Allen non è un attore, è uno che sa solo recitare l’alter ego che si è costruito. E infatti, c’hai fatto caso? Non c’è film di Allen in cui il personaggio Allen sia qualcuno che non abbia a che fare col mondo delle lettere: Allen sullo schermo è ad esempio uno scrittore (Harry a pezzi), un professore (Mariti e mogli), un editor (Misterioso omicidio a Manhattan), un autore televisivo (Manhattan). Allen non sa interpretare persone che non conosce, non sa, non frequenta, non legge di cosa e come vivono. Ha deviato poche volte (in Scoop è un mago, sua ambizione da bambino, in La maledizione dello scorpione di giada è un investigatore anni ’40, ok, ma tu cosa non faresti pur di baciare Charlize Theron?).

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Dice Diane Keaton che da decenni non ha un appuntamento galante, ma chi ci crede, io no di sicuro, però capisco che può esser difficile per un suo corteggiatore ‘reggere’ il confronto coi suoi ex: dopo Allen, ci sono stati Al Pacino, Warren Beatty, e due passioni non corrisposte: Jack Nicholson e Mel Gibson. Diane Keaton non si è mai sposata, ha adottato due figli da single 50enne, e di una cosa è convinta: da star del cinema, è impossibile stare con un collega altrettanto celebre. I suoi amori sono finiti per ragioni diverse, ma tutte legate dal filo rosso della rivalità. Oltre Allen, e non al suo livello, la Keaton conta tra i suoi migliori amici Nicholson, Sarah Jessica Parker e Meryl Streep. Te la ricordi Meryl Streep in Manhattan, che di Allen è l’ex moglie, lesbica e perfida? E quella scena, dove la Streep appare in strada, e svolta l’angolo, il suo candore bianco, e biondo, esaltato dal bianco e nero, non toglie il fiato?

Barbara Costa