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	<title>Trainspotting Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Nei paesi civili il poeta è un bene nazionale, da noi funziona solo è pazzo o se è defunto. In UK la celebrazione della Prima guerra mondiale affidata a un sonetto di Carol Ann Duffy</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Oct 2018 12:27:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Diciamo così: mettere ordine. Il problema d’altronde, è squisitamente ‘politico’. Prima che vi faccia la morale – la solita, per altro – ci sono: una data, un grande regista, un sommo poeta. * La data è l’11 novembre 1918. In Piccardia, in un vagone ferroviario, nel bosco, viene firmato dal Maresciallo francese Ferdinand Foch, capo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/nei-paesi-civili-il-poeta-e-un-bene-nazionale-da-noi-funziona-solo-e-pazzo-o-se-e-defunto-in-uk-la-celebrazione-della-prima-guerra-mondiale-affidata-a-un-sonetto-di-carol-ann-duffy/">Nei paesi civili il poeta è un bene nazionale, da noi funziona solo è pazzo o se è defunto. In UK la celebrazione della Prima guerra mondiale affidata a un sonetto di Carol Ann Duffy</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Diciamo così: <em>mettere ordine. </em>Il problema d’altronde, è squisitamente ‘politico’. <strong>Prima che vi faccia la morale – la solita, per altro – ci sono:</strong> una data, un grande regista, un sommo poeta.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La data è l’11 novembre 1918. In Piccardia, in un vagone ferroviario, nel bosco,</strong> viene firmato dal Maresciallo francese Ferdinand Foch, capo dell’esercito ‘alleato’ e dall’ammiraglio inglese Rosslyn Wemyss l’armistizio di Compiègne, ratificato dal Segretario di Stato tedesco Matthias Erzberger. Lì, in un vagone, nel bosco, in Piccardia, finisce la Prima guerra mondiale. L’Italia, che ha fatto la sua parte – abbiamo vinto la nostra fetta di guerra – firma il suo armistizio a Villa Giusti, dopo aver bloccato le velleità austro-ungariche, una settimana prima.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il regista è di Manchester, si chiama Danny Boyle, ed è tra i big in UK: successo planetario con <em>Trainspotting</em>, Oscar come miglior regista nel 2009, per <em>The Millionaire.</em></strong> Recentemente ha firmato un poco riuscito film biografico su <em>Steve Jobs </em>(2015) e il seguito di <em>Trainspotting</em>, s’intitola <em>T2 </em>(2017). Per il centenario dalla Prima guerra, Boyle si è inventato un raduno ‘scenico’, su alcune spiagge inglesi, l’11 novembre. Il progetto – che sarà documentato – si chiama <em><a href="https://www.pagesofthesea.org.uk/about/" target="_blank" rel="noopener">Pages of the Sea</a>. </em></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Piccola parentesi. La Grande Guerra è stata, anche, un fenomeno, per così dire, lirico.</strong> La guerra oscena, di trincea, con macelleria in campo aperto, ha stimolato il gergo dei poeti. Esempi sparsi. Noi abbiamo avuto Giuseppe Ungaretti – e una sfilza di altri, allineati <a href="http://www.pangea.news/il-mondo-dei-soldi-pensa-di-potersene-fregare-della-letteratura-dialogo-su-guerra-critica-e-poesia-con-andrea-cortellessa/" target="_blank" rel="noopener">da Andrea Cortellessa</a> nell’antologia Bompiani <em>Le notti chiare erano tutte un’alba </em>– l’Austria ha avuto i tellurici nitori di Georg Trakl, UK onora i cosiddetti ‘War Poets’, di cui ricordiamo Siegfried Sassoon, Edward Thomas e soprattutto Wilfred Owen. Versi contro le granate. Il nostro grande pensatore Renato Serra, quello dell’<em>Esame di coscienza di un letterato</em>, muore sul Podgora, gli sparano addosso.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carol Ann Duffy è tra i poeti più venduti, letti, studiati nel mondo anglofono. Scozzese, dal 2009 è ‘Poeta laureato’ del Regno Unito.</strong> Il 30 settembre scorso a Carol Ann Duffy è stato assegnato il Premio Lerici Pea “alla carriera”: se è tradotta in Italia, però, lo dobbiamo a piccoli, tenaci editori come Le Lettere (che ha pubblicato <em>La moglie del mondo, Le api, La donna sulla luna</em>), Crocetti (<em>Lo splendore del tempio</em>), Del Vecchio (<em>Estasi</em>). Insomma, in libreria è difficile che la troviate. La distanza del nostro Paese da paesi culturalmente più civilizzati si vede anche da questo. <strong>A me delle cariche frega nulla – il problema è che se le cariche sono scariche, non esistono non te ne puoi neanche fregare. In UK il ‘Poet laureate’ ha un ruolo di rilievo:</strong> non è incaricato di redigere sonetti sulle natiche del re o di ingolosire l’intelletto dei reali. Il ‘Poet laureate’ è una specie di jolly, è la voce critica – comunque, è la voce fuori dal coro. Il primo ‘poeta laureato’ d’Albione è John Dryden; la carica è stata ricoperta, tra gli altri, da William Wordsworth, Alfred Tennyson, <a href="http://www.pangea.news/cecil-day-lewis-padre-daniel-un-poeta-geniale-un-giallista-eccezionale/" target="_blank" rel="noopener">Cecil Day-Lewis – il babbo di Daniel</a> – Ted Hughes, Andrew Motion. Se il poeta ha un ruolo, la poesia è addirittura un bene della patria: vende, viene studiata nelle Università, si pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che paradosso idiota. Come sapete, la carica di ‘poeta laureato’ è una invenzione italiana, gli inglesi arrivano quasi tre secoli dopo.</strong> I primi poeti con l’alloro in capo sono Albertino Mussato, ma soprattutto Francesco Petrarca, che ai titoli teneva assai. Di fatto, con Petrarca, l’Italia ha inventato la poesia moderna – dopo aver sigillato, con Dante, quella antica, totale. Eppure, in Italia non solo la poesia non si studia e non si vende – se ne pubblica troppa, nei sottoscala dell’editoria – viene perfino dileggiata: il poeta è un fenomeno solo se sta su Instagram, se è pazzo – vedi Alda Merini – se è morto – <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cultura/essere-notati-critica-bisogna-buttarsi-finestra-850856.html" target="_blank" rel="noopener">vedi Simone Cattaneo</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ora. Carol Ann Duffy è stata incaricata di scrivere una poesia per l’evento dell’11 novembre. La sua poesia sarà letta lungo le spiagge di UK. La sua poesia sarà il discorso celebrativo per onorare una data storica memorabile. Ne hanno parlato tutti i giornali e i tele-giornali e i social di UK. Che sia bella o brutta – l’ho pubblicata qui sotto – è inessenziale, ora. Meglio una poesia di una ramanzina politica. Altra latitudine estetica – dunque etica. Altra vertigine da saggiare. Torno alla solita morale. <strong>Voglio la poesia sulle prime pagine dei quotidiani, nei tiggì della sera, durante le celebrazioni politiche, perfino in Parlamento, frenando lo sfrenato gusto dei politici nel cementare minchiate. Ecco. <em>Mettere ordine. </em>Riconoscere alla poesia – che è la quintessenza dell’attività umana – il suo ruolo di priorità.</strong> D’altronde, non si capisce perché scienziati, astronauti, intrattenitori e attori tutti gorgoglino nei palinsesti televisivi mentre il poeta è vilmente ignorato, quando è sufficientemente vecchio e famoso lo sbattono in Senato – vedi Luzi e Montale – a stipendio statale, sbollendo le voglie rivoluzionarie. Dopo aver messo ordine, va da sé, possiamo tornare al beato caos. (d.b.)</p>
<p>***</p>
<p><strong><em>La Ferita nel Tempo</em></strong></p>
<p>Questa è la ferita nel Tempo. Le maree del secolo,<br />
lagnando i loro salmi salmastri, non possono sanarla.<br />
La guerra non stermina le guerre; luogo natale della morte;<br />
la terra nutre le tintinnanti uova di metallo, che schiudono<br />
nuova carneficina. Ma come potevate saperlo,<br />
impavidi, mentre salpavate sulle navi, cantando?<br />
La morte di Dio nell’aria velenosa di bombe.<br />
Poesia che gorgheggia sangue. Sentiamo che fu amore<br />
quello che avete dato al mondo; le piazze silenziose,<br />
attendono il loro cenotafio. Cosa è accaduto dopo?<br />
Guerra. E dopo ancora? Guerra. E adesso? Guerra. Guerra.<br />
La storia potrebbe essere acqua, rimprovera questa spiaggia;<br />
non impariamo nulla dal vostro infinito sacrificio.<br />
I vostri volti annegano nelle pagine del mare.</p>
<p><em>Carol Ann Duffy</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ilaria Palomba è il Vate della rivalsa, la prima e più tenace portavoce delle istanze di quella generazione X che il potere sperava di aver cancellato per sempre dai radar. “Disturbi di luminosità” è un capolavoro alieno</title>
		<link>https://www.pangea.news/ilaria-palomba-e-il-vate-della-rivalsa-la-prima-e-piu-tenace-portavoce-delle-istanze-di-quella-generazione-x-che-il-potere-sperava-di-aver-cancellato-per-sempre-dai-radar-disturbi-di-lum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2018 08:50:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Disturbi di luminosità è stato brevettato il tredici febbraio del 1895, a Parigi. Il ventotto dicembre di quello stesso anno, Ilaria Palomba si trovava tra gli attoniti spettatori del Salon indien del Gran Cafè, al 14 del Boulevard des Capucines. Dall’inquieta mente saettava la scintilla. Il seme della sua poetica, da cui sarebbe germogliato il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ilaria-palomba-e-il-vate-della-rivalsa-la-prima-e-piu-tenace-portavoce-delle-istanze-di-quella-generazione-x-che-il-potere-sperava-di-aver-cancellato-per-sempre-dai-radar-disturbi-di-lum/">Ilaria Palomba è il Vate della rivalsa, la prima e più tenace portavoce delle istanze di quella generazione X che il potere sperava di aver cancellato per sempre dai radar. “Disturbi di luminosità” è un capolavoro alieno</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Disturbi di luminosità è stato brevettato il tredici febbraio del 1895, a Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il ventotto dicembre di quello stesso anno, Ilaria Palomba si trovava tra gli attoniti spettatori del Salon indien del Gran Cafè, al 14 del Boulevard des Capucines. Dall’inquieta mente saettava la scintilla.</strong> Il seme della sua poetica, da cui sarebbe germogliato il memoir, fu ben conficcato nel fertile terreno del protocinema.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Protagonista del libro, vi allude il titolo, è la luce. Luce filtrata dalla pellicola e ordinatamente proiettata sul grande schermo dal dialogo tra l’inventore e l’ispi­razione.</strong> Il primo della lunga teoria di artisti, cui Ilaria si rivolge come postulante ad altrettanti Oracoli, è Chuck Palahniuk. Manifesto l’argomento principe della narrazione: l’estasi ingestibile, la visione mistica invalidante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tyler (Durden, nel romanzo di Palahniuk) consegue la propria visione, attraverso il medesimo strumento utilizzato dagli apache per l’iniziazione del giovane guerriero: privazione del sonno.</strong> Nel film cult di David Fincher, uscito nelle sale il ventinove ottobre del 1999, Edward Norton e Brad Pitt, due corpi monumentali animati da talento e lavoro incommensurabili, si contendono la mente del protagonista. L’espediente metafilmico adoperato da Fincher, per rendere in funzione espressiva il corto circuito sinaptico, causa dello sdoppiamento del proprio personaggio, è l’innesto di un singolo fotogramma avulso alla scena. Il terrorismo culturale, cui si fa riferimento in una delle scene, prevede per esempio l’innesto dell’immagine di un pene, fra quelle animate di un lungometraggio per bambini. Palese il riferimento al messaggio subliminale, argomento molto in voga nel pubblico dibattito di quel periodo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi fotogrammi incoerenti, sbagliati, decontestualizzati e strappati a un insieme indicibile e recondito, squarciati dal ventre imbottito della bambagia da pupazzo, di tabù scorticati e sbugiardati feticcio sovrano e Lare (per la bambina che Ilaria non è mai stata), spalmati su pagina con perizia inarrivabile e precisione ossessiva, la scrittrice ha poetato “Disturbi di luminosità” (Gaffi, 2018).</p>
<figure id="attachment_61748" aria-describedby="caption-attachment-61748" style="width: 166px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-61748" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/07/perrone-215x300.jpg" alt="perrone" width="166" height="231" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/perrone-215x300.jpg 215w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/perrone-768x1070.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/perrone-735x1024.jpg 735w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/perrone-600x836.jpg 600w" sizes="(max-width: 166px) 100vw, 166px" /><figcaption id="caption-attachment-61748" class="wp-caption-text">La copia di Luca Perrone di &#8220;Disturbi di luminosità&#8221;: corrosa dalla gioia dell&#8217;uso e dell&#8217;abuso</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il lemma “luce” compare una prima volta a pagina 14,</strong> ci offre lo spunto per analizzare uno stilema della scrittrice, che ha molto da insegnare ai colleghi della presente generazione e di quelle precedenti, fatti salvi pochi maestri: “<em>Lascia entrare la luce. Il buio. La luce. Il buio. La luce</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La copia di “Homo Homini Virus” (Meridiano Zero, 2015), il romanzo che ha consacrato la Palomba, oltre a spedirla direttamente in vetta alle mie preferenze di lettura,</strong> si trova molto opportunamente sopra una di due copie de I signori e le nuove creature, sillogi del poeta americano James Douglas Morrison, doppio della scomposta e disturbata rockstar americana. In esergo a questa preziosa edizione: “Mi sono sempre piaciuti i rettili… Immagino l’Universo come un mastodontico serpente, con tutte le persone, le cose, i panorami alla stregua di minuscole immagini sulle sfaccettature delle squame. E penso che la contrazione peristaltica sia il movimento basilare della vita: l’inghiottire, il digerire, il ritmo del rapporto sessuale. Del resto, la lucertola e il serpente si identificano con l’inconscio, con le forze del male…”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ilaria porta il moto peristaltico sulla pagina, attraverso l’espediente della ripetizione, ossessionante e ossessionata, delle proprie idiosincrasie.</strong> Le pagine di “Disturbi di luminosità” sono ricche di quest’inviti all’attenzione, alla sottolineatura animica, di queste metafore stilistiche dell’inquietudine. Pagina 17: “<em>La pancia si crepava. Gli arti prosciolti nella luce. Sotto le palpebre geometrie Maya</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;">Emerge dall’ansia, la colpa autoinflitta e così il castigo, danza salvifica e redentrice, al termine della notte, fluorescenze e fosfeni atavici. Disturbi di luminosità è una miniera d’immagini, tutte cariche di questa vis, tutte pronte a stravolgere l’im­maginazione, a prenderla per mano e concupirla tra rovi e bacche, profumate un istante, rancide e fetide in quello successivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono sincero nel comunicare al lettore una suggestione. <strong>La premessa è che quando ebbi tra le mani “Infinite Jest”, di David Foster Wallace, pensai di essere intento nella lettura dell’unico romanzo che fosse mai stato scritto.</strong> Considerai per la prima volta l’esperimento mentale dell’isola deserta. Se avessi potuto portare un unico libro, si sarebbe trattato di IJ. Trattasi, come suggerisce il titolo, di un intrattenimento infinito. “Infinite Jest” può essere letto lungo l’arco intero della propria esistenza, suggerirà sempre la novità e stimolerà nuove comprensioni. Il libro di Ilaria Palomba è impastato di quella stessa materia, cangiante e caleidoscopica, di cui il grande maestro di Ithaca fu avvezzo a imbrattare le proprie mani. Non mancano persino prossimità di argomento, contenuti, i riferimenti alle farmacopee psicotropa e psico­terapeutica, ma soprattutto alla funzione dell’arte, sempre presente, imprescindibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La parola “luce”, declinata come sostantivo-soggetto, o in forma di derivata-attributo, compare nell’opera non meno di trenta volte.</strong> Non intendo effettuare una verifica per i sinonimi o per i lemmi che vi alludono. Voglio solo sottolineare come in principio fu il verbo e poi “fiat lux”. Come Ilaria prenda soavemente e delicatamente a calci la divina creazione, con il cranio affondato nell’abisso della comprensione, in cerca dell’origine di Natura. Il testo è definitivamente troppo pregno di riferimenti culturali, filosofici e artistici, per concederci in questo spazio di citarli tutti. Pagina 18: “<em>Ricordo Spud raccontare di aver visto le porte della percezione di Huxley dipanarsi come acqua</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Al netto del riferimento al personaggio welshiano, per cui rimando il lettore curioso all’approfondimento di “Trainspotting”, di fronte a questa frase ci troviamo costretti a macinare una riflessione, ch’è la chiave di una voragine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ilaria sa che “the doors of perception” è immagine creata da William Blake, nel proprio capolavoro “The marriage of Heaven and Hell”; la scrittrice conosce vita, opera, morte e miracoli, del gruppo rock teatrale per antonomasia, che scelse di omaggiare il poeta e illustratore inglese, marchiando la band per mezzo della sua poetica.</strong> Eppure in questa frase, che dice del racconto di uno sperimentatore di sostanze psicotrope, in merito all’estasi e alla conoscenza, alle differenti dimensioni del reale, la pensatrice barese connota l’esperienza nel contesto del saggio sulla mescalina del genio di Godalming, Aldous Huxley per l’appunto. In una sola frase Ilaria suggerisce un trattato di antropologia, uno di psichiatria, un saggio sulle religioni e considerazioni sullo sciamanesimo. Tratta di poesia estatica, di artisti rock della contestazione americana, di un’opera orecchiata ma a noi misconosciuta, dell’autore de Il nuovo mondo, apre su Welsh e sulla riduzione cinematografica di Danny Boyle.</p>
<p style="text-align: justify;">Suggerisce strade diverse per raggiungere la visione. Riassume la sete di conoscenza dell’umanità d’ogni latitudine con pochi graffi d’una penna acuminata e tagliente co­me acciaio nipponico. Ilaria è una samurai dell’espressione. A conferma dell’affermazione in merito alla frequentazione della musica dei The Doors, da parte della scrittrice, riporto l’ultimo rigo di pagina 25: “<em>Quando la musica finisce, spegni la luce</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“When the music’s over, turn off the light”. </strong><strong>Ancora la luce. Ancora J. D. Morrison. Il cantante compose questo verso nel corso di un’improvvisazione, con la quale il gruppo chiudeva le serate al London Fog.</strong> Si trattava di proposizione deittica: il gestore del locale doveva realmente spegnere le luci quando fosse terminata la musica, per creare l’effetto scenico immaginato dal giovane istrione e studente di cinema. La canzone è un’altalena di sensualità, una fra tante danze peristaltiche del suo autore e interprete.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Disturbi di luminosità&#8221; è anche un libro politico. Non mancano i riferimenti alla seria riflessione e all’impegno, declinati attraverso una <em>pars destruens</em>, la critica, e una <em>pars construens</em>, l’affermazione propositiva, sempre per mezzo di quella prosa lirica ch’è marchio di fabbrica di quest’artista totale, accidentalmente coinvolta nel suo passato, in un percorso filosofico accademico. Pagina 45: “<em>Pensaci, tu che mi leggi, come fai a non considerare il tuo male il male del mondo? Come fai a dire malattia invece che società? Come fai a vedere davvero le scissioni tra le cose?</em> <em>Forse è questo l’esistere, un filo invisibile di corpi, che tutti li unisce</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il coincidere sinonimico di queste due attente elezioni lessicali, malattia e società, rimanda immediatamente a due questioni. Una più attuale e contingente, inerente all’aberrazione disumana del vivere contemporaneo, stravolto dal presunto progresso tecnologico, che usa la carne come bersaglio dell’interminabile sventagliata di immagini e informazioni, utili a ridurre la vita umana a incredula immobilità.</strong> L’altra di natura classica e intramontabile, perché affonda le radici nella critica marxista al capitalismo e in particolare alle istanze e ai ragionamenti relativi all’alienazione che deriva dall’automazione del lavoro. In definitiva si tratta di un libro che tratta la sofferenza emotiva e razionale. Assimilabili e interagenti in un complesso rapporto di causa ed effetto, che per la mente meravigliosa di Ilaria è acquisito.</p>
<p style="text-align: justify;">Le “scissioni” della frase successiva, non sono solo i vuoti innestati sui “vincoli”, dimostrati dalla penna di Giordano Bruno, da tutto il pensiero ermetico medievale e protomoderno. Non si tratta solo di acquisire, interiorizzare e metabolizzare il pen­siero orientale, cui Ilaria si riferisce spesso, in urla sussurrate e disperate, che in­vocano comprensione e clemenza al mostro esiziale che la legherà al letto d’ospedale (urla che si giustificano per il genio), per sperare di conoscere un po’ meglio il reale è necessario un atto di fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Il filo invisibile dei corpi, che tutti li unisce, non conosce scissione tra anima e corpo, non c’è schizofrenia, termine obsoleto appena valido oramai per i discorsi da bar del popolo, sempre più oppresso dalla tragedia della sofferenza di un parente, preso in carico al CIM. E=mc2. La materia è energia. Ilaria, reduce dalle proprie pere­grinazioni negli spazi sterminati delle molteplici dimensioni, ne ha coscienza effi­cace, la consapevolezza sublime, sa esprimerla attraverso la propria arte, che padroneggia da immortale, si tratti di quella performativa o di quella narrativa.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ilaria Palomba è la prima e più tenace portavoce delle istanze di quella generazione X, che il potere sperava di aver cancellato per sempre dai radar, con droghe scadenti e le televisioni commerciali prima, con la riforma del lavoro e il precariato poi.</strong> Ilaria è a capo della protesta contro la repressione che abbiamo subito negli anni d’oro della nostra giovinezza, quando dovevamo sperare e progettare, quando, appena concluso il tempo della prima formazione, eravamo pronti a rivoluzionare il gusto e il mondo. Quando eravamo abbastanza forti e coraggiosi da immaginare un Universo unito e pacifico, un pianeta Terra costernato dall’amore dei suoi abitanti e dal suono cristal­lino delle risa di bambini che non nasceranno mai. Ilaria raccoglie preziosi oggetti usati inestimabili, libri, audiocassette, videocassette, dvd, cd, direttamente nei gloriosi anni ’90, quelli della Rinascita Inosservata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I monopolisti dell’italica cultura possono proseguire tranquillamente con le loro poli­tiche economiche di produzione di carta da culo usata, possono ignorare chi crea opere d’arte e contribuisce con apporti significativi alla cultura.</strong> L’establishment, anzi, deve necessariamente mirare all’autoconservazione e al proprio perpetuarsi, plasmato e informato di presunzione, ignoranza, incompetenza, malafede, piaggeria, connivenza e clientelismo. D’altronde “il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura”.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli artisti liberi, che si rivolgono a Ilaria Palomba come al Vate della rivalsa, Oracolo pervaso di stile impeccabile e traspirante bellezza, potranno morire in un giorno non molto lontano, perché il loro cuore non reggerà la fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l’apparente gratuità del sacrificio però, sarà la Storia a versare il suo tributo all’arte, come è sempre stato. Non abbiamo paura. Il giorno del boom al petto, sarà stato senza dubbio un buon giorno per morire. Una pagina: “<em>L’Oracolo ti disse: Non è mica facile stare con te. E tu hai avuto paura di essere solo una terra di passaggio in cui ciascuno semina fiori che nessuno raccoglie</em>”.</p>
<p><strong><em>Luca Perrone</em></strong></p>
<p>*</p>
<p><em>Il lavoro intellettuale speso con felicità sul libro di Ilaria mi ha ispirato alcuni versi. Nell’intento, il riportarli in questa sede vuol essere un omaggio all’autrice e un ulteriore messaggio per il pubblico che leggerà “Disturbi di luminosità” (Gaffi, 2018). Spero di non essere frainteso.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scava la deflagrazione.</p>
<p>Il cratere luccica agli astri<br />
sovrappensiero e brillo<br />
erutta l&#8217;atro meteorite<br />
scova diamanti la tenebra</p>
<p>torbide come ascessi neonatali<br />
mietono cinque sfingi</p>
<p>spoglie galere vestono<br />
immane riverbero lunare<br />
accosta il palmo e quieta<br />
genuflette ai posteri la miseria</p>
<p>Ricuci attenta ogni assenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ilaria-palomba-e-il-vate-della-rivalsa-la-prima-e-piu-tenace-portavoce-delle-istanze-di-quella-generazione-x-che-il-potere-sperava-di-aver-cancellato-per-sempre-dai-radar-disturbi-di-lum/">Ilaria Palomba è il Vate della rivalsa, la prima e più tenace portavoce delle istanze di quella generazione X che il potere sperava di aver cancellato per sempre dai radar. “Disturbi di luminosità” è un capolavoro alieno</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Ora che invecchio è difficile fare il bastardo”. Esce l’ultimo libro di Irvine Welsh (ma forse è più bravo Tondelli)</title>
		<link>https://www.pangea.news/ora-che-invecchio-e-difficile-fare-il-bastardo-esce-lultimo-libro-di-irvine-welsh-ma-forse-e-piu-bravo-tondelli/</link>
		
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 11:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Beati i fan. A fine marzo sboccia l’ultimo libro di Irvine Welsh, che è uno degli scrittori di UK più noto nel resto del pianeta. Titolo: Dead Men’s Trusers. Ultimo libro (il quinto) della saga iniziata nel 1993 con Trainspotting. Solo che gli eroi, sfacciati sbandati, allegri cocainomani, come l’autore – che ne fa 60 [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Beati i fan. A fine marzo sboccia l’ultimo libro di Irvine Welsh, che è uno degli scrittori di UK più noto nel resto del pianeta. <strong>Titolo: <em><a href="https://www.penguin.co.uk/books/1115641/dead-men-s-trousers/" target="_blank" rel="noopener">Dead Men’s Trusers</a>. </em>Ultimo libro (il quinto) della saga iniziata nel 1993 con <em>Trainspotting.</em></strong> Solo che gli eroi, sfacciati sbandati, allegri cocainomani, come l’autore – che ne fa 60 a settembre – sono cresciuti. Chi ha memoria del libro – tornato sui nostri schermi lo scorso anno, con <em>T2 Trainspotting</em>, firma Danny Boyle, il protagonista è sempre Ewan McGregor – sarà felice di sapere che Mark Renton è un dj di successo, “ma i viaggi continui, gli aereoporti, le stanze d’albergo senza anima e le relazioni fugaci lo hanno reso insoddisfatto della vita”, Begbie è un artista in cerca di un posto al sole, Spud e Sick Boy, con il loro bravo lavoro, attendono di incontrare gli amici. <strong>Va da sé, sono tutti canonicamente disperati. Uno, promette l’editore, ci lascerà la pelle. Frase di circostanza, lecca-lecca per lettori cretini:</strong> “Veloce e furibondo, scabrosamente divertente e stranamente commovente, ecco lo spettacolare ritorno del gruppo di <em>Trainspotting</em>”. Finiti i consigli per gli acquisti, il <em>Guardian</em> dedica <a href="https://www.theguardian.com/books/2018/mar/17/irvine-welsh-when-older-harder-be-bastard" target="_blank" rel="noopener">una intervista ben scritta</a> da Simon Hattenstone – ma piuttosto ‘promozionale’ – all’autore del “romanzo più rubato nella storia dell’editoria britannica” e che, a dire di un “sondaggio Waterstones, è il decimo libro più grande del XX secolo”. Addirittura. Ecco un florilegio di pensieri sparsi di Welsh (che in Italia è edito da Guanda), in attesa che il suo libro sbarchi anche da noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-59936 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/03/welsh-196x300.png" alt="welsh" width="196" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/welsh-196x300.png 196w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/welsh.png 460w" sizes="(max-width: 196px) 100vw, 196px" />La dolce vita. </strong>“Venderei il culo a King’s Cross piuttosto che addomesticarmi a una vita tutta casa, giardino, bimbi”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Onanismo esistenzialista. </strong>“Quando scrivo di Renton sono più autentico. Sono più consapevole. Ora Renton ha avuto un po’ di successo. Sente di avere avuto qualcosa dalla vita, ha quello che vuole, ma non è soddisfatto. Sente quello che sentono tutti. Cerca qualcosa, poi si dice, ma di che cazzo si tratta? Davvero, vale la pena perdere tempo a cercare qualcosa?”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Donne, du du du. </strong>“Quelle che vogliono trovarsi un tipo, accasarsi, sfornare un paio di pupi, uscire con le mamme e le sorelle mentre i mariti vanno al pub… non mi piacciono. Mi vedevano come un pericolo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eroina a go go. </strong>“Senti un benessere tremendo, al punto che non te ne frega davvero nulla del resto. Ti senti invincibile. La cosa bella – e quella brutta – dell’eroina è che non hai rapporti con gli altri. Delirio completo. Puoi stare sdraiato sulla tua fottuta piscia, in un buco di appartamento, e avere una illusione di benessere, di forza. Prendi eroina per evitare di stare male”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aforismi per vivere felici. </strong>“Sono ossessionato da tutto ciò che non ho fatto. Ho cercato lavori per fare soldi subito, lavori da segaiolo. Perché? Per quale fottuta ragione? Vuoi fare qualcosa della tua vita, non fotterti una puttana e poi venderla”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’autore di un solo libro. </strong>“Dicono che non ho scritto di meglio dopo <em>Trainspotting</em>? Non posso neanche pensarci, perché passo da un progetto all’altro. Di solito lavoro a un libro a un film a una fiction. E in quello che sto facendo, sono totalmente immerso. Non penso, comunque, che <em>Trainspotting</em> sia il mio libro più bello”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Equilibrio squilibrato. </strong>“Di solito sono un tipo equilibrato, ma quando perdo la pazienza divento matto, anche se non mi piace. Uso tutto quello che ho intorno. Una volta ho colpito un tizio alla testa con lo sgabello di un bar. Lo sgabello era piuttosto pesante. Lui era fottuto. Probabilmente preferirei che qualcuno lo facesse a me, perché dopo la colpa ti paralizza”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’etica del bastardo. </strong>“Ho sempre avuto una specie di coscienza morale, che diventa più forte mentre invecchio. È più difficile essere un bastardo. Alla fine, cerchi di essere una migliore versione di te stesso. Ma ti ferisci quando raggiungi un piano morale più alto. Ti guardi indietro con uno sguardo più critico”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uk bang bang. </strong>“Più che l’indipendenza della Scozia, m’importa lo smantellamento del Regno Unito. Non sono un separatista, ma qualcosa di più”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il punto critico. </strong>Forse è più fenomenale Pier Vittorio Tondelli di Irvine Welsh. Senza fare troppo chiasso ha scritto, nel 1980, <em>Altri libertini. </em>Che è più bello di <em>Trainspotting</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ora-che-invecchio-e-difficile-fare-il-bastardo-esce-lultimo-libro-di-irvine-welsh-ma-forse-e-piu-bravo-tondelli/">“Ora che invecchio è difficile fare il bastardo”. Esce l’ultimo libro di Irvine Welsh (ma forse è più bravo Tondelli)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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