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	<title>Stella Maris Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Tue, 17 Oct 2023 04:17:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Io vorrei che la verità fosse calda come le mani”. Intorno a “Stella Maris” di Cormac McCarthy</title>
		<link>https://www.pangea.news/cormac-mccarthy-stella-maris-serragnoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Oct 2023 04:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[Cormac McCarthy]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Serragnoli]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Barzaghi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura americana]]></category>
		<category><![CDATA[Stella Maris]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Talidomide Kid mi fa venire in mente l’angelo custode. Il Kid è il personaggio ambiguo, alto circa un metro, con le pinne, quasi focomelico (forse perché rimanda ai danni causati dall’omonimo farmaco), frutto di un’allucinazione, con il quale la protagonista ha dialogato nel precedente libro, Il passeggero, e anche per il quale, e non solo, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/cormac-mccarthy-stella-maris-serragnoli/">“Io vorrei che la verità fosse calda come le mani”. Intorno a “Stella Maris” di Cormac McCarthy</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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<p><strong>Talidomide Kid mi fa venire in mente l’angelo custode.</strong> Il Kid è il personaggio ambiguo, alto circa un metro, con le pinne, quasi focomelico (forse perché rimanda ai danni causati dall’omonimo farmaco), frutto di un’allucinazione, con il quale la protagonista ha dialogato nel precedente libro, <em>Il passeggero</em>, e anche per il quale, e non solo, si suppone, si trovi, per sua scelta, entro una struttura per pazienti psichiatrici, lo <em>Stella Maris</em>.</p>



<p>Un’allucinazione la conduce al capolinea di sé, a ripensare a tutta la vita, a raccoglierla nel dialogo con lo psichiatra. Ciò che materialmente non esiste <em>regge, governa e illumina</em>, porta nel luogo del compimento il destino di questa ragazza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="646" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/978880625958HIG-646x1024.jpg" alt="" class="wp-image-97323" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/978880625958HIG-646x1024.jpg 646w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/978880625958HIG-189x300.jpg 189w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/978880625958HIG-600x952.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/978880625958HIG.jpg 681w" sizes="(max-width: 646px) 100vw, 646px" /></figure>



<p><strong>Alla fine del romanzo ho pianto. È stato un pianto che ne ha inanellati altri, diversi, radicati altrove. È stato come inanellare il pianto di una vita in una ghirlanda; riunire, in quella pagina, le lacrime sparse sulle scrivanie di tanti frantumati lettori.</strong> Ho sentito chiamare il mio pianto come si chiamano le galline a nutrirsi di quel pane spezzato. Il pianto che scivola dal dolore alla gioia come una circolazione extracorporea. Come se il pianto abbandonato potesse riconoscere qualcosa da come spezza il pane e tornare a casa. E non rimanesse una cosa da sé, abbandonata al declino della sua desolante e solitaria caduta. Cioè, mi piacerebbe avere capito così, è <em>preso in un giro immortale</em>. Non so come altro descrivere questa festa che vedo quando ogni lacrima è infilata, è ricongiunta all’altra, come due persone che si riconoscono dopo una guerra. Come andare a braccetto con qualcuno. Come nelle cose intime e ultime, non essere soli.</p>



<p><strong>Ho parlato di galline, <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-di-lingua-inglese/stella-maris-cormac-mccarthy-9788806259587/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ma Cormac McCarthy cita filosofi, scienziati, matematici, il padre di Alicia, co-inventore della bomba atomica. </a>Padri che hanno peccato non poco, in fatto di conoscenza del bene e del male. </strong>Che la verità sia conoscibile solo da chi è un genio della matematica o di qualcos’altro, rasenta la gnosi. Credo che McCarthy non abbia come scopo quello di ricucire una sua verità. Indipendentemente dalla verità e dall’uso morale della scienza, tutti moriamo sotto una bomba. Solo i bambini, lo dice Amichai <em>bambini morti sotto i bombardamenti/ non hanno mai smesso di giocare</em>, non hanno mai smesso di giocare. (L’ha scritto Amichai, un poeta e io mi sono commossa e ho creduto a ciò che mi commuove e credo a ciò che mi commuove).</p>



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<p><strong>Sembra quasi che la conoscenza estrema sia una condanna, un boomerang. Si muore di troppa verità, di troppo sapere. Mi accorgo di confondere o ridurre la verità con la conoscenza estrema. </strong>La domando grossa. È la verità che ci salva? Nel libro si parla di fede, musica, inconscio, coscienza, linguaggio, trascendenza, matematica, fisica, universo, amore, suicidio, morte, bellezza, dolore, assoluto, rabbia, numeri, infinito, solitudine, Dio e molto altro. È una vita e tutte le sue direzioni. Non svela la verità, nemmeno lei, Alicia, che avrebbe potuto indagare o comprendere il mondo attraverso un linguaggio matematico. Non è un libro che nasce attorno a una idea di verità, o attorno a una teoria, sia pure quella sui quanti di cui non so nulla e forse saprò mai qualcosa. La dico grossa. Sapere la verità non salva mica la vita. Intendo la verità racchiusa in una tesina sul mondo, la verità appoggiata a un comodino, il <em>motore immobile</em>, <em>la formula che mondi possa aprirti</em>. Si può essere solo, come dice il mio prof. Barzaghi, essere dentro la verità. (Ci si può sdraiare nella verità e guardare il cielo senza sapere niente e intuire che è cosa buona? Anzi sentirsi guardati? Ma non siamo nel medioevo, troppo bello sarebbe sapere meno e credere di più. Dico credere in generale, la fiducia rende più bella la vita). Ma torniamo al libro.</p>



<p><strong>La vita si raccoglie in pochi momenti. La storia di Alicia ha il sapore di un sacrificio, ha il candore dell’innocenza, che non è solo data dalla verginità che la associa, come il titolo del libro, a Maria.</strong> Si muore prima di arrivare alla verità. Tutti si muore, in ogni caso, nella verità. Non è questione di intelligenza o sanità mentale o genialità, ma solo di realismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="718" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-cormac-mccarthy_custom-4fd40c099162d97d23072c3192b59c615af081ec-s1100-c50-718x1024.jpg" alt="" class="wp-image-97324" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-cormac-mccarthy_custom-4fd40c099162d97d23072c3192b59c615af081ec-s1100-c50-718x1024.jpg 718w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-cormac-mccarthy_custom-4fd40c099162d97d23072c3192b59c615af081ec-s1100-c50-210x300.jpg 210w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-cormac-mccarthy_custom-4fd40c099162d97d23072c3192b59c615af081ec-s1100-c50-600x856.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-cormac-mccarthy_custom-4fd40c099162d97d23072c3192b59c615af081ec-s1100-c50.jpg 757w" sizes="(max-width: 718px) 100vw, 718px" /></figure>



<p>La vita, dicevo, si raccoglie in pochi momenti, <em>nella memoria degli eventi c’è una sintesi che quanto a realtà non ha niente a che fare con la realtà</em>. Beata smemoratezza, quando viene in mente niente o di un anno si ricorda appena un’occhiata ancora viva e che sembra essere venuta da un altro mondo.</p>



<p>Mi piace quando dice <em>ma se non fosse diventata una matematica cosa le sarebbe piaciuto essere? Morta</em>. Non lo è mica diventata, lo era già forse. Infatti. Ma non è questo che mi colpisce. Neppure la certezza. Credo mi colpisca affiancare quel poco che possiamo essere alla morte. Vivere con radicalità un talento, un desiderio. Mai vivacchiare su prospettive che partono già polverose. Non vendere il proprio desiderio né per soldi né per lenticchie. È un successo o un fallimento che deve avere una sua sacra regalità.</p>



<p><strong>Forse le poche cose che fanno la differenza, in una vita, sono quelle delle quali dice <em>non sono mai stata più come prima.</em></strong> Il fratello, di cui è innamorata, era l’unico pensiero fra lei e il suicidio. Fa strano pensare al pensiero come ambulanza o via di salvezza. Che razza di guerre si compiono nei nostri pensieri. Legioni e agnelli.</p>



<p><strong>Questo <em>camminare all’orlo di un destino</em>, raccogliere tutta una vita in soli sette giorni, non avere bisogno di altro. </strong>Mi viene in mente il carrello de <em>La strada</em>. La vita tutta lì, da guardare da portare come peso, da mangiare, da proteggere, da contare sulla punta delle dita.</p>



<p>Mi chiedo perché mi abbia così commosso il finale. Mi ha commosso perché muore? No. Perché muore in compagnia? Forse, anche. Ma questo è un concetto che conosco, già lo so che è preferibile la compagnia. Mi ha commosso la sociologia del tabù del morire? No.</p>



<p>Risuona certamente la libertà in questo libro. La libertà di chiudersi in un luogo, la libertà di tenere o togliere la vita. È un rintocco che accompagna ogni pagina. Non è tanto la libertà di scegliere, ma quella di obbedire a se stessi, ai propri amori. Dare tutto quello che si ha per un violino per cui, mi viene in mente Cristina Campo, <em>per cui il destino non è nel campo che si possiede ma nella perla per cui si vende quel campo</em>.</p>



<p><strong>Perché la commozione e non la disperazione, l’angoscia, la squadraccia del nulla? <em>Stella Maris</em> è il luogo degli ultimi. Chi sono gli ultimi? Ultimi poi rispetto a cosa?</strong> Non certo alla salute e neppure alla condizione sociale. Non so perché ma mi viene voglia di andarci allo <em>Stella Maris</em> (o <em>Stabat Mater?</em>). Viene voglia di essere felici che ci sia, che possa esistere un luogo dove abita l’innocenza, l’innocenza della follia che ha sciolto i lacci con la volontà e quindi con la possibilità di fare il male di proposito o intenzionalmente, scegliendolo consapevolmente. Cristina Campo diceva non si nasce innocenti ma si può morire innocenti. L’intelligenza non salva la vita. La verità (immobile) non salva la vita. Solo la libertà può farlo. Anche la libertà della verità. La bontà della verità.</p>



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<p>Bisogna imparare a non avere paura della libertà degli uomini e delle donne, soprattutto nell’amore. Ma gli incapaci di intendere e di volere che libertà hanno? <em>La carità poi è paziente, benevola e non è invidiosa</em>. Non so ma dicono che un feto senta l’amore della madre, che una pianta la carezza di una persona.</p>



<p><strong>Dante è stato salvato dai suoi amori, non dal suo ingegno e neppure dalla verità, diciamo pure la sua o almeno quella che gli interessava incontrare.</strong> È stato l’amore e il gesto della grazia. La relazione fra poesia e salvezza ha Virgilio come santo laico. Anche l’incontro con un libro ha una casualità provvidenziale.</p>



<p><strong>Ma più di tutti mi ha commosso la dolcezza delle mani. Io vorrei che la verità fosse calda come le mani. </strong>Se mi dicessero scegli fra la verità e le mani, scelgo le mani. (Io so che la mia verità inizia sempre da vicino, quindi sono vere anche le mani e che siano calde è come un cero acceso).</p>



<p>E ora ho bisogno di parlare di questo. Pazienza che sia strano che la provvidenza o il caso abbia scelto uno psichiatra, una attenzione a pagamento, obbligata. In un film lui dice, a una donna, che stava pensando di farla finita e che quella sarebbe stata l’ultima sua serata e lei lo porta con sé e stanno insieme e lui gli chiede ma tu chi sei? <em>Io sono la puttana che ti chiede di non morire</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="656" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-31-656x1024.jpg" alt="" class="wp-image-97325" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-31-656x1024.jpg 656w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-31-192x300.jpg 192w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-31-600x936.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/10/stella-maris-31.jpg 692w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></figure>



<p><strong>Quando alla fine ogni cosa smetterà di piangere e di sanguinare, starà lì appoggiata come la lampada di se stessa, eroicamente o stancamente</strong>, un violino o una foto, e la vita sarà una manciata di fatti trafitti da attimi inequivocabili e, sorridendo e arrossendo di una frastagliata armonia che è una carezza, ti accorgi della compassione, cerchi una parola che sostenga tutto.</p>



<p>Ho trovato questa parola, ho bisogno di condividerla, allo <em>Stella Maris</em>, il luogo di accoglienza di tutti gli ultimi, i più poveri di sé, i più dipendenti, insieme a tanti altre Stella Maris. Sapere che c’è un luogo dove si può essere accolti, comunque vada.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Ci sono parole che lasciano senza parole. Non ammettono diritto di replica. Forse per la loro densità. Oppure per il loro carattere altamente evocativo: sono capaci di imporsi anche se pronunciate a mezza voce o semplicemente sussurrate. <em>Perpetuo</em> è un aggettivo che ha questo timbro. Un tono che apre una estensione infinita: un’apertura nella quale sembra comparire tutto l’universo: dall’alto e respirato a pieni polmoni. <em>Perpetuo</em> porta con sé la visione del volo sicuro e alto. <em>Petomai</em>, che in greco vuol dire <em>volo </em>(<em>pteron</em> è ala) e <em>petere</em> in latino vuol dire <em>andare con sicurezza</em>. I due termini sono legati in radice, ma anche nell’evocare una certezza e una fiducia. Evidentemente se <em>perpetuo</em> è legato a qualcosa di positivo, tuttavia un castigo perpetuo non è bello. Ma oggi chi usa più questa parola? È rimasta soltanto nella recita dell’eterno riposo: preghiera bellissima e dolcissima, con il suo richiamo alla luce perpetua. Per questo è di fatto sempre associata al positivo. Restiamo legati a questa e a tutte le parole nobili che la tradizione cristiana ha plasmato nella nostra anima. Bastano queste a mozzare perpetuamente il fiato ai denigratori e agli azzecca-garbugli”. </strong></p>
<cite><strong>Padre Giuseppe Barzaghi</strong></cite></blockquote>



<p>Vorrei depositare qui la parola <em>perpetuo</em> come appoggiassi un fiore. Perché è su quella soglia che rimane accesa e muta la candela fra la vita e la morte.</p>



<p>Aggiungo il fiore, i fiori della <em>commozione.</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Se la commozione chiama commozione, questo vuol dire che solo la commozione spiega se stessa e si compiace di se stessa. La commozione celebra se stessa. Come la voce dell’eco. La voce originata non raggiunge nulla alla voce originante: ne è un semplice richiamo. È una ripetizione. Non è un qualcosa che si ritrovi nell’ordine dell’utilità. È di per sé inutile. E proprio per questo ha la fisionomia del puramente estetico. È come se l’aria stessa si desse il compito di celebrare chi l’attraversa. E lo portasse in volo il più lontano possibile. Così è anche il gioco del sentimento evocato dalla poesia. La commozione da cui essa nasce e nella quale si perpetua. Non basta intendere una preposizione vera, occorre sentirne la verità: essere capaci e disposti <em>ad essere commossi</em> (Leopardi). Discorso, questo, perfettamente analogo alla persuasione filosofica: occorre non solo intendere le frasi che il filosofo dice, ma provarne il senso. Altrimenti sono visioni vuote, cioè cieche. Incapaci della bellezza del momento ultimo <em>quando gli occhi stanchi di contemplare si chiudono come a raccogliere e riporre nell’anima la visione, per sempre</em> (Pascoli). Lì, il pianto, è <em>rugiada di sereno”</em>. </strong></p>
<cite><strong>Padre Giuseppe Barzaghi</strong></cite></blockquote>



<p>Dopo non c’è altro, una volta arrivati alla terra promessa della scrittura. Non c’è altro.</p>



<p><strong><em>Francesca Serragnoli</em></strong></p>
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		<item>
		<title>“Se sto bene? Mi trovo in un manicomio”. L’ultimo libro di Cormac McCarthy, “Stella Maris”</title>
		<link>https://www.pangea.news/cormac-mccarthy-stella-maris/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Dec 2022 05:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Cormac McCarthy]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizia Sabbatini]]></category>
		<category><![CDATA[inedito]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura americana]]></category>
		<category><![CDATA[Stella Maris]]></category>
		<category><![CDATA[The Passenger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È riuscito nel suo miracolo. Il ‘ragazzo’ della letteratura occidentale, Cormac McCarthy, novant’anni l’anno prossimo e un lignaggio che lo fa il solo, estremista erede di Herman Melville e William Faulkner, stupisce, lascia perplessi, zittisce i trionfalismi della critica cardinalizia. Il libro a dittico, inaugurato da “The Passenger”, è ora compiuto: “Stella Maris” – di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/cormac-mccarthy-stella-maris/">“Se sto bene? Mi trovo in un manicomio”. L’ultimo libro di Cormac McCarthy, “Stella Maris”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>È riuscito nel suo miracolo. Il ‘ragazzo’ della letteratura occidentale, Cormac McCarthy, novant’anni l’anno prossimo e un lignaggio che lo fa il solo, estremista erede di Herman Melville e William Faulkner, stupisce, lascia perplessi, zittisce i trionfalismi della critica cardinalizia. Il libro a dittico, inaugurato da “The Passenger”, è ora compiuto: <a href="https://www.amazon.it/Stella-Maris-Cormac-McCarthy/dp/152471240X" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Stella Maris” </a>– di cui pubblichiamo in anteprima una traduzione ad opera di Fabrizia Sabbatini – si concentra sulla figura di Alicia Western, donna bellissima, genio matematico di inquietante precocità, scoscesa nel delirio della mente. Il libro, di fatto, riferisce la diagnosi della donna e si divarica in un lungo dialogo tra la paziente e il chi la ha in cura. <a href="https://www.theguardian.com/books/2022/dec/07/stella-maris-by-cormac-mccarthy-review-a-slow-motion-study-of-obliteration" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“A slow-motion study of obliteration”, </a>lo definisce il “Guardian”, per lo più stroncando il romanzo in forma di “dialogo platonico”, letto con un gustoso disagio. “‘Il mondo non ha creato alcun essere vivente che non intenda distruggere’, risponde Alicia al dottor Cohen. È il nichilismo da manuale di McCarthy ridotto a un succo nocivo: non è un paese per vecchi matematici. Se una volta questa sentenza pareva audace – la crudeltà di un cuore polverizzato, l’indifferenza cosmica – ora è ovvia. McCarthy ha speso la carriera fissando il vuoto, ora ha iniziato ad attraversarlo”. Dal “New Yorker” al “NY Times”, i massimi giornali della stampa anglofona si sono confrontati con i pensieri involuti, ipnotici e violenti del vecchio Cormac. Uscendone sbalestrati, tra rispetto devozionale e intontimento totale. Talento inattuale, Cormac viene da un altro mondo – questo, non si rende conto neppure del dio malvagio che gli dilania il cranio a morsi: crede sia un solletico, lauto languore invernale. Buona lettura.</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="666" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/12/71XjxWYDbJL-666x1024.jpg" alt="" class="wp-image-93927" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/12/71XjxWYDbJL-666x1024.jpg 666w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/12/71XjxWYDbJL-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/12/71XjxWYDbJL-600x923.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/12/71XjxWYDbJL.jpg 702w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></figure>



<p><em>***</em></p>



<p><em>Stella Maris</em></p>



<p>Black River Falls, Wisconsin</p>



<p>Fondata nel 1902</p>



<p>Dal 1950 struttura aconfessionale e casa di cura per pazienti psichiatrici.</p>



<p>Unità Residente, 27 ottobre 1972</p>



<p>Caso 72-118</p>



<p>La paziente è una donna ebrea/caucasica di vent’anni. Attraente, forse anoressica. Arrivata in questa struttura sei giorni fa, apparentemente in autobus e priva di bagagli. Ammissione firmata dal dottor Wegner. La paziente aveva in borsa un sacchetto di plastica pieno di banconote da cento dollari – per un totale di circa quarantamila – che ha tentato di consegnare alla receptionist. La paziente è una dottoranda in matematica presso l’Università di Chicago e ha ricevuto una diagnosi di schizofrenia paranoide con un’eziologia di lunga data di allucinazioni visive e uditive. È già stata in cura presso questa struttura in due precedenti occasioni.</p>



<p>*</p>



<p><strong><em>I</em></strong></p>



<p>Ciao. Sono il dottor Cohen.</p>



<p>Non sei il dottor Cohen che attendevo.</p>



<p>Sono costernato. Forse aspettavi il dottor Robert Cohen.</p>



<p>Sì. Ho l’impressione che qui i dottor Cohen non manchino.</p>



<p>Evidentemente no. Come stai? Ti senti bene?</p>



<p>Se sto bene?</p>



<p>Sì.</p>



<p>Mi trovo in un manicomio.</p>



<p>Sì. A parte ciò, intendo.</p>



<p>Da quant’è che lo fai?</p>



<p>Circa quattordici anni.</p>



<p>Registrerai tutto. &nbsp;</p>



<p>Erano gli accordi. Giusto?</p>



<p>Credo di sì. Ma all’epoca pensavo tu fossi qualcun altro.</p>



<p>Non è così.</p>



<p>No. Ma va bene. Però vorrei ricordare che ho accettato di parlare soltanto. Niente terapie.</p>



<p>Certo. C’è qualcosa che vorresti chiedermi? Prima di iniziare.</p>



<p>Abbiamo già iniziato. Tipo, cosa?</p>



<p>Forse dovresti parlarmi un po’ di te.</p>



<p>Oh cielo.</p>



<p>No?</p>



<p>Dobbiamo basarci sui numeri?</p>



<p>Mi dispiace.</p>



<p>Va tutto bene. È solo che sono abbastanza ingenua da continuare a immaginare che sia possibile lanciare queste sortite su un vettore che non sia strappato in modo del tutto implausibile.</p>



<p>Che c’è? È il mio tono di voce?</p>



<p>Va tutto bene. Faremo a modo tuo. Che diavolo.</p>



<p>Bene. Non mi va di iniziare male. Ho solo pensato che avresti voluto dirmi qualcosa sul motivo per cui sei qui.</p>



<p>Non avevo alcun altro posto dove andare.</p>



<p>E perché qui?</p>



<p>Ci ero già stata.</p>



<p>Per quale motivo?</p>



<p>Perché non sono riuscita a entrare alla Coletta.</p>



<p>E perché la Coletta?</p>



<p>È lì che hanno mandato Rosemary Kennedy. Dopo che suo padre le ha fatto strizzare il cervello.</p>



<p>Hai qualche legame con la famiglia?</p>



<p>No. Non sapevo nulla di centri psichiatrici. Ho solo pensato che se era quello il posto che avevano scelto probabilmente si trattava di un bel posto. Ma in realtà penso che le abbiano torchiato il cervello da qualche altra parte.</p>



<p>Ti riferisci a una lobotomia.</p>



<p>Sì.</p>



<p>E perché gliel’avrebbero fatta?</p>



<p>Perché era strana e suo padre aveva paura che qualcuno la scopasse. Non era propriamente ciò che aveva in mente il vecchio.</p>



<p>È tutto vero?</p>



<p>Sì. Purtroppo.</p>



<p>Perché hai sentito il bisogno di dover andare da qualche parte?</p>



<p>Intendi questa volta?</p>



<p>Sì. Stavolta.</p>



<p>L’ho fatto e basta. Avevo appena lasciato l’Italia. Dove mio fratello era in coma. Continuavano a cercare di estorcermi il permesso per staccare la spina. A farmi firmare le carte. Così sono fuggita. Non sapevo cos’altro fare.</p>



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<p>Era qualcosa a cui non riuscivi a costringerti? L’idea di recidergli ogni supporto vitale?</p>



<p>Sì.</p>



<p>È cerebralmente morto?</p>



<p>Non voglio parlare di mio fratello.</p>



<p>Certo, va bene. Raccontami solo perché è in coma.</p>



<p>È stato un incidente d’auto. Era un pilota di auto da corsa. Davvero, non mi va.</p>



<p>Va bene così. C’è qualcosa che vorresti chiedermi?</p>



<p>Riguardo a cosa?</p>



<p>Qualsiasi cosa. Anche di me, se vuoi. Posso chiamarti Alicia?</p>



<p>Vuoi che ti chieda di te.</p>



<p>Se ti va. Sì.</p>



<p>Tu insegni all’Università.</p>



<p>A Madison. Sì.</p>



<p>So dov’è l’Università. Ti vesti stranamente bene per essere un accademico.</p>



<p>Grazie.</p>



<p>Non era un complimento. Tu non sei uno psicanalista.</p>



<p>Sono uno psichiatra.</p>



<p>Non sei un medico.</p>



<p>Di fatto lo sono.</p>



<p>Cos’altro?</p>



<p>Sono sposato. Ho due figli. Mia moglie gestisce un programma per bambini per la città. Ho quarantatré anni.</p>



<p>Cosa fai quando nessuno ti controlla?</p>



<p>Nulla. E tu?</p>



<p>Fumo una sigaretta occasionale. Non bevo e non faccio uso di droghe. Né di farmaci. Non hai sigarette, suppongo.</p>



<p>No. Ma potrei procurartene.</p>



<p>Bene.</p>



<p>Cos’altro?</p>



<p>Intrattengo conversazioni clandestine con personaggi apparentemente inesistenti. Sono stata definita una <em>teaser</em> tu-sai-cosa, ma non credo sia vero. Pare che le persone mi trovino interessante, ma ho praticamente smesso di parlare con loro. Parlo con i miei compagni pazzi.</p>



<p>Non parli con altri matematici?</p>



<p>Non più. Solo con alcuni.</p>



<p>Perché?</p>



<p>È una lunga storia.</p>



<p>Ti occupi ancora di matematica?</p>



<p>No. Non di ciò che chiameresti matematica.</p>



<p>Di che tipo di matematica ti stavi occupando?</p>



<p>Topologia. Studio dei luoghi.</p>



<p>Ma non lo stai più facendo.</p>



<p>No. Mi sono distratta.</p>



<p>Cos’è che ti ha distratta?</p>



<p>La topologia. Lo studio dei luoghi.</p>



<p>Forse dovremmo accantonare per un attimo la matematica.</p>



<p>Sarebbe meglio. Ad ogni modo non avevo idea di cosa stessi facendo.</p>



<p>Sono sorpreso di sentirtelo dire. Non potevi farti aiutare da altri colleghi matematici?</p>



<p>No. Nemmeno loro ne avevano idea.</p>



<p>Sei certa che sia tutto ok con la registrazione?</p>



<p>Sicura. E se dico cazzo o qualcosa del genere? Penso di averlo fatto, in realtà. Anche adesso.</p>



<p>Non lo so. Penso che l’accordo non prevedesse alcun privilegio di editing.</p>



<p>Non sono molto seria.</p>



<p>Oh.</p>



<p>Alicia mi piace. Lo preferisco ad Henrietta.</p>



<p>Di nuovo non sei seria.</p>



<p>No.</p>



<p>Va bene. Non vuoi dirmi nient’altro di tuo fratello?</p>



<p>Inizi a ricordarmi il programma Eliza. No. Non. Voglio.</p>



<p>Il programma psichiatrico digitale.</p>



<p>Sì.</p>



<p>Va bene. Di cosa ti piacerebbe parlare?</p>



<p>Non lo so. Penso solo che dovrei essere più arrogante. Se hai davvero voglia di parlare con me, dovremmo tagliare un po’ di stronzate. Non pensi?</p>



<p>Penso di sì. Credo che tu abbia assolutamente ragione.</p>



<p>Come questa.</p>



<p>Pensi sia una stronzata?</p>



<p>È chiaramente una stronzata. Non c’è alcuna possibilità che tu possa pensare che io abbia ragione.</p>



<p>Vero.</p>



<p>E non dirmi che è vero.</p>



<p>Significa solo che sto cercando di capire il tuo punto di vista. C’è qualcuno con cui sei in contatto?</p>



<p>Intendi fra le persone reali?</p>



<p>Preferibilmente. Sì.</p>



<p>Non proprio.</p>



<p>Niente matematici? Nessuno dell’Università?</p>



<p>Pensavo che non avremmo più parlato di matematica.</p>



<p>Giusto.</p>



<p>Scrivo ancora a Grothendieck ma ha lasciato IHES e non risponde. Il che va bene. Non mi aspetto che lo faccia.</p>



<p>È un matematico?</p>



<p>Sì. O lo era.</p>



<p>Dove vive?</p>



<p>Non so dove abita adesso. Suppongo si trovi ancora in Francia.</p>



<p>Non è un nome molto francese.</p>



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<p>Non è affatto un nome francese. Il nome di suo padre era Schapiro. Poi Tanaroff. Era privo di cittadinanza. Un bambino sfollato durante la guerra. Nascondersi. Correre per salvarsi la vita. Suo padre morì ad Auschwitz.</p>



<p>Dove spedisci le lettere?</p>



<p>A IHES. Non hai idea di chi sia lui, vero?</p>



<p>No.</p>



<p>Bene. Eravamo amici. Siamo amici. Ci accomuna un certo scetticismo.</p>



<p>Riguardo a cosa?</p>



<p>Riguardo alla matematica.</p>



<p>Non sono sicuro di seguirti.</p>



<p>È normale.</p>



<p>Sei scettica sulla matematica?</p>



<p>Sì.</p>



<p>Ti senti in qualche modo delusa dalla materia? Non riesco a capire come si possa essere scettici sull’intera disciplina.</p>



<p>Lo so.</p>



<p>Ma ne sei rimasta delusa.</p>



<p>Questo sarebbe un modo per dirlo.</p>



<p>Com’è accaduto?</p>



<p>Allora. In questo caso era guidata da un gruppo di malvagie equazioni differenziali alle derivate parziali, aberranti e del tutto dannose che avevano cospirato per usurpare la propria realtà dai circuiti cerebrali del loro creatore in maniera non troppo diversa dalla ribellione descritta da Milton e per sventolare la propria bandiera come uno stato indipendente indecifrabile da Dio e dagli uomini. Qualcosa del genere.</p>



<p>Pensi che le mie domande siano ingenue.</p>



<p>Assolutamente. No. Non lo penso. Una domanda non è mai una sconfitta.</p>



<p>È un matematico importante, il tuo amico?</p>



<p>Grothendieck. È ampiamente considerato come il più importante matematico del ventesimo secolo. Se ignori il fatto che Hilbert, Poincaré, Dedekind e Cantor sono vissuti tutti nel ventesimo secolo. Cosa che dovresti, dal momento che il loro lavoro principale è stato svolto nel diciannovesimo. E non sono una grande fan di von Neumann.</p>



<p>Purtroppo non conosco neanche uno di quei nomi.</p>



<p>Lo so. È tutto normale. Beh, non proprio. Ma va bene così.</p>



<p>Grothendieck.</p>



<p>Sì.</p>



<p>Lavoravi con lui?</p>



<p>Non so se si possa definire lavoro. Parlavamo parecchio. Veniva all’Istituto il martedì. Ho passato molto tempo a casa sua. A mangiare con la sua famiglia. Poi le conversazioni andavano avanti fino a notte fonda. In un certo senso eravamo insieme nello stesso manicomio. L’Istituto era stato fondato per lui e per un altro matematico di nome Dieudonné da un ricco russo di nome Motchane – se questo era il suo vero nome – che era matto da legare. È stato modellato sulla base dello IAS. A Princeton. Oppenheimer era uno dei consiglieri. Sono stata lì per un anno, ma a quel tempo i fondi avevano cominciato a prosciugarsi. Alla fine non ho mai ricevuto tutti i soldi della mia borsa di studio. Lì ero l’unica donna. All’inizio pensavano che lavorassi in cucina.</p>



<p>Presumo non sia stata una bella esperienza.</p>



<p>È stato fantastico. Anche se a Chicago ho avuto un mucchio di problemi. Ma Grothendieck è persona che sa ascoltare ogni parola. Annuendo e scarabocchiando sul suo taccuino. Parlando. Ponendoti le domande che non riescono ad affiorare alla superficie della tua coscienza.</p>



<p>Quanti anni avevi?</p>



<p>Diciassette.</p>



<p>E la tua età non era un problema?</p>



<p>Non se l’è mai posto.</p>



<p>Perché non scrive?</p>



<p>Principalmente perché ha abbandonato la matematica.</p>



<p>Come te.</p>



<p>Sì. Come me.</p>



<p>È stato difficile?</p>



<p>Molto. Penso che forse sia più difficile perdere una sola cosa che perdere tutto.</p>



<p>Una cosa potrebbe essere tutto.</p>



<p>Esattamente. La matematica era tutto ciò che avevamo. Non è che l’abbiamo abbandonata per dedicarci al golf. Ora viene invitato a parlare ai seminari e quando si presenta avanza dibattiti sull’ambiente o se la prende con i guerrafondai. I suoi genitori erano attivisti politici. È molto devoto alla loro memoria. Ha un disegno a matita di suo padre sulla scrivania e quella che credo sia una maschera mortuaria di sua madre. Ma la verità è che lo hanno abbandonato da bambino per inseguire il loro sogno ideologico di un mondo che non sarebbe mai cambiato e la mia ipotesi è che si sia sentito obbligato a sostenerne la causa per giustificare il loro tradimento nei suoi confronti. È sposato e ha dei figli. E ho paura che farà la stessa cosa.</p>



<p>Stai piangendo?</p>



<p>Mi dispiace.</p>



<p>Però ha rinunciato a tutto.</p>



<p>Sì.</p>



<p>Come mai?</p>



<p>I suoi amici credono che sia diventato sempre più instabile mentalmente.</p>



<p>Ed è vero?</p>



<p>È complicato. Si finisce per parlare di fede. Della natura della realtà. Ad ogni modo, alcuni dei miei colleghi matematici si divertirebbero a sentir parlare di abbandono della matematica presentato come prova di instabilità mentale.</p>



<p>Quanti anni ha?</p>



<p>Quarantaquattro.</p>



<p>E tu sei andata in Francia per accettare una borsa di studio presso il suo Istituto.</p>



<p>Sono andata in Francia per stare con mio fratello. Non sapevo se sarebbe tornato. Ma sì. Volevo entrare all’Istituto. Lì stavano facendo ciò che desideravo fare.</p>



<p>Ti eri già laureata all’Università di Chicago.</p>



<p>Sì.</p>



<p>A sedici anni.</p>



<p>Sì. Ero nel programma di dottorato. Lo sono ancora, suppongo. Non avevo vita, davvero. Non facevo altro che lavorare.</p>



<p>E se non fossi diventata una matematica cosa avresti voluto essere?</p>



<p>Morta.</p>



<p><strong><em>Cormac McCarthy</em></strong></p>



<p><em>*La traduzione e la cura del testo sono di Fabrizia Sabbatini</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/cormac-mccarthy-stella-maris/">“Se sto bene? Mi trovo in un manicomio”. L’ultimo libro di Cormac McCarthy, “Stella Maris”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<item>
		<title>Cormac McCarthy? Ha quasi 90 anni, può fare di meglio…</title>
		<link>https://www.pangea.news/mccarthy-the-passenger-new-york-times/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 04:25:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Cormac McCarthy]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura americana]]></category>
		<category><![CDATA[New York Times]]></category>
		<category><![CDATA[Stella Maris]]></category>
		<category><![CDATA[The Passenger]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il teologo inglese Thomas Kelly Cheyne ha coniato, nel 1880, il termine “Janus word” per definire quelle parole che esprimono due significati, per lo più opposti. Il riferimento di Cheyne è ovviamente a Giano, il dio romano bifronte, che allo stesso tempo guarda avanti e indietro. Leggere il nuovo romanzo di Cormac McCarthy, The Passenger [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/mccarthy-the-passenger-new-york-times/">Cormac McCarthy? Ha quasi 90 anni, può fare di meglio…</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il teologo inglese Thomas Kelly Cheyne ha coniato, nel 1880, il termine “Janus word” per definire quelle parole che esprimono due significati, per lo più opposti. Il riferimento di Cheyne è ovviamente a Giano, il dio romano bifronte, che allo stesso tempo guarda avanti e indietro. Leggere il nuovo romanzo di Cormac McCarthy, <em>The Passenger</em> – insieme al gemello, <em>Stella Maris</em>, che uscirà entro la fine dell’anno – continua a farmi pensare alla parola <em>portentous</em>. Secondo il Webster, <em>portentous</em> è un presagio che “suscita stupore”, ma allo stesso modo significa “poderosamente eccessivo”. Contiene, per così dire, lo yin e lo yang: nel proprio successo risiede un fallimento. Applicato alla letteratura, può significare uno scrittore che abbia raggiunto una <em>gravitas</em> genuinamente profetica, ma anche chi si profonde in un eccesso di pretenziosità. McCarthy ha optato, da sempre, per una sorta di equilibrio. La spavalderia del suo stile è sempre stata ai vertici, sulla soglia tra grandezza epica e pura crudeltà. In questi nuovi romanzi, il grande scrittore americano pare vacillare.</p>



<p>Il primo paragrafo di <em>The Passenger</em> è un microcosmo del problema generale. &nbsp;Scena cruda: un campo innevato, una giovane donna impiccata: “Durante la notte aveva nevicato leggermente e i suoi capelli gelati erano dorati e cristallini e i suoi occhi gelidi e duri come pietre”. Prima di ambientarsi, McCarthy ti ha crivellato addosso quattro <em>e</em>, congiunzione che fonde e divide. Pare di sentire Hemingway, ma con il ritmo malmostoso di parole artatamente spoglie e nitide. Un desiderio di atterrire e attrarre attenzione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="666" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/91gqrGWbT6L-666x1024.jpg" alt="" class="wp-image-93216" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/91gqrGWbT6L-666x1024.jpg 666w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/91gqrGWbT6L-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/91gqrGWbT6L-600x923.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/91gqrGWbT6L.jpg 702w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></figure>



<p>Ho letto il romanzo mentre mi stavo riprendendo dalla miseria di un calcolo renale di 15 millimetri: mia figlia, che ha 11 anni, me ne ha letto alcune parti, gli antidolorifici mi rendevano impossibile leggere. A un certo punto ha posato il libro, dicendomi, “Perché dice <em>e</em> così tante volte?”. &nbsp;</p>



<p>Eppure, è emozionante ascoltare le frasi di McCarthy lette ad alta voce. La descrizione dei paesaggi è il marchio di fabbrica di McCarthy, per questo anche il suo incespicare affascina. Subito dopo, però, il paragrafo scoscende nei toni sballati del “portentoso”. A un certo punto un cacciatore “pensava di dover pregare, ma non avrebbe pregato per una cosa del genere” (Davvero? E “Abbi pietà della sua anima”? Non è nulla?). Leggiamo che la donna ha una fascia rossa attorno al vestito, consegnando “un po’ di colore in quella scrupolosa desolazione” (che razza di patetico errore è questo? Chi può avere così <em>scrupolosamente</em> creato una tale desolazione?).</p>



<p>Gran parte di <em>The Passenger</em> si svolge in una stanza, o in un paio di stanze, dove la stessa scena, con variazioni, scorre in una sorta di loop. Una giovane donna, Alicia, è a letto. È schizofrenica, all’ultimo anno della sua vita. La stanza è assediata da un susseguirsi di fantasmi, vaudeville, spettacoli da baraccone spettrale. Il portavoce di queste figure è un impresario, Thalimonide Kid, detto semplicemente Kid. Anche <em>Meridiano di sangue</em>, considerato da molti il libro più riuscito di McCarthy – quanto a me, preferisco i romanzi precedenti,<em> Il buio fuori</em> e <em>Suttree</em>, privi di quella sorta di barocco machismo – ha un personaggio di nome Kid. È possibile che il Kid di <em>The Passenger</em> sia l’evocazione zombificata del precedente, solo che in questa incarnazione ha varcato il XX secolo, uscendone annichilito. È l’allucinazione di Alicia: minuscolo, un nano di mezza età, con mani simili a pinne. “Ha strofinato entrambe le pinne”, scrive McCarthy. Egli arringa Alicia, ma possiamo pensare che voglia salvarla. Lei dice chiaramente che deve andarsene, ma McCarthy suggerisce che le mancherà, che quando se ne sarà andato qualcosa finirà, irrimediabilmente.</p>



<p>Alicia è un genio, una delle menti matematiche più dotate sulla terra. Probabilmente, è anche la più bella donna che ci sia mai capitato di vedere. Gli uomini mettono in dubbio le loro scelte di vita quando la incontrano. Anche il fratello, Bobby, è bello e intelligente, ma non al suo livello. Conoscendola, ha imparato cos’è un autentico genio, ha compreso che lui non lo è e questo lo ha condotto a una depressione radicale. Lui è innamorato di lei, lei di lui. Il tema è quello dell’incesto frustrato. Hanno passato la vita a desiderarsi, fatti l’uno per l’altra, ma il tabù li ha frenati.</p>



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<p>Bobby lo incontriamo per la prima volta a lavoro. Il suo cognome è Western, perché questi romanzi parlano del destino e dell’imminente distruzione del mondo occidentale. Lavora nell’ambito del salvataggio subacqueo. Prima è stato pilota di auto da corsa. Di solito, risponde a chi gli parla con frasi concise. Se gli dici, “Ho bisogno di parlarti”, lui dirà, “Mi stai già parlando”. Quando un personaggio gli si rivolge dicendo, “Pensavo sapessi tutto”, lui replica, “No, non è così. Ma tu cosa ne sai di questo aeroplano?”.</p>



<p>La prima scena in cui vediamo all’opera Bobby Western è memorabile, reminiscenza – per fortuna – dell’eleganza e della potenza del vecchio McCarthy. L’intera configurazione è efficace e inquietante. Siamo in una gelida notte del 1980, un aereo a noleggio è precipitato nel golfo del Messico, non lontano da New Orleans. La squadra di subacquei cui appartiene Bobby è reclamata per ispezionare gli abissi. Noi osserviamo il <em>tender</em>, la persona che guida i subacquei dalla barca:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Era sdraiato sui gomiti, con la cuffia, guardava l’acqua oscura sotto di loro. Di tanto in tanto il mare ardeva di una tenue luce solforosa, proprio là dove, quaranta piedi più in basso, Oliver lavorava con la torcia. Wester fissò l’uomo, soffiò sul tè, lo sorseggiava, poi guardò le luci che si muovevano lungo il ponte, come il lento strisciare delle gocce d’acqua sulla corda”.</strong></p></blockquote>



<p>Ecco quello che Wallace Stevens chiamava lo “sfarzo essenziale” della migliore prosa poetica. Anche i passi che descrivono le azioni subacquee sono riusciti. Ti sembra di vagare nelle acque, vicino a un relitto, “la forma della fusoliera che si snoda nell’oscurità”. Quando i subacquei penetrano nell’aereo, scoprono che uno dei corpi è scomparso. Di otto passeggeri, ne restano sette. Chi ha causato l’incidente è riuscito a fuggire? Oppure – cosa più inquietante – il sito è già stato visitato e un corpo rimosso? Per gran parte del resto della storia, uomini ambigui, rappresentanti di potenti agenzie, fanno visita a Bobby, rovistano tra le sue cose, minacciando di fargli del male. Pensano che sappia qualcosa sull’incidente. Ma forse sono loro a sapere qualcosa di decisivo. Una specie di atmosfera paranoica aleggia lungo il libro.</p>



<p>Bobby e Alicia Western sono cresciuti insieme nel Tennessee orientale. I genitori lavoravano a Oak Ridge: il padre, un fisico, ha aiutato a progettare la bomba atomica. Era un genio del Nord, mentre la madre è del posto. Qui c’è una sorta di auto-mitologizzazione dello scrittore. Anche il padre di McCarthy, Charles – che è poi il nome autentico di Cormac, tra l’altro – veniva dal Nord, capitò nel Tennessee per impiegarsi presso un’agenzia federale, la Tennessee Valley Authority, che, portando l’energia elettrica nel Sud agricolo, ha contribuito a cancellare parti della cultura popolare di quei luoghi. La TVA ha fornito energia anche ad Oak Ridge, rendendo possibili alcuni di quegli esperimenti atomici, nei primi anni Quaranta, che, infine, nella visione gotico-spengleriana di McCarthy – già osservata nell’apocalittico <em>The Road</em> – distruggeranno il mondo. &nbsp;</p>



<p>I Western ci aiutano a confrontarci con la vita autentica di McCarthy. I cattolici-irlandesi del centro-Sud, ad esempio: chiaramente l’ebraicità dei Western pareggia il cattolicesimo dei McCarthy. I genitori di Cormac erano yankee bene istruiti – Cormac, per altro, è nato in Rhode Island –, vivevano in una bella casa, in un luogo disseminato di baracche, mandavano i figli alla scuola parrocchiale. La madre di McCarthy, Gladys, organizzava colazioni pomeridiane per gli alunni del Wellesley. Le belle sorelle di McCarthy hanno vinto concorsi di ortografia e ottenuto borse di studio per andare altrove. Erano degli alieni in quei luoghi. Tutto ciò rende meraviglioso e paradossale il fatto che McCarthy abbia ereditato il ruolo di “Grande Scrittore del Sud”. Il suo passato non inficia i risultati. Abitare in un mondo guardandolo dall’esterno permette una sensibilità più accurata, accresciuta, distaccata. Quando il “Knoxville Journal” registra che un giovane McCarthy è stato “accidentalmente colpito a entrambe le gambe”, di notte, mentre “stavano giocando con un amico con un vecchio fucile calibro 22”, comprendiamo quanto le influenze locali si siano infiltrate in lui. Chiamiamolo senso del luogo.</p>



<p>I due romanzi, <em>The Passenger</em> e <em>Stella Maris</em>, sono gemelli, e ciascuno è assegnato a un fratello. O ceduto. C’è molta Alicia, nella sua camera delle allucinazioni, in <em>The Passenger</em>, che è in definitiva il libro di Bobby. <em>Stella Maris</em> ha la forma di una lunga discussione tra Alicia e la sua psicologa, nell’istituto psichiatrico in cui è ricoverata. Sappiamo che queste sessioni termineranno con il suicidio di Alicia nella neve. La sua parte nello scambio è la trascrizione di una mente disintegrata. &nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="666" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/60576615-666x1024.jpg" alt="" class="wp-image-93217" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/60576615-666x1024.jpg 666w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/60576615-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/60576615-600x923.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/60576615.jpg 702w" sizes="(max-width: 666px) 100vw, 666px" /></figure>



<p>I critici hanno spesso stigmatizzato l’assenza di personaggi femminili nell’opera di McCarthy. Le donne tendono a essere oggetti di vaga venerazione erotica, o apparizioni momentanee, quando non prostitute. Alicia si disseziona e si difende, in queste pagine, raccontando la sua vita. È così geniale che poche persone al mondo possono sostenere una conversazione con lei. Odia, compiange, rispetta il suo terapeuta. Non è del tutto convincente, ma è più risolta di Bobby che resta una specie di metafisico Marlboro Man. Non si comprende del tutto perché sia stato necessario un altro libro, <em>Stella Maris</em>, a registrare le trascrizioni della terapia subita da Alicia. È una scelta arbitraria.</p>



<p><em>The Passenger</em> non è certamente il più bel romanzo di McCarthy, e questo perché lo scrittore, a quasi novant’anni, ha avuto l’audacia di spingersi in nuove regioni letterarie. In questi romanzi, cioè, ha fatto ciò che non ha mai fatto prima: non tanto concentrarsi su un personaggio femminile, ma scrivere di gente comune. Certo, si tratta pur sempre di persone dolorosamente belle, spesso intelligenti all’eccesso, ma non sono epiche. Non lo sono del tutto. Hanno avuto un’infanzia, vivono un’età adulta traumatica o troncata. Frequentano ristoranti e bar, fanno visita agli amici. Viene da pensare a ciò che ha scritto Edward Said sullo “stile tardo”, sui cambiamenti che subisce uno scrittore nelle fasi finali della sua carriera. Said parla del “potere del disincanto, cioè di rendere piacevole un fatto senza risolvere la contraddizione”. Questo è possibile grazie a una “soggettività matura, spoglia di arroganza e presunzione, che non si vergogna dei propri limiti né delle modeste sicurezze che ha acquisito come risultato dell’età”. Se questo è ciò che sta accadendo a McCarthy potremmo attenderci altri romanzi “tardivi” migliori di questi.</p>



<p><em><strong>John Jeremiah Sullivan</strong></em></p>



<p><em>*Si riproduce qui, in larga parte, l’articolo pubblicato sul “New York Times” del 19 ottobre 2022, “Cormac McCarthy’s New Novel: Two Lives, Two Ways of Seeing”</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/mccarthy-the-passenger-new-york-times/">Cormac McCarthy? Ha quasi 90 anni, può fare di meglio…</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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