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	<title>geopolitica Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Siamo tutti figli di Caino… io racconto il regno del male”. Dialogo infame con Gian Ruggero Manzoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2024 04:04:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di primo istinto, Gian Ruggero Manzoni pare Kurtz, l’antieroe di Cuore di tenebra, il capolavoro di Joseph Conrad. Come Kurtz, Gian Ruggero Manzoni (andate in picchiata all’ultima domanda) è “l’incarnazione dell’iperbole, dell’oltre, dell’altrove e del paradosso”. L’uomo che ha optato per gli istinti disintegrando la ragione, al di là del bene e del male, “questo [&#8230;]</p>
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<p>Di primo istinto, <a href="https://www.gianruggeromanzoni.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Gian Ruggero Manzoni</strong> </a>pare Kurtz, l’antieroe di <em>Cuore di tenebra</em>, il capolavoro di Joseph Conrad. Come Kurtz, Gian Ruggero Manzoni (andate in picchiata all’ultima domanda) è “l’incarnazione dell’iperbole, dell’oltre, dell’altrove e del paradosso”. L’uomo che ha optato per gli istinti disintegrando la ragione, al di là del bene e del male, “questo fantasma di iniziato, comparso dal fondo del Nulla”, Kurtz, quello speleologo dell’orrore, icona di tutti i tabù, esteta del paradosso, eccelleva nella scrittura, sapeva maneggiare il violino, era posseduto dal genio ‘universale’. Allo stesso modo, Manzoni – il cui corpo, a tratti, reca le tracce del Kurtz/Marlon Brando di <em>Apocalypse Now</em> – è poeta d’alto talento (leggetevi <em>Ultramodum</em>, Mc, 2021, procuratevi l’introvabile cofanetto che raduna le <em>Scritture scelte</em>, Edizioni del Bradipo, 2006), romanziere (io preferisco, da sempre, <em>Il morbo</em> e <em>Acufeni</em>), storico (setacciate i suoi libri editi da Il Ponte Vecchio), sfrontato interprete del Testo (per le edizioni De Piante ha tradotto <em>Genesi</em> e <em>Isaia</em>), artista riconosciuto. Come Kurtz, Manzoni si è sporto al di là delle umane, beatifiche, convenzioni. A differenza di Kurtz, Manzoni non si è conficcato nei recessi del Congo, non guida una falange armata nelle giungle intorno ad Angkor Wat; soprattutto, è ancora tra noi, nessuna efebica amante – immagino – è lì ad attendere carezzevoli menzogne intorno alla sua vita canaglia. Pratica nei dintorni di Lugo di Romagna, sempre all’erta, attrezzato al prossimo assalto – di norma, è uomo che ben conosce i crismi della generosità, la buona razza dell’amicizia.</p>



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<p>Come ormai si sa – per lo meno dalla pubblicazione del romanzo biografico <em>Il risolutore</em>, scritto da Pier Paolo Giannubilo e stampato da Rizzoli, era il 2019 – <strong>Gian Ruggero Manzoni (cito testualmente) “Nel 1977, a seguito di problemi politico-giudiziari, si è arruolato nelle Forze Armate Italiane e ha operato per i Servizi d’Informazione Militari, sotto copertura, dal 1978 al 2002”.</strong> Ora che, come dire, i segreti sono scatenati e i voti sono sciolti, Manzoni ripercorre quegli anni in un libro di cerbera violenza, <a href="https://www.ibs.it/dialoghi-infami-libro-gian-ruggero-manzoni/e/9788876984822?inventoryId=726729369&amp;queryId=4d3a29867c4e330be79093ad30c1ba09" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>Dialoghi infami</em> (Medusa, 2024).</strong> </a>&nbsp;In sostanza, Manzoni impila gli incontri intrattenuti in quarant’anni con trentadue mercenari, operanti in diversi contesti – dalle Filippine alla ex Jugoslavia, dal Medio Oriente alle tenebre africane –, di ogni nazionalità (ci sono italiani, americani, sudamericani, giapponesi, russi…) ed età (si va da vecchi, espertissimi arnesi a giovinetti); di ciascuno di loro viene denunciato nome, soprannome di battaglia, profilo bellico. Diversi di questi, nel frattempo, sono passati a miglior vita. La cornice dei dialoghi – e qui, pur nel frastuono orrorifico, si sente il genio narrativo di Manzoni – varia, drasticamente: da un lussuoso ristorante di Riccione (“due inverni fa”, bevendo e mangiando a ruota libera, con il micidiale “Professore”) a “una bettola di Spalato, allora città assediata dai serbi”, nel 1994 (con “The Foot”), da un ignoto locale di Istanbul a un rapace scambio di opinioni “a Zenica, prima del combattimento che tenemmo contro i cetnici”. Alcuni dialoghi sono a distanza, via mail; i più crudi sono quelli avvenuti con mercenari sotto torchio nemico, come quello con “il Cambogia”, uomo “magnifico, rude e bello”, incrociato in Libano nei primi anni Ottanta: finì soffocato con un sacchetto di plastica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="673" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/61jVH51aR9L._SL1500_-673x1024.jpg" alt="" class="wp-image-100731" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/61jVH51aR9L._SL1500_-673x1024.jpg 673w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/61jVH51aR9L._SL1500_-197x300.jpg 197w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/61jVH51aR9L._SL1500_-600x913.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/61jVH51aR9L._SL1500_.jpg 710w" sizes="(max-width: 673px) 100vw, 673px" /></figure>



<p><em>Dialoghi infami </em>si può leggere in molti modi. Intanto, è una testimonianza ‘da dentro’, documentatissima, su ciò di cui molti, geopolitici salottieri, giornalisti comunardi, blaterano senza sapere: il regno dei contractor, i servizi, le forze militari private, la guerra planetaria che, di fatto, si combatte dacché l’uomo è al mondo. [Quanto al ‘mestiere della guerra’, è bene vederla senza troppe finiture moraleggianti: vivo in prossimità di una cittadina, Rimini, le cui bellezze – il Tempio, Piero della Francesca, Agostino di Duccio – sono state possibili grazie al sanguinario genio del Malatesta, che ha prestato servizio armato ora all’uno ora all’altro dei potenti: in vece del sangue, ceramiche e marmi]. Alcune scene descritte dagli interlocutori di Manzoni sono enormemente atroci; e non sai più se il caos vada assecondato o frenato, con l’ingenerosa ingenuità di chi vede in ogni uomo, oltre alla iena, la stella.</p>



<p>In altri termini, <em>Dialoghi infami</em> è l’esito dell’incessante ricerca di Manzoni di sondare il male, di accerchiarlo, dopo lenta opera di predazione. Arrivare al fondo dell’uomo, cioè nel suo punto più vero, più nudo. Ormai al di là del mostro e del mistero, dell’angelo redentore e dell’angelo assassino. Viene da andare alla <em>Bhagavadgītā</em>, al dio che intima al guerriero Arjuna, “Alzati e combatti!”, e gli svela il vero, “Chi pensa che lui sia l’uccisore e chi pensa che lui sia l’ucciso, tutti e due sono ignoranti. Egli non uccide e non è ucciso”. Un brivido ci percorre, incenerendo il nostro cuore pagliericcio.</p>



<p>Il dialogo infame con Manzoni si è svolto secondo un preciso codice: tranne la prima, le domande proposte sono le stesse che egli ha rivolto ai suoi interlocutori, mercenari con signoria nella guerra.</p>



<p><strong>**</strong></p>



<p><strong>“Inseguendo l’avventura”: così scrivi. Cioè: uccidere? Stare in quel territorio, infido, in cui si vive per sentire il sentore di morte? Che senso ha in questa ‘avventura’ il dire poetico, una ‘poetica’, semmai, del vivere?</strong></p>



<p>Il senso è lo stesso che, poeticamente parlando, risulta quando ti addentri nelle pagine del Vecchio Testamento e del Nuovo Testamento. La nostra Bibbia è il libro in cui, più di tutti gli altri partoriti dall’umano, vengono riportati fatti di sangue, uccisioni, anche di donne e bambini, massacri, sacrifici, piaghe, di una crudeltà inaudita, inviate da Dio, malattie appestanti e incurabili, persecuzioni, tradimenti, bugie e bugiardi, torture, crocifissioni, morte a tutto campo, e infinite altre nefandezze e infamità, mercenari compresi. Forse che leggendo la Bibbia… forse che entrando in essa… ci si senta erranti in un territorio infido? Il tutto è vita giornaliera, se ora non qui lo è a 500 chilometri di distanza. Il mio libro <em>Dialoghi Infami</em>, prendendo spunto da chi combatte e uccide a pagamento, cioè dal parlare dei mercenari che ho conosciuto in vita, risulta Bibbia laica del come l’umanità, nei secoli, si è mossa e ancora si muove. Resta che nella Bibbia… quella considerata sacra… quella dettata dal divino… una pur minima speranza, in cuore a Dio o nella vita oltre la morte, diviene quel tanto consolatoria; nel mio libro tale speranza non esiste perché il tutto si svolge, si è svolto e si svolgerà qui, su questo pianeta… e questo pianeta non è di Dio… giusto lo è stato, per chi ci crede, in ambito originario, poi è passato nelle sole mani del Nemico, dell’Avversario, cioè del Demonio. Bene, io racconto di tale regno del male e degli inviati di Satana i quali non sono unicamente i killer per denaro, o coloro che praticano “il mestiere della armi”, bensì anche il vicino di casa, o chi in casa è con te. Tutti si è dei killer o si è stati dei killer, per un motivo o per un altro, nessuno escluso, Papa e Santi compresi. Rammenti che per la nostra religione si pecca in pensieri, parole ed opere? Forse che col tuo dire, col tuo scrivere, o anche solo con la mente, tu non abbia mai ucciso o voluto uccidere un qualcuno? Solo il timore di finire in galera o di venire a loro volta uccisi trattiene i più, per il resto siamo specie nata per uccidere… siamo specie violenta, aggressiva e sanguinaria. Siamo tutti figli di Caino, anche chi si considera figlio di Set, il terzo figlio di Adamo ed Eva… Set, l’invenzione per tentare di far quadrare un cerchio nato male… nato oltremodo sbilenco… quel cerchio che porta il nome di: uomo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1000" height="835" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/18.jpg" alt="" class="wp-image-100732" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/18.jpg 1000w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/18-300x251.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/18-768x641.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/18-600x501.jpg 600w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Sensi di colpa?</strong></p>



<p>Nessuno, mai ne ho avuti in vita mia umanamente parlando, e ciò a tutti i livelli, infatti sono andato oltre a tutti e dieci i comandamenti, a volte, volutamente, anche calpestandoli fino a renderli poltiglia per i maiali, considerato che noi esseri umani, quasi in generale, valiamo meno di niente; invece per tradizione religiosa sì, ne ho avuti, ma pensando non tanto a Dio quanto alla leggendaria bontà ed estrema misericordia presenti nel Cristo, o in ciò che del Cristo ci hanno raccontato; quei sensi di colpa li ho risolti con una lunga confessione che tenni con un monaco presso il Monastero di Camaldoli. Fui più che sincero con lui, piansi anche, ma sempre in relazione al Cristo. Riguardo gli uomini mai ho avuto sensi di colpa, mai ho pianto, del resto, come già ti ho detto, noi esseri umani non valiamo alcunché. Siamo la feccia dell’universo. Uno in più o uno in meno non determina alcunché a livello etico o a qualsiasi altro livello. Sono pochissimi i risparmiabili… sono pochissimi coloro che non meritano un colpo di pistola alla nuca. Tra costoro logico che pongo anche me. Anche io sono feccia e ancor più di tanti altri, visto che mi riconosco un cervello che funziona, e proprio quel cervello non mi rende perdonabile… anzi… accresce il mio livello di responsabilità qualora dovesse iniziare la carneficina. Del resto, è proprio il mio cervello che va a teorizzare tale mattanza finale, reputandola sempre più necessaria a livello catartico.</p>



<p><strong>Esiste la verità a questo mondo?</strong></p>



<p>Dove? Se tu lo sai indicamela. Quando si parla di verità ancora una volta si tira in ballo Dio e ciò che Dio ci avrebbe detto e comandato… Dio quale verità, e verità le sue leggi… comunque simpatico che la verità risulti uno spirito… cioè non abbia concretezza… sia aria… etere… forse energia? Il solo sincero è stato il Cristo, sebbene la sua componente umana abbia fatto trasgredire anch’egli, quindi non tutto il suo insegnamento risulta temprato nel vero… risulta sincero… anche in croce, ad esempio, arriva a dubitare di essere Dio… e forse che il dubbio risulti verità? No, è tutta una gran bugia questo mondo e questa vita. Non è altro che teatro, cioè una finzione della finzione, essendo di già l’esistenza una persistente finzione. Poi anche di Gesù sono stati uomini a raccontare, lui non si è mai raccontato, e forse che tu abbia totale fiducia, soprattutto riguardo certi temi, in ciò che dicono o scrivono gli uomini?</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1000" height="835" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/17.jpg" alt="" class="wp-image-100733" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/17.jpg 1000w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/17-300x251.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/17-768x641.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/17-600x501.jpg 600w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>E Dio? Come si concilia con il ‘mestiere della guerra’?</strong></p>



<p>I nazisti e tutte le forze armate hitleriane avevano scritto sulla cintura della divisa “Gott mit uns”, <em>Dio è con noi</em>, antico motto dell’Ordine Teutonico… bene, ecco dove sta Dio in queste faccende, mentre la Croce di Gesù, di colore rosso, ma anche nero, cucita su di una tunica bianca oppure su di un vessillo, santificava e santifica ogni nostra uccisione, resta il fatto che in Occidente, ma anche nel mondo islamico, tutti coloro che uccidono lo facciano anche in nome di Dio… a parte i mercenari che lo fanno in nome del denaro. Reputo che in questa sublime danza macabra i mercenari siano i più onesti… i più sinceri. Ecco, la verità sta nel come e nel perché uccidono i mercenari… sta nel soldo che percepiscono per farlo. Il mio libro <em>Dialoghi Infami</em> quindi racconta dei soli uomini totalmente veri e della sincerità che professano. Individui che uccidono senza alcun freno o rimorso coscienziale, fregandosene di Dio e per soldi. Più veri di così quali altri uomini esistono?</p>



<p><strong>&#8230;e la coscienza?</strong></p>



<p>La coscienza è un’altra delle gigantesche balle che l’uomo si è inventato a seguito dell’aver detto che esiste un Dio e che tale Dio ci ha imposto delle regole comportamentali. Se togli Dio da tutta questa faccenda cos’è la coscienza e dove dimora? Forse nelle mutande? La coscienza è uno dei tanti freni che nei secoli il vivere sociale, tramite la religione, ci ha imposto… nulla più e nulla meno…</p>



<p><strong>Cos’è che in vita ti ha dato maggiormente fastidio?</strong></p>



<p>Essere grasso in gioventù e quindi il non poter correre come tutti gli altri bambini, e ciò mi ha accompagnato per anni e anni, e ancora oggi mi accompagna. Il grasso mi dà fastidio, sia il mio sia quello che hanno addosso gli altri essere umani grassi. Uno psicologo, psicoanalista o psichiatra direbbe che ho avuto e che ho problemi di auto accettazione… di certo l’essere stato deriso, il non poter fare tutto ciò che i normali o i magri potevano e possono fare e il sentire che anche a mia madre il mio grasso dava fastidio, ecco… tutto questo non è stato piacevole. Dal grasso al non essere amato, per come ero e per il come sono, il passo è breve… poi odio l’ipocrisia della gente, e le bugie che ci raccontano i preti in genere e anche coloro deputati a governarci in nome del popolo per il bene del popolo. Un tempo, da bimbo, mi davano fastidio anche le cose piccolissime… i bottoncini, gli anellini, certi orecchini, le piccole croci dorate oppure le immaginette della Madonna appese alle catenine d’oro che noi cattolici spesso portiamo al collo etc. … me le sentivo in gola e iniziavo a respirare male, diventavo viola, andavo in affanno, così come si dice. Domandando ai miei genitori se, da piccolo, avessi ingoiato un qualcosa che stava per affogarmi: gli stessi mi hanno sempre risposto negativamente, quindi non so da dove scaturisse tale fobia. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1000" height="800" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/53.jpg" alt="" class="wp-image-100734" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/53.jpg 1000w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/53-300x240.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/53-768x614.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/53-600x480.jpg 600w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Qual è stato il momento più brutto che hai vissuto?</strong></p>



<p>Il trovarmi in combattimento… cioè individui contro individui lì, faccia a faccia, per scannarsi senza esclusione di colpi, e questo a Zenica, in Bosnia, nel 1994. Quindi il trovarmi in uno scontro a fuoco tra noi e i serbi cetnici. In quell’occasione ebbi molta paura e l’avere detta paura non mi è piaciuto, è stata un’esperienza oltremodo brutta, mai mi ero sentito così, comunque tutti, in combattimento aperto, hanno paura, chi non ce l’ha è innegabilmente matto…</p>



<p><strong>Si combatte per fede, per giustizia, per denaro o per che altro?</strong></p>



<p>Si parte combattendo per mille motivi, poi, via via, ne resta solo uno: per quello che l’adrenalina, quando entra in circolo, ti regala; per quel brivido, quel fremito, quella sensazione di onnipotenza, soprattutto quando hai un’arma in mano. La dipendenza da tali scariche la paragono alla dipendenza dalla cocaina. L’eccitazione viaggia al massimo. Un gigantesco orgasmo sessuale è nulla in confronto a uno sballo continuato di adrenalina.</p>



<p><strong>Cosa ne pensi della tua vita passata?</strong></p>



<p>Penso che la vita è breve, che la malattia, la vecchiaia e la morte sono sempre dietro l’angolo e che quindi mai basta il vissuto. Ecco, quando penso alla mia vita, oggi, a 67 anni, mi dico che ciò che ho fatto non mi è bastato, avrei voluto fare e fare ancora. Poi penso che la morte oltre che livellarti democraticamente alla pari di tutti gli altri ti fa perdere memoria del chi sei… del chi tu sia stato…&nbsp; di cosa hai fatto, che tu sia stato re o Papa oppure un barbone di strada, al che mi calmo… so che di questa vita, una volta morto, perderò totalmente memoria, come poi un cane o un gatto, quindi che la vita sia stata vissuta nella miseria o nella ricchezza, nella schiavitù come nel potere, nel peccato come nella purezza risulterà sempre un niente, perché azzerata dalla morte… perché travolta dalla totale assenza di memoria. Al che lascio perdere certe smanie e mi addormento, fregandomene di ciò che ho fatto o di ciò che non ho fatto, di ciò che sono stato e di ciò che sono, ma, in particolare, di ciò che non sarò più.</p>



<p><strong>Di cosa hai nostalgia?</strong></p>



<p>Dei miei primi tredici o quattordici anni di vita, anche se ero grasso e pieno di insicurezze. Di quelle infinite curiosità. Di quei giorni, che mai più torneranno, leopardianamente parlando.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1000" height="801" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/55.jpg" alt="" class="wp-image-100735" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/55.jpg 1000w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/55-300x240.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/55-768x615.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/55-600x481.jpg 600w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p><strong>Dove vorresti essere ora, cosa vorresti fare?</strong></p>



<p>Ora vorrei essere a Marsiglia, dove ogni tanto mi reco. Risulta la città più congeniale per chi, europeo, ha vissuto certe esperienze di vita. E a Marsiglia starei bevendo un primo Pernod-Ricard, in attesa che mi potassero un po’ di ostriche e delle crudités.</p>



<p><strong>Cosa c’è dopo la morte?</strong></p>



<p>C’è Dio oppure Lucifero… per restare un irriducibile tradizionalista conservatore&#8230; o sbaglio? Forse che avesse ragione il filosofo Severino, e assieme a lui infiniti altri, quando diceva che dal nulla si nasce e nel nulla si torna? Anche per questo uccidere un altro essere umano non è poi tutta quella gran pena, quella grande sofferenza, quella macchia oscura che certuni ci vogliono far credere. Anzi, a volte necessita uccidere. Di sicuro ti posso dire che non annoia, e per alcuni libera da tutte le possibili gabbie che il sociale, il civile, il morale, il religioso hanno costruito attorno a loro, oltretutto sostenendo che era per il loro bene… e ciò mi fa ridere enormemente. Un essere umano, spezzate quelle sbarre, fa paura… molta paura… soprattutto perché ha capito… perché, come dicevano Friedrich&nbsp;Nietzsche e altri come lui, è andato oltre il concetto di bene e male, ha ucciso Dio, inoltre ha accettato il relativo, ormai spogliatosi degli assoluti. Paradossale, estremo e iperbolico tutto ciò? Beh, tu ora stai facendo domande all’incarnazione dell’iperbole, dell’oltre, dell’altrove e del paradosso, non scordarlo… non scordartelo mai. E a tale incarnazione tutto è concesso. A me tutto è concesso, quindi somma attenzione nel come maneggiarmi. Somma attenzione.</p>



<p><em>*Il servizio è punteggiato da opere d’arte di Gian Ruggero Manzoni; in copertina: Manzoni “in assetto da combattimento”</em></p>
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		<title>Libri da Babele. Geopolitica lunare: strategia e sovranità ne “I Diplomatici della Luna” di Matilda Forsberg</title>
		<link>https://www.pangea.news/diplomatici-della-luna-nicolo-locatelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 04:19:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Libri da Babele]]></category>
		<category><![CDATA[Matilda Forsberg]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolò Locatelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La narrativa fantapolitica, relegata ai margini della letteratura, viene rinvigorita con un ardore e perspicacia ne&#160;I Diplomatici della Luna&#160;di Matilda Forsberg. L’arazzo narrativo appare sfaccettato e complesso: il satellite terrestre figura infatti un&#8217;arena su cui si dispiegano le ambizioni e le strategie delle maggiori potenze mondiali. Professoressa Universitaria di Letterature Comparate, Matilda Forsberg è specializzata [&#8230;]</p>
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<p>La narrativa fantapolitica, relegata ai margini della letteratura, viene rinvigorita con un ardore e perspicacia ne&nbsp;<strong><em>I Diplomatici della Luna</em>&nbsp;di Matilda Forsberg.</strong> L’arazzo narrativo appare sfaccettato e complesso: il satellite terrestre figura infatti un&#8217;arena su cui si dispiegano le ambizioni e le strategie delle maggiori potenze mondiali.</p>



<p><strong>Professoressa Universitaria di Letterature Comparate, Matilda Forsberg è specializzata in geopolitica e letteratura contemporanea.</strong> L’influenza accademica si riflette in ogni sua opera – per lo più pubblicata in Svezia e negli Stati Uniti – dove la complessità delle trame politiche e le riflessioni filosofiche intrecciano teoria e narrativa, invitando il lettore a un’interpretazione critica della realtà.</p>



<p>La scena di apertura del romanzo, pubblicato in Italia da La Nave di Teseo, concretizza una visione lunare trasformata in un microcosmo di palazzi diplomatici e agenzie investigative. Il merito dell’opera risiede nella concretezza con cui gli scenari proposti attuano un’indagine universale tanto lucida quanto plausibile. Ogni avamposto lunare riflette le inquietudini e le aspirazioni delle nazioni, scandendo una drammaturgia fondata in nome di valori come la sovranità e l’identità nazionale.&nbsp;</p>



<p><strong>La prosa forsberghiana è fitta di riferimenti: da Machiavelli e Foucault, intrecciando teorie politiche e filosofiche con una trama che è, in ogni suo respiro, intensamente umana.</strong> I personaggi sono delineati con profondità, tragici nella loro drammaturgia e i dialoghi, fitti di sottintesi, riecheggiano le complessità dell’individuo in relazione a una volontà più ampia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="642" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/I-diplomatici-della-Luna-642x1024.jpg" alt="" class="wp-image-99830" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/I-diplomatici-della-Luna-642x1024.jpg 642w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/I-diplomatici-della-Luna-188x300.jpg 188w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/I-diplomatici-della-Luna-600x957.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/I-diplomatici-della-Luna.jpg 677w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /></figure>



<p>In un&#8217;epoca in cui alla letteratura viene concesso vacillare tra l&#8217;escapismo e l&#8217;autoindulgenza, <em>I&nbsp;Diplomatici della Luna</em>&nbsp;simboleggia un ritorno al romanzo come veicolo di critica e riflessione sociale, fertile terreno per duelli di ideologia e retorica. Forsberg non indaga semplicemente ciò che potrebbe accadere se la politica terrestre si trasferisse sulla Luna, inscena bensì l’essenza recondita delle nazioni partecipanti. L’intento alla radice dell’opera restituisce una narrativa in grado di illuminare, espandendo i confini di ciò che il romanzo può rappresentare nel contesto contemporaneo.</p>



<p><em>I Diplomatici della Luna</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Il problema dei tre corpi&nbsp;</em>di Liu Cixin affrontano in effetti temi che possono essere posti a confronto per le loro riflessioni sulla geopolitica e le interazioni tra civiltà: nel romanzo di Cixin, la trama si sviluppa attorno al contatto tra la civiltà terrestre e quella aliena di Trisolaris, esplorandone le conseguenze sulla società umana. Nel tentativo di contrastare l’impasse, si affrontano temi come il progresso scientifico, la tecnologia, e la capacità di prevedere e controllare eventi futuri. Similmente, Forsberg esplora le dinamiche di potere temporale nel contesto extraterrestre, attribuendo alla fantascienza la funzione di dispiegare potenzialità, tensioni, dinamiche e ambiguità dei nostri giorni.</p>



<p><strong>L’opera di Forsberg sembra tuttavia condividere anche intenti comuni con&nbsp;<em>La svastica sul sole</em>&nbsp;di Philip K. Dick.&nbsp;</strong>L’ucronia dello scrittore americano esplora le ramificazioni di una vittoria delle potenze dell&#8217;Asse, rivelando le fragilità e le manipolazioni intrinseche alle strutture di potere totalitarie. Forsberg, d’altro canto, trasferisce queste dinamiche su un palcoscenico esterno, tramutando la Luna in simbolo e campo di battaglia delle ambizioni terrestri. Attraverso queste letture, il lettore è invitato a interrogarsi su come il contesto e le circostanze modifichino i comportamenti e le interazioni umane. La critica penetrante delle opere si rivolge all’intrinseca inquietudine umana – per dirla con Pascal – che, indipendentemente dal contesto, cerca sempre di plasmare la realtà secondo le proprie visioni di sovranità e controllo. (<em>Nicolò Locatelli</em>)</p>



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<p>**</p>



<p><em>*Per gentile concessione si pubblica un brano da “I Diplomatici della Luna”.</em></p>



<p>All&#8217;ombra delle cupole lunari, l&#8217;Ambasciatore Renard passeggiava lentamente lungo il corridoio circolare che avvolgeva il nucleo centrale dell&#8217;ambasciata francese. I suoi passi erano lievi, quasi fluttuanti in quel debole campo gravitazionale, ma la sua mente era inondata di pensieri gravosi.&nbsp;</p>



<p>&#8220;La sovranità,&#8221; mormorò Renard, “è definita dall’estensione della propria influenza”.</p>



<p>Il suo interlocutore, un giovane analista politico di nome Moreau, annuiva, prendendo appunti su un dispositivo traslucido.&nbsp;</p>



<p>”Foucault avrebbe forse argomentato che la nostra presenza qui è l&#8217;ultima frontiera del biopotere; estendendo il nostro controllo esercitiamo un potere assoluto sui corpi e sugli ambienti. Terrestri e lunari”.</p>



<p>&#8220;Machiavelli, in fondo,” continuò Renard con un sorriso torvo, “non avrebbe forse consigliato di guardarsi dai vecchi poteri che cercano di rivestire nuove forme? Qui sulla Luna siamo liberi dalle tradizioni terrene, ma anche più esposti”.</p>



<p>La luce che filtrava attraverso le finestre di vetro smerigliato si intensificò, tuttavia Renard continuò a osservare imperturbabile il panorama brulicante di attività umana.</p>



<p>&#8220;Guarda là fuori, Moreau,&#8221; disse, indicando le varie strutture che punteggiavano il paesaggio.&nbsp;&#8220;Ogni edificio, ogni antenna rappresenta una dichiarazione di presenza, un&#8217;affermazione di potere. In questo nuovo mondo, le antiche regole si sono al tempo stesso riconfermate e trasformate. Il potere qui è fluido. Dovrai essere costantemente pronto a negoziare. Coem altri grandi uomini prima di noi, siamo chiamati a gestire una nuova forma di diplomazia”.</p>



<p>Moreau guardò l&#8217;ambasciatore con una mistura di ammirazione e trepidazione. “Mi perdoni la domanda”, chiese, “ma come possiamo assicurarci di non essere semplicemente pedine di un gioco più grande?&#8221;</p>



<p>Renard girò verso di lui, lo sguardo freddo.</p>



<p>&#8220;Sii sempre consapevole, Moreau che in politica, come sulla Luna, il terreno su cui cammini può rivelarsi un cratere. E in quei momenti soltanto i più astuti, o i più fortunati, sopravvivono.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/diplomatici-della-luna-nicolo-locatelli/">Libri da Babele. Geopolitica lunare: strategia e sovranità ne “I Diplomatici della Luna” di Matilda Forsberg</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Per capire la Cina bisogna leggere Pound</title>
		<link>https://www.pangea.news/ezra-pound-cina-confucio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2022 04:18:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Confucio]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Montale]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche Eugenio Montale si occupò di Cina. Lo fece, pare, distrattamente, per dovere editoriale; era il 1963, scrisse l’introduzione alle&#160;Liriche cinesi&#160;curate da Giorgia Valensin per la Nuova Universale Einaudi. In questo caso, a poco agio tra draghi, taoisti e paraventi, lo sguardo di Montale non è da poeta – dunque, da visionario –; si limita [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ezra-pound-cina-confucio/">Per capire la Cina bisogna leggere Pound</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche Eugenio Montale si occupò di Cina. Lo fece, pare, distrattamente, per dovere editoriale; era il 1963, scrisse l’introduzione alle&nbsp;<em>Liriche cinesi</em>&nbsp;curate da Giorgia Valensin per la Nuova Universale Einaudi. In questo caso, a poco agio tra draghi, taoisti e paraventi, lo sguardo di Montale non è da poeta – dunque, da visionario –; si limita a ricamare tra le poetiche: “Limpidissime come sono, [queste poesie] sfuggono al metro nuovo che l’età cristiana ha regalato al mondo occidentale, e forse non solo a questo. Non è solo che manchi in esse quell’umanizzarsi del tempo e della natura e quella divinizzazione della donna che son proprie della lirica europea; è piuttosto che qui, come nel miracolo della scultura egizia e, in minor grado, in quello dell’arte greca, l’uomo e l’arte tendevano alla natura,&nbsp;<em>erano</em>&nbsp;natura; mentre da noi, e da molti secoli, natura ed arte tendono all’uomo, si fanno uomo”. Tutto bello, cristallino, disincarnato dalla vita, dalla storia, come se la poesia fosse extramondana, in teca, roba per poeti in estinzione: nella Repubblica Popolare Cinese, intanto, si era alle soglie della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria. Fu devastante.</p>
<p>Eppure, di fianco a Montale, rientrato in Italia da qualche anno, agiva Ezra Pound. Rispetto alla quasi totalità degli intellettuali e dei poeti del suo tempo, Pound aveva un’ossessione per la Cina. Certo, era un’ossessione, al principio, primariamente formale:&nbsp;<strong>Pound nasce poeta, in sostanza, con&nbsp;<em>Cathay</em>&nbsp;(1915), rivoluzionario attraversamento della poesia classica cinese, scoperta, qualche anno prima, insieme a William B. Yeats,</strong>&nbsp;trafficando tra ruderi letterari asiatici.</p>
<p>Col disgelo le acque rompono il ghiaccio<br>nel centro di Shoku, orgogliosa città.</p>
<p>È già segnato il destino degli uomini<br>Inutile consultare indovini.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-90775 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/05/714UXQpsJDL-207x300.jpg" alt="" width="337" height="488" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/714UXQpsJDL-207x300.jpg 207w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/714UXQpsJDL-708x1024.jpg 708w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/714UXQpsJDL-768x1111.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/714UXQpsJDL-1061x1536.jpg 1061w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/714UXQpsJDL.jpg 1382w" sizes="(max-width: 337px) 100vw, 337px" /></p>
<p>Pound prosegue le sue ricerche studiando Ernest Fenollosa, insigne sinologo e – eccellenza non secondaria – professore di politica economica all’Università imperiale di Tokyo:&nbsp;<em>L’ideogramma cinese come mezzo di poesia&nbsp;</em>(Scheiwiller 1960; 1987) è maneggiato da ‘Ez’ come un trattato estetico (la dottrina dell’Imagismo, per dire, deriva da lì: rapidità ideogrammatica di immagine/senso/sensazione). La storia, la cultura, la poesia cinese irrompono nei&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;ovunque, in particolare nella sezione “Rock-Drill”;&nbsp;<strong>quando, il 3 maggio del 1945, i partigiani lo prelevano a Sant’Ambrogio, il poeta “si mette in tasca il volume di Confucio che stava traducendo e li segue”:</strong>&nbsp;sarà la sua unica lettura nell’atroce gabbia pisana, il solo conforto negli anni abominevoli della prigionia, quasi l’estro di una disciplina, l’estratto. Presso le Edizioni Popolari di Venezia, quello stesso anno, Pound aveva pubblicato un testo di Confucio,&nbsp;<em>L’asse che non vacilla</em>, “che fu dato quasi interamente alle fiamme subito dopo la Liberazione perché sospetto di propaganda in favore dell’‘Asse’ Berlino-Roma-Tokio”. In un&nbsp;<em>Postscriptum</em>&nbsp;a&nbsp;<em>Guide to Kulchur</em>, Pound consiglia di usare “come sestante”, cioè come orientamento elementare, sufficiente, Omero, “i tragediografi greci”, la Divina Commedia; ma prima di tutti, su tutti, bisogna leggere “Confucio e Mencio”, perché “contengono le soluzioni di tutti i problemi di condotta che possono sorgere”.</p>
<p>Oggi – s’intende: da qualche anno – che la Cina fa paura, che Xi Jinping pare il dragone in grado di annientare i draghetti europei e di sbadigliare in faccia agli Usa, è bene ricordare che da più di un secolo il poeta ci intimava di guardare a Est; che da più di un secolo Pound ha indicato la via: guardate la Cina, studiatene i testi sacri, traducete Confucio, il pilastro dell’etica e della politica cinese. Cosa gli importava? La fusione, paradigmatica, tra governo di sé e governo di uno Stato, di un popolo; la concezione del rito e della tradizione; la poesia come atto puro, gesto che concilia la Terra al Cielo; la postura aristocratica – perfino spietata – nel rincorrere l’armonia; il&nbsp;<em>ren</em>, la “qualità umana”, il “senso dell’umanità”.</p>
<blockquote>
<p><strong>“L’uomo vero cerca tutto in se stesso, l’uomo meschino cerca di ottenere tutto da qualcun altro”.</strong></p>
<p><strong>“Il furbo non riconosce i decreti del cielo, è impertinente con i grandi uomini e disprezza le parole dei sapienti”.</strong></p>
<p><strong>“Non conoscere le parole significa non possedere il fluido necessario per conoscere gli uomini”.</strong></p>
</blockquote>
<p>Questi sono alcuni frammenti&nbsp;<strong>dagli&nbsp;<em>Analecta</em>, raccolti da Pound nel 1951 e tradotti da Scheiwiller – a cura della figlia, Mary de Rachewiltz&nbsp;</strong>– nel 1995: un compendio straordinario per capire la Cina di adesso più che quella di allora. In&nbsp;<em>The Classic Anthology defined by Confucio</em>&nbsp;(Harvard University Press, 1954), invece, Pound lavora nell’immane repertorio di poesie classiche, canonizzate da Confucio.&nbsp;<strong>Il libro fu pubblicato come&nbsp;<em>L’antologia classica cinese</em>, ovviamente, da Scheiwiller;</strong>&nbsp;a curarlo, Carlo Scarfoglio, già direttore de “La Nazione” e de “Il Mattino”, figlio di Matilde Serao, autore, in quel contesto, tra l’altro, di una&nbsp;<em>Apologia del traduttore</em>&nbsp;piuttosto appassionata:</p>
<blockquote>
<p><strong>“Io tradussi una ventina circa di Odi parecchi anni or sono, quando, avendo visto, assieme con Mary, la figliuola del poeta, fallire tutti gli sforzi immaginati per creare un’atmosfera di miglior giustizia intorno al poeta, vittima di accuse la cui falsità non ha ormai più bisogno di esser dimostrata, proposi di cercare almeno di confortarlo nella sua prigionia, traducendo alcune delle Odi, cercando di pubblicarle in qualche rivista, e quindi mandandogliene gli estratti, affinché dal mondo esterno gli giungesse prova che egli era ancora amato e ammirato per il suo lavoro umanistico più bello e più puro”.</strong></p>
</blockquote>
<p>Capì perfino, Pound, che la pratica etica può essere coercitiva: che si uccide col sorriso, per un bene superiore. Capì tutto, in effetti. Naturalmente, questi libri, come gli studi di Pound sulla cultura cinese, sono svaniti dal convegno editoriale.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-90776 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/05/s-l1600-3-225x300.jpg" alt="" width="381" height="508" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/s-l1600-3-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/s-l1600-3-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/s-l1600-3-1152x1536.jpg 1152w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/s-l1600-3.jpg 1200w" sizes="(max-width: 381px) 100vw, 381px" /></p>
<p><strong>Eppure, nel 1974, poco dopo la morte di ‘Ez’, Feltrinelli (Feltrinelli) pubblicava uno studio di Girolamo Mancuso – traduttore, tra l’altro, di Tagore e di&nbsp;<em>Tutte le poesie</em>&nbsp;di Mao Tse Tung – su&nbsp;<em>Pound e la Cina</em>,&nbsp;</strong>inteso a sviscerare “la&nbsp;<em>via</em>&nbsp;poundiana alla Cina… ma anche una rigorosa ricostruzione dell’itinerario ideologico che porta da Confucio a Mussolini”. Scomparso pure questo. Non ci resta, allora, che annaspare, speculando intorno a Xi, al ‘gigante cinese’ e al bla bla irritato dalla cronaca; continuiamo a perpetuare l’‘attualismo’ nei riguardi di un paese che ragiona per piani secolari, sull’obice dei millenni.</p>
<blockquote>
<p><strong>“Se le nostre università valessero un soldo di cacio, avrebbero fatto qualcosa… Milioni sono stati spesi per incretinire l’educazione. Non c’è motivo, a parte usura e odio per le lettere, per privare alcune centinaia almeno di poesie e il&nbsp;<em>Ta Hio</em>&nbsp;di una edizione bilingue… L’infamia dell’attuale sistema monetario non si ferma alla cattiva nutrizione delle masse; si estende fino alle più remote fessure della vita intellettuale, anche dove i vigliacchi si sentono al sicuro, anche se gli uomini di scarsa vitalità credono che di noia non si muore. Lo stato degli studi cinesi in Occidente è vomitosamente squallido… i professori inglesi e americane sono talpe”:</strong></p>
</blockquote>
<p>così scriveva Pound, molti anni fa. Abbiamo preferito, ancora una volta, non crede al veggente, al poeta.</p>


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		<item>
		<title>“La politica è legata a impressioni e sentimenti, l’UE è uno straordinario caso di incapacità, l’uomo sarà sempre più inutile: avremo popolazioni di zombie”. Intervista estrema a Marco Giaconi Alonzi</title>
		<link>https://www.pangea.news/intervista-marco-giaconi-su-geopolitica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2019 08:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[geopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giaconi Alonzi]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono uomini che scrivono per l’avvenire. Anche se ti lasciano delle parole, hanno in mente la loro risonanza. Oltre te che leggi, al di là del tuo istante che dopo non esisterà più coi contorni precisi. Uno di questi uomini è Marco Giaconi Alonzi che avete imparato a conoscere in un’intervista pubblicata recentemente su [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ci sono uomini che scrivono per l’avvenire. Anche se ti lasciano delle parole, hanno in mente la loro risonanza. Oltre te che leggi, al di là del tuo istante che dopo non esisterà più coi contorni precisi. Uno di questi uomini è Marco Giaconi Alonzi che avete imparato a conoscere <a href="http://www.pangea.news/marco-giaconi-alonzi-intervista-di-andrea-bianchi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>in un’intervista pubblicata recentemente</strong></a> su questo foglio digitale. Siccome è stata gradita, ho ripreso in mano alcune carte di letteratura <em>giaconiana</em> che mi coinvolgono. Ci torno su per leggerle tra le righe. Le voglio approfondire in un’altra intervista, più secca questa volta.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69475 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/08/libro1-9-209x300.jpg" alt="" width="209" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/08/libro1-9-209x300.jpg 209w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/08/libro1-9.jpg 307w" sizes="(max-width: 209px) 100vw, 209px" />Giaconi è di Pisa ma potrebbe avere già vissuto in India o in Cina, forse in Corsica. In ogni caso, non ha nulla di sciamanico benché sappia di ermetismo tanto quanto di attualità.</strong> Vi faccio un esempio della sua versatilità. Leggevo <em>Herzog</em> poco fa e trovo queste righe salienti:</p>
<p style="text-align: justify;">“Cercare la propria realizzazione in un altro, nelle relazioni interpersonali, era un gioco femminile. E l’uomo che prova prima una donna e poi l’altra, malgrado il suo cuore bruci d’idealismo, è già entrato nel mondo femminile. Dalla caduta di Napoleone in poi il giovane ambizioso ha trasportato nel <em>boudoir</em> la sua sete di potere e Herzog, accettando il disegno di una vita privata (approvata da coloro che ne avevano l&#8217;autorità) si mutava in qualcosa che rassomigliava a una concubina”.</p>
<p style="text-align: justify;">La chiosa giaconiana è fulminante:</p>
<p style="text-align: justify;">“Liberare la civiltà occidentale dal semplicismo psicologista e moralista delle genti del Nord è un obbligo di questi tempi. Vanno bene solo per i romanzi, dove moltiplicano per mille tratti che un uomo vero, qui al Sud, chiuderebbe con un breve sorriso. Anche le ‘rivolte contro il mondo moderno’ che abbiamo già letto erano figlie del Grande Nord. <strong>Occorre un nuovo grande meriggio, fatto di sole sul limite dell’acqua e silenzio. Ci salverà la tradizione orientale?</strong> vedremo”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Giaconi è fermamente convinto che bisogna sempre guardare più in là, a Oriente. Anche nel secondo conflitto mondiale lo scacchiere mirava lì: prendere e tenere l’Oriente. Con le parole di Giaconi (tenete presente che qualcuno doveva pure insegnare strategia agli operativi): “Gli inglesi sapevano che l’Oriente sarebbe stato USA, e lo lasciarono, senza troppi complimenti, agli americani, così feroci ma, in fondo, generosi prestatori per i loro vecchi padroni britannici. <strong>E Washington pensava all’Oriente come contrappasso economico della UE, con produzioni molto più economiche, e a una copertura aggiuntiva dell’Est ‘democratico’ contro Russia e Cina.</strong> Ma con molte ambiguità, fin dall&#8217;inizio, sulla Cina, di cui gli USA miracolo! capirono fin dall&#8217;inizio il potenziale antisovietico”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Altra certezza di Giaconi. Senza il Servizio non esisterebbe alcuna narrativa <em>british</em>. Ecco una delle sue rasoiate. Ditemi se non è narrativa: “Gli anglosassoni lasciano i Paesi come le donne. Non è che non gli piaccia la donna, come peraltro spesso accade, è che non hanno il senso della permanenza, che è tipicamente tedesco. Se il 25 aprile lo avessero fatto con un alleato britannico, le cose sarebbero andate più semplicemente. Un bombardamento sugli uffici centrali, e una rapidissima fuga, stile Dunkerque, per portare le truppe altrove intatte”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Che il Servizio inglese abbia forgiato la narrativa è un fatto. Che abbia lasciato delle scie anche nei campi sereni della poesia, è invece una felice coincidenza che verificate leggendo <em>In parenthesis</em> di David Jones (appena tradotto da Mondadori). Questo era il discorso di un generale sui campi della prima guerra mondiale: “I tell you your contentions is without reason, it is indeed a normality in the vicissitude of the blutty wars &#8212; moreover his Intelligences is admirable, the most notorious in all the world”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Non ho più altri messaggi da esporre. Cercherò di ricostruire di nuovo un senso con l’intervista (<em>Andrea Bianchi</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Professore, Lei predilige René Guénon. Cosa andrebbe letto di lui?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di Guénon mi interessa soprattutto l’ipotesi della antichissima Tradizione Unitaria e <strong>l’idea, ben più complessa di quanto non si creda, del divario sapienziale tra Occidente e Oriente.</strong> Ma niente di “mistico”, beninteso. Quindi, gli <em>Scritti sulla Crisi del Mondo Moderno</em> (ed. Luni) le <em>Considerazioni sulla Via Iniziatica</em>, edito da Casini, il piccolo ma rivelatore <em>L’esoterismo di Dante</em> (Adelphi). Guénon è chiaro come il sole, nei suoi testi, diversamente dai finti iniziati, e delinea il <em>motus in fine velocior</em> del nostro mondo contemporaneo. Per ora, ha indovinato tutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In che modo la comprensione della civiltà islamica serve sul continente europeo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo arrivati rapidamente a una polarizzazione cretina. O c’è l’idea che l’Islam è solo “jihad della spada” (e anche “della parola”) e che tutto è iniziato con Osama, tipica riduzione all’attualità banalizzata del mondo occidentale attuale, oppure che l’Islam è sapienza antica che è naturalmente aliena dalla violenza, una sorta di antistorica Woodstock mediorientale. Altra fesseria “mistica” dei finti iniziati. O dei politici progressisti, ormai eredi più del “buon selvaggio” di Rousseau che del Marx che sosteneva l’imperialismo britannico. Quindi, occorre conoscere la logica dei versetti “abrogati” del Corano, e abrogati da chi, poi la tradizione interpretativa del testo sacro e le sue principali scuole, poi ancora la normativa sul jihad (è maschile, ditelo ai giornalisti) che è molto complessa, il nesso infine tra le norme corporali e quelle del pensiero, tutto questo è assolutamente necessario. Se no, si oscilla tra i due estremi suddetti della stupidità “western”. Ci fu una disputa durissima, per esempio, tra il “Dr. Fadl” e Osama, all’inizio di Al Qa’eda. Il medico egiziano, jihadista a modo suo, voleva che Osama rispettasse le norme coraniche sulla “guerra santa”, Osama diceva che aveva ragione lui. Ecco, di tutte queste cose non vi è traccia, nel dibattito occidentale sul jihad. <strong>Da tutto ciò deriva che l’Islam vincerà, nella nostra terra degli “infedeli”. E ricordiamoci che il “terrorismo” è solo una delle tante tecniche del jihad, </strong>non la malattia mentale di qualche “fanatico” islamista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Forse il ripiegamento dell’Europa su sé stessa è stato opportunamente preparato dagli Stati Uniti? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non credo. L’UE è già molto imbecille da sola. <strong>L’UE è il più straordinario caso, nella storia moderna, di incapacità e stupidaggine geopolitica.</strong> Al massimo va bene per la dimensione dei piselli, nel senso del legume.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Però nel passato ci sono state altre ipotesi brillanti riguardo la formazione dell’unità europea. Penso a Anton Prinz von Rohan (1898-1975). Ci spiega in sintesi che cosa auspicava?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una sintesi tra Francia e Germania, ma culturale, mi raccomando, non come quella attuale. Poi, affascinato dal fascismo (una allitterazione) si inventò una sintesi tra cattolicità, fascismo e Terzo Reich. Un tipo che non aveva capito dove stava.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69476 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/08/libro2-14-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/08/libro2-14-199x300.jpg 199w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/08/libro2-14.jpg 200w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" />Insomma Rohan era uno che negli anni Venti organizzava convegni tenendo insieme Carl  Schmitt, von Hofmannsthal, Paul Valery. Possibile che sia stato trascurato anche lui nel processo di formazione europeo?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si, è ovvio, si era “macchiato” di rapporti con il Terzo Reich e il fascismo italiano. Ah, se il primo fascismo, prima di andare al potere, non avesse distrutto le reti coperte del PCd’I, già pronte per l’insurrezione di classe, chissà quanti democratici sarebbero stati eliminati già nel 1922…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cerchiamo di essere chiari. Da dove deriva la predominanza delle categorie mentali dell’economia su tutti gli altri campi di attività? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dall’imitazione, del tutto retorica, della matematica nella analisi dei fenomeni economici, ovvero, nella mentalità attuale, unicamente degli scambi di borsa e degli equilibri monetari. Che appaiono essere tutta l’economia. Il lavoro, il capitale, le macchine, non esistono più. <strong>La gente si impaurisce e si intimidisce quando vede le formule, e il più è fatto. È una manipolazione da giocolieri contemporanei, che operano in tutti i settori.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È un processo di lungo respiro o possiamo misurarlo sugli ultimi trenta, quarant’anni? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Temo sia il primo caso. Certo, se non mi ricordo male, non ci sono formule nei testi di Luigi Einaudi. E, nei testi rigonfi di matematiche, certe operazioni finanziarie vengono compiute usando le equazioni dei gas perfetti… Chissà se qualcuno ha già trovato l’equazione dell’<em>insider trading</em>…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quando insegnava in Svizzera con Feyerabend ha mai toccato questo argomento?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sì, Feyerabend era insofferente dell’eccesso di formalizzazione. Lui, poi, odiava massimamente quella filosofia da <em>five o’clock tea</em> che si chiama “analisi del linguaggio”, altra truffa concettuale, in questo caso minimalista. È la storia di Wittgenstein e Popper, con il primo che dice “esistono solo proposizioni all’indicativo, le altre non sono razionali” e Popper che risponde di no, con Wittgenstein che minaccia poi con l’attizzatoio lo stesso Popper. E lui che risponde che sì, certo che esistono, per esempio “non si minaccia con l’attizzatoio”. Wittgenstein era uno psicotico grave, come alcuni suoi seguaci genovesi, e Popper era uno che credeva che la scienza fosse assimilabile a un dizionario dei sinonimi e dei contrari. <strong>I filosofi della scienza, a parte Feyerabend, sono dei casi gravi. E soprattutto, non sanno nulla di scienza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora le chiederei di seguirmi in una pausa. Le leggo un brano di un testo inedito che studiai per la mia tesi. È dello storico Delio Cantimori e risale agli anni di Rohan. È un’ipotesi continua sull’Europa. “Lo ‘storicismo’ del Prinz Rohan gli permette di usare utilmente quello che noi chiameremmo ‘austriacantismo’, cioè il senso delle necessità superiori di uno stato non strettamente nazionale, anzi sopranazionale (come deve essere ogni stato imperiale, ed in genere ogni stato democratico, sia pure anche socialista: si ricordi che le rivoluzioni nazionali, a cominciare dalla luterana, sono state il germe delle ‘democrazie’ moderne), portato all’estremo, in senso quasi ‘reazionario’. Rohan si richiama direttamente all’esperienza dell’Impero austro-ungarico, come fatto europeo in politica internazionale, come allo stato corporativo, in quanto esperienza europea per la politica interna delle nazioni”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non bisogna mai fare profezie ma Lei ci può dire qualcosa. In che direzione va l’Europa? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’UE nacque come progetto nordamericano di copertura-crescita economica dell’Europa Occidentale verso il Patto di Varsavia. Espansione del benessere economico per sedurre l’Est e per “tenere dentro” una parte delle popolazioni UE, possibili oggetti della propaganda sovietica. <strong>Finita la contrapposizione tra i due blocchi dentro lo spazio europeo, l’UE ha perso la sua finalità profonda. Ed è rimasta un’area di libero scambio interno. Va bene così, ma molti Paesi europei, oggi, producono grandi flussi di merci e di capitali verso Paesi fuori dall’UE. Quindi, l’Unione o si adatta a questa nuova configurazione dell’economia dei Paesi membri, o si troverà a non contare nulla. </strong>Certo, è anche una colossale barriera tariffaria, ma oggi si trova a confrontarsi con gli Usa e la Cina, che hanno le armi e le monete sovrane, mentre l’UE non ha nessuna delle due. Se l’UE fosse un solo sistema di difesa, e se la moneta unica fosse un “prestatore di ultima istanza”, come il dollaro, allora la grande partita globale si potrebbe anche giocare. Quindi l’UE, prima o poi, fallirà e cadrà nell’irrilevanza, anche per i suoi membri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Riguardo alla politica italiana, invece, non tocco nessun tasto. Forse ci può lasciare uno spunto dal suo Francesco Cossiga. Come vide negli anni il processo di aggregazione sul continente europeo? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cossiga era un tenuissimo europeista. Nel senso che vedeva nell’UE solo la possibile correzione delle distorsioni strutturali dell’economia italiana. Pure, Cossiga riteneva anche l’UE “la più ottusa e antidemocratica creatura politica”. <strong>Per lui, dopo Tangentopoli, “la politica era morta” e pensava che l’UE, autodistruggendosi sicuramente, avrebbe destrutturato anche gli Stati membri.</strong> E il risultato, nel vaticinio di Cossiga, sarebbe stata l’immigrazione di massa dall’Africa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei ha viaggiato molto, come tutti possono fare oggi, tranquillamente, auspici Ryanair e McDonald’s globali. Però il suo sguardo era diverso. Ad esempio, mi dica della Russia, o anche dell’ex URSS. Loro erano veramente convinti che fosse in atto una rivoluzione lisergica: a dire che l’ottundimento globale, lavoratori disoccupati a casa e per giunta drogati, era qualcosa di orchestrato. La minaccia è ancora latente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si, <strong>l’ottundimento di massa sarà sempre più diffuso, e diventerà totale. Avremo popolazioni di zombi </strong>che saranno organizzati non da altri uomini, ma da sistemi automatizzati. <em>Clockwork orange</em> di Anthony Burgess, uno scrittore cattolico della tradizione di Lord Acton, sarà la descrizione di un piccolo particolare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E riguardo al terrorismo informatico a che punto siamo invece? Rimane la minaccia prioritaria? Guardi, glielo chiedo oggi che si leggeva della nuova carta di credito Apple&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certo che sarà una minaccia sempre più potente. Vale 1,5 trilioni di dollari, oggi, la sua economia mondiale. 300 miliardi di dollari statunitensi sono il volume annuale del mercato della cybersicurezza privata. Le PMI saranno le più colpite, in futuro, da attacchi cyber. <strong>È un terrorismo economico, soprattutto: conoscenza dei segreti industriali dell’avversario, ma anche, e da tempo, delle reti governative e delle strutture dell’intelligence.</strong> Sarà la nuova piattaforma della guerra futura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se mi segue, vorrei tornare alle caratteristiche italiane in confronto ai paesi del nord. Non trova che il Regno Unito, per non parlare degli USA, non riuscendo più a produrre delle satire su sé stesso del genere di Dickens stia dimostrando la sua sconfitta concettuale? O storica, come preferisce. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da quando la Gran Bretagna ha vinto e perso la Seconda guerra mondiale, ha perso anche la sua anima. Temo che la letteratura umoristica laggiù non sarà più possibile, se non al livello più basso, che è quello dell’irrisione di un dato personaggio pubblico. <strong>Il livello delle offese che la gente, ovunque nei social, lancia ai personaggi pubblici, politicanti compresi, indica un odio feroce e infinito. </strong>Ne vedremo delle belle.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi spiego meglio. Molti luoghi italiani, quando li ho rivisti dopo esser passato per il filtro della complessità londinese, li potevo chiamare tranquillamente un deserto: <em>hic sunt leones</em>. Deserti affollati quanto si vuole, ma desolati. Motivo in più per guardare ad altri modelli, all’Oriente, all’Islam, in alternativa al calvinismo laico degli amministratori delegati. O sbaglio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Oriente, per quel che ne so, ha una sola idea in testa: diventare americano. <strong>Anche il loro esoterismo è ormai paccottiglia per turisti. L’Oriente è solo un brulicare di ominidi che vogliono essere Elvis. </strong>L’Islam è l’ossessione dell’Idea Unica, del deserto del mondo rispetto alla possessione dell’uomo da parte del Dio Unico. L’Italia non esiste affatto. Non è nemmeno un’idea. Il calvinismo laico degli ignorantissimi (li conosco) amministratori delegati è un caso clinico. Non vedo soluzioni turistiche, non vedo vie di fuga.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E a proposito di leoni del deserto, lei ha scritto spesso su <em>alleo.it</em> che il potenziale di immigrazione può trasformarsi in una pedina elettorale. Che sia di un estremo o di un altro dell’arco parlamentare, poco conta. Ha cambiato idea?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Certo che no. Lo sappiano o no (temo di no) i politicanti attuali, <strong>l’immigrazione di massa destabilizza alla radice gli Stati moderni. Fa saltare il banco del welfare, deforma il mercato del lavoro, crea immediatamente quell’area di zombi che costerà meno drogare che far lavorare.</strong> E espanderà l’economia criminale, che è già oggi una vasta parte, pure lecita, dell’economia ufficiale. La pedina elettorale, comunque, a destra come a sinistra, sarà così giocata: o il “buon selvaggio” amato dalla sinistra, la quale crede che la produttività non esista, e quindi non si cura dell’origine del reddito pubblico dei migranti, oppure dalla destra, che teme l’invasione e l’espansione della criminalità. <strong>In tutti e due i casi, la politica sarà, come sempre oggi, legata alle impressioni e ai sentimenti. </strong>La ragione è fuori moda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una volta le dissi che Londra è come una scacchiera. Mobilità sociale quanto si vuole, arricchiti a destra e manca, ma nell’insieme il tasso di corruzione è più alto lassù che qui. Dico della corruzione dei costumi, non quella percepita misurata per far contente le renne di santa Claus&#8230; Mentre Londra è una scacchiera, l’italiano invece sembra sia disposto sul tavolo da gioco dama. Tutti uguali, in apparenza, ma nella più totale anarchia. Una dama italiana che è magmatica: si è pedone, ma ci si deve fingere alfiere per scavalcare tronfie torri e mettere in scacco non re, ma&#8230; pedoni del tuo stesso colore. È così anche dal suo osservatorio o sto facendo il poeta? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per quel che mi dicono i miei “boys”, la corruzione “vera” è elevatissima ovunque, ma specie nei paesi moralisti o che fanno i bravi contro il sud “sporco” e “immorale”. L’attuale Re di Spagna prende le mazzette su tutti i grandi affari, fumando grossi sigari. Non parliamo nemmeno delle dinastie nordiche. Negli Usa è la norma. Non se ne esce, ma anche l’Italia non è l’ultima in classifica. <strong>Guardarsi poi da quelli che parlano sempre male dei “politici”: chiedono mazzette più sostanziose degli altri.</strong> Per la corruzione di cui parla Lei, sono del tutto d’accordo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non che Londra sia il paradiso, ribadisco: lassù ha vinto tutto ciò che è tonico (<em>me too</em> compreso), muscolare, darwiniano e, in fondo, violento. Però dà pace e forse un italiano lo può capire: nella scacchiera inglese non ci sono partite, ma un solo gioco a cui obbedire, fatto di mosse semplici e ripetitive, mentre ogni pezzo ha l’unico valore che ha e deve stare al suo chiaro posto. Per Chesterton, nascere in Inghilterra vuol dire essere programmati da subito come se si fosse un binario degli scambi ferroviari di Clapham (dove oggi, guarda il caso, si è trasferita la Apple nella vecchia sede delle industrie di carbone&#8230;). Esagero?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non credo. L’inglese è pieno di regole fino a scoppiare, le accetta tutte e, per uscirne, c’è solo il pub fino a notte fonda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quindi i <em>brits</em> si sono fatti ricchi, da poverelli che erano, andando per mare con cattiveria, astuzia, criminalità. Insomma permane loro natura fondativa di pirati del Cinquecento? Davvero gli inglesi vanno controllati pesantemente, per non ripetersi e tornare a predare? È per questo che hanno bisogno di così tante regole, per poi magnificarle? Ma insomma, visto che poi lassù rimane tutto in bilico, con quella loro metafisica darwiniana sillabata da palati angelici, che però funziona solo come mito biologista e morale&#8230; Davvero i migliori sono loro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cero che sono rimasti pirati. E moralisti protestantici, altra pirateria, ma metafisica. Ne scorgo i tratti ovunque: nel modo di vestire, spesso troppo azzimato, segno certo del parvenu, nell’estremismo della divisione dei redditi e nel classismo estremo, altro segno indubitabile del parvenu, nel mito darwiniano, che ormai nessuno scienziato serio sostiene più, ma che rimane come mito sociale, come fortune che si autogiustifica come “razza”, e molti altri tratti, omosessualità di massa compresa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chiudiamo con un grammo di pepe. Come vede i giovani, sia ventenni che quarantenni di oggi? Scommetterei che per Lei la rete ha fuorviato un po’ tutti: i corpi oltre che le menti ormai inette alla riflessione&#8230; Davvero i ragazzini che si filmano tenderanno sempre più ad assomigliare, a letto, allo Chirac del “due minuti compresa la doccia”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il virtuale ha vinto per <em>knock-out</em> il reale. Non ci sarà più l’antigienico incontro tra due corpi, ma l’atto tra due terminali. La comunicazione, il mito dell’attuale epoca, ha assorbito il significato. <strong>I nostri ragazzi non sono più adatti alla produzione: basta un flusso di informazione, secondo loro; né all’ozio, che è oggi un frenetico comunicare gli stati mentali di una non-mente. L’Uomo sarà sempre più inutile. </strong>Chirac sarà un mito eroico, nel mondo dei decimi di secondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Grazie di nuovo, Professore.</strong></p>
<p><em>*In copertina: una fotografia di scena da &#8220;Arancia meccanica&#8221; (1971), il film di Stanley Kubrick tratto dal romanzo di Anthony Burgess</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/intervista-marco-giaconi-su-geopolitica/">“La politica è legata a impressioni e sentimenti, l’UE è uno straordinario caso di incapacità, l’uomo sarà sempre più inutile: avremo popolazioni di zombie”. Intervista estrema a Marco Giaconi Alonzi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“La democrazia è dispotica, Kissinger va matto per i tagliolini alle vongole e il Duce, come diceva Longanesi, rimarrà in Italia, da morto, per più tempo di quanto non ci sia rimasto da vivo”: dialogo con Marco Giaconi Alonzi</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Aug 2019 08:17:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Leggo l’ultimo romanzo di le Carré, A legacy of spies, tutto un gioco di specchi tra il passato del Servizio inglese e la sua realtà odierna, più semplicistica e giustizialista. A un certo punto, salto in aria come una pentola a pressione: anche le Carré, sempre a sinistra, sbotta perché c’è troppa gentucola che va a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/marco-giaconi-alonzi-intervista-di-andrea-bianchi/">“La democrazia è dispotica, Kissinger va matto per i tagliolini alle vongole e il Duce, come diceva Longanesi, rimarrà in Italia, da morto, per più tempo di quanto non ci sia rimasto da vivo”: dialogo con Marco Giaconi Alonzi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Leggo l’ultimo romanzo di le Carré, <em>A legacy of spies</em>, tutto un gioco di specchi tra il passato del Servizio inglese e la sua realtà odierna, più semplicistica e giustizialista. A un certo punto, salto in aria come una pentola a pressione: anche le Carré, sempre a sinistra, sbotta perché c’è troppa gentucola che va a cercare i peli nell’uovo. Traduco dall’originale, sciogliendo: <strong>“Quegli avvocati civili in infradito, di alti principi, tutti lì a dar la caccia al Servizio come fossero a richiamare, fischiando, un uccel di bosco”</strong>. Stupendo. Anche le Carré, con gli anni, ha perso qualche freno.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La battuta di le Carré mi fa ricordare qualche conversazione erudita (ma non troppo) con un compagno di Scuola Normale. <em>Compagno</em> è una parola grossa: diverse generazioni ci separano, né c’è stato tra noi alcun tipo di tutoraggio perché in Italia, semplicemente, non esiste. È valsa soltanto una buona intesa intellettuale e cordiale tra il pimpante che scrive qui e il professionista.<strong> Sto parlando di Marco Giaconi Alonzi, ex docente di filosofia della scienza a Zurigo nei primi anni Ottanta</strong> (quando Feyerabend faceva fischiare le orecchie un po’ a tutti), poi funzionario dello Stato. Ha visto la Prima repubblica, la Seconda (cosiddetta) e per mantenere i suoi vecchi hobby continua a leggere. E scrivere: il suo ultimo libro s’intitola <em>Le guerre degli altri </em><a href="https://www.letture.org/le-guerre-degli-altri-piccoli-e-grandi-eserciti-del-mondo-marco-giaconi-alonzi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">(una buona intervista qui)</a>. Credetemi: di Giaconi andrebbero lette anche le cose antiche come <em>Spazio e potere </em>sulla geopolitica di inizio (dominio del mare) e di fine (dominio del denaro sporco) Novecento. Se proprio non avete tempo, leggetevi in poche ore il suo lavoro sull’intelligence e le forze armate in Cina (<em>Uccidere con una spada presa in prestito</em>, Il campano 2017). Intanto, gli fisso un’intervista.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-69258 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/08/libro1-3-209x300.jpg" alt="" width="221" height="317" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/08/libro1-3-209x300.jpg 209w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/08/libro1-3.jpg 436w" sizes="(max-width: 221px) 100vw, 221px" />Bei tempi, quando fresco di laurea lo incontrai di persona. Perché Marco Giaconi è meglio di un cocktail Maugham-Sterne-Hardy elaborato (con De Gaulle a fare d’arancia). <strong>Con classe impeccabile, da gentiluomo, mi disse una volta “quanti libri abbiamo bloccato, senza saperlo!”</strong>. Mi ci è voluto un po’ di tempo per capire che figure come la sua sono dei veri libri viventi e semoventi, non tanto per il loro carico di storie ma perché Giaconi coincide col profilo di individuo che prende la follia di lato e la trasforma in genio. (<strong><em>Andrea Bianchi</em></strong>)</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Professore, le propongo una serie di domande per nulla intellettuali. Cosa Le hanno dato l’università e la Scuola Normale nella sua formazione? Voglio dire, anche per il gergo e la postura, diciamo così.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Poco o niente sul piano della carriera. <strong>La Scuola Normale è come l’Ente Nazionale per la Montagna, ovvero uno dei 500 Enti inutili. Non crea carriere, anzi. </strong>Mi ricordo che il Direttore della Scuola dei miei anni, un fesso iperbolico, salutandoci dopo la Laurea, ci disse che “un giorno un ex-normalista vi darà una mano”. Con questa mentalità, c’è da ringraziare il cielo che la SNS non sia diventata un argomento fisso del “Vernacoliere”. Se crei, per quattro anni, il mito per il quale “noi siamo i più bravi”, poi devi anche fornire una base di partenza accettabile, altrimenti i casi sono due: o non siamo i più bravi o tu, dirigenza della SNS, non conti nulla. E sei anche mitomane. Né vale la sequenza degli “allievi famosi”. Ogni università ce l’ha. Sul piano culturale, la SNS qualcosa, comunque, mi ha dato. Ma eravamo in anni speciali, dove tutti i grandi (Noam Chomsky, Giuseppe Galasso, Arnaldo Momigliano e tanti altri) venivano in SNS e seminavano. Ed era merito personale di tanti docenti della SNS. Ora, con il Nulla che vedo tra i professori attuali, temo il peggio anche in questo caso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>A cosa paragonerebbe Pisa?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Pisa è una città stranissima, che sembra diretta dal suo sottoproletariato. Una città cafonissima che non conta assolutamente niente. Con il dono, quasi esoterico, di mandare in rovina tutto ciò di rilevante che possiede. <strong>La stessa capacità di lavoro del Dahomey, la stessa intelligenza diffusa di una cittadina del Belgio. Un paragone possibile? Le città segrete, le ZATO, della vecchia URSS</strong>, piene di plutonio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Parliamo di statisti. Vorrei cominciare da Tocqueville. Una volta lei ha scritto che Tocqueville viene prima della Reazione dell’Ottocento, ed è curioso perché i più dicono che l’Ottocento è il secolo della libertà. Mi spiega di più riguardo al pronostico espresso da Tocqueville ne </em>La democrazia in America<em> riguardo la democrazia dispotica?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La democrazia dispotica è uno dei pronostici di Tocqueville, insieme alla “dittatura della maggioranza”, previsione che si è materializzata perfettamente nel XX secolo e ora, nel Terzo Millennio. <strong>Oggi, ogni democrazia precostituisce i propri slogan e le proprie agende, e li fa votare <em>bene</em>, i sudditi, con la scusa della “crisi” o di altro, mentre la debolezza della rappresentanza attuale deriva proprio dalla percezione, da parte degli elettori, che nulla può smuovere gli <em>apparatchik </em>del Regime.</strong> La Democrazia Dispotica, comunque, fa sempre poco o nulla, ed è questo il suo vero tallone di Achille. Per Tocqueville, il nuovo dispotismo veniva dalla tendenza della democrazia all’appiattimento sociale, con la conseguente diminuzione del ruolo dell’individuo, il che fa sorgere un nuovo “dispotismo”. Si, è vero, ma oggi noi abbiamo individui-massa totalmente egolatrici, ma privi invece di qualsiasi carattere e senso della società. Lo stesso meccanismo di Tocqueville, quindi, ma attraverso l’egocentrismo di massa, l’esaltazione del gregge in quanto tale. E questo crea un nuovo dispotismo, ma proprio dell’<em>untermensch</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Considerato che Tocqueville scrive tra 1835 e 1840, dopo un lungo viaggio sul continente americano, direi che è testimone credibile. Parliamo ora delle qualità di scrittore di Tocqueville. Dove dà il suo meglio? Nei diari dal deserto americano, nei ricordi del ’48? Leggo ad esempio nel suo diario stampato da Einaudi: “</em><em>Perché, quando si diffonde la civiltà, diminuisce il numero degli uomini di valore? Perché, quando il sapere diventa appannaggio di tutti, i grandi talenti intellettuali diventano rari? Perché quando non vi sono più classi basse, non vi sono più nemmeno classi superiori? Perché quando la capacità di saper governare arriva alle masse, vengono a mancare le grandi intelligenze alla guida della società? L’America presenta chiaramente questi problemi, ma chi potrà risolverli?” La nota è del 6 novembre 1831. Siamo rimasti ancora lì o sbaglio?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Io amo molto i diari del viaggio in America, quello compiuto con De Beaumont. Mi sembrano tutte descrizioni lucide e letterariamente originali. Per quel che riguarda la necessaria polarizzazione sociale, non siamo rimasti lì, ma anzi la situazione è molto peggiorata. All’epoca, il <em>medio </em>che arrivava al potere in mancanza di meglio era, almeno, acculturato, seppure nei termini di <em>Bouvard e Pécuchet. </em><strong>Oggi, arriva al potere solo l’uomo del gregge, e proprio in quanto tale.</strong> Le classi superiori sono tali in quanto rispondono alle gerarchie accettate, quindi non sono superiori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>In effetti Tocqueville, che ha festeggiato il compleanno lo scorso 29 luglio, è estremamente attuale. Forse più che per i suoi pensieri sulla democrazia, proprio per quel che ha scritto sulla centralizzazione dello Stato. Nel 2017 il partito comunista cinese ha tradotto ufficialmente i classici del pensiero politico europeo e cos’ha scelto? </em>L’Antico Regime e la Rivoluzione<em> di Tocqueville. Insomma, ai compagni cinesi importa la durata, l’idea che la Rivoluzione (cinese, francese) è solo il coronamento di un processo di accentramento che dura secoli. In altre parole, che la continuità vince, sul lungo periodo, sulle rotture e le infrazioni dell’ordine. La rivoluzione sarebbe allora il coronamento della tradizione.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per la Cina comunista, il regime attuale è la realizzazione del ciclo plurimillenario in cui la Cina Eterna si rialza dal “secolo dell’umiliazione”, che termina proprio con la presa del potere da parte del PCC. <strong>È sempre bene ricordare che gli allievi ufficiali cinesi, nelle loro accademie, studiano anche la magia e l’esoterismo tradizionale. Mao era un taoista, più che un “marxista”.</strong> La Rivoluzione è il ritorno al potere di Mao, il nuovo “Shi Huang Ti” comunista, che riunificherà ancora una volta tutta la Cina.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69259 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/08/libro2-5-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/08/libro2-5-211x300.jpg 211w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/08/libro2-5.jpg 351w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" />Proviamo ancora a tirare fuori Tocqueville dal recinto degli scienziati politici. Se lo leggiamo da cima a fondo, arriviamo a quei suoi appunti finali e inquieti sul pauperismo nell’Inghilterra imperiale. Eppure, nonostante le sue tare, l’Inghilterra con la sua stratificazione sociale in classi resiste ancora. Come mai?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perché la stratificazione in classi britannica è il risultato di una società che non ha mai avuto scosse rivoluzionarie europee, salvo la decapitazione di Carlo I Stuart nel 1649. Poi, l’orgoglio di classe dei poveri non ha permesso né di acquisire né di imitare lo stile delle classi ricche ma, anzi, ha reso i poveri fierissimi delle loro tradizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>C’era un grande storico svizzero, Burckhardt, che a botta calda teneva lezione su Tocqueville. I suoi appunti sono raccolti nelle opere complete in tedesco, io ne tradussi una manciata quando ero alla Normale. Eccone uno sull’Illuminismo che credo le piacerà: “</em><em>L’Illuminismo francese e poi la Rivoluzione francese si riempiono molto la bocca di ‘umanità’. Con la correlata ‘borghesia mondiale’ che rappresenta l’immagine, tutta europea, di vissuti generali ed interessi comuni e una volontà di ispessirsi; perciò non la nazionalità, bensì un più sano Stato-patria, che sia signore del sentire diffuso. Dove vi è già un potere, la nazionalità cresce per agglomerazione: principi e popolo sono d’accordo. Oppure un partito sovversivo sfrutta la richiesta di completare la nazionalità con una brusca svolta (come fanno gli irredentisti italiani). Uguaglianza e partecipazione tramite opinione personale sono diventati moneta di scambio concettuale – e come una volta, si può dare anche un’uguaglianza insieme al dispotismo”. Notevole, no?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mille volte condivisibile. Anche oggi l’identità nazionale eccessiva è l’immagine di una “rivoluzione” che si consuma, appunto, solo in effigie. La partecipazione non è una garanzia di libertà, ma solo di costrizione della massa sugli individui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ancora una parola sulle degenerazioni dispotiche (dittatura del tweet!). Nel 1955 Auden osservava, da scrittore, che negli anni Quaranta, tra </em>La<em> </em>Democrazia in America<em> e </em>L’Antico Regime<em>, il nostro adotta uno stile alla Tucidide. Questo perché ha assistito alla Rivoluzione del ’48 in presa diretta e incomincia a vedere, da ex parlamentare, che l’organismo sociale passa attraverso un decorso di situazioni critiche, di malattia e di ripresa. Auden aveva ragione, considerato che Tocqueville aveva studiato bene le lingue antiche con un abate, da ragazzo?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si, aveva ragione. Tocqueville legge la realtà che si trova a vivere con le categorie dei classici, da Tucidide a Senofonte. E vede i suoi tempi proprio con le ipotesi storico-metafisiche dei classici greci: la ciclicità delle categorie mentali e dei fenomeni storici, il <em>Fato, </em>il giusto ruolo delle grandi personalità, che però non possono andare oltre i limiti imposti, appunto, dal Fato agli avvenimenti storici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Vede in giro qualche politico che abbia la stessa forza espressiva di Tocqueville? Oppure calma piatta? Se ricordo bene, per Lei non c’è filosofo della politica che tenga: se arriva uno statista preparato non ce n’è per nessuno. Da questo punto di vista, andrebbe recuperata la lezione di Kissinger. Ma chi lo legge più in Italia? Eppure quando ero in UK notavo che nelle università lo si studia ancora per bene: insomma, non era l’avvocatino di destra che mangia solo ciambelle. Kissinger è stato una specie di Tocqueville </em>remastered<em>, uno studioso del congresso di Vienna, l’artefice della Casa Bianca che chiude l&#8217;URSS nella morsa del maoismo e la sinistra europea nella stretta del gauchismo. Un uomo capace di organizzare la trattativa di Parigi per chiudere la guerra nel Vietnam, il trucco meglio riuscito di Cina e Russia dopo la seconda guerra. È ancora troppo presto per valutarlo?  </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Politici alla Tocqueville oggi? Nemmeno l’ombra. <strong>Nemmeno quelli professionalmente bravi, come Putin e Xi Jinping (in occidente nemmeno l’unghia dei nostri “vecchi”) che hanno la tecnica del potere, ma non la sua necessaria metafisica. Legarsi all’economia come arte del governo non è il modo migliore di tenere il potere, mai.</strong> Forse no, è già il momento di rivalutarlo, anche se Kissinger è ancora vivo e lavora a tutt’oggi come consulente del governo cinese. Tutto quello che ha detto Lei è esatto. Ma forse manca, nella Sua breve ricostruzione, lo spessore storico del personaggio, la sua idea, tocquevilliana, appunto, che i Paesi vivono in un contesto ristretto e ciclico di idee e di simboli. Mao Zedong può credere di essere un capo marxista-leninista, ma se si gratta sotto la crosta c’è Qin Shi Huang, l’imperatore che riunifica la Cina, ferocissimo uccisore dei suoi nemici, che si appoggerà alla scuola “legista”, come in futuro le Guardie Rosse.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Mi diceva che chi va a trovare Kissinger, oggi a New York, dice che il maestro accetta sempre volentieri un invito in un ristorante italiano e si mette a parlare: si capisce lontano un miglio che sta traducendo, faticosamente, dal tedesco che ha ancora in testa. E come tutti quelli che hanno comandato davvero, parla per apologhi. Senza mai citare Nixon in vita sua. Facciamo un esercizio di scrittura apocrifa: cosa racconta Kissinger per spiegare i movimenti nel Golfo Persico?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Iran vuole riprendersi il Golfo Persico, che ha ormai lasciato da troppo tempo in mani altrui. Chi vuole riprendere qualcosa, è bene che non la lasci mai. Kissinger, comunque, va matto per i tagliolini alle vongole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Vuole deliziare i lettori di Pangea affilando un aforisma per definire il libro ‘stregato’ di Scurati?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ha seguito il principio di Leo Longanesi: il Duce rimarrà in Italia, da morto, per più tempo di quanto non ci sia rimasto da vivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Grazie Professore</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/marco-giaconi-alonzi-intervista-di-andrea-bianchi/">“La democrazia è dispotica, Kissinger va matto per i tagliolini alle vongole e il Duce, come diceva Longanesi, rimarrà in Italia, da morto, per più tempo di quanto non ci sia rimasto da vivo”: dialogo con Marco Giaconi Alonzi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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