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	<title>Foglie d&#039;erba Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Io contengo moltitudini”. Come Walt Whitman può cambiarti la vita. Aggiornamento bibliografico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2020 07:50:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Definire ‘atteso con ansia’ un libro fresco di stampa è quasi inammissibile. Eppure, nel caso di What is the Grass: Walt Whitman in my Life di Mark Doty questa è la realtà. Ciò è vero non soltanto perché Doty è uno scrittore di straordinaria bravura, le cui parole danzano sulla pagina. Il fatto è che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Definire ‘atteso con ansia’ un libro fresco di stampa è quasi inammissibile. Eppure, nel caso di <a href="https://www.amazon.it/What-Grass-Walt-Whitman-Life/dp/0393070220" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>What is the Grass:</em> <em>Walt Whitman in my Life</em></strong></a> di Mark Doty questa è la realtà. Ciò è vero non soltanto perché Doty è uno scrittore di straordinaria bravura, le cui parole danzano sulla pagina. Il fatto è che la poesia ha la tendenza a fiorire in tempi eccezionali, come il momento presente. Il ricorrere del duecentocinquantesimo anniversario della nascita di William Wordsworth ha indotto i media a riflettere sul potere consolatorio del poeta inglese; una <em>Poetry Pharmacy</em><em>,</em> di recente apertura, è al centro dell’attenzione e i social network traboccano di poeti che con le loro poesie fanno di tutto per dare un senso a quanto ci sta accadendo. È probabile che non potesse darsi uno scenario più adatto per il libro di Doty, incentrato sulla sua esplorazione – durata una vita e completa sotto tutti gli aspetti – del grande poeta americano <a href="http://www.pangea.news/whitman-wilde-interviste/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Walt Whitman</strong></a>.</p>
<p>*</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-76790 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/06/libro1-9-198x300.jpg" alt="" width="315" height="478" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/06/libro1-9-198x300.jpg 198w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/06/libro1-9-768x1162.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/06/libro1-9-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/06/libro1-9.jpg 793w" sizes="(max-width: 315px) 100vw, 315px" />Il libro, che va oltre le categorie di genere, ci guida alla scoperta dell’opera di Whitman, dove <em>Song of Myself</em> è visto come “un invito a trasformare i modi della percezione di sé in rapporto all’altro, un testo persuasivo che mira a farci rivedere la comprensione delle questioni più elementari. Questa poesia intende accompagnarci nella direzione di un risveglio”.</p>
<p>*</p>
<p>Alla sua morte, nel 1882, Whitman era ancora intento alla riscrittura del suo epocale <em>Leaves of Grass.</em> L’uomo che scrisse “<em>I am large, I contain multitudes</em>” (Io sono immenso, contengo moltitudini) era tanto proteiforme quanto la sua opera – tanto carismatico che il suo sguardo straordinario si è mantenuto persino nelle fotografie a lunga esposizione del diciannovesimo secolo. Dopo aver smesso di studiare all’età di undici anni, Whitman aveva per lo più lavorato nel settore tipografico e nel giornalismo fino allo scoppio della guerra civile americana, quando si trasferì a Washington dove si dedicò all’assistenza dei soldati feriti mentre ricopriva svariate altre mansioni minori in qualità di impiegato pubblico. <strong>Alla sua morte, all’età di settantadue anni, quasi vent’anni dopo aver subito un grave ictus, fu compianto dall’intera nazione. A quel tempo era già considerato uno dei grandi della letteratura americana.</strong></p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Benché vi siano altri poeti che rileggiamo con la stessa frequenza, sono in pochi ad aver avuto un’influenza simile sugli sviluppi successivi della scrittura e delle idee. <strong>Esplosivi e formalmente innovativi, i canti di Whitman in lode del mondo della natura e della nascente urbanizzazione, della trascendenza e del sesso hanno avuto un effetto trasformativo su quanto è venuto dopo, ben oltre i confini del mondo anglofono.</strong> La sua figura è di enorme rilevanza per qualsivoglia poeta, soprattutto se nordamericano come lui; e la poesia di Doty, come anche la prosa, è chiaramente Whitmaniana per la franca umanità e per il trattamento della musicalità del parlato, flessibile, moderna e soprattutto ben percepibile.</p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Anche Doty, come il suo grande precursore, è un omosessuale e un poeta impegnato nell’esplorazione di temi quali il desiderio e i legami sentimentali nel mondo attuale. Le sue celebri raccolte <em>My Alexandria</em> e <em>Atlantis</em>, e una serie di memorie in prosa a cominciare da <em>Heaven’s Coast</em>, affrontano il dolore e gli orrori della crisi dovuta all’Aids&#8230; Il suo Whitman è il poeta della scoperta di sé e dell’incontro integrale con il mondo: “<em>I have instant conductors all over me […]</em> <em>They seize every objects and lead it harmlessly through me</em>” (“Ho dappertutto conduttori istantanei, afferrano ogni cosa portandola dentro di me, docilmente&#8221;.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-76791 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/06/libro2-9-219x300.jpg" alt="" width="337" height="463" />Certo, nella vita non è tutto così semplice. Come Doty – lo rivela lui stesso in una serie di nitidi bozzetti autobiografici – anche Whitman ‘dissimulava’ talvolta quello che poteva scatenare la censura sociale. Ma <em>What is the Grass</em> risolve il problema di “Quello che i defunti facessero o non facessero a letto” tornando alla poesia in sé stessa. <strong>“Il corpus dell’opera poetica [di Whitman] è ora il suo unico corpo, sontuoso, rivelatorio, audace, contraddittorio, del tutto onesto e al contempo cautamente velato”.</strong> Gli scritti di Whitman visualizzano un mondo saturo di sessualità maschile: “<em>As God comes a loving bedfellow and sleeps at my side</em>” (“Quando Dio arriva e dorme al mio fianco, quale amoroso compagno”).</p>
<p>*</p>
<p>Quindi, a un’attenzione profonda rivolta al dato biografico, vagamente ossessiva, Doty antepone il piacere della lettura. <strong>Così questo libro dalle molte sfaccettature è, tra le altre cose, testimonianza</strong><strong> della lettura stessa: il ritornare dell’autore a un corpus di opere per lui di enorme rilevanza, di cui è evidente non soltanto la straordinarietà, ma soprattutto l’azione plasmante sulla sua stessa vita.</strong> Brani sottoposti a lettura ravvicinata pervadono <em>What is the Grass</em>, alla ricerca delle fonti della eccezionale inventiva di Whitman. Doty ne identifica cinque: l’esperienza rivelatrice, l’amore gay, lo sviluppo dei grandi centri urbani in America, il mondo della natura e l’orale vivacità dell’angloamericano.</p>
<p><strong><em>Fiona Sampson</em></strong></p>
<p><em>*L’articolo è stato originariamente pubblicato <a href="https://www.spectator.co.uk/article/walt-whitman-s-poetry-can-change-your-life" target="_blank" rel="noopener noreferrer">su “Spectator”</a>, la traduzione è di Anna Rocchi</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>“È un grande uomo, il più glorioso che abbia mai conosciuto”. Oscar Wilde a casa di Walt Whitman (e altre dicerie)</title>
		<link>https://www.pangea.news/whitman-wilde-interviste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2020 04:40:48 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è una specie di consustanzialità tra Walt Whitman e gli Stati Uniti d’America (consustanziale sta per: della stessa sostanza e natura). Nato a West Hill, New York, nell’ultimo giorno di maggio del 1819, da una coppia di quaccheri, con folto cespuglio di fratelli, Walt pare, per partenogenesi, evocato direttamente dal suolo americano. “Di tutte le [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è una specie di consustanzialità tra <a href="http://www.pangea.news/walt-whitman-200-anni-horace-traubel/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Walt Whitman</strong></a> e gli Stati Uniti d’America (<em>consustanziale</em> sta per: della stessa sostanza e natura). Nato a West Hill, New York, nell’ultimo giorno di maggio del 1819, da una coppia di quaccheri, con folto cespuglio di fratelli, Walt pare, per partenogenesi, evocato direttamente dal suolo americano. <strong>“Di tutte le nazioni gli Stati Uniti con le vene piene di sostanza poetica maggiormente abbisognano di poeti e senza dubbio ne avranno di grandissimi e ne trarranno grandissimo vantaggio.</strong> I loro Presidenti non ne saranno i normali arbitri quanto lo saranno i poeti. Di tutta l’umanità il grande poeta è l’uomo equanime”, profetizza Walt nelle oceaniche, retoriche, sgraziate pagine – poi espunte – della prima edizione di <em>Foglie d’erba</em>, quella del 1855 (tradotta in Italia da Alessandro Ceni, per Feltrinelli). Trenta pagine, fittissime, come una benedizione tra Hudson e Mississippi, che introducono l’eterno <em>I celebrate Myself </em>– può essere cantato a Gerico come a Troia come in una galassia lontana lontana – e fanno coincidere suolo e canto, nazione e lirica, terra e verbo: <strong>“Gli Stati Uniti stessi sono essenzialmente il poema più grande”. Naturalmente, se gli States sono il grande rotolo, Walt è colui che per primo lo interpreta: in parte profeta, forse Messia, quasi dio. </strong></p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-75892 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/05/libro1-18-300x247.jpg" alt="" width="432" height="356" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro1-18-300x247.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro1-18.jpg 512w" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" />Ciò che tutti sanno è ciò che ci ricorda Roberto Mussapi nell’edizione Garzanti – una scelta, ben architettata – di <em>Foglie d’erba. </em>“Non è solo uno dei massimi libri di poesia di tutti i tempi, ma l’opera più direttamente rappresentativa delle forze vitali di quella civiltà: democrazia intesa come concordia universale, coro di tutte le voci e tutti i canti dell’universo, unendo il vecchio e il nuovo, il passato e il futuro, i vivi e i morti in un’inebriante sillabazione, in una solenne versificazione che scandisce l’assoluta unicità dell’istante”. Mi pare che qui ci sia Whitman passato nello sciacquone dei <em>beat</em> – tutta gente che aveva, diversamente da Walt, ottimi studi alle spalle. In Whitman tutto è più selvatico, sorgivo, ingenuo, privo di orpelli politici. <strong>Forse soltanto Giorgio Manganelli poteva descrivere in questo modo il genio di Whitman: “ciò che lo salvò fu la consapevolezza della centralità cherubica della sua ignoranza, la sua insanabile nescienza di sé, la sua fortezza”.</strong> Quando Whitman <em>pensa</em> – non essendo Thomas S. Eliot – è poeta verboso, modesto, programmatico; quando <em>sente</em> il brivido e la rovina del linguaggio, qualcosa che ti stacca le unghie, è inimitabile. Priva di intenzioni, la poesia di Whitman è grande quando il verbo non si distingue dall’ululato del coyote, quando il poeta salmeggia con lo stesso fischio del “falco maculato”, con la stessa energia di una sequoia. <em>Cherubica ignoranza</em>, ecco il crisma: il lavoro del poeta, di solito, è strapparsi di dosso tutto ciò che ‘sa’, sarchiarsi, definire la propria nudità; Whitman, invece, può solo avanzare, in volo, a quattro zampe, a salti violenti come zanne.</p>
<p>*</p>
<p>Ma del sogno americano, che egli, secondo gli annali agiografici, avrebbe contribuito a creare, Whitman è l’atto oscuro, il logos spermatico, lo <em>sparagmòs</em>, la caduta. Il poeta non guadagna con le sue poesie, <strong>ed è paradossale che il Paese muscolare, d’acciaio, di magnati e orsi, di spregiudicati pistoleri e assatanati finanzieri, sia rappresentato da quel libro, fragile fin dal titolo, di foglie e di erba – basta una sfera di vento e scompare.</strong> Il poeta, cioè, viene acclamato per devozione contraria: perché è una bestia rara, un mostro, una creatura da circo… un poeta! Uno che perde tempo dando la vita per l’effimero della lingua, applausi! D’altronde, il poeta degli Stati Uniti d’America, non riesce ad avere un ruolo stabile nelle maglie statali, non ha un lavoro fisso, è povero in canna – si leggano i reportage, qui sotto. Punta tutto sulla connaturata energia, sul dominio della carne – quanto è <em>americano</em> questo! –, ma anche la carne lo lascia: nel 1873 è colpito da paralisi, vive in solitudine, devoto all’unico libro, continuamente trattato e stampato, alla mercé di vaghi mecenati e svariati ammiratori (che lo ammirano per il carattere eccentrico più che eroico). <strong>L’abisso dura fino alla morte, nel 1892. Dieci anni prima, durante il tour americano, gli aveva fatto visita <a href="http://www.pangea.news/oscar-wilde-luomo-si-tramuto-nel-ritratto-dorian-gray-la-nuova-allucinata-biografia-un-genio-votato-allo-scandalo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Oscar Wilde</a>. Ammirava la gentile brutalità di quel poeta.</strong> Il resto del viaggio, per Wilde, a parte quell’intermezzo, fu un mezzo disastro: la scaltra innocenza degli americani mal si accomodava al divo dell’arte per l’arte, della vita come opera d’arte. L’americano vuole il sangue, insegue lo schianto – Whitman fu anche quello, il capro espiatorio, un modo per espatriare dal massacro in dollari. A chi si dissipa è concesso fondare una mitologia: interrare gli occhi, perché nasca l’aquila. (d.b.)</p>
<p>***</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-75893 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/05/libro2-16-300x259.jpg" alt="" width="436" height="378" />Un rinomato giornalista ha rivolto il saluto a Oscar Wilde ad Arlington, ieri, ed è stato piacevolmente ricambiato dal distinto esteta. Il suo aspetto e il vestito sono stati descritti in modo così minuzioso che questi punti possono essere oltrepassati. In risposta a un’inchiesta del giornalista, Wilde ha dichiarato di aver trovato in questo paese molto più interesse per questioni estetiche di quanto si aspettasse: <strong>“C’è”, ha affermato, “molta più vera arte qui di quanto immaginassi; e la vera arte, ora, è l’estetismo. Ho ricevuto molti quesiti da parte di persone che vogliono apprendere l’arte e ne ho conosciute altrettante che hanno le nostre stesse idee. Sto facendo tutto il possibile per incoraggiare la diffusione del vero gusto.</strong> Quello che vorrei trovare nelle persone è uno livello di gusto intramontabile, sia nelle loro vite che in tutto quello che fanno”.</p>
<p>“Il livello sarebbe lo stesso per tutti i paesi?”</p>
<p>“Assolutamente no. Penso che non si possa fare errore più grande nell’imitare un altro paese.  <strong>C’è un’individualità artistica per ogni popolo. Gli americani non dovrebbero copiare gli ornamenti dell’Inghilterra. I loro fiori, l’atmosfera e tutte le forme esterne dell’arte sono differenti. Gli ornamenti americani dovrebbero essere completamente differenti da quelli dell’Inghilterra e rispetto a qualsiasi altro paese.</strong> Ci sono numerose bellezze naturali in questo paese per scopi artistici senza avere ulteriori prestiti. E dove c’è un prestito, c’è una mancanza di individualità che rende il tutto insoddisfacente”.</p>
<p>“Qual è il suo preciso obiettivo nel visitare l’America?”</p>
<p>“Voglio visitare il paese; poi capire fino a che punto le persone del posto possono amare l’arte e quanto possono andare oltre nel prediligerla. <strong>Vorrei diffondere la verità dell’arte e aiutare l’umanità ad avere la corretta idea delle vere relazioni dell’arte con la vita e della vita con l’arte”.</strong></p>
<p><strong>*</strong></p>
<p>Sul tavolo c’era una fotografia di Walt Whitman. Il giornalista ha chiesto a Wilde cosa pensasse riguardo al rude poeta americano. “Il giorno più incantevole che abbia mai trascorso: eravamo nella sua stanzetta a Camden. <strong>Penso che Whitman sia uno degli uomini più gloriosi che siano mai vissuti. Allo stesso tempo è l’uomo più semplice e più forte che abbia mai incontrato in tutta la vita. Eccentrico? No.</strong> <strong>Non si possono giudicare i grandi uomini secondo banali regole.</strong> In Inghilterra, gli sarebbe importato dell’opinione delle altre persone, affinché leggessero le sue opere e si meravigliassero di lui”.</p>
<p>*<em>L’articolo, “Mr. Oscar Wilde”, anonimo, è uscita sull’“Evening Star” il 21 gennaio 1882</em></p>
<p>***</p>
<p>Quando raggiungo questa città, nella quale incrocio sempre il battello per Camden, non potrei dire di aver visitato Filadelfia senza incontrare Walt Whitman, perché non sarebbe una vera visita. In qualche modo <strong>sono sempre stato colpito dal fatto che lì, sulle rive del Delaware, si trova uno degli spettacoli più grandiosi del XIX secolo: l’oracolo dell’epoca che attende con calma il suo momento</strong>, nonostante le imperfezioni, e che introduce quei rivoluzionari geroglifici che adorneranno l’alto e immortale obelisco. Incontrai per la prima volta Whitman nel giugno del 1885. Allora era, senza dubbio, al livello più basso di povertà, sopravvivendo con i proventi di <em>Foglie d’erba</em>, ammontati a 56 dollari nel 1884, e con un po’ di denaro prestato da un amico.</p>
<p>Durante le numerose visite nella sua piccola casa, Whitman mi ha impartito molte delle sue esperienze, lotte e impressioni riguardo gli uomini. Successivamente ha esaminato gli appunti che avevo annotato per la revisione e la correzione. Quindi ora sono in grado di contemplarlo in modo accurato.</p>
<p><strong><img decoding="async" class=" wp-image-75894 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/05/libro3-10-300x225.jpg" alt="" width="473" height="355" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro3-10-300x225.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro3-10.jpg 500w" sizes="(max-width: 473px) 100vw, 473px" />Il “buon poeta grigio” aveva compiuto settant’anni il 31 maggio. Uscì dalla guerra povero, dopo aver quasi esaurito la sua vitalità nell’assistere i soldati feriti negli ospedali. Gli fu assegnato un posto nell’ufficio del procuratore generale degli Stati Uniti, ma nel 1873, a causa di un colpo di paralisi, fu dimesso in modo rude e privato dell’unico reddito.</strong> <em>Foglie d’erba</em> era stato pubblicato nel 1855. È venuto al mondo inosservato: un investimento finanziario, senza pagare dividendi per anni. La seconda edizione è avvenuta nel 1857. La terza, pubblicata nel 1861, è stata pagata per una piccola somma. Poi la guerra, durante la quale Whitman lavorò eroicamente per i feriti negli ospedali militari e sui campi di battaglia. Anche la quarta e la quinta edizione durante il periodo di guerra furono dei fallimenti. Quindi era senza reddito quando fu congedato dal procuratore generale.</p>
<p>I critici sogghignarono per il suo volume di poesie, alcuni agenti letterari ne confusero i proventi e Whitman si ritirò a Camden per morire. Morirono sua madre e sua sorella, la povertà andò di pari passo con lui, i giornali lo ridicolizzarono, eppure Whitman era sempre pieno di risorse positive.</p>
<p>Tra le altre cose, Whitman non morì a Camden dopo aver lasciato Washington, come invece aveva programmato. Al contrario, nel 1876 pubblicò l’edizione centenaria di <em>Foglie d’erba</em> e <em>Two Rivulets</em> in due volumi, corredati di autografi e ritratti. Lui stesso ha venduto questi volumi dalla sua stanza per 10 dollari ciascuno. Non c’era molta vendita a quel prezzo, o favore pubblico, naturalmente, ma come osserva Whitman “è abbastanza per crederci ciecamente”. Tennyson era a capo di un elenco di acquirenti, Swinburne era un altro, il professor Dowden un altro ancora e Lord Houghton era un quarto. Da allora Swinburne ha recentemente pubblicato un furioso attacco alle poesie di Whitman, ma nessuno, tranne forse lui stesso, può capire le motivazioni.</p>
<p><strong>L’edizione di <em>Foglie d’erba</em> pubblicata nel 1881 da Osgood &amp; Co. ebbe successo fino a quando non fu censurata a causa del sentimento puritano del Massachusetts. L’unico effetto di questa censura su Whitman fu che pubblicò immediatamente un’opera in prosa intitolata <em>Giorni rappresentativi</em>.</strong> Quando le sue poesie furono vietate, Osgood &amp; Co. doveva a Whitman 500 dollari. Come ricompensa il poeta prese anche i fogli di <em>Foglie d’erba</em> e nel 1882 ne pubblicò due edizioni ricevendo 1.300 dollari; dall’edizione del 1883, 300; mentre per quella del 1884, 200.</p>
<p><strong>Cito dai miei appunti le opinioni di Whitman, riviste inseguito da lui stesso, quanto segue:</strong></p>
<p>“La mia opera poetica non mancherà di mantenere in modo veemente gli stessi principi a causa dei quali sono stato attaccato. È stato grazie al mio sforzo che non sono diventato chiacchierone durante l’invecchiamento e che adesso ho più fede e più gioia nel cuore”.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-75897 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/05/ww_009_cover_3000-197x300.jpg" alt="" width="330" height="503" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/ww_009_cover_3000-197x300.jpg 197w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/ww_009_cover_3000-672x1024.jpg 672w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/ww_009_cover_3000-768x1170.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/ww_009_cover_3000-1009x1536.jpg 1009w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/ww_009_cover_3000-1345x2048.jpg 1345w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/ww_009_cover_3000-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/ww_009_cover_3000-1320x2010.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/ww_009_cover_3000-scaled.jpg 1681w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" />“Credo che l’America stia procedendo nel migliore dei modi. Il metodo ottimale è quello di mettere le basi di una grande civiltà materiale, come prodotti, macchinari, intercomunicazione e tutti i miglioramenti pratici e moderni che si possono raggiungere, distribuiti in modo equo nel nostro vasto dominio. Penso che le cose realizzate durante la nostra esistenza come popolo del secolo scorso siano le migliori che si possano fare. Su queste basi in futuro, e in tempo utile, verrà uno sviluppo intellettuale, letterario e artistico adatto a noi. Sono soddisfatto fino ad ora dell’assorbimento di ideali e contributi letterari stranieri come nutrimento, eppure non vedo l’ora che la poesia e altri importanti risultati immaginativi vengano prodotti dagli Stati Uniti”.</p>
<p>“Sono in qualche modo concorde con l’opinione che Boston, New York e l’East Coast non saranno che lo stimolo o la scuola materna delle grandi opere che potrebbero trovare la loro origine locale nel West. <strong>Le praterie offrono i suggerimenti delle più grandi opere fantasiose. Ho trascorso parte della mia vita nelle praterie occidentali e tra le Montagne Rocciose. Molte delle poesie che ho scritto lì, sono come perdere un occhio.</strong> A volte penso che le mie esperienze avute nel West giochino un ruolo fondamentale nel il mio lavoro”.</p>
<p><strong>“Il campo di battaglia mi ha inoltre fornito molta ispirazione. Gran parte di <em>Foglie d’erba </em>è costituita da poesie di guerra su una varietà di tematiche, tutte annotate:</strong> eventi sul campo di notte o nei boschi, una pausa, il ritiro, il torpore di una calda giornata in un affollato ospedale e una squadra di cavalleria che attraversa un guado. Le scene che ho incontrato nella guerra mi hanno fatto creare poesie dalle descrizioni perfettamente realistiche che oggigiorno fanno parte di <em>Drum-taps</em>. <strong>Trovo curioso quanto queste pagine vengano lette e accettate allo stesso modo da soldati della Confederazione e da quelli dell’Unione.</strong> Credo che il mio lavoro sia stato diviso equamente tra le due forze opposte e che il mio pensiero poetico sia stato di conseguenza ispirato da entrambe le parti”.</p>
<p>“Diventerà arduo per noi assorbire e masticare per sempre la poesia del Vecchio Mondo, di cui Shakespeare è il modello più illustre. <strong>Dobbiamo avere una grande espressione poetica che spazia sul nostro terreno, conforme alla nostra vita pubblica e privata.</strong> Le materie prime per la poesia rimangono sempre le stesse. Come un tipo di carattere, per esempio, la poesia deve essere ricomposta in coerenza con le istituzioni americane, moderne e democratiche”.</p>
<p>“Un libro deve avere una vertebra vivente per tenerlo unito”.</p>
<p><strong>“Mi rifiuto di essere definito solo ed esclusivamente un materialista. Penso che, nei miei libri e nelle mie teorie, la parte materialistica sia unita inseparabilmente a quella spirituale.</strong> <strong>Credo nel darwinismo dalla A alla Z. Per soddisfarmi ci deve essere una combinazione di scienza moderna con una più alta e profonda teologia di qualsiasi cosa sia mai stata fornita in passato.</strong> La mia convinzione è che le cose del nostro tempo – politica, ricerca religiosa, sociologia – stiano andando come dovrebbero. Questa attività, se continuerà, raggiungerà tutti i risultati desiderati dai riformatori. I risultati saranno un indurimento e una salubrità dei muscoli, una libertà di tutte queste cose”.</p>
<p>“Non penso che l’America o il periodo realizzino le proprie ineguagliate virtù. Sono quasi perfette come possono esserlo nel vasto insieme di persone”.</p>
<p>“Voglio imprimere una maggiore speranza e fede – un ottimismo – all’invecchiamento”.</p>
<p><strong>“Sono un vecchio scapolo che non ha mai avuto una relazione amorosa. La natura ha colmato il posto di una sposa, </strong>con sofferenza da accudire e panorami da vestire in modo poetico”.</p>
<p><em>*L’articolo, “Walt Whitman’s Words”, è pubblico sul “New York Herald” il 23 settembre 1888</em></p>
<p><em>**La traduzione italiana di entrambi gli articoli è di Caterina Rosa</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/whitman-wilde-interviste/">“È un grande uomo, il più glorioso che abbia mai conosciuto”. Oscar Wilde a casa di Walt Whitman (e altre dicerie)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Uno scrittore deve dire l’orrore e descrivere il vizio”: Walt Whitman (inedito) su Charles Dickens</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2018 05:20:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel 1848, a trent’anni, Walt Whitman, l’Omero degli Stati Uniti d’America, indossa il manto di Ulisse, lascia il mondo sedentario e comincia a viaggiare. A commissionare il viaggio, il <em>Crecent</em> di New Orleans. Da lì, da quel viaggio furibondo tra Baltimora, Cumberland e Louisiana, si consolida l’idea di <em>Foglie d’erba</em>, raccolta lirica epocale – adorata perfino dal ‘nostro’ Dino Campana – rivoluzionaria, stampata in proprio da Whitman – che conosceva l’arte tipografica – nel 1855, che coagula viaggio esteriore ed estetico, impeto e impero del verbo, vita e lirica. Per tutta la vita, come si sa, Whitman continuerà e rielaborare, correggere, aumentare le sue ‘foglie’, con l’idea che gli Usa in se stessi – libertà, vastità, individualismo, democrazia – siano un poema, Iliade e Odissea (così l’oceanica intro del 1855, secondo la versione di Alessandro Ceni: <strong>“Gli americani di tutte le nazioni d’ogni tempo sulla terra posseggono probabilmente la natura poetica più piena. </strong>Gli Stati Uniti stessi sono essenzialmente il poema più grande”). Rewind. <strong>Whitman comincia come giornalista. Lo sguardo curioso, attento ai minimi dettagli della vita, la passione ‘politica’, l’estro retorico lo impara in redazione. </strong>Spia il ‘mestieraccio’ nel <em>Long-Island Star</em>, tenta di fondare un proprio giornale, il <em>Long Islander</em>, ma è un insuccesso. Dopo una fausta parentesi come insegnante, <strong>nel 1842, a New York, il futuro poeta si prova come collaboratore per il <em>The New York Aurora</em>, giornale di modeste dimensioni, di tendenza democratica, nato l’anno prima;</strong> dal 1846 al 1848 passa a fare l’editorialista per il <em>Brooklyn Eagle</em>. Ora. Il <a href="https://whitmanarchive.org/" target="_blank" rel="noopener">‘The Walt Whitman Archive’</a> ha allineato gli articoli che il poeta statunitense più celebre e imitato di sempre ha scritto. <strong>A noi sorprende una circostanza casuale – ma, si sa, il caso ha un vizio shakespeariano nel dedurre le proprie trame. “L’approdo di Whitman all’<em>Aurora </em>coincide con la visita di Charles Dickens a New York, nel 1842.</strong> Il 15 febbraio del 1842, poco più di un mese prima che Whitman diventasse redattore del giornale, la rivista recensisce il ‘Grande Ballo di Dickens’ al Park Theater e descrive lo scrittore come ‘il leone del giorno, Boz l’immortale’”. Nell’editoriale che pubblichiamo, finora inedito in Italia, <em>Dickens and Democracy</em>, Walt Whitman prende le difese di Dickens contro un suo detrattore, John O’Sullivan, autore di un articolo banalotto edito dalla <em>Democratic Review. </em>Il testo, che mette a confronto il più noto poeta <em>made in</em> Usa (ma ancora in potenza) con il più celebre scrittore inglese, è importante per un aspetto<strong>. Whitman dice che compito di un grande scrittore – quale è Dickens, ai suoi occhi – è sondare il male, snidarlo, descriverlo. Senza timore di essere troppo violenti e scurrili.</strong> Il poeta non può ignorare la natura delle cose, deve guardare l’orrenda e gloriosa varietà del mondo (“La prova di un poeta è che il suo paese l’assorbe tanto affettuosamente quanto egli ha assorbito il paese”), non può sollevare lo sguardo dall’orrore. Al contrario, deve impaniarsi in esso, e dirlo fino all’ultimo respiro.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>*</em></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo ricevuto ieri il numero di aprile della <em>Democratic Review. </em>Contiene una lunga recensione – rispetto alla solita porzione di articoli politici. Il testo principale è dedicato “al Signor Dickens”. Leggiamo con piacere tre o quattro pagine, quando, improvvisamente, assistiamo alla carica del critico contro Boz [<em>Boz </em>è il nomignolo di Charles Dickens, tratto da ‘Boses’, che deriva da ‘Moses’, Mosè, ndr] pronto ad attaccare lo scrittore con la ferocia e la schiettezza propria di un esercito. <strong>La recensione dice, parlando di Dickens e dei suoi romanzi: “C’è un vistoso difetto in queste opere, nonostante l’applauso indiscriminato che gli tributa il pubblico. Alludiamo all’atroce esagerazione dei personaggi cattivi. Non esistono creature del genere in questo mondo.</strong> Pigliate Quilp [il cattivo de <em>La bottega dell’antiquario</em>, ndr], e l’intricata, maliziosa descrizione del tutto astratta di ciò che è malvagio – perché Boz sente il dovere di disgustare e ferire la nostra sensibilità morale in questo modo?”. Per non essere accusati di trattare in modo ostile il critico in questione, aggiungiamo che il tono generale dell’articolo è favorevole a Mr. Dickens ed esprime massima soddisfazione per l’accoglienza che gli americani hanno riservato a cotanto ospite. Ora però dobbiamo, in libertà, fare alcune osservazioni su alcuni passaggi della recensione menzionata.</p>
<p style="text-align: justify;">Boz non è un utopista. Nonostante i suoi libri possano essere scritti soltanto da un uomo il cui cuore sia gonfio di sentimenti generosi, che nutra fiducia nei propri simili e nel raggiungimento della loro perfezione – ha, in effetti, una certa propensione a guardare il lato positivo della vita – <strong>Boz sa, come la maggior parte di noi, che nel mondo ci sono molti uomini malvagi – molte creature i cui cuori sono case orrende infestate dai mostri, la cui presenza è un contagio letale.</strong> Ed è necessario mostrare queste creature nella loro cruda deformità. Molte persone, animate da buoni sentimenti ma con una mente debole, hanno una delicatezza inadatta a questo argomento. <strong>Getta il malvagio al pubblico ludibrio,</strong> diciamo noi; il medico cura il cancro tagliando con lama affilata, con colpo profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, la <em>Democratic Review</em> è certa che “non esista in natura alcun personaggio” paragonabile ai malvagi di Dickens. Voglia il cielo che ne fossimo così ragionevolmente certi! Qui, a portata della nostra voce, c’è una palpabile incarnazione del male, tale che neppure il cervello di Dickens ha mai trascritto su carta! <strong>L’essere a cui alludiamo è peggiore del peggiore dei personaggi creati da Dickens. Un rettile che segna il proprio tracciato con la melma, e tramuta in muffa ciò che è fresco e fragrante</strong>, un demone della mezzanotte, che predica marciume e ripugnanza; uno che i buoni evitano come una macchia sulla natura – che tutti disprezzano e che nessuno benedice – questo è James Gordon Bennett [James Gordon Bennett (1795-1872), giornalista, fondatore del <em>New York Herald</em>, fu celebre per la sua spregiudicatezza, per gli attacchi scurrili ai politici del tempo e per un celebre articolo del 1835, che fece scandalo, in cui pubblicò la fotografia del cadavere di una prostituta, ndr]. <strong>Accostato all’astuzia e all’aristocratica bestialità di Fagin – all’infernale depravazione e alla gioia satanica nel torturare di Quilp</strong> – all’insensibilità a ogni virtù di Sikes [Fagin e Sikes sono personaggi non proprio nobili de <em>Le avventure di Oliver Twist</em>, ndr] questo disgustoso agente della dannazione somma il fatto di non essere nato in una fogna americana, ma di avere onorato della sua presenza, fin dalla prima età, un porcile della nativa Inghilterra del Nord!</p>
<p style="text-align: justify;">Come vedete, la <em>Democratic Review</em> non deve andare molto lontano per vedere rovesciati i suoi argomenti. In realtà, l’autore della recensione manca di coerenza nella sua dottrina. Carattere di una nobile mente, infatti, è guardare le altre creature con sguardi ampi, colmi di amore comprensivo, di generosa fiducia nelle loro virtù. <strong>Eppure, è altrettanto necessario, a volte, descrivere un vizio sublime – raffigurato nella sua abbagliante realtà – e insegnare quanto sia terribile l’iniquità</strong> e quanto sia saggio questo per evitare di percorrere le vie del male.</p>
<p><em>Walt Whitman </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/uno-scrittore-deve-dire-lorrore-e-descrivere-il-vizio-walt-whitman-inedito-su-charles-dickens/">“Uno scrittore deve dire l’orrore e descrivere il vizio”: Walt Whitman (inedito) su Charles Dickens</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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