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	<title>Cantos Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“La radice dell’umanità”. Per la dolce Mary, donna straordinaria, figlia di “Pound il generoso”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 03:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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		<category><![CDATA[Alessandro Rivali]]></category>
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		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giovedì scorso sono salito a Brunnenburg per l’addio a Mary de Rachewiltz (1925-2026). È stata sepolta nel piccolo cimitero fiorito di Tirolo.&#160;È un luogo che dona molta pace. Una ciocca dei suoi capelli verrà portata a San Michele a Venezia, l’isola dei morti dove riposano suo padre Ezra Pound e sua madre Olga Rudge. Sizzo, [&#8230;]</p>
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<p><strong>Giovedì scorso sono salito a Brunnenburg per l’addio a Mary de Rachewiltz (1925-2026). È stata sepolta nel piccolo cimitero fiorito di Tirolo.</strong>&nbsp;È un luogo che dona molta pace. Una ciocca dei suoi capelli verrà portata a San Michele a Venezia, l’isola dei morti dove riposano suo padre Ezra Pound e sua madre Olga Rudge.</p>



<p>Sizzo, il figlio di Mary, mi ha chiesto di preparare un breve saluto finale dopo la Messa. Per me non è facile nella folla dei ricordi.</p>



<p>La cerimonia è bella e curata. In tedesco, in latino, in italiano. Sulla cassa bianca circondata da ceri bianchi c’è una foto di Mary in uno scialle blu con il sorriso di sempre.&nbsp;</p>



<p>I famigliari ricordano la sua vita lunga e feconda. Sizzo per primo, poi i nipoti, la figlia Patrizia che legge una poesia dolcissima. C’è il prof. Kyle Dell del Guilford College, i sindaci di Merano e Tirolo.&nbsp;<strong>La chiesa è gremita. Mi commuovono gli anziani con gli abiti antichi di generazioni. Mary diceva che i funerali tirolesi sono bellissimi. È così.&nbsp;</strong>Gli uomini che veglieranno il feretro con il cero in mano hanno la camicia bianca, un corpetto nero con una sorta di stola verde. Quelli che porteranno la cassa i calzettoni bianchi, una giubba rossa e nera e un cappello piumato.&nbsp;</p>



<p>C’è cura in ogni dettaglio, proprio come sarebbe piaciuto a Mary.&nbsp;</p>



<p>I canti sono guidati dal maestro Marcello Fera che nel 2000 riportò a Bolzano l’opera lirica <em>Cavalcanti</em> di Pound. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="536" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/08/MCL8011bn-1.jpg" alt="" class="wp-image-108161" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/08/MCL8011bn-1.jpg 800w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/08/MCL8011bn-1-300x201.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/08/MCL8011bn-1-768x515.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/08/MCL8011bn-1-600x402.jpg 600w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mary, Alessandro Rivali, Cesare Cavalleri</figcaption></figure>



<p>*</p>



<p><em>Per la dolce Mary</em></p>



<p>Nei suoi&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;Pound ripete che “la bellezza è difficile”. È vero. Ma è anche vero che stare accanto a Mary significava incontrare la bellezza, sentirla a portata di mano. Per i suoi occhi azzurri, come laghi alpini, come suggeriva Alessandro Spina pensando a quelli di Pound. Per l’eleganza del suo vestire. Per il suo amore per ogni forma d’arte, la musica classica come le sculture lignee del Tirolo. Per il suo amore per i libri ben confezionati. Per la sua passione grandissima per la poesia.</p>



<p>Tutti la ricorderemo per la sua squisita cortesia.</p>



<p>Quando un anno fa abbiamo festeggiato a Merano i suoi cento anni, avevo letto alcuni versi del Canto 84 di Pound:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Non è forse bello&nbsp;<br>aver visite di amici da terre lontane&nbsp;<br>non è forse piacevole&nbsp;<br>essere indifferenti alla notorietà?&nbsp;<br>affetto filiale, fraterno è la radice dell’umanità”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Mi sembra una sintesi splendida della vita di Mary che ha portato a Brunnenburg amici e studiosi da ogni parte del mondo, ha custodito e ha difeso la memoria del padre. Ha incoraggiato tanti ragazzi a trovare la propria strada nel mondo.&nbsp;<strong>Ha trasformato il castello Brunnenburg in un eden di pace, per sognatori e scrittori. “Udor et Pax”. “Acqua e Pace”.</strong>&nbsp;È un frammento dei Cantos che si legge sulla fontana nel cortile più interno di Brunnenburg. È un manifesto di vita.&nbsp;</p>



<p>Tra una manciata di giorni sarà la notte di san Lorenzo. La notte delle stelle cadenti. La vita di Mary è stata, se mi consentite l’espressione, una lunga “stella ascendente” verso la Casa del padre. È come se vedessi incise nella sua coda luminosa alcune parole “chiave”:&nbsp;</p>



<p>Amicizia<br>Memoria<br>Dedizione<br>Pace<br>Poesia</p>



<p>Tante volte nelle nostre conversazioni mi ha ricordato quando Pound stimasse l’amicizia:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Pound si spese per promuovere i giovani e investì su di loro come pochissimi altri. Si potrebbe ricordare mio padre con l’appellativo: ‘Pound il generoso’. La storia della letteratura gli deve la scoperta, o l’incremento decisivo di notorietà, di Eliot, Joyce, Hemingway, William Carlos Williams, Hilda Doolittle, gli imagisti e moltissimi altri. Lui non dimenticò mai nessuno, mentre alcuni vollero rompere i ponti con lui. Per lui l’amicizia era un valore indiscutibile”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Mary prediligeva la poesia alla prosa e quando gliene chiesi il motivo, mi confidò:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“</strong><strong>Perché la poesia è più concentrata, perché il poeta non tergiversa. Scava, dialogando con sé stesso e chiarificandosi la coscienza. Nella grande poesia si può dire tutto una volta per sempre. Così come hanno fatto i Tragici greci o Shakespeare”.&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Difficile trovare una sintesi migliore. E spero che un giorno Mary sia studiata anche per la opera in versi.&nbsp;</p>



<p>A proposito di memoria e dedizione, un giorno mi spiegò che dopo decenni di totale immersione nei&nbsp;<em>Cantos</em>, continuava a scoprire meraviglie:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Io continuo a scoprire nuove sorprese nei&nbsp;</strong><strong><em>Cantos</em></strong><strong>, cose che non ricordavo di aver tradotto&#8230; I&nbsp;</strong><strong><em>Cantos&nbsp;</em></strong><strong>saranno come la&nbsp;</strong><strong><em>Commedia&nbsp;</em></strong><strong>e l’</strong><strong><em>Odissea</em></strong><strong>, studiati, ritradotti e interpretati ‘finché ci sarà letteratura’. E chi sa che non ci sia qualcuno che magari un giorno li porterà su Marte o sulla Luna&#8230; Scherzi a parte, il TEMPO mi sfugge di mano e fra le mie carte, fra i libri, nella mia stanza regna il caos assoluto&#8230;”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Mary amava molto il buonumore. Era contagiosa nel trasmetterti la gioia. Mi sia concesso un aneddoto personale. Abbiamo lavorato insieme per nove estati per preparare un libro di conversazioni. Prima di andare in stampa, mi chiamò al castello perché le leggessi a voce alta tutto il libro, che peraltro aveva già approvato in bozza. Impiegai tre giorni nella lettura e ne uscii quasi afono. Al termine, erano le 16 di una domenica di luglio, Mary con un largo sorriso mi disse: “Rivali, la vedo un po’ stanchino e qui bisogna festeggiare… le preparo un bel whisky”. Fu il più indimenticabile whisky della mia vita.<strong></strong></p>



<p><strong>Quando venivo a trovarla e lei mi sapeva in viaggio, Mary accendeva sempre una candela a San Michele nella piccola cappella del castello perché tutto andasse bene.</strong>&nbsp;Vorrei che adesso la accendesse dal Cielo per tutti perché possiamo continuare sicuri il nostro Viaggio.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="536" height="800" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/08/MCL8024bn.jpg" alt="" class="wp-image-108162" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/08/MCL8024bn.jpg 536w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/08/MCL8024bn-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mary de Rachewiltz (1925-2026)</figcaption></figure>



<p>Mary considerava importante il rapporto tra i luoghi e la letteratura. E un giorno giustamente mi rimproverò di non conoscere abbastanza i luoghi di Pound a Venezia. Forse anche per questo mi scrisse una mail con la “to do list” delle cose da fare a Venezia. È una lettera bellissima. Ritorna la memoria, l’amicizia, la ricerca della bellezza:</p>



<p><em>19 febbraio 2018</em></p>



<p>Caro AR, viaggiatore,</p>



<p>Gli “Armeni” avevano una stamperia e un museo (con un sarcofago) quando all&#8217;Isola andavano i miei genitori. Se va fino CQ 252 [Calle Querini, la casa di Olga] accanto al Pastor anglicano di St. George (chi sa se il Grand Master Clive Wilmer, poeta, è già arrivato per allestire la mostra di Ruskin al Palazzo Ducale?) passerà per forza dalla Madonna della Salute, (e si può entrare gratis, credo) mentre nella nostra “parrocchia” – Madonna del Rosario – sulle Zattere –, si deve pagare.<br>Mio padre la farebbe correre ad accarezzare le sirene nella chiesa di S.M. dei Miracoli (ma non è più permesso) non lontano dall’Ospedale con la facciata più bella del mondo, dove ha scelto di chiudere gli occhi.</p>



<p>San Michele resta l’unico luogo non ancora affollato e spero non ci siano troppe foglie secche o altro sulla tomba… Buon lavoro,</p>



<p>MdeR.</p>



<p>In uno dei suoi ultimi messaggi mi scrisse,&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Caro A.R. sono contenta che sia tornato alla POESIA: toccare il buio per avere luce”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Ed è con una poesia vorrei congedarmi da lei, una poesia “nata” tra le mura di Brunenneburg.&nbsp;</p>



<p>Ora che sei stella senza tramonto,<br>donami il desiderio senza usura:<br>saper perdere, per essere padre.</p>



<p>Insegnami l’amore per sempre,<br>che genera, perdona e annienta<br>le insidie dello sguardo parziale.</p>



<p>Come Pound scrisse nel Paradiso,<br>portami dove sempre siamo stati,<br>dove l’acqua si tinge di pervinca.&nbsp;</p>



<p>Perché questa fiumana di porpora<br>sbiadisca in un estuario azzurro<br>e io riveda la fonte e i giardini.</p>



<p><strong>Alessandro Rivali</strong></p>



<p><em>*Le fotografie in copertina e nel servizio sono di Davide Coltro</em></p>
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		<title>“Sono stato un albero nel bosco”. Indagine intorno al giovane Pound</title>
		<link>https://www.pangea.news/ezra-pound-a-lume-spento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 04:47:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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		<category><![CDATA[A Lume Spento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Lume Spento&#160;è uno dei libri leggendari della storia della poesia moderna.&#160;Ezra Pound pubblica il suo primo libro a Venezia, nel 1908, presso lo stampatore Antonini, in 150 copie, pullulanti di refusi&#160;– aveva ventitré anni, era sbarcato in Europa con ottanta dollari in tasca. Per un po’, giocò a fare l’impresario di Katherine Ruth Heyman: [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>A Lume Spento</em>&nbsp;è uno dei libri leggendari della storia della poesia moderna.&nbsp;<strong>Ezra Pound pubblica il suo primo libro a Venezia, nel 1908, presso lo stampatore Antonini, in 150 copie, pullulanti di refusi</strong>&nbsp;– aveva ventitré anni, era sbarcato in Europa con ottanta dollari in tasca. Per un po’, giocò a fare l’impresario di Katherine Ruth Heyman: la pianista americana – ‘Kitty’ per gli amici – fu una poderosa interprete di Aleksandr Skrjabin; introdusse Pound all’esoterismo. L’anno dopo, la svolta: Pound conosce Yeats, a Londra, divenendone lo scalpitante segretario; conosce Olivia Shakespear, scrittrice, mecenate, matrona, intima di Yeats, di cui sposerà la figlia, Dorothy, nel 1914.&nbsp;</p>



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<p>El Dorado dei collezionisti, libro a lungo tenuto remoto, a lungo temuto,&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;dice, soprattutto, del desiderio di Pound di imporsi come poeta: giunto in Europa, ‘Ez’ doveva testimoniare le proprie ambizioni tramite un tomo, un’opera-martire, pubblicata a sue spese. Sul libro, tuttavia, gravano le riserve dell’autore: l’edizione del 1965 di&nbsp;<em>A Lume Spento &amp; Other Early Poems</em>, voluta dalla figlia, Mary de Rachewiltz,&nbsp;<strong>reca l’epigrafico giudizio di Pound – vergato da “San Ambrogio”, Liguria –, “Una raccolta di bignè stantii. ‘Cremini al cioccolato, chi vi ha dimenticato?’”.</strong>&nbsp;Nel 1958, in duemila esemplari numerati, Scheiwiller aveva approntato una traduzione parziale di&nbsp;<em>A Lume Spento</em>, raccogliendo le versioni di Margherita Guidacci, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti. Il ‘Meridiano’ che setaccia tra le&nbsp;<em>Opere scelte</em>di Pound – a cura di Mary, uscito per Mondadori nel 1970, poi nel 1992 – lascia di stucco l’esagitato esegeta: di&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;vengono proposte una manciata appena di traduzioni, a testimonianza di un libro reietto, di un libro-eresiarca. Eppure, si tratta pur sempre del libro d’esordio del più influente poeta del Novecento; nel titolo – una sorta di stimmate – s’intravede, per specchi e per spettri, il destino di Pound. Nel terzo canto del Purgatorio, infatti, Dante narra la storia di Manfredi, figlio di Federico II, il cui corpo morto fu disseppellito per ordine di papa Clemente IV – “dov’ei le trasmutò a lume spento” – e gettato nel fiume Liri. Dante pone Manfredi nell’Antipurgatorio perché si sarebbe convertito in punto di morte – “io mi rendei/… a quel che volentier perdona” –, falciato, nel 1266, durante la battaglia di Benevento. Nell’eroe scomunicato, nel corpo straziato, nel contrasto contro i poteri del tempo, e perfino in alcune circostanze geografiche – Dante dice di uno spazio di rupi irte, vertiginose, pari a quelle che si trovano “tra Lerici e Turbia”, in Liguria, in luoghi poco lontani a quelli dell’ultima dimora di Pound prima dell’arresto – riconosciamo il pazzesco epos di Pound.&nbsp;</p>



<p>Più in particolare,&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;squaderna – certo, ancora allo stato di abbozzo – le ossessioni letterarie di Pound: Dante e i provenzali, il neoplatonismo, Ovidio; una poesia è dedicata alla&nbsp;<em>Decadenza</em>, una alla&nbsp;<em>Nicotina</em>&nbsp;(“Un inno alla droga”), su tutto aleggia un sentore di Swinburne e di Ernest Dowson (un poeta ‘seminale’ e presto superato, ma che andrebbe riscoperto). Una poesia,&nbsp;<em>Aegupton</em>, tra le più spiazzanti, piena di iniziatici intenti, denuncia la precoce passione di Pound per l’egittologia (di lì a poco, penderà però per la Cina antica):</p>



<p><strong>“Io – proprio io – sono colui che conosce le strade<br>traverso il cielo, e il vento è il mio corpo.</strong></p>



<p><strong>Io ho visto la Signora della Vita,<br>io, proprio io, che con le rondini volo…</strong></p>



<p><strong>Io sono fiamma generata dal sole,<br>io, proprio io, che con le rondini volo,</strong></p>



<p><strong>poiché la luna è sulla mia fronte,<br>sotto il mio bacio spirano i venti”.&nbsp;</strong></p>



<p>Spicca, nel giovane Pound, il gesto panico, l’alta sapienza nella simbologia degli alberi – l’olmo, il frassino, la quercia – necessaria al poeta-mago per orientare a sé il mondo, il tempo (si legga&nbsp;<em>La Dea Bianca</em>&nbsp;di Robert Graves, nato poeta in quell’aura di segni e di simboli).&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;è dedicato a William Brooke Smith, pittore, amico di Pound all’epoca della University of Pennsylvania. Morì ragazzo, William, di tubercolosi, nel 1908; Pound lo dice&nbsp;<em>Painter, Dreamer of dreams</em>. In lui, forse, vedeva lo specchio di se stesso – la morte stessa della giovinezza. Il libro, allora, è atto salvifico più che onorifico, gesto di teurgia prima che requiem. Resurrezione. Sul corpo morto di un amico – dissotterrato “a lume spento” dall’oblio – nasce l’opera del poeta totale.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="692" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/71LqBbqkQL-692x1024.jpg" alt="" class="wp-image-105573" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/71LqBbqkQL-692x1024.jpg 692w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/71LqBbqkQL-203x300.jpg 203w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/71LqBbqkQL-600x888.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/71LqBbqkQL.jpg 730w" sizes="(max-width: 692px) 100vw, 692px" /></figure>



<p>Ora, dopo troppi decenni, <a href="https://www.lindau.it/Libri/A-Lume-Spento"><strong><em>A Lume Spento</em> torna tra noi: Pietro Comba – bravissimo, giovanissimo – ha curato la prima edizione integrale del primo libro di Pound. Edita da Lindau</strong>,</a> l’edizione di <em>A Lume Spento</em> è uno strumento indispensabile per gli amanti di Pound: le trecento pagine di <em>Note alle poesie</em> danno un’idea della cultura onnivora, onniveggente di ‘Ez’, e ci accompagnano verso il grande salto nei <em>Cantos</em>. In sostanza, si tratta di un vagabondaggio nell’oceanica mente di Pound. </p>



<p>Il primo libro di Pound ha ulteriore valore, d’abisso: Venezia, il luogo in cui Pound nasce poeta, è anche quello in cui muore, nel 1972 – e dove è sepolto. L’anello si chiude; sopra il caos della storia, armonia trionfa. </p>



<p><strong>Ventitreenne, americano in Italia, Ezra Pound pubblica a sue spese&nbsp;<em>A Lume Spento</em>, un esordio a suo modo leggendario. Che cosa si prefigge ‘Ez’ con questo libro?&nbsp;Nella premessa&nbsp;alla ristampa di&nbsp;<em>A lume spento</em>, nel 1964, Pound è estremamente severo con quel libro, “una raccolta di bignè stantii”, da cui avrebbe imparato “la profondità dell’ignoranza”: perché?</strong></p>



<p>Tra la fine del 1907 e l’inizio del 1908, Pound si trovò di fronte a un vero e proprio bivio: cercare un nuovo impiego accademico (dopo avere perso la cattedra di lingue romanze al Wabash College di Crawfordsville), perseguendo la carriera universitaria in vista della quale aveva tanto studiato, oppure inseguire il sogno del poeta “a tempo pieno”, tentando di dare una possibilità alle sue opere poetiche e dunque fuggendo da quella terra, la&nbsp;<em>sua</em>&nbsp;terra, che già le aveva rifiutate? La scelta di Pound – lo sappiamo – ricadde sulla seconda opzione, benché le modalità di ricerca e la curiosità rimasero sempre quelle dello studioso. Eppure, in realtà, da&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;Pound non si aspettava affatto il successo: era, nelle sue intenzioni, un’opera di presentazione tramite la quale cominciare a far circolare il proprio nome; aveva uno scopo principalmente pubblicitario. E fu infatti un’opera sulla cui qualità Pound espresse i propri dubbi fin dall’inizio. Non soltanto subito dopo la pubblicazione, in una lettera a William Carlos Williams dell’ottobre 1908 (quando già si trovava a Londra) in cui confessò di ritenere&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;«un’opera alquanto cupa e sgradevole», ma addirittura prima di mandare in stampa il lavoro, in un momento di sconforto veneziano ricordato diversi anni dopo nei&nbsp;<em>Pisan Cantos</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Dovrei buttare il lotto a mare?</strong><br>          <strong>le bozze «A Lume Spento»/</strong><br>                           <strong>e alla colonna di Tòdaro</strong><br><strong>dovrei raggiungere l’altra riva,</strong><br>                         <strong>o aspettare 24 ore</strong></p>
</blockquote>



<p>L’ambivalente incertezza di Pound nei confronti della sua opera d’esordio e in generale della sua intera produzione giovanile, a causa soprattutto di uno stile che risentiva in maniera importante di fonti tardo-ottocentesche (Swinburne, Rossetti, Browning, Dowson, MacLeod, Thompson, Carman, Hovey, ecc.), andò trasformandosi in acredine soprattutto a partire dagli anni ’40, quando l’argomento poetico-economico costituiva ormai il fulcro degli interessi poundiani. Così, quando Mary de Rachewiltz, la figlia, gli propose di ristampare le sue prime due opere giovanili –&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;e&nbsp;<em>A Quinzaine for This Yule</em>&nbsp;– insieme con una selezione di poesie inedite risalenti al primo periodo veneziano del 1908, Pound si oppose inizialmente in modo radicale. Tuttavia, a seguito dell’insistenza della figlia rispetto all’importanza della sua poesia giovanile come «testimonianza di quale stoffa dovrebbero essere fatti i sogni di un giovane poeta», Pound infine approvò la pubblicazione di&nbsp;<em>A Lume Spento &amp; Other Early Poems</em>&nbsp;(1965), anche se con l’inserimento di una esplicita riserva rappresentata dalla sua Prefazione, in cui appunto definì le sue composizioni giovanili «una raccolta di bignè stantii» e criticò il giovane sé stesso per profonda ignoranza poetica.</p>



<p><strong>In realtà, il tuo lavoro fa di&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;il primo cantiere ‘in opera’ dei&nbsp;<em>Cantos</em>. In che senso possiamo ravvisare una continuità tra libri altrimenti, a una lettura superficiale, imparagonabili?</strong></p>



<p><em>A Lume Spento</em>&nbsp;è, a mio avviso, un’opera d’esordio piuttosto particolare, se paragonata a quelle della grande maggioranza degli autori della nostra storia letteraria. In essa si trovano, infatti, una serie di questioni, strumenti, influenze, argomenti che non solo ritorneranno, ma che in certi casi saranno sviluppati fino a divenire centrali nel magma dei&nbsp;<em>Cantos</em>. Faccio soltanto qualche esempio affinché ciò che affermo sia più chiaro. Come i&nbsp;<em>Cantos</em>,&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;è un’opera estremamente eclettica, frutto dell’influenza di una folta varietà di autori, culture, tradizioni e tecniche stilistico-formali.&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;anticipa inoltre diverse tematiche dei&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;e della produzione successiva in generale, come per esempio l’utilizzo delle maschere (o&nbsp;<em>personae</em>) e del monologo drammatico, la metamorfosi, l’opposizione contro la realtà gretta e mercantilista (che in seguito Pound definirà usurocratica) della società contemporanea, la spinta a rinnovare la letteratura e l’epoca presenti tramite il ricorso ad aspetti significativi della letteratura e dell’epoca del passato (remoto e/o presente). Anche a livello tecnico-strumentale, infine,&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;precorre i&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;sotto molteplici punti di vista: vi troviamo, per esempio, un grado importante di plurilinguismo («Non può star tutto in una sola lingua», scriverà Pound nel Canto 86); l’incedere allusivo – e la conseguente richiesta completiva al lettore – di quello che sarà il metodo ideogrammico; l’uso della traduzione, dell’imitazione e dell’adattamento come meccanismi di critica letteraria e produzione poetica originale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/ezra_pound-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-105574" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/ezra_pound-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/ezra_pound-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/ezra_pound-600x800.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/ezra_pound.jpg 900w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p><strong>Come Pitagora è il cuore esoterico delle&nbsp;<em>Metamorfosi</em>&nbsp;di Ovidio – libro caro a Pound – così Plotino lo è di&nbsp;<em>A Lume Spento</em>. Spiegaci, in sostanza, come Plotino e il neoplatonismo agiscono nella poetica di Pound.&nbsp;</strong></p>



<p>La filosofia neoplatonica fu una componente fondamentale della poetica giovanile di Pound, e che per altro rimase tale anche nei&nbsp;<em>Cantos</em>, specialmente in relazione alla tematica della luce, elemento centrale del neoplatonismo greco e rinascimentale. Un buon numero di componimenti di&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;– tra cui spicca, in particolare,&nbsp;<em>Plotinus</em>, che porta appunto il nome del più noto filosofo neoplatonico – è intriso di (neo)platonismo (e la particella “neo-” va tra parentesi in quanto Plotino riteneva se stesso un pensatore essenzialmente platonico). Per chi non conosce le&nbsp;<em>Enneadi</em>,&nbsp;<em>Plotinus</em>&nbsp;è semplicemente un esperimento con la forma del sonetto a tema – per riassumere brutalmente – solitudine cosmica; per chi invece ha avuto modo di studiarle più o meno a fondo, esso si presenta sulla pagina come una vera e propria riproposizione poetica della sezione conclusiva del&nbsp;<em>maius opus</em>&nbsp;plotiniano.</p>



<p>L’interesse di Pound per il pensiero di Plotino sorge però nell’ambito di una più generale curiosità giovanile nei confronti dell’esoterismo e, per certi versi, dell’occultismo, soprattutto in virtù dei suoi incontri con la pianista Katherine Ruth Heyman, che ebbe un ruolo importante nella sua formazione esoterica, in seguito alimentata da numerose letture (Swedenborg e Blake, per fare due esempi) suggerite dalla stessa Heyman, e diversi altri incontri con personalità influenti dell’ambito teosofico, come Yeats, Olivia Shakespear (madre della futura moglie Dorothy), Allen Upward e G. R. S. Mead. Proprio da quest’ultimo, che nel 1895 aveva riproposto in nuova edizione la traduzione inglese di una miscellanea plotiniana contenente perlopiù passi tratti dalle&nbsp;<em>Enneadi</em>, Pound derivò la centralità della figura di Plotino come guida. Un ruolo che per Pound ha non solo un valore teoretico-filosofico (come accade nella poesia giovanile), bensì anche una valenza spirituale, religiosa e pratico-morale; e ciò è evidente, come già anticipato, nei&nbsp;<em>Cantos</em>, e in particolare nel Canto 15, dove Plotino è per Pound il «savio duca» che guida il poeta fuori dall’inferno verso il purgatorio.</p>



<p><strong>Pullula di stilnovisti e di trovatori il ‘canzoniere’ poundiano: di lì a poco saranno affiancati dai mistici poeti dell’antica Cina. Sono mere&nbsp;<em>Masks</em>&nbsp;indossate da “vecchi cantori semimmemori delle loro melodie” o si tratta di elementi che fondano la nuova poetica poundiana?&nbsp;</strong></p>



<p>L’avvicinamento di Pound alla poesia provenzale e del Medioevo italiano è da rintracciarsi, da un lato, nella sua formazione accademica, che s’incentrò sulla filologia romanza (il saggio&nbsp;<em>The Spirit of Romance</em>, pubblicato nel 1910, ne è la prova più eloquente), e, dall’altro lato, nell’approfondita lettura delle poesie e traduzioni di Dante Gabriel Rossetti, di cui Pound stesso, nell’Introduzione ai&nbsp;<em>Sonnets and Ballate of Guido Cavalcanti</em>&nbsp;(1912), avrebbe scritto: «Per quanto concerne queste traduzioni e la mia conoscenza della poesia toscana, Rossetti è mio padre e mia madre». E benché Pound ricercasse con una certa assiduità il distacco da Rossetti e dai suoi altri maestri (come Browning e Swinburne), la loro influenza su di lui fu – per aspetti diversi – davvero fondamentale. Da questo punto di vista, l’opera rossettiana condusse Pound a individuare nella poesia dei trovatori, di Dante e soprattutto di Cavalcanti un nuovo punto di partenza per la propria personale tradizione poetica, in cui sono inclusi per esempio Chaucer e Shakespeare, ma dalla quale viene estromesso in una maniera alquanto netta Milton. Allo stesso modo, l’incontro con gli studi manoscritti di Ernest Fenollosa qualche anno più tardi avrebbe portato Pound a introdurre nella sua tradizione la poesia di Confucio e Li Po.</p>



<p>Quando, in&nbsp;<em>A Lume Spento</em>, Pound indossa le maschere di Bertran de Born, di Cino da Pistoia, del tardo trovatore-bandito Villon facendo di esse delle&nbsp;<em>personae</em>, lo fa anzitutto per instaurare un dialogo con il passato e per rinvenire in questo passato qualcosa di significativo da riproporre – rinnovato («make it new!») – nel presente. Emblematici, in questo senso, saranno&nbsp;<em>Hugh Selwyn Mauberley</em>&nbsp;e, ancora di più,&nbsp;<em>Homage to Sextus Propertius</em>, in cui la letteratura si fa in primo luogo critica politica e sociale della contemporaneità. Ma è già così in&nbsp;<em>A Lume Spento</em>, dove forti e molte sono le invettive contro la deriva mercantilista della società borghese ai danni dell’arte.&nbsp;<em>Famam Librosque Cano</em>&nbsp;è forse l’esempio più chiaro:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Scheletrico, occhialuto, trasandato,</strong><br><strong>uno che dal mondo è reputato</strong><br><strong>una sorta di sciagura contro il suo scialacquio</strong><br><strong>e il suo secolare pantano di rossa avidità,</strong><br><strong>eppure, a massima velocità,</strong><br><strong>benché debba correre verso il guadagno,</strong><br><strong>sogghignante si volterà</strong><br><strong>perché egli non ha</strong><br><strong>denaro, né volontà di arraffare il prodotto</strong><br><strong>di Mammona.</strong></p>
</blockquote>



<p>Si tratta quindi, con tutta evidenza, di qualcosa di ben più profondo di un mero gioco letterario. È, in buona sostanza, una ricerca poetica e di una nuova poetica che Pound avrebbe sviluppato negli anni e nelle opere a seguire.</p>



<p><strong>La più bella poesia di&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;è intitolata&nbsp;<em>L’albero</em>; l’intera raccolta si muove sotto l’aura del frassino, albero sacro per antonomasia. Una sorta di ‘botanica simbolica’ soggiace al libro: che cosa vuole dirci Pound, che cosa cerca?</strong></p>



<p>Il tema della metamorfosi, mutuato da Ovidio, è uno dei cardini di&nbsp;<em>A Lume Spento</em>, in cui è trattato specialmente in ottica arborea: soltanto in&nbsp;<em>La Fraisne</em>, per esempio, Pound fa riferimento al frassino (albero in cui si trasforma il protagonista Miraut de Garzelas e che ritorna anche in&nbsp;<em>La Regina Avrillouse</em>), al corniòlo, alla quercia (di cui è fatto il trono del re in&nbsp;<em>Ballad Rosalind</em>) e all’olmo; quercia e olmo sono, per altro, due alberi che in&nbsp;<em>The Tree</em>, insieme con il lauro legato a Dafne, identificano gli ovidiani Filemone e Bauci (benché questa, nelle&nbsp;<em>Metamorfosi</em>, si trasformi in tiglio e non in olmo). La metamorfosi arborea di matrice ovidiana – da cui Pound mostrò di essere particolarmente affascinato sin dalle sue primissime poesie consacrate a Hilda Doolittle in&nbsp;<em>Hilda’s Book</em>, permeate da una generale atmosfera silvaneggiante – denota nella sua produzione giovanile un potente sentimento panico, che fu alimentato dall’influsso del crepuscolarismo celtico yeatsiano e che assolveva una funzione ben precisa. La metamorfosi rappresenta infatti il ritorno del poeta – delle e tramite le sue&nbsp;<em>personae</em>&nbsp;– alla natura, primo passo verso la (ri)unione plotiniana con la silenziosa eternità del divino. Il componimento&nbsp;<em>The Tree</em>, in questo senso, è certamente significativo, in quanto in esso Pound descrive come il poeta, dopo avere finalmente abbandonato la sua forma umana e dunque i dolori che la contraddistinguono per essenza (come Dafne, Filemone e Bauci), si è potuto (ri)congiungere con il mondo naturale attraverso la conoscenza dei suoi misteri più profondi, mere stravaganze per una mente umana:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Restai immobile e fui un albero nel bosco,</strong><br><strong>conoscendo la verità di cose prima ignote:</strong><br><strong>di Dafne e del ramo d’alloro</strong><br><strong>e di quell’anziana coppia che gli dèi ospitò</strong><br><strong>e divenne tra le colline quercia-olmo.</strong><br><strong>Non prima che gli dèi fossero stati</strong><br><strong>benevolmente pregati e accolti</strong><br><strong>al focolare dell’amata casa</strong><br><strong>poterono compiere un tal miracolo.</strong><br><strong>Nondimeno sono stato un albero nel bosco</strong><br><strong>e molte cose nuove ho inteso</strong><br><strong>che prima alla mia mente parevano follie.</strong></p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="669" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/Collected_Early_Poems_Of_Ezra_Pound_-669x1024.jpg" alt="" class="wp-image-105575" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/Collected_Early_Poems_Of_Ezra_Pound_-669x1024.jpg 669w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/Collected_Early_Poems_Of_Ezra_Pound_-196x300.jpg 196w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/Collected_Early_Poems_Of_Ezra_Pound_-600x918.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/11/Collected_Early_Poems_Of_Ezra_Pound_.jpg 706w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></figure>



<p><strong>Appare, per cupi splendori, anche l’Egitto – preveggenza di Boris, l’egittologo esoterista futuro marito di Mary, la figlia di Pound… –: di che natura è questo fascino, da dove giunge a Pound?</strong></p>



<p>Si è soliti far risalire l’interesse poundiano per l’antico Egitto agli anni Cinquanta-Sessanta e al confronto sul tema con il genero egittologo Boris de Rachewiltz, a seguito del quale Pound fu spinto a misurarsi con le iscrizioni geroglifiche (del Nuovo Regno in particolare) in studi e ricerche che maturarono nelle pubblicazioni di&nbsp;<em>Section: Rock Drill</em>&nbsp;(1956) e della piccola antologia&nbsp;<em>Love Poems of Ancient Egypt</em>&nbsp;(1962). In realtà, l’attenzione che Pound mostrò verso la cultura e la simbologia dell’antico Egitto in questa fase della sua vita, durante e dopo la dodicennale reclusione al St. Elizabeths Hospital di Washington, non era che un ritorno a una tematica che – come molte fra quelle care al poeta – aveva già trovato espressione nelle opere giovanili, a partire proprio da&nbsp;<em>A Lume Spento</em>.</p>



<p>Nella&nbsp;<em>Note Precedent to “La Fraisne”</em>, una breve nota in prosa scritta nello stile dello Yeats crepuscolare che anticipa e contestualizza una delle poesie più importanti della raccolta, Pound inserisce una citazione esplicitamente tratta dal&nbsp;<em>Libro dei Morti</em>&nbsp;(cap. 58), con probabile riferimento al dio Anubi: «essendo passato uno che diceva come quello nel Libro dei Morti: “Io, proprio io, sono l’assembratore d’anime”». Ma il riferimento all’Egitto è ancora più evidente in&nbsp;<em>Aegupton</em>&nbsp;(in seguito ripubblicata come&nbsp;<em>De Aegypto</em>), un componimento di matrice preraffaellita e simbolista il cui titolo contribuisce a fornire suggestioni egizie altrimenti implicite nel testo (eccetto un paio di riferimenti). È curioso notare come, per il refrain di&nbsp;<em>Aegupton</em>, Pound abbia scelto un verso molto simile a quello già utilizzato nella nota a&nbsp;<em>La Fraisne</em>: «Io – proprio io – sono colui che conosce le strade / traverso il cielo, e il vento è il mio corpo», traendolo ancora una volta dal&nbsp;<em>Libro dei Morti</em>&nbsp;(cap. 78). In entrambi i casi, e in generale per quanto concerne la fase poetica precedente l’ingresso in famiglia di Boris, Pound ricavò la sua conoscenza della cultura egizia dagli studi dell’egittologo e orientalista britannico E. A. T. Wallis Budge (1857-1934), curatore della sezione di antichità assire ed egizie del British Museum e autore di una importante traduzione inglese del&nbsp;<em>Libro dei Morti</em>&nbsp;pubblicata nel 1895 (nella versione basata sul papiro di Ani, scoperto nel 1888) e poi ripubblicata nel 1898 (nella versione comparata tra più papiri). Ed è proprio da queste traduzioni di Wallis Budge che derivano le due citazioni egizie di&nbsp;<em>A Lume Spento</em>.</p>



<p>Negli anni della sua produzione giovanile, Pound dovette comunque affrontare un importante dilemma poetico, ben espresso nel primo dei cosiddetti&nbsp;<em>Ur-Cantos</em>, nucleo originario della sua grande opera, apparsi su rivista nell’estate del 1917:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>How shall we start hence, how begin the progress?</strong><br><strong><em>Pace</em> naif Ficinus, say when Hotep-Hotep</strong><br><strong>Was a king in Egypt [&#8230;]</strong><br><strong>(Confucius later taught the world good manners,</strong><br><strong>Started with himself, built out perfection.)</strong><br>                     <strong>With Egypt!</strong><br><strong>Daub out in blue of scarabs, and with that greeny turquoise?</strong><br><strong>Or with China, <em>O Virgilio mio</em>, and gray gradual steps</strong><br><strong>Lead up beneath flat sprays of heavy cedars.</strong></p>
</blockquote>



<p>Insomma: da che punto partire per progredire poeticamente? Dall’Egitto o dalla Cina? In un primo momento, Pound optò per la filosofia confuciana e l’ideogramma cinese. Ma, durante la fase finale della sua produzione poetica, chiuse un cerchio (ri)trovando spunti densi di significato nel geroglifico.</p>



<p><strong>Dall’inno alla&nbsp;<em>Nicotina</em>&nbsp;alla poesia per Michelangelo, dalla poesia per Swinburne all’ode decadente: Pound sembra provare un po’ tutti i linguaggi per rintracciare la propria ‘voce’, già ambisce, forse, al poema che raccolga ogni poesia possibile, fusione di storia e profezia, lirismo e filosofia, prassi economica e pratica di vita. È così?</strong></p>



<p>Si è già fatto cenno all’eclettismo che caratterizza&nbsp;<em>A Lume Spento</em>: un eclettismo che è per Pound una caratteristica strutturale della sua poesia (<em>Cantos</em>&nbsp;compresi), in quanto funzionale alla ricerca di una propria voce, di una propria identità poetica che è per natura sempre&nbsp;<em>in itinere</em>, sempre malleabile.</p>



<p>Benché si possano rintracciare a posteriori numerose affinità tra&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;e i&nbsp;<em>Cantos</em>, individuando nel poema una conseguenza quasi necessaria delle ricerche condotte e dei risultati conseguiti da Pound durante gli anni di noviziato poetico, è bene precisare che si tratta di affinità concernenti l’applicazione di metodi e di tecniche, non di intenzioni esplicite o chiaramente definite. In&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;emerge tuttavia un indizio quantomeno curioso in tal senso, e si trova in uno dei componimenti più lunghi della raccolta:&nbsp;<em>Scriptor Ignotus</em>. Qui Pound, indossando la maschera di un ignoto poeta e dantista settecentesco di nome Bertold Lomax (derivato con molta probabilità da Loomis, secondo nome di Pound e dunque ironico&nbsp;<em>doppelgänger</em>), si rivolge alla donna amata, promettendole gloria eterna tramite la propria poesia:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>allora ti conforterei,</strong><br><strong>dalle altezze in cui dimoro, quando</strong><br><strong>quel grande senso di potere è su di me</strong><br><strong>e sento il mio spirito più profondo piegarsi</strong><br><strong>sibillinamente verso quella grande epica quarantennale</strong><br><strong>di cui tu sai, ancora non scritta,</strong><br><strong>ma come un giocattolo tra le mie dita.</strong></p>
</blockquote>



<p>La «grande epica quarantennale» di Lomax rimane però eternamente «non scritta», «allo stato di mera ombra» (come specifica Pound in nota), con la conseguenza che il destino di Lomax, contrariamente alle proprie aspettative, è quello di restare uno&nbsp;<em>scriptor ignotus</em>&nbsp;e della sua promessa all’amata di essere in ultima istanza vacua e vanagloriosa. Lomax, insieme con diverse altre maschere di&nbsp;<em>A Lume Spento</em>&nbsp;(su tutte, il trasandato poeta di&nbsp;<em>Famam Librosque Cano</em>&nbsp;e i tristi figuri di&nbsp;<em>Masks</em>), è la concreta rappresentazione del timore del fallimento che assillava nel profondo il giovane poeta: «Sopravvivrò come una rarità», scrisse alla madre nell’ottobre 1910, paragonando la sua sorte a quella del grande Yeats.</p>



<p>Ad ogni modo, a partire da questi versi di&nbsp;<em>Scriptor Ignotus</em>, credo si possa affermare che in qualche modo fosse già presente nel giovane Pound l’ambizione di comporre un’opera monumentale, grandiosa e roboante: ne parlò egli stesso in questi termini in una lettera alla madre del giugno 1909. Si tratta di pensieri certamente significativi, eppure ancora estemporanei, troppo incerti e indefiniti per poter individuare in essi – come invece fecero l’amico Williams nel 1931 e lo stesso Pound nel 1962 (retrodatando la nascita dei&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;addirittura al 1904) – il fondamento originario dei&nbsp;<em>Cantos</em>.</p>
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		<title>“La verità sta nella tenerezza”. Gli ultimi Cantos: il testamento di Ezra Pound</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 03:36:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alessandro Rivali]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Due anniversari poundiani ci ‘obbligano’ a rileggere il poeta-totem del secolo. Il primo è sul bivio della tragedia: ottant’anni fa – era il maggio del 1945 – Pound viene arrestato con l’accusa di alto tradimento, recluso in un campo, a Pisa, in durissime condizioni. In giugno subisce diverse visite psichiatriche; sarà poi scortato nel reclusorio militare di St. Elizabeths, Washington DC. D’altro stampo il secondo anniversario: il 9 luglio Mary de Rachewiltz compie cento anni. La figlia – nata dall’unione di Pound con la violinista Olga Rudge – ha dedicato la vita alla divulgazione e alla traduzione delle opere del padre, custodendone il carisma. Una mostra, allestita presso il Palais Mamming di Merano, “Mary&#8217;s Dream. Portrait of a Lady”, ne riassume l’esistere, a suo modo rude – e regale. In memoria di Ezra Pound,<a href="https://www.edizioniares.it/rivista/?slug=772" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;<strong>l’ultimo numero di “Studi Cattolici”, la rivista di Ares</strong>&nbsp;</a>– tra i rari, integerrimi editori ‘poundiani’ in Italia – dedica un “Quaderno” speciale da cui abbiamo estratto lo studio di&nbsp;<strong>Alessandro Rivali</strong>, già autore del libro-intervista “Ho cercato di scrivere Paradiso. Ezra Pound nelle parole della figlia” (Mondadori, 2018). Il fascicolo è arricchito da materiali poundiani inediti tratti dall’archivio di Cesare Cavalleri; è trascritta inoltre una lettera di Pound alla figlia dalla prigione di Pisa il 19 ottobre del 1945, di particolare bellezza, a liceità di un ‘compito’: “sei autorizzata a curare il mio ms [manoscritto] ma non voglio che tu venga sommersa, preferirei piuttosto che tu scriva dieci pagine per conto tuo invece di curarne un centinaio. Ok per un lavoro di dieci anni nel tuo tempo libero, ma attenta a non affondare in un lavoro accademico”.&nbsp;</em></p>



<p>**</p>



<p><strong>Ottant’anni fa – era il 3 maggio del 1945 – iniziò la prigionia del poeta Ezra Pound (1887-1972). Sulle sue spalle pesava la gravissima accusa di tradimento</strong>, per aver parlato – da cittadino statunitense – ai microfoni della Radio Fascista<sup>1</sup>. Dopo i primi interrogatori, relativamente tranquilli, a Genova, presso il Centro del controspionaggio americano distaccato presso la 92ª Divisione Usa, il 25 maggio il poeta fu portato al campo di reclusione e rieducazione per soldati americani costruito nel comune di Metato, a nord di Pisa. Qui, Pound fu rinchiuso in una gabbia non troppo diversa da quelle che abbiamo visto nei servizi tv dedicati alla prigione di Guantanamo. Esposto al sole cocente di giorno e alla luce dei riflettori di notte, in uno spazio ristrettissimo e senza ripari, incerto sulla sua condizione futura, che avrebbe potuto anche condurlo sulla sedia elettrica, il poeta pensò – come mi confidò la figlia Mary – al suicidio, forse tagliandosi i polsi con il reticolato con cui era stata rinforzata la sua gabbia. Il 18 giugno Pound patì un collasso nervoso dovuto all’asprezza della detenzione, e di conseguenza gli furono concesse condizioni mitigate nell’infermeria del campo.&nbsp;</p>



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<p><strong>In queste circostanze così drammatiche il poeta continuò a scrivere quei&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;che nel suo intento dovevano essere il Grande poema americano</strong>&nbsp;e a cui si era dedicato anima e corpo dagli anni della Prima guerra mondiale (i primi tre canti, poi completamente rivisti, uscirono su&nbsp;<em>Poetry</em>&nbsp;nel 1917).&nbsp;</p>



<p>I canti nati dalla prigionia di Pisa – i famosi&nbsp;<em>Pisan Cantos</em>, vincitori del prestigioso Premio Bollingen del 1949 – sono forse il momento più alto e commosso della multiforme avventura poetica di Pound. Sono il personalissimo “Purgatorio” di un uomo su cui «il sole è tramontato», che scopre che «la carità più profonda / si trova fra chi ha infranto / le regole», che si sente un «cane bastonato sotto la grandine» e che comprende che «chi ha trascorso un mese nelle celle della morte / non crede più alla pena capitale / Dopo un mese nelle celle della morte un uomo / non ammetterà gabbie per belve». Nel suo Commento ai&nbsp;<em>Cantos</em>, in appendice all’edizione del ‘Meridiano’ Mondadori, la figlia Mary scriverà dei&nbsp;<em>Pisani</em>: «Si possono considerare anche un testamento, un addio agli amici e un’autobiografia degli affetti».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="829" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/s-l1200-829x1024.jpg" alt="" class="wp-image-104097" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/s-l1200-829x1024.jpg 829w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/s-l1200-243x300.jpg 243w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/s-l1200-768x948.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/s-l1200-600x741.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/s-l1200.jpg 972w" sizes="(max-width: 829px) 100vw, 829px" /></figure>



<p><strong>Pound nel campo di Pisa scrive sull’improvvisato materiale che ha a disposizione, fosse pure un lembo di carta igienica</strong>&nbsp;(se ne può vedere uno in foto nell’edizione New Directions dei&nbsp;<em>Pisan Cantos</em>&nbsp;curata da&nbsp;Richard Sieburth<sup>2</sup>). Pound diventa uno scriba che ha per appiglio lo scrigno della memoria e per ispirazione la realtà osservabile dalla gabbia. È «sostenuto» dall’apparizione di una lucertola, nota «gli uccelli selvatici [che] mangiavano pane bianco», come «un grillino verde / smeraldo più pallido» a cui «manca la zampina destra», suggerisce perfino a un felino intruso di cambiare le sue abitudini: «Gatto ladro nottambulo lascia stare i miei duri tomi / non è cibo per gatti / se tu fossi più furbo / verresti all’ora dei pasti / quando la carne abbonda / non puoi mangiare i manoscritti né il Confucio / e neppure la Bibbia / fuori da questa scatola di lardo / timbrata W, 11 o o 9 o / che mi fa da guardaroba». E ancora, Pound benedice il vento che «sa di mare» e lo «toglie all’inferno, alla fossa / alla polvere e alla luce accecante».</p>



<p><strong>Nei&nbsp;<em>Pisani</em>&nbsp;Pound è la «formica solitaria da un formicaio distrutto» e «dalle rovine dell’Europa» si chiede se rivedrà «le antiche strade»,</strong>&nbsp;inoltre riavvolge il nastro della memoria fino al giorno in cui lasciò l’America per l’Europa con 80 dollari in tasca e il sogno di diventare poeta. Nel suo “diario di un dolore” dietro i reticolati scriverà alcuni dei più toccanti versi del Novecento, tra cui quelli indimenticabili del&nbsp;<em>Canto</em>&nbsp;81: «Quello che veramente ami rimane, / il resto è scorie / Quello che veramente ami non ti sarà strappato / Quello che veramente ami è la tua vera eredità».</p>



<p>Il primo traduttore dei&nbsp;<em>Pisani</em>&nbsp;fu Alfredo Rizzardi che compendiò bene i motivi portanti dell’opera:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Nei&nbsp;<em>Canti pisani</em>&nbsp;la fantasia scopre la memoria, e il suo calore non è più fuoco fatuo, ma giunge a bruciare. Costante in ogni pagina è la scoperta della propria vita passata, per cui le figure evocate nel cerchio infiammato della propria vita passata paiono ancora più reali, più vive di quelle sbiadite, che lo circondano. Amici. Compagni di giovinezza, figure care: evocate dalla terra dei morti quasi il Poeta vi avesse posato il piede e a essi parlasse”<sup>3</sup>.&nbsp;&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>*</p>



<p><strong><em>I&nbsp;</em>Drafts and Fragments</strong></p>



<p>Se i&nbsp;<em>Pisani</em>&nbsp;sono felicemente noti, non si può dire lo stesso per l’ultimo tassello del grande poema incompiuto (o “infinito” secondo la suggestione della figlia Mary) dei&nbsp;<em>Cantos</em>. Quei&nbsp;<em>Drafts and Fragments</em>&nbsp;che in Italia conosciamo in tre edizioni: Scheiwiller (1973, a cura di Mary de Rachewiltz), Guanda (1981, a cura di Carlo Alberto Corsi e Michelangelo Coviello) e quella del ‘Meridiano’ Mondadori preparato sempre da Mary de Rachewiltz nel 1985 per il centenario della nascita di Pound.&nbsp;</p>



<p><strong>Questi ultimi frammenti sono di una bellezza lacerante. Schegge purissime. Bagliori carichi di&nbsp;<em>pietas</em>che segnano il tempo di un uomo al tramonto della vita.</strong>&nbsp;Di un uomo che aveva scontato senza processo tredici anni di manicomio criminale a Washington e che, una volta tornato in Italia, correva l’estate del 1958, sognava di dare un “Paradiso” al suo poema. La realtà fu ben diversa, senz’altro più cruda.&nbsp;</p>



<p><strong>Gli anni del “ritorno” non furono facili. Pound era invecchiato, era stato privato della personalità giuridica e affidato alla moglie Dorothy, nominata suo tutore legale, da tanti era considerato un “nemico” dal passato ingombrante, sentiva la mancanza di troppi amici.</strong>&nbsp;Eppure, in quel tempo difficile, iniziò gli appunti per l’ultimo tratto del suo lungo viaggio. Iniziò a scrivere a Brunnenburg, il castello di Mary e Boris de Rachewiltz a Tirolo, pochi chilometri sopra Merano, cercando di combattere i demoni che di volta in volta lo tentavano: i rigori del clima, l’isolamento del luogo, la solitudine, lo spaesamento e persino la gelosia delle donne intorno a lui, come avrebbe annotato nel&nbsp;<em>Canto</em>&nbsp;113. Per il poeta Brunnenburg sarebbe dovuta essere la personale Ezuversity dove accogliere discepoli e amici e continuare a scrivere (come aveva fatto negli anni di reclusione in cui aveva lavorato alle sezioni&nbsp;<em>Rock Drill</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Thrones</em>&nbsp;dei&nbsp;<em>Cantos</em>). Invece iniziò il sofferto periodo del&nbsp;<em>tempus tacendi</em>. Resta magnifico il ritratto di Grazia Livi per&nbsp;<em>Epoca&nbsp;</em>tracciato a cinque anni di distanza dal rientro in Italia:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“La prima cosa che colpisce, in Ezra Pound, è la sua genialità ormai vinta e naufragante oltre gli illusori confini del mondo. È ancora diritto e solenne d’aspetto, con la faccia asciutta ornata da una bianca barbetta appuntita, le mani magre e agili, il gesto da gentiluomo che subito si alza in piedi e offre la sua poltrona, ma nello stesso tempo si ha la chiara impressione che egli non appartenga più a sé stesso e che tutti gli elementi della sua persona siano coordinati fra di loro in maniera puramente fisica, funzionale. L’occhio è come vitreo e contempla le facce, gli oggetti con una fissità dolorante; la voce emerge a fatica dal torace stanco a comporre lentissime frasi meditanti; i piedi immobili sul tappeto, sono calzati di pantofole. Non c’è un libro, attorno a lui, che testimoni della sua gloria trascorsa: solo un’edizione parigina dei primi sedici&nbsp;<em>Cantos</em>, pubblicata nel 1925 [&#8230;]. Questo, infatti, è Ezra Pound al giorno d’oggi: non un uomo ma un simbolo, che mantiene rapporti soltanto formali con la vita; non un personaggio, ma una presenza che guarda alle vicende di questo mondo con animo già liberato, già lontano, già naufragante nella tragica e illuminata saggezza che precede la fine”<sup>4</sup>.&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Il Centro Apice dell’Università degli Studi di Milano è una miniera di informazioni per gli amanti di Pound,&nbsp;<em>in primis</em>&nbsp;perché custodisce l’archivio Scheiwiller, l’intrepido editore che sostenne sempre il poeta americano, pubblicando nel 1955, tra l’altro, in anteprima mondiale,&nbsp;<em>Section: Rock-Drill 85-95 de los cantares</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="536" height="715" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/2565724479726_0_0_536_0_75.jpg" alt="" class="wp-image-104098" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/2565724479726_0_0_536_0_75.jpg 536w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/2565724479726_0_0_536_0_75-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></figure>



<p><strong>Nell’archivio è custodita un’interessante lettera di Ugo Dadone (1886-1963), amico di Boris e poliedrica figura di giornalista, viaggiatore e “agente segreto”, che ospitò Pound a Roma nel 1961.</strong>&nbsp;Dadone raccontava con preoccupazione a Scheiwiller le difficilissime condizioni del poeta. A suo dire, Pound si sentiva in colpa per aver combinato “guai” a Brunnenburg, era depresso perché non aveva più amici, il suo conto in banca era in passivo e non voleva più pubblicare perché non sarebbe stato comunque pagato; infine, non si sentiva in grado di fare nulla di buono perché non aveva più idee da svolgere.&nbsp;</p>



<p>Era il Pound che l’anno prima aveva scritto a Eliot (15 aprile 1960) dicendo che si sentiva seduto sulle proprie “rovine”: a tale missiva l’autore di&nbsp;<em>The Waste Land</em>&nbsp;rispose con un telegramma: «Tu sei il più grande poeta di sempre. E io devo tutto a te».&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><strong><em>L’iter della pubblicazione degli ultimi&nbsp;</em>Cantos</strong></p>



<p>In questo contesto delicato iniziò l’iter che avrebbe rocambolescamente portato alla pubblicazione dei meravigliosi&nbsp;<em>Drafts and Fragments</em>. La figlia Mary parlò di «un crepuscolo con tenerezza e rimpianto e un’affermazione della propria innocenza», mentre Massimo Bacigalupo nel suo indispensabile&nbsp;<em>L’ultimo Pound</em>parlò di «una nuova, sofferta, temperie psicologica»:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Il Poeta che s’era lasciato allegramente alle spalle la pietra miliare del Canto 100 senza quasi farci caso e che emerge indenne, “aloof”, cinquanta pagine innanzi dalle “onde scure” che hanno più d’una volta minacciato di sommergerlo, sente ora che la sua poesia – e la sua vita – ha i giorni contati, che il “nemico” – non più l’ossessivo “they” ma l’oscurità, la morte, e anche un mondo di cultura dal quale egli è escluso – sta guadagnando terreno da tutte le parti, al punto di invertire le posizioni mantenute nonostante tutto – in quanto&nbsp;<em>conditio sine qua non</em>&nbsp;dello scrivere – sino a ora”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Nel ricco saggio&nbsp;<em>Hall of Mirrors</em><sup>6</sup>&nbsp;Peter Stoicheff ha ricostruito un periodo di vicenda della pubblicazione di questi ultimi&nbsp;<em>Cantos</em>, pubblicazione che avvenne con un Pound riluttante che non si sentiva pronto per l’ultima revisione e che fin dal 17 ottobre 1959 aveva annotato «la bellezza perduta per mancanza di energia nella mano che scrive»<sup>7</sup>.</p>



<p>Tutto nacque dall’intervista che Donald Hall chiese a Pound per la&nbsp;<em>Paris Review</em>, rivista di cui Hall era allora&nbsp;<em>poetry editor</em>. Si incontrarono per tre giorni a Roma, in via Poliziano, nel tempo in cui Pound era ospite di Dadone. Pound voleva essere pagato per l’intervista e in risposta si sentì dire che si sarebbe potuto fare, ma che l’intervista sarebbe dovuta essere corredata da poesie inedite. Pound propose gli inediti&nbsp;<em>Versi prosaici</em>&nbsp;e alcune lettere inedite a Basil Bunting, ma la proposta venne respinta; la rivista rilanciò per avere un’anteprima di nuovi&nbsp;<em>Cantos</em>. Pound mandò le bozze di sette&nbsp;<em>Canti</em>&nbsp;acconsentendo poi alla pubblicazione dei&nbsp;<em>Canti</em>&nbsp;115 e 116. Quando James Laughlin, lo storico editore di Pound con le sue New Directions, vide il materiale, scrisse al poeta che aveva letto qualcosa di veramente meraviglioso, erano versi semplicemente «magnifici».&nbsp;<strong>Non fu però Laughlin a pubblicare l’ultimo tassello dei&nbsp;<em>Cantos</em>. Fu “bruciato” nel 1967 dall’edizione pirata di Fuck You Press (un nome un programma&#8230;) di Ed Sanders, che aveva avuto il materiale “incandescente” da Tom Clark, un ragazzo che stava preparando una tesi sulla struttura dei&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;e che a sua volta aveva ricevuto i dattiloscritti da Hall.</strong>&nbsp;La Fuck Press stampò (o disse di aver stampato&#8230;) 300 copie dei&nbsp;<em>Drafts and Fragments</em>&nbsp;che andarono subito a ruba. Per Laughlin si trattò di un’edizione disgustosa, ma fu il volano perché New Directions desse il via all’edizione autorizzata che noi conosciamo. Una curiosità:&nbsp;<strong>c’è stato anche uno studioso come Joshua Kotin che si è messo sulle tracce delle 300 copie per cercare di “mapparle” (finora è riuscito a rintracciare il destino di 152 esemplari)<sup>8</sup>.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="481" height="640" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/ezra-pound.cantos-110-116.fuck-you-press.front_.jpg" alt="" class="wp-image-104099" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/ezra-pound.cantos-110-116.fuck-you-press.front_.jpg 481w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/ezra-pound.cantos-110-116.fuck-you-press.front_-225x300.jpg 225w" sizes="(max-width: 481px) 100vw, 481px" /></figure>



<p>Una nota a margine. L’intervista di Pound con Hall fu pubblicata nel prezioso&nbsp;<em>Per conoscere Pound</em><sup>9</sup>&nbsp;e offre molti spunti sugli ultimi pensieri del poeta. Pound ricordava come un poeta dovesse avere «una curiosità continua», come l’artista «dovesse continuare a muoversi». Non dissimile il suo consiglio per i giovani. A suo parere andavano incoraggiati a “migliorare la loro curiosità” senza fingere,&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“ma ciò non basta. La pura registrazione del mal di pancia, il solo svuotare il cestino non basta. Infatti la coppa di ponce degli studenti dell’Università di Pennsylvania aveva come motto: «Qualsiasi cretino può essere spontaneo»”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Nel corso della conversazione Pound ammetteva le sue difficoltà a concludere i&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;con un paradiso:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>&nbsp;“È difficile scrivere il paradiso quando tutti i segni superficiali dicono che dovresti scrivere un’apocalisse. È più facile trovare abitanti per l’inferno o anche per il purgatorio. Sto cercando di riunire e fissare i più alti voli della mente&#8230;”</strong></p>
</blockquote>



<p>*</p>



<p><strong><em>La verità sta nella tenerezza</em></strong></p>



<p>Pur con queste drammatiche premesse, gli ultimi frammenti di Pound restano tra i momenti più alti della sua poesia. Sono l’esame di coscienza di un grande dolente all’epilogo della vita. Sono le illuminazioni piene di tenerezza di un uomo che ha inseguito l’arte (rinnovandola) in ogni istante della sua vita. Che ha visto da vicino la bellezza, la morte e la disperazione. È un poeta in cerca di «una quieta dimora», di «un amato e quieto paradiso» e che, come scrive nel&nbsp;<em>Canto</em>&nbsp;110, riesce a vedere con occhi di «corallo o turchese». È una scrittura difficile, ma allo stesso tempo carica di accensioni ed epifanie. Ritornano i luoghi cari, dalla Liguria a Venezia, gli affetti, gli eletti da inserire nel paradiso (Mozart, Agassiz e Linneo), i versi perfetti segnati dalla lunga confidenza con l’Estremo Oriente: «Il mare oltre i tetti, ma sempre mare e promontorio. / E in ogni donna, pur fra l’acredine c’è una tenerezza, / Una luce azzurra sotto le stelle».&nbsp;</p>



<p>È un poeta che, come tutti i grandi poeti, dona sentenze memorabili che racchiudono un mondo: «La verità sta nella tenerezza». Ritorna il tema dell’umiltà, così presente nei&nbsp;<em>Pisani</em>, perché è «un uomo che cerca il bene, / e fa il male», ed è consapevole che «la bellezza non sta nella pazzia / Anche se cocci ed errori miei mi circondano. / E non sono un semidio, / Non riesco a dargli un nesso. / Se in casa l’amore manca, manca tutto».&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="876" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/762689-876x1024.jpg" alt="" class="wp-image-104100" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/762689-876x1024.jpg 876w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/762689-257x300.jpg 257w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/762689-768x898.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/762689-600x701.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/762689.jpg 924w" sizes="(max-width: 876px) 100vw, 876px" /></figure>



<p>E, ancora, «Ammettere l’errore e tenere al giusto: / Carità talvolta io l’ebbi, / non riesco a farla fluire. / Un po’ di luce, come un barlume / ci riconduca allo splendore ora».&nbsp;</p>



<p>Un poeta della sensibilità di Giovanni Raboni colse al volo la grandezza di questi frammenti. Nell’introduzione alla bellissima edizione Guanda preparò una memorabile pagina di accompagnamento, in cui tra l’altro affermava:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Col passare del tempo, la grandezza della poesia di Pound mi appare sempre più evidente, solitaria e indimostrabile. A volte ho l’impressione di trovarmi solo a contemplarla, e mi prende il timore che, a chi me ne chiedesse conto, non saprei rispondere che con un gesto di rinuncia o una parola di sgomento. Altre volte, è come se questa grandezza mi fosse stata rivelata in sogno, e il suo segreto, la sua prova scomparissero, si dissolvessero ogni mattina con l’avvento della luce&#8230; [&#8230;] Ma ecco, intanto, una buona occasione per rileggere, e ripensare, Pound: questi stupendi&nbsp;<em>Drafts &amp; Fragments</em>, che&#8230; hanno il grande merito o vantaggio di mostrarci un Pound anche praticamente in bilico e tensione fra “poema” e “frammento”, fra la drammatica, impossibile ricerca dell’unità e della compiutezza e l’esaltante vitalità della dispersione, dell’esplosione, del molteplice. Insomma, un Pound ancora più fortemente e visibilmente “potenziale” – sino al puro abbozzo, al puro appunto stenografico –, ancora più vicino del solito a quello stato di energia pura, non incarnata né incarnabile una volta per tutte, che costituisce la verità più profonda (il segno – il sogno – più vero) della sua grandezza”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Il parere di Raboni si accorda perfettamente a quanto scrisse Ford Madox Ford per l’opuscolo che accompagnò la pubblicazione americana di&nbsp;<em>XXX Cantos</em>&nbsp;nel 1933:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“La prima parola da dire sui&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;è bellezza. E l’ultima sarà bellezza. La loro straordinaria incomparabile bellezza. Formano una storia del mondo senza eguali vista da queste coste che sono la culla della nostra civiltà&#8230; E una sola cosa è necessaria alla nostra società più della Storia. Ed è che ci sia da qualche parte un’opera d’arte o qualcuno che produce un’opera d’arte che ogni volta che la visiti susciterà infallibilmente in te delle emozioni. Questo è quanto fanno i&nbsp;<em>Cantos</em>”.&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>E per avere la misura di questa tersa grandezza forse non c’è modo migliore che riportare alcuni luminosi frammenti della versione finale dei&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;scelta da Mary de Rachewiltz:&nbsp;</p>



<p><strong>“Ho provato a scrivere il Paradiso<br>non ti muovere,<br>lascia parlare il vento&nbsp;<br>così è Paradiso</strong></p>



<p><strong>Lascia che gli Dei perdonino quel che<br>ho costruito&nbsp;<br>Chi ho amato cerchi di perdonare&nbsp;<br>quello che ho costruito&nbsp;</strong></p>



<p><strong>[&#8230;]&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Uomini siate non distruttori”.&nbsp;</strong></p>



<p><strong><em>Alessandro Rivali</em></strong></p>



<p><sup>1</sup>&nbsp;Sulla vicenda si veda il recente Luca Gallesi,&nbsp;<em>Ezra Pound a Pisa – Un poeta in prigione</em>, Ares, Milano 2024. Per un inquadramento a tutto tondo degli ultimi anni di Pound: A. David Moody,&nbsp;<em>Ezra Pound: poet</em>, vol. III,&nbsp;<em>The Tragic Years 1939-1972</em>, Oxford University Press, Oxford 2015.</p>



<p><sup>2</sup>&nbsp;New Directions, New York 2003.</p>



<p><sup>3</sup>&nbsp;A. Rizzardi,&nbsp;<em>La maschera e la poesia in Ezra Pound</em>, in&nbsp;<em>Canti Pisani</em>&nbsp;di Ezra Pound, Guanda, Parma 1953, p. XXIII.&nbsp;</p>



<p><sup>4</sup>&nbsp;G. Livi, “Vi parla Ezra Pound: Io so di non sapere nulla”, intervista con Ezra Pound,&nbsp;<em>Epoca</em>, n. 652, 24 marzo 1963, pp. 90-93.</p>



<p><sup>5</sup>&nbsp;M. Bacigalupo,&nbsp;<em>L’ultimo Pound</em>, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1981, p. 525.</p>



<p><sup>6</sup>&nbsp;P. Stoicheff,&nbsp;<em>The Hall of Mirrors: “Drafts &amp; Fragments” and the End of Ezra Pound’s “Cantos”</em>, University of Michigan Press, Michigan 1995.&nbsp;</p>



<p><sup>7</sup>&nbsp;Commento a&nbsp;<em>Stesure e frammenti dei Cantos CX-CXVII</em>, in E. Pound,&nbsp;<em>I Cantos</em>, a cura di Mary de Rachewiltz, Meridiani Mondadori, Milano 1985, p. 1629.</p>



<p><sup>8</sup>&nbsp;Sulla vicenda, l’articolo dello stesso J. Kotin “The Fuck You Press&nbsp;<em>Cantos</em>: A Census”,&nbsp;<em>realitystudio.org/bibliographic-bunker/fuck-you-press-archive/the-fuck-you-press-cantos-a-census/</em></p>



<p><sup>9</sup>&nbsp;A cura di Mary de Rachewiltz, con un saggio introduttivo di M.L. Ardizzone, Mondadori, Milano 1989.</p>
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		<title>“L’amore imperituro”. Ezra Pound e il teatro Nō</title>
		<link>https://www.pangea.news/ezra-pound-teatro-giapponese-no/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 05:42:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In origine fu il Giappone. Nel 1917, in previsione della pubblicazione dei Three Cantos su “Poetry”, Ezra Pound invia una lettera ad Harriet Monroe. Il “tema” del suo immane poema, le confessa, “ricalcherà grosso modo quello di Takasago”, dramma del teatro Nō ideato dal sommo Zeami (1363 ca.-1443 ca.). Pound aveva scoperto i sortilegi dell’arte [&#8230;]</p>
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<p>In origine fu il Giappone. Nel 1917, in previsione della pubblicazione dei <em>Three Cantos</em> su “Poetry”, Ezra Pound invia una lettera ad Harriet Monroe. <strong>Il “tema” del suo immane poema, le confessa, “ricalcherà grosso modo quello di <em>Takasago</em>”,</strong> dramma del teatro Nō ideato dal sommo Zeami (1363 ca.-1443 ca.). Pound aveva scoperto i sortilegi dell’arte giapponese tramite i manoscritti di Ernest Francisco Fenollosa (1853-1908), insigne orientalista, professore di filosofia ed economia politica presso l’Università imperiale di Tokyo, convertitosi al buddismo. La moglie di Fenollosa, Sidney McCall, americana, poetessa, audace, divenuta vedova donò i testi del marito a Ezra Pound. Si erano conosciuti a Londra, aveva riconosciuto in lui il lignaggio del poeta, dell’ossesso. Pound, come si sa, si impegnò, con il consueto esorbitante entusiasmo, a tradurre i testi di Fenollosa: le raccolte degli antichi poeti cinesi confluiscono in <em>Cathay</em> (1915), <strong>il teatro giapponese sarà pubblicato in <em>Certain Noble Plays</em> (1916) e “<em>Noh”, or, Accomplishment: A Study of the Classical Stage of Japan </em>(1917)</strong>;<em> The Chinese Written Character as a Medium for Poetry</em> (1936) costituisce, come si sa, il nucleo della poetica di Pound, che voleva estorcere le parole di verbo, snervarle fino all’ideogramma e farne immagini, vortici, grotte, giaguari.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="723" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/81E7cz2CkQL-723x1024.jpg" alt="" class="wp-image-93326" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/81E7cz2CkQL-723x1024.jpg 723w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/81E7cz2CkQL-212x300.jpg 212w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/81E7cz2CkQL-600x849.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/81E7cz2CkQL.jpg 763w" sizes="(max-width: 723px) 100vw, 723px" /></figure>



<p>&nbsp;Quando comincia a lavorare ai <em>Cantos</em>, Pound è nel pieno della fascinazione per il teatro giapponese: crede che il Nō – ovvero: immagini sintetiche, ritualità, segno &amp; gesto, sapienza religiosa e politica – costituisca la chiave di volta per la sua ricerca. Imagismo e vorticismo – le due avanguardie, di fatto, fondate da Pound – sono la prima appariscente evidenza della traduzione del Nō nel canone anglofono. Come Van Gogh era stato suggestionato da Hokusai, così Pound fu influenzato da Zeami. Più tardi, preferì Confucio.</p>



<p>Ecco come Pound racconta l’arte del Nō trapiantandola in Occidente:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Il Nō è indubbiamente un’arte elevatissima e, con tutta probabilità, una delle più recondite. Nell’ottavo secolo della nostra era i dilettanti della corte giapponese istituirono il rito del tè e il giuoco dell’«ascoltare l’incenso bruciato». Nel quattordicesimo secolo sacerdoti, corte e attori insieme crearono un dramma di analoga raffinatezza. Per «ascoltare l’incenso bruciato» la compagnia si divideva in due e un arbitro bruciava diverse specie e diverse mescolanze di profumi; il giuoco consisteva non solo nel saperli distinguere, ma nel dare a ciascuno un nome distinto e significativo, che richiamasse qualche evento storico o qualche passo di un romanzo o di una leggenda. Una raffinatezza, in epoca barbara, paragonabile all’arte della rima polifonica sviluppatasi nella Provenza feudale quattro secoli più tardi e ormai quasi del tutto dimenticata. L’arte dell&#8217;allusione, o l’amore dell’allusione nell’arte, è alla radice del Nō. Queste opere, o testi drammatici, erano composte solo per i pochi, per i nobili, per coloro cioè in grado di capire l’allusione. Alla base del Nō troviamo una danza religiosa o qualche leggenda locale di apparizioni di spiriti, o, più tardi, gesta eroiche e fatti storici. Non è arte mimica, bensì una splendida fusione di canto e di recitativo, di atteggiamenti simbolici intrecciati nella danza. Impossibile darne un’idea adeguata per iscritto… Trovo queste parole meravigliose, nonostante la difficoltà di presentarle: esse divengono intelligibili quando, a dire di un amico, «si leggono come si ascoltasse musica»”.</strong></p></blockquote>



<p>Il testo, passato in Italia come <em>Il teatro giapponese N</em><em>ō</em> per Vallecchi nel 1966, nella traduzione di Mary de Rachewiltz, è svanito da tempo dal consesso editoriale: sarà ripreso dalle edizioni Pangea / Magog.</p>



<p>Resta, tuttavia, il breve mistero. Il testo che Pound cita ad Harriet Monroe, <em>Takasago</em>, “il vero cuore del teatro Nō, dramma dalla struttura impeccabile, divenuto norma” (Pound), che dovrebbe costituire lo scheletro dei <em>Cantos</em>, non è raccolto nei repertori pubblicati dal poeta. Rimane residuo, in stadio manoscritto, inviato ad Alice Corbin Henderson (1881-1949), poetessa, assistente della Monroe nella gestione di “Poetry”. Il testo – di cui diamo traduzione qui sotto – è stato scoperto nel 1993, con la pubblicazione, a cura di Ira B. Nadel per la University of Texas Press, delle <em>Letters of Ezra Pound to Alice Corbin Henderson.</em></p>



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<p><em>Takasago</em> è un dramma nitido e allusivo, sacro. Racconta di un sacerdote shintoista che durante un pellegrinaggio incontra due anziani: a loro chiede ragione della longevità dei leggendari pini di Takasago. Il dramma trae la trama dalla celebre prefazione al <em>Kokin Waka shu</em>, la “Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne”, stilata nel X secolo, in cui Ki no Tsurayuki scrive: “Nel pino di Takasago e di Suminoe si riconosce il compagno di una vita”. Il pino raffigura la vecchiaia, la saggezza, una sorta di leggendaria leggiadria, lo stigma della solitudine; così recita una delle più note poesie del <em>Kokin Waka shu</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Chi mai potrei chiamare</strong><br><strong>ormai mio compagno?</strong><br><strong>Neppure il pino di Takasago,</strong><br><strong>per quanto sia annoso,</strong><br><strong>è un amico di vecchi tempi…”.</strong></p></blockquote>



<p>Zeami, in realtà, ribalta e riabilita i sentimenti: i pini di Takasago simboleggiano l’amore imperituro, oltre il tempo, sono l’icona di un canto nobile. “Nonostante ci separino… le vie dell’amore ci rendono una cosa unica”, dice la vecchia, rimproverando il sacerdote, ignaro dei labirinti del sentire e del patire. Il tema del dramma non poteva che conquistare Pound: si insegna che la serenità del cuore coincide con il giusto regno, che l’unione familiare è specchio di quella dello stato; che etica e politica, amore e governo seguono una stessa via; che si è soltanto amando. Si suggerisce, tra l’altro, che la poesia va scovata nel gorgoglio del vento, nel sussurrare degli alberi, nel ritrarsi della marea.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="889" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/ezra-pound-foto-da-facebook-tessere-900-1024x889.jpg" alt="" class="wp-image-93327" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/ezra-pound-foto-da-facebook-tessere-900-1024x889.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/ezra-pound-foto-da-facebook-tessere-900-300x260.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/ezra-pound-foto-da-facebook-tessere-900-768x667.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/ezra-pound-foto-da-facebook-tessere-900-600x521.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/ezra-pound-foto-da-facebook-tessere-900.jpg 1037w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’afflato d’amore di <em>Takasago</em>, le atmosfere di quel dramma che raduna “le voci di tutte le cose che hanno un cuore”, ritorna in Pound molti anni dopo, nei <em>Cantos</em> terminali, frammentari, che incagliano in commozione travolgente: “E la verità sta nella tenerezza”; “Se in casa l’amore manca, manca tutto”; “Chi ho amato cerchi di perdonare/ quello che ho costruito”.</p>



<p>Ovunque, spezzato, il canto dell’amore imperituro.</p>



<p>***</p>



<p><strong>Takasago</strong></p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Mi chiamo Tomonari, sacerdote del tempio shintoista di Aso, nella provincia di Hijo, nel Kinshu. Non ho mai visto prima la capitale: lì sono diretto. Intanto, farò visita a Takasago.</p>



<p>Ho navigato lungo il placido oceano primaverile e Takasago, che pensavo distante, tra le nubi, è davanti a me.</p>



<p><em>Un vecchio e una vecchia, insieme</em>: Venti di primavera scuotono i pini di Takasago. È il crepuscolo. Risuona la campana di Onoye.</p>



<p><em>Tsure (la vecchia):</em> Onde foderate di nebbia.</p>



<p><em>Insieme</em>: Ritmo della marea.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: Chi mi sarà amico? Nemmeno il pino sa chi sono. I giorni sono trascorsi ed è stato come falciare la neve, come radunare covoni di neve. Non sono che una vecchia cicogna sopra un nido nudo, all’alba. Nelle fredde sere di primavera, il vento scuote i pini. Il cuore, mio unico amico.</p>



<p><em>Insieme</em>: Oh, chiederemo ai pini notizie del mondo. Spazzeremo la polvere sotto la loro ombra, vivremo trapiantati tra gli aghi di pino, insieme, a Takasago. Il pino di Onoye è il più vecchio, la marea del tempo è grave, abbiamo vissuto e vissuto, ancora e ancora, sommersi dagli aghi di pino: quanto ancora ci è dato da vivere? Quanto vivrà questo pino?</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Vagavo lungo il villaggio, quando ho visto questi anziani. Devo chiedere qualcosa al vecchio.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: Accenna a me; ci sono problemi?</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Qual è l’albero più grande di Takasago?</p>



<p><em>Il vecchio</em>: L’albero sotto cui stiamo spazzando.</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Dimmi allora perché è chiamato “Ai-oi”? Perché tutti i pini di Takasago e di Suminoe sono chiamati “Ai-oi”? Sono luoghi molto distanti tra loro e quella parola significa “crescere insieme”.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: So cosa intendi. Chiunque nella prefazione del Kokin-waka-shu può leggere: “Sembra che i pini di Takasago e di Suminoe siano cresciuti insieme”, ma io vengo da Sumiyochi, è bene tu interroghi la vecchia, che è di quei luoghi.</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Che strano: una coppia, insieme, eppure lui dice che vivono separati, dice che è di Sumiyochi!</p>



<p><em>La vecchia</em>: Stai dicendo una stupidaggine. Benché una montagna e un fiume ci separino, le vie dell’amore ci rendono uniti, una cosa unica.</p>



<p><em>Il vecchio e la vecchia</em>: I pini di Takasago e di Suminoe non respirano insieme eppure è detto che “crescono insieme”. Noi veniamo da Sumiyoshi e condividiamo con questi pini la longevità.</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Vi credo, ma qual è la storia che volete raccontarmi?</p>



<p><em>Il vecchio</em>: Come dicevano gli antichi, “Questo è il segno di un più felice regno”.</p>



<p><em>La vecchia</em>: Takasago significa la vecchiaia dell’imperatore Manyoshu.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: Sumiyoshi è il segno della nostra era, Engi.</p>



<p><em>La vecchia</em>: Gli aghi di pino sono parole inesauribili.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: La loro gloria è la medesima, in ogni stagione.</p>



<p><em>Insieme</em>: Sono simboli creati per onorare il regno.</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Vi ascolto e i miei dubbi sono come nuvole scalpitanti, a primavera.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: La luce è limpida sulle acque.</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Certo, è limpida a Occidente, verso Suminoe.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: E perfino qui, a Takasago.</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Il colore dei pini diventa più intenso.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: Il cielo di primavera…</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: …è pacifico…</p>



<p><em>Il coro:</em></p>



<p>Le onde dell’oceano sono quiete,<br>l’intero paese è ben governato<br>il vento non si annoda tra i rami:<br>questo è di certo un regno felice.<br>Felice come i pini che crescono insieme<br>come questa età che possiamo fissare<br>senza cingerla tra vane descrizioni:<br>generoso dono degli dèi.</p>



<p><em>Il sacerdote</em>: Raccontatemi l’intera storia di Takasago.</p>



<p><em>Il coro</em>: Benché l’erba e gli alberi non siano rovinati dai ricordi, hanno un tempo per sbocciare e riempirsi di frutti, possiedono le virtù della primavera solare e i primi fiori spuntano sui rami a meridione.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: La figura del pino è eterna, ma gli aghi e le pigne si colgono in una sola stagione, insieme, su un solo ramo.</p>



<p><em>Il coro</em>: Il verde imperituro è più profondo della neve; dicono che il pino è in fiore una volta ogni mille anni.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: Ciò che desidero l’ho imparato dai pini.&nbsp;</p>



<p><em>Il coro</em>: Gemme di rugiada sui rami di pino. Il mio cuore arde.</p>



<p><em>Il vecchio</em>: Così accade a tutto ciò che ha vita.</p>



<p><em>Il coro:</em></p>



<p>Approssimati allo Shikishima<br>avvicinati all’isola dei versi<br>come una barca leggera sulle onde<br>Chaio, il poeta, ha detto nei giorni di Ichijo:<br>La voce di tutte le cose<br>le voci di ogni cuore vivente<br>verranno nell’isola dei versi<br>le voci di tutte le cose che hanno un cuore.<br>Accorreranno erba e alberi, sabbia e terra, venti e gorgoglii d’acqua, tutto ciò che ha un cuore nel verso. La foresta che ondeggia a Oriente saggiata dal vento di primavera, i grilli e le piccole bestie che ronzano in autunno, intorno alla rugiada del Nord, questa è la forma del nostro poema, in cui i pini primeggiano. Il cerimoniale dei diciotto principi, il verde di mille autunni, imperituro. L’imperatore decretò questo lignaggio, nobiltà di cui ogni paese riconosce il rito.</p>



<p><em>Il vecchio:</em> Una campana risuona su Takasago, la campana di Onoye.</p>



<p><em>Il coro:</em></p>



<p>All’alba il gelo irradia dai rami<br>ma le foglie custodiscono il verde<br>ogni giorno<br>spazziamo lo spazio sotto i rami.<br>La caduta non ha fine. Eppure, il colore è sempre più profondo, segno di un regno duraturo. Il pino celebra la sua gloria. Il pino dona la gioia, e sono meravigliosi i pini che crescono insieme.</p>
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		<title>Lina Caico, l’amica antifascista dell’“epuratissimo” Pound</title>
		<link>https://www.pangea.news/lina-caico-lettere-pound/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2022 04:10:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Cantos]]></category>
		<category><![CDATA[Epistolario]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lina Caico]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Pasquero]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lina Caico, scrittrice, saggista, traduttrice, fu amica di Ezra Pound e collaborò con lui nel corso degli anni Trenta e Quaranta. Era la primogenita di Eugenio – nativo di Montedoro, borgo nisseno dove i Caico possedevano terre e solfare – e della franco-anglo-irlandese Louise Hamilton, fotografa e scrittrice che si batté contro i pregiudizi sessisti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/lina-caico-lettere-pound/">Lina Caico, l’amica antifascista dell’“epuratissimo” Pound</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lina Caico, scrittrice, saggista, traduttrice, fu amica di Ezra Pound e collaborò con lui nel corso degli anni Trenta e Quaranta. Era la primogenita di Eugenio – nativo di Montedoro, borgo nisseno dove i Caico possedevano terre e solfare – e della franco-anglo-irlandese Louise Hamilton, fotografa e scrittrice che si batté contro i pregiudizi sessisti del tempo e fece studiare i figli in Inghilterra.</p>



<p>Louise appare seria nelle foto <em>d’antan</em>, Lina sorride: occhi grandi e neri, capelli crespi, era minuta e le amiche la chiamavano <em>Linuzza</em>. È ricordata per il giornale “proto-femminista” <em>Lucciola</em>, che fondò, ma fu anima di molti talenti, corrispondente di teologi e filosofi, intellettuali e letterati. Nel 1910, insieme alla madre, tradusse in italiano <em>In Tune with the Infinite</em> dell’americano Ralph W. Trine (1866-1958), uno dei primi “maestri” del New Thought Movement. <strong>Se ciò non significa necessariamente l’adesione a dottrine teosofiche, mostra però che in casa Caico quelle idee circolavano, così come nella Londra dell’“apprendista mago” William B. Yeats, meta del giovane Pound.</strong> La sua venuta in Europa e il sodalizio con il bardo irlandese «non sono né casuali né superficiali, ma rappresentano il frutto di una passione verso un mondo [quello della “tradizione celeste” neo-platonica] che lo aveva affascinato sin da adolescente e traspare dalle sue prime composizioni poetiche, così come dalle letture giovanili» (L. Gallesi, in “Introduzione” a D. Tryphonopoulos, <em>Ezra Pound e l’occulto. Le radici esoteriche dei Cantos</em>, Edizioni Mediterranee, Roma 1998).</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="834" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889146375.jpg" alt="" class="wp-image-93100" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889146375.jpg 834w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889146375-250x300.jpg 250w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889146375-768x921.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889146375-600x719.jpg 600w" sizes="(max-width: 834px) 100vw, 834px" /></figure>



<p><strong>Laura Mangione (1888-1973), amica a fianco di Lina per 35 anni, nell’introdurre il carteggio che la Caico tenne con il poeta sottolinea «il prezioso filo aureo che lega queste lettere alla loro opera di scrittori: in Ezra Pound si chiama “magico”, in Lina Caico “mistico”».</strong> Per quanto diversi, v’erano tra loro importanti punti di convergenza. In particolare, la venerazione – ammirazione in Pound – per la figura di san Francesco, ben prima e al di fuori della promozione interessata che ne fece il regime: il <em>Cantico delle creature </em>del Poverello d’Assisi toccò il cuore di “Ez”, che lo incluse in <em>The Spirit of Romance</em> (1910). Sembra di poter ascrivere (anche) Francesco, dunque, «alle radici dell’arte di Pound, perché le tre norme da lui date alla poesia sono i tre caratteri essenziali dello spirito francescano: semplicità (l’immagine nuda), povertà (rinuncia alle parole superflue), libertà (il ritmo della frase musicale)» (per questa come per la citazione precedente: L. Mangione, <em>Presentazione della corrispondenza Pound-Caico</em>, in “Quaderni di Tradizione mediterranea”, 2, 1981). Sul piano sociale, per altro, i francescani furono anche i sostenitori del più vasto movimento contro l’usura che il Medioevo conobbe.</p>



<p><strong>Pound guardava con interesse al Cattolicesimo, in cui coglieva assonanze con il Confucianesimo. Ne parlò talvolta con l’amica che, cresciuta nella fede evangelica, aderì alla Chiesa di Roma nel 1933.</strong> “Ez” le scriveva: «I cinesi conobbero la virtù prima del cristianesimo». «Vi è tanta luce prima che sorga il sole», rispondeva Lina, vedendo in Confucio un “precursore” di Cristo, alla stregua di Siddharta l’illuminato, incontrato nei versi di Tagore. Forte era in lei la propensione per i temi spirituali e religiosi, sempre affrontati in modo anticonvenzionale. Un approccio aperto grazie al quale i suoi rapporti con il “complicato” poeta non si guastarono mai, né vennero meno, tra loro, sincerità e comprensione.</p>



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<p><strong>Pound la conobbe (epistolarmente) nel 1931: in quei giorni collaborava a <em>L’Indice</em>, un quindicinale letterario pubblicato a Genova e diretto da Gino Saviotti.</strong> Per i suoi “Affari esteri” (una rubrica sugli scrittori stranieri «non cadaveri», la definizione è sua) servivano traduttori e così, nel maggio 1931, pubblicò un annuncio in cui ne chiedeva 25 (!) «per lo sviluppo e l’acellerazione [sic] e l’allegria della vita letteraria». Conscia della sua importanza nel mondo letterario, Lina gli scrisse. Esordì in agosto con una bella traduzione di Brooksmith, un racconto breve di Henry James, autore cult per “Ez”, ma non per lei che lo amava poco. Il poeta le avrebbe affidato, in seguito, altre traduzioni importanti. <em>L’Indice</em>, però, chiuse a fine anno per dissesti finanziari. Pound e i suoi “Affari” migrarono allora su <em>Il Mare</em>, storico settimanale di Rapallo che per l’occasione varò, dall’agosto 1932 al luglio 1933, un “Supplemento letterario”. In ambito poundiano, Lina vi tradusse <em>A Study in French Poets</em>, scritto nel 1918 per la <em>Little Review</em> di Margaret Anderson.</p>



<p><strong>Duttile e curiosa, la scrittrice siciliana fu anche la prima in Italia a interessarsi al Pound “economista”.</strong> L’occasione fu l’uscita di <em>ABC of Economics</em> nel 1933, anno delle conferenze poundiane alla Bocconi. Affrontò l’argomento, nuovo per lei, con grande impegno, «dimostrando buona capacità divulgativa di un’opera che pochi prendevano sul serio», ricordava Giano Accame. Lina offrì la recensione al <em>Giornale di Sicilia</em>, cui già collaborava, ma il nuovo direttore spedito da Roma, Valentino Piccoli, nicchiò. Prese altre vie, allora, approdando al quotidiano cattolico <em>L’Avvenire d’Italia</em> di Raimondo Manzini. Qui uscì in due parti, “La nuova economia – Il poeta economista” ed “Economia volitiva – Etica finanziaria”, nel corso del 1935.</p>



<p><strong>Nel testo la Caico condivide l’avversione del poeta per le «banche divoratrici», che uno stato “etico” può e deve domare.</strong> In una lettera così si schermiva: «So di non esser riuscita a fare un buon ritratto critico della vostra personalità economico-letteraria, siete difficile&#8230;» (Lettera dell’11 giugno 1935: Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Yale University, Ezra Pound Papers, YCAL MSS 43, b. 7, f. 322. I due comunicavano in inglese, salvo che nel periodo bellico in cui usavano l’italiano per evidenti ragioni di censura. Le citazioni dalle loro lettere – per comodità del lettore – sono date in versione italiana). Ma Pound ne fu assai contento. La “arruolò” e dispose che le fosse inviata copia di ogni suo nuovo libro, inclusi i sontuosi volumi dei <em>Cantos</em>. <strong>A proposito dei quali ella si dichiarava ammirata e confusa. Ben ne coglieva la portata, ma li trovava «criptici».</strong> Il poeta replicò che li capiva il vecchio Homer e Lina, di rimando: «Vostro padre capisce i <em>Cantos</em> perché già conosceva i gentiluomini che vi sono rappresentati». Il 1935 è anche l’anno di <em>Jefferson and/or Mussolini</em>, su cui la Caico si mise subito al lavoro. Non amava il Duce, ma confessava a “Ez”: «Tutto ciò che dite su Mussolini è giusto, così come originale e luminosa è l’idea centrale ch’egli sia un Costruttore». Costruiva con il materiale che aveva, però, gli italiani di sempre!</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>«A me sembra che nessuno sia mai stato responsabile in Italia, e nessuno lo è nemmeno adesso, tranne Mussolini. [&#8230;] Responsabile è uno solo, gli altri obbediscono, gli piaccia o meno, purché sembri vero».</strong></p></blockquote>



<p>L’articolo, chiuso nella primavera 1936, non piacque al <em>Giornale di Sicilia</em> («non credo sia il caso di dare tanta importanza a un parallelo di questo genere», le scriveva, nel giugno seguente il direttore). Uscì due anni dopo, nell’ottobre 1938, bilingue, come “The Leading Man in Europe/Il Protagonista”, su <em>Fascist Europe/Europa fascista</em>, una raccolta di saggi sotto l’egida dell’Istituto nazionale di cultura fascista. Lina vi evidenzia parallelismi tra i personaggi del libro (Confucio, Jefferson, Mussolini) e parla in termini elogiativi di New Economy, auspicando che grazie a essa non si debba mai più vedere «la miseria in mezzo all’abbondanza». Il poeta le scrisse compiaciuto: «È l’articolo più esauriente che abbia mai visto sul J/M».</p>



<p>Nel 1937-38, <em>European Correspondent</em> del <em>Globe</em> di St. Paul, “Ez” la coinvolse. Lei chiese se il suo inglese era adeguato: «È fin troppo buono per il Minnesota», fu la divertita risposta. Anche Olga Rudge, compagna di Pound, lo giudicava ottimo: <strong>«La madre di mia figlia», scriveva Pound, «dopo aver visto alcuni paragrafi delle vostre lettere, è ossessionata dall’idea che l’egregia bambina debba imparare l’inglese in Sicilia.</strong> Naturalmente le ho detto che non si può mettere un giovane elefante in un appartamento a Palermo». Lina aveva insegnato per anni, ma poi, con il manifestarsi della malattia che la colpì, la sclerosi a placche, dovette rinunciarvi nel 1932. Rispose: «Mi piacerebbe averla qui per un po’ di tempo, per cominciare; ma per il momento è del tutto impossibile». E di rimando, scherzosamente: «Qual è la sua occupazione in questo momento? Va a scuola, forse in quarta elementare, o è cresciuta solo con la poesia e l’economia di famiglia?».</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="824" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889142459.jpg" alt="" class="wp-image-93101" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889142459.jpg 824w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889142459-247x300.jpg 247w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889142459-768x932.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/18889142459-600x728.jpg 600w" sizes="(max-width: 824px) 100vw, 824px" /></figure>



<p>Cessato <em>Globe</em>, Pound chiamò Lina anche a <em>Broletto</em>, patinato mensile comense per cui egli diresse un “Servizio di comunicazioni” che un po’ ricordava <em>L’Indice</em> e <em>Il Mare</em>. La Caico vi scrisse due pezzi “cinesi”. Il primo, particolarmente sentito, è “Gli albori della parola e dell’arte nei caratteri cinesi”, una recensione a <em>The Chinese Written Character</em>, opera postuma di Ernest Fenollosa curata da Pound nel 1919 e ristampata nel 1936. Quand’ebbe il fascicolo con il proprio articolo e la fotografia del monumento funebre dell’orientalista, a Kyoto, gli scrisse: «Penso sia la prima volta che vedo una tomba dove vorrei esser sepolta». Un terzo articolo su <em>The Two Nations</em>, uno studio sulla storia finanziaria inglese di Christopher Hollis fu interrotto dalla chiusura della rivista nel dicembre 1938.</p>



<p>Intanto, per l’aggravarsi della sua salute, al principio del 1937 Lina aveva deciso di sottoporsi a una terapia sperimentale contro il morbo che la stava portando alla paralisi. Insieme a Laura si recò a Padova, sede de “La Salutare”, clinica famosa per le “malattie dei nervi” diretta dal dott. Hans Loewald, un ebreo tedesco di cui divenne amica. Il doloroso percorso di cura che affrontò in quattro interminabili mesi emerge nelle coeve lettere al poeta, cui rese mille volte grazie per la pazienza e la compassione dimostratele. <strong>Ezra e Olga proposero alle due amiche, a fine cura, qualche giorno di relax a Venezia nel loro «nido nascosto» di Calle Querini, a Dorsoduro. </strong>Raccomandarono loro anche un più agevole viaggio in nave per il ritorno a Palermo, con imbarco a Genova, dopo una “rimpatriata” a Rapallo. La proposta piacque molto, ma il destino dispose altrimenti poiché la terapia non fece effetto. Nel lasciare la clinica, la Caico scriveva a Pound:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>«Ho rinunciato a Rapallo, naturalmente (spero di incontrarvi in Paradiso), e anche a Venezia, perché lì bisogna camminare».</strong></p></blockquote>



<p>Rientrata a Palermo, gli fece il punto della sua situazione:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Caro Ez, eccomi qui, e molto peggio di quando sono partita. [&#8230;] Certo, non tutti guariscono, ma peggiorare è una cosa inaudita, mi dicono; sarebbe crudele, dopo aver speso così tanti soldi. [&#8230;] Posso scrivere, ma non posso cucire, i miei pollici sono troppo stanchi. Questo mi allarma un po’, le mie preziose mani!”.</strong></p></blockquote>



<p>Sempre in quei giorni, Lina – che sapeva del proverbiale mecenatismo di Pound – scrisse da Padova una lunga lettera in cui gli chiedeva aiuto per la sua amica Grete Sultan (1906-2005), una pianista ebrea di Berlino che non aveva più di che vivere a causa delle Nürnberger Gesetze, le leggi razziali del 1935. L’episodio, ben noto (ne parlò per primo Tim Redman in <em>Ezra Pound and Italian Fascism</em>, Cambridge University Press, New York 1991), è emblematico del sentimento antiebraico maturato da Pound, che le rispose acidamente. Egli, però, significativamente aggiunse: «Hubermann è l’unica speranza per la vostra amica» (Lettera del 14 marzo 1937; si tratta di Bronisław Huberman, celebre violinista ebreo polacco che in quegli anni lasciò l’Europa e a Tel Aviv fondò l’Orchestra ebraica di Palestina, il cui concerto d’esordio fu diretto il 26 dicembre 1936 da Arturo Toscanini). <strong>Era contro i Rothschild, ma capiva i drammi personali delle vittime dell’antisemitismo nazista </strong>(la Caico lo percepì se, con il profilarsi delle leggi razziali, nel settembre 1938 chiese ancora aiuto a “Ez” per il dott. Loewald che cercava di lasciare l’Italia per gli Stati Uniti, dove divenne uno psicanalista di fama). Seppur timida, la Caico fu sempre franca con lui e rispose: «Caro Ez, l’economia vi sta davvero entrando nel cervello! Io non mi interesso di razze, ma di individui». Stremata dalle cure, poi allentò la presa. Al di là della boutade, aveva colto nel segno: le tesi politico-finanziarie, in Pound, avevano preso a sovrapporsi alla sua estetica. Un mese dopo, con una rilassata lettera all’amico «benevolo e intelligente», Lina ristabilì i contatti. <strong>Sullo sfondo, però, la «questione ebraica» rimase sempre un vulnus. Dopo il breve intervallo di <em>Broletto</em>, intanto, Pound era approdato al <em>Meridiano di Roma</em> di Cornelio Di Marzio, diventandone una firma. Qui pure coinvolse Lina</strong>, di cui nel maggio 1939 uscì “L’ultimo <em>Criterion</em> di Eliot” e nel giugno successivo, siglata L. C., la traduzione di un saggio poundiano del 1929 sul surrealista René Crevel, <em>Nazioni e scrittori</em>.</p>



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<p><strong>Malattia e guerra diradarono i contatti, ma nell’ottobre 1942 Pound tornò a lei: se la sentiva di tradurre in italiano i suoi discorsi a Radio Roma?</strong> Disponibile, Lina precisò che «la versione sarebbe stata dell’amica che sta con me, lavoriamo sempre insieme». Il progetto sfumò. Una successiva lettera al poeta, a ridosso dello sbarco alleato in Sicilia, si chiudeva con una triste nota:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Mi ripromettevo una vera vecchiaia, capelli bianchi e cuore leggero. Invece i sessant’anni mi trovano impotente, curva, miserabile. Povera di forze, di indipendenza, povera di gambe, di mani, schiava delle necessità di questo corpo che mi ha tradito. [&#8230;] Povera anche spiritualmente, poiché non so rassegnarmi a ricavare vantaggi per l’anima dall’essere sempre orribilmente scomoda”.</strong></p></blockquote>



<p>Venne poi l’8 settembre e spezzò l’Italia in due. Da “Ez”, al Nord, più nulla per seicento giorni, i seicento giorni di Salò. A fine giugno 1945 la notizia del suo arresto raggiunse Montedoro. Incredula, Lina gli scrisse a Rapallo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Caro Ez, mi dicono (non ho visto il giornale) che siete stato arrestato per aver parlato bene del fascismo nei vostri scritti. Ma in una libera democrazia questo non è un’accusa, voi potete pensare e dire quello che volete, purché non diciate menzogne, non ingiuriate, non calunniate, non facciate male a nessuno, non vi serviate della politica per arricchire. Voi non avete mai fatto nulla di tutto questo, siete una coscienza limpida e dignitosa, un gentleman; sicché mi figuro che questa vi ritroverà nel vostro libero domicilio. Il vostro pensiero ha le sue nebbie, come non ho mai mancato di dirvi, ma la prova che voi non avete mai fatto o detto nulla che possa motivare una accusa, è che voi ed io abbiamo potuto essere buoni amici, malgrado fossimo d’idee diametralmente opposte, io antifascista della prima ora. Fare il processo alle idee è quel che faceva il fascismo, è un resto di quella mentalità”.</strong></p></blockquote>



<p>Ma i desideri cozzavano con la realtà. “Ez” non tornò a Rapallo e il 17 novembre 1945 fu trasferito negli Usa. Poco prima – avuto da Dorothy l’indirizzo del campo di detenzione – Lina gli aveva inviato una lunga lettera in inglese (per facilitare il censore americano, scrisse), replicando l’incipit di quella del 26 giugno 1945, mai vista da Pound, e aggiungendovi:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Qualche dissapore politico ha ravvivato talvolta la nostra corrispondenza. Tuttavia la politica è sempre stata di secondario interesse per voi, un angolo in ombra nella vostra limpidissima mente. Gli argomenti letterari e la vostra cara New Economy sono “il vostro giardinetto”, come usa dire qui, e assai mi è piaciuto venire a farvi visita lì”.</strong></p></blockquote>



<p>E proseguiva: «La vostra ultima lettera iniziava con “povera Lina”, e poverissima lo sono in ogni senso&#8230;». Poi, chiuso il <em>cahier de doléances</em>, con il miglior spirito raccontava all’amico le stranezze del dopoguerra siciliano e le sue ultime letture. La calligrafia incerta tradisce la precarietà fisica: scrive con grande fatica, vi riuscirà ancora per poco.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/9971-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-93102" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/9971-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/9971-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/9971-600x800.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/10/9971.jpg 960w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Nella corrispondenza di quei giorni, rada ma vivace, ricorre Confucio (Pound lavorava agli <em>Analecta</em>). Vi partecipano, oltre a “Ez”, Lina e Laura, anche la moglie Dorothy e Olga con scambi di informazioni, libri, documenti e persino un pacco alimentare da Washington a Palermo. Dove, infine, giunse la notizia del premio assegnato a Pound, il Bollingen Award. Lina gli scrisse immediatamente:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Congratulazioni vivissime! Sono elettrizzata e piena di gioia. L’America è un grande paese! Posso leggere i <em>Pisan Cantos</em>? Non posso promettervi di farne la recensione perché [&#8230;] voi siete “l’epuratissimo Pound”. Ma l’esempio della grande America potrebbe dare impulsi, suggerire&#8230; fatemi mandare il libro e vedrò cosa si può fare”.</strong></p></blockquote>



<p>Il volume arrivò: «I <em>Pisan Cantos</em> hanno suscitato molta eccitazione. Forse riuscirò a fare una modesta recensione. Ma non aspettatevi troppo, sapete che non sono né un critico né un’artista&#8230;». Non di meno, un verso dopo l’altro, Lina leggeva e dettava: le ci volle un anno e mezzo per venirne a capo. Poi, il 20 gennaio 1951, si spense. Laura trovò la forza di comunicarlo a Pound solo un mese dopo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Morì dormendo, dolcemente, senza agonia, ma durante i nove giorni precedenti soffrì moltissimo. Era consapevole di morire e serena. Due giorni prima della fine volle che prendessi l’articolo di recensione dei <em>Pisan Cantos</em>, articolo che aveva da poco finito di dettarmi; e mi dettò ancora le correzioni, sebbene potesse appena, con grande stento, riuscire a parlare. Mi raccomandò caldamente di curarne la pubblicazione e farvelo avere”.</strong></p></blockquote>



<p>Amica devota, Laura si prodigò per esaudire quell’ultimo desiderio. Vanamente. Ormai vecchia, nel gennaio del 1969 si rifece viva col poeta, chiedendo di poter pubblicare alcune delle sue lettere a Lina in un’antologia a lei dedicata. Rispose Olga Rudge («Il signor Pound si scusa per non scrivere di persona, ma non può usare molto gli occhi») e l’autorizzazione arrivò, ma poi tutto saltò. Laura mancò nel 1973. I suoi propositi furono realizzati negli anni Ottanta da Antonio Billeci, palermitano, che nei «Quaderni di Tradizione mediterranea» pubblicò vari inediti di Lina e un piccolo estratto dal vasto carteggio tra il “ciclonico” americano e Linuzza, <em>Sister of Mercy</em> che il destino pose sul cammino dell’autore dei <em>Cantos</em>.</p>



<p><em>*Si pubblica, per gentile concessione, l’articolo di Maurizio Pasquero, “Caro Ez «miglior maestro del parlar possente»”, in uscita <a href="https://www.edizioniares.it/rivista/?slug=740" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sull’ultimo numero di “Studi Cattolici” (740, ottobre 2022)</a>, che a “Ezra Pound a 50 anni dalla morte” dedica un quaderno con articoli di Luca Gallesi, Roberta Capelli, Carlo Pulsoni e Maurizio Pasquero.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/lina-caico-lettere-pound/">Lina Caico, l’amica antifascista dell’“epuratissimo” Pound</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Viva l’Italia! Firmato Ezra Pound”. Le lettere di Ez a Mussolini</title>
		<link>https://www.pangea.news/pound-lettere-a-mussolini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 04:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Cantos]]></category>
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		<category><![CDATA[Fascismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>28 ottobre 1943. Il dispaccio s’intitola, semplicemente, “Rapporto al Duce”, Report to Il Duce. Tra le tante cose, spicca “la proposta di un autobus da La Spezia a Salò, via Genova, Tortona, Piacenza e Cremona, per dare alla Repubblica una nuova spina dorsale”. In effetti, “la Liguria è completamente tagliata fuori dalle comunicazioni. Occorre prendere [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/pound-lettere-a-mussolini/">“Viva l’Italia! Firmato Ezra Pound”. Le lettere di Ez a Mussolini</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>28 ottobre 1943. Il dispaccio s’intitola, semplicemente, “Rapporto al Duce”, <em>Report to Il Duce</em>. Tra le tante cose, spicca “la proposta di un autobus da La Spezia a Salò, via Genova, Tortona, Piacenza e Cremona, per dare alla Repubblica una nuova spina dorsale”. </strong>In effetti, “la Liguria è completamente tagliata fuori dalle comunicazioni. Occorre prendere tre treni per arrivare da Rapallo a Brescia”. Non è la sola, questa, tra le <em>service note</em> di Ezra Pound in direzione Salò: ancora una volta il poeta insiste sulla teoria del “credito sociale” di C.H. Douglas, chiave di volta per un sistema economico più sano, consono alla libertà dell’individuo, alieno alla prevaricazione dello Stato totale e all’egofollia capitalista (sul punto: il capitolo “C.H. Douglas &amp; il Credito Sociale” in, Luca Gallesi, <em>Le origini del Fascismo di Ezra Pound</em>, Ares, 2005). Il ‘carteggio’ tra il poeta e il Duce durò dieci anni – più che uno scambio, fu un monologo poundiano.</p>
<p>*</p>
<p><strong><img decoding="async" class=" wp-image-75752 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/05/disco-300x292.jpg" alt="" width="395" height="384" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/disco-300x292.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/disco.jpg 599w" sizes="(max-width: 395px) 100vw, 395px" />Vent’anni prima, a Rapallo, Pound giocava a tennis con William B. Yeats, ospitava un Ernest Hemingway in cerca di fama, lavorava ai <em>Cantos</em> ‘Malatestiani’.</strong> Nel 1923, da Rapallo, Pound va a Rimini, alloggia al Palace Hotel, piglia a bestemmiare. “La biblioteca è chiusa, il dannato custode ha l’influenza e il direttore è troppo pigro – o deve insegnare fisica altrove”. I ‘servizi pubblici’ italiani facevano acqua già allora. Pound, però, trova un alleato. Il portiere Averardo Marchetti, “ha giurato di forzare la biblioteca e di chiamare il Sindaco se non è aperta”, scrive il poeta, chiosando, “è un nobile fascista”. Secondo Lawrence Rainey, studioso di Thomas S. Eliot, di Ezra Pound, ma anche del Futurismo italiano, <strong>‘Ez’ ha subito il fascino del Fascismo a Rimini, “nel primo mattino del 12 marzo 1923, appena quattro mesi dopo la Marcia su Roma di Mussolini, quando il poeta arrivò nella città di Rimini”</strong> (in <a href="https://www.lrb.co.uk/session?redirect=https%3A%2F%2Fwww.lrb.co.uk%2Fthe-paper%2Fv21%2Fn06%2Flawrence-rainey%2Fbetween-mussolini-and-me%3Freferrer%3Dhttps%253A%252F%252Fwww.google.com%252F&amp;s=hkRviCxoTrAxM0za7qzq70clFiNiqIq+gusjGrLT2dWAUyB6/+LH1swT5f5XinfO5yDJGQgCGls2Uitk0ZzAgGPGFGCXJ4Tpqi4qiunSaq1mCnYLLcOn9KYwUIrJu01ANidPA6WJ3wTLkJRgIKSInof/AkkNm+JZ3+F3TbA8hXPDURXXNKYCYl9srcUham+MzR9MnEJhIOX+aiYvf/2HSVOe5k9fOItDP4ys8WhSUiqxLF7txE2CkYTgS8LVw9r1qSFw" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Between Mussolini and Me</em></a>, “London Review of Books”, marzo 1999). Vent’anni dopo il poeta scrive dispacci al Duce, di stanza a Salò, dandogli consigli, relazionandolo sul dilagare comunista in Europa (“Movimenti spontanei comunisti in Inghilterra non esistono. I pochi intelligenti e genuini comunisti in Inghilterra sono comunisti non perché appoggiano l’azione dei Bolscevichi ma perché sono contro gli usurai e contro l’usura. Tutti – dico tutti – i capi del Partito Comunista e i loro più gallonati aiutanti sono, almeno dal 1938, pagati da Mosca e assegnati a mansioni di spionaggio industriale”).</p>
<p>*<br />
30 gennaio 1933. Nel mezzo del guado, dieci anni dopo la visita a Rimini, dieci anni prima dei dispacci inviati a Salò, alle ore cinque e mezza del pomeriggio, Ezra Pound incontra Benito Mussolini a Palazzo Venezia, Roma. <strong>L’abboccamento è preparato da tempo. Il 23 aprile 1932 ‘Ez’ contatta il segretario personale del Duce, Alessandro Chiavolini, “annunciandogli il desiderio di comunicare e incontrare il leader del governo italiano”.</strong> “Durante l’incontro, Pound presenta a Mussolini l’edizione dei <em>Draft of XXX Cantos</em> pubblicata tre anni prima a Parigi”. In quel volume, sono raccolti i ‘canti’ dedicati a Sigismondo Pandolfo Malatesta, visto da Pound – nel suo modo visionario di imbrigliare la Storia – come l’alter ego del Duce. Inoltre, Pound consegna a Mussolini “i 18 punti programmatici che sono la base della sua concezione ideologica”, poi pubblicati nel 1940 sul “Meridiano di Roma” come <em>Di un sistema economico</em>. L’incontro con Mussolini è recensito nel repertorio dei <em>Cantos</em>, wunderkammer del delirio dove Confucio e piazzale Loreto sono pareggiati in catatonico caos. Incipit del XLI: “Ma qvesto/ disse il Duce, è divertente”. Commento della figlia Mary, nel volume dei <em>Cantos</em> edito da Mondadori: <strong>“Nell’unica udienza che Pound ebbe con Mussolini, nel 1933, alla domanda ‘Che volete?’ rispose: ‘Pace, per terminare il mio poema’, e gli consegnò una copia dei primi XXX <em>Cantos</em>. Sfogliandoli il Duce li trovò ‘divertenti’”. </strong>Oltre alla pace, però, Pound fece anche la guerra.</p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-75753 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/05/libro1-6-195x300.jpg" alt="" width="247" height="381" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro1-6-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro1-6-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro1-6.jpg 260w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" />Maggio 1976. C. David Heymann pubblica un libro, <em><a href="https://www.nytimes.com/1976/04/04/archives/ezra-pound-the-last-rower-the-cantos-of-ezra-pound.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ezra Pound the Last Rower:</a> A Political Profile</em>, dove mostra un mannello di <em>Letters from Ezra Pound to Benito Mussolini</em>. Personaggio rapace, Heymann: la sua carriera comincia, trentenne, nell’orbita di Pound; proseguirà con una serie di biografie ‘scottanti’ su Jackie Kennedy (nel 1989), su Elizabeth Taylor (1995), su ‘Bob’ Kennedy (2002) – muore nel 2012. In ogni caso. La prima lettera di Pound a “Sua Eccellenza il Capo del Governo” segue l’incontro romano, è datata 17 aprile 1933, è scritta a Rapallo, via Marsala 12-5. <strong>“Eccellenza e Duce…”, così si rivolge il poeta al capo di stato, “in omaggio devoto” viene allegato al biglietto il manoscritto di <em>Jefferson and/or Mussolini </em>e <em>ABC of Economics</em>. Nota del burocrate del Ministero degli Affari Esteri: “Il noto scrittore americano Ezra Pound ha inviato a Sua Eccellenza il libro intitolato… e la copia dattiloscritta di… Questi libri dimostrano chiaramente l’amicizia dell’autore verso il Fascismo”.</strong> Nel 1925 Pound aveva scritto ad Harriet Monroe, editrice della rivista <em>Poetry</em>, che “personalmente penso il meglio possibile di Benito Mussolini. Se lo compariamo agli ultimi presidenti americani e premier britannici, beh, non possiamo permetterci di insultarlo”. ‘Desecretando’, per così dire, le “nove lettere di Ezra Pound a Mussolini custodite presso il Dipartimento di Giustizia a Washington, tra i documenti dell’FBI”, di fatto, Heymann intende chiarificare la relazione tra Pound e il fascismo. Fino agli anni, lividi, della Repubblica Sociale.</p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-75754 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/05/libro2-5-208x300.jpg" alt="" width="284" height="410" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro2-5-208x300.jpg 208w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro2-5-711x1024.jpg 711w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro2-5-768x1106.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro2-5-1067x1536.jpg 1067w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro2-5-1320x1901.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/libro2-5.jpg 1389w" sizes="(max-width: 284px) 100vw, 284px" />Già, ma cosa scrive Pound a Mussolini? Speculazioni economiche, teoria monetaria. Esempio. Rapallo, 22 dicembre 1936. <strong>“Duce! Duce! Molti nemici, molto onore. Voglio vedere tutti gli usurai come nemici d’Italia. Ma, Duce!, il sistema delle tasse è un pericoloso residuo del passato, un cadavere pernicioso, che deve essere sepolto insieme al Re Bomba e a Francesco Giuseppe. </strong>Poiché lo Stato fornisce una misura di scambio, lo Stato funziona. Lo Stato ha diritto a esigere un compenso per il suo lavoro. Ma questo compenso è fondamentalmente diverso dalla tassa”. Firmato, “Viva l’Italia, Ezra Pound, jure italico”. Una lettera del 15 maggio 1937 si apre con una epigrafe riassuntiva: “La tassa non è una quota azionaria/ Una nazione non ha bisogno/ e non deve pagare l’affitto per/ il proprio credito”. Da lì in poi comincia quello che Richard H. Rovere su <em>Esquire</em>, primo settembre 1957, narrava come <em><a href="https://classic.esquire.com/article/1957/9/1/the-question-of-ezra-pound" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>The Question of Ezra Pound</strong></a>. </em>“Negli anni al St. Elizabeth’s, Pound ha costantemente sostenuto di non essersi voluto opporre al suo paese durante la guerra. Nei momenti di lucidità, sottolinea che avrebbe potuto salvarsi dalla miseria in cui è precipitato accettando la cittadinanza italiana, nel 1939. Ha preferito aggrapparsi al passaporto americano. <strong>È un fatto che nel 1942 abbia tentato di prendere l’ultimo treno diplomatico che ha condotto i cittadini americani da Roma a Lisbona. Gli è stato rifiutato il permesso di salire a bordo.</strong> Non ha avuto altra scelta che tornare a Rapallo… Gli aspetti criminali di Pound durante la guerra sono talmente frivoli storicamente quanto è grandiosa la sua poesia”.</p>
<p>*</p>
<p>Ezra Pound pensava che la poesia dovesse contenere tutto: il mito e la teoria economica, l’estasi e la lotta estenuante, estetica, etica, politica. Non pensava tanto a una lirica conoscitiva, con proprietà d&#8217;intelletto (come T.S. Eliot), ma al verbo attivo, agente. Nel 1944 pubblica <em>L’America, Roosevelt e le cause della guerra presente </em>e <em>Introduzione alla Natura Economica degli Usa</em> per le Edizioni Popolari di Venezia. <strong>A Fernando Mezzasoma, Ministro della cultura popolare della RSI, il 15 marzo 1944, Pound comunica il desiderio di editare “l’edizione bilingue dello Studio Integrale di Confucio”, “i discorsi di Confucio”, “il libro di Mencio”, “le odi e l’antologia degli antichi poeti cinesi collezionata da Confucio”.</strong> Nel 1954 Scheiwiller pubblica il libro di saggi <em>Lavoro ed usura; </em>dal 1955 il grande editore milanese lavora per una petizione da inviare all’ambasciata americana, domandando la scarcerazione del poeta: <a href="http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/Liberate_il_poeta_Pound.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>tra gli altri, firmano</strong></a> Attilio Bertolucci e Giorgio Caproni, Carlo Levi, Mario Luzi, Alberto Moravia, Marino Moretti, Eugenio Montale, Umberto Saba, Elio Vittorini. I fascisti, comunque, non prendevano sul serio il poeta. Un funzionario dell’ufficio di Galeazzo Ciano, in calce a una lettera inviata da Pound al Duce, il 15 aprile del 1934, chiosa, “una cosa è certa, questo scrittore è mentalmente squilibrato”. (d.b.)</p>
<p><em>*In copertina: Ezra Pound in una fotografia di Lisetta Carmi, 1966, Zoagli</em></p>
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		<item>
		<title>“Un po’ di luce ci riconduca allo splendore”. Visita a Mary de Rachewiltz, ovvero: quando Ezra Pound era agghindato come un putto&#8230;</title>
		<link>https://www.pangea.news/mary-de-rachewiltz-visita-paola-tonussi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Sep 2019 06:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando la strada asfaltata termina, il sentiero prosegue sotto il sole – sembra in effetti di essere ai Tropici con questa temperatura, più che in Tirolo. Un passo dopo l’altro, lentamente il castello di Brunnenburg si avvicina, con il solido corpo centrale quadrato, i merli rivolti al cielo e i mattoni bruniti coperti d’edera, gli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quando la strada asfaltata termina, il sentiero prosegue sotto il sole – sembra in effetti di essere ai Tropici con questa temperatura, più che in Tirolo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un passo dopo l’altro, lentamente il castello di Brunnenburg si avvicina, con il solido corpo centrale quadrato, i merli rivolti al cielo e i mattoni bruniti coperti d’edera, gli alberi altissimi che arrivano a sfiorare i cornicioni,</strong> le torri rotondeggianti e lo slargo calcinato che si presenta al visitatore dall’ingresso. D’altronde sono le quattro del pomeriggio e, tranne gli alberi e i fianchi del monte più o meno tutto sembra avvolto in biancore perlaceo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al cancello declino il mio nome alla giovane che accoglie i visitatori (attratti dal castello e dalle tracce poundiane): mi accompagnerà subito, dice, la signora de Rachewiltz mi sta aspettando. Solo un secondo per far entrare due turisti con lo zaino e lo sguardo stordito dal sole. Poi andiamo. Sono molto in anticipo ma so che a Mary de Rachewiltz non dispiacerà, anzi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei è la figlia di Ezra Pound, il poeta dei <em>Cantos</em>, e della violinista Olga Rudge:</strong> qualche amico veneziano se li ricorda ancora, seduti al bar Cucciolo alle Zattere. La loro casa era poco distante.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p><figure id="attachment_70192" aria-describedby="caption-attachment-70192" style="width: 267px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-70192" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/09/bredska-225x300.jpg" alt="" width="267" height="356" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/bredska-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/bredska-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/bredska.jpg 480w" sizes="(max-width: 267px) 100vw, 267px" /><figcaption id="caption-attachment-70192" class="wp-caption-text">Ingresso al castello: il faccione di Ezra Pound secondo lo scultore Henri Gaudier-Brzeska</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il cortile con un gelso dai frutti bruni, si arriva al pino gigantesco che sta a guardia dell’entrata principale: sotto, nell’ombra, la celebre scultura di Pound di Gaudier Brzeska sembra dare il benvenuto ai visitatori. Severa, scura, essenziale: già racconta un tratto di storia poundiana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mary de Rachewiltz non è ‘solo’ la figlia di Ezra Pound, ne è anche la traduttrice, colei che sola ha potuto orientarsi e dare un ordine alla massa fiammeggiante dei <em>Cantos</em> per renderli in italiano</strong>, lei stessa poetessa, scrittrice, traduttrice e donna straordinaria e cosmopolita, gran dama di un mondo scomparso e genio tutelare di ricordi e lasciti dell’universo di Pound. Parla diverse lingue, sposò molto giovane l’egittologo principe italo russo Boris de Rachewiltz, ha tradotto opere di E.E. Cummings, Robinson Jeffers, Ronad Duncan e Denise Levertow, pubblicato parecchi volumi di versi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oltre a donare gran parte della collezione di manoscritti, libri e oggetti di Pound all’Università di Yale (curò l’Archivio Pound alla <em>Beinecke Library</em> per 25 anni) ha dedicato la propria vita all’opera del padre, anzi, di “Pound” come lo chiama e ancora oggi a quasi 95 anni (“ormai posso dichiarare la mia età tranquillamente”) non smette un solo giorno di leggere i <em>Cantos</em>, di ordinare la mole imponente dei documenti di Pound, di venerarne la memoria. </strong>E poi i <em>Pisan Cantos</em> dalla “musicalità intraducibile”, perché i <em>Cantos</em> non finiscono mai, al contrario, “i <em>Pisani</em> sono infiniti”…</p>
<p style="text-align: justify;">Ha tentato diverse volte di dissociare il nome del poeta dalla famigerata “Casa Pound” – “Pound una vera casa, tra l’altro, non l’ha mai avuta…” – e non ci è riuscita. Come suo padre, riceve chiunque desideri di parlare con lei di letteratura o le chieda un consiglio o un parere su quanto va scrivendo. Da letterata autentica esorta i giovani ad andare dai poeti, dai “maestri”, e parlare con loro prima che sia troppo tardi: “anche Pound sosteneva che bisogna andare a trovare i grandi…”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Io la conobbi anni fa per un mio piccolo scritto sul poeta, che conteneva diverse imprecisioni ma di cui lei notò – se non altro – la serietà degli intenti: quando ci presentarono mi allargò le braccia come rivedesse un’amica da tempo lontana. Negli anni seguenti ci siamo tenute in contatto: lei mi dava consigli su studiosi poundiani, io le inviavo i miei scritti e soprattutto quelli veneziani, pubblicati o da pubblicare. <strong>Sulla poesia e su Venezia ci siamo davvero incontrate: Venezia anche se non ci si sta sempre è una postura dell’anima, un’attitudine della mente e del cuore. E queste non si possono dimenticare: le si ha<em> o</em> non le si ha. Sia Mary sia io le abbiamo. </strong>Un po’ come Croce si era “fatto un’anima dantesca” noi ci siamo “fatte un’anima veneziana”: si ricorda di <em>Calle del paradiso</em>, rivendica a sé alcuni luoghi, alcune tinte di quel libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il personaggio femminile “sono io” mi scrisse, in un biglietto coperto in ogni millimetro della sua grafia irregolare e soprattutto dei suoi pensieri criptici, degni di Pound. Ancora oggi quel biglietto resta per me un enigma, un meraviglioso enigma “alla Pound” che, tra le tante divine qualità, possedeva anche un robusto e sottile senso dell’umorismo: con la genialità, sua figlia l’ha evidentemente ereditato nel proprio patrimonio genetico.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il castello dove vive è diviso in varie <em>dépendances</em>: un paio ospitano vari musei dell’agricoltura, in un’altra zona si apre la scenografica sala dei cavalieri, nel cortile interno la bellissima fontana con ippogrifo appollaiato sul piccolo lago verde dell’acqua riceve visitatori casuali, letterati, studiosi, vicini di casa. <strong>Infine c’è la ‘stanza di Pound’, che raccoglie le sedie a sdraio fatte a mano dal poeta – era, tra l’altro, un eccezionale <em>bricoleur</em> –, le tesi di laurea scritte su di lui, le lettere di Hemingway, degli editori e colleghi poeti e scrittori, i manoscritti (alcuni inediti).</strong> Le migliaia di volumi poundiani sono disseminate in questa stanza dalle pareti altissime, nel soggiorno con il divano azzurro dove Mary de Rachewiltz riceve gli ospiti e nel suo appartamento privato, abbarbicato sopra la torre tondeggiante. C’era solo da immaginarlo che questa creatura impavida avrebbe scelto di abitare nel lato più scomodo e impervio dell’intero castello.</p>
<p style="text-align: justify;">Il soggiorno dalle ampie finestre che guardano la valle sottostante e il divano azzurro (“lì mia madre stava distesa e apriva le tende per mostrare il panorama a chi veniva a trovarla”) ospita un’immensa collezione di scarabei egizi, di tutte le forme e colori, ritratti di famiglia alle pareti opera di una nipote e ancora un’infinità di libri: i libri sono ovunque in questa dimora, non solo ricoprono le pareti dal pavimento al soffitto ma stanno accumulati in pile sistematiche, escono da ogni cassetto, occhieggiano da sotto un tavolo, una scrivania, una sedia.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p><figure id="attachment_70193" aria-describedby="caption-attachment-70193" style="width: 271px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-70193" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/09/IMG_9351-225x300.jpg" alt="" width="271" height="361" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/IMG_9351-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/IMG_9351-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/IMG_9351-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/IMG_9351.jpg 960w" sizes="(max-width: 271px) 100vw, 271px" /><figcaption id="caption-attachment-70193" class="wp-caption-text">Paola Tonussi insieme a Mary de Rachewiltz, la figlia di Pound e custode della sua memoria</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parliamo a lungo: dei <em>Cantos</em>, di come Pound scriveva, di come l’hanno trattato (“una ferita ancora aperta” per Massimo Cacciari), di San Michele dov’è sepolto.</strong> Parliamo un poco in italiano e un poco in inglese – molto poundiano tutto questo – e di Venezia, dove Mary torna almeno una volta all’anno per l’anniversario del funerale di Pound.</p>
<p style="text-align: justify;">Verrà anche quest’anno e di certo c’incontreremo di nuovo: Alessandro Rivali (l’amico poeta che ha pubblicato le conversazioni con lei sotto lo splendido titolo desunto da Pound, <em>Ho cercato di scrivere paradiso</em>) e io speriamo di convincerla a venire anche alla presentazione veneziana del libro. Chissà, forse…</p>
<p style="text-align: justify;">Ma sono troppo belli i versi di Pound, per non citarli tutti:</p>
<p><em>I have tried to write Paradise</em><br />
<em>Do not move</em><br />
<em>Let the wind speak</em><br />
<em>that is paradise</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho cercato di scrivere Paradiso<br />
Non ti muovere,<br />
Lascia parlare il vento<br />
Questo è Paradiso (Canto CXX)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mary mi mostra alcune foto rarissime (e inimmaginabili) di suo padre nell’abitino a balze di pizzo del battesimo: ce l’ha ancora e deve tirarlo fuori, lavarlo e inamidarlo per l’ultima nata di famiglia. Fa impressione vedere il mostro sacro del Novecento e della letteratura di ogni tempo abbigliato da pupo vittoriano:</strong> un infante minuscolo sotto le arricciature dei pizzi ma dall’occhio già vivido. Sua figlia gli somiglia in modo sorprendente: negli occhi e nel carattere forte, nella voglia di perfezione che sottende ogni verso tradotto, nella dedizione totale alla poesia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mary de Rachewiltz mi offre tè bollente o acqua e menta, posso scegliere, e sorride ancora quando opto per il tè, rigorosamente al latte – “fa caldo, ma pare giovi contro il caldo” – in un servizio di porcellana finissima che avrebbe fatto la gioia di Gozzano. Mi mostra l’archivio, una cassettiera cubica contenente patrimoni: “pare che non lo possa donare a Yale”, che adesso non possa più lasciare l’Italia.<strong> “Ma il governo italiano cos’ha mai fatto per Pound”? Tuttavia alla sua età non vuole più lottare contro schemi, pregiudizi e burocrazia: l’unica cosa che le importa è finire di ordinare l’archivio, avrebbe bisogno di qualcuno che l’aiuti, “ma lavori davvero”. </strong>Già: “Non importa quale sia l’idea di un uomo, ma a quale profondità abbia quell’idea” affermava Pound.</p>
<p style="text-align: justify;">A Brunnenburg lui ha vissuto dal 1958 fino alla morte, con pause a Venezia. In queste stanze ha terminato i <em>Cantos</em>, il poema immenso che ha dato all’America la sua <em>Divina Commedia</em>. <strong>Qui il vecchio dall’aspetto di profeta che quasi non parlava più cercava il “suo paradiso”, la “luce”, lo “splendore del cuore”. </strong>Sì, perché sosteneva che “<em>Beauty is difficult</em>”, “La Bellezza è difficile” e lui alla fine voleva trovare la pace, esser lasciato solo a “contemplare”. Il castello era diventato un rifugio, uno scrigno e un <em>modus vivendi</em>:</p>
<p style="text-align: justify;">il tempio è sacro perché non è in vendita (Canto XCVII)</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ho detto a Mary come il frammento che apre il libro di Rivali,</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Hast thou 2 loaves of bread</em><br />
<em>Sell one + with the dole</em><br />
<em>Buy straightaway some hyacinths</em><br />
<em>To feed thy soul.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Se hai due pani<br />
vendine uno e con la mercede<br />
compera subito giacinti<br />
per nutrire la tua anima</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>mi ricorda una frase della Campo: “Il destino non è nel campo che si possiede ma nella perla per cui si vende quel campo” e la trova d’accordo quest’analogia nell’anima, quel suo peso specifico con cui veniamo al mondo. </strong>Per alcuni è un dovere, questo “<em>feed the soul</em>”, questo nutrimento dell’anima, o è quasi una predestinazione e poi “parlare più lingue è avere più culture di riferimento”. Così mi versa un’altra tazza di tè, se lo gradisco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti guarda, Mary de Rachewiltz, con gli stessi occhi azzurro cristallo e lo stesso sorriso di Ezra Pound. Poi chiude il libro, “Sì, <em>I have tried to write Paradise</em>” ma non avrebbe voluto vedersi in copertina: c’è un fondo di timidezza in questa donna che ha conosciuto tutti nell’arte del Novecento </strong>e di cui lei stessa fa parte, una discrezione che ha qualcosa di commovente, un raffinatissimo <em>savoir faire</em> che parla sottovoce in un mondo capace solo di travolgere e urlare, un senso di appropriatezza che ti lascia un segno dentro per non farsi dimenticare.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le ho portato un manifestino e il programma di un ciclo di conferenze su <em>Pound e i suoi artisti</em> tenutosi alla <em>Tate Gallery</em> a Londra, nell’anno 1985: avevo frequentato assiduamente quegli incontri con la mia amica Anna.</strong> Mary non ce l’ha e glielo offro subito: lei accetta poi rifiuta, meglio lo tenga tu – dice – “qui ho già troppo a cui badare e se dovessi averne bisogno, so dove trovarlo”. Però me lo sigla: “Visto, si tenga! – MdeR.” E non manca con generosità – la stessa generosità del padre – di donarmi un volume di suoi versi con dedica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei suoi versi si legge di una natura amica e misteriosa:</p>
<p style="text-align: justify;">…la vista<br />
Sui monti è tanto vasta che l’orecchio<br />
‘pari suono ampio chiede’ (<em>Anch’io vorrei…)</em></p>
<p style="text-align: justify;">un “regno di fiori” per “condurci a suon di foglia” (<em>Nel regno dei fiori</em>), un grande amore per le montagne intorno alla propria casa:</p>
<p style="text-align: justify;">affinché duri la viva siepe<br />
di musica che cinge<br />
il castello. (<em>La viva siepe</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">E poi sempre nella lingua magica della poesia traluce in filigrana la preoccupazione per l’“opera”, “l’opera di Pound”:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8230;Ora<br />
chiedo di non spezzare<br />
il filo serico che<br />
mi accingo ad annodare. (<em>Hai forzato la soglia</em>)</p>
<p style="text-align: justify;">Le ore vanno troppo veloci.<br />
<strong>Ci tiene ad accompagnarmi al cancello malgrado il caldo feroce, che non accenna a diminuire: “Mia madre mi diceva: bisogna darsi delle regole <em>and then…</em> <em>stick to it! So I’ll stick to it</em>!”</strong> ossia attenersi alle regole che ci si è dati. Una “regola” di Mary è, dopo lo studio, camminare sempre tutti i giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Scendendo, passiamo accanto al tavolo e alla panchina dal sedile inciso con due versi dal Canto CXVI:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A little light, like a rushlight</em><br />
<em>to lead back to splendour</em></p>
<p style="text-align: justify;">Un po’ di luce, come un barlume<br />
ci riconduca allo splendore</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quello “splendore” Mary de Rachewiltz lo offre a chiunque apra la sua traduzione dei <em>Cantos</em>. </strong>Per frammenti di tempo e di luce me l’ha fatto vivere accanto a lei, al castello di Brunnenburg.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Paola Tonussi</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">**<em>In copertina: Ezra Pound secondo Wyndham Lewis, 1939</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/mary-de-rachewiltz-visita-paola-tonussi/">“Un po’ di luce ci riconduca allo splendore”. Visita a Mary de Rachewiltz, ovvero: quando Ezra Pound era agghindato come un putto&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/pound.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Pound parlava con i gatti, Hemingway scriveva dall’Hotel Riviera, Yeats sognò la sua Bisanzio: tour a Rapallo, l’Eden degli scrittori</title>
		<link>https://www.pangea.news/pound-hemingway-yeats-la-rapallo-degli-scrittori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Jun 2019 06:31:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Rivali]]></category>
		<category><![CDATA[Cantos]]></category>
		<category><![CDATA[Ernest Hemingway]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
		<category><![CDATA[poeti]]></category>
		<category><![CDATA[Rapallo]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[William B. Yeats]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rapallo, ossia l’Eden sognato dagli scrittori. Verrebbe da dire così, osservando quanti Premi Nobel (assegnati o ingiustamente mancati) siano stati calamitati dal Golfo del Tigullio ai primi del Novecento. Tra questi, il primo posto spetta a Ezra Pound, che qui soggiornò in pianta stabile, dopo le delusioni di Londra e Parigi, dal 1924 fino al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/pound-hemingway-yeats-la-rapallo-degli-scrittori/">Pound parlava con i gatti, Hemingway scriveva dall’Hotel Riviera, Yeats sognò la sua Bisanzio: tour a Rapallo, l’Eden degli scrittori</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Rapallo, ossia l’Eden sognato dagli scrittori. Verrebbe da dire così, osservando quanti Premi Nobel (assegnati o ingiustamente mancati) siano stati calamitati dal Golfo del Tigullio ai primi del Novecento. Tra questi, il primo posto spetta a Ezra Pound, che qui soggiornò in pianta stabile, dopo le delusioni di Londra e Parigi, dal 1924 fino al 1945 e che qui tornò spesso dopo il 1958</strong>, l’anno in fui liberato dalla lunga prigionia del manicomio criminale di Washington.</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Bacigalupo, massimo studioso poundiano e insostituibile <em>genius loci</em>, ricorda che per il poeta americano il Tigullio fu una sorgente continua di ispirazione, così come i personaggi che lo animavano. Il poeta acceso dal demone della <em>curiositas</em> non poteva restare indifferente alle tradizioni secolari della città: «I marinai che scaricavano con grazia e agilità la sabbia dai leudi [tipo di imbarcazione a vela latina, <em>ndr</em>] ricordavano a Pound gli uomini d’Ulisse, “col cappello frigio”. I botti di mortaretti, le feste di luglio mai sufficientemente deprecate, non lo offendevano ma gli ricordavano le feste pagane. Un grande tema ricorrente nei <em>Cantos</em> è quel gesto che si ripete ogni anno il 3 luglio, la posa nell’acqua del golfo di lumini galleggianti che la tramontana sospinge al largo. Offerte a Nettuno, alla Madonna, alla dea della fertilità per cui Adone sparse il suo sangue. I lumini sono rossi. Presso gli altari, di Giovedì santo, è disposta un’erba bianca appositamente cresciuta al buio che ripete dopo millenni – suggeriscono i <em>Cantos</em>, nostra guida Michelin – la pratica dei “giardini di Adone”» (Introduzione a <em>Ezra Pound – un poeta a Rapallo</em>, a cura di Massimo Bacigalupo, San Marco dei Giustiniani, Genova 1985, p. 5).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pound, nuovo Ulisse, poteva trasformare queste immagini di mare in vivida poesia, come accadde per esempio quando scrisse il Canto 47, redatto proprio a Rapallo nel 1937: </strong>«Le lampare vanno alla deriva nella baia / Dove il mare le artiglia. / con la bassa marea beve Nettuno / Tamuz! Tamuz!!! / la fiamma rossa muove verso il mare. / Da questa porta tu sei misurato. / Dalle lunghe hanno calato luci sul mare, / E la corrente le attira. / Ringhiano i cani di Scilla ai piedi dello scoglio, / Candidi denti rodono la roccia, / Ma nella pallida notte le lampade vanno alla deriva / TU DIONA / KAI MOIRAI ADONIN / L’onda è striata rossa da Adone, / Guizzano rossi i lucignoli nelle coppette. / Intorno all’altare spunta il grano / fioritura di seme veloce».</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’attività di Pound a Rapallo fu febbrile: innumerevoli articoli, il libro <em>Jefferson e/o Mussolini</em>, <em>Guide to Kulchur</em>, <em>Carta da visita</em>, <em>Oro e lavoro</em>, <em>Confucio: studio integrale</em>&#8230; e naturalmente la stesura dei suoi <em>Cantos</em>,</strong> in cui fece confluire tutto il lunghissimo apprendistato poetico precedente (le poesie romantiche della giovinezza, gli idilli delle traduzioni di <em>Catai</em>, le nervature incendiarie della Sestina Altaforte, che è meraviglioso ascoltare nella lettura d’Autore a colpo di clic su Youtube). Per chi non avesse confidenza con il poema poundiano, ecco l’efficace sintesi di Bacigalupo: «Pound lavorò tutta la vita a un progetto di grande poema, <em>The Cantos</em>, che fosse insieme la storia del mondo e di sé stesso, una nuova <em>Odissea</em> in quanto racconto del ritorno di un esule alla patria-terra promessa, e una nuova <em>Divina Commedia</em> in quanto faticosa salita dagli Inferi a un Paradiso erotico e visionario. Solo che ciò che nei modelli classici avveniva linearmente, attraverso una narrazione, in Pound, poeta di immagini e intuizioni fulminee, avviene circolarmente&#8230;» (Ezra Pound, <em>Canti postumi</em>, Mondadori, Milano 2002, p. VII).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La «fucina» di Pound era in via Marsala 12/5 (oggi per il turista è il 20/5). Del suo interno ha lasciato una vivacissima descrizione James Laughlin, giovane aspirante poeta che su incitamento di Pound mise in secondo piano la vocazione artistica per fondare le edizioni New Directions,</strong> gloriosa Casa dei modernisti angloamericani: «Dietro alla grande terrazza c’erano quattro o cinque piccole stanze, arredate con la semplicità cara a Pound: lui stesso aveva costruito la maggior parte dei tavoli e delle sedie con dei pezzi di legno trovati nelle botteghe locali. C’erano le belle sculture di Gaudier, piccole ma molto pure, e, fra le pitture, un notevole Max Ernst, ammirevole astrazione di due conchiglie bianche. Dei disegni di Wyndham Lewis si trovavano nel piccolo salotto di Dorothy Pound, oltre ad alcuni schizzi di lei, eseguiti con molto talento. Scaffalature fabbricate da Pound erano disposte in basso lungo i muri: c’erano dei libri, meno numerosi di quanto non ci si sarebbe attesi. Pound li selezionava sempre con cura e s’era sbarazzato di quelli che non erano degni del “canone” (l’espressione è mia). <strong>Ricordo l’ordine che regnava nel suo studio, un piccolo ufficio fra la sala d’ingresso e quella di Dorothy, che altrimenti sarebbe stato un caos. La corrispondenza in corso, che abbracciava tutto il globo, era attaccata con puntine e in cartelle a fibbie, disposte lungo il muro dietro la sua poltrona. Le matite e le forbici erano appese a spaghi che scendevano dal soffitto, perché non si perdessero fra le carte sparse sul tavolo.</strong> (A quel tempo le spese postali dovevano rappresentare la voce principale fra le sue uscite). Gran parte di questa corrispondenza era di natura pedagogica: era solito rispondere a ogni giovane scrittore e a ogni editore, fornendo agli uni le liste di lettura e critica e suggerendo agli altri linee d’azione atte a diffondere i suoi principi critici ed economici. [&#8230;] L’insegnamento (gratuito) di Pound era condotto presso l’Ezruniversità senza cerimonie e sempre conversando. Cominciava a pranzo (Pound lavorava ogni mattino) e continuava spesso dopo la siesta, nel corso delle lunghe passeggiate che i Pound facevano sui dirupi in cima alle montagne dietro Rapallo, attraverso piccoli orti a terrazzamenti e uliveti. Il greco o il provenzale suonavano bene all’orecchio fra i grigi della pietra, il verde degli ulivi e il bagliore di quel mare antico, tanto blu là in fondo alla baia&#8230;» (<em>Ezra Pound – un poeta a Rapallo</em>, cit., p. 74).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p><figure id="attachment_67843" aria-describedby="caption-attachment-67843" style="width: 388px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-67843" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/06/hemingway-e1559888704608-300x177.jpg" alt="" width="388" height="229" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/hemingway-e1559888704608-300x177.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/hemingway-e1559888704608-768x454.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/hemingway-e1559888704608-1024x605.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/hemingway-e1559888704608-1320x780.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/hemingway-e1559888704608.jpg 1608w" sizes="(max-width: 388px) 100vw, 388px" /><figcaption id="caption-attachment-67843" class="wp-caption-text">Ernest Hemingway a Rapallo, negli anni Cinquanta</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Rapallo era celebre per gli alberghi sul lungomare. Ed è un peccato che alcuni di questi testimoni di un’età dorata siano chiusi da anni. Sono gli stessi che videro, nei giardini prospicienti, le camminate di Hemingway e di Yeats (questi sì, Nobel riconosciuti). <strong>L’autore di <em>Addio alle armi</em> si fermò all’Hotel Riviera nel 1923 scrivendo il racconto <em>Cat in the rain</em>. Ecco l’<em>incipit</em> del racconto: «Cerano solo due americani alloggiati in quell’albergo. </strong>Non conoscevano nessuna delle persone che incontravano per le scale quando andavano e venivano dalla loro stanza. La loro stanza era al primo piano e dava sul mare. Dava anche sul giardino pubblico e sul monumento ai caduti. Nel giardino pubblico c’erano grandi palme e panchine verdi. Col tempo bello c’era sempre un pittore col suo cavalletto. Ai pittori piaceva come crescevano le palme, e i vivaci colori degli alberghi affacciati sul giardino pubblico e sul mare. Gli italiani venivano da lontano a vedere il monumento ai caduti, che era di bronzo e luccicava sotto la pioggia. Pioveva. La pioggia gocciolava dai palmizi. L’acqua stagnava nelle pozzanghere sulla ghiaia dei sentieri. Il mare si rompeva in una lunga riga sotto la pioggia e scivolava sul piano inclinato della spiaggia per tornare su a rompersi di nuovo in una lunga riga sotto la pioggia».</p>
<p style="text-align: justify;">Per la cronaca, il monumento ai caduti era opera (1921) di Giacinto Pasciuti (suoi alcuni splendidi marmi al cimitero di Staglieno), e venne fuso durante la guerra a causa della penuria di materiale bellico. Durante la permanenza di Hemingway, fu presente anche il pittore Henry Strater che non si lasciò sfuggire l’occasione di ritrarre il giovane scrittore con la moglie Hadley, che, come apprendiamo in <em>Festa mobile</em>, aveva appena smarrito i manoscritti del marito: «I ritratti di Hem e quello di Hadley, una bellissima rossa, furono dipinti nella loro stanza in un albergo di Rapallo. Tutti i primi manoscritti di Hem erano appena stati perduti, ed egli stava componendo e rivedendo i racconti condensati in poche righe poi pubblicati col titolo <em>In our time</em>, che posero le fondamenta del suo stile. Per esercizio, facevamo del pugilato al pian terreno, e come pubblico c’era solo un tassista italiano che a volte era tanto interdetto dalla nostra idea di divertimento che dimenticava di indicare la fine delle riprese» (Massimo Bacigalupo, <em>Angloliguria</em> – <em>Da Byron a Hemingway</em>, <em>Il Canneto</em>, Genova 2017, p. 154).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non lontano dagli Hotel, in Corso Colombo 36, soggiornò William Butler Yeats, chiamato a Rapallo proprio da Pound. </strong>Così lo ricorda la targa accanto al portone d’ingresso di Palazzo Cardile: «Qui visse e operò nel 1928-1930 / William Butler Yeats (1865-1939) / poeta irlandese, premio Nobel 1923 / Montagne che riparano la baia da ogni / vento fuor che quello del sud, case / riflesse in un mare quasi immobile&#8230; / un’altana a veranda che ricorda un / dipinto cinese, la linea sottile di / Rapallo, di madreperla spezzata, lungo / il bordo dell’acqua&#8230; dove troverei un / posto migliore&#8230; per trascorrervi gli / inverni che ancora mi restano?».</p>
<p style="text-align: justify;">La targa prende spunto da un ricordo di Yeats del 1928 che continuava così: <strong>«Sulla lunga banchina lungo il mare passano contadini e operai italiani, gente che esce dalle piccole botteghe, un celebre drammaturgo tedesco, il fratello del barbiere che sembra un professore di Oxford, un capitano inglese in pensione, un principe italiano discendente di Carlo Magno e non più ricco di tutti noi, alcuni turisti in cerca di tranquillità. </strong>Non essendoci né un grande porto colmo di panfili, né una grande spiaggia dorata, né grandi sale da ballo, né un grande casinò, i ricchi portano altrove le loro dure vite» (<em>Ieri a Rapallo</em>, cit., p. 15).</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è ancora Yeats a informarci della passione di Pound per i gatti rapallesi: <strong>«Qualche volta verso le dieci lo accompagno su una strada che ha da una parte gli alberghi, dall’altra delle palme e il mare, e qui, avendo tratto di tasca ossa e pezzi di pane, incomincia a chiamare i gatti. Conosce la storia di ognuno di essi:</strong> quello pezzato sembrava uno scheletro finché non ha cominciato a cibarlo; quello grasso e grigio è il favorito d’un proprietario d’albergo, non mendica mai ai tavoli degli ospiti ed estromette dal giardino i gatti che non appartengono all’albergo; questo gatto nero e quello grigio laggiù hanno combattuto sul tetto d’un palazzo di quattro piani qualche settimana fa, sono precipitati in una girandola di unghie e pelo e ora si evitano» (<em>Ieri a Rapallo</em>, cit., p. 81).</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora due curiosità su Yeats: dopo essere stato malato e avere redatto il proprio testamento, nell’inverno del 1930 si spostò nell’incantevole posizione di Portofino Vetta, dove iniziò a sognare la sua «Bisanzio». Il suo appartamento fu quindi affittato dai genitori di Pound, Homer e Isabel.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandro Rivali</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*</strong><em>Il reportage di Alessandro Rivali, di cui si riproduce un brandello, sarà pubblicato per esteso nel numero prossimo di <a href="https://www.edizioniares.it/it/contents/Studi-Cattolici/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Studi Cattolici”</a>, il 700</em></p>
<p><em>**In copertina: Ezra Pound a Rapallo, dopo essere tornato in Italia dalla prigionia al St. Elizabeths di Washington</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/pound-hemingway-yeats-la-rapallo-degli-scrittori/">Pound parlava con i gatti, Hemingway scriveva dall’Hotel Riviera, Yeats sognò la sua Bisanzio: tour a Rapallo, l’Eden degli scrittori</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Quando W.H. Auden difendeva Ezra Pound (era il 1949) e scriveva che “la biblioteca di un poeta ci svelerà qualcosa riguardo le sue opere molto di più della sua infanzia e della sua fidanzatina al parco”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2019 07:59:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ho davanti agli occhi un testo breve dove Auden difende Pound. Siamo nel 1949. La Biblioteca del Congresso USA da sei anni si era dotata di un comitato per decretare il vincitore del premio alla poesia, il Bollingen. Questa dotta adunanza fu d’accordo nell’insignire Pound del premio per i Pisan Cantos ma, siccome nel ’49 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/auden-difende-pound-testo-del-1949/">Quando W.H. Auden difendeva Ezra Pound (era il 1949) e scriveva che “la biblioteca di un poeta ci svelerà qualcosa riguardo le sue opere molto di più della sua infanzia e della sua fidanzatina al parco”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho davanti agli occhi un testo breve dove Auden difende Pound. Siamo nel 1949. La Biblioteca del Congresso USA da sei anni si era dotata di un comitato per decretare il vincitore del premio alla poesia, il Bollingen. <strong>Questa dotta adunanza fu d’accordo nell’insignire Pound del premio per i <em>Pisan Cantos</em> ma, siccome nel ’49 Ezra si trovava ancora internato all’ospedale per fuggire alla forca, la patata bollente fu passata al consiglio accademico di Yale.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E i professori universitari furono più imbarazzati nella scelta: prima si votò in quattordici (8/14 per Ezra), poi in dodici (10/12), Pound la spuntò ma ci furono varie ‘conversioni’ a suo favore da una seduta all’altra. Queste amene storielle si leggono nelle note del terzo volume di <em>Prose </em>di Auden, un bel tomo stampato da Faber&amp;Faber nel 2008 che raccoglie articoli di giornali e saggetti per riviste usciti tra 1949 e 1955, quando Auden ha già dato quel che doveva in poesia e si cimentava nell’impresa di spiegare come i <em>Cantos </em>fossero da trattare alla stregua di materiali per gente adulta, che non si lascia sopraffare da attacchi nervosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il testo in difesa di Pound risale al maggio del 1949, esattamente settant’anni fa.</strong> Il punto saliente è che uscì su <em>Partisan Review</em>, notoriamente a sinistra; ma Auden vi era sempre accolto benché con <em>understatement </em>cantasse un’altra musica. Giudicate voi dal testo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prima percorrete un altro testo che fa da ‘corridoio’ di ingresso per capire come la vedeva in generale Auden in materia creativa. Il saggio è del 1952 e a detta del curatore ‘patrimoniale’ di Auden (Edward Mendelson, il cognome garantisce che non è antisemita) è sul genere delle note per <em>La mano del tintore. </em>Questo saggetto in realtà è soprattutto ironico e porta il titolo di <em>Hic et ille</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La copia di <em>Prose</em> che ho davanti a me era sperduta in una delle ultime librerie antiquarie di Oxford: caso volle fosse un deposito di collegio cattolico.</strong> Quando si dice “la tradizione”, insomma.</p>
<p style="text-align: justify;">Si spera che anche l’Italia dopo settant’anni possa affacciarsi a questa calma di persone intelligenti, quando ci si volge indietro a considerare la storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Andrea Bianchi</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img decoding="async" class="size-medium wp-image-67696 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/05/libro-auden-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro-auden-198x300.jpg 198w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro-auden-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro-auden.jpg 329w" sizes="(max-width: 198px) 100vw, 198px" />Hic et ille</em></p>
<p style="text-align: justify;">Le opere d’arte si appaiano tra di loro più di quel che non succeda tra l’opera e il suo creatore. <strong>La biblioteca del poeta ci svelerà qualcosa riguardo le sue opere molto di più della sua infanzia e della sua fidanzatina al parco appena maggiorenne.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È altresì vero, come pare, che le esperienze infantili segnano la personalità più a fondo di quelle provate in età adulta. Perciò la biblioteca della <em>nursery </em>sarà la guida più sicura per la comprensione del nostro poeta. Con ‘biblioteca’ intendo i libri che furono letti con passione prima di acquisire qualche nozione critica. Eccovi la mia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per la narrativa d’invenzione: tutte le opere di Beatrix Potter, Lewis Carroll, poi <em>La sirenetta</em> di Andersen, le leggende islandesi e tutto Sherlock Holmes.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per la poesia lo <em>Pierino Porcospino</em> di Hoffmann più gli inni antichi e moderni della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la narrativa seria: <em>Vita sotterranea</em>, <em>Attrezzature per la miniera</em>, <em>A caccia di piombo e zinco nel Northumberland</em> oltre a <em>Pericoli per la salute </em>che era un trattato vittoriano di idraulica domestica.</p>
<p style="text-align: justify;">All’età di quindici anni sviluppai un interesse determinato per la poesia e il mio gusto si formò su Walter de la Mare. Pochi anni dopo lessi i critici letterari e i due che mi colpirono di più, senza che cambiassi opinione in prosieguo di tempo, furono il dottor Johnson e il Professor Ker.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In sostanza, se le opere d’arte potessero venir create da adulti solo per ‘ispirazione’, cioè in modo automatico, la creatività diverrebbe un’operazione così noiosa e sgradevole</strong> che solo dei compensi in moneta sonante (o qualche titolo onorifico) potrebbero spronare un uomo a farsi artista.</p>
<p style="text-align: justify;">La Pitonessa, la vera ispirata della storia, sosteneva di dare a chi la interpellasse il suo buon consiglio per la vita a venire; mai sostenne di dare insegnamenti di poesia.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La questione del premio a Pound</em></p>
<p style="text-align: justify;">Condivido in pieno la preoccupazione espressa da Mr Barnett su questo foglio che la critica attuale è tutta presa dalla forma e sprezza il contenuto. Anche se forse questo è un problema collaterale persino per Mr Barnett. Nell’esprimere le mie idee desidero sia ben chiaro che parlo puramente a nome mio e non mi erigo a rappresentare altri colleghi coi quali mi si potrebbe associare in futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Né la teoria platonica e tolstoiana dell’arte come catarsi (in ultima analisi fenomeno da bandire), né quella che rappresenta il male come perversione del bene (e l’uomo peccatore e dotato di scelta ne è l’argomento), ebbene nessuna di queste due visioni predispongono o sono in grado di dirci qualcosa sulla censura. <strong>Quali che siano le sue intenzioni, un’opera d’arte non può spingere un lettore a farsi leggere con distacco</strong>, né può vietargli di farsi impiegare come stimolo o scusa per sensazioni che il lettore dovrebbe condannare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ognuno di noi, ne sono sicuro, ha letto qualche libro del quale sapeva, mentre lo teneva per le mani o in seguito, che costituiva qualcosa di male per altre persone: e questo a prescindere dal suo merito artistico e dai danni che provocava, altrimenti il nostro lettore sarebbe uno schiavo incapace di scegliere <em>proprio quel libro in quanto opera di valore artistico</em>. Ad esempio, la lettura de <em>La carogna </em>di Baudelaire non è indicata per i necrofili.</p>
<p style="text-align: justify;">Per sfortuna l’antisemitismo è qualcosa che i Gentili conoscono bene (talvolta) ed è, questo rileva, un sentimento del quale la maggior parte delle persone non prova vergogna. Finché le cose stanno così, questi signori vanno trattati alla stregua di infanti che non abbiano ancora raggiunto l’età del giudizio in materia e sarà loro vietato, di conseguenza, qualsiasi libro che tratti di Ebrei – senza andar per il sottile, sarà loro proibito sia il <em>New York Post </em>detenuto da azionisti ebrei, che il pericoloso manufatto di dieci anni fa, <em>Der Stürmer</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se quanto detto fin qui risulta verosimile e i nostri infanti leggessero i <em>Pisan Cantos</em>, sarei a favore della censura (stessa azione da intraprendere per la trasposizione su grande schermo di <em>Oliver Twist</em>). Ma questo non mi avrebbe impedito di premiare l’opera di Pound prima di dichiarare bandita la sua opera.</strong> Però qui siamo nell’inverosimile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Wystan Auden</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*La traduzione italiana è di Andrea Bianchi. Di te e di me si parla, lettore, di noi italiani che vediamo la censura un po’ qui e un po’ là. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>**In copertina: W.H. Auden discute con Benjamin Britten</em></p>
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		<title>Imperniato sull’invariabile. Ezra Pound ha studiato la Cina prima di tutti: è ora di riscoprire il suo Confucio “proibito”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2019 04:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1949, nel Postscriptum a Guide to Kulchur, Ezra Pound mette in cima ai libri da usare “come sestante”, cioè come orientamento nel mondo disastrato, “Confucio e Mencio”, “I Quattro Libri contengono le soluzioni di tutti i problemi di condotta che possono sorgere”. Il problema di Pound è fondere l’atto allo scritto, il gesto lirico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ezra-pound-traduzioni-da-confucio/">Imperniato sull’invariabile. Ezra Pound ha studiato la Cina prima di tutti: è ora di riscoprire il suo Confucio “proibito”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 1949, nel <em>Postscriptum</em> a <em>Guide to Kulchur</em>, Ezra Pound mette in cima ai libri da usare “come sestante”, cioè come orientamento nel mondo disastrato, “Confucio e Mencio”,</strong> “<em>I Quattro Libri </em>contengono le soluzioni di tutti i problemi di condotta che possono sorgere”. Il problema di Pound è fondere l’atto allo scritto, il gesto lirico con la scelta di vita, l’etica all’estetica. Agire sulla grammatica significa plasmare la Storia, la parola è un corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-67363 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/05/libro1-3-207x300.jpg" alt="" width="171" height="248" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro1-3-207x300.jpg 207w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro1-3.jpg 423w" sizes="(max-width: 171px) 100vw, 171px" />Quando Ezra Pound comincia, politicamente, a crollare, sfinito dalla Storia, si aggrappa a Confucio. “Nessun filosofo fu così conscio delle basi etiche necessarie all’organizzazione statale”,</strong> scrive Pound, dando lettura poliedrica del saggio cinese, “a chi volesse confrontare la dottrina e il metodo di Confucio col pensiero occidentale”, citando il <em>De Vulgari Eloquentia</em>, l’<em>Etica Nicomachea </em>di Aristotele, l’<em>Odissea. </em>Il <em>Chung Yung. L’asse che non vacilla </em>di Confucio, secondo la versione di Pound, è pubblicato nel 1945 per le Edizioni Popolari, a Venezia, <strong>ma “fu dato quasi interamente alle fiamme subito dopo la Liberazione perché sospetto di propaganda in favore dell’Asse Berlino-Roma-Tokio”</strong> (Mary de Rachewiltz nella <em>Cronologia </em>al ‘Meridiano’ Mondadori che accoglie le <em>Opere scelte </em>di Pound).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">L’interesse di Pound per la poesia cinese è antico, si sa: nel 1915 escono le sue traduzioni-riscritture di alcune liriche classiche in <em>Cathay</em>, libro magnetico, fondamentale per gli ‘imagisti’. L’anno dopo questo vagabondo dei linguaggi mette testa nel teatro ‘No’ giapponese, con complicità di William B. Yeats. Ma Confucio – cioè: la fusione tra prassi politica e visione estetica – gli accade durante il Fascismo, durante il crollo. Confucio, piuttosto, è l’unico interlocutore di Pound durante la prigione nel campo di Pisa e poi nel manicomio criminale di Washington <strong>(“Il 3 maggio due partigiani vengono a prelevarlo. Si mette in tasca il volume di Confucio che stava traducendo e li segue”).</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli <em>Analecta </em>di Confucio escono nel 1951 e, a dire della figlia Mary, sono un libro miliare: “Sta negli <em>Analecta</em> la risposta al silenzio di Pound:</strong> una forma di sincerità elevata al grado di atarassia oltre la definizione originaria di Democrito e della dottrina atomistica, a cui si era a lungo esercitato”. Nel 1954 il lavoro continua con la pubblicazione di <em>The Classic Anthology Defined by Confucius</em>, cioè “L’antologia classica cinese”, come è pubblicata nel 1994 da Scheiwiller. Costruire una tradizione culturale, coinvolgere il potente nella prassi letteraria: Pound vuole sostituire Confucio a Gramsci?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-67364 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/05/libro2-4-216x300.jpg" alt="" width="182" height="253" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro2-4-216x300.jpg 216w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro2-4-768x1068.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro2-4-737x1024.jpg 737w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro2-4.jpg 1079w" sizes="(max-width: 182px) 100vw, 182px" />Nel 1985 Alfredo Giuliani firma su <em>la Repubblica </em>un articolo su Ezra Pound, “il personaggio più bizzarro e più anomalo della poesia di questo secolo”, dal titolo fin da subito fuorviante, <em>Per Confucio eia eia alalà. </em><strong>Secondo Giuliani, il poeta “proietta su Mussolini e sul fascismo il paradigma mitico di Confucio e della sua società gestita da buon governo!”.</strong> Se è per questo, anche Mao Tse-Tung si rivolgeva allo ‘statista’ Confucio per operare il proprio ‘buon governo’. In realtà, il lavoro dentro Confucio – che dura quanto l’internamento di Pound – ha esiti poetici assoluti, nella <em>Section: Rock-Drill </em>dei Cantos, ad esempio, pubblicata nel 1955. In quello stesso anno, in cui Pound ne fa 70, Vanni Scheiwiller – che di anni ne ha 21 – si fa promotore di una petizione per liberare il poeta. L’esito, parziale, è un articolo di Giovanni Papini sul ‘Corriere della Sera’ (titolo: <em>Domandiamo la grazia per un poeta</em>), una sfilza di firme raccolte (quelle, tra gli altri, di: Riccardo Bacchelli, Attilio Bertolucci, Carlo Betocchi, Piero Bigongiari, Giorgio Caproni, Emilio Cecchi, Libero de Libero, Alfonso Gatto, Virgilio Giotti, Piero Jahier, Carlo Levi, Mario Luzi, Eugenio Montale, Alberto Moravia, Marino Moretti, Aldo Palazzeschi, Giovanni Papini, Alessandro Parronchi, Enrico Pea, Sandro Penna, Vasco Pratolini, Mario Praz, Salvatore Quasimodo, Clemente Rebora, Umberto Saba, Camillo Sbarbaro, Vittorio Sereni, Ignazio Silone, Leone Traverso, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Cesare Zavattini), ma nessun esito di sostanza (qui <a href="http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/Liberate_il_poeta_Pound.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un articolo di Carlo Pulsoni</a> sul tema).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In <em>Rock-Drill</em>, in suprema coincidenza, l’ideogramma dialoga con il geroglifico, l’annotazione medioevale con le citazioni in greco, Roosevelt con Zeus, Brancusi con l’epoca T’ang.</strong> Alcuni brandelli poetici hanno la leggerezza di ritratti sull’acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">che il corpo di luce esca dal</p>
<p style="text-align: justify;">            corpo di fuoco</p>
<p style="text-align: justify;">E che gli occhi tuoi salgano in superficie</p>
<p style="text-align: justify;">                    dal profondo immersi,</p>
<p style="text-align: justify;">Reina – per 3 secoli,</p>
<p style="text-align: justify;">             e ora sprofondati</p>
<p style="text-align: justify;">Che i tuoi occhi escano dalle grotte</p>
<p style="text-align: justify;">                illuminando</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <em>Thrones</em>, anche i <em>Drafts &amp; Fragments </em>sono aureolati dall’affinità con Confucio. <strong>Piuttosto, la lettura di Confucio precisa la delicatezza epigrammatica di Pound, parole dove ferocia e grazia si temperano. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cadono ragni e scorpioni!</p>
<p style="text-align: justify;">Fa luce contro il veleno che cade!</p>
<p style="text-align: justify;">Un vento di tenebra s’abbatte sulla foresta</p>
<p style="text-align: justify;">               la candela oscilla</p>
<p style="text-align: justify;">                              fievole</p>
<p style="text-align: justify;">Lux enim –</p>
<p style="text-align: justify;">               contro questa tempesta.</p>
<p style="text-align: justify;">La forma di marmo fra i pini,</p>
<p style="text-align: justify;">               L’altare intravisto</p>
<p style="text-align: justify;">dalle radici di sequoia</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">I libri di Pound intorno a Confucio, pubblicati da Scheiwiller, gli <em>Analecta</em> e <em>L’antologia classica cinese</em>, dovrebbero tornare in auge – che lungimiranza sfondare la Cina nel suo cuore. Invece. Li dicono fuori catalogo o esauriti. Di Pound si dice tanto, si pubblica un po’ a caso, ciascuno squarta il poeta dal lato che più gli conviene. <strong>Ma sentite che bello il Confucio-Pound: “L’uomo di razza s’impernia sull’invariabile e ha fede. </strong>Ritirarsi dal mondo non visto, senza essere irritato, la sua sapienza ignota, solo il santo o il savio possono farlo”. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ezra-pound-traduzioni-da-confucio/">Imperniato sull’invariabile. Ezra Pound ha studiato la Cina prima di tutti: è ora di riscoprire il suo Confucio “proibito”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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