<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Alberto Sordi Archivi - Pangea</title>
	<atom:link href="https://www.pangea.news/tag/alberto-sordi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pangea.news/tag/alberto-sordi/</link>
	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Jun 2022 04:21:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.11</generator>
	<item>
		<title>“Io so’ io e voi non siete un ca**o”. Alberto Sordi, una maschera</title>
		<link>https://www.pangea.news/alberto-sordi-maschera-fiesoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 04:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Fiesoli]]></category>
		<category><![CDATA[Anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Risi]]></category>
		<category><![CDATA[Oreste Del Buono]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pangea.news/?p=91341</guid>

					<description><![CDATA[<p>Viva eppure morta, presente e assente contemporaneamente, a rischio ma salva, vincente e sconfitta allo stesso tempo. La maschera di Alberto Sordi ha prodotto precarietà su due piani distinti: da un lato è stato il simbolo di un cinema, quello italiano degli anni Sessanta, fondato in buona parte sul concetto di provvisorietà – un florilegio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/alberto-sordi-maschera-fiesoli/">“Io so’ io e voi non siete un ca**o”. Alberto Sordi, una maschera</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Viva eppure morta, presente e assente contemporaneamente, a rischio ma salva, vincente e sconfitta allo stesso tempo. <strong>La maschera di Alberto Sordi ha prodotto precarietà su due piani distinti: da un lato è stato il simbolo di un cinema, quello italiano degli anni Sessanta</strong>, fondato in buona parte sul concetto di <em>provvisorietà</em> – un florilegio di intrecci irrisolti e di situazioni di disordine strutturale, di viaggi privi di obiettivi e di rapporti fugaci, di crisi mentali e di travolgimenti economici – e dall’altro ha tradotto una simile incertezza su dei corpi messi di frequente in discussione in termini fisici prima ancora che morali. <strong>Uno stato di crisi del corpo in grado di richiamare l’ambiguità di certi personaggi del cinema anni Dieci</strong> sia sul versante della serialità francese che su quello della comica sennettiana. Una maschera in bilico.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Anche quando Fantomas è se stesso in realtà non è mai tale; in lui la maschera è tutto ciò che più somiglia a un’essenza, la sostanza della sua profonda inesistenza”. </strong></p><cite><em>Monica Dall’Asta, “Trame spezzate”</em></cite></blockquote>



<p><strong><em>Vivo e morto</em></strong></p>



<p>Sordi è presente e assente quando in<em> Mafioso</em> di Alberto Lattuada viaggia verso New York rinchiuso in una cassa a prova di volo intercontinentale: la famiglia lo crede fuori casa per una battuta di caccia, lui invece sta ricevendo istruzioni nella grande mela, pronto a sparare su commissione e a coricarsi di nuovo nell’imballaggio di legno per tornare in Sicilia, da dove era partito poche ore prima. La trovata di Age e Scarpelli in sede di sceneggiatura era stata tanto curiosa quanto apparentemente poco credibile: poteva un sicario andare e tornare da New York in aereo all’interno di una cassa che lo avrebbe reso irrintracciabile? “Impossibile”, avevano detto Sordi e Lattuada. “Facciamo due versioni”, aveva proposto De Laurentiis, una con la cassa e una senza. Le proiezioni di test avevano dato ragione ai due sceneggiatori, la cui trovata avrebbe fatto del personaggio interpretato da Sordi un uomo doppiamente esistente e doppiamente assente, sia nel gioco degli alibi – è in Sicilia ma è a New York – che in quello del nascondimento – è sull’aereo ma non c’è.</p>



<p>Un corpo allora non solo presente e mancante, ma anche simbolicamente vivo e morto, cioè pronto all’azione ma tumulato allo stesso tempo. Un corpo dormiente à la <em>Nosferatu</em>, dunque, simbolo per eccellenza, non a caso, della precarietà del fisico, della condizione alternata di vita/notte e di morte/giorno. Due anni dopo l’uscita del film una spia israeliana si sarebbe curiosamente sottoposta allo stesso trattamento: venne scoperta a Fiumicino dentro a una cassa tale e quale a quella di finzione, generando un cortocircuito tra farsa e tragedia perfettamente aderente alla maschera-Sordi:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Un giornalista domandò a Lattuada com’era possibile quella coincidenza […] lealmente, Alberto rispose al giornalista che avrebbe dovuto rivolgersi a noi per una risposta pertinente […] Conclusione: anche le spie ci copiano?”</strong></p><cite><em>Age e Scarpelli</em></cite></blockquote>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="527" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-sordi-in-mafioso-e1655123904745-1024x527.jpg" alt="" class="wp-image-91342" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-sordi-in-mafioso-e1655123904745-1024x527.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-sordi-in-mafioso-e1655123904745-300x154.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-sordi-in-mafioso-e1655123904745-768x395.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-sordi-in-mafioso-e1655123904745-1536x791.jpg 1536w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-sordi-in-mafioso-e1655123904745-600x309.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/immagine-1-sordi-in-mafioso-e1655123904745.jpg 1570w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>A rischio e salvo</em></strong></p>



<p>È un corpo precario che gioca con la presenza e con l’assenza anche quando interpreta l’Oreste Jacovacci de <em>La grande guerra</em>. La fucilazione finale lo annulla, ma su un piano meta-cinematografico non fa che inaugurarne la ricorsività degli anni successivi. <em>La grande guerra </em>vince infatti il Leone d’oro a Venezia nel ’59 e il suo successo – grazie anche a quel finale amaro, inizialmente scartato – apre la lunga stagione della commedia all’italiana, dunque quella della riproposizione seriale della sua maschera, qui abbattuta e poi rinata in un intero filone.</p>



<div type="product" ui="style-3" ids="90794" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Ecco che poco tempo dopo, quando Dino Risi gira <em>Una vita difficile, </em>essa torna a mettersi a rischio: qui Sordi interpreta un partigiano che in cerca di un riparo viene scoperto da un tedesco e minacciato di morte. Come ricorda Mario Tedeschini Lalli nel suo <em>Nazisti a Cinecittà</em>, l’attore che interpreta il soldato è Borante Domizlaff, ex Maggiore delle SS e uomo dello <em>Sicherheitsdienst</em>, nonché responsabile della rappresaglia delle Fosse Ardeatine. Erano anni di grande richiesta di attori che sapessero ricoprire con credibilità il ruolo del nazista, e Borante Domizlaff, come avrebbe poi confermato Priebke negli anni ’90, “sembrava un perfetto tedesco”. L’integrità fisica della maschera-Sordi è dunque messa a rischio da una letterale incarnazione di morte, simbolo di pericolo fisico anche e soprattutto fuori dalla finzione, fermata prima dell’esecuzione soltanto dall’intervento di un terzo personaggio. &nbsp;Si tratta quindi di un corpo che non solo agisce nel contesto della guerra, palcoscenico di fisicità precaria per definizione, ma che all’interno di essa gioca con l’avversario più metaforico, in una rete di richiami extra-cinematografici in grado di collocare la maschera in una cornice che è sia rischiosa che salvata.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="786" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/09-uma-vida-difc3adcil.jpg" alt="" class="wp-image-91343" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/09-uma-vida-difc3adcil.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/09-uma-vida-difc3adcil-300x230.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/09-uma-vida-difc3adcil-768x590.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/09-uma-vida-difc3adcil-600x461.jpg 600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Bullo e vittima</em></strong></p>



<p>C’è chi gli ha dato del “nichilista di destra” (Elio Petri) e chi lo ha definito “la parte nascosta dell’italiano medio” (Ettore Scola); chi ne ha fatto un refrain distruttivo (Nanni Moretti) e chi un egoista in odor di misoginia (“E che, sono matto? Adesso mi porto un’estranea in casa mia, ma vedi un po’”, pare dicesse a chi gli chiedeva del matrimonio). Certe definizioni perentorie hanno alimentato la parte più vittimistica della maschera, consentendole di guadagnare margine di manovra per flirtare con la caducità del corpo altrui oltre che con quella del proprio:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Del resto l’avarizia e il fatto che sia ancora scapolo sono gli argomenti per cui si parla più spesso di me. Mancanza di fantasia”.</strong></p></blockquote>



<p>Sordi è in altre parole condannato a giocare e a essere richiamato, a divertirsi e poi a subirne le conseguenze. Il contesto è quello del Festival di Taormina del 1973, presentato dalla coppia Sordi-Bongiorno: mentre il primo ostenta sorrisi, l’altro, intontito, scompare lentamente dalla scena, bersagliato dalle frecciatine dell’attore in tema di vecchiaia, stabilità del fisico e lucidità mentale. Sordi non può ancora sapere che questo gioco alla demolizione del corpo gli costerà una condanna puntuale tanto quanto il guasto dell’auto ne <em>I vitelloni</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Questo è il sesto David mio, Mike. I premi ringiovaniscono. Te premi non ne hai presi mai, Mike, vero? Eppure dall’ultima volta che t’ho visto i capelli, invece di diminuirti, te so’ aumentati. Vedi com’è la gente. Dicono: ‘Ammazza che parruccone ‘sto Mike’, e non sanno che invece è un parrucchino”.</strong></p></blockquote>



<p>In quegli anni Oreste Del Buono tiene una rubrica di critica cinematografica e di costume sulle colonne de <em>L’europeo</em>, è incappato in quella serata in tv ed è rimasto irritato dallo stile canzonatorio di certe battute. La settimana successiva arriva infatti la sentenza, un contrappasso tipico del meccanismo della comica, per essersi di nuovo intrattenuto troppo a lungo – e questa volta adoperando il corpo di altri – con quella precarietà fisica con cui è condannato a flirtare:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Questo è lo stile Sordi. Insultare a parole, ostentando cordialità mortificante con i gesti. È uno stile arrogante e vigliacco, da padrone. Il sogno privato del commendator Sordi è da sempre quello di parere un commendatore”. </strong></p><cite><em>Oreste Del Buono, “Il comune spettatore”</em></cite></blockquote>



<p>Siamo allora da qualche parte tra Arlecchino e Stenterello, in una zona di tensione/attrazione verso il potere ma anche di gusto per lo sberleffo e di tragicomica in stile André Deed, passando per &nbsp;l’arroganza del <em>Io so’ io e voi non siete un cazzo </em>con cui il Marchese del Grillo si sarebbe congedato dai bari e dalle guardie. Forse il modo migliore di uscire dalle scene per una maschera in bilico perfino tra il pianto della vittima e il cinismo del carnefice.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/alberto-sordi-maschera-fiesoli/">“Io so’ io e voi non siete un ca**o”. Alberto Sordi, una maschera</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/immagine-0-anteprima-articolo-1024x642.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Salvate Lucio Mastronardi, lo straordinario scrittore del “Maestro di Vigevano”. Lo trattarono come un matto, ha messo in scena Munch, svanì nel Ticino, aveva capito troppe cose…</title>
		<link>https://www.pangea.news/lucio-mastronardi-ritratto-calzini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 06:14:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Lucio Mastronardi]]></category>
		<category><![CDATA[Munch]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Vigevano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=77732</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cominciate a leggere Il maestro di Vigevano e dopo le prime pagine vedrete baluginare tra le righe un’immagine prima sfocata poi, a mano a mano che vi inoltrate nel romanzo, sempre più nitida, fino a quando riconoscerete con chiarezza L’urlo, il famoso quadro di Edvard Munch. Una volta arrivati alla fine non ci saranno più [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/lucio-mastronardi-ritratto-calzini/">Salvate Lucio Mastronardi, lo straordinario scrittore del “Maestro di Vigevano”. Lo trattarono come un matto, ha messo in scena Munch, svanì nel Ticino, aveva capito troppe cose…</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cominciate a leggere <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-italiana/narrativa-italiana-del-novecento/il-maestro-di-vigevano-il-calzolaio-di-vigevano-il-meridionale-di-vigevano-lucio-mastronardi-9788806231002/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Il maestro di Vigevano</em></a> e dopo le prime pagine vedrete baluginare tra le righe un’immagine prima sfocata poi, a mano a mano che vi inoltrate nel romanzo, sempre più nitida, fino a quando riconoscerete con chiarezza <em>L’urlo</em>, il famoso quadro di Edvard Munch. </strong>Una volta arrivati alla fine non ci saranno più dubbi: il romanzo di <a href="http://www.luciomastronardi.it/biografia.php?LANG=&amp;id=biografia" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Lucio Mastronardi</strong> </a>è la versione scritta di quel dipinto. Il male di vivere del maestro Mombelli è lo stesso dolore esistenziale che ha portato l’uomo di Munch a urlare al mondo tutta la sua disperazione.</p>
<p>*</p>
<p><figure id="attachment_77733" aria-describedby="caption-attachment-77733" style="width: 400px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-77733" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/07/mastronardi-225x300.png" alt="" width="400" height="533" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/mastronardi-225x300.png 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/mastronardi-767x1024.png 767w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/mastronardi-768x1025.png 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/mastronardi-300x400.png 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/mastronardi.png 1124w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption id="caption-attachment-77733" class="wp-caption-text">Lucio Mastronardi nasce nel 1930, sceglie di morire nel 1979</figcaption></figure></p>
<p><strong>Quando nel 1962 il romanzo uscì più di un vigevanese si adontò per l’impietoso quadro che l’autore aveva tracciato della gente locale,</strong> intenta solo a fabbricare scarpe tra fabbriche e fabbrichette, con l’unico scopo di fare più soldi possibile. E ancora peggio la presero quelli del mondo della scuola, i colleghi e i superiori di Mastronardi, che se la legarono al dito per sempre.</p>
<p>*<br />
<strong>La trama del libro è nota, anche grazie al film di Elio Petri con Alberto Sordi. </strong>Verso la fine degli anni Cinquanta il protagonista, un modesto insegnante elementare umiliato e malpagato, si arrende alle insistenze della moglie che gli rinfaccia quotidianamente le ristrettezze in cui vivono e, sebbene a malincuore, lascia la scuola e si mette a fabbricare scarpe. Ma l’avventura in un mondo a lui estraneo finisce male per cui al nostro eroe non resta che andare a supplicare il direttore didattico per ritornare all’insegnamento.</p>
<p>*<br />
<strong>Mastronardi era uno scrittore tutto umori e guizzi, così il romanzo è pieno di trovate e invenzioni e i vari personaggi vengono fuori con i loro tic, limiti e miserie.</strong> Valga per tutti la figura del direttore della scuola dipinto come un insopportabile burocrate compiaciuto del proprio potere, che si diverte a umiliare i sottoposti con futili disquisizioni lessicali; uno di quei tromboni che ognuno di noi ha avuto l’occasione di incrociare nella vita.</p>
<p>*</p>
<p>Con la satira della provincia italiana negli anni della corsa al benessere, Mastronardi paventava già allora un rischio più grande che oggi noi vediamo diventato realtà; <strong>la tendenza a perseguire il futile, il voluttuario, anziché l’essenziale e la nascita di un inconciliabile strappo tra la smania di avere e la dignità dell’essere.</strong> Ma c’è di più.<br />
La figura dell’umile maestro di scuola che pretende di vivere in rigorosa ma onesta povertà, impegnato in un’azione di folle resistenza contro un ambiente che finisce per stritolarlo, diventa il simbolo di una condizione umana, ed è così che si trasfigura nel piccolo uomo di Munch, solo e disperato, a cui non resta che lanciare un urlo straziante.</p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-77734 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/07/libro-5-188x300.jpg" alt="" width="341" height="545" />Lucio Mastronardi quello strazio lo visse anche personalmente perché era un uomo sensibile, per usare un eufemismo, spigoloso, per usare un eufemismo, dalla personalità complessa, per usare un eufemismo, per molti versi simile a Luciano Bianciardi, un altro scrittore contro tutto e contro tutti. Con un’infanzia tribolata alle spalle, Mastronardi, figlio di una maestra, fu maestro egli stesso anche se non amava insegnare, in perenne conflitto con il mondo della scuola. <strong>Il successo del romanzo e del susseguente film gli costò caro; i suoi colleghi di Vigevano, offesi per come li aveva descritti, riuscirono a farlo esiliare in una scuola di Abbiategrasso dove finì a lavorare in segreteria.</strong> Fragile di nervi e vulnerabile, Mastronardi non aveva l’animo per reggere il difficile rapporto con la piccola Vigevano. In un racconto si era divertito a dividere l’umanità vigevanese in cinque categorie – matti, cornuti, pederasti, furbi e “ciula” – riservando a se stesso la prima. Subito preso in parola dai suoi concittadini, che quando lo vedevano attraversare la splendida piazza Ducale, salotto e palcoscenico della città, lo additavano come il matto. <strong>Figuriamoci poi quando si sparse la notizia che la polizia lo aveva fermato alla </strong><strong>Stazione Centrale di Milano mentre distribuiva biglietti da diecimila lire ai passanti ed era stato ricoverato al manicomio di Mombello per tre mesi.</strong> Proprio lì aveva iniziato a scrivere <em>Il maestro di Vigevano</em>. Dice niente il fatto che il maestro che dà il titolo al romanzo si chiami Mombelli?</p>
<p>*</p>
<p><strong>In una grigia giornata di primavera del 1979 Mastronardi fu visto incamminarsi, chino sotto la pioggia, verso il ponte sul Ticino; una scena che richiama molto da vicino quella del quadro di Munch con quella strana luce e quell’uomo solo sopra un ponte.</strong> Lo troveranno due giorni dopo, impigliato in un’ansa del fiume, annegato. Non aveva ancora 49 anni e nessuno sa se all’ultimo momento anche lui abbia lanciato un urlo.</p>
<p>*</p>
<p>p.s. Provate a digitare la parola ‘Mastronardi’ su Google e troverete pagine e pagine su tale Alessandra Mastronardi, attrice, a me peraltro sconosciuta ma non faccio testo. <strong>Il povero Lucio Mastronardi disperso. E pensare che aveva capito un sacco di cose in anticipo.</strong> Non merita di essere trattato a questo modo.</p>
<p><strong><em>Silvano Calzini</em></strong></p>
<p><em>*In copertina: Nel 1963 Elio Petri dirige un film tratto da &#8220;Il maestro di Vigevano&#8221;, protagonista Alberto Sordi</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/lucio-mastronardi-ritratto-calzini/">Salvate Lucio Mastronardi, lo straordinario scrittore del “Maestro di Vigevano”. Lo trattarono come un matto, ha messo in scena Munch, svanì nel Ticino, aveva capito troppe cose…</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/coperta.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>90 anni fa nasceva Paolo Poli. Florilegio di cattiverie di un grande uomo e di un artista immenso (Pasolini? “Mi riteneva uno str*nzo. Lui voleva i ninettidavoli, i brufoli, gli piaceva il sesso bestiale, non era bello ma lo faceva venir duro, specie alle donne”)</title>
		<link>https://www.pangea.news/paolo-poli-90-anni-cattiverie-scelte-barbara-costa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2019 06:26:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[artista]]></category>
		<category><![CDATA[Attore]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Costa]]></category>
		<category><![CDATA[Benigni]]></category>
		<category><![CDATA[cinico]]></category>
		<category><![CDATA[omosessuale]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Poli]]></category>
		<category><![CDATA[Pasolini]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=67530</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se alla vita togli lo sfizio del peccato, muori di sbadigli, me l’ha insegnato Paolo Poli, un uomo grande, uno che dire artista è dire niente, uno che correvi a vederlo a teatro, e nel mio caso era già ultra 80enne e ammirarlo era un privilegio, ne uscivi leggera, e in debito di risate, di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/paolo-poli-90-anni-cattiverie-scelte-barbara-costa/">90 anni fa nasceva Paolo Poli. Florilegio di cattiverie di un grande uomo e di un artista immenso (Pasolini? “Mi riteneva uno str*nzo. Lui voleva i ninettidavoli, i brufoli, gli piaceva il sesso bestiale, non era bello ma lo faceva venir duro, specie alle donne”)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Se alla vita togli lo sfizio del peccato, muori di sbadigli, me l’ha insegnato Paolo Poli, un uomo grande, uno che dire artista è dire niente,</strong> uno che correvi a vederlo a teatro, e nel mio caso era già ultra 80enne e ammirarlo era un privilegio, ne uscivi leggera, e in debito di risate, di cultura che due ore prima neppure pensavi esistesse. <strong>E se Poli come uomo di teatro ci lascia tesori, è fuori dalle scene, come persona, che era impagabile: per la sua sottile, raffinata perfidia. Poli non sapeva resistere al piacere di dire la sua verità, sempre, senza filtri, su ogni argomento e persona.</strong> Per farlo ci vuole carattere, e un fuoco dentro indomabile, alimentato a rabbia, e a una certa dose di frivolezza. Per Poli nulla era più importante della sua individualità, e vivere per gustare ciò che più gli garbava. <strong>Poli era omosessuale e non l’ha mai nascosto, neppure negli anni ’50, quando dirsi tale non era uno scherzo, e non sopportava il concetto di famiglia, “mi dà noia il matrimonio tra etero, figuriamoci il resto”</strong>, e un marito non l’ha mai voluto, convinto che fosse meglio “affidarsi all’istinto, e alla perversione, come spiegano Balzac e Tolstoj. Chi ha cervello sta bene da solo. <em>Madame Bovary</em> comincia col matrimonio e finisce con l’arsenico: bellissimo, non come <em>I</em> <em>Promessi Sposi</em>, dove Lucia fa tante storie e non si fa copulare!”. Paolo Poli aveva qualcosa da ridire pure su quella Sacra, di famiglia (“la madre rimane incinta da vergine, il padre è putativo: esempio più disastrato non ce n’è!”), <strong>e io lo ammiro per aver coltivato un’aristocratica solitudine fino alla fine, senza chiedere né spartire nulla con nessuno se non sesso veloce, furtivo, all’occorrenza a pagamento, “che poi i gigolò son tanto carini. Extracomunitari? Meglio!”.</strong> Sicché niente doveri, se non di fronte a te stesso, e al tuo pubblico quando sei in scena.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-67531 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/05/ALFABETO-POLI-191x300.jpg" alt="" width="167" height="262" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ALFABETO-POLI-191x300.jpg 191w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ALFABETO-POLI-768x1208.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ALFABETO-POLI-651x1024.jpg 651w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ALFABETO-POLI-1320x2077.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/ALFABETO-POLI.jpg 1627w" sizes="(max-width: 167px) 100vw, 167px" />Paolo Poli era fiero cinismo, ha dedicato la vita “al teatro, con cui ho un rapporto di concubinaggio, di tipo sodomitico, ovvio!”, e ha avuto questa fortuna, quella di aver conosciuto i più grandi del ’900, attori, scrittori, letterati. E li faceva a pezzi ogni volta che gliene chiedevi lumi. Non salvava nessuno. Una strage di talenti, di divi parodiati, umanizzati. <strong>Qualche esempio? Marlon Brando: “Ti fissava languido, poi apriva bocca e parlava come Paperino!”.</strong> Laura Betti: “Nel ’54 eravamo tra le prime ossigenate, insieme a Corrado Pani. Sempre ubriache, ma brillanti. Laura ingrassando è diventata un bolide”. Milva: “Col mio preparato per la tintura esagerò. Uscì in scena a Bologna con la testa verde. Le dissi: ‘Oh, cretina, rimani così, non t’andar a ricuocere di rosso!’”. <strong>Paolo Poli è stato compagno di scuola di Vittorio Sermonti: “Ci siamo rivisti e ci siamo fatti entrambi due cogl*oni così. Però che cultura!”, e per un periodo amico di Sandro Penna: “Quando si toglieva le scarpe emanava puri raggi di luce. Un modo poetico per dire che gli puzzavano i piedi. Lo so perché eravamo intimi, ma l’amore non s’è mai fatto: a lui garbavano i fanciulli”.</strong> Niente nemmeno con Pasolini: “Non gli piacevo, mi riteneva uno str*nzo. Lui voleva i ninettidavoli, i brufoli e l’accento romanesco. A Pasolini piaceva il sesso bestiale, aveva un senso di colpa che io non ho mai conosciuto. Non era bello ma lo faceva venir duro, specie alle donne, che si innamoravano di lui col cervello, che dura di più”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paolo Poli ha fatto pochissimo cinema, ma ha conosciuto Fellini (“una persona luminosa, una volta mi ha fatto la piadina. Si è messo il grembiule: son cose che non si dimenticano”),</strong> e Giulietta Masina: “Diceva che in famiglia erano tutti laureati, ostentava le sue medaglie: intorno aveva tr*ie dalle quali doveva difendersi”. <strong>E poi Roberto Benigni: “Era innamorato di mia sorella che non gliel’ha mai data. Ora è diventato correttino, una mestrina: colpa della moglie, i Braschi hanno un Papa in famiglia!”.</strong> Ce n’è per Alberto Sordi: “Persona odiosa e omofoba. Mi dava la mano molle e si girava dall’altra parte!”, peggio per Raimondo Vianello: “Un reazionario spaventoso”, e per Carmelo Bene: “All’ultimo non stava più ritto in scena per la malattia, ma pure perché prima di ogni spettacolo beveva una bottiglia intera di whisky!”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-67532 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/05/PAOLO-POLI-KAMASUTRA-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/PAOLO-POLI-KAMASUTRA-220x300.jpg 220w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/PAOLO-POLI-KAMASUTRA.jpg 450w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" />A Paolo Poli che vuoi che importasse dei social, sosteneva che il giudizio morale non esiste, che siamo tutti buoni e cattivi, casti e perversi, e ha fatto in tempo a demolire i selfie (“tutti oggi si fanno la fotografia, ma nel 1840 il flash fu uno shock!”). <strong>Da ateo e da anticlericale (“il mio rapporto con Dio? Buono, ho fatto tante comunioni e ho sempre digerito”), </strong>ha passato la vita in scena a prendere in giro i preti e a travestirsi da suora, ma dava un po’ di fiducia alla Madonna e a Maria Maddalena le quali, per motivi diversi, “erano due ragazze chiacchierate”, e poi le donne più interessanti “sono le suore e le put*ane: fanno un servizio pubblico!”. Poli aveva una cultura sconfinata, era laureato in letteratura francese (“lingua imparata leggendo Hugo e scop*ndo Pierre Cardin: è veneto, lo so, ma non importa”), e riconosceva in Franca Valeri, sua coetanea, “il mio unico maestro”. <strong>Poli si è spogliato per <em>Playboy</em> posando in braccio a sua madre, e lodava le ‘colleghe’ Moana Pozzi e Ilona Staller: “Cicciolina col serpente! Nei teatri di provincia si esibivano prima di me. Carine. Meglio loro di tanti spettacoli noiosissimi!”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di lasciarci, Poli ha registrato audiolibri dell’Artusi e del <em>Kamasutra</em>, ed è tornato in tv: “Ho una pensione avarissima, e le marchette [la tv <em>ndr</em>] le facciamo tutti, bisogna sopravvivere. <strong>Ma la RAI è orrenda: un posto dove uno lavora e dieci scaldano le seggiole col c*lo. Se uno c’ha un figlio imbecille, lo sistema lì. Ho visto Albertazzi a <em>Ballando con le stelle</em>. M’ha fatto pena.</strong> Giorgio è bravo attore, ma non è mai stato un uomo troppo intelligente. La mente era Anna Proclemer, che è stata sposata con Brancati”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Diceva Paolo Poli: “Senza i cattivi non succede nulla, lo sapeva anche il Padre Eterno: quando si accorse che Adamo si annoiava gli creò la moglie, una rompicogl*ona, che però ha fatto andare avanti la storia”.</strong> Gli ha chiesto una volta Pino Strabioli: “Paolo, sei felice?”, “Felice no. Io sono serenella!”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Barbara Costa</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/paolo-poli-90-anni-cattiverie-scelte-barbara-costa/">90 anni fa nasceva Paolo Poli. Florilegio di cattiverie di un grande uomo e di un artista immenso (Pasolini? “Mi riteneva uno str*nzo. Lui voleva i ninettidavoli, i brufoli, gli piaceva il sesso bestiale, non era bello ma lo faceva venir duro, specie alle donne”)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/5cdbbbafff4ef514afdcd9fab39e0286-kAlH-U1070756314839hlD-1024x576@LaStampa.it_.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Il Comune impone all’organizzatore gli autori da invitare: Missiroli, Recalcati, Marzano, Carofiglio… E tutti gli altri? Esclusi. Ecco come si fa a vendere tanto e a vincere il Premio Strega. Esempi di stalinismo culturale</title>
		<link>https://www.pangea.news/il-comune-impone-allorganizzatore-gli-autori-da-invitare-missiroli-recalcati-marzano-carofiglio-e-tutti-gli-altri-esclusi-ecco-come-si-fa-a-vendere-tanto-e-a-vincere-il-premio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2019 09:32:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Rivali]]></category>
		<category><![CDATA[Bompiani]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Raimo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Mencarelli]]></category>
		<category><![CDATA[Ferruccio Parazzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Tuena]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Conte]]></category>
		<category><![CDATA[il Saggiatore]]></category>
		<category><![CDATA[intellettuale]]></category>
		<category><![CDATA[La letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[La Nave di Teseo]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Doninelli]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Missiroli]]></category>
		<category><![CDATA[Marecchia]]></category>
		<category><![CDATA[Massimiliano Parente]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Recalcati]]></category>
		<category><![CDATA[Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[Neri Pozza]]></category>
		<category><![CDATA[Novafeltria]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Giordano]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Mercadini]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Romagna]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[Stenio Solinas]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></category>
		<category><![CDATA[Valerio Magrelli]]></category>
		<category><![CDATA[Valmarecchia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=65930</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le cose più vergognose, si sa, accadono sotto la didascalia ‘cultura’. D’altronde, cosa ce ne frega della cultura, c’è sempre altro di cui parlare, di più importante. Per me. No. Non c’è altro di cui parlare. Mi scusino i propagatori del nulla, i facinorosi delle buone intenzioni, i beoti del carrierismo e dell’imprenditorialità politica. * [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/il-comune-impone-allorganizzatore-gli-autori-da-invitare-missiroli-recalcati-marzano-carofiglio-e-tutti-gli-altri-esclusi-ecco-come-si-fa-a-vendere-tanto-e-a-vincere-il-premio/">Il Comune impone all’organizzatore gli autori da invitare: Missiroli, Recalcati, Marzano, Carofiglio… E tutti gli altri? Esclusi. Ecco come si fa a vendere tanto e a vincere il Premio Strega. Esempi di stalinismo culturale</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le cose più vergognose, si sa, accadono sotto la didascalia ‘cultura’. D’altronde, cosa ce ne frega della cultura, c’è sempre altro di cui parlare, di più importante.</strong> Per me. No. Non c’è altro di cui parlare. Mi scusino i propagatori del nulla, i facinorosi delle buone intenzioni, i beoti del carrierismo e dell’imprenditorialità politica.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Insomma, ho sotto gli occhi un esempio di stalinismo culturale in ragù italiano.</strong> I meccanismi sono i consueti: sorrisi serpentini, frasi sibilline, appalti con coercizione, obblighi, la burocrazia che si mette a fare arte, a discettare di libri.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Novafeltria è un nobile Comune romagnolo, in Valmarecchia, lungo la strada che unisce la Romagna alla Toscana, che sdilinquì pittori, poeti, frati. Il Comune di Novafeltria mette al bando, attraverso un “Avviso di indagine di mercato” (Prot.n. 1885/2019), <strong>“il servizio di organizzazione e gestione di incontri pubblici per la presentazione di libri con importanti esponenti della letteratura e della saggistica a livello nazionale, finalizzati alla promozione della lettura, da svolgersi entro il corrente anno 2019”. Lasciando perdere il linguaggio, che pare mimare un film di Alberto Sordi</strong> (che cavolo vuol dire <em>importanti esponenti della letteratura e della saggistica a livello nazionale</em>, chi ne decreta l’importanza?) e le gramsciane intenzioni (siamo ancora alla <em>promozione della lettura</em>?, roba da turarsi il naso: la lettura è rivolta e gioia, radiosa radicalità e godimento, “promossi” o meno, semmai, saranno gli studenti delle scuole inferiori). Insomma, il Comune di Novafeltria vuole organizzare un ciclo di presentazioni di libri. Evviva.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo perdere anche i soldi, perché di cultura non si mangia, i libri non danno il pane e il Comune della Valmarecchia lo dimostra. L’appalto prevede che paghi tutto tu (“L’Appaltatore dovrà provvedere a tutto quanto necessario per lo svolgimento degli incontri, accollandosi tutte le relative spese – con esclusione di quelle relative alla pubblicità dell’evento – e dovrà tra l’altro garantire, per ogni incontro, la presenza dell’autore/autrice e di altro soggetto, avente professionalità ed esperienza nel settore, in qualità di ‘coordinatore’ dell’incontro”), <strong>il Comune ti obbliga a organizzare 4 incontri per “euro 2.000 Iva esclusa”. Se pensi che devi pagare – almeno – viaggio, pernottamento e cena (li vuoi far mangiare gli ospiti…); se pensi che un minimo di ‘gettone’ lo devi gettare,</strong> beh, che cavolo ci fai con 2mila euro, cioè con 500 euro (senza Iva) a incontro, chi inviti?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, qui veniamo al punto dolente, alla finestra stalinista sul mondo turbocapitalista. <strong>Gli ospiti da invitare li sceglie il Comune.</strong> A questo punto, m’incazzo. Dunque. Ricapitoliamo. Il Comune mette a bando 2mila euro per organizzare un ciclo di 4 incontri con scrittori o intellettuali. E gli scrittori o intellettuali eminenti li sceglie il Comune. Forse il minchione sono io. Leggo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Gli incontri programmati sono complessivamente n. 4 (dei quali almeno n. 3 da svolgere entro il 28/06/2019), da scegliere tra i seguenti autori/autrici: </strong>Marco Missiroli; Francesco Piccolo; Marco Balzano; Cristian Frascella; Paolo Giordano; Antonio Pennacchi; Francesca Diotallevi; Nicolai Lilin; Maurizio De Giovanni; Michela Marzano; Massimo Recalcati; Gianrico Carofiglio; Antonio Manzini; Rosella Postorino; Teresa Ciabatti; Tiziano Scarpa; Ermanno Cavazzoni; Carlo Rovelli, Simona Vinci, Diego De Silva, Roberto Mercadini”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Pensate se la stessa cosa accadesse in tivù. Scopriamo, chessò, che per fare una trasmissione su Rete 4 bisogna invitare forzatamente uno tra Salvini, Meloni, Di Maio. Gli altri no. <strong>Scatta il caos, con i politici in piazza a lottare per la libertà di opinione, contro la censura. Ecco.</strong> Nell’ambito culturale frega nulla a nessuno. Ma io mi incazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Analisi degli autori. </strong>Marco Missiroli, Francesco Piccolo, Marco Balzano, Christian Frascella (si scrive così), Paolo Giordano, Nicolai Lilin, Maurizio De Giovanni, Michela Marzano, Massimo Recalcati, Gianrico Carofiglio, Tiziano Scarpa, Simona Vinci, Diego De Silva hanno pubblicato i loro ultimi libri per Einaudi. Gli altri, per editori in ordine sparso: Ermanno Cavazzoni (La Nave di Teseo), Carlo Rovelli (Corriere della Sera, Adelphi), Antonio Pennacchi (Mondadori), Antonio Manzini (Sellerio), Rosella Postorino (Feltrinelli), Teresa Ciabatti (Solferino), Francesca Diotallevi (Neri Pozza), Roberto Mercadini (Rizzoli).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le mie domande sono tante. La prima è questa. Perché questi autori e non altri? La seconda è questa: chi ha, all’interno del Comune di Novafeltria, l’autorità e l’autorevolezza per scegliere che cosa i cittadini di Novafeltria – e di altri Comuni eventuali e limitrofi – devono o dovrebbero leggere?</strong> La terza è questa (la ribadisco): con quali criteri sono stati scelti questi autori e non altri?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema, in effetti, è davvero di libertà – e la lettura, la letteratura è l’ultimo ambito di libertà che ci rimane da difendere a morsi. Insomma, non voglio fare l’apologia dei piccoli contro i grandi, ma un mero ragionamento di buon senso. <strong>Se al posto di Marco Missiroli volessi invitare Valerio Magrelli (entrambi editi da Einaudi, ma il secondo di gran lunga più affascinante del primo)?</strong> Se al posto di Michela Marzano e di Massimo Recalcati volessi invitare Franco Rella, intellettuale di pregio, con una bibliografia lunga così, autore per Jaca Book di un libro scintillante appena uscito? <strong>Se al posto di Manzini e di Carofiglio volessi invitare Roberto Pazzi o Ferruccio Parazzoli, scrittori di ben altro calibro (ultimi romanzi usciti per Bompiani)? Non posso.</strong> E se preferissi invitare Daniele Mencarelli e Alessandro Rivali (entrambi Mondadori), Pier Paolo Giannubilo (Rizzoli), Massimiliano Parente (La Nave di Teseo), Filippo Tuena (Il Saggiatore)? Non posso. Perché a Novafeltria alcuni libri possono fare ingresso e proporsi al pubblico e altri no, che schifo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Specifico: non è neanche una questione di ‘fama’. <strong>Perché Francesca Diotallevi al posto di Stenio Solinas (condividono l’editore), ad esempio?</strong> Perché Christian Frascella e non Christian Raimo? Perché Marco Balzano e non Giuseppe Conte o Luca Doninelli? La questione, probabilmente, è politica, la cultura come volano politico.</p>
<p>*</p>
<p>Ma quale papabile organizzatore culturale vorrebbe partecipare a un appalto <strong>dove tutto è già organizzato, dove gli autori della rassegna che dovresti curare sono stati scelti da altri?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiungo altre domande (da cui attendo risposte chiare). <strong>Gli autori citati sono consapevoli di essere stati scelti ‘a forza’ dal Comune a discapito di altri? E gli editori? E poi: questo è forse un ‘sistema’ ad ampia diffusione, funziona così anche in altri Comuni (il Comune decide a tavolino chi invitare a presentare i libri e chi no)?</strong> Da quando il ‘pubblico’ si pone dei problemi riguardo alle scelte ‘private’ di lettura dei cittadini? Forse il medesimo ‘sistema’ inquina anche il sistema scolastico italiano, per cui vengono promossi soltanto alcuni libri agli studenti e gli altri, tacitamente, vanno all’oblio?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avete visto come si fa a vincere il Premio Strega, a vendere tanto in libreria, a fare fama:</strong> alcuni scrittori sono imposti per coercizione comunale nelle rassegne librarie. Altri no. (d.b.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/il-comune-impone-allorganizzatore-gli-autori-da-invitare-missiroli-recalcati-marzano-carofiglio-e-tutti-gli-altri-esclusi-ecco-come-si-fa-a-vendere-tanto-e-a-vincere-il-premio/">Il Comune impone all’organizzatore gli autori da invitare: Missiroli, Recalcati, Marzano, Carofiglio… E tutti gli altri? Esclusi. Ecco come si fa a vendere tanto e a vincere il Premio Strega. Esempi di stalinismo culturale</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/1817158-stalinpropaganda-1024x768.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>La vita omerica di Bruno Giordano, il calciatore che voleva diventare Cruijff e vinse lo scudetto con Maradona</title>
		<link>https://www.pangea.news/la-vita-omerica-di-bruno-giordano-il-calciatore-che-voleva-diventare-cruijff-e-vinse-lo-scudetto-con-maradona/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 08:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Moscè]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Zoff]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Chinaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Juventus]]></category>
		<category><![CDATA[Maradona]]></category>
		<category><![CDATA[Moravia]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Parioli]]></category>
		<category><![CDATA[poeti]]></category>
		<category><![CDATA[ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[stadio]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=61787</guid>

					<description><![CDATA[<p>Calcio, vita di quartiere, delinquenza, morte, poesia. A Trastevere la strada insegnava a comportarsi: era l’università a cielo aperto tra Campo de’ Fiori e i monumenti, nel rione, a Gioacchino Belli e Trilussa, i poeti sardonici della capitale. Giordano Bruno, bruciato vivo per eresia dall’Inquisizione, rinacque nell’agosto del 1956 nel nome di Bruno Giordano, figlio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/la-vita-omerica-di-bruno-giordano-il-calciatore-che-voleva-diventare-cruijff-e-vinse-lo-scudetto-con-maradona/">La vita omerica di Bruno Giordano, il calciatore che voleva diventare Cruijff e vinse lo scudetto con Maradona</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Calcio, vita di quartiere, delinquenza, morte, poesia. A Trastevere la strada insegnava a comportarsi: era l’università a cielo aperto tra Campo de’ Fiori e i monumenti, nel rione, a Gioacchino Belli e Trilussa, i poeti sardonici della capitale. <strong>Giordano Bruno, bruciato vivo per eresia dall’Inquisizione, rinacque nell’agosto del 1956 nel nome di Bruno Giordano, figlio di un tappezziere un po’ burbero che abitava proprio dalle parti della statua in bronzo del monaco e filosofo.</strong> Giocava a pallone tra le stradine tortuose con i sampietrini sconnessi e le facciate arancio dei muri sui vicoli, al Gianicolo, davanti al sacrario dei garibaldini o a piazza Santa Maria. Finì all’oratorio Don Orione, dove don Pizzi, il prete dalla tonaca lunga, si occupava degli adolescenti per evitare che finissero nel giro della droga e della malavita in espansione. Era questa la Roma dai contorni medievali degli anni Sessanta e Settanta, delle bancarelle, dei fruttivendoli, di chi vendeva le bombole e le sigarette di contrabbando, dei ristoratori come lo zio del calciatore che cucinava le fettuccine e con cui il ragazzino mangiava la pizza e beveva la coca cola dopo le partitelle con gli amici. Gli altri preferivano il vino di Frascati, la “fojetta” o il “quartino” estratto dalla botticella con la leva orizzontale. <strong>Oggi Trastevere è abitata per lo più da forestieri: i giapponesi e i romeni hanno sostituito i romani. Allora si distingueva un ragazzo volitivo, un po’ sfrontato, dalla schiena dritta, i capelli neri a caschetto come quelli del suo idolo, l’olandese volante Johan Cruijff, visto in fotografia e ai mondiali del 1974.</strong> Giordano fu scoperto da <em>Flaco</em> (il minuto) Flamini, ex centrocampista argentino della Lazio naturalizzato italiano, e valorizzato dal mister Paolo Carosi, il “barone” che gli dava i “pizzoni” se non rigava dritto. Lo ritrovò in serie A nel 1984, durante l’estemporanea presidenza targata Chinaglia. <strong>La storia di Bruno Giordano, la sua meticolosa biografia, l’ha scritta un giornalista acuto, un autore televisivo per i programmi delle reti Rai. Uno che sa raccontare, un laziale di vecchio corso: il volto televisivo Giancarlo Governi.</strong> <em>Bruno Giordano. Una vita sulle montagne russe</em> (Fazi 2017) contiene la prefazione di Edoardo Albinati, altro laziale doc, lo scrittore che esalta l’essenzialità del campione erede di Long John: Giorgio Chinaglia, il centravanti per eccellenza della sponda aquilotta del Tevere. Amico per la pelle del pariolino Lionello Manfredonia (che nel 1989 rischiò di morire in campo per un improvviso infarto), Giordano ha giocato con il pibe de oro Diego Armando Maradona, colui che l’ha voluto di persona al Napoli per vincere, finalmente, il campionato. Alti e bassi come calciatore e come uomo: <strong>l’esordio bruciante con un goal all’ultimo minuto nel 1975, la morte dell’allenatore buono Maestrelli, del compagno di squadra più saggio, Re Cecconi, al quale spararono dentro una gioielleria, il carcere a Regina Coeli e la squalifica per il calcio scommesse, il grave infortunio ad un gamba, la serie B, l’apoteosi con i partenopei, una madre morta mentre lo andava a trovare, una sorella drogata, la ex moglie finita nella rete di Renatino De Pedis, il boss della Banda della Magliana colpito a freddo in via del Pellegrino, appena uscito da un negozio.</strong> Ma anche una seconda moglie, Susanna, i figli, una femmina avuta con la prima donna e due maschi ormai grandi (Rocco gioca a calcio come trequartista). Vicolo del Cinque numero 22 a Trastevere rimane la sua casa, quella con il portone in legno, come il suo tempo fermo lì, mentre la madre lo chiamava dalla finestra e gli prometteva la “cucchiarella”, il mestolo o il battipanni in testa se non fosse rientrato per il pranzo e la cena. “La mia strada non aveva neppure l’onore di chiamarsi via, in realtà il vicolo stava a significare una strada stretta circondata da palazzi all’interno di un tessuto urbano medievale”. La via era dedicata alla nobile famiglia Del Cinque, proprietaria dello stabile patrizio situato all’inizio della strada, dove si trova un’edicola con un’immagine sacra che i residenti chiamavano la “madonella”. <img decoding="async" class=" wp-image-61788 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/07/GIORDANO-197x300.jpg" alt="GIORDANO" width="136" height="207" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/GIORDANO-197x300.jpg 197w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/GIORDANO-672x1024.jpg 672w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/GIORDANO-600x914.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/GIORDANO.jpg 709w" sizes="(max-width: 136px) 100vw, 136px" /><strong>Nel libro di Governi c’è l’aneddoto del provino con i biancoazzurri, dove Bruno Giordano andò con gli scarpini rotti prestatigli dal prete. Aveva il tiro potente, il dribbling secco: lo presero.</strong> Dagli Allievi arrivò alla Primavera e alla prima squadra in un batter baleno, come Manfredonia, Stefano di Chiara e Andrea Agostinelli, quando il calcio, la domenica, si ascoltava ancora alla radio e le azioni, i goal, si immaginavano prima di vederli registrati a “Novantesimo minuto”. Lui andava agli allenamenti con l’autobus, il tram, la vespa. Il trasteverino sfondò e a 23 anni vinse la classifica dei cannonieri. Era l’idolo della curva della Lazio, della squadra del sor Umberto Lenzini, il presidente che gli regalò un appartamento dopo il primo contratto da professionista. Bruno Giordano non beveva e non fumava (a differenza di quanto dicessero), sapeva fare le finte, trattare sapientemente il pallone, tirare in porta. <strong>Beffò perfino Dino Zoff e la grande Juventus con un pallonetto e una doppietta in un memorabile incontro nel novembre del 1977 reso epico dal poeta Valentino Zeichen, il neo marziale (lo disse Alberto Moravia) per cui Giordano era il gladiatore al quale “avevano recapitato l’incoronazione dei titoli di Augusto”.</strong> Rimane un monumento del bel calcio e non della storia comune, dell’elasticità, dell’improvvisazione, della velocità con il passo elegante. Capace di giocate sopraffine e di segnature difficili che sapevano fare in pochi (la palla battuta seccamente dal limite dell’area o liftata). Nel 1979 avvenne anche il primo delitto allo stadio: Bruno Giordano, presente, rimase sconcertato. Prima di un derby all’Olimpico un razzo partì dalla curva sud e finì nell’occhio di un tifoso della nord, Vincenzo Paparelli, che morì prima di arrivare in ospedale. La gente protestava con veemenza, ma la partita si giocò lo stesso in un clima surreale. Giordano era un calciatore con uno stile singolare in un’epoca ancora di gioco all’italiana, poco prima dell’avvento dello stratega Arrigo Sacchi che rivoluzionò metodi e schemi nel paese del <em>paron </em>Nereo Rocco, dove era più importante non prenderle che darle. Il trasteverino, che ha chiuso la carriera nell’Ascoli dopo aver indossato la casacca del Bologna, adesso è un allenatore e un direttore sportivo che ama tornare nei luoghi che hanno dato i natali anche ad Aldo Fabrizi e Alberto Sordi, quelli della povertà tramutata in fantasia istrionica, dei palloni di plastica che non dovevano bucarsi perché non ce n’erano altri a disposizione. <strong>Ha dichiarato Maradona: “Bruno Giordano è stato l’italiano più forte con cui abbia mai giocato, il più sudamericano tra quelli che sono nati nel vostro meraviglioso paese”. I due continuano a sentirsi al telefono da vent’anni. Per Crujiff è stato “il prototipo dell’attaccante moderno”.</strong> Se ne rese conto quando l’attaccante, appena diciannovenne, lo incontrò in un Barcellona-Lazio del 1975 per i sedicesimi di finale della Coppa Uefa. Crujiff lo omaggiò regalandogli la sua maglia, la famosa numero 14. Il ragazzo viveva ancora in vicolo del Cinque, al 22, e la mamma che sfaccendava in casa era la sua tifosa più benevola. Durante la settimana aspettava i biglietti per la curva nord dell’Olimpico. Bruno, il suo Bruno, era ormai una promessa mantenuta del <em>football</em> e le amiche della signora volevano vederlo allo stadio sfidare Riva, Mazzola, Rivera, Capello, Facchetti…</p>
<p><strong><em>Alessandro Moscè</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/la-vita-omerica-di-bruno-giordano-il-calciatore-che-voleva-diventare-cruijff-e-vinse-lo-scudetto-con-maradona/">La vita omerica di Bruno Giordano, il calciatore che voleva diventare Cruijff e vinse lo scudetto con Maradona</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/07/giordano-monografie-wp-777x437.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>“Io sono io, e voi non siete un cazzo”: ecco cosa accomuna il Marchese del Grillo a Sfera Ebbasta, il rapper che ci è e ci fa</title>
		<link>https://www.pangea.news/non-siete-un-cazzo-cosa-accomuna-marchese-del-grillo-sfera-ebbasta-rapper-ci-ci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2018 08:34:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Sordi]]></category>
		<category><![CDATA[Dollari]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Marchese del Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Pangea]]></category>
		<category><![CDATA[Provocazione]]></category>
		<category><![CDATA[rap]]></category>
		<category><![CDATA[rapper]]></category>
		<category><![CDATA[Rockstar]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Sfera Ebbasta]]></category>
		<category><![CDATA[Soldi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=59174</guid>

					<description><![CDATA[<p>Cosa accomuna il marchese Onofrio del Grillo, nobile romano alla corte di Papa Pio VII, e Gionata Boschetti, rapper italiano noto come Sfera Ebbasta? Il marchese è un ricco proprietario terriero che può permettersi di sperperare il suo patrimonio frequentando bettole e osterie, mentre il rapper spende i soldi con gli amici in un privée, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/non-siete-un-cazzo-cosa-accomuna-marchese-del-grillo-sfera-ebbasta-rapper-ci-ci/">“Io sono io, e voi non siete un cazzo”: ecco cosa accomuna il Marchese del Grillo a Sfera Ebbasta, il rapper che ci è e ci fa</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cosa accomuna il marchese Onofrio del Grillo, nobile romano alla corte di Papa Pio VII, e Gionata Boschetti, rapper italiano noto come Sfera Ebbasta? <strong>Il marchese è un ricco proprietario terriero che può permettersi di sperperare il suo patrimonio frequentando bettole e osterie, mentre il rapper spende i soldi con gli amici in un privée, ma non gli basta, e allora dice: “Fanculo il Moët, prendiamo tutto il bar” (<em>Rockstar</em>).</strong> E se il nobile inganna il tempo seducendo donne sposate, all&#8217;altro piace “passare la notte con tipe di altri paesi” (<em>Xnx</em>) e racconta che: “Lei si sfila i jeans, poi li sfila a me. Lancio i soldi in aria, anche oggi sono il re” (<em>Ricchi x Sempre</em>). Vite parallele? Lo stesso desiderio di stupire e scandalizzare il pubblico? C’è una frase che, pur essendo espressa in forma chiara solamente dal marchese (che la rubò al poeta Gioacchino Belli), è tuttavia implicitamente suggerita dai testi di <em>Rockstar</em>, il nuovo album di Sfera: “Io sono io, e voi non siete un cazzo”. Procedendo nell’ardito accostamento, ciò che mi preme mettere in rilievo è la relazione particolare tra arte e verità, persona e personaggio. <strong>Il marchese è certamente un personaggio, una maschera che Alberto Sordi indossò ispirandosi al vero Onofrio del Grillo, alto dignitario pontificio che la fantasia del popolo aveva trasformato in un gaudente libertino, sebbene sulla storicità delle sue imprese esistano oggi fortissimi dubbi. Quanto a Gionata Boschetti, fino a pochi anni fa era un ragazzo che bazzicava le strade della periferia di Milano, tra sacchi d’immondizia, motorini che sgasano e lo spaccio sotto i palazzi.</strong> In un posto così, senza lavoro e senza voglia di studiare, i giovani hanno poche alternative e tutte deprimenti: o passano la vita sui muretti e poi nei bar, o finiscono in galera o in una comunità di recupero per alcolisti e tossicodipendenti. Triste storia. Se fosse yankee, sarebbe una di quelle storie di sconfitte e rivalse che piacciono a registi come Ben Younger, e Gionata sfogherebbe la sua rabbia in una squallida palestra, tirando pugni a un sacco e coltivando il mito di Vinnie Pazienza, il pugile italo-americano passato indenne attraverso abusi d&#8217;alcol, violenza domestica, arresti vari, e diventato campione del mondo dei pesi leggeri e superwelter. Invece scelse il rap, e con le rime sparate a raffica e l&#8217;autotune, è riuscito a prendersi la sua rivincita. <strong>Oggi Sfera parla di soldi, di quanti ne fa e di come gli stiano cambiando la vita: “Quattro in mate ma ora faccio i conti. Apro conti, fra’, divento un conte” (<em>Tran Tran</em>).</strong> È un fatto normale e, in un certo senso, contribuisce alla creazione del mito. Sono anni che i rapper americani girano attorno a tre argomenti: dollari, droga e mignotte. Ed è un trittico da sballo che piacerebbe anche al marchese, seppure un po’ addolcito: scudi, vino e belle popolane.</p>
<p><figure id="attachment_59176" aria-describedby="caption-attachment-59176" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-59176" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/01/marchese_del_grillo-300x216.jpg" alt="marchese_del_grillo" width="300" height="216" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/01/marchese_del_grillo-300x216.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/01/marchese_del_grillo.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-59176" class="wp-caption-text">Il precursore di Sfera Ebbasta è lui, il magistrale Marchese del Grillo</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La storia della musica rock ha sempre visto l’Italia in posizione di netta subalternità creativa rispetto alla scena statunitense, ma oggi Sfera sostiene di non subire alcun complesso d’inferiorità. Ha un’alta opinione di sé stesso e può permettersi di dire ai giornalisti: “Se l’artista primo in classifica in America ascolta Sfera Ebbasta, non dice <em>Cosa è sta roba</em>, ma capisce che il livello è alla pari”. E i colleghi li liquida così: “Tu non sarai mai come me, eh. Con questi rapper io ci faccio un frappè” (<em>Rockstar</em>). A questo punto la domanda nasce spontanea: <em>Ci è o ci fa?</em> Un suo pezzo del 2016, intitolato <em>BHMG</em>, contiene alcune strofe rivelatrici: “Ho inventato tutto, è tutto falso/ Sfera Ebbasta è solo un personaggio/ Sono stonato, non so rappare/ Che posso dire, scusate mi spiace”. <strong>Un cocktail di autoironia e provocazione. I rapper ci sono e ci fanno sempre, per giunta mentendo e dicendo la verità nello stesso tempo. E sapete qual è il segreto che li rende acrobati dell’esserci e del farci?</strong> Rimanere sospesi tra verità e menzogna, come equilibristi sulla fune. Diceva Picasso: “L’arte è una menzogna che ci insegna ad afferrare la verità che come uomini siamo in grado di afferrare. L’artista deve sapere in che modo può convincere gli altri della verosimiglianza delle sue bugie. Se in un’opera mostra soltanto di aver cercato e ricercato il modo di esporci le sue menzogne, non riuscirà mai a combinare niente”. L’artista è un imbroglione sacro, e non fa differenza se scrive o dipinge, recita o suona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi rendo conto che avrei dovuto recensire il disco di Sfera Ebbasta <em>Rockstar</em>, e invece ho divagato su argomenti a margine, inseguendo bizzarre intuizioni e insaporendo il tutto con qualche spiritosaggine che alcuni, tra voi lettori, giudicheranno sciapa.</strong> Accetto le critiche, ma faccio notare che un album di canzoni non dovrebbe avere bisogno di essere spiegato, e uno scrittore che decide, incautamente, di trovare la ragione del collocamento d’ogni nota e d’ogni virgola, rischia di apparire antipatico come un giudice senza misericordia o un professore prevenuto e ostile. E dunque? Come uscirne? Con un patto: io smetto di scrivere e voi di leggere. Facciamo partire la musica, che è meglio.</p>
<p><em>Francesco Consiglio</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/non-siete-un-cazzo-cosa-accomuna-marchese-del-grillo-sfera-ebbasta-rapper-ci-ci/">“Io sono io, e voi non siete un cazzo”: ecco cosa accomuna il Marchese del Grillo a Sfera Ebbasta, il rapper che ci è e ci fa</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/01/Sfera-Ebbasta-2-1024x584.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
	</channel>
</rss>
