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	<title>Yasmina Reza Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Apr 2021 11:05:48 +0000</lastBuildDate>
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		<title>&#8220;Io credo nel dio del massacro. È il solo che governa, in modo assoluto, fin dalla notte dei tempi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 11:05:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Carli]]></category>
		<category><![CDATA[Yasmina Reza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruno e Ferdinand si pestano in un giardino parigino. Bruno e Ferdinand sono due ragazzini di 11 anni che si legnano – o meglio, uno legna l’altro e l’altro, quello che è stato bastonato, perde due denti. I rispettivi genitori, la famiglia Reille e la famiglia Houllié, si vedono per discutere dell’accaduto ma poi scivolano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/io-credo-nel-dio-del-massacro-e-il-solo-che-governa-in-modo-assoluto-fin-dalla-notte-dei-tempi/">&#8220;Io credo nel dio del massacro. È il solo che governa, in modo assoluto, fin dalla notte dei tempi&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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<p>Bruno e Ferdinand si pestano in un giardino parigino. Bruno e Ferdinand sono due ragazzini di 11 anni che si legnano – o meglio, uno legna l’altro e l’altro, quello che è stato bastonato, perde due denti. I rispettivi genitori, la famiglia Reille e la famiglia Houllié, si vedono per discutere dell’accaduto ma poi scivolano via, incespicano, si accusano e infine si ritrovano a parlare dei massimi sistemi.</p>



<p>*</p>



<p>Accecato dalla bellezza del film del Maestrone – <a href="http://www.pangea.news/ufficiale-spia-polanski-recensione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Roman Polanski</a> è un Maestrone, checché se ne dica e checché le accuse che gli sono state rivolte, accuse di violenza, naturalmente –, ho ceduto al canto della sirena: <em>Carnage</em> è una meraviglia, quindi ho trovato necessario e urgente leggere il libro da cui è stato tratto. <strong>La scusa è banale, pugnace: Adelphi ha dato alle stampe <em><a href="https://www.adelphi.it/libro/9788845926235" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Dio del massacro</a></em> esattamente 10 anni fa, nel 2011 nella traduzione di Laura Frausin Guarino ed Ena Marchi (la versione in francese invece è del 2006), elevando l’autrice, Yasmina Reza, nell’Olimpo della letteratura mondiale</strong>. La casa editrice italiana ci ha messo del suo, sparando un fondale fucsia psichedelico in copertina che fa male agli occhi (l’editor ci ha messo del suo: va bene “far riconoscere” il libro in scansia ma sempre dentro certe <em>nuance</em>: qui invece siamo oltre, è quasi doloroso). In quarta, scritto in nero, la trama. Quasi illeggibile. Sarebbe da chiedere a Roman Polanski se la versione francese è, cromaticamente, egualmente audace, ma non so se capisce il mio l’italiano…</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="1012" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/04/cover__id2491_w600_t1326147416.jpg.jpg" alt="" class="wp-image-84399" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/04/cover__id2491_w600_t1326147416.jpg.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/04/cover__id2491_w600_t1326147416.jpg-178x300.jpg 178w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>Il titolo del libretto, meno di cento pagine, è tratto da una battuta in mezzo a tante altre, e gira esattamente così: <strong>“Vèronique, io credo nel dio del massacro. È il solo che governa, in modo assoluto, fin dalla notte dei tempi” </strong>dice Alain Reille, un&nbsp;avvocato che alterna una finta partecipazione allo scontro del figlio (autore della bastonata) a una battente causa penale – via cellulare – in difesa di una casa farmaceutica che ha immesso nel mercato un prodotto che ha diversi effetti collaterali. La frase è rivolta alla mamma del ragazzino offeso, Vèro appunto, una donna alternativa che ha deciso di sposare il suo uomo ma soprattutto una causa morale e civile, quella del Darfur, ammorbando i presenti sul genocidio del Sudan (ma il lettore – vittima della flebile sceneggiatura della Reza – scopre anche che ha il pallino della fotografia e dell’arte, soprattutto del tratto e dei colori di Oscar Kokoschka).&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p>Nel testo nulla è superfluo. Lo scrive la stessa autrice descrivendo la prima scena, il prologo, la didascalia esplicita: “Un salotto. Nessun realismo. Nessun elemento inutile”. Arrivati all’ultima pagina si chiude il libro: il salotto è presente, così come il realismo (piante, alcolici, riviste d’arte). Per far di conto degli elementi inutili invece serve il pallottoliere. L’alchimista Roman Polanski ha ricavato l’oro dal piombo, ma il piombo, sulle pagine, resta. E macchia gli occhi e le mani. &nbsp;</p>



<p>*</p>



<p>Il passaggio più bello è un omaggio al meraviglioso Paolo Conte: una delle due coppie si chiama amorevolmente “Chips”, ed è – per stessa ammissione della Reza – un passaggio di <em>Via con me</em> (“It’s wonderful… Chips, chips!”). Per il resto, l’autrice non riesce a fondere, e non per la scelta stilistica – è un testo teatrale e cinematografico e come molti “copioni” può essere apprezzato nella sua pienezza solamente quando va in scena, quando cioè viene rappresentato; la letteratura però ci offre esempi straordinari, uno su tutti <em>La cantatrice calva</em> di <a href="http://www.pangea.news/ionesco-testo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eugène Ionesco</a>, irrorante sin dalle prime battute, acuto e ovattato, morbido e assurdo, un testo che ti fa accendere sulle labbra il sorriso del gatto del Cheshire, quel “sorriso mentale” che ti fiorisce quando le parole ti entrano nella testa – ma per mancanza di arpeggio:<strong> la storia sembra non essere nelle sue corde. Prima la “scusa” della rissa, poi la quiete, poi una coppia contro l’altra, poi donne contro uomini, infine tutti contro tutti.&nbsp;</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="689" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/04/carnage-movie-roman-polanski-02-1024x689.jpg" alt="" class="wp-image-84402" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/04/carnage-movie-roman-polanski-02-1024x689.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/04/carnage-movie-roman-polanski-02-300x202.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/04/carnage-movie-roman-polanski-02-768x517.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/04/carnage-movie-roman-polanski-02.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Eppure la tematica affrontata ha l’odore dell’esplosività: ben miscelata e ben ritmata, potenzialmente può squarciare l’ermeticità e le difficoltà dialogiche delle coppie di oggi. <strong>La convenzione del dire, i silenzi, le urla e le crisi di pianto, il gioco delle parti, i ruoli da recitare per definire un equilibro. Ma Yasmina Reza, alla fine, dà un colpo con il bastone, come si faceva alle sagre di paese quando si giocava alla “Pentolaccia”. Un colpo che è una carezza, un buffetto sulla guancia.</strong></p>



<p>*&nbsp; &nbsp;</p>



<p><strong>La scrittrice ha ben chiara l’idea della stanza della tortura pirandelliana: anche per lei lo spazio, il salotto borghese, è il “ring” che definisce i personaggi – personaggi diseroicizzati che languono, sequestrati dal mondo e martirizzati da se stessi o dai propri persecutori.</strong> Personaggi che vivono utilizzando le parole come pistole. Caricate a salve, però: rumoreggiano, incapaci di ferire, di lasciare anche un piccolo graffio. Cliché, come quelli che dicono i due uomini, Michel ed Alain. Il primo afferma: “I figli fagocitano la nostra vita e la sgretolano. I figli ci portano alla rovina, è una legge. Quando vedi le coppie che convolano a giuste nozze col sorriso sulle labbra, tu pensi, non lo sanno, non sanno niente poveracci, sono tutti contenti”.</p>



<p>Il secondo è ancora più banale: “…le donne impegnate, risolute, be’ non è questo che ci attira nelle donne, quello che ci attira è la sensualità, la follia, gli ormoni, ci fanno orrore le donne che ostentano la loro lucidità, le guardiane del mondo…”.</p>



<p><em>*</em></p>



<p>Il quadrilatero sociale con due famiglie che si schierano a “Reza” ha, tra le corde, una forza micidiale:&nbsp; <em>Chi ha paura di Virginia Woolf? </em>– a cui l’autrice sembra ispirarsi ma con risultati deludenti – e soprattutto <em>La cantatrice calva</em> insegnano che si possono creare stelle filanti. Stelle come_te…</p>



<p>*</p>



<p><strong><em>Il dio del massacro</em> si ferma al titolo: non riesce a creare nel lettore una vera riflessione sulle ipocrisie sociali e sulla fragilità delle convenzioni sociali e del buon senso (cosa che invece Roman Polanski in <em>Carnage</em> è riuscito a fare con assoluta precisione, lavorando sul ritmo delle battute)</strong>. Le famiglie Reille e Houllié si perdono tra noiosi <em>blablabla</em>, tra dialoghi privi di sale e di pepe, senza unghie né polpastrelli: peccato perché i pargoli invece hanno dimostrato di saper usare il bastone. E la carota? È finita nel minestrone, assieme a tutto il libro…</p>



<p><strong><em>Alessandro Carli</em></strong></p>
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		<title>#SPECIALE: Come gli scrittori vedono Michel Houellebecq. Il caso di Yasmina Reza. “La vita con gli occhi di un uomo oscuro e qualunque, risolutamente pessimista”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Dec 2019 06:58:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Politica culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’immenso e profondissimo abisso di Cahier (La Nave di Teseo, 2019), l’ultimo libro uscito su Houellebecq – in verità, uno dei pochissimi disponibili in lingua italiana –, davvero non mancano le sorprese per gli appassionati. In mezzo alla ricostruzione della vita privata e artistica, spiccano i contributi di alcuni suoi colleghi che ci aiutano a [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nell’immenso e profondissimo abisso di <strong><em><a href="http://www.lanavediteseo.eu/item/cahier/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cahier</a> </em></strong>(La Nave di Teseo, 2019), l’ultimo libro uscito <strong><em>su </em>Houellebecq</strong> – in verità, uno dei pochissimi disponibili in lingua italiana –, davvero non mancano le sorprese per gli appassionati. In mezzo alla ricostruzione della vita privata e artistica, <strong>spiccano i contributi di alcuni suoi colleghi</strong> che ci aiutano a rispondere alla domanda: <strong>“Come vedono Michel Houellebecq gli altri scrittori?”</strong>. Naturalmente, <strong>parliamo di altri grandi. Se si trattasse di italiani – i soliti asserviti al pensiero unico –, potete stare certi che le opinioni corrisponderebbero a un coro disarticolato di schiamazzi e invettive.</strong> È memorabile in tal senso la recensione di Baricco, a pochi giorni dall’uscita di <em>Sottomissione</em>, che bocciò il testo senza appello. Ma Baricco è Baricco, e di lui non ce ne frega onestamente un cazzo. Molto più interessante è conoscere l’opinione di <strong>Yasmina Reza</strong> – una sorta di <strong>versione femminile di Houellebecq</strong>, ma prevalentemente orientata verso la scrittura teatrale.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-72039 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/12/foto-1-48-233x300.jpg" alt="" width="290" height="373" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/foto-1-48-233x300.jpg 233w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/foto-1-48-797x1024.jpg 797w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/foto-1-48-768x987.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/foto-1-48-1195x1536.jpg 1195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/foto-1-48-1593x2048.jpg 1593w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/foto-1-48-1320x1697.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/foto-1-48.jpg 1654w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" />La Reza è una <strong>drammaturga </strong>– in primis – e romanziera francese. È nota al grande pubblico soprattutto per una sua opera, <strong><em>Il dio del massacro</em></strong>, che <strong>ha ispirato il grande Roman Polanski</strong> in <em>Carnage</em>. Ciò che colpisce di lei è <strong>l’affinità </strong>con il narratore di <em>Le particelle elementari</em>. Entrambi focalizzano la loro attenzione sul <strong>mondo borghese in decadenza, funestato da nevrosi, votato all’apparenza, sempre sull’orlo del collasso o della crisi di nervi</strong>. Come riconosce la stessa: “è vero che ci sono senza dubbio echi e similitudini tra di noi”.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>vicinanza e ammirazione</strong> per Houellebecq emerge molto chiaramente in <strong>un’intervista rilasciata ad Agathe Novak-Lechevalier</strong> e incentrata proprio sul suo collega francese. La scrittrice inizia raccontando <strong>come è entrata in contatto con la sua opera </strong>allorché, da autrice già conclamata, si ritrovò a far parte della <strong>giuria </strong>del <strong>Premio France Télévision</strong>. Dei trenta libri preselezionati non gliene piacque quasi nessuno. Uno dei pochi a convincerla fu <strong><em>Estensione del dominio della lotta</em></strong>, il primo romanzo di Houellebecq. Anzi, in verità fu amore a prima vista: “Ho letto una pagina e alla fine mi sono detta: <strong>o è nullo e casca presto, o resta così ed è eccezionale</strong>”. Naturalmente si rese conto immediatamente che l’eccezionalità c’era e non scemava. Da quel momento, cominciò a leggere tutto ciò che riusciva a reperire dell’ancora poco noto scrittore. Allora il francese aveva già pubblicato alcuni volumi di poesia, un testo su Lovecraft e <strong><em>Restare vivi</em></strong>, un prontuario di sopravvivenza per giovani poeti. Ed è proprio in quest’ultimo che <strong>trova la motivazione della grandezza di Houellebecq</strong>, a suo avviso: “<strong>Una visione onesta e ingenua del mondo è già un capolavoro. Rispetto a questa esigenza, l’originalità conta poco.</strong> Non preoccupatevene. A ogni modo, <strong>un’originalità si sprigionerà per forza dalla somma dei vostri difetti</strong>. Per quanto vi riguarda, <strong>dite semplicemente la verità, né più né meno</strong>”. Purtroppo, gli altri giurati non furono del suo stesso avviso e non diedero la vittoria a Houellebecq, limitandosi a farlo arrivare in finale. “Tutti riconoscevano la forza del libro”, però <strong>“tendevano a dire che non era uno scrittore, più precisamente pensavano che sarebbe stato l’uomo di un solo libro [&#8230;] Si considerava che <em>Estensione </em>fosse un’autobiografia, la confessione folgorante di un depresso”</strong>. Giustamente lei è rimasta con <strong>“la sensazione di un malinteso sull’avvenire”</strong>. A chi legge, invece, è probabile che venga qualche dubbio sulla qualità delle giurie letterarie .</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente la Reza è a un altro livello. Non le sfugge quel <strong>“suono molto personale su una materia banale [&#8230;] la modernità del punto di vista”</strong>, “l’audacia” che sta nell’<strong>“invito a osservare la vita con gli occhi, non di un antieroe</strong> – ce ne sono molti – <strong>ma di un uomo oscuro e qualunque</strong>, né bello né brutto [&#8230;] risolutamente pessimista”. La colpisce anche la figura di Tisserand, altra presenza importante del romanzo, probabilmente il primo <em>incel </em>della letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;">Ulteriore aspetto che le salta all’occhio è la <strong>vocazione sociologica del testo houellebecquiano che “sfugge dalla materia viva per trasformarla in trattato”</strong> – in ciò lei è decisamente distante dall’autore. In sintesi, “in <em>Estensione </em>si sente solo <strong>un’immensa libertà</strong>, come se non avesse avuto niente da perdere, <strong>come se non avesse nutrito alcuna speranza particolare sull’avvenire del suo libro</strong>”. Insomma, poco ma sicuro, Houellebecq non ha scritto, come la maggior parte dei nostri autori, per lusingare la platea e spiattellare puttanate politicamente corrette, seguendo la volontà del mercato – per fortuna, nel suo caso ha funzionato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non le importa nemmeno che le posizioni di questo siano assimilabili a quelle più reazionarie</strong> (“E perché no? Ma la cosa non ha poi tanto interesse: <strong>c’è ben altro</strong>”). A suo avviso un autore non deve per forza razionalizzare, diversamente dall’intellettuale, e può permettersi di <strong>maneggiare “costantemente istanze oscure”</strong>. In due parole, può esimersi dall’esprimere buoni sentimenti chiunque scriva utilizzando la forma romanzo – potrà sembrare una banalità dirlo, ma di questi tempi certe banalità hanno una portata rivoluzionaria. Anche perché <strong>se è pur vero che, a causa della sua “stanchezza della libertà”, Houellebecq risulta un uomo “antiliberale”, è altresì vero che questa è “la carne della sua opera, è il suo sangue” e ciò “non ha niente di ideologico”</strong>. In sostanza, non lo fa per darsi un tono, o per svolgere il ruolo di intellettuale organico del Front National: lui la pensa realmente così e non potrebbe scrivere altrimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dulcis in fundo, la grande drammaturga francese <strong>sghignazza amabilmente alla domanda se si sia sentita turbata dalle parole che Houellebecq spende sulle donne</strong>: “Mi ricordo delle sue descrizioni della donna che invecchia e la cui vagina pende come l’escrescenza sotto il becco di una gallina; <strong>ho riso, pensando ‘Bastardo!’ Ma è la sua libertà di scrittore: non deve trattare con i guanti</strong>”. Ecco, la Reza è la classica donna a cui non bisogna dire “e fattela una risata”. Ci riesce da sola. Il fatto è che lei è una vera scrittrice e una donna intelligente. Quelle che criticano l’autore di <em><a href="http://www.lanavediteseo.eu/item/serotonina/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Serotonina</a> </em>sono semplicemente delle femministe. Non si può pretendere tanto da loro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Matteo Fais</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/yasmina-reza-michel-houellebecq-fais/">#SPECIALE: Come gli scrittori vedono Michel Houellebecq. Il caso di Yasmina Reza. “La vita con gli occhi di un uomo oscuro e qualunque, risolutamente pessimista”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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