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	<title>Roberto Masi Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Perché Dio sa l’amore dei dirupi”. Sulla poesia di Giammarco di Biase.</title>
		<link>https://www.pangea.news/giammarco-di-biase-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 May 2023 04:16:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Giammarco di Biase]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
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<p>È da poco uscito per&nbsp;l’editore indipendente&nbsp;<a href="https://www.edizioniensemble.it/prodotto/saggrinza-un-astro/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ensemble&nbsp;(Roma)&nbsp;<strong><em>S’aggrinza un astro</em>,&nbsp;esordio letterario di Giammarco di Biase</strong></a><strong>&nbsp;(foggiano, classe 1993). </strong>Nel panorama sconfinato di poeti emergenti e no, si potrebbero etichettare la maggior parte delle opere proposte come forme di uno sperimentalismo che s’illude di percorrere una via d’eccellenza. Demolire o accogliere il lettore assuefatto sembra essere il mantra di una generazione che, pur di guadagnarsi l’ambita riconoscibilità, finisce per rassegnarsi al ruolo di comprimario del medesimo circoletto. Eppure, oltre ogni critica – lecita o meno che sia – alcuni di essi si ergono, attraverso la distanza dal coro, come singolarità indecifrabili nel contesto globale, inserendosi di prepotenza nel solco dell’eventualità di qualcosa di nuovo; di archetipico perfino.</p>



<p>Vale sempre la pena ricordare una possibile definizione di Patrizia Valduga in merito all’atto poetico: il&nbsp;<em>punto di sella</em>, una funzione matematica che indica il momento in cui due sistemi contrapposti si trovano in equilibrio. Tuttavia, oltre ogni tentativo di circoscrivere lo sconfinato gesto dell’arte, l’opera di questo giovane autore sembra davvero contaminata dall’ambizione&nbsp;<em>nietzscheana</em>&nbsp;di un ritorno alla tragedia, a quella convivenza cioè di spirito apollineo e dionisiaco che si dibatte tra giovinezza e maturità del pensiero. Una poetica che si ritrova in quel punto che non appartiene ancora all’onirico ma è ormai distante da ogni consistenza ‒ tra l’ebbrezza e la sobrietà ‒ nel tentativo di innestarsi nel nucleo denso dell’attimo, che attraverso il componimento ne provoca la percezione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="661" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/Saggrinza-un-astro_Cover-661x1024.jpg" alt="" class="wp-image-95775" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/Saggrinza-un-astro_Cover-661x1024.jpg 661w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/Saggrinza-un-astro_Cover-194x300.jpg 194w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/Saggrinza-un-astro_Cover-600x930.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/Saggrinza-un-astro_Cover.jpg 697w" sizes="(max-width: 661px) 100vw, 661px" /></figure>



<p>In effetti, a pensarci bene è proprio di questo che la poesia dovrebbe curarsi, soprattutto quando priva di esplicitazioni e avulsa dai sacri tecnicismi della metrica. Solo così, infatti, la libertà stilistica può emergere come una contrapposizione altrettanto coerente: un’antimateria che ne è l’immagine riflessa e prossima a quel silenzio di suoni che lo specchio non è in grado di restituire.</p>



<p><em>Tu per me istinto di mani</em><br><em>nell’etere che sottile</em><br><em>aggrinza un astro.</em><br><em>Mi presero su corolle</em><br><em>gli angeli d’aurora boreale</em><br><em>spingendo sugli arti incontrarono</em><br><em>me sul tuo nome come un calendario</em><br><em>un boato, fui un istante, un qualcosa</em><br><em>per qualcuno, sulla cocca</em><br><em>di frecce d’oro.</em></p>



<p><em>Con il ricordo di te</em><br><em>già nacqui in un testamento</em><br><em>che diceva i polsi stretti</em><br><em>in un grido</em><br><em>dovranno somigliarti.</em></p>



<p>Ma cos’è (o chi)&nbsp;quest’astro&nbsp;che s’aggrinza di cui il titolo ci parla, se non materiale umano che implode come una stella vinta dalla gravità? Un astro che collassa perché ha esaurito sé stesso e torna al nucleo, come la poesia quando è sincera, con un nuovo significato in grado di piegare una realtà rastremata dall’imbuto dell’apparenza. Così, come un corpo celeste che&nbsp;s’accartoccia&nbsp;sotto la volontà di rappresentare l’indicibile ‒ poiché solo ‘la parola’ può essere detta ‒ Giammarco di Biase si spinge oltre l’orizzonte del visibile, oltre la logica di una costruzione meditata e accessibile per mostrare la frantumazione di un verso sfuggente, che disorienta e ci lascia smarriti tra leggi che determinano l’altrove.</p>



<p><em>Sola la tristezza</em><br><em>che lascia alla morte</em><br><em>un senso di pace come</em><br><em>un grande evento essere</em><br><em>pace di sé mentre</em><br><em>soli si muore</em></p>



<p><em>e la tristezza così dissoluta</em><br><em>finisce per spore a profumare</em><br><em>tra gente mimetica si fa ricordare</em><br><em>ma da bambini mentre si muore</em><br><em>nel bicchiere di un padre</em><br><em>o nella biglia si balla un crepare</em></p>



<p><em>sola la tristezza</em><br><em>rimane a guardare.</em></p>



<p>Come scrive Elisa Ruotolo nella prefazione:&nbsp;«Leggere quest’opera prima significa entrare in una dimensione in cui l’Eden si mescola al tellurico, generando una mistica del quotidiano che sa di organico e celeste. <strong>Di Biase scompone immagini e le rigenera nuove, inedite: le rende indisponibili a un’ermeneutica conclusa».</strong>&nbsp;Per quanto paradigmatica possa essere, tutta la raccolta è pervasa da un sentore orfico che rimanda al passato ‒ un&nbsp;<em>campaniano</em>&nbsp;intento di rottura con la contemporaneità e per questo ancor più avanguardista ‒ attraverso l’oscurità di un linguaggio che sbaraglia le convenzioni per approdare, come sosteneva Apollinaire, a «un piacere estetico puro, una costruzione che colpisce i sensi […]». La rottura, pertanto, si fa volontà di una fede nuova, necessità di credere senza dover toccare a tutti i costi la carne del Cristo per convincersi dell’autenticità di ogni nostra ferita, e dunque un ritorno alla materia senza personalismi da consenso: è materia che trascende attraverso la parola nella tensione spirituale del verbo.</p>



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<p>Allora, sebbene ravveda nei versi di questo poeta l’intento di una speculazione materialista, indagatrice però di un&nbsp;<em>empirismo illogico</em>&nbsp;che si contrappone a sé stesso, la scomposizione di concetti che tendono al divino come giustificativo dei nostri assilli terreni dona al lettore un senso di pace non risolutiva: una consolazione di resa, l’accettazione di questa finitudine che ci rende così umani da non poter fare a meno della morte come della vita, e che Giammarco di Biase sembra aver intuìto.</p>



<p><em>Darci alla morte</em><br><em>felici, ai burroni un sorriso</em><br><em>aperto tra ballate</em><br><em>di rondini, per vedere</em><br><em>Dio che ci somiglia.</em><br><em>Pensa sempre</em><br><em>l’uomo su una soglia</em><br><em>perché Dio sa l’amore</em><br><em>dei dirupi come suo figlio</em><br><em>il pianto ai compleanni.</em></p>



<p><strong><em>Roberto Masi</em></strong></p>
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		<title>Dissolvere l’Opaco. Roberto Masi, poeta inconsapevole</title>
		<link>https://www.pangea.news/roberto-masi-davide-grittani-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 04:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Grittani]]></category>
		<category><![CDATA[Ensemble]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Masi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roberto Masi è un poeta inconsapevole. Innanzi tutto delle sue stesse potenzialità liriche, ma questo – come diceva Franco Fortini – potrebbe persino essere un bene. Ma sembra inconsapevole anche della certezza delle sue parole, della fermezza dei suoi testi. Lo dimostra la prova migliore – fino a questo momento – del suo cammino letterario, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/roberto-masi-davide-grittani-poesia/">Dissolvere l’Opaco. Roberto Masi, poeta inconsapevole</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Roberto Masi è un poeta inconsapevole. Innanzi tutto delle sue stesse potenzialità liriche, ma questo – come diceva Franco Fortini – potrebbe persino essere un bene. Ma sembra inconsapevole anche della certezza delle sue parole, della fermezza dei suoi testi. Lo dimostra la prova migliore – fino a questo momento – del suo cammino letterario, intitolata&nbsp;<strong><a href="https://www.edizioniensemble.it/prodotto/si-dissolva-lopaco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Si dissolva l’Opaco</em>&nbsp;(Ensemble Edizioni, collana Alter)</a></strong> e uscita lo scorso marzo. Si tratta di una silloge ibrida, composta da molte liriche e qualche irruzione letteraria, che tradisce innanzi tutto una profonda nostalgia dell’autore per un Novecento di cui si sono perse le tracce senza che nessuno cercasse di adunarne i benefici. Lo si intuisce proprio dal titolo, in cui l’Opaco è una specie di stella polare a cui rifarsi nei paradossali momenti di tradimento della realtà. L’Opaco come scelta, non solo stella. L’Opaco come distanza, non conoscenza. L’Opaco come necessità di difesa, nella società che – all’esatto opposto – pretende invece che tutto sia chiaro, luccicante, luminoso e destinato all’inutilità.&nbsp;<em>«Quel tempo incantato è concluso:/ si dissolva l’Opaco e la memoria/ tagli e consumi la quiete come una/ ruggine (come) – tempesta senza fine»</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="390" height="600" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/9788868818685.jpg" alt="" class="wp-image-91864" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/9788868818685.jpg 390w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/9788868818685-195x300.jpg 195w" sizes="(max-width: 390px) 100vw, 390px" /></figure>



<p>Nell’introduzione firmata da un altro poeta toscano come Masi, Gabriele Lastrucci, questa malcelata malinconia verso il Novecento viene ribadita chiaramente:&nbsp;«Il Tempo, sia nell’estremo apice dell’attimo che nello smisurato oceano dell’Eterno, pare essere l’insondabile, effimera, e incandescente sostanza del suo versificare. Proust (ancora), Vittorio Sereni, Franco Fortini… ma soprattutto: Roberto Masi». Nei dibattiti – ciò che rimane – in cui la narrativa contemporanea viene chiamata a esprimersi sulla catastrofe di certi libri e certe voci di oggi giorno, prima modellate all’insignificanza dagli stessi editori e poi mollate come spose tradite prima di raggiungere l’altare, capita spesso di inciampare <strong>in questa abiura del Novecento: una drammatica revisione storica in favore dei tempi attuali, a cui va il grande merito di aver sostituito Elsa Morante con Luciana Littizzetto e Carlo Emilio Gadda con Gianrico Carofiglio.</strong> Da questi dibattiti – come da tutto il resto – è sempre assente la poesia, intesa come massa elettrificante di un secolo, quello scorso, che proprio attraverso la poesia esprimeva in maniera limpida la decomposizione (soprattutto materiale) che oggi sembra inarrestabile. Masi si confessa a questo rammarico, si consola con esso. Lo abita senza imbarazzi, popola gli spazi di questi enormi vuoti con una poesia adulta, convincente e soprattutto universale.&nbsp;«Fu, il rivelarsi della passione quando smarrii i miei resti – fu – al tocco avido delle tue carni che frementi ribollivano e così: come un machete che tronca fu, il nostro giorno più nero di sangue».</p>



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<p>Grande appassionato di arte contemporanea, Roberto Masi ha pubblicato un saggio complesso come<em>&nbsp;Eccitare l’abisso. Viaggio sentimentale nella logica del dubbio</em>&nbsp;(Homo Scrivens Edizioni, 2020), purtroppo uscito nel pieno delle fasi più drammatiche della pandemia e quindi scarsamente presentato e rappresentato in giro. Con questa prova poetica, però, offre innanzi tutto un risarcimento&nbsp;a&nbsp;sé stesso, trovando nelle sue parole così opportune, nei suoi versi così definitivi, nelle sue istanze umane così condivisibili, un congedo (possibile) da tutte le altre sue forme di scrittura. Masi sembra nato per essere poeta, ma non lo sa. Come tutti i poeti&nbsp;che sono nel giusto.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>«E verrai e vedrai come spinge (come) soffia la tramontana quando, scuote gli arbusti e sconquassa il corso che si ripete, e si frange sulle mura. Eppure, è ancora giorno – ed è notte sopra i silenzi della casa spoglia dove un tempo si accendevano i fuochi; e gli odori e i rumori, e le grida quando tutto era resistenza. Come cristallo fatto opaco pare: che non rifletta ma tutto assorba, che non renda ma tutto prenda – mentre il suono si allontana e le voci cadono, dietro una porta sbarrata».&nbsp;</strong></p></blockquote>



<p>Uno scrittore vero come Sergio Nelli non ha fatto in tempo a vedere<em>&nbsp;Si dissolva l’Opaco</em>, è morto poco prima che uscisse.&nbsp;Chi scrive deve a Masi la conoscenza di un uomo – Nelli, appunto – che già manca per essenzialità, severità, distanza dal caos e dalla caducità della scrittura odierna. Forse&nbsp;<em>la dissoluzione dell’Opaco</em>&nbsp;consiste anche nel ringraziare i vivi in terra e i morti nella memoria, perché per quanto rimanga aulica e distante anche la poesia (per sopravvivere) necessità di carne, odio, materia e bellezza dell’adesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/roberto-masi-davide-grittani-poesia/">Dissolvere l’Opaco. Roberto Masi, poeta inconsapevole</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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