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	<title>Qabbalah Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Thu, 20 Jun 2024 03:32:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Imparare l’arte dei fulmini”. La poesia della Qabbalah</title>
		<link>https://www.pangea.news/qabbalah-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 03:32:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Gershom Scholem]]></category>
		<category><![CDATA[mistica ebraica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qui ci si inerpica nella blasfemia. Quando le parole che squadernano segreti, sussurrate da maestro ad allievo, diventano ‘pubbliche’, riferite in libri con l’obbrobrio del prezzo e la copertina, se ne fa scempio. Una volta svelata, sventrata – per di più, sminuita a letamaio di merce – la parola segreta perde in potenza; empia razzia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Qui ci si inerpica nella blasfemia. Quando le parole che squadernano segreti, sussurrate da maestro ad allievo, diventano ‘pubbliche’, riferite in libri con l’obbrobrio del prezzo e la copertina, se ne fa scempio. Una volta svelata, sventrata – per di più, sminuita a letamaio di merce – la parola segreta perde in potenza; empia razzia nelle segrete del segreto: i mondi non si apriranno più come una mano; il discepolo non si tramuterà più in corvo e in faina, in pietra e in tuono; i morti non risorgeranno per via di un acciarino verbale; la formula non placherà il male, non vincerà gli spettri, additandoli ad effimere. Una volta pubblica – disponibile in libreria, nel luogo dove la sostanza imperitura del libro deperisce, fa vanto del transitorio e il libro, per natura eterno, si fa etereo oggetto, moribondo – la parola magica diventa poetica, la pratica nei misteri si fa ginnastica. Il bene si muta in benessere, l’agonia nel sacrario agonismo per palestrati del sacro, l’ascesi come fitness, lo yoga per tutti.</p>



<p>Della parola che dava avvio agli astri e faceva splendere il creato, oggi, ci resta la cenere, spuma d’argento; il verbo ‘agente’ solletica i sentimenti; il vocabolo-verità si smaterializza in una bruma di similitudini, meravigliose, magari, ma monche. L’inattuale è inattuabile. Del formulario che dava ragione del mondo, del tempo, abbiamo i residui, i gusci vuoti, i cocci studiati dagli accademici. Ma quando un ‘movimento’ verbale – già: la danza che semina i mondi – si atrofizza in alti studi universitari è carcassa, mostra la peste, cosa di cui si parla nei convegni, che non ha più attinenza con il Regno. Un tempo teurgia, oggi teofania dei profani, palandrana per prof, <em>professione</em>, appunto.</p>



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<p>Meriggiare del poeta, eresiarca del verbo: non chiedergli se sia veritiero il suo dire – non può dirlo, dacché il verbo, sempre, transita il suo opposto, le false scorie –, si accontenti di cantare il creato, di farsene stupefatto accolito.</p>



<p>Così scriveva del mistico fervore Gershom Scholem, nel suo studio sulle <em>Grandi correnti della mistica ebraica</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Solo quando la religione ha ricevuto nella storia la sua espressione classica, nella vita di un determinato credo e di una determinata comunità, diviene possibile la mistica… Essa scorge il grande abisso, anzi prende addirittura le mosse dall’esperienza di questo, e avendone piena coscienza, cerca un segreto e una via che lo superi e cerca di ristabilire su una nuova base l’unità distrutta dalla religione, quell’unità nella quale il mondo del mito e quello della rivelazione si incontrano nell’anima umana. E pertanto la sua scena è costituita essenzialmente dall’anima, e il suo oggetto è il cammino dell’anima oltre l’abisso della molteplicità verso l’esperienza della realtà divina, che adesso appare come l’originaria unità di tutte le cose… La religione mistica cerca quindi di fare di Dio – di quel Dio che le si presenta nelle specifiche rappresentazioni religiose delle comunità in cui essa si sviluppa – oggetto di nuova e viva esperienza, invece che oggetto del sapere e della dommatica”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Rivelando il sale della mistica, Scholem lo cristallizzava in fatto ‘storico’, cioè concluso, terminato. Lo <em>Zohar</em>, il più ambiguo e remoto testo della Qabbalah ebraica, si acquista facilmente, in straordinaria edizione Einaudi. Che possa trattarsi di un “falso ben congegnato” è appropriato – direbbe Borges – al fervore mistico: verità e menzogna sono antinomie terrene.</p>



<p>Voglio dire: che ne è del fondo <em>magico</em> del verbo? Perché la parola non attecchisce più nel mondo? Perché gli ordini – politici, militari, pubblicitari – hanno sostituito l’Ordine? Cosa succede davvero quando ripeto una formula forgiata millenni fa? Cosa accade nella realtà (terrena e ultraterrena) – non nel mio greve abito emotivo – quando ripeto il Pater o il Symbolum? Perché i cristiani, cristianamente, non parlano più in lingue, non risuscitano i morti e non scacciano i demoni (come vuole il Vangelo)? È il Verbo che ci ha mollati o siamo noi che non ne riconosciamo le briglie, la criniera, il morso?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="673" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/the-poetry-of-kabbalah-mystical-verse-from-the-jewish-tradition-1-673x1024.jpg" alt="" class="wp-image-99970" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/the-poetry-of-kabbalah-mystical-verse-from-the-jewish-tradition-1-673x1024.jpg 673w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/the-poetry-of-kabbalah-mystical-verse-from-the-jewish-tradition-1-197x300.jpg 197w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/the-poetry-of-kabbalah-mystical-verse-from-the-jewish-tradition-1-600x913.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/06/the-poetry-of-kabbalah-mystical-verse-from-the-jewish-tradition-1.jpg 710w" sizes="(max-width: 673px) 100vw, 673px" /></figure>



<p>Qualche anno fa, il poeta statunitense Peter Cole ha ricondotto gli arcani testi della Qabbalah alla loro “ragione lirica”. <a href="https://yalebooks.yale.edu/book/9780300205695/the-poetry-of-kabbalah/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>The Poetry of Kabbalah</em> è stato pubblicato nel 2012 dalla Yale University Press:</strong> </a>la forzatura poetica – un inganno di specchi coperti dal velo – permette di penetrare nel forziere della mistica ebraica, spesso sigillato a doppia mandata. L’azzardo di Peter Cole non è una novità; si inscrive in una lunga genia di traduzioni anglofone che hanno per patriarca Edward FitzGerald (singolare interprete delle quartine di Omar Khayyam) e per profeta Ezra Pound (che con <em>Cathay</em> ha “inventato” l’antica lirica cinese “all’occidentale”). Precisando le sue scelte, Peter Cole ha scritto, tra l’altro:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“La posta in gioco non potrebbe essere più alta: estrarre la luce da una faretra di suoni; ascendere al Trono di Dio e fissare la Sua Gloria; sradicarsi dalla grossolanità e dalle forze oscure; marciare verso la redenzione, a volte penetrando il peccato; giungere all’alta unione erotica, vale a dire al sacro matrimonio dell’aspetto maschile e femminile della Deità. ‘Grande è il potere del poema recitato per amore del cielo’, scrive un cabbalista nordafricano vissuto nel XVII secolo. ‘Unisce le qualità spirituali nell’offerta sacrificale, allinea i valichi celesti, origina lo splendore dei mondi di sopra e di sotto’. In questo contesto, le poesie non descrivono soltanto un processo mistico: lo producono. Cercano il ritorno all’armonia primordiale dopo la catastrofe della creazione e della trasgressione di Adamo; chi compone e pronuncia inni mistici partecipa alla continua riconfigurazione del cosmo”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Resta il fatto: i cancelli del cielo sono chiusi davanti a noi; gli angeli appaiono trasfigurati in acquazzoni; ci è estraneo il chiacchiericcio della cordigliera dei corvi. Ridurre la sacra parola della Qabbalah a letteratura significa adempierne l’inutilità; ma se la sacra parola non è più scala, non è più spada, rischia di essere l’ombra del verbo, nient’altro che una brutta poesia, lirica chierichetta. Che fare? Immolarsi alla levatrice solitudine; bearsi di ciò che non siamo e non saremo.</p>



<p>Far danzare il bosco, portare in stazione eretta i fiumi, conferire un’anima alle rocce chiede la vita nascosta e imbarbarire in tamburo il verbo. Per ora, leggiamo i libri, sentiamoci spiritualmente ‘ricchi’, i re di questo sperpero.</p>



<p>**</p>



<p><strong>Sefer Yetzirah</strong></p>



<p>(III-IV secolo)</p>



<p>Al principio, ventidue lettere.</p>



<p>Incideva, scavava, pesava</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; combinava e trasmutava:</p>



<p>con esse ha creato tutto</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tutto ha modellato.</p>



<p>Ventidue lettere</p>



<p>distillate dalla voce</p>



<p>forgiate dal respiro</p>



<p>innestate nella bocca</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; in cinque luoghi</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; suoni dalla gola</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; suoni dalle labbra</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; suoni dal palato</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; suoni dietro la trincea dei denti</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; suoni nei lembi della lingua.</p>



<p>Ha creato la sostanza dal Nulla</p>



<p>da ciò che non c’era ciò che ora c’è</p>



<p>ha intagliato colonne colossali</p>



<p>quando l’aria era un’incudine.</p>



<p>Ha combinato e modellato</p>



<p>la creazione perché</p>



<p>fosse riassunta</p>



<p>dentro un singolo Nome:</p>



<p>il segno che ne reca</p>



<p>testimonianza: ventidue</p>



<p>lettere che legano</p>



<p>un singolo corpo.</p>



<p>Da ora in poi considera</p>



<p>ciò che bocca non può dire</p>



<p>ciò che orecchio non può udire.</p>



<p>**</p>



<p><strong>Yose ben Yose</strong></p>



<p>(Israele, IV-V secolo)</p>



<p>Proclamerò le potenti opere di Dio<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; gloria è il suo potere.<br>Egli è l’unico Dio<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; altri non ce n’è;<br>nessuno oltre a Lui<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nessuno gli è secondo;<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nessuno dopo di Lui sulla terra<br>nessuno prima di Lui nei cieli<br>nessuno tranne Lui all’origine<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nessuno sarà con Lui alla fine.<br>Regale nel pensare, divino nell’agire<br>quando prende consiglio, tutti lo attendono<br>quando dà ordini nessuno tarda a obbedire.<br>Egli parla e tutto accade<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; designa e ottiene<br>sorregge il mondo con la forza<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la sua volontà lo vivifica.<br>Le creature lo invocano nel canto<br>terra e cielo lo lodano.<br>L’Unico<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il Santo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l’Onnipotente<br>distilla canti dalle acque<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; peana dagli abissi<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; adorazione dagli astri<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ornamento dai giorni<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; melodia dalle notti<br>fuoco grida il Suo nome<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il bosco inneggia di gioia<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le bestie fanno chiacchiere intorno alle sue terribili gesta.</p>



<p>**</p>



<p><strong>Yanai</strong></p>



<p>(VI secolo)</p>



<p>Dal cielo ai cancelli dei cieli</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dai cancelli dei cieli alle alte tenebre</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dalle alte tenebre alle alte dimore</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dalle alte dimore alle celesti sale</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dalle celesti sale alle porte del paradiso</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dalle porte del paradiso all’empireo</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Dall’empireo al trono</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E dal trono al carro</p>



<p>Chi può immaginarti</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chi può avvicinarti</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chi ti ha visto</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chi ti ha scorto</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chi ti tiene testa con occhi desti</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chi in te insiste</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chi in te persiste</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chi osa osarti</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chi ti acconcia</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Chi è così cieco</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Da tramare in Te</p>



<p>Quando domi il cherubino</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E fluttui nel vento</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E vaghi nel tuono</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E muovi le tempeste</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E apri le acque</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; E mondi le fiamme</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Decine di migliaia</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Diventano uomini</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Diventano donne</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Diventano spiriti</p>



<p>Si elevano demoni</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Di ogni somiglianza adorni</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per adempiere i Tuoi compiti</p>



<p>Con reverenza, atterriti dal timore</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Scivolando nel balbettio</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Disarticoliamo le bocche</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per esaltare il tuo Nome Santo</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <em>Santo Santo Santo</em></p>



<p><em>Signore degli Eserciti</em></p>



<p><em>Il mondo è pieno della Tua gloria.</em></p>



<p>*</p>



<p><strong>Per ascendere</strong></p>



<p>Anonimo, Palestina, II-VIII secolo ca.</p>



<p>Per ascendere<br>e inabissarsi<br>per guidare le ruote del carro<br>ed esplorare il mondo<br>e vagare sulla terra<br>e contemplare lo splendore<br>per abitare sulla corona<br>e risuonare nella Gloria<br>incoccare le lodi<br>e soppesare le lettere<br>per pronunciare i nomi<br>ecco cosa c’è<br>sopra e sotto<br>per conoscere il senso<br>dei vivi e vedere<br>le visioni dei morti.<br>Per guadare fiumi di fuoco<br>e imparare l’arte dei fulmini.</p>
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		<title>“Tenendo nel pugno la frase al silicio”. Paul Celan e la Qabbalah</title>
		<link>https://www.pangea.news/paul-celan-dal-bo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2021 05:36:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Bibbia non è tanto il libro che celebra il Nome, ma un manuale che fa accedere ai nomi. Ogni nome è un astuccio che detiene un destino: quando la vita è una svolta, il nome cambia, si spezza, come una noce. Dio assegna i nomi e li ingoia. Sbagliare i nomi – come ripetere [&#8230;]</p>
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<p>La Bibbia non è tanto il libro che celebra il Nome, ma un manuale che fa accedere ai nomi. Ogni nome è un astuccio che detiene un destino: quando la vita è una svolta, il nome cambia, si spezza, come una noce. Dio assegna i nomi e li ingoia. Sbagliare i nomi – come ripetere a contrario una formula magica – significa corrompere il creato; ignorare i nomi è vivere come spettri, senza palpebra. Il grande cabbalista Abraham Abulafia (1240-1291) ha sperimentato una mistica della combinazione delle lettere e delle parole ebraiche, capaci di schiudere mondi altrimenti inaccessibili alla mente comune. “Abulafia ha decisamente preso la strada dell’interiorità, e l’ha percorsa fino in fondo, come ben pochi dopo di lui nel mondo ebraico. Ma questa strada si trova al limite tra mistica e magia”, scrive Gershom Scholem nel suo studio sulle <em>Grandi correnti della mistica ebraica</em>. Paul Celan percorre, in qualche modo, l’arte di Abulafia, esasperandone i conflitti. Tutta la sua opera in versi, infatti, procede per sottrazioni e ecolalie; anche i maestri che sceglie di tradurre – Cioran, Ungaretti, Mandel’stam, ad esempio – sono minatori del bianco, artefici di scavi e di escoriazioni. “Il mondo, giunto a noi/ nell’ora vuota”, come scrive il poeta, e va inscritto nel silenzio: i versi sono cavi, calchi, residui di una pietra nell’acqua. Anche volando tra i titoli che Celan assegna ai suoi versi, premendo l’orecchio su quelle parole cardinali – <em>sabbia, soglia, grata, respiro, filamenti, luce coatta, neve</em> – si ode il tintinnio di un vocabolo d’altro mondo. Un allarme, esatto al fraintendere. D’altronde, Celan amava i Salmi, che raffinano il pianto in versi, formulano il grido in un canto di cui non si è lettori ma seguaci, al crisma del ritmo. <strong><a href="https://www.orthotes.com/prodotto/qabbalah/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Su Paul Celan traduttore” Federico Dal Bo ha scritto uno studio affascinante e molto informato, <em>Qabbalah e traduzione </em>(Orthotes, 2019). </a></strong>L’ho interrogato. Avevo letto da poco quella poesia, “Tenendo nel pugno la frase al silicio”, in cui ogni parola, detta, contraddetta, contraffatta, si riduce infine in “quell’unico alito”. Facile fare di Celan un profeta, la sua poesia si presta a vagabondaggi ermeneutici; piuttosto, disciplina a inghiottire e a radicare in verbo il sospiro. (d.b.)</p>



<p><strong>In Celan tutto è trasmutazione di linguaggio, come un’operazione alchemica. Sceglie di esprimersi in tedesco; il suo nome non è “Paul Celan”: qual è, dunque? Come si spiega questa specie di rovina della identità? E il suo, infine, lento recupero?</strong></p>



<p>“Operazione alchemica” forse è il termine più adatto per definire la poesia di Celan, sia che si tratti dei suoi versi veri e propri sia che si tratti dei testi che traduceva da altre lingue in tedesco. Del resto, il termine <em>alchimia </em>– che deriva dall’arabo, forse su un calco del greco <em>chemeia, </em>“fondere insieme” – indica appunto la pratica di “saldare” insieme elementi diversi. In effetti, in Celan c’è una disposizione fondamentale a “fondere” la propria identità, già precaria e traumatizzata dall’esperienza della Shoah, con quella d’altri, cercando appunto un lento recupero di una individualità personale e poetica. Questo emerge chiaramente nei numerosi giochi linguistici che costruisce intorno al suo cognome secondo un vertiginoso richiamo tra le lingue: ebraico, yiddish e rumeno. <strong>Questo nuovo cognome era infatti un piccolo gioiello linguistico che nasceva dall’incrocio di diverse lingue: il cognome ebraico <em>Asher</em>, divenuto <em>Antschel </em>in yiddish, si trasformava ora in <em>Ancel</em>, secondo l’ortografia rumena, per diventare <em>Celan </em>con un facile anagramma, letto con un particolare accento francese. Come si può vedere, non si trattava semplicemente di permutare le lettere del nome bensì di “fondere insieme,” quasi seguendo una ricetta alchemica, tre diverse identità: quella ebraico-tedesca, quella rumena e quella francese.</strong> Il gioco linguistico apparentemente lezioso sul suo cognome tradiva già potenzialità qabbalistiche particolari, probabilmente mediate dalla sua lettura precoce di Walter Benjamin. Intendo in particolare il saggio di Benjamin sulla lingua e l’idea che la lingua pura consista soprattutto di “nomi propri” con cui Adamo nomina gli animali creati da Dio, secondo il racconto della Genesi. Il desiderio di coniare un nuovo cognome, ovvero un nuovo nome, chiaramente è il tentativo di recuperare una stabilità nell’identità di sé, senza però perdere alcuno degli elementi costitutivi bensì saldandoli tutti insieme. Considerando l’esito tragico della sua vita, non si può dire che questo tentativo sia ben riuscito. Si trattava probabilmente solo di una soluzione temporanea, precaria, come del resto precaria era la sua stessa teologia che fa capolino dalle sue poesie e dalle sue traduzioni senza mai manifestarsi pienamente…</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="704" height="1024" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/01/61w184niDSL-704x1024.jpg" alt="" class="wp-image-82057" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/61w184niDSL-704x1024.jpg 704w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/61w184niDSL-206x300.jpg 206w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/61w184niDSL-768x1117.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/61w184niDSL.jpg 1000w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></figure>



<p><strong>Celan pare continuamente interpretare l’errante: in Francia, scrive in tedesco, traduce i russi. C’è una specie di continua fuga dai linguaggi, una ostinata diaspora nell’incompreso. </strong><strong>È</strong><strong> così?</strong></p>



<p>In alcune delle sue lettere ad amici, Celan scherza un po’ sulla sua natura nomade, quasi un luogo comune dell’identità ebraica prima della fondazione dello Stato di Israele. Tuttavia, mi sembra che nell’opera di Celan traspaia anche una geografia più sottile. Non c’è semplicemente l’opposizione tra Europa dell’Est e l’Europa dell’Ovest bensì una correlazione quasi impercettibile tra le due. Se posso richiamarmi ad una famosa metafora che la poetessa ebrea Nelly Sachs suggerì a Celan nella loro lunga e tormentata corrispondenza, c’è un <em>meridiano </em>che collega Bucarest, chiamata la “Parigi dell’est”, alla Parigi vera e propria. Celan percorse questo meridiano già nel 1938, quando trascorse diversi mesi a Parigi, da studente di medicina, prima di tornare in Romania. In quel frangente, scrisse all’amico Gustav Chomed una lettera profondissima sul senso della scrittura poetica, della solitudine e dell’attrazione per la vita in Occidente. È un parametro poetico da cui non si discosterà mai, pur soffrendo duramente per la vita parigina e per la solitudine che una grande città tipicamente impone. Direi allora che più che una fuga c’è un nomadismo, ovvero un’erranza tra le lingue. Ciò tradisce la consapevolezza che il tedesco possa anche essere la sola lingua elettiva per scrivere poesia ma che questo da solo non basti. Anzi, è necessario attingere ad altre lingue. In questo senso, la traduzione è il mezzo per eccellenza per connettere una lingua all’altra. Si tratta di costruire un microcosmo poetico poliedrico ma tuttavia non meno alienante. <strong>Nonostante i suoi tentativi di assimilazione alla cultura europea – e uso il termine <em>assimilazione </em>con tutte le sfumature politiche possibili – Celan sentiva di restare sempre un ebreo rumeno di lingua tedesca che viveva in Francia ma scriveva in tedesco, traduceva da sette lingue e pretendeva di insegnare ai tedeschi come scrivere poesia.</strong> Anzi, Celan più volte sostiene che è proprio questa sua condizione nomade tra le lingue e le culture ad essere alla base della sua campagna diffamatoria intentata dalla vedova di un ebreo franco tedesco, Yvan Goll, di cui era il traduttore designato in tedesco. La campagna diffamatoria assunse ben presto toni spiccatamente antisemiti, specialmente tra la germanistica tedesca, ricalcando appunto l’idea che Celan fosse un nomade della lingua che cercava di “assimilare” le poesie altrui.</p>



<p><strong>Mi affascina il capitolo che ha dedicato al rapporto tra Celan e la Qabbalah: come accade la prossimità del poeta con la mistica ebraica? In che modo lo Zohar penetra nella sua poesia?</strong></p>



<p>La poetessa Nelly Sachs era particolarmente entusiasta dell’opera di Celan che considerava uno Zohar moderno vero e proprio. Tuttavia, Celan si schermisce, sembra quasi ritrarsi di fronte all’eventualità che la sua poesia sia effettivamente mistica o qabbalistica. C’è un solo richiamo alla Qabbalah nella corrispondenza tra i due. Attraverso un’attenta lettura del lascito di Celan, dei suoi libri e dei suoi appunti, ho potuto appurare che Celan non leggeva opere qabbalistiche, tra l’altro non ne aveva nemmeno la competenza linguistica. Preferiva invece leggere testi di storia della Qabbalah, ovvero prevalentemente i libri di Gershom Scholem che aveva letto e annotato attentamente soprattutto dagli anni Sessanta in poi. In effetti, non sembra che Celan si sia ispirato direttamente dalla lettura di testi mistici. Al contrario, sembra che Celan si sia servito degli scritti di Scholem per <em>rileggere </em>la sua stessa opera poetica e traduttiva. In diversi passi dei testi di Scholem, Celan ha commentato a margine citando dalle sue proprie poesie già edite da tempo. Insomma, l’autocitazione sembra essere stato un criterio per leggere la storia della Qabbalah e quindi per rileggere la sua propria opera poetica in questa luce. Tuttavia, è indubbio che per Celan la Qabbalah fosse un <em>criterio di lettura</em> retrospettivo delle sue proprie poesie. Ci si può spingere più in là in questa ipotesi. <strong>Si può sostenere che la mistica ebraica recepita attraverso la mediazione esemplare di Scholem costituisse per Celan una <em>ricapitolazione </em>della sua intera opera poetica. Come già ricordato sopra, non si trattava tanto di distinguere tra influenza diretta o indiretta bensì di stabilire una <em>congruenza </em>tra poesia e Qabbalah.</strong> Quindi non è sorprendente che Celan si sia concentrato su specifiche porzioni dell’opera storiografica di Scholem. Si trattava infatti di ripiegarsi sui testi già elaborati, quasi ad illuminarne o ne confermarne le potenzialità mistiche.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="600" height="1024" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/01/71VdpA0stgL-600x1024.jpg" alt="" class="wp-image-82059" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/71VdpA0stgL-600x1024.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/71VdpA0stgL-176x300.jpg 176w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/71VdpA0stgL-768x1312.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/71VdpA0stgL-899x1536.jpg 899w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/71VdpA0stgL.jpg 1000w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p><strong>Il termine medio tra Celan e l’arte qabbalistica&nbsp;è appunto il grande Gershom Scholem. Che rapporti esistono tra il poeta e lo studioso? Scholem, poi, se non ho capito male, transita Celan verso Walter Benjamin&#8230;</strong></p>



<p>Chiaramente l’opera di Gershom Scholem ha permesso a Celan di accedere ad una tradizione di pensiero mistica e messianica arricchendo la sua poetica persino di una vena ancora più pessimista. Sul piano personale, però, penso che i rapporti tra i due fossero più complessi e non particolarmente positivi. <strong>A quanto sembra, Celan e Scholem si mancarono per un soffio in Svizzera in occasione di una conferenza e poi si incontrarono tre volte negli anni Sessanta a Parigi e un’ultima volta a Gerusalemme, nell’unica visita che Celan fece in Israele. A quanto pare, non si trattò mai di incontri personali, ad esempio, come quello che intercorse tra Celan e Heidegger, seppur segnato da una tragica incomprensione tra i due.</strong> Al contrario, Celan e Scholem si incontrarono sempre insieme ad altri amici e conoscenti comuni, come il famoso critico letterario Jean Bollack. Ho l’impressione che non ci fosse una particolare affinità tra i due. Tra l’altro, sicuramente non aiutarono le difficili condizioni personali di Celan negli anni Sessanta che era stato brutalizzato da tre permanenze coatte in ospedale psichiatrico. È un dato di fatto che l’ultima conversazione di Celan con Scholem non riguardò affatto temi della mistica ebraica e a malapena toccò altri argomenti come Walter Benjamin e la sua teoria della traduzione, sebbene Celan stesse traducendo molto in quel periodo. Tuttavia, non si deve essere tentati di liquidare la questione a fronte di queste difficoltà personali o dalla natura occasionale dei loro incontri. Anzi, il conflitto, l’adombra lo stesso Jean Bollack in un suo articolo, probabilmente era assai più profondo e riguardava l’essenza della identità ebraico-tedesca prima e dopo la Shoah. È noto che Scholem ritenesse che il cosiddetto dialogo ebraico-tedesco fosse stato solo un mito fomentato dalla stessa classe intellettuale ebraica per sentirsi più accettati socialmente ma ai suoi occhi si trattava pur sempre di un “mito,” cioè di una proiezione creativa dell’immaginario, non priva di paradossi, come quello di permettere agli ebrei finalmente di identificarsi come tali proprio perché venivano stigmatizzati prima e perseguitati poi. Al contrario, Celan credeva che fosse possibile un dialogo ebraico-tedesco o almeno ci “sperava disperatamente,” come mostra la sua pervicace idea di scrivere poesia esclusivamente in tedesco ma anche tradurre esclusivamente in tedesco. Ecco, credo che la vera incomprensione tra Celan e Scholem partisse da qui, piuttosto che da qualche sottigliezza accademica sulla natura del linguaggio o della mistica ebraica.</p>



<p><strong>Il viaggio in Israele di Celan: che valore ha per il poeta, cosa vede di ‘suo’, di proprio a Gerusalemme? C’è un testo particolare della Bibbia che ha agito nell’ispirazione poetica di Celan?</strong></p>



<p>Senza dubbio i Salmi che sono la filigrana della sua raccolta poetica “La rosa di Nessuno” (<em>Niemandsrose</em>). Già dal suo titolo, questa raccolta si richiama palesemente alla dottrina mistica, non esclusivamente ebraica, dell’apofatismo, ovvero dell’idea per cui Dio è talmente trascendente rispetto al mondo che non se ne può dire nulla di positivo, al punto di non poterlo nemmeno chiamare per Nome, ammesso che abbia senso dire che Dio ha un “nome proprio”. <strong>In questa raccolta poetica, “nessuno” è anche un richiamo alla dottrina qabbalistica per cui il pronome personale di Dio, “Io” (<em>ani</em>), si può permutare in “Nulla” (<em>Ain</em>) per poi puntare all’“Infinito” (<em>Ein sof</em>). È una trama molto sottile che vive più di reticenze che richiami espliciti, come del resto è caratteristico di tutta l’opera poetica e traduttiva di Celan.</strong> Sia le sue poesie che le sue traduzioni vivono sempre del mediato, ricercano un terzo, talvolta persino un quarto, quando ci si confronta con l’altro o l’Altro. Come spiegare questo paradosso? È come se Celan cercasse sempre un’alterità ulteriore dell’Altro, un’ulteriore forma di differenziazione che si dipana linguisticamente in un’ulteriore distinzione tra le lingue. Non c’è, insomma, una poesia scritta esclusivamente in tedesco bensì un tedesco infiltrato e contaminato da molte altre lingue, un plurilinguismo che probabilmente è inevitabile in ogni forma di scrittura artistica ma che viene elevato qui a cifra mistica. In altre parole, come è impossibile scrivere in un “tedesco puro,” secondo ogni accezione estetica e politica dell’espressione, così è impossibile tradurre in tedesco solo da una sola lingua. Al contrario, come è necessario contaminare il tedesco con molteplici lingue, così è sempre necessario tradurre in modo indiretto, ricercando metodicamente la mediazione di altre lingue e altre traduzioni, talvolta quindi arrivando a tradurre traduzioni di traduzioni. L’esempio più eclatante è la traduzione in tedesco di Ungaretti che Celan compie metodicamente con la mediazione del francese, non certo per mancanza di competenza linguistica bensì a partire da un principio poetico e traduttivo fondamentale: la pluralità linguistica di fronte ad una sola lingua d’elezione. In questo senso, temo che Gadamer sbagliasse profondamente quando lesse alcune poesie di Celan secondo il ritmo quasi protestante del rapporto scandito dalla domanda “chi sono io e chi sei tu,” come recita il titolo del suo famoso libro.</p>
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