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	<title>Alice Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Thu, 14 Jan 2021 07:30:52 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Per quanto tempo è per sempre?”. Elogio di Lewis Carroll e di “Alice”, il libro più bello di tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jan 2021 07:30:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Carli]]></category>
		<category><![CDATA[Alice]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una “preghiera” nonsense nata e apparentemente terminata nello stesso mese, come una beffa, o una perfezione assoluta. È uscito da buco del Bianconiglio il 27 gennaio del 1832 e lì ci è tornato, ma il 14 gennaio del 1898. In mezzo, quindi durante la vita che si è ritrovato a vivere, ha fatto di tutto: [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/lewis-carroll-ritratto-carli/">“Per quanto tempo è per sempre?”. Elogio di Lewis Carroll e di “Alice”, il libro più bello di tutti</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una “preghiera” nonsense nata e apparentemente terminata nello stesso mese, come una beffa, o una perfezione assoluta. <strong>È uscito da buco del Bianconiglio il 27 gennaio del 1832 e lì ci è tornato, ma il 14 gennaio del 1898. In mezzo, quindi durante la vita che si è ritrovato a vivere, ha fatto di tutto:</strong> il matematico (suo il geniale aforisma: “Le varie branche dell’Aritmetica: Ambizione, Distrazione, Mostrificazione, Derisione”), lo scrittore, il fotografo.</p>



<p><em>*</em></p>



<p><strong><a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/lewis-carroll_%28Enciclopedia-dei-ragazzi%29/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Lewis Carroll, </em>pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, è per tutti il papà di “Alice”.</a></strong> Nato a Daresbury, un paesino del Cheshire (da qui il celebre micione: in italiano gira come Stregatto, in inglese Cheshire Cat), è diventato “L. C.” a Oxford, con ogni probabilità.</p>



<p>*&nbsp;</p>



<p>Lo scambio felpato come le zampette che sembrano fare il pane sulla tua pancia e che riscalda chi capisce che la vita è, in fondo, solo il matrimonio tra il cuore e la mente. La bimba chiede al gatto: “Potresti dirmi, per favore, quale strada devo prendere per uscire da qui?”. “Tutto dipende da dove vuoi andare” gli risponde. In fondo, è davvero così.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/01/AN66755302D0DX5B-The-Pig-Ba-1024x683.png" alt="" class="wp-image-82231" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/AN66755302D0DX5B-The-Pig-Ba-1024x683.png 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/AN66755302D0DX5B-The-Pig-Ba-300x200.png 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/AN66755302D0DX5B-The-Pig-Ba-768x512.png 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/AN66755302D0DX5B-The-Pig-Ba.png 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>*</p>



<p>“Questo ve l’ho detto tre volte, e perciò è vero”. Inutile starci su a pensare. Tantomeno contestualizzare un’affermazione del genere: è così e basta. L’ha messa in “The Hunting of the Snark”, che contiene un lampo di luce per le menti più acute. <strong>“Snark” è un suo neologismo, una crasi bizzarra che abbraccia le parole “shark” (squalo), “snake” (serpente), “bark” (abbaiare) e chissà che altro ancora (non sono inglese: non basta aver visitato Llandudno, il paesino del Galles del Nord dove Alice Liddell andava a fare le vacanze estive, e nemmeno aver visto tre volte Oxford, e nemmeno avere nella libreria di casa “Alice” in 40 lingue diverse). </strong>Tre volte. Il triangolo, la perfezione, il Divino, la forma geometrica non modificabile.</p>



<p>*</p>



<p>Alice è un capolavoro. Assoluto. Se devi scegliere un libro da portare su un’isola deserta (rigorosamente in UK), devi portarti Alice. Anche perché ogni volta che lo leggi è sempre una prima volta. Prendi questo frammento. <strong>Alice chiede al Bianconiglio: “Per&nbsp;<em>quanto</em>&nbsp;tempo&nbsp;<em>è per sempre</em>?”. E lui: “A volte, solo un secondo”.</strong> Ci puoi stare su per almeno una vita e mezzo, se sei fortunato anche tre. Così la tua risposta è più vera.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="742" height="1024" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/01/81VuG7WTFOL-742x1024.jpg" alt="" class="wp-image-82232" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/81VuG7WTFOL-742x1024.jpg 742w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/81VuG7WTFOL-218x300.jpg 218w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/81VuG7WTFOL-768x1059.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/81VuG7WTFOL-1114x1536.jpg 1114w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/81VuG7WTFOL-1485x2048.jpg 1485w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/81VuG7WTFOL.jpg 1524w" sizes="(max-width: 742px) 100vw, 742px" /></figure>



<p>*</p>



<p>La trama è arcinota. Idem il significato che chi studia davvero gli ha voluto attribuire: il passaggio dalla giovinezza pura e lieve di Alice alla possibile fertilità (la regina di cuori pare sia questo). In mezzo troviamo lei che diventa piccina e poi, poco dopo, un’amazzone; Pincopanco e Pancopinco (devi avere qualcosa di unico in testa se ti viene da creare la metà di un doppio con molteplici denominazioni) e le loro storielle del <strong>Tricheco</strong>, del&nbsp;<strong>Carpentiere&nbsp;</strong>e delle ostrichette; il Brucaliffo che fuma il narghilé e che fa dire ad Alice questa battuta micidiale e rivelatoria: “So dirti chi fossi, quando mi son levata questa mattina, ma da allora credo di essere stata cambiata parecchie volte”.</p>



<p>*</p>



<p>Meno arcinota è la straordinaria esperienza di Carroll come fotografo. E pazienza se è stato additato di presunta pedofilia: ai tempi tutto faceva fuoco, tutto era buono per una “fogheraccia” di libri, di persone, di parole. Fuoco purificatore per bruciare le proprie sporcizie nascoste. L’accusa? Le numerose foto a bambini, alcuni anche ritratti nudi. Entriamo nelle case delle famiglie italiane ed europee, andiamo a vedere gli album dei ricordi. Ci scappa un incendio di seppiato. (Io stesso sono stato fermato con la coda al vento, miniaturizzata per l’età).</p>



<p>*</p>



<p>Un pioniere del “Nonsense” (anche se in Italia, in pieno Quattrocento, Burchiello scriveva parole come “<em>Piovendo un giorno all’alba, a mezza notte</em>” e di “<em>Zaffini, e orinali, e uova sode</em>”), uno scalatore della neonata fotografia. Carroll difatti la concepiva come uno strumento ideale per esprimere la sua filosofia personale, centrata sull’idea della divinità di ciò che chiamava “bellezza”: una perfezione morale ma soprattutto estetica. “Bellezza” quindi come tentativo di recuperare l’innocenza perduta dell’Eden (e quindi poco “Vittoriana”). Per il suo biografo Morton Cohen “rifiutava il principio calvinista del peccato originale, sostituendolo con il concetto opposto di divinità innata. Cercò sempre di avere un altro adulto presente quando soggetti prepubescenti posavano per lui”. In oltre la metà dei suoi lavori fotografici ci sono ritratti di bambine. La maggior parte delle “soggette” poi scriveva il proprio nome in un angolo della stampa. Bambine o ragazzine viste non come beneducate damigelle della buona società inglese ma piuttosto come fate, libere creature dei boschi. Pedofilia? Ne siamo sicuri?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="721" height="1024" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/01/818Kn7LXbJL-721x1024.jpg" alt="" class="wp-image-82233" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/818Kn7LXbJL-721x1024.jpg 721w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/818Kn7LXbJL-211x300.jpg 211w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/818Kn7LXbJL-768x1090.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/818Kn7LXbJL-1082x1536.jpg 1082w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/818Kn7LXbJL.jpg 1213w" sizes="(max-width: 721px) 100vw, 721px" /></figure>



<p>*</p>



<p>Colpevolmente lasciato nel dimenticatoio per circa 40 anni – dal 1920 al 1960 il “modernismo” lo ha messo al bando –, oggi il papà di Alice è stato pienamente riabilitato anche come fotografo.&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p>“Di solito Alice si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente”. Quindi non leggete <em>Alice nel paese delle meraviglie</em> e non cercate le foto di Lewis Carroll. Non avrebbe senso. Almeno oggi.</p>



<p><strong><em>Alessandro Carli</em></strong></p>
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		<title>“Mi è venuta una tale emicrania da corona!”: sulla nuova traduzione di “Alice nel paese delle meraviglie” di Aldo Busi</title>
		<link>https://www.pangea.news/albo-busi-alice-paese-delle-meraviglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 09:17:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Non riesco a far star fermi i ricordi …” dice Alice al Bruco. E di star ferme non vogliono saperne neppure le traduzioni di Alice nel paese delle meraviglie: quante! L’ultima letta è la traduzione di Aldo Busi pubblicata dalla BUR nel 2019. L’edizione riporta in copertina: Nuova traduzione di Aldo Busi (1988-2019). Trent’anni che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>“Non riesco a far star fermi i ricordi …” dice Alice al Bruco. E di star ferme non vogliono saperne neppure le traduzioni di <em>Alice nel paese delle meraviglie</em>: quante!</strong> L’ultima letta è la traduzione di Aldo Busi pubblicata dalla BUR nel 2019. L’edizione riporta in copertina: <a href="https://bur.rizzolilibri.it/libri/alice-nel-paese-delle-meraviglie-5/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Nuova traduzione di Aldo Busi (1988-2019)</em></strong></a>. Trent’anni che Busi traduce Carroll? La metto alla prova. Ebbene, tra la versione del 1993 (edita da Feltrinelli) e quella attuale il diavolo non c’è più. <strong>Nel dettaglio: nella traduzione del 1993 a apertura di storia c’è “un caldo del diavolo”, probabile causa prima della pennichella e del conseguente incubo d’oro di Alice; nel 2019 il caldo “del diavolo” è diventato <em>da discesa agli inferi</em>,</strong> prefigurazione della vicenda più che dantesca che tocca a Alice. Seconda sparizione: Alice segue il Coniglio che si è gettato in <em>una tana grossa così</em> e <em>vi si infilò dentro, senza neppure darsi pena di chiedersi come diavolo avrebbe fatto a riuscirne</em>. Nella nuova traduzione Alice continua a seguire il Coniglio, a infilarsi nella tana-grossa-così, ma questa volta <em>senza neppure darsi la pena di chiedersi come caspiterina avrebbe fatto poi a riuscire da lì</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-74326 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/03/libro-25-192x300.jpg" alt="" width="328" height="513" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro-25-192x300.jpg 192w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro-25.jpg 640w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" />Se l’aver esorcizzato il diavolo in un “caspiterina” sembra poco perché si possa parlare di nuova traduzione, si legga la battuta della Regina di Cuori, <strong>“Mi è venuta una tale emicrania da corona!”, che nella versione 1993 era solo “una tale emicrania”: ancor più che aggiornata, la traduzione si fa profetica</strong>. Nessuna facile apocalisse, però: non siamo alla peste di boccaccesca memoria (Aldo Busi ha messo lo zampino anche lì: il suo <em>Decamerone</em> ha talmente tradito l’originale da essersi guadagnato nel 2013 il premio intitolato a Boccaccio).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il verdetto va lasciato al tribunale dov’è in corso il processo a chi ha sgraffignato le pizzette della Regina di Cuori.</strong> Il Paese delle Meraviglie è talmente immerso <em>nelle lande di Tantotempofà</em> che non ha bisogno di abrogare la prescrizione di reato: non c’è mai stata. Che per i giurati del processo gli anni siano passati lo si capisce da come gl’è peggiorato l’udito. Nel 1993, dopo che Alice ha detto “Io non credo che ci sia un atomo di senso in questi versi”, i giurati riportano correttamente la dichiarazione sulla lavagnetta; nel 2019 scrivono: “Ella non crede che ci sia un atomo di sesso in questi versi”. Declino perpetuo? È come la caduta di Alice: sempre più giù, giù, giù. <em>Avrebbe</em> mai<em> finito di cadere? </em>Purché a fine corsa, ad attutire l’atterraggio, ci sia un mucchio di foglie secche. Foglie, o fogli di letteratura, che quand’è di quella buona, come nel caso di Carroll, va rimessa continuamente in circolazione per scongiurare il contagio, da virus o da lettera lasciata morire che sia. Lo dice anche una cugina mica tanto lontana dell’Alice di Carroll, quell’Ilaria Niribiribic che Busi manda all’<em>asilonido Mafalda</em> in <em>Madre Asdrubala</em>: “È quando cominci a dimenticare per comodo e a fissare le convenienze una volta per sempre che, incapace di seguire la favola, ti inventi la Storia” (o la <em>Scoria</em>, come la chiamerebbe la Tartaruga d’Egitto).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Perché dunque ritradurre un testo già tradotto? Per come mi rifletto nello specchio delle parole di Lewis Carroll attraversate da Aldo Busi, rispondo: <strong>per lo stesso motivo per cui non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume né dormire due volte nello stesso letto:</strong> per restare vivi persuadendoci incessantemente di esserlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Antonio Coda</em></strong></p>
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		<title>Alice, un puzzle che ha distrutto le convenzioni e ridicolizzato il mondo degli adulti</title>
		<link>https://www.pangea.news/alice-nel-paese-meraviglie-british-library/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Oct 2019 09:43:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono luoghi fantastici. Opifici del sapere, panche digitali del sogno. La “British Library” da tempo mette a disposizione di sguardo parte dei suoi tesori: li potete sfogliare e studiare e ‘giocare’ senza chiedere permessi accademici o passaporti ministeriali. “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” del reverendissimo Lewis Carroll è un libro mitico, un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Esistono luoghi fantastici. Opifici del sapere, panche digitali del sogno. La “British Library” da tempo mette a disposizione di sguardo parte dei suoi tesori: li potete sfogliare e studiare e ‘giocare’ senza chiedere permessi accademici o passaporti ministeriali. “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” del reverendissimo Lewis Carroll è un libro mitico, un incendio d’invenzioni che esula dal ‘genere’ (i grandi libri sono de-generi, generano contraddizioni). Pubblicato nel 1865, ‘Alice’ è stato tradotto in Italia per la prima volta nel 1872, non c’è editore che non abbia la sua versione del capolavoro, più o meno nobile (Aldo Busi ne adorava i labirinti linguistici). Ne esistono traduzioni anche in sardo e in napoletano. Solo quest’anno, per dire, sono state ristampate 7 versioni di “Alice” – tra cui, Bur e NewtonCompton – che scatenano la fantasia degli illustratori. Un articolo di Kimberly Reynolds, prof di letteratura per ragazzi alla Newcastle University, <a href="https://www.bl.uk/romantics-and-victorians/articles/understanding-alice" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Understanding Alice”</a> ci aiuta a entrare nel capolavoro. Qui, una selezione spiccia, sfiziosa. La ‘soluzione’ di ‘Alice’? Nel “The Game of Logic” che il caro Dodgson pubblicò nel 1887.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*</em></p>
<p><figure id="attachment_70329" aria-describedby="caption-attachment-70329" style="width: 233px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-70329" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/09/foto3-208x300.jpg" alt="" width="233" height="336" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/foto3-208x300.jpg 208w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/foto3-768x1106.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/foto3-711x1024.jpg 711w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/foto3-1320x1901.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/foto3.jpg 1389w" sizes="(max-width: 233px) 100vw, 233px" /><figcaption id="caption-attachment-70329" class="wp-caption-text">1890: le illustrazioni di John Tenniel al libro di Lewis Carroll</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Enigmi, indovinelli, giochi di parole. </strong>“La storia di Alice è cifrata, mascherata dall’uso di enigmi, indovinelli, giochi di parole, che hanno l’apparenza del nonsense. Non è una cosa straordinaria nella letteratura per l’infanzia: la differenza è che nelle <em>Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie </em>la qualità dei giochi di parole e dei puzzle è di altissimo livello”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il genio matematico del caro Charles.</strong> “Charles Dodgson era affascinato dalle sciarade, dai giochi di parole, dai puzzle, e incoraggiava i suoi giovani amici a condividere questo interesse tramite giochi specifici, personalizzati. Gli inviti erano costruiti utilizzando codici la cui risoluzione conteneva informazioni sulla data, l’ora e il luogo dell’incontro. Di fatto, ‘Alice’ è un compendio di giochi collegati a una narrazione. Naturalmente, l’attitudine matematica di Charles Dodgson facilitava questa pratica, ma vi sono anche altri motivi…”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Agli adulti preferiva la compagnia dei bambini. </strong>“Il timido, balbettante, esile Charles era assai lontano dall’ideale figura del maschio vittoriano, ed era noto che preferisse la compagnia dei bambini rispetto a quella degli adulti. Anche se oggi questa attitudine è vista come inquietante, nel mondo vittoriano non era così strano che alcuni frequentassero i bambini rispetto ai propri coetanei. Non c’entra l’attrazione sessuale: piuttosto, la fanciullezza consentiva, in modo illusorio, di liberarsi dalle esigenze associate alla cultura patriarcale del mondo vittoriano. Allo stesso tempo, puzzle, nonsense, fantasie sono fuochi creativi che permettono di eludere le convenzioni sociali del tempo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alice elude le regole, considera ridicole le norme, un mazzo di carte il tribunale. </strong>“Travestimenti e ambientazione fantastica consentono di far agire i personaggi in modi che sarebbero intesi come inaccettabili nel consueto mondo vittoriano… Alice ha una voce, pone domande, spesso mostra che è irrazionale il modo di comportarsi degli adulti, specialmente quando si tratta dell’esercizio del potere e della tracotanza dell’autorità. Alice corregge i personaggi che incontra, più grandi di lei – non ci sono bambini nel Paese delle Meraviglie – e perde la pazienza con molti di loro. Nella società vittoriana il comportamento di Alice sarebbe stato considerato come sconveniente e punibile: nella storia di Carroll ha un potere liberatorio. Alice elude le regole, considera ridicola ogni norma, giudica il tribunale “nient’altro che un mazzo di carte”. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-70330 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/09/carroll-lewis-lewis-B20101-63-205x300.jpg" alt="" width="225" height="329" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/carroll-lewis-lewis-B20101-63-205x300.jpg 205w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/carroll-lewis-lewis-B20101-63-768x1125.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/carroll-lewis-lewis-B20101-63-699x1024.jpg 699w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/carroll-lewis-lewis-B20101-63-1320x1934.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/carroll-lewis-lewis-B20101-63.jpg 1365w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />Un corpo che cambia. </strong>“Niente è più frustrante che essere vincolati dal proprio corpo. Spesso si dice di non comportarsi ‘come un bambino’. Carroll cattura ed esaspera la natura arbitraria e caotica che circonda le attese degli adulti nei riguardi dei bambini, facendo cambiare il corpo di Alice. Il corpo di un bambino cambia, rapidamente, spesso in modo grottesco. Allora, Alice ha il collo lungo come un serpente, diventa enorme, rimpicciolisce. Infine, impara a controllare le dimensioni del suo corpo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ribaltare i cliché della letteratura per l’infanzia.</strong> “La sua conoscenza della tradizione della letteratura per l’infanzia è formidabile: riprende tutti i topos – ad esempio: animali che parlano e indossano un gilet con l’orologio da tasca –, ribaltandoli”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Faceva impazzire gli illustratori. </strong>“Carroll presta la stessa attenzione che ha per le parole verso le immagini, fino a far impazzire i suoi illustratori”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un libro scritto per una bambina, un libro per tutti.</strong> “Un libro creato per una bambina vissuta in epoca vittoriana è diventato un libro per tutte le età e per tutte le persone del pianeta. Ci riporta alle origini dell’arte del narrare storie, eppure la sua struttura episodica, i mondi alternati e alternativi che allinea, ha ispirato i videogame più elaborati del XXI secolo”.</p>
<p><em>*In copertina: L&#8217;Alice di John Tenniel del 1890 potete sfogliarla, con bibliografico godimento, <a href="https://www.bl.uk/collection-items/the-nursery-alice" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dal sito della British Library</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/alice-nel-paese-meraviglie-british-library/">Alice, un puzzle che ha distrutto le convenzioni e ridicolizzato il mondo degli adulti</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Meglio la squola della scuola: il programma di letteratura secondo Alessandro Carli. Flaiano, Savino, William Blake, Lewis Carroll (ma anche Jim). Prof: ribellatevi!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Aug 2018 11:39:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non più di due mesi fa, quindi probabilmente a inizio estate, o giù di lì. Incontro un ex compagno di Università, Michele, insegnante in provincia di Ancona. Abbiamo speso i nostri anni a Lettere Moderne a Urbino: non di molto, ma mi sono laureato prima di lui. Ovviamente con un voto più basso. <strong>Mi dice apertamente che si è rotto le palle e che molla tutto. A settembre, quando riaprono le scuole, si metterà a coltivare biologico. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Lui ama i russi, io no. Preferisco gli europei. Mi racconta che ha provato a proporre Dostoevskij ai ragazzi del liceo ma che la proposta è stata rispedita al mittente, quindi a lui. Troppo grosso, troppo lento, troppo denso. “Gli studenti faticano a leggere un libro che supera le 100 pagine” mi dice. <strong>“Semmai è colpa dei programmi sessantottini, dei prof sessantottini, di quel fatto accaduto 40 anni fa che ha disintegrato l’interesse per la letteratura”</strong>, provo a replicare.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Io ho fatto il liceo, Michele il geometra. Lui il liceo l’ha vissuto dalla torretta di controllo, dall’avamposto una volta più temuto: dalla cattedra. Io invece dai banchi, e non per poco tempo: <strong>cinque anni di liceo+due, ho ripetuto la prima e la terza. Adoro i numeri primi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Pensavo che l’incontro con il prof. Michele rimanesse in qualche modo un discorso tra me e lui. Poi però Davide Brullo mi invita a leggere l’articolo <a href="http://www.pangea.news/aiuto-dobbiamo-rifondare-i-programmi-scolastici-basta-ariosto-meglio-emily-dickinson-antonin-artaud-e-houellebecq/" target="_blank" rel="noopener">“Aiuto! Dobbiamo rifondare i programmi scolastici: basta Ariosto, meglio Emily Dickinson, Antonin Artaud e Houellebecq”</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non so se per saggezza o per altro, ma ai tempi rinunziai con fermezza a dottorati e simili minchiate che fabbricano illusioni di carriera: meglio fare il giornalista.</strong> Si può insegnare anche scrivendo. La voce non è sempre un elemento necessario per comunicare il proprio pensiero.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Della letteratura del liceo – svolto a Venezia nel biennio “allargato” e a Rimini nel triennio altrettanto “allargato” – ricordo poco. Del resto se i ragazzi non si iscrivono quasi più a lettere la colpa è dei programmi ministeriali, totalmente incapaci di appassionare gli studenti, <strong>anche perché troppo italocentrici</strong> e privi di quello sguardo rivolto verso il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non si può far studiare il Guicciardini, il Bembo e l’Ariosto per mesi. E nemmeno Brocardo e Trifon Gabriele e poi pretendere che i ragazzi e le ragazze si appassionino alla letteratura quando sempre nel Cinquecento in Inghilterra operava Shakespeare.</strong> Per non parlare poi del Sei-Settecento italiota: Giambattista Marino, Parini e Alfieri. E poi Ugo Foscolo, così da raccogliere anche i primi crisantemi dell’Ottocento. Semmai il vero problema è che gli insegnanti non li conoscono, o non li hanno studiati. Al di là del muro culturale, si è abbondato di ottimi nomi. Ma non sono italiani. E tutto quello che non è Italia non merita di essere studiato: siamo noi a detenere la letteratura. <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La “modesta proposta per sostituire i programmi scolastici vigenti” stilata con acuto rigore e altrettanta cultura letteraria da d.b. non fa una piega. Aggiungo una più modesta proposta, o meglio, qualcosa che <strong>il non-professore Alessandro Carli obbligherebbe allo studio, </strong>non dopo aver aperto i libri da abolire e averli apparecchiati in uno spiazzo enorme. Non fosse che per il solo fatto che i libri chiusi non bruciano.</p>
<p>*</p>
<p>Educazione tout court italiana. <strong>Ennio Flaiano, Alberto Savinio, Luigi Pirandello ma solo il teatro, Stefano Benni. <em>Bar Sport</em> di Benni è in grado di avvicinare alla letteratura anche il ragazzino più selvatico </strong>e allergico alla grammatica.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Educazione tout court straniera: <strong>Lewis Carroll, <em>Alice nel paese delle meraviglie</em>. Non è una fiaba e nemmeno un cartone animato: è la bibbia del non-sense.</strong> Se non lo capisci o non ti accende il sorriso mentale, puoi cambiare scuola e dedicarti ad altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eugene Ionesco, <em>La cantatrice calva</em>. Non è un romanzo ma un testo teatrale. Va introdotto in ogni ordine di scuola, vanno portati i ragazzi al Theatre de la Huchette di Parigi dove alle sette di sera lo mettono in scena in francese.</strong> Da oltre 50 anni, se non sbaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre letture che il prof. Alessandro Carli proporrebbe per avvicinare i giovani alla letteratura? <strong>Jim Carroll</strong>, <em>Jim entra nel campo di basket</em>. <strong>Baudelaire</strong>, <em>I fiori del mare</em>; <strong>Daniel Glattauer</strong>, <em>Le ho mai raccontato del vento del Nord</em> e <em>La settima onda</em>. Se passi la vita a spataccare sul cellulare e a scrivere su Facebook o su WhatsApp, i due testi dell’autore austriaco possono funzionare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I primi tre libri di Maxence Fermine, <em>Neve</em>, <em>Il violino nero</em> e <em>L’apicoltore</em>. Poche pagine ma dense.</strong> Un approccio contemporaneo alla letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Agatha Christie</strong>, <em>Dieci piccoli indiani</em>. Semplicemente micidiale. <strong>William Blake tutto, così come Edgar Alla Poe.</strong> Cura piena di vitamine letterarie, non minestrine riscaldate per ospizi della mente o per case di ricovero sempre più piene di persone annoiate.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ci sarebbe il teatro greco. <strong>Aristofane</strong> e le commedie proibite, quelle che la <em>squola</em> catto-bacchettona italiana non fa leggere perché lievemente erotiche. Ne basta una per avvicinare i giovani alla…</p>
<p><em>Alessandro Carli</em></p>
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		<title>Diario di viaggio dalla perfida Albione: tante more, pioggia a go-go, giapponesi a Stonehenge e la sfrontata ricerca di Alice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2018 13:35:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>8 agosto 2018. B&#38;B è l&#8217;acronimo di “fresco”: Bologna-Bristol, come una fuga dall’Alcatraz del caldo e dell&#8217;afa riminese. Volo in ritardo di un’ora e 40 minuti, un respiro più profondo rispetto a quello che ci accoglierà nella terra della perfida Albione. Check-in snello e poi a piedi per guadagnare l&#8217;auto: l&#8217;unico modo per vivere l&#8217;Inghilterra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>8 agosto 2018</strong>. B&amp;B è l&#8217;acronimo di “fresco”: Bologna-Bristol, come una fuga dall’Alcatraz del caldo e dell&#8217;afa riminese. Volo in ritardo di un’ora e 40 minuti, un respiro più profondo rispetto a quello che ci accoglierà nella terra della perfida Albione. Check-in snello e poi a piedi per guadagnare l&#8217;auto: l&#8217;unico modo per vivere l&#8217;Inghilterra è il nolo di un&#8217;auto. Familiare quindi grande, siamo in cinque: io, Michele, Giorgia e i loro due bimbi, Andrea ed Emma. <strong>Prima tappa Bath, due notti. Si dorme all&#8217;Università, nelle stanze che gli studenti lasciano libere in estate. Il termometro dell&#8217;auto segna 19 gradi, poi arriva la pioggia. Acqua che lava via l&#8217;afa: </strong>sarebbe da spogliarsi e ballare quasi svestiti ma l&#8217;età e il pudore non lo consentono più. È quasi buio, si cena al pub &#8220;Crystal Palace&#8221; perché hanno la birra London Pride. Scende giù che non la senti: è solo dopo il primo sorso che capisci che sei in Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p><figure id="attachment_62488" aria-describedby="caption-attachment-62488" style="width: 173px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-62488" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/08/Carli-e1535030986170-225x300.jpg" alt="Carli " width="173" height="230" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli-e1535030986170-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli-e1535030986170-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli-e1535030986170-600x800.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli-e1535030986170-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli-e1535030986170.jpg 1200w" sizes="(max-width: 173px) 100vw, 173px" /><figcaption id="caption-attachment-62488" class="wp-caption-text">Carli shakespeariano&#8230;</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>9 agosto 2018</strong>. Giornata dedicata alla visita di Bath: le terme romane, una camminata alla Crescent, la parte alta della città. Assieme a Cambridge, è il centro più bello: verde e ponti, il fiume che taglia il paese. Un invito a pranzare all&#8217;aria aperta. <strong>Basta un Cornish pasty, un sorso di aria frizzante e il mondo torna in equilibrio.</strong> Il sole si fa sentire: via il giubbotto di pelle e si azzarda la t-shirt. Fa quasi caldo: Albione è perfida.</p>
<p>*</p>
<p><strong>10 agosto 2018</strong>. La destinazione è distante, Bath-St. Just, l&#8217;estremità più estrema della Cornovaglia, ci chiede quasi tre ore di macchina. È lì che dobbiamo andare ed è lì che andremo. St. Just è una bomboniera, piccola ma concentrata: due pub, una bakery, la chiesa e il supermercato. Quando sei in viaggio non serve altro.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>11 agosto 2018</strong>. Piove. Zaini in auto, antipioggia e cerata: oggi si visita Land&#8217;s End e St.Michael Mount. La prima tappa è bagnata, la seconda ancora peggio. Potrebbe bastare ma la sera ci regala un bacio umido: guadagnare il pub che dista 4 minuti a piedi dalla casa che ci ospita è un&#8217;impresa fattibile solo se devi bere una birra a cascata nel pub. Entrare bagnati e ordinare una pinta ti fa sentire più uomo. Davanti al bicchiere ripenso a un incontro avvenuto in un pasty shop di Glastonbury: ci siamo fermati lì lungo la strada che collega Bath a St. Just. Una donna inglese che lavora nel negozio ci chiede la provenienza. “Italia”. <strong>Ci sorride e ci dice che passa parte della sua vita in Veneto. Parla inglese, of course, ma il Veneto è il Veneto e quindi alterna parole inglesi ad altre di indubbia natura: </strong><em>carega</em>, <em>schei</em> per esempio. Abbiamo colonizzato anche una fetta di Glastonbury. Inconsciamente ma lo abbiamo fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p><figure id="attachment_62489" aria-describedby="caption-attachment-62489" style="width: 232px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-62489" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/08/Carli2-300x225.jpg" alt="Carli2" width="232" height="173" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli2-300x225.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli2-768x576.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli2-1024x768.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli2-600x450.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli2.jpg 1600w" sizes="(max-width: 232px) 100vw, 232px" /><figcaption id="caption-attachment-62489" class="wp-caption-text">&#8230;Carli mistico&#8230;</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>12 agosto 2018</strong>. Primo giorno di sole, è un invito all’ascolto lento, quello dei piedi. Una stradina collega St. Just e Cape Cornwall, il secondo punto più estremo della Cornovaglia dopo Land’s End. <strong>Si scende, cottage meravigliosi e campi da golf, una roulotte adibita a bar propone le tazze di tè nelle mug della Regina del Silver jubilee, il 1977.</strong> Chissà quante persone ci hanno bevuto, chissà quante labbra, quante mani l’hanno abbracciata. Poi si torna in paese, si pranza a casa e ci si mette in viaggio alla volta di Polperro, delizioso borgo bianco di marinai. Si lascia la macchina al parcheggione poco prima di entrare nel borgo e si scende a piedi. La marea è alta così come il livello di bellezza. Si chiude con una pinta di birra. Cask ale, grazie al cielo sto in piedi.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>13 agosto 2018</strong>. St. Just – South Morton, paesino ai piedi dell&#8217;Exmoor National Park. <strong>Lungo la strada abbiamo segnato un paese da vedere: St. Ives. Ci accoglie il sole, ci si toglie il giubbotto e ci si asciuga l&#8217;umidità della pioggia. Città di mare piuttosto rinomata, tipo la Costa Azzurra.</strong> La nomea che si porta addosso non è gratuita: è davvero bella. Evitiamo la sede distaccata della Tate Modern di Londra: non c&#8217;è voglia di arte ma solo di natura e di fresco. Dopo pranzo si riparte: si abbandona la Cornovaglia e si entra nel Devonshire.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>14 agosto 2018</strong>. <em>Lynton</em> &amp; Lynmouth e Valley of the Rocks sono i consigli della Lonely Planet. E la LP non sbaglia musica: natura e camminate a strapiombo sul mare. Lyndon è graziosa e turistica, ma di un turismo inglese quindi sereno e poco ciacarone. La chiamano &#8220;la piccola Svizzera&#8221; e il paragone ci sta tutto: la &#8220;<em>Watersmeet</em> walk&#8221; è un’oasi: si parcheggia la macchina lungo la strada e si scende. <strong>Vicino al fiume una casa del tè, i bambini che camminano nell’acqua, gli adulti che li imitano. Si torna a South Morton e si va in un pub consigliato dai proprietari della casa:</strong> pinta e un combo pork belly sono un matrimonio per il palato e i sensi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>15 agosto 2018</strong>. Si lascia il delizioso Exmoor National Park per andare ad aprire i Chakra a Glastonbury, nel Somerset. Tazza di tè in un caffè del centro, una signora attacca bottone, ma con gentilezza. Racconta della chiesa, di Artù e di Ginevra, di un parente morto dopo un viaggio in Egitto. Si esce pieni e si decide di essere spirituali: si va alla conquista della Tor, che richiede mezzora di cammino. Il colpo d&#8217;occhio è strepitoso così come la mia giacca di pelle e la sciarpa di lana. In cima molte famiglie con le infradito e qualche &#8220;rimastone&#8221; degli anni Settanta. C&#8217;è chi medita, chi si fa fare le foto e chi pasteggia.</p>
<p>Dopo una settimana di viaggio ho appuntato una manciata di note, in ordine sparso.</p>
<p><strong>In Inghilterra Sud Ovest è pieno di more. More frutti di bosco non donne more. Le ragazze sono perlopiù bionde e hanno le pelle chiara. Al volante guidano le donne e guidano benissimo.</strong> Forse perché la sera devono andare a recuperare gli uomini nei pub di campagna.</p>
<p style="text-align: justify;">In Inghilterra i guidatori fanno a gara a chi è più gentile. Incroci, stop e precedenze sono una sfida al lasciapassare e sempre si conclude con un cenno della mano a mo&#8217; di ringraziamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno di ferragosto si chiude a Wells, la città più piccola dell&#8217;Inghilterra, e con una cask ale: un pub di campagna ha la Doom Bar. Vi bene servita a temperatura ambiente, non schiuma e ha un colore ambrato avvolgente.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p><figure id="attachment_62490" aria-describedby="caption-attachment-62490" style="width: 159px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-62490" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/08/Carli3-225x300.jpg" alt="Carli3" width="159" height="211" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli3-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli3-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli3-600x800.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli3-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Carli3.jpg 1200w" sizes="(max-width: 159px) 100vw, 159px" /><figcaption id="caption-attachment-62490" class="wp-caption-text">&#8230;Carli seviziato!</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>16 agosto 2018</strong>. Stonehenge sul Tom Tom non c&#8217;è: che ignoranza. Basta digitare Amesbury però e ci arriva. <strong>Entrata 19,50 sterline per &#8220;quattro sassi&#8221;, ma che sassi: se sei un attimino &#8220;studiato&#8221; sai che il posto è frequentato da 5 mila anni. File di giapponesi con smartphone e telecamere:</strong> per loro è più importante documentare che vedere. Qualche italiano che non fa troppo il turista: è già una forma di consolazione. Tappa successiva a Salisbury, la cattedrale è degna dei feedback positivi. La pioggia di Stonehenge si è convertita in un timido sole: scatta la t-shirt, un panino al parco davanti alla chiesa e un caffè. Il giro in città merita di essere camminato: librerie e negozi di dolci. Anche uno a forma di Stonehenge: gli inglesi sanno sempre come stupire.</p>
<p style="text-align: justify;">*<br />
<strong>17 agosto 2018</strong>. Oxford. <strong>Capisci di essere quasi adulto quando entri in uno dei tanti negozi di Oxford e mentre tu cerchi qualcosa di Alice nel paese delle meraviglie chi è con te si fionda verso Harry Potter.</strong> Per il resto Oxford è Oxford quindi college (per fortuna Lewis Carroll e il maghetto, per motivi diversi, hanno a che vedere con il Christ Church) e parchi verdi e negozi di souvenir tipo Londra. Si intuisce che siamo verso la fine del viaggio: nemmeno una goccia di pioggia.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>18 agosto 2018</strong>. Finalmente. Per chi ama il teatro, la mecca ha un nome: Stratford upon Avon, città natale di Shakespeare. Turismo giusto, né troppo né troppo poco. Ci si imbatte in un matrimonio tra due ragazze, ma non ne sono sicuro: c’è anche un ragazzo con il papillon. Guardo meglio la sposa, fiocco al collo. Scatto un paio di foto, la madre della sposa – una delle due – mi ringrazia. Ci aspettano i Cotswold: Bourton on the water è una piccola Murano, ponti bassi e persone serene che mangiano all’aperto. Un incanto, forse la perla più luminosa del viaggio. Chipping Campden è deliziosa, Michele trova un cartello che indica che di qui passa la camminata che unisce Bath ai Cotswold, 160 km circa da fare a piedi. Gli si illuminano gli occhi: ci sta pensando. <strong>Bibury è un presepe: case in pietra, un fiume. Una coppia passeggia tenendosi per mano. Si cena a Bourton, per qualche attimo mi sembra di essere tornato nella mia Venezia dell’infanzia.</strong> Sono passati più di 25 anni, ma le emozioni non invecchiano mai.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>19 agosto 2018</strong>. Il volo decolla dall’aeroporto di Bristol alle 17: c’è tempo di vedere la città dei cartoncini. <strong>Sporcizia, homeless, centri commerciali, via dello shopping. Avevamo due ore da spendere, e non abbiamo ascoltato il gatto del Cheshire: abbiamo preso la direzione sbagliata.</strong> Poco importa: caffè, un paio di cd, un panino da consumare prima del volo. Si parla di meno, i sorrisi si fanno più tirati. Nessuno ha il coraggio di dire che è finita. Ma davvero finisce tutto con il volo di ritorno?</p>
<p><em>Alessandro Carli</em></p>
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		<title>Le donne lo fanno meglio: a Santarcangelo Festival ci sono Mallika (svestita: vi fa paura?) e Dewey Dell una Alice nel Paese delle Meraviglie 4.0</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 09:26:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Le donne lo fanno meglio. La conferma è arrivata a Santarcangelo Festival 2018 dove, all’interno dello spazio più “proibito” del borgo clementino, hanno fatto vedere al pubblico di che pasta sono fatte. Nel “timone” dell’11 luglio – nonostante la consapevolezza della sauna che si prova all’interno dello Spazio Saigi – avevo appuntato due spettacoli, <strong>“Be careful (Thoda Dhyaan Se)” di Mallika Taneja (Nuova Delhi, India) e “I am within” di Dewey Dell</strong>, collettivo giovanissimo che fa spoletta tra Cesena e Berlino. E il naso – la scelta dei due lavori è stata decisa sentendo l’odore della carta della brochure – non mi ha tradito.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Be careful” è un assolo originale e fresco (non è un ossimoro) sulla condizione della donna in India. Mallika si presenza al pubblico completamente svestita (vediamo se qualcuno polemizza ancora sulla nudità):</strong> la platea diventa dapprima uno specchio e successivamente un confessionale. Una stanza della vestizione, essenziale e spoglia, che fa da cornice, anche grazie alla scelta di porre ai lati alcuni “servi muti” e altrettanti attaccapanni ricolmi di stoffe e abiti coloratissimi, alle condizioni (e alla ricerca di modernità) delle donne indiane. Il camerino possiede una forza stratificata: è un luogo di solitudine (Mallika per i primi 10 minuti non para) che diventa un set fotografico (si mette in posa, prima di fronte e poi di lato e sorride) e infine uno spazio di incontro (rivolge ai presenti una serie di domande). <strong>Quello che apparentemente poteva sembrare una semplice performance fisica, <em>in fieri</em> si trasforma in una finestra aperta su una realtà sociale lontana e vicina: mentre inizia un lento processo di vestizione – alla fine si ritrova addosso oltre 20 abiti – la sua voce si fa rosario: a lei è concesso di uscire di casa da sola sino alle 18, dopo questa deadline la libertà e il cielo delle notti indiane le sono accessibili solamente se accompagnata dal fratello.</strong> “Be careful” le dice il padre, “stai attenta”. I pericoli corrono su quattro ruote: sono quelli che si palesano sugli autobus che come vene attraversano il corpo del Paese, e hanno le forme degli uomini. La voce di Mallika, ritmica e musicale, allegra e piacevole, sorridente e cantilenata, ironica e comica, ammorbidisce il dramma, e lo rende – alla fine – forse meno pericoloso. Anche perché, sotto quella montagna di vestiti, il corpo perde tutte le sue forme.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Buon sangue non mente: “I am within” di Dewey Dell è, senza timori di smentita, un lavoro che contiene, <em>in nuce</em>, i cromosomi della Socìetas Raffaello Sanzio, più precisamente quelli delle “Crescite” della “Tragedia endogonidia”</strong> (un percorso in una dozzina circa di tappe europee che, se fosse stato in vita, Eugenio Montale avrebbe inserito tra i capolavori da portare nel nuovo millennio). Tra le componenti, giovanissime, di Dewey Dell vi sono le figlie “Castellucci” che hanno ben in testa come si fa il teatro. E “I am within” ne è una dimostrazione cristallina: estrema attenzione al tappeto sonoro – si inizia con le voci dei cetacei e poi si scende nei rumori a loop, campionati con eleganza – e altrettanto rigore ai movimenti. Disciplina quasi giapponese, attenta al dettaglio, che innerva e mette in scena il rapporto tra il mondo dell’infanzia e la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sfondo, accennato dalla divisa militare della ragazzina protagonista, è quello di una guerra. <strong>Una ragazzina costretta a essere già grande (“Alice nel Paese delle Meraviglie” in versione 4.0?), costretta a dover confrontarsi con la perdita di un figlio (o di un peluche), ricordato in scena da un sudario bianco (forte l’impronta cristiana) che diventa velo di lutto, telo per coprire un’uccisione, coperta di protezione (quella di Linus). </strong>Una bambina ancora più piccola e vestita da regina, a metà spettacolo, irrompe sulla scena, si avvicina alla giovane e con un dito fa il gesto di tagliarle la gola. La ragazzina però resuscita – altro elemento di matrice cristiana cattolica – e si avvicina al fondale dove due braccia la avvolgono per ricreare una straordinaria “Pietas” del Canova in cui lei diventa Cristo e la Madonna, coperta con un telo nero appoggiato sul volto, una Maria multietnica.</p>
<p><em>Alessandro Carli</em></p>
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		<title>Come rifare Alice nel Paese delle Meraviglie con l’uomo-rana e “Spiderwoman”. Peccato che il pubblico non riesca a stare due ore lontano dai social…</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 09:42:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il circo è il luogo in cui i genitori fanno i bambini e i bambini – vera cartina tornasole sulla capacità che possiede uno spettacolo di tenere il ritmo: se stanno lì incollali col musino piantato sulla scena significa che il lavoro funziona – fanno gli adulti. <strong>Così appare del tutto normale che durante le due ore di “Alis”, l’omaggio-velato che Le Cirque World’s Top Performers ha fatto all’opera di Lewis Carroll </strong>e che ha fatto tappa all’RDS Stadium di Rimini il 14 e il 15 aprile, i più grandi si siano concentrati a fare le foto e i filmati delle acrobazie degli artisti, con tanto di tirata di orecchie da parte della security che, poco prima dell’ouverture, aveva annunciato ai microfoni che era severamente vietato fare quelle cose lì. <strong>Non ci si deve sorprendere però, la poca educazione (parlare di maleducazione è eccessivo) dettata dalla necessità di “fare vedere agli altri” gli attimi trascurando invece l’importanza di “vivere un evento” (e magari raccontarlo a parole: troppa fatica?) è diventata pratica comune.</strong> Possibile non riuscire a fare a meno, per sole due ore, dei social? Possibile togliersi il piacere di con_dividere davvero qualcosa di bello con la persona che è al tuo fianco?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Alis” è, in prima battuta, la pronuncia in inglese nobile (quello di Cambridge) del nome della bimba mora di sette anni che insegue il Bianconiglio.</strong> “Alis” è anche il pre-testo dei quadri di alta arte circense che appartengono a Le Cirque World’s Top Performers. Alice quindi, in un gioco di specchi non-sense e di ribaltamento dei ruoli, è semplicemente il Bianconiglio: appare all’inizio, vestita di bianco e di azzurro, bionda come sanno esserlo certe spighe di grano nei periodi più profumati dell’anno, e viene richiamata, ma di sghembo, nelle mise degli artisti. Sulle bluse, non di tutti però, appaiono alcune carte da scala, soprattutto e ovviamente quelle di cuori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Alis” è circo di altissimo livello. C’è Brua Aurelie, detta “Spiderwoman”, che sfida le leggi di Newton e riesce a stare a bandiera su un’asta. Ci sono Kai Hou &amp; Song Enmeng che fanno i salti dentro ai cerchi, </strong>e Yenivatov Oleksandr, l’uomo-rana, snodatissimo, e poi le “Torimé”, il trio composto dalle <em>splendidissime</em> acrobate ucraine Larysa Semeniuk, Olena Kosiuchenko e Olga Shutiak, e Guilhem Desq, che suona la Ghironda, uno strumento millenario che emette sonorità e atmosfere contemporanee. Per le persone oramai abituate a vivere – chi vive, quando vive, senza vedersi vivere – a testa bassa, ingobbite sul monitor di uno smartphone, alzare la testa diventa uno sforzo immane. Eppure i numeri più belli, guarda caso, sono quelli sospesi in aria: la ragazza che pratica la danza nel tessuto, le due coppie – diametralmente opposte: la prima, vestita tutta di nero, conglomera perfezione a sensualità, la seconda invece un senso protezione quasi filiare – appese al trapezio, le cadute sul tappeto dell’I team, che <em>zompa</em> e si riproduce come tasselli di un domino, il tutto mescolato al metateatro, uno dei marchi di fabbrica del Cirque du Soleil, quindi interazione con il pubblico, attori in platea, piccole pièce che esplodono e diventano coriandoli.</p>
<p style="text-align: justify;">La testa e gli occhi si muovono in senso verticale. Anche involontariamente, è un gesto di assenso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Cirque World’s Top Performers interpreta e aggiorna il reverendissimo professore di Oxford:</strong> ieri, nel 1865, il viaggio di Alice era nelle Meraviglie linguistiche del non-sense, oggi invece leviga e riscopre le Meraviglie del circo: personaggi (in latino si scrive <em>personae</em>, capito l’acume degli antichi romani?) al posto delle parole.</p>
<p><em>Alessandro Carli</em></p>
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