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	<title>Seuil Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Sono un co**ione. Megalomania, narcisismo”. I luoghi di Georges Perec</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jun 2022 04:34:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’idea, seminale, quasi il Giorno del Giudizio della scrittura, è chiara, nota, porta alone di leggenda. Ne scrive così, Georges Perec, il 7 luglio del 1969 a Maurice Nadeau: “Ho scelto dodici luoghi, vie, piazze, incroci, a Parigi, legati a eventi o momenti importanti nella mia vita. Ogni mese, descrivo due di questi luoghi; la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/georges-perec-lieux-seuil/">“Sono un co**ione. Megalomania, narcisismo”. I luoghi di Georges Perec</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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<p>L’idea, seminale, quasi il Giorno del Giudizio della scrittura, è chiara, nota, porta alone di leggenda. Ne scrive così, Georges Perec, il 7 luglio del 1969 a Maurice Nadeau:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Ho scelto dodici luoghi, vie, piazze, incroci, a Parigi, legati a eventi o momenti importanti nella mia vita. Ogni mese, descrivo due di questi luoghi; la prima volta, sul posto (in un café, o per strada), descrivendo ‘quello che vedo’, nel modo più neutro possibile, enumerando negozi, qualche dettaglio architettonico, alcuni micro-episodi (il mezzo dei pompieri che passa, una signora che lega il cane prima di entrare in gastronomia, un trasloco, i manifesti, il traffico etc.); la seconda volta, non importa dove (da me, al café, in ufficio) descrivo il luogo come si staglia nella mia memoria, i ricordi legati ad esso, le persone che vi ho incontrato etc. Ogni testo sarà rinchiuso in una busta, sigillata con cera. Dopo un anno, avrò descritto ciascuno di quei luoghi due volte, una volta secondo la mia memoria, l’altra con il metodo della descrizione reale. Andrò avanti così per dodici anni&#8230;”.</strong></p></blockquote>



<p>Cominciato nel gennaio del 1969, il progetto avrebbe dovuto concludersi nel dicembre del 1980, per un totale di 288 buste sigillate, “Non ho idea del risultato finale&#8230; il libro non sarà più restituzione di un tempo passato, ma misura del tempo che passa”. Il progetto, <em>Lieux</em>, si interrompe nel settembre del 1975 – il caso, la stanchezza, l’esaurimento del ‘metodo’, in qualche modo, ne autenticano la dignità, non <em>giustificano</em> bensì <em>giustiziano</em>. <em>Lieux</em>, smembrato, rivisto, ricalcato, spacchettato, riutilizzato, ritorna in diversi libri di Perec, tra invenzione e inventario: <em>Tentative de description de quelques lieux parisiens</em> e <em>Tentative d’epuisement d’un lieu parisien</em>, ad esempio, e si rivela, per ombreggiature, in <em>La vita, istruzioni per l’uso</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="746" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/111409_couverture_Hres_0-746x1024.jpg" alt="" class="wp-image-91168" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/111409_couverture_Hres_0-746x1024.jpg 746w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/111409_couverture_Hres_0-219x300.jpg 219w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/111409_couverture_Hres_0-768x1054.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/111409_couverture_Hres_0-600x823.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/06/111409_couverture_Hres_0.jpg 787w" sizes="(max-width: 746px) 100vw, 746px" /></figure>



<p><em>Lieux</em>, in effetti, è un progetto che porta la letteratura ad estenuarsi, cioè a compiersi: la ripetizione implica una liturgia (fatta di orari, appuntamenti, mappe), il dominio dello spazio (i luoghi di Parigi) e del tempo (quello della <em>presenza</em> più che del <em>presente</em>; quello che s’irradia nei dedali, per sempre ambigui, della memoria) assegnano allo scrittore le facoltà di un alchimista. Il caso, ingrediente prevalente – non so cosa vedrò quel giorno a quell’ora in quel luogo –, è nel giogo del verbo, viene assalito alla gola. La ricorrenza dona al rito qualcosa di algebrico: lappare l’intelletto non è, per forza, evasione dalla vita cruda. Insomma, rasentiamo il sogno mistico della scrittura che aderisce alla morte, adombrandola: Perec, per altro, muore il 3 marzo del 1982; dieci anni prima, nel marzo del ’72, descrive rue de la Gaîté, “per lo più, un luogo di passaggio&#8230; di recente, su un treno, ho incontrato una donna&#8230; possiede un piccolo negozio di scarpe dall’altra parte della strada”. Pare un’icona, su ceramica, dell’esistere: via di transito, incontro con lo sconosciuto, che può essere tutto e resta nulla, la strada come un fiume infernale.</p>



<p>Dopo tutto, Perec insegna che ogni scrittura va sigillata. Slegata dal patto soltanto dopo anni. Che sapore avrà quella scrittura: irriflessa, naturale, sconveniente?</p>



<p>Bene.<a href="https://www.seuil.com/ouvrage/lieux-georges-perec/9782021114096" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>A quarant’anni dalla morte di Perec, l’editore Seuil pubblica tutti i materiali di <em>Lieux</em>:</strong></a> 608 pagine di biglietti, mappe, immagini, cataloghi verbali, verbosità di un fatale anti-Proust. La fotografia in copertina è magnifica – Perec fissa qualcosa, serio, ha in mano un quaderno; dal portone, aperto, di fianco a lui, una bambina salta la corda – la specifica, <em>inédit</em>, dà del libro l’idea di un dono.</p>



<p><a href="https://lieux-georges-perec.seuil.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>La ciliegia editoriale, però, è il sito costruito da Seuil, che ha digitalizzato la mole dei taccuini di Perec.</strong> </a>Il libro, a questo punto, disposto come un tabellario, si può giocare: possiamo scegliere i luoghi, gli anni, i mesi; i ricordi o le descrizioni. Pare una specie di <em>I Ching</em> urbano, profano, privo di draghi, suddiviso in 138 caselle/lemmi: potremmo abusare di <em>Lieux</em> con formula d’oracolo. Io ho estratto il biglietto dei ricordi di sabato 28 marzo 1970, legato ad avenue Junot (è stato scritto alle cinque e mezza):</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Non voglio lavorare&#8230; La mia camera è in un disordine irrimediabile&#8230; </strong><br><strong>Sete di ordine: mettere ordine nella propria vita: piccoli mucchi, piccoli armadi, anni, uno dopo l’altro, ricordi in cumuli: certezza assoluta del passato appena passato; poi, ripassare&#8230; </strong><br><strong>Ancora una volta, fermati, accosta. Scrivi. Dì a te stesso che devi scrivere. Convinciti. Non aspettare. </strong><br><strong>Ho vissuto questi giorni con una specie di odio verso Roland Barthes. Per lui non esisto. </strong><br><strong>Sono un pagliaccio. </strong><br><strong>Non ho il diritto di reclamare un Roussel o un Queneau. </strong><br><strong>Eccetera. Eccetera. </strong><br><strong>Non sarò mai Leiris, mai Leiris mi leggerà. </strong><br><strong>Sono invidioso, sono cattivo; la gloria di Sollers (o di Le Clézio) mi impedisce di dormire. </strong><br><strong>Sono un coglione. Nessuna modestia; sono stanco. </strong><br><strong>Megalomania, narcisismo. </strong><br><strong>Non sopporto di essere guardato dall’alto in basso o ignorato; non sopporto di fallire; stavo meglio prima (prima di <em>Les Choses</em>); almeno ero nella lotta; avevo enorme potenziale; e ora? </strong><br><strong>Pazienza. Essere paziente”.</strong></p><cite>Georges Perec</cite></blockquote>



<p>Il libro è legato da un’introduzione di Maurice Olender – il quale, in sostanza, dichiara che siamo tutti sudditi in un regno ideato da Perec: “Tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, Georges Perec ha inventato un universo potenziale che è diventato il nostro presente” – e puntellato da diversi studi. Perec –a sua disgrazia – è scrittore che si presta all’esegesi infinita. Tra i documenti più interessanti, spicca il carteggio con Indra Chakravarti, dal dipartimento di statistica della University of North Carolina, a cui Perec si rivolge per costruire un sistema matematico in grado di organizzare il suo lavoro, cartografando il puzzle delle possibilità, specie di Atlantide scritta.</p>



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<p>Azzardo e azzeramento sembrano i termini di <em>Lieux</em>, letteratura che scoscende nel fallire. In verità, col fervore di un credo rituale e querulo – beata reminiscenza: <em>Smoke</em>, il film di Wayne Wang e Paul Auster, con Harvey Keitel che ogni giorno fotografa alla stessa ora lo stesso brandello di strada, senza altro intento che bloccare morsi di vita –, si tenta di capire cosa ci stiamo a fare qui, in questo tempo, su questo belato di terra, e che distanza c’è tra ricordo e cronaca, se le sensazioni hanno parchi o strade asfaltate. Un modo, insomma, di mettere una rosa nel bicchiere, al crocevia, sai che appassisce, ma che la sera abbia sentore di marcio ammette una qualche beatitudine. &nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>La finanza è la guerra totale degli algoritmi: vince il più furbo. Un libro vi spiega come stare al mondo. Michele Mengoli lo ha letto per noi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2018 06:31:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Se avete due soldi investiti in una qualche borsa sparsa nel mondo o se, a vario titolo, i vostri risparmi, gestiti dal più prudente dei family banker, entrano in un qualsiasi “concone” azionario, be’, è fondamentale che vi mettiate subito a leggere un libro pazzesco. Dite: no, ma io non ho neanche un centesimo che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se avete due soldi investiti in una qualche borsa sparsa nel mondo o se, a vario titolo, i vostri risparmi, gestiti dal più prudente dei family banker, entrano in un qualsiasi “concone” azionario, be’, è fondamentale che vi mettiate subito a leggere un libro pazzesco. <strong>Dite: no, ma io non ho neanche un centesimo che si “inzucca” con l’altro e sto pensando seriamente di fare il viaggio della speranza al contrario, salendo su un barcone e cercando fortuna verso le coste africane, be’, fa niente, dovete leggerlo lo stesso, per capire come funziona la finanza di questo piccolo e fottuto pianeta nella periferia della Via Lattea.</strong> Il libro si intitola <em>6/5</em>. L’autore è Alexandre Laumonier. La prima edizione è dell’editore belga Zones Sensibles e oggi, passando anche dal successo francese con Seuil, arriva in Italia grazie alla romana Nero Editions, nella collana Not. E, in sintesi, è un sublime esempio di “non fiction novel”.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-61502 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/06/65-191x300.jpg" alt="libro" width="148" height="232" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/65-191x300.jpg 191w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/65-768x1207.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/65-652x1024.jpg 652w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/65-600x943.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/65.jpg 1000w" sizes="(max-width: 148px) 100vw, 148px" />Uno dei protagonisti è Sniper, collega di Guerrilla, Stealth, Sumo, Blast, Iceberg e Shark. Sono algoritmi e stanno tutti a Mahawah, nel New Jersey, dentro un capannone grande come sette stadi di football americano, dove, semplicemente, gestiscono la finanza planetaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La premessa del saggio è piuttosto storicizzata. Dal 17 maggio 1792, quando nacque il New York Stock Exchange, a oggi, la finanza è stata spesso sotto lo scacco di banditi tanto intelligenti quanto scaltri.</strong> Soprattutto, nel corso dei secoli (da Napoleone a Waterloo, con il colossale business dei Rothschild, a oggi), il più furbo, tecnologicamente parlando (sfruttando la migliore tecnologia possibile del proprio tempo), riesce a essere più veloce della concorrenza e, di conseguenza, quello che guadagna di più – anche fregando gli altri. Tutto ciò, prima avvalendosi dello sforzo umano, poi, da anni, di quello degli algoritmi ultra-veloci.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capirci. Il tempo di reazione minimo necessario a un essere umano per prendere una decisione è di 650 millisecondi. Il trading ad alta frequenza, gestito dagli algoritmi odierni, si affronta in combattimenti al milionesimo di secondo. Con risultati piuttosto destabilizzanti. Come quello del 23 marzo 2012, quando il titolo Bats Global Markets Inc., nella borsa americana, in un secondo e mezzo è passato da 91 milioni di dollari a zero o quasi. La causa? Un problema tecnico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Gli algoritmi di Goldman Sachs – si legge a pagina 88 – si ritrovano di fronte quelli di Morgan Stanley, e gli uni e gli altri devono affrontare quelli di Credit Suisse, di Getco, di Knight Capital, di Citibank e via di seguito. In questa immensa rete di sistemi di negoziazione elettronica, i nemici sono ovunque; da qui il nome di uno degli algoritmi più celebri: Guerrilla”.</strong> Mentre Sumo, un algoritmo di Knight Capital, un operatore di mercato all’avanguardia nel trading ad alta frequenza, da solo scambia più di 20 miliardi di dollari di liquidità al giorno. “Ci sono anche algoritmi senza nome né volto, come quello che distrusse meticolosamente la capitalizzazione di Bats Global Markets Inc. in un secondo e mezzo. Vista la complessità con cui circolano gli ordini all’interno della rete dei sistemi di negoziazione, è spesso impossibile sapere da dove vengano questi dispettosi algoritmi che di tanto in tanto destabilizzano i mercati”. Come quello decisamente enigmatico che il primo ottobre 2012 piazzò un numero di ordini così voluminoso che da solo fu il responsabile di più del 4% delle quotazioni del giorno sulle piattaforme americane, giocando su oltre 500 titoli differenti. “Si attivò solo al Nasdaq, iniettando ordini ogni 25 millisecondi, in tranche di 200, 400, 1000 quotazioni, ecc., prima di annullarle tutte. <strong>L’algoritmo non realizzò alcuna transazione, ma il volume delle quotazioni fu talmente colossale che assorbì più del 10% della banda dei cavi destinati alle operazioni di trading – pura follia. </strong>Questo, in verità, faceva parte della strategia globale pensata dagli umani che avevano concepito il bellicoso algoritmo: monopolizzando la banda, l’algoritmo rallentava la rete e dunque i suoi avversari”.</p>
<p style="text-align: justify;">Invece Sniper non fa nulla. Attende e osserva. Poi, quando i suoi concorrenti arrivano a un prezzo di equilibrio, poco prima che concludano l’affare, in un attimo ruba la transazione, guadagnando uno somma esigua – ma guadagna, comunque. La “giungla” finanziaria è poi piena di società condannate per diverse manipolazioni del mercato o per spionaggio. E il saggio <em>6|5</em> conclude il quadro con un clamoroso autogol come quello di Knight Capital. Quando, sempre nel 2012, impiegò 40 minuti per rendersi conto che il suo algoritmo Tester vendeva in perdita in condizioni reali anziché testare la rete interna della società. <strong>Perdendo 180 dollari al millisecondo, ovvero 180mila dollari al secondo, ovvero 10,8 milioni di dollari al minuto.</strong> In totale? 440 milioni di dollari: due volte di più del suo giro d’affari.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto il mondo ultra-tecnologico dove stanno i vostri risparmi vi terrorizza<strong>? Un informatico, a pag. 146, spariglia ancora di più le carte in tavola: «guardate semplicemente i due più grandi crac della storia, quello del 1929 a Wall Street e la crisi dei subprime nel 2007: nessuno dei due è stato generato, né aggravato, dai computer. </strong>[&#8230;] Il capitalismo non è altro che la sopravvivenza del più forte, e spesso non è piacevole».</p>
<p>Mentre a noi sembra di poter gestire in qualche maniera razionale i nostri risparmi…</p>
<p><em>Michele Mengoli</em><br />
<em>www.mengoli.it</em></p>
<p><em>*<strong>Gli “ammazzacaffè” vanno in pausa estiva e tornano il 5 settembre</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/la-finanza-e-la-guerra-totale-degli-algoritmi-vince-il-piu-furbo-un-libro-vi-spiega-come-stare-al-mondo-michele-mengoli-lo-ha-letto-per-noi/">La finanza è la guerra totale degli algoritmi: vince il più furbo. Un libro vi spiega come stare al mondo. Michele Mengoli lo ha letto per noi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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