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	<title>Scott Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Alcuni vi diranno che siete pazzi, e quasi tutti si chiederanno, a che serve?”. L’avventura di Apsley Cherry-Garrard, l’uomo che sopravvisse alla disastrosa spedizione di Scott in Antartide</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2020 06:13:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Roald Amundsen, l’Aquila Bianca della Norvegia, li aveva battuti per un soffio. Era l’inverno del 1911-1912. Quando la spedizione “Terra Nova” di Robert Falcon Scott, nel gennaio 1912, raggiunge l’Antartide, una bandiera norvegese sta sventolando: il rivale Amundsen aveva raggiunto il Polo Sud qualche settimana prima di loro. Durante il lungo e faticosissimo viaggio di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/cherry-garrard-antartide-romanzo/">“Alcuni vi diranno che siete pazzi, e quasi tutti si chiederanno, a che serve?”. L’avventura di Apsley Cherry-Garrard, l’uomo che sopravvisse alla disastrosa spedizione di Scott in Antartide</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roald Amundsen, l’Aquila Bianca della Norvegia, li aveva battuti per un soffio. Era l’inverno del 1911-1912. Quando la spedizione “Terra Nova” di Robert Falcon Scott, nel gennaio 1912, raggiunge l’Antartide, una bandiera norvegese sta sventolando:</strong> il rivale Amundsen aveva raggiunto il Polo Sud qualche settimana prima di loro. Durante il lungo e faticosissimo viaggio di ritorno, il capitano Scott perde la vita, insieme a quasi tutti i membri della spedizione. Eccetto uno. Il giovane <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Apsley_Cherry-Garrard" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Apsley Cherry-Garrard</a>, unico superstite di quella eroica impresa.</p>
<p>*</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-77919 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/07/libro1-200x300.png" alt="" width="349" height="524" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/libro1-200x300.png 200w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/libro1.png 500w" sizes="(max-width: 349px) 100vw, 349px" />Sulle tracce di questo storico personaggio si snoda la vicenda del romanzo storico <a href="http://www.oltre.it/biblioteca/store/comersus_viewItem.asp?idProduct=3363" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>L’indicibile inverno – Una storia bipolare</em></strong></a>, pubblicato da Oltre Edizioni, della scrittrice italo-svizzera <strong>Benedicta Froelich</strong> (pseudonimo di Benedicta Cagnone). Cherry-Garrard era stato scelto da Robert Falcon Scott, nel 1910, per il ruolo di assistente biologo. <strong>Il trauma di ritrovare Scott e i membri della spedizione morti fu talmente doloroso che Cherry-Garrard, già affetto da sindrome “bipolare”, fu poi afflitto da un disagio psichico per tutta la vita e da un grave attacco di catatonia nei suoi anni maturi.</strong> Sopravvivere a quell’avventura ha significato portare con sé l’ombra, lo spettro del senso di colpa, di non aver potuto salvare le vite di quegli uomini. Ma la tragica storia di Sir Robert Falcon Scott diventa il fulcro di una vicenda attualissima che Benedicta Froelich affida alla voce e allo sguardo di Frida, anche lei afflitta da disturbo bipolare, che scopre, leggendo il giornale, la storica avventura di un secolo prima.</p>
<p>*</p>
<p>Da tempo l’autrice Benedicta Froelich – giornalista e traduttrice dall’inglese e in inglese, oltre che interprete consecutiva, ha curato l’edizione italiana di <em>Like English Gentlemen</em> di J.M. Barrie (La Finestra Editrice, 2017) e tradotto le poesie di Paul Vangelisti per Pinocchio (Edizioni Galleria Mazzoli, 2018) e <em>Imperfect Music</em>, sempre di Paul Vangelisti (Edizioni Galleria Mazzoli, 2019) – è sensibile al fascino di un particolare tipo di narrazione, <em>fiction</em>, storica come aveva già dimostrato attraverso le intriganti pagine di <em>Nella sua quiete</em>, opera vincitrice, nel 2013, del premio Guido Morselli e pubblicata, nel 2014, da Nuova Editrice Magenta. <strong>Quelle pagine restituivano al fascinoso Lawrence d’Arabia</strong> <strong>(già</strong><strong> celebre film del 1962, diretto da David Lean, vincitore di ben sette premi Oscar), T</strong><strong>.E. Lawrence, suggestive pagine sulla sua vita eccezionale e della sua morte altrettanto straordinaria.</strong> In questo romanzo, la narrazione scavalca un secolo e si trasforma in un gioco di specchi e simmetrie, di corrispondenze al di là dei confini angusti delle vite dei protagonisti.</p>
<p>*</p>
<p>Il racconto storico si intreccia con la finzione narrativa perché Frida scoprendo la storia di Cherry inizia a scoprire se stessa e a esplorare il disagio psichico, quel disturbo popolare di cui soffre. Mettendo così a contatto e a confronto il suo malessere con quello di Cherry-Garrard, dando vita a una sorta di testimonianza, e di cammino di guarigione attraverso l’empatia e la solidarietà nei confronti di quell’uomo vissuto un secolo prima. Si crea così un legame straordinario attraverso la conoscenza di un doloroso cammino esistenziale, specchiandosi in lui e, a sua volta, introiettando il personaggio dentro di sé, così trovando la propria salvezza e liberazione. Il percorso è anzitutto attraverso una sofferenza fisica, prima ancora che psichica, ma la salvezza nasce da legami indissolubili come l’autentica amicizia, fatta di condivisione del dolore: <strong>“</strong><strong>Quella sofferenza terribile era stata resa sacra dal fatto di averla condivisa con loro: perché era stato solo grazie a quei due uomini, per lui presto divenuti dei fratelli nell’angusto e gelido spazio di una piccola tenda antartica, che non si era arreso, che non si era lasciato cadere nella neve per attendere la morte”.</strong></p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-77920 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/07/libro2-22-188x300.jpg" alt="" width="355" height="566" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/libro2-22-188x300.jpg 188w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/libro2-22.jpg 314w" sizes="(max-width: 355px) 100vw, 355px" />Cherry non è un eroe, ma una persona consapevole delle proprie fragilità: “Era rimasto un giovanotto apparentemente insignificante, e per di più goffo e imbranato in ogni circostanza ‘ufficiale’: in società era timido e impacciato, per non parlare dello scarso ascendente da lui esercitato sulle donne”. <strong>Un giovane che era riuscito a prendere parte a una spedizione, nonostante le sue debolezze. “Era diventato amico di Edward ‘Bill’ Wilson, e grazie a quest’amicizia era piombato nella vita di Cherry il Capitano Robert Falcon Scott, e con lui la Spedizione Antartica Britannica”. </strong>A lui era andato il privilegio, o la disgrazia, di prendere parte ad un’audace, eroica impresa. Ma c’era un rovescio nella medaglia. “Tutto era cambiato, dal nulla era giunto uno scopo, e un nobile obiettivo aveva occupato la mente di Cherry: un’avventura indicibile, apparentemente terrificante, nelle terre più inospitali del pianeta, quel continente antartico che a pochissime persone era concesso di vedere con i propri occhi. <strong>Cherry aveva puntato i piedi, aveva agito, aveva lottato, e infine, contro ogni probabilità, era riuscito ad essere accettato come membro di quella che sua madre definiva, sprezzante: ‘la nave dei folli’. Nello spazio di meno di tre anni, era felice come mai avrebbe pensato di poter essere.</strong> Finalmente era stato utile, e benvoluto; stava partecipando a qualcosa di grande, unito in una profonda comunione d’intenti”.</p>
<p>*</p>
<p>Non è forse per questa sintonia, per questi attimi di assoluta perfezione che una vita è degna di essere vissuta? Ma Cherry era sopravvissuto. Oppure aveva semplicemente fallito. Com’è possibile sopravvivere alla scottante consapevolezza della propria incapacità? “Loro non avevano mai fatto ritorno dall’ultimo tratto del viaggio che, insieme al Capitano Scott (‘il Proprietario,’ come tutti lo chiamavano), a Lawrence ‘Titus’ Oates e al marinaio Edgar ‘Taff’ Evans, li aveva portati fino al Polo. Il loro ambitissimo traguardo era stato raggiunto dopo mesi di marcia, a costo di atroci fatiche e sofferenze, soltanto per scoprire che il rivale norvegese Amundsen li aveva battuti sul tempo di appena pochi giorni. <strong>Il massacrante viaggio di ritorno non li aveva risparmiati, e mentre i suoi amici arrancavano verso la base senza nessuna possibilità di sopravvivenza, Cherry era divenuto infine inutile e impotente, soltanto un elemento di poco peso all’interno dell’equazione – l’ingranaggio difettoso del meccanismo: benché inviato con una slitta trainata da cani a cercare di incrociare il gruppo di compagni sulla via del ritorno nella speranza di assisterli, aveva fallito.</strong> La sua inesperienza come navigatore, la sua invalidante miopia e gli ordini confusi lasciati dal Capitano Scott avevano fatto sì che, dopo qualche giorno di attesa, lui si arrendesse”.</p>
<p>*</p>
<p>Inoltre, la sorte ha voluto che lui toccasse con mano l’evidenza della tragedia. Era stato, infatti, lo stesso Cherry a ritrovare i resti del suo capitano, dei membri, dei compagni della sua spedizione. <strong>“La primavera successiva, lui stesso aveva rinvenuto la ‘tenda della morte’, dove si era trovato davanti i corpi congelati del Proprietario e dei suoi due grandi amici Bill e Birdie. Giacevano in mezzo al nulla, ad appena dodici miglia e mezzo dal punto in cui, mesi prima, lui, Cherry, aveva fatto voltare la slitta per fare ritorno alla base. Condannando i suoi compagni di un tempo a una morte impietosa, e riservando a se stesso una punizione forse ancor peggiore – la solitudine e l’eterno, costante senso di colpa: la consapevolezza di aver scritto l’atto finale nella vita che i suoi amici si erano lasciati alle spalle”.</strong> La forza di una tragedia è ritratta nella consapevolezza della perfetta, felice sintonia, in cui si trovavano poco prima del momento più terribile. “Ma i giorni dell’inverno polare del 1911 costituivano forse per Cherry i ricordi più preziosi dell’avventura antartica, tanto che erano rimasti intoccati perfino dalla tragedia che era seguita. Ripensava spesso al giorno del Solstizio d’Inverno, quando, laggiù nell’hut, avevano goduto tutti insieme di una splendida cena di più portate (con tanto di menu disegnati e dipinti uno ad uno su cartoncini a forma di pinguino), scherzando e chiacchierando fino a notte fonda; o a quando Birdie aveva trascorso ore a fabbricare un perfetto albero di Natale artigianale, dal quale penzolavano regalini per tutti quanti e perfino decorazioni impeccabili, che gli erano addirittura valse i complimenti di Scott. Oppure, ancora, quando, allo scambio dei regali, Titus aveva sorriso come un bambino nel ricevere una pistola giocattolo, ed era corso in lungo e in largo per tutta la casupola, pregando i suoi compagni di accontentarlo e cadere a terra, come fatalmente colpiti, ogni volta che lui ‘sparava’, facendo affiorare alle labbra un forte bang ad effetto”.</p>
<p>*</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-77921 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/07/libro3-7-300x240.jpg" alt="" width="538" height="430" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/libro3-7-300x240.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/libro3-7-768x614.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/07/libro3-7.jpg 1000w" sizes="(max-width: 538px) 100vw, 538px" />Sopravvivere significa anche lottare con i denti per rimanere in vita. “Cherry era arrivato a un livello di patimento fisico tale da essere disposto ad accettare di buon grado la morte a patto di poter cessare di soffrire, era altrettanto vero che fino all’ultimo lui e i suoi compagni avevano combattuto per rimanere in vita. <strong>Perfino quando, nel momento peggiore, la loro tenda (unico riparo dal gelo dell’inverno polare) era volata via a causa del forte vento, e loro si erano visti perduti e condannati a morte sicura, avevano rifiutato di darsi per vinti: nonostante la disperazione e la terrificante prostrazione fisica, si erano messi in cerca di quel quadrato di tela perduto, vagando a tentoni nel buio nero come pece e nel gelo atroce; e incredibilmente, contro ogni logica o previsione, l’avevano ritrovato, molto più vicino di quel che pensassero.</strong> Ma questo miracolo non avrebbe mai avuto luogo, se loro non avessero avuto la forza e la costanza di persistere – di rinunciare ad arrendersi, come chiunque altro sarebbe stato ben felice di fare”.</p>
<p>*</p>
<p>Nel libro della Froelich si esplorano i sentieri del resoconto dell’avventura di Apsley Cherry-Garrard, il libro <em>Il peggior viaggio del mondo</em>, pagine che aiutano Frida ad esplorare e attraversare il suo modernissimo disagio psichico, in un’autentica passione per una persona che ha incontrato in vita, pur non conoscendola mai, ma trovando in quella persona una sorta di alter ego, un amico e un maestro di vita. Non è il coraggio, ma la paura essenziale per compiere grandi imprese. Come è scritto nel <em>Peggior viaggio del mondo</em>: <strong>“L’esplorazione è l’espressione fisica della Passione Intellettuale. E vi dico, se avete desiderio di conoscenza e il potere di dargli espressione fisica, andate là fuori ed esplorate. Se siete uomini coraggiosi non farete nulla; se siete paurosi, potreste fare molto, poiché soltanto i codardi hanno bisogno di dimostrare il loro coraggio. Alcuni vi diranno che siete pazzi, e quasi tutti si chiederanno, ‘a che serve?’.</strong> Perché la nostra è una nazione di bottegai, e nessun bottegaio prenderà mai in considerazione una ricerca che non gli permetta un riscontro finanziario entro lo spazio di un anno. E così trainerete la vostra slitta quasi da soli, ma coloro con cui la trainerete non saranno bottegai; e questo vale già molto. Se compite i vostri Viaggi d’Inverno otterrete la vostra ricompensa, a patto che ciò che desiderate sia soltanto un uovo di pinguino”.</p>
<p>*</p>
<p>Il dolore più forte resta l’unica strada per la conoscenza, sfiorare e avvicinarsi all’anima di chi ha sofferto davvero è possibile solo per chi ha esplorato una altrettanto vasta sofferenza. Come recitano i versi immortali di Emily Dickinson, in un’epigrafe nel libro: “A un cuore in pezzi/ Nessuno s’avvicini/ Senza l’alto privilegio/ Di aver sofferto altrettanto”.</p>
<p><strong><em>Linda Terziroli</em></strong></p>
<p><em>*In copertina: la piramide di ghiaccio che ha conservato i corpi di Robert Falcon Scott, Edward Adrian Wilson e Henry Robertson Bowers </em></p>
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		<title>Nel lato oscuro di Peter Pan. I manoscritti di J. M. Barrie e una lettera da Antartide</title>
		<link>https://www.pangea.news/peter-pan-manoscritti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 05:29:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel nome è tutto. Peter è Pietro, la pietra su cui fondare un regno di sogni, l’uomo che possiede le chiavi della terra di nessuno, della contea del mai, Never Land. Pan è il figlio di Ermes, il demonio dei boschi, l’etica della foga. Peter Pan è il bimbo eterno che non ha ombra – [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nel nome è tutto. <em>Peter </em>è Pietro, la pietra su cui fondare un regno di sogni, l’uomo che possiede le chiavi della terra di nessuno, della contea del mai, Never Land.</strong> <em>Pan </em>è il figlio di Ermes, il demonio dei boschi, l’etica della foga. Peter Pan è il bimbo eterno che non ha ombra – è pura luce o puro inganno – e come le divinità non puoi sfiorarlo, “Nessuno mai deve toccarmi”, dice, in una delle sue prime battute, il bimbo eterno, a Wendy. Peter Pan non immagina, vive nel proprio immaginario fino alla lacerazione di ogni cronologia: <strong>Peter Pan non ricorda, dimentica, brucia (“Buffo che tu abbia dimenticato i ragazzi perduti. E perfino Capitan Uncino”, lo rimprovera con delizia Wendy).</strong> Nel suo perpetuo presente, bianco, la ripetizione è una novità e niente è innocuo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-72122 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/12/02-manuscript-of-peter-pan-W50-300x174.jpg" alt="" width="402" height="233" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/02-manuscript-of-peter-pan-W50-300x174.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/02-manuscript-of-peter-pan-W50-1024x596.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/02-manuscript-of-peter-pan-W50-768x447.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/02-manuscript-of-peter-pan-W50-1320x768.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/02-manuscript-of-peter-pan-W50.jpg 1410w" sizes="(max-width: 402px) 100vw, 402px" />L’anniversario non è rotondo – 115 anni dalla prima rappresentazione di <em>Peter Pan: the Boy Who Wouldn’t Grow Up</em>, era il 27 dicembre –</strong> però ogni pretesto è valido per omaggiare la creatura di J.M. Barrie, capace, con potenza mitica rarissima – ne ricordo altri due, bambini uguali&amp;diversi, in quel giro di anni: l’Alice del reverendissimo Carroll e il Mowgli dell’inquieto Kipling – di sfuggire dal proprio creatore per diventare noto a tutti, spaziando nel tutto (<em>pan</em>, appunto). Per la cura di Jessica Nelson, infatti, in formato elegantissimo – direi, ‘natalizio’ – SP Books (sottopancia: <em>publisher of manuscrits</em>) pubblica il manoscritto – appunto – di <a href="https://www.spbooks.com/en/96-peter-pan-9791095457695.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Peter Pan &amp; Wendy</em>,</strong></a> la versione romanzata, del 1911, dell’originario testo teatrale.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La scansione esatta è questa. Nel 1885 Barrie, scozzese, sbarca a Londra. È un poverello, si paga il primo romanzo (<em>Better Dead</em>, 1887), fa amicizia con George Meredith, che lo foraggia, e con Robert Louis Stevenson, che lo incoraggia dalle Samoa.<strong> Il matrimonio con Mary Ansell, attrice che gode nel cornificarlo, è un netto disastro: ma è proprio al culmine del precipizio che Barrie, portando a passeggio il cane a Kensington Park – la storia è volgarizzata in <em>Neverland</em>, 2004, con Johnny Depp </strong>nel ruolo di JM e Kate Winslet in quello della fascinosa Sylvia Llewelyn Davies – incontra i Davies. Per loro, rivivendo la propria infanzia, Barrie inventa Peter Pan, che prima appare in <em>The Little White Bird </em>(1902), poi esplode nel testo teatrale del 1904, segue una avventura preliminare nel 1906 (<em>Peter Pan in Kensington Gardens</em>), infine evolve in romanzo nel 1911. Nel tempo perso, Barrie gioca a cricket e fonda una squadra dilettantistica, gli “Allahakbarries”, nelle cui fila hanno militato, in quella Never Land della letteratura, H.G. Wells, Kipling, Conan Doyle, Jerome K. Jerome, Chesterton, P.G. Wodehouse, mica male.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il bello del manoscritto pubblicato è che possiamo osservare i patimenti e i pentimenti operati da Barrie. In questo modo è ancora più evidente ciò che è chiaro da mo’, cioè che Peter Pan non è il bambino felice che piroetta nel cielo disneyano. Peter è un dio selvaggio, un dio pericoloso. “Il manoscritto dimostra che nell’edizione del 1911 Barrie attenua alcuni caratteri scontrosi di Peter Pan. Ad esempio, cancella la descrizione dell’eroe come di ‘un ragazzo elfo’ che parla ‘con aria di sfida… più sprezzante che mai’”, ha detto la curatrice del fatal tomo <a href="https://www.theguardian.com/books/2019/dec/15/peter-pans-dark-side-emerges-with-release-of-original-manuscript" target="_blank" rel="noopener noreferrer">al <em>Guardian</em></a>. <strong>“Dai testi manoscritti appare una creatura più oscura, disumana, direi più cattiva… Barrie non aveva paura di frequentare i luoghi oscuri dell’uomo: nel suo libro ci dice che i bambini possono essere feroci”. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Sembra qui – nella <em>ferocia</em> – il punto di giunzione tra Peter Pan e i bambini perduti nella selvaggia Never Land di William Golding, descritti ne <em>Il Signore delle Mosche</em>. I bambini, privi di legacci sociali e di legami parentali, naufraghi su un’isola, costruiscono un mondo orientato alla ferocia, desunto dalla sopraffazione (“Ai maiali si taglia la gola per farne uscire il sangue, disse Jack. Sapevano benissimo perché non avevano colpito la bestia: per quell’enormità del coltello che scendeva a immergersi nella carne viva, per quella cosa insopportabile, quel sangue… Sfoderò il coltello d’un colpo e lo conficcò in un tronco d’albero. Un’altra volta, niente pietà”). <strong>Golding ribalta la concezione di Robinson Crusoe – l’uomo non è connaturato al buon senso, tenta di ornare il caos di vizi – e riempie la sua isola di famelici Peter Pan. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-72123 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/12/w50-peter-pan-close-up-drawings-jm-barrie-300x181.jpg" alt="" width="414" height="250" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/w50-peter-pan-close-up-drawings-jm-barrie-300x181.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/w50-peter-pan-close-up-drawings-jm-barrie-1024x619.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/w50-peter-pan-close-up-drawings-jm-barrie-768x465.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/w50-peter-pan-close-up-drawings-jm-barrie-1320x799.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/w50-peter-pan-close-up-drawings-jm-barrie.jpg 1410w" sizes="(max-width: 414px) 100vw, 414px" />Nel testo teatrale del 1904, in effetti – cito dall’edizione Feltrinelli 1992, con bella introduzione di Francesco M. Cataluccio –, i rapporti, pur velati dal magico, sono cruenti. Peter Pan scappa di casa “perché ho sentito papà e mamma parlare di quello che sarei dovuto diventare quando fossi stato uomo”; d’altronde, la madre non lo ha voluto indietro (“mia madre mi aveva completamente dimenticato”), e i “ragazzi perduti… sono i bambini che cadono dalla carrozzina mentre la governante sta guardando da un’altra parte” e che “nessuno più reclama”.<strong> Il mondo degli uomini è retto e corrotto dal denaro (“Tutto quello che ricordo di mia madre è che diceva spesso a papà: ‘Oh, come vorrei avere un libretto degli assegni tutto mio’”)</strong>, quello di Peter dalla ferocia di dimenticare tutto, di slegarsi da tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.indiana.edu/~liblilly/digital/collections/items/show/88" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>La ‘Lilly Library Digital Collections’</strong> </a>della Indiana University custodisce “il manoscritto originale autografo di Peter Pan” che comprende “correzioni, variazioni e le illustrazioni di Barrie”. Il testo è digitalizzato quindi potete togliervi lo sfizio di sfogliarlo: la scrittura di Barrie è microscopica, come una civiltà di insetti. Le indicazioni cartografiche per l’Isola Che Non C’è sono tutte lì.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Diogene Laerzio, alla compagnia degli efesini, che gli chiedono di redigere per loro la costituzione, Eraclito preferisce quella dei bambini, giocando con loro a dadi, all’ombra del tempio di Artemide. I bambini, nel racconto morale, sono fuori legge, sotto egida del caos (i dadi), per questo prossimi al sacro. Per questo Gesù vuole i bambini a sé (“chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli”, <em>Mt</em> 18, 4), perché vivono l’insolito, oltre il fango della legge: a patto che non si confonda il bambino con il pio inetto (“divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino”, <em>1 Cor </em>13, 11).</p>
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<p style="text-align: justify;">La biografia di Barrie ghiaccia. Ultimo di dieci figli, si fa obbligo di consolare la madre dopo la morte del prediletto, David. A volte lo imita – morì, quattordicenne, pattinando sul ghiaccio – indossando i suoi vestiti, per estorcere un sorriso alla madre in verticale depressione. Segue il matrimonio bianco, presto defunto e il rapporto, ai limiti dello stralunato, con i figli di Sylvia e Arthur Davies, che di fatto saranno suoi dopo la morte dei genitori – nel 1907 il padre e tre anni dopo la madre. La sfortuna mina la vita dei Davies, che hanno ispirato Peter Pan. <strong>“George, ammazzato, nel 1915, sul fronte francese; Michael, scopertosi omosessuale, si uccide gettandosi in un lago ghiacciato, nel 1921, con l’amico del cuore; Peter, che aveva fatto l’editore e pubblicato alcuni libri su Barrie, si buttò, nel 1960, sotto il treno della metropolitana, nella stazione di Sloane Square, pochi mesi dopo la morte del fratello Jack”</strong> (Cataluccio). Barrie morì in giugno, nel 1937. In tasca, custodiva un cimelio: la lettera che Robert Falcon Scott gli aveva scritto poco prima di morire, tra i ghiacci, nel 1912. Erano amici, Barrie aveva da poco pubblicato il romanzo di Peter Pan, Scott gli affidava la cura del figlio, di cui JM era padrino, che si chiamava Peter, pure lui. Antartide, forse, agli occhi di entrambi, era una specie di Never Land. (d.b.)</p>
<p><em>*In copertina: Maude Adams, il primo Peter Pan a teatro, nel dicembre del 1904</em></p>
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